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lunedì 30 marzo 2015

L' EDERA

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Al genere edera appartengono numerose specie di arbusti rampicanti, sempreverdi, diffusi nelle zone temperate dell'emisfero nord; H. helix è una specie molto diffusa in Europa e nelle zone settentrionali dell'Asia. Ha fusti sottili, semilegnosi, flessibili, che divengono legnosi con il passare degli anni; su tutta la lunghezza i fusti dell'edera sviluppano piccole radici, che si ancorano al supporto che sostiene la pianta, sia esso un albero o una parete. Le foglie hanno un lungo picciolo, sondi dimensione varia, a seconda della varietà, in genere lucide ed abbastanza rigide, portate da un lungo picciolo; i colori sono vari, dal verde scuro, al verde chiarissimo, con varietà dalle foglie variegate di giallo o di bianco; sono di forma trilobata o pentalobata, con lobi di forma varia, anche sulla medesima pianta. In genere i fusti fertili, ovvero quelli che producono fiori, presentano foglie scarsamente lobate, o anche ovali. In settembre-ottobre all'apice dei fusti produce infiorescenze sferiche, costituite da piccoli fiori verdi, seguiti da bacche scure. I frutti e le foglie di edera sono tossici se ingeriti, ma vengono utilizzati in erboristeria ed anche in farmacologia.

L'edera comune è molto apprezzata in cosmetica per le sue riconosciute proprietà tonificanti e drenanti. Molte donne usano prodotti a base di edera contro gli inestetismi della cellulite, la ritenzione idrica e i gonfiori; non da meno, la pianta è utilizzata anche in soluzioni per la cura dei capelli e di piccole irritazioni o scottature. Un rinomato e diffuso prodotto cosmetico è l'estratto di edera. La pianta di edera viene spesso utilizzata nel periodo natalizio, particolarmente nel Nord Europa, per decorare a festa l'intero appartamento o, secondo altre tradizioni, il camino di casa.

Ai preparati a base di edera si ascrivono proprietà principalmente antinfiammatorie, ma anche sedative della tosse ed antimicrobiche (dovute alla alfaederina).
Le proprietà secretolitiche ed espettoranti rendono l'edera utile in presenza di tossi convulsive, bronchiti e sindromi catarrali croniche su base infiammatoria.
In letteratura si trovano riferimenti anche a presunte attività antireumatiche, antalgiche, antibatteriche, antielmintiche, antiedemigene e revulsive su cute e mucose.
In cosmesi, gli estratti di edera trovano impiego all'interno di formulazioni detergenti dermopurificanti, ma anche nei prodotti anticellulite.

Pare, inoltre, che il decotto di foglie di edera fosse usato nelle zone rurali per lavare gli indumenti di lana.

L’edera è una delle più note e diffuse piante verdi presenti in balconi e giardini.

Essa, non temendo particolarmente il freddo, riesce a sopportare anche temperature molto rigide; di contro, teme il caldo pertanto non ama ricevere luce diretta.

Sarebbe quindi indicato porla a dimora in luogo ombreggiato o semi ombreggiato, al riparo dalla luce per gran parte della giornata.

Alcune varietà, con foglie piccole o a crescita lenta, possono essere utilizzate senza problemi anche come piante da appartamento.

Occorre annaffiare regolarmte l'edera, mantenendo il terreno leggermente umido, mai troppo pieno d'acqua anzi, proprio per evitare ristagni idrici, sarebbe indicato l’uso di terriccio ben drenato.

Di contro, essa riesce a sopportare anche lunghi periodi di siccità. In primavera ed estate ricordiamo di aggiungere del concime a base di azoto per renderla ancor più rigogliosa.


Da fine febbraio ad inizio marzo, le foglie bruciate dal freddo vanno necessariamente tagliate per evitare che la pianta rallenti la sua crescita;
per il resto, l’edera non necessita di frequenti potature se non per fare in modo che luce e pioggia riescano a passare attraverso il fogliame.

Pur essendo molto resistente, l’edera può essere attaccata dagli acari e dalla cocciniglia, soprattutto se la pianta si trova in un appartamento.

Un’altra causa di deperimento della pianta può essere l’eccessiva annaffiatura o la presenza di ristagni idrici nel terreno o nei vasi.

