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domenica 5 aprile 2015

L' ASTRAGALO

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Astragalus membranaceus (sinonimo di Astragalus propinquus) meglio conosciuto come huáng qí (cinese semplificato: 黄芪; cinese tradizionale: 黃芪) oppure běi qí (cinese: 北芪), huáng hua huáng qí (cinese: 黄花黄耆), è una pianta perenne della famiglia delle Fabaceae, con fiori giallo-pallido e gambi contorti.

L’Astragalus è una pianta erbacea perenne di altezza, a completo accrescimento, da 25–40 cm (membranaceus) a 60–150 cm (mongholicus). Le foglie sono lunghe 3–6 cm, di forma triangolare ovata. Le radici sono di sezione cilindrica e di colore giallo-bruno.

Diffusa in tutte le zone temperate dell’emisfero boreale, la pianta condivide il suo nome anche con un osso del piede, l’astragalo, probabilmente per la forma dei fiori, che somigliano a calcagni

Leguminosa perenne, può raggiungere i 70 cm. di altezza. La radice è flessibile, grande come un dito umano, ed è coperta da una membrana dura e rugosa, di un colore che varia dal giallo al marrone; mentre la polpa al suo interno ha un sapore tenue e leggermente dolce, che ricorda spesso quello della liquirizia. Possiede fusti ramificati, foglie imparipennate, alterne ed ellittiche. I racemi sulla pianta sono in posizione ascellare e il peduncolo della pianta è molto sottile. In cima alla pianta sono visibili i fiori, riuniti in infiorescenze a grappolo. I frutti sono baccelli, che racchiudono i semi.

Alcune specie sono usate come foraggio, mentre altre essudano una gomma detta adragante che ha numerosi impieghi nell’industria alimentare.

Gli erboristi ritengono che i polisaccaridi contenuti nell’erba stimolino il sistema immunitario e in genere rafforzino l’organismo, accelerando il metabolismo, promuovendo la riparazione dei tessuti e aumentando l’energia. Nella medicina cinese l’astragalo è consumato dolce e leggermente caldo. Le indicazioni della medicina cinese sono: debolezza e stanchezza generali, perdita di appetito, eccessiva sudorazione, deficit oppure anormalità del sangue conseguenti a sanguinamenti eccessivi; nell'erboristeria occidentale sono i raffreddori e influenza ricorrenti, AIDS, cancro, stanchezza cronica. L’astragalo è stato usato per secoli nella terapia fu-zheng, che tratta i disturbi rafforzando i meccanismi di difesa naturale del corpo. Il concetto della terapia fu-zheng è stato rececentemente riconosciuto dai ricercatori occidentali, che hanno esaminato gli effetti dell’astragalo sul sistema immunitario dei pazienti con tumore sottoposti a chemioterapia o a radioterapia. Anche se non conclusivi, i risultati di questi studi suggeriscono che l’astragalo ha effetti positivi in questi pazienti. I principi attivi si trovano nella radice disseccata che si presenta in forma cilindrica, in generale senza diramazioni, con lunghezza variabile fino ad un metro e con un diametro fino a 4 centimetri. I composti biologici attivi sono: le saponine triterpeniche, i flavonoidi, i polisaccaridi, ed infine le amine piogene.

Nell’universo della cura naturale dell’astragalo si utilizzano le radici. Queste risultano ricche di molti principi attivi, tra qui le saponine astragalosidi, gli isoflavoni come la calicosina e la formonoletina, ammine biogene, polisaccaridi e flavonoidi. Queste caratteristiche ne conferiscono un potere antinfiammatorio e immunostimolante, molto indicato per le affezioni delle vie respiratorie stagionali, quindi in inverno per il trattamento di influenze e raffreddori. Inoltre pare che la pianta presenti delle specifiche peculiarità antiretrovirali nonché antineoplastiche, specificate nel rafforzamento dell’azione dei linfociti T, al momento tutt’ora al vaglio della scienza medica.
Così come ogni rimedio naturale, l’assunzione di astragolo non dovrebbe mai avvenire con superficialità. Prima di spiegarne gli usi, perciò, si raccomanda di chiedere un parere al proprio medico curante anziché lanciarsi nell’automedicazione, così da vagliarne effetti indesiderati e possibili interazioni con altri trattamenti farmacologici in corso.
L’astragalo è da sempre un’ingrediente fondamentale della medicina tradizionale cinese, proprio perché i suoi effetti contro le infezioni delle vie respiratorie sono conosciuti sin dai tempi antichi. Negli ultimi anni, tuttavia, si sta cercando di comprendere come ricorrere alle radici per la definizione di nuove terapie e rinnovate categorie di farmaci, sia nel trattamento degli stadi influenzali che di patologie più temibili come neoplasie e HIV. Di seguito, gli impieghi più comuni:

