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mercoledì 6 gennaio 2016

IL BORDER COLLIE

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Il border collie è una razza canina di origine britannica riconosciuta dalla FCI (standard n. 297, gruppo 1, sezione 1).

Il Border Collie, dall’indole ubbidiente e addestrabile con facilità, è stato selezionato per secoli con l’intenzione di assecondare la sua attitudine al lavoro. Col passare del tempo, è diventato il perfetto ausiliare del pastore, addestrato per guidare e proteggere i greggi. Si potrebbe dire che è un vero “lavoro dipendente”.

Nonostante sia entrato ufficialmente nella cinofilia internazionale solo qualche tempo fa, il Border Collie è abbastanza diffuso e conosciuto in Europa anche per le numerose partecipazioni televisive e cinematografiche.

Prima di essere ammesso alle esposizioni, esistevano solo esemplari da lavoro, tanto che era sconsigliato come cane da compagnia. Tuttavia combinando i due caratteri, border collie da lavoro (molto spinto psicologicamente, pelo corto e abbastanza snello) e border collie da esposizione (carattere molto tranquillo, a pelo lungo e più in carne) si è ottenuto un cane dal carattere mite, gioviale e soprattutto di compagnia, a patto che il padrone assecondi la sua voglia innata di gioco e lavoro. E’ un cane molto ubbidiente a cui piace rendersi utile nel lavoro; molto attaccato a colui che lo accudisce, è capace di esprimere una grande affettuosità.

Essendo un cane molto intelligente (la classifica di Stanley Coren della University of British Columbia lo piazza al primo posto) attenti a non commettere errori nell’educazione: il cane imparerà velocemente qualcosa di sbagliato e non sarà semplicissimo correggere l’errore.

Spesso considerato un cervellone, il Border Collie è molto intelligente e addestrabile, eccelle non solo come cane da pastore ma anche nelle competizioni di obbedienza, agility, flyball, ricerca e soccorso e come cane antidroga.
Questo cane è instancabile: vive per il lavoro, in una forma o nell'altra, e può diventare frustrato se non lo si tiene impegnato. Adatto a famiglie che amano i cani, ha bisogno di socializzare, di un trattamento delicato e di impegno in termini di tempo e attenzioni. Con molti stimoli, esercizio e lavoro, è un compagno fedele, affettuoso, reattivo e gratificante, ma non un cane da prendere alla leggera.
Originario delle colline inglesi, al confine con Scozia e Galles, la razza era famosa in tutto il mondo come cane da lavoro molto prima di ricevere il riconoscimento come razza negli anni Settanta. Oggi, ai suoi successi, ha aggiunto quelli nelle esposizioni.
Per chi ha tempo e inclinazione per tenerlo occupato, può essere uno splendido membro della famiglia. Molte famiglie non sono in grado di dedicargli abbastanza tempo e impegno e un Border Collie frustrato è un grosso problema. Non è adatto ai bambini piccoli: i Border possono essere iperattivi e l'innato istinto da pastore può portarli a mordere.
Il padrone ideale del Border Collie è attivo, disposto a fargli compagnia e appassionato di addestramento. Bisogna tenerlo occupato e non è decisamente adatto a tipi sedentari. Non è probabilmente la razza ideale per chi non ha mai avuto un cane.



Il border collie è un cane ben proporzionato dall'aspetto armonioso ed atletico, ha, in genere, una coda moderatamente lunga, attaccata bassa, ben fornita di peli che termina ricurva verso l'alto. In azione può alzarsi, ma non è mai portata sul dorso. Il cane è di taglia media. I colori sono tutti ammessi; il tipo più diffuso è il bianco-nero. Il pelo può essere lungo (5-7 cm) o corto. È, in ogni caso denso, di tessitura morbida e fitto. Gli occhi sono ben distanziati, ovali, di grandezza media. Il colore è bruno, tranne che nel soggetto blu merle per il quale possono essere singolarmente od entrambi blu.

Le orecchie sono di taglia e di tessitura media portate erette o semierette. Il cranio è piuttosto largo, con apofisi occipitale non pronunciata. Muso forte. Stop ben marcato. Guance non piene né tondeggianti. Le zampe sono ovali, con cuscinetti plantari spessi e forti. Dita arcuate e strette. Ha un'andatura sciolta, regolare e scorrevole

Inoltre esiste: blue, blue tricolore, blue merle e blue merle tricolore, lilac, lilac tricolore, lilac merle e lilac merle tricolore, sable, sable tricolore, sable merle e sable merle tricolore, black saddleback tricolour, seal, seal tricolore, seal merle e seal merle tricolore, chocolate, chocolate tricolore, chocolate merle e chocolate merle tricolore, rosso, rosso tricolore, red merle, red merle tricolore, brindle, tricolore.

Il border collie è un cane robusto e longevo (raggiunge facilmente i 15 anni di età) che non ha bisogno di cure particolari. Delle spazzolate regolari sono sufficienti per mantenere in buone condizioni il mantello; le spazzolate dovranno essere più frequenti nel periodo della muta: una volta l'anno (primavera/estate) per i maschi, due volte l'anno (in corrispondenza dei periodi di estro) per le femmine.