Per quel che riguarda i muri, occorre ricordarsi che essa riesce ad aggrapparsi sulle superfici umide con maggiore facilità.

Quanto agli alberi, bisogna fare attenzione a non scegliere alberi giovani, poiché ancora privi della forza necessaria a sorreggerne il peso, né piante morte, che rischierebbero di cadere a causa del pesante carico.

Una delle tante leggende racconta che l'edera comparve subito dopo la nascita del dio Dionisio per proteggerlo dal fuoco che bruciava il corpo della madre in seguito ad un fulmine lanciato da Zeus. Per questo motivo i tebani avevano consacrato questa pianta a Dioniso e la chiamavano "perikiosos = avvolgitore di colonne".

Al di là dei vari miti che si narrano su questa pianta, è interessante chiedersi come mai l'edera sia stata associata alla vite, l'altra pianta sacra al dio Dioniso. Una spiegazione la fornisce W. F. Otto (storico delle religioni e filologo) affermando che mentre la vite durante la stagione invernale giace come morta per rinascere con la primavera e l'estate dando il suo "succo infuocato", l'edera fiorisce in autunno dando i fiori in primavera. Inoltre mentre la vite ha bisogno di luce e calore, l'edera di ombra e di freddo per germogliare e fruttificare.

Tutto questo per rappresentare il dualismo di Dioniso: luce ed oscurità, freddo e calore, vita e morte.

Dioniso però era anche il dio dell'innocenza e della spensieratezza e all'edera, con la quale si cingeva il capo ed avvolgeva il suo bastone, veniva anche dato il significato di innocenza e innocuità. Da questo probabilmente è derivata l'usanza di appendere o rappresentare le osterie con un tralcio di edera a rappresentare l'innocenza e  la non dannosità del vino.

Dioniso era considerato anche il dio del trasporto amoroso oltre che mistico per cui l'edera bene lo rappresenta. Infatti nel vocabolario amoroso l'edera rappresenta la passione che spinge gli amati ad avvolgersi l'uno all'altra come fa l'edera sui tronchi degli alberi. In India infatti questa pianta è considerata il simbolo della concupiscenza.

Questa lettura si lega a quella che vuole l’edera come simbolo dell’innocenza: sempre nell’ottica di questa contrapposizione l’edera rappresenterebbe l’innocenza in opposizione al peccato della vite e del vino. Questo significato alternativo della pianta è comunque legato alla figura di Dionisio: la divinità, infatti, rappresentava nell’antichità anche l'innocenza e la spensieratezza e, cingendosi il capo di edera, conferiva alla pianta il significato di innocenza e innocuità.
Alcune tradizioni assegnano un ulteriore significato all'edera, significato comunque non in contrapposizione ai precedenti: per la sua caratteristica di aggrovigliarsi in modo deciso, quasi indissolubile, l’edera è considerata simbolo di fedeltà: per questo gli sposi, talvolta, ne portavano al collo ghirlande intrecciate.

Un'altra credenza legata all'edera, nei paesi dell'Europa centrale e meridionale, è quella di usarla nei periodi natalizi assieme all'agrifoglio per adornare l'uscio delle case ed i camini per tenere lontani i folletti che durante tale periodo amavano fare scherzi.



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martedì 24 marzo 2015

IL GERANIO

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Le piante preferite in Italia, ma anche nel resto d'Europa, per abbellire balconi e terrazzi durante la primavera e l'estate. La fioritura è ricchissima, la coltivazione semplice, le cure da prestare non sono eccessive.

Il geranio è stato introdotto in Italia da un nobile veneziano, che avendolo visto, era rimasto affascinato dai suoi colori importando la specie Pelargonium triste che ha la particolarità di profumare solo di notte.

Altre specie quali il Pelargonium zonale, il Pelargonium peltatum, il Pelargonium inquinas, furono introdotti dagli olandesi che al rientro dalle Indie, si fermavano con le loro navi a Capo di Buona Speranza per approvvigionarsi.

