Visualizzazione post con etichetta medicinale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta medicinale. Mostra tutti i post

lunedì 22 giugno 2015

GRIFOLA FRONDOSA



La Grifola frondosa (ovvero Grifos frondosus) è un fungo non molto diffuso che cresce sotto gli alberi di castagno ed appartiene alla famiglia delle Meripilaceae. In Giappone e nel mondo è anche conosciuto col nome di "Maitake".

Il corpo fruttifero è composto da un robusto tronco o gambo biancastro che si divide in numerose ramificazioni, portanti all'apice altrettanti cappelli a forma di spatola o di ventaglio, con orlo ondulato; nella parte superiore sono bruni o bruno grigiastri o grigiastri. La parte imeniale, inferiore, è composta da un tessuto a pori minuti biancastri o giallastri fino ad un rosa brunastro.

La carne è fragile, bianca, con un forte odore aromatico; sapore grato.

Cresce in autunno su ceppi od ai piedi dei tronchi di piante vive di castagno o di quercia. E' specie fedele alla sua stazione di crescita.
Considerato un ottimo commestibile, si presta in modo particolare alla conservazione sott'olio.

Il Maitake è ricco di minerali (il potassio, calcio, e magnesio), varie vitamine (B2, D2 e Niacina), fibre e amminoacidi. Il costituente attivo che potenzia ed esalta l'attività immunitaria è stato identificato negli ultimi anni ottanta, si tratta di un materiale avvolto da una proteina polisaccaride beta-glucano, un composto talvolta ritrovato nei funghi dell'ordine Polyporales.
La prevenzione del cancro è uno degli usi prevalentemente suggeriti per l'estratto di questo fungo.

Questo fungo noto terapeuticamente come Maitake è ritenuto esplicare i suoi effetti in quanto è attivatore di alcune protezioni, come i macrofagi, le cellule Natural Killer, le cellule T, l'interleukina-1 e l'anione superossido, tutte quante con provate attività anti tumorali. Nel 2009, una sperimentazione umana phase I/II ha dimostrato che il Maitake stimola il sistema immunitario dei pazienti affetti da cancro polmonare. Alcuni relativamente ristretti esperimenti su pazienti affetti da tumori hanno rivelato che questo fungo stimola le cellule NK. Anche una ricerca In vitro ha dimostrato che il Maitake attiva le cellule NK.

Esperimenti cellulari dimostrano che il Maitake induce l'apoptosi e inibisce la metastasi. L'apoptosi è stata indotta in cellule di cancro alla prostata, e i ricercatori hanno supposto che il fungo può essere attivo anche su umani affetti da questo genere di tumore.

Esperimenti in vitro hanno rivelato che il Maitake inibisce la crescita di vari tipi di cellule tumorali. Ristretti esperimenti su pazienti affetti da cancro hanno anche dimostrato in vitro che l'azione antitumorale deve ritenersi rilevante sugli umani. Un esperimento in vivo ha dimostrato che questo fungo stimola il sistema immunitario innato e adattivo di normali topi.

Molti ricercatori hanno indicato che il fungo ha l'abilità di regolare la pressione sanguigna, il glucosio nel sangue, l'insulina, il siero del plasma sanguigno e la concentrazione dei lipidi nel fegato, il colesterolo, i trigliceridi, ed i fosfolipidi, e che può essere utile per ottenere cali ponderali o nelle situazioni di insulinoresistenza; molte ricerche dimostrano che l'uso culinario del Maitake ha un effetto ipoglicemico sullo zucchero nel sangue, dovuto al fatto che naturalmente il fungo contiene l'inibitore dell'alfa glicosidasi.

Uno studio suggerisce che il fungo da solo può indurre l'ovulazione nelle pazienti con policistosi ovarica e può essere utile come terapia aggiuntiva per i pazienti che hanno fallito il trattamento di prima linea con il clomifene.

Nella Medicina tradizionale cinese e giapponese viene utilizzato per stimolare il sistema immunitario.