Questo cane è ancora oggi usato nelle greggi per controllare le pecore.

Nel 2004 l'ENCI ha contato 1204 cuccioli iscritti ai libri genealogici, contro i 1139 dell'anno prima, i 1130 del 2002 e i 959 del 2001, ma la sua diffusione è in costante aumento in confronto ai 107 soggetti del 1995. Nel 2012 invece i soggetti iscritti sono stati 2538.



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martedì 30 giugno 2015

IL MULO

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Già nell'antichità il mulo era allevato in Illiria.
Fino a pochi decenni fa il mulo era assai diffuso sia nel Mediterraneo sia in Africa, Asia, Palestina e nelle Americhe.
Prima dell'avvento dei veicoli a motore, il peso principale della logistica di campagna degli eserciti ovviamente gravava – e non si tratta di una metafora – sul trasporto animale e in misura particolare sulla groppa di un tenace e solido quadrupede, il mulo.

La ragione è semplice: in termini di velocità di passo, di capacità di trasporto, di resistenza ai disagi e di sobrietà di richieste alimentari si tratta della scelta migliore possibile.

Un mulo può percorrere circa 5 chilometri all'ora a passo più lento in discesa che in salita, può trasportare circa il 30% del suo peso e si accontenta di 3/4 della razione di un cavallo a parità di peso: senza richiedere le cure e le attenzioni del suo più nobile cugino.

Se 5 km. all'ora possono sembrare pochi, va anche aggiunto che la resistenza del mulo gli consente di marciare anche per 10-12 ore: marce di 40 km al giorno possono essere considerate normali, 80 possibili, 160 eccezionali ma documentate in manuali dell'esercito americano dei primi del Novecento.

La maggior parte dei muli pesa tra i 350 e i 450 chili, per cui la loro capacità di trasporto dovrebbe variare tra i 100 e i 135 chili, contando, ovviamente, anche il peso del basto. Tuttavia il carico utile ideale, secondo i manuali militari moderni, dovrebbe aggirarsi sui 70 chili, e magari anche meno, considerando quanto desiderabile è mantenere in vita l'animale.

Le documentazioni antiche confermano questa variabilità, che probabilmente dipendeva tanto dalla stazza dell'animale, quanto dalla disponibilità o dall'esigenza di sovraccaricarlo: un editto di Diocleziano riferisce di carichi standard di 65.5 chili, mentre un precedente papiro egiziano di età ellenistico-romana riporta una specie di statistica in base alla quale il 41% di un campione di muli aveva un carico utile di 88,5 chili, il 35% di 118 chili e il 9.3% riusciva a trasportare fino a 177 chili.

A parità di peso, come anticipato, un mulo richiede il 75% della razione di un cavallo.

Tradotto in cifre significa dai 2 ai 4 chili di orzo e circa 6 chili di fieno o più o meno il doppio di erba fresca, mentre il fabbisogno di acqua è di 20 litri al giorno, di solito somministrati in tre momenti della giornata.

Le razioni militari in campagna possono tuttavia essere anche minori: durante la campagna peninsulare agli animali del treno di Wellington vennero distribuiti 2,3 chili di orzo e 4,5 chili di paglia al giorno, ma nelle fonti narrative non mancano aneddoti di muli costretti a sopravvivere con qualsiasi cosa fosse solo apparentemente commestibile.

Ovvio a questo punto che tutti gli eserciti abbiano approfittato e approfittino ancora (gli americani in Afghanistan, ad esempio) per le loro esigenze di trasporto di un animale tanto utile e servizievole.

I romani ne avevano 2 ogni contubernium (il nucleo base di 8 uomini che alloggiavano nella stessa tenda) per un ammontare complessivo stimato per legione imperiale di 1.400 muli. In epoca repubblicana il numero non doveva essere troppo diverso, considerando la natura meno strutturata centralmente dell'organizzazione militare.

I grandi numeri arrivano però nell'Ottocento: Sherman non avrebbe potuto concepire la campagna di Atlanta nel 1864, nonostante il massiccio impiego dei trasporti ferroviari, senza l'ausilio di un treno logistico composto dalla stratosferica cifra di 5.180 vagoni e 860 ambulanze, con un seguito di 28.300 cavalli e, soprattutto, 32.600 muli.

Il mulo è un ibrido sterile a causa del suo corredo cromosomico dispari (63 cromosomi), e deriva dall'incrocio tra l’asino stallone con 31 coppie di cromosomi e la cavalla con 32 coppie di cromosomi. La sterilità di questo animale è dovuta al fatto che avendo un corredo poliploide dispari, alla meiosi, non riesce ad appaiare i suoi cromosomi nella maniera giusta e non riesce a formare gameti "normali".

L'ibrido derivato dall'incrocio contrario (cavallo stallone e asina) si chiama bardotto.

