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venerdì 24 luglio 2015

LA STELLA MARINA



L’aumento di temperatura del mare migliora sostanzialmente il tasso di sopravvivenza di una stella marina ‘mangiatrice di coralli’, la stella corona di spine (Acanthaster planci) dotata di grandi aculei veleniferi e responsabile di invasioni molto distruttive ai danni delle barriere coralline. La scoperta, di scienziati dell’Australian Institute of Marine Science, aggrava i timori sul futuro della Grande barriera corallina, patrimonio dell’umanita’ nella lista Unesco, la piu’ grande del mondo, che si estende per 2600 km al largo della costa nordest dell’Australia. La copertura corallina sulla barriera si e’ ridotta di circa la meta’ dal 1985, e circa il 42% della perdita e’ attribuita a ripetute epidemie della stella marina. Nella ricerca pubblicata sulla rivista Scientific Reports, gli scienziati hanno studiato l’impatto delle temperature crescenti sulle larve della stella, usando un simulatore che permette di manipolare fattori ambientali per condurre esperimenti di lungo termine sull’impatto di complessi mutamenti ambientali. E hanno concluso che un aumento temperature di due gradi migliorerebbe del 240%il tasso di sopravvivenza della stella. E il tempo di sviluppo, delle larve fino al cosiddetto livello di insediamento, si riduce del 30%. “Abbiamo concluso che le piu’ alte temperature del mare aumentano la sopravvivenza della stella corona di spine, insieme ad altre pressioni cumulative sulla barriera come l’inquinamento”, scrive il responsabile autore del rapporto, Sven Uthicke..



Le stelle marine sono presenti in tutti i mari del mondo e in quelli tropicali si trovano le più appariscenti.
Le stelle marine sono una forma di invertebrato molto comune; ne esistono più di 200 specie, chiamate più esattamente asteroidi.

La maggior parte delle stelle marine hanno un corpo tondo che si prolunga in 5 braccia identiche, ma alcune possiedono più di 40 braccia, mentre altre hanno braccia così piccole da sembrare cuscinetti. Grazie a queste sue braccia la stella marina si può spostare lentamente lungo il fondale marino, sabbioso o roccioso. La bocca non la si può vedere perchè si trova rivolta verso il fondale, al centro del corpo.

Le stelle marine hanno un diametro che va da 2 centimetri a 1 metro. Hanno una particolare capacità di rigenerare parti del suo corpo.

Se viene ridotta in pezzi, da ognuno di questi nascerà una nuova stella marina, se invece perde un braccio lo rigenererà in breve tempo uguale a quello perduto. I colori di una stella di mare sono molto sgargianti e variano dal giallo, al verde, al rosa, al rosso e può essere sia omogenea che screziata.

La stella marina passa la maggior parte della sua giornata in cerca di cibo. Possono ingoiare piccole prede intere ma alcune possono rovesciare lo stomaco all'esterno della bocca, farvi aderire animali anche grandicelli e digerirli esternamente. Le sue prede preferite sono piccoli crostacei e molluschi, tra cui ricci e cozze. Con le sue forti zampe, la stella marina, riesce ad aprire il guscio anche delle conchiglie più resistenti e a cibarsene. Non hanno nemici fra i predatori ma sono vittime dei parassiti. Nonostante la sua bellezza, la stella marina viene definita come uno degli abitanti più voraci dei fondali marini. Sono diffuse in tutti i mari della terra e a tutte le profondità. Alcune specie di stelle marine possono anche essere luminescenti.



Nella simbologia cristiana la stella rappresenta la Vergine Maria (Stella Maris che significa Stella del mare) che con amore caiutava i naviganti a viaggiare sicuri sulle acque agitate così come era anche un simbolo di salvezza nei momenti difficili. La stella e la stella marina vengono viste come simboli celesti e, come tali, rappresentano l'infinito amore divino. Oltre all'amore, la stella possiede anche caratteristiche quali l'orientamento, la vigilanza, l'ispirazione, la brillantezza e l'intuizione.

Un uomo d’affari in vacanza stava camminando lungo una spiaggia quando vide un ragazzino.
Lungo la riva c’erano molte stelle di mare che erano state portate lì dalle onde e sarebbero certamente morte prima del ritorno dell’alta marea. Il ragazzo camminava lentamente lungo la spiaggia e ogni tanto si abbassava per prendere e rigettare nell’oceano una stella marina. L’uomo d’affari, sperando d’impartire al ragazzo una lezione di buon senso, si avvicinò a lui e disse, “Ho osservato ciò che fai, figliolo. Tu hai un buon cuore, e so che hai buone intenzioni, ma ti rendi conto di quante spiagge ci sono qui intorno e di quante stelle di mare muoiono su ogni riva ogni giorno? Certamente, un ragazzo tanto laborioso e generoso come te potrebbe trovare qualcosa di meglio da fare con il suo tempo. Pensi veramente che ciò che stai facendo riuscirà a fare la differenza?”
Il ragazzo alzò gli occhi verso quell’uomo, e poi li posò su una stella di mare che si trovava ai suoi piedi.
Raccolse la stella marina, e mentre la rigettava gentilmente nell’oceano, disse: “Fa la differenza per questa.”