Raffreddore e influenza: stimolando naturalmente la risposta dei linfociti T e degli indispensabili linfociti NK, quelli definiti “natural killer”, il rimedio si rivela efficace in tutte le più comuni infezioni virali. Può garantire un immediato sollievo a un naso colante per il raffreddore, ma anche aiutare la remissione da una brutta influenza: supporta infatti il sistema immunitario, rendendolo meno vulnerabile agli attacchi esterni;
Neoplasie e immunosoppressione: sebbene questa tipologia di ricorso non sia ancora stata standardizzata, si ipotizza che il ruolo sul sistema immunitario possa essere di supporto al trattamento delle neoplasie, poiché aiuterebbe a ridurre gli effetti collaterali di terapie chemioterapiche e affini. Allo stesso modo, si sta vagliando la possibilità che l’astragalo possa essere d’aiuto nei pazienti immunosoppressi – ad esempio nei sieropositivi – grazie all’azione combinata antiretrovirale e stimolante sul sistema immunitario. Come già accennato, non esistono al momento precise indicazioni mediche, quindi l’astragalo non può e non deve essere considerato un sostituto alle attuali terapie riconosciute;
Fegato: il rimedio presenterebbe anche una blanda azione epatoprotettrice, utile per riportare le funzionalità del fegato nella norma a seguito di una patologia o all’assunzione massiccia di farmaci;
Tonico: tradizionalmente all’astragalo è associato un potere rigenerante e tonificante, tale da ridurre lo stress, migliorare il sonno e combattere la stanchezza cronica.
L’assunzione avviene solitamente sotto forma di capsule o comprese, spesso in formulazione d’integratore con l’associazione ad altre piante come il ginseng e la liquirizia.

