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venerdì 8 maggio 2015

LA SAPONARIA

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Pianta perenne originaria dell'Europa; forma piccoli cuscini striscianti, che tendono ad allargarsi non molto rapidamente; i fusti sono molto ramificati, prostrati, lunghi 10-30 cm; le foglie sono ovali o lanceolate, di colore verde scuro, in primavera vengono quasi nascoste dai numerosissimi fiori, che sbocciano in grappoli, di colore rosa intenso; la pianta continua a fiorire fino ai primi freddi, producendo sporadici mazzetti di fiorellini. Molto utilizzata per i giardini rocciosi, la saponaria si può trovare facilmente anche in natura, nei pascoli di media quota; trova impiego anche per coprire muri a secco, vista la facilità di sviluppo, anche in condizioni non ideali. La saponaria viene utilizzata in erboristeria, il nome deriva dall'alto contenuto di saponine vegetali presenti nelle radici di questa pianta.

Si sviluppano senza problemi in qualsiasi terreno, anche in quelli molto aridi e asciutti; prediligono terreni sciolti e molto ben drenati.

In fitoterapia, si impiega la radice di saponaria, ricca di saponine, flavonoidi e vitamina C.
Il marker della saponaria è l'acido quillaico, saponina che ne caratterizza il fitocomplesso. Il contenuto in acido quillaico è variabile da 2,5 al 5%, in base al momento di raccolta: la quantità di questa saponina è massima nei mesi antecedenti la fioritura (aprile e maggio), e minima in quelli estivi (luglio e agosto), corrispondenti al periodo di piena fioritura.
Tra i composti di natura flavonoidica, non possono mancare la vitexina e la saponaretina, saponarine contenute principalmente nelle foglie di saponaria.
Tra gli altri costituenti chimici, si ricordano: acido glicerico, acido glicolico, galattani, gomme e olio essenziale (0,185%).

Le virtù terapiche della saponaria sono dovute principalmente alla presenza delle saponine.
Anzitutto, la saponaria è nota per le virtù espettoranti: assunta sottoforma di decotto, la saponaria favorisce un aumento della secrezione bronchiale, che diviene più abbondante e fluida. Inoltre, le saponine provocano un'irritazione a livello della mucosa, utile a promuovere l'eliminazione dell'espettorato.
Le saponine contenute nella saponaria stimolano la diuresi: eliminate per via renale, infatti, esercitano uno stimolo locale facilitando l'escrezione di urina. Chiaramente, all'attività diuretica si associa quella depurativa e diaforetica.
Da non dimenticare che le saponine sono in grado di potenziare l'attività farmacologica di alcune sostanze: tipico esempio è il sinergismo tra le saponine e i derivati digitalici.
Ad uso topico, i prodotti formulati con estratti di saponaria sono impiegati come depurativi cutanei.
Recentemente, su cavie da laboratorio è stata dimostrata l'attività ipocolesterolemizzante della saponaria: i composti di derivazione saponinica, infatti, sembrano influire sull'assorbimento intestinale del colesterolo.
Le saponine della saponaria, sono utili contro stati febbrili, disturbi epatici e gastrointestinali.

Noto da secoli è l'impiego schiumogeno della saponaria nella cosmesi naturale: dopo essere filtrato, il decotto di saponaria può essere utilizzato come una valida alternativa al classico shampoo, particolarmente indicato per capelli sfibrati, che tendono a spezzarsi. La saponaria viene impiegata anche per la detersione di pelli delicate, consigliata anche per purificare la cute affetta da psoriasi o acne.
Utile anche per lavare le stoffe, la saponaria trova impiego nella produzione di detersivi e saponi da bucato.

Assunte a dosi elevate, le saponine della saponaria sono tossiche: non a caso, la somministrazione di estratti di saponaria va attentamente dosata.
Iniettati, i principi attivi di saponaria possono generare convulsioni, infiammazione a carico dei reni, emolisi e diarrea ematica; i sintomi da assunzione eccessiva di saponine possono degenerare fino a indebolire o paralizzare i muscoli, generare una depressione cardiocircolatoria e, nei casi più gravi, indurre la morte.
Ad uso topico, l'estratto di saponaria può provocare irritazione cutanea o delle mucose.