Come per molti altri funghi, esistono delle condizioni ottimali, all'interno di una gamma limitata, per la crescita del fungo che sono: la temperatura, l'umidità e altri fattori ambientali. Zone del Giappone nord-orientale sono particolarmente ospitali per la crescita del Maitake, anche se l’utilizzo di molti terreni per il foraggio e lo sviluppo hanno contribuito a limitare la sua disponibilità in natura. Può anche essere trovato nelle foreste settentrionali temperate dell'Asia, Europa e Nord America orientale. Mentre è relativamente raro trovarlo, allo stato naturale, in Giappone, il Maitake non è un fungo raro nei boschi degli Stati Uniti e del Canada, dove è conosciuto come “gallina dei boschi” (perché la forma e il colore dei suoi grappoli hanno una somiglianza con le piume della coda di una gallina) e “testa di pecora”. Solo raramente è stato trovato negli Stati Uniti occidentali. Specie strettamente correlate includono umbellata grifola, che i cinesi chiamano Zhu Ling o Chuling, G. albicans, e G. gigantea. I cinesi a volte comprendono Zhu Ling e la testa di pecora. Solo raramente è trovato in Stati Uniti occidentali. Specie strettamente correlate includono la Grifola umbellata, che i cinesi chiamano zhu ling o chuling, Grifola albicans e Grifola gigantea. I cinesi a volte inseriscono lo Zhu Ling (usano lo sclerozio, massa compatta di micelio fungino indurito contenente riserve di cibo, piuttosto che il corpo fruttifero) come ingrediente nelle formulazioni toniche a base di erbe. Anche se lo zhu ling e gli altri tipi di Grifola non sono così ben studiati come il Maitake, si pensa che abbiano composti simili ed effetti  benefici sulla salute.

La coltivazione del Maitake è stata sviluppata di recente. Solo negli ultimi due decenni, i produttori, sono stati in grado di passare da una dipendenza da Maitake raccolto e offrire un Maitake coltivato. Attualmente la bottiglia o la sacca di culturale fanno spesso uso di un letto di segatura/ crusca/ soia (in un rapporto di 80:10:10) come base. La coltivazione commerciale giapponese, soprattutto per l’utilizzo come alimento da cucina, è iniziato nel 1981 con 325 tonnellate. E'cresciuto a 1.500 tonnellate nel 1985, 8.000 tonnellate nel 1991 e quasi 10.000 tonnellate nel 1993. La produzione di Maitake per il commercio in tutto il mondo ora è superiore alle 40.000 tonnellate. Negli ultimi due decenni, questo fingo, ha iniziato ad essere coltivato allo scopo di essere utilizzato come integratore alimentare. Esso può essere l’integratore derivante da un fungo medicinale più versatile e promettente, anche se attualmente è meno noto dello Shiitake (Lentinula edodes) e del Reishi (Ganoderma lucidum).



LEGGI ANCHE : http://pulitiss.blogspot.it/p/verde.html


                            http://asiamicky.blogspot.it/2015/06/cavargna-e-la-valle.html



.

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



.

sabato 28 marzo 2015

L' IRIS

.

In botanica, il genere Iris raccoglie circa duecento specie di piante della famiglia delle Iridacee, il cui fiore è comunemente conosciuto anche con il nome di giaggiolo.

Il nome del genere deriva dalla parola greca Iris che significa arcobaleno.

Il genere è caratterizzato da un fiore attinomorfo con tepali saldati alla base in un breve tubo. I tepali esterni sono ripiegati verso il basso, e sono dotati di una fascia di papille chiare (barba); i tepali interni sono ripiegati verso l’alto. Nel gineceo l'ovario è infero, lo stilo è diviso in 3 porzioni coprenti gli stami.

Comprende specie erbacee e perenni per lo più rizomatose.

Sono piante perenni molto resistenti e facili da vivere, a grandi fiori variamente colorati, spesso con diversi toni sullo stesso fiore. Il blu e il viola sono i colori più frequenti, ma la palette comprende ormai anche giallo, arancione, rosa, rosso, ecc.

I fiori hanno talvolta un gradevole profumo. Anche il fogliame verde azzurrognolo a forma di spada è molto decorativo e contribuisce a ornare il giardino al di fuori del periodo di fioritura.