Sono piante piuttosto semplici da coltivare nel nostro clima e questo (insieme alla loro capacità di produrre fiori con buona continuità) spiega la loro popolarità.
Si adattano bene al clima mediterraneo ( nelle regioni meridionali spesso non necessitano neanche di essere ritirati), ma anche al clima alpino.
Sono molto resistenti alla siccità e ideali nelle zone più torride del nostro paese. Bisogna però precisare che i più fioriti si possono vedere nelle zone di montagna. Questo perché il geranio per dare il meglio di sé necessità di molta umidità atmosferica che durante l’estate può essere presente soltanto sull’arco alpino.
Di solito viene coltivato in vasi perché risulta più semplice da ritirare durante l’inverno. E’ però possibile metterlo a dimora in piena terra nelle zone più meridionali e calde d’Italia. Anzi, se il clima lo consente è assolutamente consigliabile tenerli in piena terra perché ci daranno molte più soddisfazioni e meno problemi con parassiti e malattie.

Essendo tuttavia la coltivazione in vaso quella più diffusa è importante affrontare il problema del substrato da utilizzare. In commercio si trovano spesso terricci specifici per gerani. È bene precisare però che in realtà non sono del tutto adatti alla loro coltivazione in quanto di solito contengono troppa torba che, col tempo, tende a diventare “impermeabile”. In pratica perde la capacità di assorbire acqua che fuoriuscirà direttamente lasciando un substrato secco tendente a surriscaldarsi.
L’ideale invece è prepararsi autonomamente un terriccio usando anche delle argille (che trattengano l’acqua) e rendendolo più asciutto e drenante con pomice, perlite o argilla espansa.

I vasi, per dare il massimo comfort alle piante, devono essere sempre piuttosto grandi. Si consigliano almeno 20 cm di diametro (l’ideale però per far crescere e diventare imponenti le piante è di 28-30 cm).
Se vogliamo mettere i gerani nelle tipiche balconette è anche in questo caso meglio non accostarli troppo uno all’altro. La distanza minima lineare è 15-20 cm. Di solito appena acquistati sembrano piante piccole, tendono tuttavia ad allargarsi (specie le varietà ricadenti da balcone).

Un errore frequente che si riscontra con i gerani è la tendenza ad innaffiarli troppo.
Queste piante sono molto resistenti alla siccità e necessitano di essere innaffiate solo quando il substrato è completamente asciutto. In questa maniera si eviterà l’inconveniente più frequente: il marciume radicale. Un buon metodo per capire se il terriccio è asciutto è inserire un dito in profondità per almeno 3-4 cm. Perché le piante vivano al meglio è consigliabile diradare le innaffiature (e anche le concimazioni) in piena estate (nei climi caldi) per consentire alla pianta di andare in riposo e dare ancora belle fioriture in autunno.
È importante ricordare che bisogna evitare di bagnare le foglie per evitare marciumi e malattie crittogamiche.

L’esposizione ideale varia molto con il clima. Dove le estati sono calde è meglio che le piante siano in pieno sole soltanto al mattino. Nelle località montane, invece, possono tranquillamente essere esposte in pieno sole anche per tutto il giorno.

Si possono ottenere buoni risultati utilizzando concimi a lenta cessione (molti trovano ideali quelli per i pomodori, con un alto tenore in potassio) da somministrare ogni due o tre mesi.
L’ideale però è apportare concime regolarmente, anche ad ogni irrigazione, diluendo un concime liquido per piante fiorite (o idrosolubile) a dosi inferiori rispetto a quelle consigliate. In questo modo la pianta sarà stimolata in maniera costante, senza sbalzi di nutrimento ( un sistema simile a quello che si otterrebbe con la fertirrigazione). È consigliabile però fare una pausa durante i periodi più caldi per consentire alla pianta di risparmiare le forze.

Ci sono diversi tipi di potatura. In primo luogo c’è quella prima del periodo di riposo.
Al Nord si usa potare le piante prima dell’arrivo del freddo (di solito si ritirano verso la fine di ottobre, prima comunque che le minime vadano sotto zero). Si potano anche molto drasticamente e riponendole al riparo in un luogo buio (o poco illuminato). Si procederà poi di tanto in tanto ad una leggera irrigazione. Nelle regioni meridionali invece si usa all’inizio o alla fine della stagione fredda tagliare solo i rami più lignificati alla base, gli altri invece vengono lasciati più lunghi intervenendo all’altezza di un nodo. Un altro periodo in cui si può intervenire è prima del grande caldo. Si può procedere con una potatura piuttosto drastica riducendone la chioma per diminuire la superficie di scambio e quindi la perdita di liquidi. È importante inoltre durante tutto il periodo vegetativo cimare costantemente le piante. Questo le rende più folte ed equilibrate. Ci saranno più steli e fiori.
Sotto questo aspetto è importante procedere sempre ad una attenta pulizia dei fiori appassiti per stimolare la pianta a produrne altri.

