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sabato 14 marzo 2015

IL BARBAGIANNI

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Il barbagianni (Tyto alba Scopoli, 1769) è un uccello rapace notturno appartenente alla famiglia dei Titonidi. Esso è pure un superpredatore.

Sin dai tempi antichi, il barbagianni è considerato e rappresentato come un essere maligno, o un fantasma, portatore di sfortuna e malessere. Ciò è dovuto al loro piumaggio fondamentalmente chiaro, che risalta nella notte nei suoi voli completamente silenziosi, all'abitudine di cacciare in posti come i cimiteri (data l'abbondanza di topi) o al suo verso acuto e prolungato.

Sono pallidi, 33–39 cm di altezza con un'apertura alare di 80–95 cm e hanno lunghe zampe. Hanno un volo oscillante quando si avvicinano ai terreni di caccia.

Maschi e femmine si somigliano molto, ma, in generale, le femmine sono leggermente più grandi dei maschi e di colore più scuro. Il peso varia da circa 200 grammi per le sottospecie più piccole (come ad esempio nelle isole Galápagos) a più di 500 grammi come il barbagianni del Nord America, mentre i barbagianni europei pesano tra 300 grammi (maschio) a circa 400 grammi (femmine).

Ci sono alcune sottospecie che si distinguono dai colori della parte inferiore del corpo. Per esempio, il Tyto alba alba del'Europa occidentale è praticamente totalmente bianco sotto, mentre il Tyto alba guttata dell'Europa centrale è arancione. Tutte le sottospecie hanno parti superiori grigie e ocra. Il piumaggio è in genere molto luminoso.

I barbagianni sono diffusi in tutti i continenti tranne che in Antartide.

Sono uccelli tipici di zone d'aperta campagna e cacciano prevalentemente ai margini dei boschi.

Sono diffusi in tutta l'America Latina e in Europa, tranne negli ambienti più freddi, come le Alpi e la Scandinavia. In America Settentrionale sono poco diffusi in Canada e del tutto assenti in Alaska. Ci sono molti esemplari di varie sottospecie in Africa. Sono presenti anche in Indocina e Australia.

Si nutrono di arvicole, rane e insetti e di animali dannosi per l'uomo come i ratti, i sorci, le talpe. Un barbagianni adulto mangia approssimativamente 3 topi al giorno. Durante il periodo dell'accoppiamento, il maschio offre alla femmina una preda per ottenere la sua disponibilità sessuale. Una coppia che alleva dai 3 ai 5 piccoli consumerà molti più roditori.

Il barbagianni è economicamente vantaggioso per l'uomo in quanto elimina altri animali dannosi come roditori e talpe. Per tale motivo i contadini spesso incoraggiano abitazioni per barbagianni fornendo loro siti per la nidificazione quali una scatola lignea per il nido o un tamburo grande montato lateralmente rispetto ad un fienile. Inoltre viene utilizzato spesso nella falconeria, infatti tra i rapaci notturni è tra quelli più utilizzati.

Sono prevalentemente stanziali, notturni o crepuscolari. Hanno un grido acuto riconoscibile che dà fastidio alle orecchie se ci si trova vicino. Stridono inoltre come pentole a vapore. Se vengono catturati o costretti in un angolo, senza via di fuga, si mettono supini e sgambettano.


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lunedì 9 marzo 2015

GHEPPO

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I gheppi sono dei piccoli uccelli rapaci del genere Falco. Sono diffusi in tutti i continenti eccetto l'Antartide, e si distinguono per il modo di volteggiare con le loro eleganti ali a ventaglio mentre scrutano il suolo in cerca di preda. Tutti i maschi hanno piumaggio castano e grigio con macchie nere, mentre le femmine sono di color bruno-rossastro chiaro con striature nere.