Effetti farmacologici dell'Astragalo sono di tipo: immunostimolatorio attivazione del RES, induzione dell'alfa e gamma interferone, aumento dell'attività delle cellule T-helper e dell'attività chemiotattica dei macrofagi, inibizione della transcriptasi inversa dei retrovirus e della DNA polimerasi; adattogeno, antinfiammatorio, epatoprotettore, cardiotonico, aumento della motilità spermatica. Studi eseguiti sia in vitro che in vivo hanno confermato l'efficacia dell'Astragalo nella stimolazione del sistema immunitario. Dai dati ottenuti in vitro è stato possibile evidenziare che i polisaccaridi isolati dalla pianta, alla concentrazione di 10 mg/ml, sono in grado di aumentare l'indice di blastizzazione in colture miste di linfociti e la granulopessia dei macrofagi o dei polimorfonucleati. Utilizzando la tecnica nota come local Xenogenic graft-versus-host reaction come test per la funzionalità delle cellule T, gli studiosi hanno scoperto che quelle cellule mononucleari, derivate da pazienti neoplastici, che erano state preincubate con una frazione di polisaccaridi dell'Astragalus membranaceus avevano un significativo incremento dell'attività immunitaria e inoltre ripristinavano la funzionalità delle cellule T depresse nei pazienti neoplastici. Lo stesso tipo di azione immunostimolante è stata evidenziata in vivo su ratti trattati con ciclofosfamide (potente farmaco ad attività citostatica che produce immunodepressione) cui era stata somministrata la stessa frazione di polisaccaridi estratti dall'Astragalo. Dagli studi condotti in vivo sono stati evidenziati l'attivazione del sistema reticolo endoteliale, l'induzione del alfa- e gamma-interferone, aumento dell'attività delle cellule T-helper e della chemiotassi dei macrofagi, oltre che l'inibizione della transcriptasi inversa dei retrovirus e della DNA polimerasi. I polisaccaridi dell'Astragalo mostrano notevole attività immunostimolante nei confronti sia del sistema umorale che di quello cellulo-mediato. La somministrazione orale di un estratto acquoso di Astragalo eseguita su 1000 soggetti è stata in grado di diminuire l'incidenza e ridurre il decorso delle comuni malattie da raffreddamento. In questi soggetti in effetti, dopo due mesi di somministrazione orale dell'estratto si è riscontrato un incremento dei livelli di IgA e IgG. La radice di Astragalo ha numerose altre attività oltre a quella immunostimolante: ha effetto cardiotonico inotropo positivo, epatoprotettivo, antibatterico, adattogeno e antinfiammatorio. Inoltre è in grado di aumentare la funzionalità adreno-corticalica e quindi di innalzare la soglia della resistenza ai fattori di stress. I preparati di Astragalo vengono utilizzati in clinica nel trattamento delle epatiti croniche infatti le saponine in essi contenute provocano l'innalzamento dei livelli sierici di cAMP e promuovono la sintesi del DNA nelle cellule epatiche in rigenerazione, stimolando inoltre la rigenerazione degli epatociti. per dosi orali di 100g di droga/Kg di un estratto acquoso concentrato di Astragalo, somministrati a ratti per 2 giorni, non sono stati evidenziati effetti tossici. Negli ultimi anni sono poi stati sviluppati dei rimedi a base di estratti ricchi in saponine dell’astragalo (gli astragalisidi I, II, III, IV….) che avrebbero evidenziato un’azione di attivazione dell’enzima telomerasi, che è l’enzima che riallunga i telomeri, ossia le parti terminali dei cromosomi che costituiscono il DNA il cui accorciamento è costante con l’avanzare dell’età a causa delle continue replicazioni cellulari e che dopo un certo limite (limite di Hayflick), pari a circa 50 replicazioni cellulari) renderebbe impossibile il rinnovamento cellulare e dei tessuti esponendoli quindi alle note degenerazioni tipiche dell’invecchiamento (e di alcune patologie che lo emulano). L'inibizione di risposte infiammatorie, l'accelerazione della crescita delle cellule basali e l'equilibrata sintesi della matrice extracellulare (ECM) sono importanti nella guarigione di ferite cutanee aperte. Per valutare gli effetti di cicatrizzazione di Astragali Radix (AR) (la radice di Astragalus membranaceus) sono state praticate ferite sul lato dorsale dei ratti sotto anestesia. Estratti con acqua bollente della AR, bagnati in una medicazione in schiuma idrofila, sono state applicate topicamente alle ferite una volta al giorno per 11 giorni consecutivi. Il processo di guarigione è stata valutato con un punteggio macroscopico per misurare la superficie delle ferite aperte. Aspetti molecolari della zona di pelle in via di guarigione sono stati indagati anche tramite l'osservazione istologica che indica la densità delle cellule e l'allineamento lineare del tessuto di granulazione. La AR estrae ed accelera significativamente la guarigione della ferita cutanea da infiammazione sopprimendo e stimolando la crescita delle cellule basali nell'area della ferita rispetto al fattore di crescita epidermico come controllo di positività. La promozione della proliferazione delle cellule basali e l'angiogenesi dagli estratti AR era notevole nei primi stadi della guarigione della ferita determinando una riduzione significativa della durata del processo di guarigione delle ferite.



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lunedì 30 marzo 2015

L' IRIS GRAMINEA

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L' iris graminea è una graziosa pianta dalla fioritura profumata e dalle foglie simili a fili d'erba. I tepali esterni sono di colore bianco screziato mentre quelli interni sono viola. Fiorisce nelle radure dei monti tra maggio e giugno.

Pianta erbacea perenne, glabra, rizomatosa, le foglie sono lineari e piatte, che superano la lunghezza del fusto che è schiacciato, portante 2 fiori di colore viola-blu, profumati, le lacinie sono biancastre con striature violacee e unghia gialla, quelle interne di colore viola, sono diritte, lo stilo è diviso è diviso in 2 parti longitudinalmente, il frutto è una capsula acuminata contenente i semi. Fiorisce da maggio a giugno, da 0 a 1200 m s.l.m., in bordi boschivi, prati incolti montani. Presente in Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Lazio.


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domenica 29 marzo 2015

IL CITISO PELOSO

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Il citiso peloso è un piccolo arbusto fittamente ricoperto di peluria soprattutto sui rami più giovani. Priva di spine, questa leguminosa vive nei luoghi cespugliosi e sassosi ai margini delle boscaglie. I fiori, inizialmente di un bel colore giallo, tendono poi a colorarsi internamente di marrone.