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                              http://asiamicky.blogspot.it/2015/05/la-valle-del-freddo.html





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venerdì 27 febbraio 2015

LA MALVA

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La malva selvatica (Malva sylvestris L., 1753) è una pianta appartenente alla famiglia delle Malvaceae.

È una pianta erbacea annuale o perenne. Presenta un fusto eretto alto anche 1 metro.
Le foglie di forma palminervia con 5 lobi e margine seghettato irregolarmente.

I fiori sono riuniti all'ascella delle foglie, di colore rosaceo, con petali bilobati. Il frutto è un poliachenio circolare.

Pianta originaria dell'Europa e Asia temperata, è presente nei prati e nei luoghi incolti di pianura.

Il nome deriva dal latino malva ed ha il significato di molle, cioè capace di ammorbidire.
Viene usata in erboristeria: i principi attivi si trovano nei fiori (Malvae flos) e nelle foglie (Malvae folia F.U.XI) che sono ricchi di mucillagini, usati per le loro proprietà emollienti e bechiche, nelle forme catarrali delle prime vie bronchiali. La pianta trova largo uso come emolliente e calmante delle infiammazioni delle mucose, oftalmica.
La malva può essere assunta sotto forma di verdura contro la stipsi, infuso per idratare e ammorbidire l'intestino, e per regolarne le funzioni grazie alla sua azione lassativa, dovuta alle proprietà delle mucillagini di rigonfiare l'intestino, stimolandone la contrazione e quindi agevolandone lo svuotamento. In Cucina si usano i germogli, i fiori freschi o le foglioline.

Grazie alle mucillagini contenute, la malva ha proprietà benefiche sulla pelle, in particolar modo riduce gli arrossamenti, protegge, ammorbidisce e rinfresca la pelle. Le mucillagini esercitano effetti benefici anche sulle mucose ed è per questo motivo che la malva viene spesso utilizzata per placare i malanni della brutta stagione; una tisana di fiori e foglie di malva bevuta due volte al giorno ha proprietà curative nei confronti di tosse, raffreddore, mal di gola e stati influenzali.

Grazie alle sue proprietà emollienti la malva apporta benefici anche in caso di infiammazioni del tubo gastroenterico ed è quindi indicata nei casi di coliti e gastroenteriti.

La malva, consumata come verdura, ha proprietà lassative e viene quindi utilizzata come rimedio per la stipsi.

Infusi di malva possono essere utilizzati per risciacqui alla bocca per curare gengiviti ed ascessi.

Un decotto di malva miscelato all'acqua del bagno viene utilizzato a scopo rilassante e sedativo.

La malva torna utile anche in caso di punture di insetto, le foglie strofinate sulla punture ne diminuiscono il dolore ( o il prurito ) e ne contengono il rigonfiamento.

La tisana di malva si prepara mettendo a bollire un paio di cucchiaini di malva secca in un pentolino d'acqua per due minuti; in seguito si filtra, vi si aggiungono un paio di cucchiani di miele e di succo di limone e si lascia raffreddare un po' prima di bere.

Pitagora sosteneva che la malva dovesse essere mangiata ogni giorno per calmare le passioni e purificare la mente. Cicerone ne era ghiottissimo, e Marziale oltre che usarla come antidoto alle sue notti brave, la consigliava a chi aveva problemi di stitichezza. Orazio l’accompagna alla cicoria e Apicio la consacra nella cucina ricca, pur essendo cibo contadino e popolano, dedicandole due ricette.
Continuiamo a ritrovare la malva nei secoli successivi, e la Scuola Salernitana la loda perché “risana e scioglie il corpo”.
Durante il medioevo veniva comunemente coltivata negli orti e i suoi principi attivi, utilizzati diffusamente fino al ‘900, erano il rimedio contro artriti, accessi, infiammazioni gengivali, stitichezza e obesità.
Oggi in gastronomia le foglie di malva, appena spuntate, sono mangiate crude nelle insalate, oppure cotte nelle minestre con orzo o riso. Sempre le foglie cotte, entrano come ingrediente nella preparazione di ripieni per ravioli e polpette.
Le contadine del secolo scorso d’alcune regioni, mettevano dei fiori di malva nel corredo della sposa perché si diceva aiutassero a conservare la bellezza anche con l’avanzare dell’età.


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