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martedì 24 marzo 2015

IL PITOSFORO




Il genere Pitosforo appartiene alla famiglia delle Pittosporaceae. Questo genere è composto da circa 200 specie, per lo più originarie della Nuova Zelanda, dell’Australia. Alcune molto diffuse nel nostro paese (come il tenuifolium o il tobira) sono invece endemiche della Cina e del Giappone.
In natura, soprattutto nei luoghi di origine, hanno portamento arboreo e possono raggiungere anche i 20 metri di altezza. Coltivati dall’uomo, invece, raramente superano i 10 metri, anche nelle regioni caratterizzate da inverni piuttosto miti.
Ad ogni modo hanno trovato una grande diffusione nei giardini poiché risultano molto adatti alla creazione di siepi e barriere. Vivono anche molto bene in contenitore e quindi possono essere utilizzati per delimitare degli spazi aperti, risultando di facile manutenzione (vista anche la crescita piuttosto lenta, la grande longevità e l’estrema semplicità delle potature). Proprio per questi scopi sono state selezionate varietà nane o caratterizzate da fogliame variegato e con colorazioni particolari.
Se aggiungiamo la loro grande resistenza alle condizioni diffuse lungo i litorali (terreni e aria salmastra) e la buona rusticità delle varietà più diffuse, non possiamo che annoverarli tra i migliori arbusti fioriti in assoluto.

Il Pittosporo (o pitosforo, Pittosporum spp.), genere delle Pittosporaceae, originario di Africa, Asia, Australia e Isole del Pacifico, comprende piante a portamento arboreo o arbustivo, che possono raggiungere diversi metri d'altezza. Quest'albero produce delle piccole bacche verdi non commestibili. In Italia è coltivato per ornamento e per costruire siepi lungo i litorali marini, nel Mezzogiorno, in Sardegna e in Sicilia.

Come pianta ornamentale nei giardini, parchi e viali, specialmente delle zone rivierasche, per siepi, o macchie arbustive, nei climi con inverni rigidi e prolungati, si può coltivare in vaso sui terrazzi.

Desiderano esposizione in pieno sole, terriccio di medio impasto tendente al compatto e dotato di buone riserve idriche nella stagione estiva.

Per mantenere una forma compatta e decorativa della chioma, la pianta deve essere periodicamente sottoposta a interventi di potatura.
La moltiplicazione avviene con la semina o nelle varietà a fogliame variegato, per mezzo di talea.

In Italia se ne usano solo un paio di specie, e sicuramente la più comune è Pittosporum tobira, originaria del Giappone e della Cina. Si tratta di un grande arbusto, a crescita abbastanza lenta, sempreverde, con foglie spatolate, spesso riunite in mazzetti, soprattutto all’apice dei rami; hanno colore verde scuro, lucido e sono caratterizzate da una vistosa venatura chiara, che attraversa la foglia al centro. In primavera i pitosfori producono piccoli fiori carnosi, di colore bianco, che divengono crema con il passare dei giorni; sono molto profumati e sbocciano riuniti in racemi o pannocchie; l’arbusto con il tempo tende ad assumere un portamento tondeggiante, ma viene spesso potato per assumere le forme più varie; i pitosfori vengono molto utilizzati per comporre delle siepi compatte e dense. Dopo la fioritura i pitosfori producono delle bacche semi legnose, al cui interno sono presenti i semi fertili, ricoperto da una polpa resinosa; il nome delle piante deriva proprio da questa caratteristica, infatti Pittosporum in greco significa semi resinosi.