Piantina perenne dal fusto legnoso alla base con rami erbacei ascendenti e pelosi alta fino a 50 centimetri, forma normalmente un piccolo cespuglio compatto.

Le foglie sono trifogliate, con un breve picciolo e composte; ellittiche le due laterali, quella centrale oblanceolata, leggermente più grande delle altre; le foglie sono pelose ai bordi e sulla pagina inferiore.

I fiori sono normalmente di colore giallo chiaro, ma si trovano sulla stessa pianta anche fiori macchiati di bruno e anche di colore violaceo.

Fiorisce da aprile a giugno e vive su prati aridi, scarpate, boscaglie, fin verso i 1500 metri di quota.


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venerdì 27 marzo 2015

LA LYSMACHIA VULGARIS

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La Lysimachia vulgaris è una pianta erbacea perenne,con fusto eretto e molto ramificato nella parte alta della pianta.

Piante perennante per mezzo di gemme poste a livello del terreno e con asse fiorale allungato, spesso privo di foglie.

Pianta perenne, erbacea, con rizoma sotterraneo strisciante, fusti eretti, pubescenti, scanalati e molto ramificati nella parte superiore. Altezza60÷120 cm.
Le foglie cauline possono essere opposte o verticillate a 3 o a 4, hanno lamina lanceolata lunga fino a 12 cm, con margine intero ondulato, le superiori sono talvolta alterne, glabre e lucide sopra, più chiare e pubescenti sui nervi sotto, nervature reticolate ben visibili; tutte sono brevemente picciolate.
I fiori sono raggruppati in folte pannocchie apicali, piramidali, alla base fogliose, in alto con brattee lineari; calice con lacinie acute bordate di rosso; corolla giallo oro.
I frutti sono capsule globose, di 4-6 mm, uniloculari molto appariscenti, deiscenti. Semi numerosi, rugosi.

Tipo corologico: Eurasiat. - Eurasiatiche in senso stretto, dall'Europa al Giappone.

Fiorisce da giugno ad agosto

Legata agli ambienti umidi, vive nelle paludi, ai margini dei canneti, nei prati umidi, lungo i fossi ed i corsi d'acqua, sulle rive dei laghi, nelle anse poco profonde; 0÷1.200 m s.l.m.

Il nome generico ricorda Lisimaco, medico greco dell'antichità, il nome specifico indica che è pianta comune.

Espettorante, astringente, lenitiva, febbrifuga.
Si impiegava nel passato per curare le febbri e gli ascessi.
Il fusto fornisce una tintura gialla, i fiori producono una tintura utilizzata per imbiondire i capelli, mentre i fumi sviluppati dalla sua combustione, sembra possano allontanare e distruggere le mosche.
Coltivata come ornamentale.

Veniva utilizzata dalla medicina popolare per trattare lo scorbuto,per problemi gastro intestinali,diarrea e dissenteria,per arrestare emorragie nasali, e pulire le ferite, ulcere alla bocca e infiammazioni gengivali.

È una pianta molto apprezzata per le sue proprietà tintorie .Dalla sua radice viene ricavato un colorante bruno,mentre dalle foglie e dal fusto viene ricavato un colorante giallo molto particolare.


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IL GALIUM PALUSTRE

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Il caglio di palude è una specie eurasiatica presente in tutte le regioni d'Italia; la sottospecie nominale è presente in Italia centro-settentrionale salvo che in Piemonte, Toscana e Lazio. Cresce in canneti palustri lungo rive, canali e stagni o nei prati umidi, su suoli da limoso-argillosi a torbosi a volte inondati, ricchi in basi e composti azotati, dal livello del mare alla fascia montana. Il nome generico deriva dal greco 'gala' (latte) cui allude anche quello italiano 'caglio': diverse specie venivano usate per far cagliare il latte nella lavorazione del formaggio; il nome specifico allude all'habitat. Forma biologica: emicriptofita scaposa. Periodo di fioritura: maggio-luglio.

Il galium palustre è un erbaceo perenne con dimensioni che vanno dai 15 cm ai 40 cm e radici secondarie da rizoma. Il fusto è prostato,ascendente,a volte eretto e le foglie sono sessili in verticilli di 4/6 stipole uguali alle foglie e la lamina lanceolato elittica (1/3 per 6/15)

I fiori sono tetrameri, attinomorfi, gamopetali con tubo sub-nullo; corolla bianca di 1,5-3,5 mm, con lobi acuti; stami 4 inseriti sul tubo corollino.