Le iris sono vendute sotto forma di bulbi secchi, che si chiamano rizomi. Il rizoma è uno stelo modificato in organo di riserva che affiora la superficie del suolo, da dove partono le radici e il fogliame. Le iris crescono facilmente in terreno normale, anche asciutto e calcareo, in piena luce e in situazione libera.
Attenzione ai terreni troppo pesanti e troppo argillosi che conservano troppa acqua in inverno, i bulbi rischiano di marcire. La messa a dimora si fa da settembre a maggio, una piantagione autunnale è preferibile. Prepara il terreno con cura con una vangatura profonda per eliminare tutte le erbacce e approfittane per aggiungere ghiaia o sabbia grossolana se la terra è pesante. Pianta i rizomi in modo che restino visibile, perché una piantagione troppo profonda compromette la fioritura. Annaffia leggermente dopo la piantagione per favorire l'attecchimento. La fioritura arriva generalmente l'anno che segue la piantagione.

Una volta messe a dimora, le iris non sono esigenti e vivono parecchi anni senza richiedere molte cure. Tieni il terreno privo di erbacce, elimina regolarmente le foglie rovinate e secche. Macchie brunastre possono apparire sul fogliame e provocano il suo dissecamento : è un fungo che si può facilmente combattere con qualche trattamento a base di rame o un fungicida del commercio (anti-malattia orto per esempio).

Mettere tutori può essere necessario per sostenere gli steli florali se sono sottomessi ai venti.

Elimina gli steli florali quandi i fiori sono appassati per evitare la formazione di semi che affatica inutilmente la pianta. Dopo qualche anno, i ciuffi diventati tropppo densi possono diventare meno fioriferi. Allora bisogna dividerli per rigenerarli. Sradica il ceppo durante l'estate o l'autunno, taglia il fogliame a 10-15 cm e dividi i rizomi tenendo solo i più bei pezzi, muniti al meno di un ventaglio di foglie e qualche radice. Ripiantali subito in un altro posto soleggiato del giardino già preparato.

Tra tutti i fiori, l’iris trasmette più eloquentemente sentimenti profondi e positivi: l’assoluta fiducia, l’affetto dell’amicizia, il trionfo della verità, ma soprattutto la saggezza e la promessa della speranza, l'ultima a fuoriuscire dal vaso scoperchiato da Pandora, dopo che tutti i mali si riversarono nel mondo, come narra la mitologia greca. Secondo alcune interpretazioni, il numero tre ricorrente nell’iris – i petali in posizione verticale, quelli girati verso il basso, i boccioli per stelo – rimanda a quello della Trinità, motivo per cui l'iconografia cristiana ha assunto questo fiore come simbolo di fede, di coraggio e di saggezza. In Asia orientale, il significato dell'iris era considerato come un talismano contro ogni maleficio, così che veniva dipinto sull'armatura dei soldati per proteggerli dai nemici. Il fiore di iris, ritto e proteso verso il cielo, era ritenuto anche simbolo di longevità. Disponibile in tantissime varietà come i colori dell'arcobaleno, oltre al bianco più puro, l’iris viene denominato ‘farfalla porpora’ dai cinesi per i vistosi petali posti a ventaglio svolazzanti sotto il soffio della brezza. In particolare, il fiore di iris viola (o ‘giaggiolo di S. Antonio’) è considerato simbolo di sapienza; bianco (‘giglio di Firenze’ o ‘giaggiolo bianco’), di purezza; blu (‘giaggiolo odoroso’ o ‘giaggiolo delicato’), di fede e di speranza, mentre in Giappone rappresentava le gesta eroiche della nobiltà.
Nel linguaggio floreale, un mazzo di iris è un regalo significativo per esprimere simpatia (compleanno, anniversario) e ammirazione (socio o collega), confortare (ammalato), incoraggiare nell’affrontare la vita e il futuro dopo le difficoltà, augurando l’arrivo di tempi migliori, ma è il fiore più specifico per il laureando in quanto riflette la saggezza acquisita con gli anni di studio e la speranza che percorso di successi continuerà.
La denominazione del genere ‘iris’ deriva dal termine greco che significa ‘arcobaleno’; nella mitologia greca, era personificato dalla dea Iris, messaggera velocissima degli ordini celesti, soprattutto di Era (o Hera), che consegnava agli dei e agli uomini scendendo e risalendo gli arcobaleni dal Monte Olimpo a terra e nelle profondità terrestri e marine. Secondo alcune interpretazioni, l’arcobaleno stesso era invece tracciato dal cammino di Iris. Figlia del dio marino Taumante e della ninfa oceanina Elettra, sorella delle tre mostruose Arpie donne-uccello, Iris era raffigurata come una bella e radiosa giovane donna con o senza ali sulle spalle e ai piedi, con le vesti svolazzanti dalle evanescenti sfumature luminose dell'arcobaleno, mentre era di corsa o in volo, portando a volte in mano il caduceo (il ramo di ulivo che connotava gli araldi in attività). Questa dea greca accompagnava le anime delle donne defunte ai Campi Elisi, motivo per cui gli iris viola venivano posti dai greci sulle tombe delle loro famigliari.