In Italia, la specie di pitosforo più diffusa è Pittosporum tobira; esistono però alcune varietà cultivar e ibridi di questo pitosforo, tra cui quella che si sta diffondendo di più è una varietà a foglie variegate, di colore quasi argentato, o comunque grigio verde, con i margini delle foglie bianchi o gialli.
L’unica altra specie di pitosforo che viene talvolta coltivata in giardino in Italia è Pittosporum tenuifolium, si tratta di una specie originaria della Nuova Zelanda, caratterizzata da fogliame delicato e pendulo, e da rami sottili, molto ramificati, di colore scuro, quasi nero. Questo pitosforo è un poco più esigente rispetto al pitosforo tobira, pur essendo quasi altrettanto rustica; si pone a dimora preferibilmente a mezz’ombra, in quanto non ama molto la siccità e il caldo estivo. Sicuramente è un arbusto molto elegante, a sviluppo lento, e quindi non necessita di potature; può temere il freddo, soprattutto in quelle zone i cui gli inverni sono caratterizzati da gelate molto intense e prolungate. In vivaio si possono facilmente reperire alcune varietà di pitosforo tenuifolium, con fogliame variegato, o addirittura con foglie color porpora.

Le caratteristiche principali del pitosforo vengono spesso sfruttate per produrre siepi; una siepe di pitosforo ha la caratteristica fondamentale di essere sempreverde, lucida e impenetrabile, in quanto questi arbusti producono una vegetazione molto fitta. La fioritura primaverile, con un profumo decisamente molto intenso, aiuta ulteriormente, in quanto non è sempre facile trovare un arbusto da siepe con una fioritura vistosa.
Sono piante che necessitano di poche cure, una volta stabilizzatesi in un posto, e la specie offre molte varianti; per questo motivo sempre più spesso si vedono nei giardini dei finti bordi misti, che in realtà sono siepi costituite interamente da pitosfori, ma di varietà e specie diverse; l’effetto è decisamente gradevole, in quanto i colori sono tra i più vari, e la consistenza e la tessitura del fogliame offre molte varianti, soprattutto se si pongono a dimora le due differenti specie di pitosforo, in diverse varietà. La mescolanza di Pittosporum tobira, con le sue grandi foglie verde scuro, e di Pittosporum tenuifolium a foglia variegata, con fogliame delicato e colori tenui, sicuramente da un risultato scenografico eccellente.


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venerdì 13 marzo 2015

IL CODIROSSO

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Il codirosso (Phoenicurus phoenicurus (Linnaeus, 1758)) è un piccolo uccello passeriforme in passato classificato nella famiglia dei Turdidi, attualmente attribuito alla famiglia Muscicapidae.

La lunghezza del corpo è di 14 cm ed ha un'apertura alare tra i 20 cm e i 24 cm.
Il maschio in primavera presenta il dorso di colore grigio ardesia con parti inferiori e groppone arancio-rossicci e la testa nera con fronte bianca. Le zampe sono nere. In autunno e inverno i colori si smorzano e si nota un collarino bianco sotto la gola grigia. La femmina ha dorso marrone con petto fulvo. Il groppone è rossiccio come nel maschio.

Il codirosso si nutre in aperta campagna e nel sottobosco. Il suo regime alimentare è composto soprattutto da invertebrati che vivono nel suolo (insetti, coleotteri, lumache, vermi e ragni). Durante l'autunno fino alla primavera consuma anche molte bacche e frutti di piccole dimensioni. La sua tecnica per procacciare il cibo è ben adattata alla vegetazione densa e agli spazi aperti che si trovano sia nel sottobosco sia nei giardini. Accovacciato su un ramo basso osserva l'ambiente vicino e quando individua una preda vola giù e l'afferra per poi accovacciarsi di nuovo.

È un animale monogamo. Il nido è costruito nella cavità degli alberi, e la costruzione a forma di anfora è eseguita esclusivamente dalla femmina. La femmina depone cinque o sei uova blu durante maggio, e una seconda cova è rara. La cova dura due settimane, per altre due settimane sia il maschio sia la femmina nutrono i piccoli.

Il richiamo è un tic persistente e spesso ripetuto, essendo un animale territoriale spesso il maschio si pone sempre nello stesso posto. Il canto è invece breve e melodioso ed inizia con un rullante sree sree.