I muli francesi godevano un tempo di grande fama. Le quattro zone tipiche di produzione di muli in Francia sono:

Poitou, da dove provengono muli di grossa taglia, assai pesanti e muscolosi;
Cévennes (Massiccio Centrale), da cui provengono muli medio-grandi adatti per la soma e per la montagna;
i Pirenei, dove viene impiegato l'asino catalano per la produzione;
il Delfinato, dove vengono prodotti muli di buona taglia, di conformazione raccolta, robusti e molto vigorosi.
Fino agli anni quaranta era fiorentissima la produzione mulina anche in Puglia: incrociando cavalle murgesi con asini di Martina Franca si ottenevano i famosi muli martinesi, ideali per l’artiglieria e la fanteria alpina.

Le ragioni della sua diffusione erano: costituzione assai forte e robusta, la rusticità, la resistenza alle malattie, l'adattabilità ad ambienti sfavorevoli, la sobrietà. Nasce soprattutto grazie alla selezione umana a cui in passato serviva la forza dell'asino e la velocità del cavallo. In particolare, il mulo, data la conformazione delle scapole, come quelle dell'asino, può trasportare grandi pesi direttamente sulla groppa, unendo la forza del cavallo alla resistenza dell'asino. Questa caratteristica ne ha permesso l'uso in alta montagna.

I muli maschi sono sempre sterili; le femmine, invece, possono essere occasionalmente fertili se accoppiate a cavalli o asini. Dal 1527 sono stati documentati oltre 60 casi di mule che hanno concepito e partorito soggetti vivi e vitali.

Attualmente è molto usato in ippoterapia e si cerca di rivalutare gli ibridi con progetti ad hoc oltre ad essere tutt'ora indispensabile per la vita degli abitanti del centro storico del comune di Artena, un piccolo borgo medioevale del centro Lazio, riconosciuto come il centro non carrozzabile più grande d'Europa.

Il mulo ha testa più grossa e orecchie più lunghe del cavallo, collo corto con scarsa criniera (più abbondante nel bardotto), garrese basso, dorso spesso convesso, groppa tagliente, coda con pochi crini. Gli arti sono asciutti, con articolazioni larghe e solide, piedi cilindrici e talloni alti e stretti. Il pelo è corto. I mantelli più frequenti sono il nero e il grigio; il sauro è raro. Talvolta si ha la riga mulina; più frequenti sono le zebrature, specie quando il mantello è baio.
Il mulo è meno ricettivo del cavallo alle malattie e alle coliche; minori sono anche le esigenze di governo, di cure igieniche e di custodia. Se il mulo è proverbiale per la caparbietà e spesso per la cattiveria, in compenso compie il lavoro con grande energia e molta resistenza, anche sulle strade montane più impervie, con passo sicuro e costante andatura.

Per ovviare alle difficoltà dell'accoppiamento tra cavalla e asino, si consiglia la fecondazione artificiale, che aumenta anche la percentuale di fecondità (con la monta naturale è relativamente bassa: 30-50%).
La durata della gravidanza nella cavalla ingravidata da stallone asino è intermedia tra le due specie (11 mesi per quella cavallina, 12 mesi per la specie asinina): è cioè 1-2 settimane più lunga rispetto a quella del cavallo. Di norma la cavalla ripresenta l'estro nella prima settimana successiva al parto e potrà essere fatta rifecondare. Le cavalle, nell'ultimo periodo di gravidanza, vanno lasciate a riposo, evitando, in particolare, gli eccessivi rigori del clima. Il parto non presenta in genere difficoltà. I parti gemellari sono molto rari. Il puledro, di norma, è più rustico del puledro cavallo e quindi può seguire presto la madre al lavoro. L'allattamento dura 7-8 mesi Nella prima settimana dopo il parto, è bene tenere la fattrice a riposo; nella seconda settimana,, madre e puledro si fanno passeggiare. La cavalla può riprendere il normale servizio nella terza-quarta settimana successiva al parto.
La castrazione dei maschi viene praticata intorno all'anno e mezzo, preferibilmente nell'autunno o nella primavera. La domatura, intesa come addestramento al lavoro, viene praticata verso i 18-24 mesi, nella stessa maniera adottata per il cavallo e l'asino. Il pieno rendimento si ha intorno a 4 anni di età. La rusticità è notevole, però il carattere è difficile, indipendente e scontroso; per questo motivo gli animali non vanno mai trattati duramente, per evitare risultati negativi e anche per l'istinto vendicativo del mulo.
I muli hanno vita lunga (come l'asino): si ricordano muli che hanno prestato lavoro, anche pesante, per 30 e persino 50 anni. Per la determinazione dell'età si ricorre all'esame della dentatura che differisce assai poco da quella dell'asino.
Lo zoccolo del mulo è simile a quello dell'asino, quindi meno lungo e più alto. L'unghia è più forte e resistente. Il diligente governo di quest'ultima e la buona ferratura hanno fondamentale importanza per un buon servizio, per la conservazione degli appiombi e, quindi, per la lunga durata degli animali.
L'alimentazione è la stessa consigliata per il cavallo e l'asino, nelle varie età e in funzione dell'impiego. Il pascolo è sempre consigliabile, in ogni età e particolarmente per i soggetti più giovani. Nel razionamento si deve tenere conto, come in ogni altra specie animale: dell'età, del peso vivo, del tipo e dell'intensità del lavoro.



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