I gerani generalmente vengono riprodotti tramite talea. Il procedimento è davvero semplice e consente di ottenere anno dopo anno piante sempre nuove (addirittura alcuni manuali consigliano di riprodurre per tempo le piante per averle sempre giovani ogni anno e non conservare le piante vecchie). Si procede in primavera o autunno prelevando un rametto apicale di circa 6-10 cm tagliando in corrispondenza di un nodo. Lo si pulisce dalle foglie basali mantenendone solo una piccola in alto. Lo si mette a dimora in un vasetto con terriccio molto leggero. Si deve tenere costantemente umida la parte aerea (non il terriccio però). A questo scopo si può usare un sacchetto di plastica trasparente. Si ottiene una nuova piantina in circa due mesi. Ultimamente a livello casalingo si è diffusa anche la riproduzione tramite seme. Questo perché si è riusciti ad ottenere semi che mantengano costanti le caratteristiche varietali e con un’alta germinabilità. Questo consente di ottenere varietà poco diffuse a livello nazionale (come il richiestissimo geranio giallo).
Le malattie più diffuse sono causate da muffe varie che possono colpire il colletto e le foglie.
In questi casi è molto importante regolare le irrigazioni, rimuovere le foglie colpite e posizionare le piante in zone arieggiate. Eventualmente si può intervenire con degli anticrittogamici specifici.
Possono essere attaccati anche da insetti vari (mosca bianca) o acari. Il problema che si manifesta più di frequente negli ultimi anni è l’attacco della “farfallina del geranio” Cacyreus marshalli.
Questa deposita le uova all’interno della pianta causando il disseccamento dei rami.
Purtroppo per contrastarla efficacemente è necessario utilizzare insetticidi sistemici. Le formulazioni più comode sono quelle in granuli o in pastiglie da inserire periodicamente nel substrato.

Parlando molto in generale le varietà che si trovano in commercio più di frequente sono tre:
Pelargonium zonale: pianta cespugliosa a base legnosa con foglie cuoriformi o tonde. I fiori sono portati in corimbi globosi. Sono i più diffusi e conosciuti.
Pelargonium peltatum (“edera”): pianta a fusti sottili, lunghi e con numerosi nodi. Le foglie sono simili a quelle dell’edera. Vengono usati come ricadenti tipicamente su balconi o in vasi sospesi.
Pelargonium macranthum: hanno fusti legnosi e foglie trilobate. Le infiorescenze sono raccolte in ombrelle e i singoli fiori sono molto grandi.
Dietro la bellezza della pianta di geranio si celano notevoli proprietà curative e di bellezza. Dal distillato che si ricava spremendo le sue foglie e i suoi fiori se ne può ricavare infatti un olio essenziale preziosissimo che da secoli viene impiegato come medicina naturale: come cicatrizzante, antiemorragico e antisettico, utile per curare ferite e piaghe.
Uno degli impieghi più recenti di questo prezioso olio essenziale riguarda il campo della bellezza in particolare rimedi domestici: oltre ad essere presente in creme specifiche in commercio, è possibile applicarlo anche direttamente sull'epidermide per nutrirla e proteggerla. Molto efficace per attenuare smagliature, cicatrici, cellulite, acne e brufoli, ma anche per combattere gli insopportabili dolori mestruali: è sufficiente diluire poche gocce di olio di geranio con quello di mandorle e massaggiare la parte dolente (basso ventre) per qualche istante.
Il geranio non necessita di particolari condizioni di terreno, grazie alle sue caratteristiche naturali. Favorito dalla particolarità di avere radici molto forti e resistenti che gli consentono di crescere e svilupparsi bene nella maggior parte di ambienti e di terreni.
Un utile suggerimento per favorire comunque una buona crescita di questa pianta è quello di orientarsi su terreni di tipo leggeri e molto soffici che permettano all'acqua di drenare con facilità e naturalezza, evitando che questa possa ristagnare e creare pericolose condizioni per la vita della pianta. Miscelare nel terreno una buona quantità di torba può risultare vitale per il geranio che necessità comunque di essere annaffiato frequentemente, possibilmente quotidianamente soprattutto nei periodi più caldi: è importante mantenere il terreno sempre ben umido.Nonostante in molte zone sia coltivata come pianta annuale il geranio è una perenne che se l'inverno non è troppo rigido, sopravvive senza problemi a questa stagione e la primavera successiva può dare ancora dei fiori bellissimi. Durante l'inverno soprattutto nelle zone più fredde d'Italia è bene quindi curare le piante di geranio per fare in modo che non soffrano eccessivamente e non deperiscano o peggio ancora muoiano.
Nella stagione fredda bisogna quindi innanzitutto riparare le piante dal freddo, mettendole in una zona riparata e riscaldata dove sono presenti almeno 15°C. Bisogna inoltre assicurare alle piante una buona illuminazione perchè i gerani sono una specie che ha bisogno di molta luce. Mettiamo quindi la pianta in una zona luminosa e calda della casa, come per esempio una finestra o meglio ancora una serra riscaldata sul balcone.
Fatto questo è consigliabile procedere con la potatura della pianta, un intervento mirato principalmente alla pulizia del geranio, alla rimozione dei rami secchi e ad una generale potatura di forma. Un altro intervento che può essere importante in questo periodo dell'anno sono i trattamenti fungicidi. Un trattamento antifunghi può essere utile in questo periodo per eliminare e scongiurare la presenza di eventuali funghi sui gerani.