I gheppi nidificano e vivono nelle zone boschive, ma cacciano in aperta campagna. Stanno anche in città, sui tetti degli edifici più alti, nutrendosi principalmente di passeri domestici e di storni. Oltre a volteggiare, i gheppi si posano sui rami, sui cespugli, sui muri delle case, sui pali oppure sui cavi del telegrafo, e da questi punti strategici si lanciano in picchiata sulla preda. Mentre sono in volo con la testa eretta e la coda aperta a ventaglio leggermente piegata verso il basso, possono virare su un fianco per raggiungere nuove posizioni oppure si posano al suolo per poi riprendere il volo verso un nuovo posto di osservazione.

Nel loro volo in linea retta alternano le planate con qualche rapido battito d'ali. Il loro richiamo è un forte «ki-ki-ki».

I gheppi si cibano di topi e altri roditori, di piccoli uccelli, insetti e lombrichi che, eccetto per le due specie africane più comuni (il gheppio maggiore e il gheppio volpino), costituiscono la loro alimentazione tipica. I principali insetti catturati sono grandi coleotteri, falene e cavallette. La quantità di cibo ingerito varia con la stagione e con la ricchezza del luogo. Ad esempio, non è raro che i gheppi passino un'ora o più volteggiando su un campo, posandosi di tanto in tanto a terra, per mangiare solo farfalle o falene; oppure passino lunghi periodi di tempo a lanciarsi da un palo per catturare semplicemente dei lombrichi. I gheppi si nutrono anche di carogne, le carcasse dei grandi uccelli per esempio, e si sono visti gheppi americani ed europei sottrarre brandelli di carne e cibo agli altri uccelli. Derubano anche gli altri rapaci: uno di questi falchi è stato visto volare verso un gufo che trasportava un roditore, passargli sotto capovolto, strappargli la preda con gli artigli, e fuggire.

Il corteggiamento, che avviene a fine marzo o ai primi d'aprile, consiste in una serie di volteggiamenti che il maschio compie attorno alla femmina appollaiata. Nel corso di queste evoluzioni, esegue tre o quattro battiti d'ali, seguiti da una planata e ripetuti come un rito; tutto questo sempre accompagnato dal suo richiamo «ki-ki-ki». Tutte le volte che si avvicina alla femmina, non le si accosta ma le ronza intorno, poi, interrompendo la sua discesa, si rialza in volo bruscamente e riprende a volteggiare. A volte anche la femmina si innalza in volo mentre il maschio continua le sue esibizioni. I gheppi non costruiscono un nido proprio, e le loro 4-6 uova bianche macchiate di rosso-bruno sono deposte a intervalli di due giorni nei nidi abbandonati di grandi uccelli come le cornacchie, nelle crepe dei muri delle case, nei cornicioni, in luoghi scoscesi o nelle cavità degli alberi. Generalmente è la femmina che cova, mentre il maschio provvede al cibo, anche se talvolta si scambiano le mansioni.

La schiusa avviene dopo un mese ed i piccoli continuano ad essere imbeccati dalla madre mentre il maschio procura il nutrimento. I giovani sono in grado di volare dopo circa quattro settimane, ma continuano ugualmente ad essere alimentati per un altro po' di tempo. Quando lasciano definitivamente il nido, questo è letteralmente ricolmo di pallottoline rigurgitate.

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domenica 15 febbraio 2015

AMICO MICIO Il gatto europeo




Il gatto europeo, detto anche celtico dal pelo corto, è una razza di gatto la cui varietà più nota è quella con il mantello tigrato (la forma più comune presenta striature nere su fondo marrone o beige e una "M" sulla fronte).

È stata riconosciuta dalla Federazione Internazionale Felina nel 1982.
Secondo alcuni studi, si tratterebbe della razza che più direttamente discenda dall'antico gatto egizio (Felis silvestris lybica o Felis lybica), che nella Civiltà dei Faraoni era considerato una divinità.

Dall'Egitto sarebbe giunto, sempre secondo alcune ricostruzioni teoriche, dalle zone più interne dell'Africa settentrionale, dove altri tipi di felini si sarebbero, come noto, sviluppati con articolazione di varietà e poi spostati verso Sud. Dall'Egitto, invece, sarebbe giunto in Europa con le navi dei mercanti e dei soldati: soprattutto i mercanti (anche i Fenici) ne catturavano grandi quantità che esportavano clandestinamente (il gatto era considerato proprietà del Faraone), alimentando un mercato continentale per il quale si trattava di un animale sconosciuto, ma immediatamente apprezzato nella sua utilità di combattere i topi (e questo era il motivo per il quale era a bordo anche delle navi militari).