Diffuse nelle aree temperate di tutto l'emisfero settentrionale, alcune specie di Iridacee sono state utilizzate da diverse culture ad uso ornamentale, medicinale e in profumeria a partire dagli antichi Egiziani, Greci e Romani. Nella fitoterapia cinese, l’iris era impiegato come antinfiammatorio, antibatterico, antivirale e antifungino. Il popolo Navajo, nativo del nord America, preparava il decotto di iris ad uso emetico. I rizomi secchi venivano utilizzati in infusione come antidolorifico (mal di denti, alle orecchie, ecc.) e, ridotti in polvere, come antisettico in caso di ferite. Alle Hawaii, foglie o fiori davano il colorante blu per i tatuaggi; la poltiglia delle foglie macerate con sale, zucchero e spezie serviva per pulire e curare la pelle. In India, l’iris era assunto come diuretico, antielmintico, e rientrava in un preparato vegetale per il trattamento delle malattie veneree. I rizomi essiccati masticati aiutavano i bambini nel periodo della dentizione, ma erano anche utilizzati per mantenere l’aroma della birra nei barili in Germania e il bouquet del vino nelle botti in Francia.
Durante il Rinascimento, le radici di iris infilate in una corda profumavano l’acqua bollente per lavare la biancheria; con il rizoma essiccato e polverizzato si trattavano le parrucche indossate dall’aristocrazia francese e inglese. Nell’800, in Italia, prese campo la produzione di questa radice essiccata per soddisfare la forte richiesta di profumo proveniente dal settore nazionale e straniero. Per le proprietà aromatiche, officinali, coloranti, i fiori e i rizomi di alcune varietà di iris trovano impiego odierno in profumeria (‘radice di orris’ essiccata e invecchiata 5 anni, dal profumo simile alla violetta, fissativo nei pot-pourri), in cosmetica (shampoo a secco), in farmacia (dentifrici) e nell’industria alimentare (correttore del sapore, nei gin azzurri come il marchio londinese Bombay Sapphire e il francese Magellan Gin a base di chiodi di garofano, ecc.). Alcune specie di iris contengono sostanze tossiche in quantità elevate che possono causare malori (nausea, vomito, diarrea), irritazione cutanea e avvelenamento. Una varietà di iris giallo trova impiego nella depurazione delle acque stagnanti dalle quali assorbe nutrienti inquinanti come quelli agricoli.
Oltre all’iris coltivato a scopo ornamentale, tra i giardini botanici è da annoverare il Presby Memorial Iris Gardens (1927) con oltre 10mila di queste piante a Montclair, nella contea dell’Essex, nel New Jersey (Usa). In Italia, dal 1954, il Giardino dell'Iris presenta a Firenze uno dei più famosi concorsi annuali internazionali per ibridatori di questa pianta.
Durante l’epoca medievale, l’iris stilizzato (‘fiore del giglio’ o, da questo periodo, ‘fiore di Luigi’) diventò l’emblema della monarchia francese. E’ leggendario che re Luigi VII (Luigi il Giovane) della dinastia dei Capetingi di Francia partì nel 1147 per la seconda sfortunata crociata recando una bandiera con un’immagine di iris, visto che lo aveva sognato viola. In precedenza, Clodoveo I, re dei Franchi della dinastia dei Merovingi, aveva adottato l’iris a simbolo del suo regno su bandiere, scudi, armature e arazzi, dopo avere ricevuto questo fiore in sogno – tramanda una leggenda – da un angelo per onorare l’evento della sua conversione al cristianesimo nel 496. Clodoveo aveva infatti promesso alla regina Clotilde, che era cristiana, di battezzarsi qualora avesse vinto in battaglia a Tolbiac, ricacciando gli Alemanni dall’alto Reno.
L’iris rosso stilizzato su sfondo bianco, stemma del libero Comune di Firenze, venne invertito nei colori dopo il 1251 in seguito alle lotte intestine tra Guelfi e Ghibellini.