Nell'Aromaterapia il Geranio viene utilizzato per la sua fondamentale proprietà riequilibratrice del sistema nervoso. Risulta quindi essere un buon antidepressivo, antinfiammatorio, lenitivo, astringente e antisettico. Tra le sue funzioni il Geranio stimola il sistema linfatico e, al contempo, risulta essere tonificante sia per i reni che per il fegato. Molto utile risulta anche per la cura di lievi ustioni, eczemi, nevralgie, acne, vesciche e mal di gola. Al Geranio si attribuisce normalmente il significato di stupidità e follia ma anche la preferenza per la persona a cui viene donato.

Storicamente il geranio non è stato apprezzato da subito, soltanto l’epoca vittoriana ha fatto si che le sue infinite varietà di colori siano state protagoniste dei giardini della Gran Bretagna e di tutta Europa, salvo essere svalutate intorno al 1800, quando il geranio stesso era definito “il fiore della strada”.

Il significato attribuito a questo fiore varia a seconda del colore e della varietà: il geranio rosso è il fiore che rappresenta il conforto. Il geranio con una tonalità rosso cupo è il simbolo della malinconia che cerca la consolazione. Il geranio rosa è il simbolo dell’affetto nascente. Il geranio con le foglie a edera simboleggia l’amicizia. Il geranio rampicante rappresenta, nel linguaggio dei fiori, la solidità e la stabilità.

Il geranio ha diversi significati nel linguaggio dei fiori e delle piante: il geranio rosso fiamma vuol dire "ti preferisco" il geranio rosso cupo significa malinconia; il geranio rosa esprime preferenza per una persona; il geranio edera sta a significare propensione per i rapporti stabili; il geranio di Boemia indica valore; il Pelargonium triste rappresenta la tristezza.

Il geranio è una pianta decorativa, i fiori sono di diversi colori, e svolge anche la funzione di pianta anti zanzara. Anche se a noi sembra non avere un odore così sgradevole, in realtà le zanzare percepiscono una profumazione così insopportabile per loro da esserne allontanate. Per ovviare al problema dell'uso di sostanze repellenti o ricorrere alla disinfestazione del proprio giardino, con delle semplici piante di geranio si impedisce alle zanzare di invadere quella zona. Inoltre, rispetto ai tradizionali metodi anti zanzara, le piante svolgono un'azione continua, per cui terranno sempre lontano l’insetto e la persona non dovrà ricordarsi di attivare dei congegni come invece accade per gli apparecchi elettrici con funzione anti zanzara.


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lunedì 23 marzo 2015

IL GLICINE

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I Glicini sono originari della Cina, del Giappone, della Corea e dell'America. Sono arbusti rampicanti di forte crescita, decidui, con una spettacolare fioritura primaverile ed un fogliame di un fresco verde brillante in estate.
Rustici, resistenti al freddo ed alla maggior parte delle malattie, i rami si attorcigliano ai loro sostegni come liane e possono essere utilizzati su pergolati, trillage, muri o ringhiere a guisa di cordoni, ghirlande o spalliere, per coprire pareti, fatti arrampicare su altri alberi, essere allevati come arbusti isolati o ad alberello.
Si possono impiegare con ottimi risultati sia in giardini storici che in moderne ambientazioni.