Il frutto è formato da due mericarpi (capsule) di ca. 2 mm, lisci o appena tubercolati.


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LA CALTHA PALUSTRIS

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La Calta palustre (Caltha palustris L., 1753) è una piccola pianta perenne, alta fino a 50 centimetri, glabra, dai fiori colorati di giallo intenso, appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae.

Il genere Caltha comprende poche specie (una decina o più circa, di cui una spontanea in Italia) tutte dell'emisfero boreale con qualche rara apparizione in quello australe.
In alcuni trattati di botanica il nome della famiglia è modificato in Ranuncolacee.
Calta palustre viene considerata una pianta molto antica, come per altre specie della famiglia delle Ranunculaceae, infatti anche per questo fiore si parla di poliandria primaria, ossia una struttura primitiva (dal punto di vista evolutivo) caratterizzata da numerosi stami in disposizione spiralata per favorire al massimo la fecondazione e quindi la propagazione della specie. È sopravvissuta inoltre alle varie glaciazioni fiorendo nell'Europa del Nord dopo l'ultima ritirata del ghiaccio.

Il nome del genere si fa derivare dalla corruzione di una parola greca (Kalathos o Kalazos = corbello, paniere, coppa, contenitore in genere) indicante la forma del fiore dato dai suoi ricurvi petali.
Il termine specifico è derivato dalle zone dove questo fiore si trova più facilmente (Palustris = dalle paludi).

La forma biologica della pianta è emicriptofita rosulata (H ros) si tratta di una pianta perennante per mezzo di gemme poste al suolo e con foglie disposte in rosetta basale.

La radice è di tipo rizomatoso con appendici ingrossate (diametro 2 - 4 millimetri); queste consistono in un fascio di radici carnose, semplici e sparse.

I fusti sono eretti, glabri, tubulosi o fistolosi, spugnosi e striati longitudinalmente; a volte sono rampicanti. Possono inoltre avere delle radici avventizie ai nodi inferiori.
Le foglie basali sono lungamente picciolate (dai 5 ai 20 centimetri) con lamina intera a forma di cuore molto allargato (cordato - reniforme); l'apice è ottuso, mentre il margine è lievemente dentato o crenato; la foglia è palminervia e di sostanza carnosa; il colore è verde scuro sebbene la superficie fogliare si presenti lucida quasi brillante. Dimensione media delle foglie: larghezza 6 – 8 centimetri e lunghezza 5 – 7 centimetri.
Le foglie cauline sono simili a quella basali ma più piccole procedendo verso la parte alta del fusto; sono inoltre sessili o subsessili. Tutte le foglie sono caduche.
I fiori sono ermafroditi; si trovano solitari all'estremità dello stelo e sono in numero di 2 – 7 per ogni pianta; sono grandi fino a 5 centimetri di colore giallo uovo e dalla superficie lucida come le foglie; i peduncoli dei fiori sono lunghi fino a 5 centimetri.

Il calice è assente (senza sepali).
La corolla ha da 5 a 8 petali (sono questi che colorano la pianta e vengono chiamati anche sepali - petaloidei); il retro del petalo è lievemente verdognolo. Dimensione dei petali: larghezza 8 – 13 millimetri e lunghezza 13 – 20 millimetri.
Gli stami sono in disposizione spiralata e sono gialli e copiosi, come in tutta la famiglia delle Ranunculaceae. Lunghezza degli stami: 7 millimetri.
I pistilli sono in numero di 5-10 come i carpelli dell'ovario; sono questi gli organi provvisti di nettari.
Il periodo di fioritura va da marzo a giugno; la fioritura in genere è molto breve.
Impollinazione tramite insetti (api, coleotteri e mosche).
I frutti sono dei follicoli (10 in tutto) che insieme formano una infruttescenza a stella in quanto sono compressi e piatti. La dimensione di ogni follicolo in lunghezza è di 10 millimetri mentre in larghezza è di 3 millimetri. Il dorso è lievemente arcuato. All'interno si trovano parecchi semi.