Proprio la funzione di caccia o guerra ai topi, in un'era in cui i roditori rappresentavano motivo di preoccupatissima attenzione per la distruzione degli alimenti dell'uomo e per la diffusione delle malattie, fece la fortuna del nascente gatto europeo e quindi fu subito adottato, ad esempio, da tutte le marinerie; la buona resa riproduttiva e la relativamente lunga età fertile, le caratteristiche caratteriali e la straordinaria capacità di adattamento, consentirono un radicamento ed una ottima diffusione del gatto ex-egizio su tutto il continente, a partire dai paesi meridionali. I Romani, nel corso della loro espansione, lo diffusero praticamente in tutto il continente europeo, fino all'attuale Inghilterra.

Recenti studi si vanno allestendo circa le eventuali parentele, e le eventuali contiguità evolutive, fra il gatto europeo ed il poco conosciuto gatto selvatico sardo (Felis silvestris libyca, o Felis lybica sarda) che risiede nell'area incontaminata del Supramonte, nella Sardegna centrale; le differenze morfologiche hanno infatti lasciato congetturare che, viste le caratteristiche del gatto egizio ed osservando quelle di quello sardo, potrebbe essere esistita una razza continentale capace di modificare entrambe, anche se lievemente, attraverso gli incroci oppure che le due abbiano avuto interazioni.

Al riconoscimento della razza si giunse dopo un lungo lavoro, iniziato nel 1925 in Inghilterra ad opera del Governing Council of the Cat Fancy, organizzazione di appassionati che ebbe grande influenza nella determinazione degli standard di molte razze. Sebbene le mire iniziali degli allevatori fossero quelle di creare un registro per il gatto comune inglese (British shorthair), l'innascondibile discendenza di questo da quello continentale aprì comunque la strada allo Shorthair (il nome, che significa "di pelo corto", con cui è anche noto l'europeo), per il quale si campionarono esemplari dei più diversi, tutti di prelevamento domestico, ma - anche per le abitudini del tempo - tutti incrociati con la popolazione randagia.

Il gatto europeo è perciò una razza selezionata direttamente dal gatto comune domestico, o gatto soriano, ovvero dalla stragrande maggioranza dei gatti in circolazione in Italia ed in Europa. La circostanza ha fatto sì che la rappresentazione culturale (anche in termini di tradizioni popolari) del gatto, sia massimamente in qualche modo riconducibile all'europeo.

Si distinguono, all'interno della razza le seguenti varietà:

Gatto europeo bianco
Gatto europeo unicolore
Gatto europeo squama di tartaruga
Gatto europeo smoke
Gatto europeo tigrato o tabby
Gatto europeo silver
Gatto europeo con bianco (bicolore, van, arlecchino)
Gatto europeo rosso chiaro (arancione, il più comune
Corporatura: il gatto europeo ha un corpo robusto e muscoloso. Il petto è largo, il collo e le spalle sono pronunciate.
Testa: la testa è piuttosto larga, la faccia appare rotonda, ma è più lunga che larga. La fronte e il cranio sono leggermente arrotondati.
Naso: è diritto, di lunghezza media e di larghezza costante. La fronte è caratterizzata da una leggera depressione a livello degli occhi.
Orecchie: le orecchie sono dritte; arrotondate all'estremità e possono avere pelo sulle punte.
Occhi: gli occhi sono di forma rotonda, disposti leggermente in obliquo.
Zampe: le zampe sono forti e solide, di lunghezza media, si assottigliano regolarmente verso piedi forti, robusti e di forma arrotondata.
Coda: la coda è di lunghezza media, ma non sempre e in alcuni gatti è anche all'insù. Piuttosto spessa alla base, si affila gradualmente fino all'estremità arrotondata.
Mantello: il pelo è normalmente corto, e quando il gatto gode di una nutrizione adeguata ed appropriata, ha la pelliccia lucida.
Colori: i colori del pelo sono soprattutto scuri. I più frequenti sono: grigio, bianco o bianco sporco, marrone, arancio scuro, nero. Spesso le femmine hanno il mantello di 3 colori diversi, abbinati solitamente con bianco, marrone e arancio.
Caratteristica della specie è una sorta di maschera accanto agli occhi, per lo più di colore marrone-scuro.