Pianta rampicante della famiglia delle Fabaceae, nota col nome comune di Glicine, molto usata come specie ornamentale per la vistosa e profumata fioritura primaverile. Il nome del genere è stato attribuito in onore di Gaspare Wistar (1761-1818), rinomato studioso di anatomia di Filadelfia, e comprende meno di dieci specie arbustive rampicanti, un tempo attribuite al genere Glycine, e classificate da alcuni autori anche con il nome di Wistaria.

Le Wisteria crescono avvolgendosi attorno a qualunque supporto in senso orario o senso antiorario, fino a 20 m in altezza e 10 m in orizzontale. La Wisteria più estesa al mondo si trova a Sierra Madre nella Contea di Los Angeles (California): occupa una superficie di oltre 0,4 hm² e pesa 250 tonnellate.

Desidera posizioni soleggiate, con terreno profondo e fresco, argilloso e ricco di elementi nutritivi. Si adatta comunque a qualunque tipo di terreno esclusi quelli calcarei. Annafiature moderate, per ottenere forme compatte e fioriture raccolte; è necessario effettuare ogni anno prima della ripresa vegetativa una potatura 'a sperone', tagliando cioè le cacciate di 1 anno, lasciando solo alcune gemme. È prevista anche una potatura verde estiva per alcune specie.

Si moltiplica d'estate. Per alcune varietà si pratica in marzo l'innesto su soggetto di Wisteria sinensis.

Il Glicine comune (Wisteria sinensis) con i suoi fiori color lilla violaceo è la varietà più conosciuta e diffusa ma seguendo il gusto del pubblico, oggi i vivaisti sono in grado di mettere a disposizione altre varietà con forme e colori nuovi.

Rampicante dal fascino antico, resistente e facile da coltivare, il glicine è di grande valore ornamentale per i caratteristici fiori raccolti in grappoli penduli.  Arbusti di grande vigoria, i glicini sono senza dubbio tra i più bei rampicanti a fioritura primaverile.

Sono chiamati comunemente «glicini» perché inizialmente queste piante furono attribuite allo stesso genere della soia (Glycine). Rustici in tutte le regioni italiane fino a circa 700 metri d’altitudine, questi rampicanti a foglie caduche si attorcigliano a qualsiasi supporto e con l’età i loro fusti lianosi diventano tronchi nodosi e contorti. Risultano molto adatti per coprire pergolati, archi, griglie, muri o facciate, grandi alberi ed anche capanni. I loro racemi (infiorescenze a grappolo) penduli di fiori profumati formano ghirlande sospese di effetto estremamente pittoresco. Ai fiori seguono i frutti, in forma di baccelli penduli, appiattiti e legnosi, che contengono uno o più semi. Il genere Wisteria comprende una decina di specie delle quali quattro meritano di essere coltivate nei giardini.

Il metodo più facile per moltiplicare i glicini è la propaggine. In marzo-aprile interrate, sotto 15 cm di terra soffice, un ramo per un piccolo tratto a circa metà della sua lunghezza, mentre è ancora attaccato alla pianta. Lo reciderete in autunno, solo quando la parte interrata avrà emesso le radici. I glicini si propagano anche per semina, in marzo-aprile, ma le piante così ottenute iniziano a fiorire dopo molti anni e in maniera poco soddisfacente. I vivaisti specializzati praticano anche la moltiplicazione per talea erbacea in agosto o per innesto sulle radici di Wisteria sinensis, in marzo.