LEGGI ANCHE : http://pulitiss.blogspot.it/p/verde.html

                              http://asiamicky.blogspot.it/2015/03/laghi-lombardi-il-lago-di-garda.html




FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://mundimago.org/le_imago.html



.

giovedì 26 febbraio 2015

PAPAVERO ROSSO

.


Papaver L. è un genere di piante erbacee della famiglia delle Papaveraceae che comprende 48 specie, comunemente note come papaveri.

La specie più nota è il papavero comune Papaver rhoeas, specie messicola la cui fioritura è visibile nei campi della fascia temperata all'incirca da maggio.

T.G. Pons, nella Vita montanara e folklore nelle Valli Valdesi. I (1979; pag. 24), riporta che il papavero selvatico è noto come donna, “donna”, mentre nella Vita montanara e tradizioni popolari alpine (Valli Valdesi). II (pag. 234).  

L’infusione dei petali è usata come emolliente, sudorifico e calmante, nelle tossi e bronchiti. I semi sono considerati come narcotici, analogamente al succo della pianta che possiede anche delle proprietà narcotiche.

A Perrero, per purgare il sangue, le donne preparavano un’infusione con i petali di questa specie seccati al sole, secondo la dose di sette scodelle per due o tre giorni. Questo prodotto era utile anche per la pressione. Nel Dizionario del dialetto occitano della Val Germanasca, donno corrisponde al papavero selvatico, mentre donno doumétio, “donna domestica”, al papavero sonnifero. Il significato di “donna”, attribuito al papavero selvatico, si ritrova, con alcune varianti, in altre località quali Aisone (dono, madono), Argentera (madono, bela dona), Chiomonte (madonna, madonne, fiore della madonna), Entracque (dona), Monte Rosso Grana (cara madonno), Novalesa (signora), Oncino (madone rosse), Perrero (donno, al plurale), Piasco (madonne), Sampeyre (donno) e Villar Pellice (madone).

L’idea di donna potrebbe riferirsi all’uso medicinale che proprio le donne facevano della pianta. Infatti, nella tradizione popolare alpina in generale, la donna era considerata la depositaria per eccellenza della conoscenza degli effetti delle piante. Attenta osservatrice della natura, la donna esperta di piante esercitava un’arte basata su conoscenze e usi empirici, consolidati attraverso la tradizione e l‘esperienza, a cui spesso non era estraneo l’aspetto magico e rituale. Proprio questa conoscenza empirica fece sì che fossero scoperte, o riscoperte, in modo accidentale o consapevole, le proprietà delle piante.

Il riferimento alla donna potrebbe anche essere collegato al simbolismo della fertilità e del ciclo di morte/rigenerazione, rimandando eventualmente a pratiche di antichi culti agrari.

Nel mondo classico, i numerosi semi del papavero sonnifero richiamavano l’idea di fertilità. Inoltre, il papavero sonnifero era associato, insieme alle spighe di grano, a figure femminili, tra cui Demetra e Afrodite. Demetra era la dea del grano e dell’agricoltura, legata al ciclo della vita e della morte. Dal nome romano della dea, Cerere, deriva “cereale”, termine attribuito nell’antichità a grano, orzo e al papavero sonnifero. Scrive Lucio Anneo Cornuto (I secolo d.C.), nel Theologiae grecae compendium:

Le offrono anche teste di papavero a ragione; infatti la loro rotondità rappresenta la forma della terra le parti interne rassomigliano a luoghi cavernosi e sotterranei, inoltre producono innumerevoli semi come la terra.

Se in questo caso la descrizione rimanda alla fertilità del mondo vegetale, nel caso di Afrodite, dea dell’amore, il riferimento è alla fertilità della donna.

Per quanto riguarda il ciclo di morte/rigenerazione, il mistero della vegetazione “esige la morte del seme per garantire al seme stesso una nuova nascita”. In pratica, si stabilisce un parallelismo tra il mondo vegetale e quello umano. Nel mondo vegetale, quando la pianta giunge a maturazione, muore, lasciando cadere a terra i semi che germoglieranno in una nuova pianta. Nel mondo umano, lo stato narcotico - inteso come morte temporanea - causato dalla pianta (morte vegetale), è seguito da una discesa nell’Altro mondo (semi interrati) e da un risveglio (rinascita della pianta).