È un visitatore estivo dell'Europa, è un uccello migratore che sverna nei paesi tropicali del Mar Rosso fino ai laghi africani. Durante l'estate vive in tutta l'Europa fino in Siberia, ma anche in Nord Africa; è più raro sulle isole.

Il maschio arriva per primo nei primi di aprile, spesso alcuni giorni prima della femmina. È un uccello tipico dei boschi e dei parchi pubblici, specialmente dove esistono piante con molte cavità.


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LA QUERCIA ROSSA

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La quercia rossa (Quercus rubra L., 1753) è un albero della famiglia Fagacee, originario della regione floristica nordamericana atlantica, cioè degli stati orientali degli U.S.A. e del Canada intorno ai Grandi Laghi. Coltivata ad uso selvicolturale per la sua rapida crescita e a scopo ornamentale per il bell'aspetto del fogliame, rosso in autunno, è divenuta talora invadente nei boschi di farnia (Quercus robur) dell'Europa centro-settentrionale e dell'Italia settentrionale, specie in Lombardia, Piemonte e Veneto, dove ne è vietata la piantumazione e la coltivazione per tutelare la biodiversità locale.

Alto fino a 25-30 metri, con tronco diritto quasi colonnare nei giovani esemplari per poi diventare globoso e chioma ampia e cima arrotondata. Il portamento può comunque differenziarsi in base all'altitudine, essendo questa una specie caratterizzata da un certo polimorfismo: la chioma, infatti, può assumere una forma più espansa alle quote alpine più basse, mentre tende a divenire più stretta a quote maggiori (per contenere i danni provocati dalla neve).

La corteccia è sottile, grigia e liscia, con l'età diviene solcata e reticolata.

Le foglie sono caduche, semplici, alterne obovate, lunghe circa 10-30 centimetri e larghe 10-20 centimetri, con lobi profondi al massimo fino a metà del lembo. I lobi sono profondi al dentato-mucronati. Sono galbre, lucide, di colore verde intenso prima, mentre in autunno assumono un colore rosso intenso nelle piante giovani fino a divenire giallo-bruno in quelle adulte e vecchie. Danno il nome alla pianta.

Infiorescenze unisessuali (pianta monoica), i maschili sono raccolti in lunghi amenti penduli, poco vistosi e verdognoli. I fiori femminili, anch'essi poco evidenti, sono situati all'attaccatura (o ascella) delle foglie. Fioritura all'inizio di maggio.

Ghiande ovali lunghe 2–3 cm, con cupola piatta o poco avvolgente, portate da corti peduncoli, maturano in due anni.

Sulle Montagne rocciose è specie tipica dell'orizzonte montano medio e superiore e di quello subalpino inferiore, trovando condizioni climatiche tra i 450 ed i 1200 m di altitudine, anche se in condizioni particolari può scendere fino a soli 600–800 m di altitudine, come nel Tarvisiano.

I semi di Q. rubra appaiono come semi di colore scuro al momento della raccolta, per poi screziarsi di una colorazione giallo-bruna qualche mese dopo la 'messa a stratificazione'. Possiedono una dimensione di, approssimativamente, 1 cm di larghezza per 1,5 cm di altezza. Per la germinazione è necessario stratificare il seme, stratificazione che richiede un tempo non inferiore ai 3 mesi a freddo artificiale (frigorifero) o naturale (esterno). Allorquando il tegumento all'apice comincerà a fessurarsi in tre linee di rottura, la radichetta embrionale sarà in procinto di emergere. Una semina ottimale avverrà solo dopo l'emissione della radichetta.

Introdotta in Europa nell'XVII secolo per abbellire parchi e giardini, ha trovato impiego come specie forestale per la sua facilità di adattamento e crescita rapida. Viene usata non solo come pianta ornamentale, dato il suo gradevole aspetto, ma anche per la produzione di legname. È una specie rustica ed a crescita rapida, non mostra particolari problemi nei confronti della luce, non ama però i terreni calcarei e sviluppa bene in suoli fertili ed impermeabili. Può vivere fino a cent'anni.