II glicine è una pianta poco esigente che sopporta anche l'atmosfera inquinata delle città. Si pianta tra ottobre e marzo in qualsiasi terreno, purché non troppo calcareo, meglio se fertile e ben drenato. Ha però bisogno di un'esposizione molto soleggiata per dare il meglio della fioritura. Anche se talvolta può avere qualche difficoltà nell'attecchimento (perciò è meglio piantare esemplari cresciuti in vaso), dopo il primo anno cresce vigorosamente, non necessita di cure particolari e non teme il gelo. Tutti i glicini sono piante di sviluppo notevole e molto vigorose: è meglio tenerne conto e lasciar loro ampio spazio a disposizione. Anche le radici si espandono notevolmente e, se troppo a ridosso di pavimentazioni o muretti, possono danneggiarli. I fusti, sarmentosi e volubili, necessitano di un supporto nelle prime fasi di sviluppo per avviarli su superfici prive di appigli. In seguito lignificano e diventano veri e propri tronchi, anche di notevole diametro alla base. A proposito, una curiosità: nelle specie giapponesi i fusti si avvolgono attorno al sostegno in senso orario, mentre si avvolgono nel verso opposto quelli della specie giapponese. Dato il vigore delle piante, è bene fornire un sostegno ai rami evitando che possano avvolgersi tra le sbarre delle cancellate o intrecciarsi nelle reti: con il tempo finirebbero per inglobarle e danneggiarle.

In primavera, mettere a dimora un glicine con 2 o 3 fusti principali, e sistemare un sostegno in modo che i fusti, intrecciati tra loro, crescano verticalmente fino all'altezza di circa due metri. In seguito si salderanno in, modo da formare un unico tronco.
Raggiunta l'altezza desiderata per il tronco, disporre dei sostegni orizzontali per i rami, che andranno inizialmente guidati per formare la chioma.
Contemporaneamente, accorciare di un terzo i rami orizzontali per farli ingrossare e lignificare; questa potatura ha anche lo scopo di stimolare la produzione dei getti laterali che andranno a riempire la chioma.
Togliere il sostegno al tronco, che una volta lignificato sarà in grado di sostenersi da solo; in seguito sarà possibile eliminare gradualmente tutti i sostegni, non appena anche i rami orizzontali saranno diventati legnosi.
Per ottenere una chioma molto larga, sarà necessario sostenere i nuovi getti terminali man mano che crescono, mantenendoli orizzontali.

Dopo qualche anno di coltivazione in vaso, il glicine allevato secondo il suo portamento naturale dovrebbe essere trapiantato in terra, in quanto per svilupparsi le radici necessitano di notevoli quantità di terra. Oppure, provvedete ad una drastica riduzione della parte aerea e dell'apparato radicale e ricominciate la coltivazione a partire da un solo fusto, come se fosse un alberello, accorciando regolarmente i rami.
Raccogliete le foglie ormai secche del glicine e concimatelo con fertilizzanti minerali poveri di azoto, altrimenti si ripresenteranno ancora afidi e ragnetti rossi che lo hanno infestalo durante l'estate.
Una bella forma che potete dare al glicine del vostro balcone (coltivato in vaso), perché sappia regalarvi sempre un effetto piacevole, è quella ad ombrello. Educate il glicine ad alberello, lasciandogli solo un fusto. Agganciatelo ad un lutare e togliete i germogli laterali. Il terzo anno allargherete i rami nella forma prevista, fermandoli ad una piccola intelaiatura.