Il tipo corologico è definito come circumboreale (Circumbor.) e quindi relativo alle zone fredde e temperate dell'emisfero boreale.
La specie è distribuita in Europa, Asia settentrionale e America settentrionale. In Italia si trova prevalentemente nel settentrione, nella Toscana e in Calabria.
Vegeta quasi sempre sponde e alvei dei ruscelli o zone acquitrinose (stagni), ma anche luoghi erbosi e molto umidi.
Diffusione altitudinale: dal piano a 2.000 m s.l.m.

I suoi principi attivi saponine, flavonoidi, colina conferiscono alla pianta proprietà antireumatiche, antispasmodiche, diaforetiche, espettoranti, rubefacenti, diuretiche, irritanti, calmanti il dolore, antiverruche. Viene utilizzata in tinture e cataplasmi per uso esterno e in medicina emeopatica per curare dermatiti ed eruzioni cutanee.
I Bottoni fiorali vengono usati come condimenti dopo esser stati essicati e messi sotto aceto con aromi, ma il suo contenuto di saponine tossiche ne sconsiglia l’uso domestico.
I suoi fiori essicati e trattati con opportuni reagenti fornisono una tinta gialla.Le foglie essicate possono servire per cataplasmi ad azione locale: proprietà antireumatiche.


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L' IRIS PSEUDACORUS

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Il giaggiolo acquatico (Iris pseudacorus L.) è una pianta appartenente alla famiglia delle Iridaceae.

È una pianta erbacea perenne, alta 1-1,5 m (o raramente 2 m), con foglie erette lunghe fino a 90 cm e larghe 3 cm. I fiori, raccolti in un'infiorescenza che termina con un fiore apicale, sono d'un giallo brillante, con la tipica forma da Iris ma con lacinie esterne non barbate. Il frutto è una capsula lunga 4-7 cm, contenente semi marrone chiaro.

Piante con un particolare fusto sotterraneo, detto rizoma, che ogni anno emette radici e fusti avventizi.

Pianta perenne, erbacea, che si diparte da un grosso rizoma ramificato; fusti rigidi, eretti, cilindrico-compressi, in genere sovrastano di poco le foglie, altezza 50-100 cm.
Le foglie di colore grigio-verdastro, sono spadiformi, erette, acuminate, parallelinervie, con nervatura mediana sporgente, sono ripiegate longitudinalmente lungo la nervatura mediana in modo che le due metà aderiscono fra di loro salvo nella parte inferiore dove, essendo distaccate, formano una sorta di guaina . Le foglie cauline sono simili ma abbreviate.
I fiori inodori, sono raccolti a gruppi di 3÷5 elementi, all'ascella di grandi brattee verdi (spate) sono portati da un peduncolo avvolto da una spata membranosa.
La morfologia è piuttosto complessa, essendo il fiore formato da due verticilli di 3 tepali ciascuno posti in posizione alternata. Il verticillo esterno è formato da grandi tepali che nella parte distale si ripiegano verso il basso e sono screziati di marrone. I 3 tepali interni sono più piccoli di forma allungata e rivolti verso l’alto. I tepali sono nella parte basale saldati a formare un breve tratto tubuloso. L’ovario è infero, triloculare e ha uno stilo diviso in 3 lobi di forma petaloide di colore giallo che, coprendo i tre stami, impediscono l’autofecondazione e contribuiscono all’aspetto vessillifero. L'lmpollinazione è tipicamente entomofila con una architettura complessiva del fiore che indirizza le api verso i nettari, strofinandosi sotto i grandi stami, tuttavia è una pianta completamente priva di profumo, viene impollinata dalle api, dai bombi e dal Sirfide Rhingia rostrata.
I frutti sono grandi capsule loculicide triloculari, di 4-7 cm, pendule e fusiformi, contenenti numerosi semi piatti, brunastri.

Risulta molto utile per ridurre il carico organico e la formazione di alghe.

Iris pseudacorus cresce meglio in ambienti molto bagnati, si trova spesso in zone umide, dove tollera immersioni, basso pH e suoli anossici. La pianta si diffonde velocemente, sia per rizoma sia disperdendo in acqua i semi. È in primo luogo una pianta acquatica, ma i suoi rizomi possono sopravvivere a lungo all'asciutto.

In Italia è comune in fossi, paludi, risaie, nella fascia planiziale.