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domenica 8 marzo 2015

PICCHIO ROSSO MAGGIORE

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Il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major Linnaeus, 1758)) è un uccello appartenente alla famiglia dei picchi.

Le forme sono relativamente tozze, con grande testa arrotondata e forte becco a pugnale. Si presenta nero sul dorso, sulle ali e la coda con delle striature biancastre alle estremità. Il petto e il collare sono beige, mentre l’addome è rosso acceso. Il capo è nero con gola e guance bianche, separate da una sottile linea nera che parte dal becco. Il becco è nero, appuntito e ben robusto e le zampe sono conformate alla progressione su tronchi verticali che vengono risaliti a saltelli, aggrappandosi con i forti artigli e aiutandosi con la coda.

I maschi si distinguono molto facilmente dalle femmine perché a differenza di queste ultime hanno una striscia rossa sulla nuca.

Il Picchio rosso maggiore è presente in tutta Europa, ad esclusione delle regioni più settentrionali e in Irlanda e Islanda e in alcune isole. In Asia si spinge fino in Giappone, Cina e India occidentale.

È una specie molto adattabile, è presente nei boschi sia di conifere sia di latifoglie, nelle campagne alberate e perfino nei parchi cittadini; può nidificare dal fondovalle sino al limite superiore delle foreste e scava i nidi su un'ampia gamma di essenze: particolarmente frequente è l'utilizzazione di grandi castagni da frutto, larici ai margini dei pascoli, pioppi e ciliegi. In Italia è una specie protetta.

I nidi presentano un ingresso circolare di diametro non superiore a 5 cm (lievemente inferiore a quello dei nidi del Picchio verde). Gli scavi alimentari sono di norma delle serie di piccoli fori poco profondi.

Emette spesso un sonoro e acuto "pik" (o "kik"); il tambureggiamento, che può essere confuso con quello di altri picchi, dura poco meno di un secondo e presenta un crescendo finale.

Il nido viene costruito dalla coppia scavando una profonda apertura orizzontale a gomito nei tronchi d’albero (preferibilmente morti) a circa una decina di metri d’altezza.
La femmina depone 4-6 uova all’anno che vengono covate per circa 15 giorni. I piccoli lasciano il nido dopo circa 20 giorni.

Il Picchio rosso maggiore è un insettivoro, ma nella stagione invernale integra la dieta con pinoli e frutta.
Individua gli insetti e le larve che vivono sotto la corteccia dell’albero dal rumore che emettono mentre rodono il legno. A quel punto il Picchio perfora il legno con il suo becco robusto e con la sua lingua retrattile cattura l’insetto. Occasionalmente (es. nutrizione dei piccoli) può depredare uova o pulli da altri nidi che spezzetta e disossa accuratamente, servendosi del tronco di un albero come "tagliere". In inverno diviene in parte frugivoro: incastrati frutti quali pigne o nocciole in un interstizio di una corteccia, mette a nudo a colpi di becco i semi e li ingoia.


Nel Febbraio del 2005 lo scienziato canadese Dr. Louis Lefevre ha presentato un metodo per misurare il quoziente intellettivo degli uccelli, in termini di strategie alimentari. Il picchio è stato classificato come uno degli uccelli più intelligenti, su questo parametro.
Il picchio ha ispirato Walter Lantz a creare il personaggio a cartoni animati Picchiarello (Woody Woodpecker).
Ha ispirato un personaggio dei racconti de Il libro della giungla e del secondo libro della giungla di Rudyard Kipling con il nome di Ferao (personaggio secondario), compare per annunciare la parlata nuova che rappresenta la primavera nella giungla.
Se si vuole osservare questa specie, il periodo migliore è quello invernale, quando gli alberi nei boschi sono privi di foglie. In particolare, in febbraio-marzo la specie inizia a difendere il proprio territorio in maniera vivace. Ne risulta un concerto fatto da richiami e un acceso tambureggiare. I picchi maggiori intrusi vengono invitati a sloggiare con vere e proprie aggressioni.

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