L’idea di donna rimanda ad un’altra pianta, la belladonna (Atropa belladonna). Si pensa che il nome “belladonna” derivi dal fatto che fosse utilizzata dalle donne italiane rinascimentali per dilatare le pupille e intensificare la bellezza del volto. Probabilmente, l’origine è più antica e richiamerebbe l’idea di “donna” come “signora” e “padrona”. Per esempio, in Romania, colui che raccoglie la belladonna deve seguire un rituale specifico, chiamandola “Grande Signora”, “Buona Signora”, “Signora della Foresta”, “Imperatrice” o “Imperatrice delle Erbe”. Si tratterebbe, in definitiva, di una pianta legata alla figura della Signora delle foreste e del mondo vegetale in generale, e ad un gruppo di esseri magici femminili in relazione con pratiche curative e divinatorie. Si potrebbe dire che nella belladonna si manifesti uno spirito femminile della natura, che permette di entrare in contatto con forze ed energie archetipiche.

Similmente, nel caso del papavero, l’idea di donna potrebbe riferirsi a uno spirito vegetale. Ingerire la pianta equivarrebbe ad assimilarne, attraverso i principi attivi, l’essenza, lo spirito appunto, responsabile dell’effetto curativo. Ma non solo, l’effetto narcotico poteva permettere di entrare in contatto con una realtà alternativa, quella del sogno. Nel passato, miseria, malattie, morte, insicurezze, frustrazioni, solitudine fisica e psicologica potevano essere situazioni pesanti da sostenere e tali da originare fantasie e ossessioni. Nasceva così un desiderio di consolazione, di evasione dalla realtà e di rivincita attraverso la compensazione del sogno, in cui si riacquistava speranza.

In sostanza, il riferimento alla donna potrebbe rimandare a una importante funzione proprio della donna nella tradizione popolare delle Valli Valdesi, come depositaria della conoscenza degli effetti delle piante in generale, e del papavero selvatico o coltivato in particolare. Ma soprattutto si può ipotizzare che siano esistiti in passato culti agrari volti a favorire la fertilità dei campi, culti in cui la nostra pianta aveva un certo ruolo simbolico.

 Nella mitologia si narra che il Papavero fosse il fiore della consolazione. Questo significato deriva da un'episodio legato alla figura di Demetra, la Dea dei campi e dei raccolti. Si racconta, infatti, che la dea abbia riacquistato la sua serenità, dopo la scomparsa della figlia, solo dopo aver sorseggiato infusi prodotti con i fiori di Papavero. Durante la prima guerra mondiale, in Gran Bretagna, si producevano ghirlande di papaveri che venivano usate per celebrare e ricordare i soldati caduti per la patria. Oltre al significato di consolazione al Papavero viene attribuito anche quello di semplicità. In altri casi e in altri luoghi il Papavero assume altri significati minori tra cui lentezza, dubbiosità, sorpresa, storditezza, sonno eterno, oblio e immaginazione.

Il papavero è anche associato al simbolo del potere. Infatti chi di noi non ha mai detto "gli alti papaveri della politica" oppure "è stato qualche grosso papavero a procurargli quella carica". Questo fatto è da ricollegare ad una antica leggenda che ha come protagonista Tarquinio il superbo, uno dei re di Roma. Si narra infatti che Tarquinio il superbo per far vedere al figlio il metodo migliore per impossessarsi della città di Gabi fece buttare giù con un bastone i papaveri più alti del suo giardino che significava che si dovevano prima distruggere le più alte cariche, le persone più importanti ed autorevoli.

Una volta il fiore di papavero veniva anche usato per rappresentare la fedeltà:  si prendeva un suo petale e si posava sul palmo della mano e si colpiva con un pugno, se si sentiva un rumore come di schiocco voleva dire che l'amato/a era fedele.

Nel linguaggio dei fiori il papavero simboleggia invece l'orgoglio sopito.


LEGGI ANCHE : http://pulitiss.blogspot.it/p/verde.html

http://www.mundimago.org/

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE
LA NOSTRA APP


http://mundimago.org/le_imago.html



.

questo

Post più popolari

Blog Amici