Grandi esemplari di questa specie si trovano nella parte occidentale della Scozia, dove formano una alimentazione molto importante e un habitat fertile per il re di quaglie (Crex crex).

Esso è piantato nelle regioni temperate come pianta ornamentale, dove esistono diverse cultivar selezionate per essere piantate in giardini adatti. In alcune regioni si è affermato come una pianta acquatica invasiva che può creare dense distese, dannose per le altre piante dell’ecosistema acquatico. Dove è invasiva, è difficile da rimuovere su larga scala. Anche l'aratura dei rizomi è spesso inefficace. È stato vietato in alcune aree, ma è ancora ampiamente venduto in altre per l'uso nei giardini.

Il nome del genere è quello greco usato da Teofrasto (IV sec. a.C.) 'iris' = arcobaleno, per le varie e vivaci tonalità dei fiori nelle specie del genere. Il nome specifico si riferisce alla somiglianza con Acorus calamus (Araceae) con cui veniva confuso in passato, specie anch'essa acquatica e simile nell'habitus.

Pianta emmenagoga, astringente, odontalgica, emetica.
In passato pianta molto usata per le sue proprietà astringenti, come emostatico con il nome di “Acoro falso”. La polvere, ricavata dalle radici triturate veniva usata per le proprietà sternutatorie e come purgante.
Il rizoma fresco contiene irisina, un polisaccaride. È pianta velenosa: la linfa della pianta , dal gusto piccante, provoca vomito e diarrea accompagnata da coliche.
Il rizoma contiene una quantità considerevole di tannino, nel passato utilizzato per la concia delle pelli. Mescolato a sali di ferro dà una tintura nera.
I semi torrefatti, venivano usati come succedaneo del caffè.
Abbastanza recentemente è stata accertata la capacità di I. pseudacorus di assorbire ed accumulare nei propri rizomi i metalli pesanti presenti in acque inquinate.
Gli antichi Romani la ritenevano una pianta purificatrice e la chiamavano consecratix, la sua estrazione dal terreno doveva essere fatta seguendo uno specifico cerimoniale.


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LA CALYSTEGIA SEPIUM

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Il vilucchio bianco (Calystegia sepium (L.) R.Br.) è una pianta rampicante della famiglia delle Convolvulaceae.

La specie ha una distribuzione cosmopolita: è presente nelle zone temperate di Europa, Asia, Nordafrica, Nord America, Sud America e Australia.

È una pianta infestante delle colture erbacee, dei cereali, dei vigneti e degli incolti. Predilige suoli argillosi, umidi e ricchi di elementi nutritivi, da 0 a 1.400 m.

Piante perennanti per mezzo di gemme poste a livello del terreno e con portamento rampicante.
Pianta perenne, erbacea, destrosa, rizomatosa, con fusti volubili, glabri, lunghi sino a 3 m.
Le foglie picciolate, alterne, ovate o ovato-lanceolate, sagittate, con base cordata ed apice acuto, margine ondulato, lunghe sino a 10 cm .
I fiori solitari, su lunghi peduncoli, all'ascella delle foglie; calice con cinque lobi spesso screziato di rosso, racchiuso da 2 grandi brattee, ovali, fogliacee, piane e avvolgenti il calice non completamente. La corolla, campanulata con diametro di 4÷6 cm è leggermente lobata, bianca, raramente appena tendente al rosa.
I frutti sono capsule globose contenenti 2÷4 semi tondi e neri.


Il nome del genere deriva dal greco"kàlix" = "calice, coppa" e " stéghe " = "tetto", per la presenza delle grandi brattee che proteggono il calice. Il nome specifico indica la sua preferenza per le siepi.

Pianta colagoga, purgante, lenitiva, febbrifuga, diuretica.
L'infuso di foglie risulta utile per favorire le funzioni del fegato e nella cura della stitichezza.

I fiori si chiudono quando piove o il cielo è coperto, ma spesso restano aperti di notte, quando possono giovarsi della frequentazione di grandi falene ed altri insetti notturni. In particolare il fiore attrae una farfalla, la Sfinge del Convolvolo (Herse convolvuli) dalla lunga spirotromba, adatta a succhiare il nettare secreto alla base del fiore, che così viene impollinato.
La rapidità di crescita di questa pianta le consente di sfruttare anche i terreni soggetti ad allagamento stagionale, ove si insedia tardivamente e fiorisce fine settembre inizio ottobre.


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