Delle caratteristiche note del gatto, l'europeo presenta accentuate soprattutto l'intelligenza, la curiosità, la giocosità e l'istinto predatorio, disponendo molto del tempo di veglia ad attività che le mettano in pratica; dove impossibilitato, l'europeo esprime comunque anche l'istinto della caccia con comportamenti che secondo molti studiosi ravvivano di tanto in tanto istruzioni genetiche specifiche, come il salto, l'agguato, l'esplorazione. Durante lo svezzamento, il cucciolo di europeo riceve articolatissimi insegnamenti in questo senso dalla madre, e ciò anche se questa abbia vissuto separata da contesti naturalistici, ad esempio esclusivamente in appartamento, quasi che gli innatismi riescano a sopravvivere alle compressioni cui certe domesticazioni li sottopongono, anche in assenza di modi di pratica.

Moderatamente addestrabile dall'uomo, sebbene a prezzo di un notevole impegno e solo in presenza di un rapporto di confidenza molto profondo, l'europeo esprime episodici sprazzi di affettuosità (più marcati nelle femmine), superati da molto più frequenti tensioni ludiche. Dimostra invece con buona chiarezza gli stati d'animo, ed è capace di grande sensibilità.

Si sostiene da taluni etologi che vi sia una correlazione fra il colore del manto ed il grado di dominanza o di remissività degli esemplari dell'europeo, sia nei rapporti con i simili, sia nei rapporti con l'uomo; secondo questi studi, ai mantelli con tinte più chiare corrisponderebbe un carattere maggiormente dominante, mentre a quelli più scuri un'indole di maggiore remissività. La tesi ha fatto discutere, ma ha suscitato, almeno per ora, un'accoglienza solo tiepida. Secondo altri studiosi, l'europeo è comunque portato a sviluppare una certa personalità in assenza di personalità più forti (umane o dei simili) che possano comprimerla, nel qual caso invece si adatta alla posizione subalterna, sebbene non sempre di buon grado.

Circa la tigratura, va detto che di fatto, salvo casi rarissimi, essa è presente, anche se talvolta impercettibilmente, in pressoché tutti gli esemplari. Il rilievo delle tigrature, in simili esemplari, si presenta in particolari condizioni di luce, ad esempio con forte luce radente ed ovviamente ad osservazione ravvicinata.

Ciò vale anche per i pregiati esemplari grigio-argentei, mentre è più facile che sia assente negli esemplari prevalentemente bianchi, anche se si è da taluni sostenuto che ciò possa accadere per effetto di casuale incrocio di pigmenti bianchi nella combinazione del patrimonio genitoriale.

Del resto, le variazioni della tigratura sono state definite come assolutamente distintive di ciascun individuo, al pari delle impronte digitali umane: non si ha infatti nozione di due gatti con l'identico disegno.

I mantelli più diffusi sono quelli tabby, soprattutto nel disegno mackerel (tigré, caratterizzato da righe continue) e blotched (caratterizzato da un disegno marmorizzato).

I bicolori vengono classificati a seconda della disposizione della pezzatura bianca in bicolori, arlecchini.

Tra le varietà più rare vi sono i silver, sia nella versione silver tabby che smoke.

I tricolori sono quasi esclusivamente di sesso femminile, nella varietà calico (nero/arancio/bianco) e calico diluito (grigio/crema/bianco).

Le particolari leggi biologiche che governano le pigmentazioni ed i disegni dei mantelli, rendono alquanto ardua la selezione in allevamento: la lunga storia del gatto europeo è anche una ricchissima storia genetica nella quale di tanto in tanto affiorano sorprese e variazioni, e la ricerca estetica selettiva ne risulta fortemente penalizzata.


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