Il glicine ha un modo di accrescimento molto particolare e questo lo ha reso un simbolo dello sviluppo della coscienza umana.
E' una pianta di tipo vite legnosa rampicante che si sviluppa rapidamente con un movimento costante a spirale, in senso orario o antiorario. Questo suo modo di svilupparsi è stato preso a rappresentanza della coscienza dell'uomo che si espande dai centri vitali dell’interiorità per estendersi a influenzare il mondo esterno. Nell'accrescersi, il glicine tende ad avvilupparsi attorno a qualunque sostegno si presenti a disposizione. Questa sua caratteristica di comportamento lo ha fatto assumere a simbolo del gioco e dell'avventura nell'arte cinese. Il glicine è considerato anche dall'arte del Feng Shui, che prende i suoi grappoli floreali penduli e a cono come equivalente dell'atto di inchinarsi o di inginocchiarsi per rendere omaggio e mostrare rispetto.
Il glicine è un fiore da sempre apprezzato in Cina, ma per quanto riguarda l'estremo oriente, ha assunto un ruolo fondamentale anche all'interno della tradizione giapponese.
Nell'antichità, in Giappone il glicine veniva celebrato nelle feste aristocratiche e utilizzato frequentemente come motivo floreale sugli stemmi delle famiglie.
Il glicine era conosciuto nel lontano oriente ben 2000 anni prima di giungere in Europa, pare attraverso i semi portati come rarità da Marco Polo. Dall'Europa poi il fiore fu portato successivamente anche negli Stati Uniti.
Il glicine può essere molto invasivo, il suo rapido accrescimento e la tendenza ad espandersi in ogni direzione, lo possono rendere addirittura distruttivo e con il suo peso può arrivare addirittura ad abbattere edifici.
Per avere una vaga idea, di quanto possa crescere e svilupparsi un glicine, basti pensare alla pianta che cresce in Sierra Madre ed entrata nel Guinness dei Primati mondiale come quella che ha più fiori. Al massimo della sua fioritura, ne conta fino a 1.5 milioni per un peso totale di 250 tonnellate. E' una delle sette meraviglie vegetali nel mondo e ogni anno è festeggiata con un vero e proprio festival del glicine che attira migliaia di persone.
Come è necessario intervenire per contenere la crescita e l'espansione sregolata del glicine mettendolo a rigore, così è opportuno intervenire nel percorso evolutivo della coscienza umana, impartendo dei solidi fondamenti di base e fornire regole per gestire la spontaneità e l'espansione della vena creativa.
L'invasività del glicine e la sua tendenza ad avvilupparsi e propagarsi con estremo vigore, in epoca vittoriana era presa come una sorta di monito contro l'amore ossessivo e passionale, caratterizzato da una forte dipendenza, che può diventare al fine troppo soffocante.
Il glicine simboleggia anche la longevità e riporta all'immortalità, a causa della sua elevata resistenza che può arrivare anche a superare il secolo di vita.

In Giappone il glicine è molto diffuso ed ha un elevato valore simbolico all'interno del buddismo Jodo Shinshu, è infatti possibile trovarlo in numerosi templi a lui dedicati. I fiori in piena fioritura pendono verso il basso e i rami inchinano lievemente il capo in segno di rispetto ed umiltà. E' il simbolo di una supplica garbata e di una profonda riflessione religiosa in riferimento a Buddha. La pace e la tranquillità espresse dal fiore, sono quelle che servono per raccogliersi ed onorare la divinità.
Nello stesso ambito il glicine è preso a simbolo della luminosità e del continuo mutamento della vita. Tutto muta e tutto è destinato a finire, sempre, ragion per cui si dovrebbe apprezzare appieno ogni istante. Da qui l'insegnamento per ogni essere umano e il monito a non cadere mai nell'arroganza per emergere rispetto agli altri, ma mostrare piuttosto profonda gratitudine per i doni della vita. Questo è l'insegnamento della suddetta scuola buddista.
Nel teatro Kabuki, una delle maggiori rappresentazioni di successo vede la personalizzazione del glicine longevo e dalla vitalità vigorosa, da parte di una ragazza timida e romantica e travagliata dalle angosce d'amore che ha la stessa caparbietà della pianta.
In un contesto meno impegnativo, sia in Cina che in Giappone, il glicine rappresenta l'amicizia, tenera e reciproca. Al tempo degli imperatori giapponesi, si narra che questi, nel visitare terre straniere, portassero con se bonsai di glicine e si facessero precedere dagli uomini che li trasportavano, per esplicitare così le loro intenzioni amichevoli e di riguardo, nel confronto degli ospiti.

Nel linguaggio dei fiori che oggi ci è noto, il glicine simboleggia una richiesta di scuse o un semplice e modesto ringraziamento. Dei vari significati che ha assunto nel corso della storia, soprattutto nel lontano oriente, Il significato che il dono del glicine ha conservato è quello di segno di disponibilità ed anche prova di amicizia. Se dobbiamo scegliere un dono, il cui scopo è quello di chiedere scusa, o vogliamo compiere un piccolo gesto di ringraziamento, scegliere un regalo costoso è quanto mai sconsigliato, potrebbe causare imbarazzo ed ottenere l'effetto contrario a quello desiderato, facendo così sentire in debito il destinatario. Il fiore di glicine, grazie al suo significato, potrebbe essere il pensiero più adatto da offrire, semplice e non impegnativo, per chiedere scusa e anche per ricordare e riconfermare la forza dell'amicizia.
Il glicine rappresenta la fiducia donata ad un amico e il sentimento puro che si nutre nonostante tutto, nel rapporto d'amicizia.


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