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giovedì 2 luglio 2015

LA PIETRA SIMONA

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La pietra Simona e un'arenaria di origine metamorfica di contatto; presenta piani di strato omogenei e dei piani di frattura a 45 gradi. Ha una solubilità dei cementi negativa, è porosa, permeabile e resistente agli agenti chimici. E una roccia elastica e presenta una notevole resistenza alla lavorazione. Il suo peso specifico e calcolato uguale a 33 q.li/mc e, levigata, presenta una lucentezza opaca con venature. La caratteristica che la rende immediatamente riconoscibile è data dalla sua invariabile colorazione rosso-violacea. La versatilità di questa arenaria, nel Medioevo, reggeva la concorrenza dei marmi.

Il termine Pietra Simona è stato introdotto nel 1855 da Giulio Curioni e ripreso successivamente da altri autori senza un significato stratigrafico preciso. Con esso è uso indicare una pietra ornamentale da costruzione utilizzata in Val Camonica già dal XIV secolo.

Il nome di "Simona" deriva dalla località Simoni di Gorzone, da dove si estraeva.

La sua distribuzione si colloca tra la Valle Camonica e le Valli Giudicarie, in relazione al conglomerato del Dosso dei Galli.

Marcello Ricardi, nel n. 1 della rivista "L'Ogliolo", ha scritto che «avere il portale di casa in pietra Simona significava essere una famiglia in vista nelle Vicinie, sia per il proprio censo che per il peso politico. In molti paesi della Valle Camonica tali strutture sono ancora in ottimo stato e spesso portano incisa la data dell'inaugurazione».

La pietra Simona venne scelta dalla commissione incaricata dal Governo tedesco, per formare le croci per ricordare e donare la sepoltura ai 21.951 soldati tedeschi, caduti durante la seconda guerra mondiale, che riposano nel Cimitero Militare di Costermano, sulle colline del Garda veronese.



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domenica 28 giugno 2015

LA PIETRA DI SALTRIO



La Pietra di Saltrio è di una roccia sedimentaria calcarea, geologicamente attribuibile alla formazione dei “Calcari Seciferi Lombardi” (Giurassica) che affiora in tutta la fascia prealpina della provincia di Varese e nel Canton Ticino meridionale. Caratteristiche microscopiche di questo lapideo sono la presenza di intraclasti e bioclasti (si segnalano echinodermi, molluschi ed alghe calcaree) di dimensioni medie attorno ai 0,5 mm; il cemento è granulare con cristalli euedrali calcictici disposti a mosaico. Spesso presente una laminazione parallela marcata da sottili fessure, talvolta riempite da plaghe di colore rosso-bruno riferibili a ossidi di ferro.

Le cave della Val Ceresio fornivano ai lapicidi locali molte altre varietà di pietra rustica: a Saltrio ad esempio era reperibile la pietra bianco bigia, per vasche da bagno, esportata in tutta l’Italia settentrionale, la pietra cinerina, per decorazioni, e la pietra nera, per monumenti sepolcrali; ad Arzo il pregiato marmo omonimo, rosso o bel ghiaccio, per la realizzazione di arredi di interno; a Brenno la pietra grigia omonima sfruttata nel corso dell’intero Ottocento per la decorazione di prestigiosi sedi pubbliche private milanesi e piemontesi, “che si presta tanto per gli usi più umili della vita, come per effigiarvi il Garibaldino del Monumento dei Cacciatori delle Alpi, a Varese, ed il cavallo marino di Vincenzo Vela, che si ammira alla Veneria, presso Torino” (Zanzi, 1891).



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