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lunedì 30 marzo 2015

LA MORETTA CODONA

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La moretta codona (Clangula hyemalis, Linnaeus 1758) è un'anatra marina di medie dimensioni. È l'unico membro vivente del suo genere, Clangula. Sono stati ritrovati fossili di un congenere non ancora descritto provenienti dalla formazione di Sajóvölgyi del Miocene medio (Badeniano superiore, 13-12 milioni di anni fa) di Mátraszõlõs, Ungheria.

Gli adulti presentano le regioni inferiori bianche. Il maschio ha una lunga coda appuntita ed un becco scuro più chiaro nei pressi dell'estremità. In inverno, il maschio presenta una macchia scura sulle guance che risalta sullo sfondo della testa e del collo, principalmente bianchi, un petto scuro e la maggior parte del corpo bianca. In estate, il maschio ha la testa, il collo e il dorso scuri con una macchia bianca sulle guance. La femmina ha un dorso bruno ed una coda appuntita relativamente corta. In inverno, la testa e il collo della femmina sono bianchi con la sommità del capo scura. In estate, la testa è scura.

I maschi sono molto rumorosi ed eseguono un richiamo sonoro fatto di gorgheggi che risuona come un Ow, ow, owal-ow.

L'anatra dalla coda lunga è una delle specie protette dall'Agreement on the Conservation of African-Eurasian Migratory Waterbirds (AEWA).

La specie è distribuita nella regione dell’Artide circumpolare, e cioè nelle terre più estreme di Russia, Alaska, Canada settentrionale, Groenlandia, Islanda e penisola scandinava. I freddi oceani del nord e i vasti laghi nella regione settentrionale dell’oceano Atlantico costituiscono il suo habitat tipico di nidificazione. Frequenta prevalentemente le acque al largo dei bacini acquatici: come tutte le anatre tuffatrici, si immerge regolarmente fino a 50-60 metri di profondità, quando è alla ricerca di cibo. In acque marine caccia prevalentemente molluschi e crostacei; una volta terminata l’estate, tuttavia, può orientarsi verso saline, zone d’acqua dolce o salmastra, ricche di insetti, piccoli invertebrati acquatici e piccole porzioni di piante acquatiche. Semi e frutti sono il cibo prediletto nelle formazioni della tundra. Non è particolarmente abile in volo, che è caratterizzato da rigidi e frequenti battiti di ali, spesso con inclinazioni dall’uno o dall’altro lato.
Le coppie si formano in inverno, oppure durante la stagione migratoria. Il nido è collocato all’asciutto sul terreno, ben nascosto nel sottobosco oppure tra le rocce, comunque nelle vicinanze di un corso d’acqua. È costituito da una piccola zona concava ed è contornato di materiale vegetale e grandi quantità di piume e lanugine che la femmina vi aggiunge dopo avere deposto circa 5 o 6 uova. Trascorso poco tempo dalla schiusa, che avviene dopo un mese, i pulcini lasciano il nido, in quanto già capaci di nuotare e immergersi, nonostante la madre provveda ancora per diverso tempo al loro nutrimento. Il primo involo avviene a circa una settimana dalla schiusa.
Al di fuori della stagione riproduttiva, gli individui sono gregari e ricercano la compagnia dei propri simili, con i quali sorvolano le acque costiere marine e, talvolta, il mare aperto. In inverno, è possibile osservarne a centinaia, raggruppati in grandi stormi, appollaiati vicino alle coste oppure al largo. In Italia, dove la specie è migratrice e svernante regolare, la Moretta codona frequenta acque marine di media profondità (10-35 metri), estuari e zone circostanti di acqua dolce o salmastra, a volte grandi laghi interni tra cui i laghi prealpini, nei quali gli individui svernano in piccoli numeri. Durante i transiti passeggeri, la presenza è consistente nell’Alto Adriatico e sugli stessi laghi prealpini, leggermente più scarsa e irregolare in Toscana e in Emilia-Romagna. La più importante area di svernamento a livello continentale è il mar Baltico.


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