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domenica 15 marzo 2015

IL CORMORANO

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Il cormorano è un uccello di grandi dimensioni con corpo nero e un becco ad uncino. Vi è comunque un'ampia variazione in termini di dimensioni nella vasta gamma di specie. Sono stati riportati cormorani dal peso di 1,5 kg fino a 5,3 kg, ma il peso medio si aggira fra i 2,6 a 3,7 kg. La lunghezza può variare da 70 a 102 cm e l'apertura alare da 121 a 160 cm. Ha un lungo collo a S elastico che permette di far passare pesci grandi fino all'esofago. Gli adulti si distinguono dai giovani dal piumaggio marroncino. Ben adattato sia all'acqua dolce sia salata, il cormorano gode di una buona vista fino a nove metri. I cormorani hanno le piume permeabili e perciò passano molto tempo al sole ad asciugarsi le penne. Le zampe, con grandi membrane, gli danno una grande spinta sott'acqua. Inoltre, quando si immerge, può arrivare fino ad una profondità di 6 metri. Vola molto bene grazie alle ampie ali e alla forma affusolata, invece il decollo dall'acqua è complicato a causa della posizione eretta delle zampe e del peso dell'acqua che impregna le piume.

Il cormorano può essere osservato in quasi tutti i continenti. In Italia esistono nidificazioni sparse, ma sempre in ambienti con vicinanza d'acqua, sia interni come laghi e fiumi, che sulla costa; la maggiore nidificazione italiana si trova nella Valle Santa (Parco regionale del Delta del Po) presso Argenta. La maggior parte dei cormorani emigra all'inizio della primavera, per la riproduzione, nell'emisfero Sud.

Il cormorano si riproduce principalmente vicino alle zone costiere, dove nidifica sulle costiere o gli alberi, ma anche in zone più interne. Depone tre-quattro uova, in un nido composto da alghe o ramoscelli.

Il cormorano può immergersi a notevole profondità, ma solitamente si alimenta in acque poco profonde, portando la preda in superficie. Esso si ciba di una grande varietà di pesci.

Il cormorano è una delle poche specie di uccelli che possono muovere gli occhi; ciò li aiuta nella caccia.

Tutte le specie di cormorano sono carnivore e si nutrono principalmente di pesce, sia d'acqua dolce che d'acqua salata. Spesso per giustificare inutili mattanze si utilizzano leggende metropolitane sostenendo che il cormorano mangia fino a 50 kg di pesce al giorno.

Molti pescatori vedono nel cormorano un concorrente per la pesca. A causa di ciò esso è stato cacciato fin quasi all'estinzione in passato. Grazie a sforzi di conservazione il suo numero è però aumentato. Al momento esistono circa 450.000 uccelli nidificanti in Europa Occidentale. L'aumento della popolazione ha posto ancora una volta il cormorano in conflitto con la pesca. Nel Regno Unito ogni anno, vengono rilasciate delle licenze che permettono di uccidere un numero specificato di cormorani, al fine di contribuire a ridurre la predazione; è tuttavia ancora illegale uccidere un uccello senza tale licenza.

A volte i pescatori cinesi stringono un laccio attorno alla gola dei cormorani, stretto abbastanza per impedirgli di deglutire, e usano tali uccelli per pescare. I cormorani "mangiano" il pesce senza però essere pienamente in grado di inghiottirlo, e i pescatori sono in grado di recuperare il pesce semplicemente costringendo il cormorano ad aprire la bocca.

Nel nord della Norvegia, il cormorano è tradizionalmente considerato un uccello semi-sacro. Si ritiene sia un segno di buona sorte avere dei cormorani vicino al proprio villaggio o insediamento. Una vecchia leggenda afferma che le persone che muoiono in alto mare, senza avere la possibilità di recuperare i loro corpi, trascorrano l'eternità sull'isola Utrost - che può solo occasionalmente essere avvistata dai mortali. Gli abitanti di Utrost possono solo visitare le loro case sotto forma di cormorani.

I cormorani della specie Guanay, inoltre, acquisiscono una certa importanza nelle attività agricole, per il fatto di essere le principali fonti di guano, usato come concime.


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giovedì 12 marzo 2015

TROTA FARIO

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Diffusa in Italia e in molti corsi d'acqua di quasi tutta Europa, in Italia la trota fario rappresenta la trota autoctona della regione alpina ed appenninica settentrionale, mentre nella regione padana è sostituita dalla trota marmorata e nel centro-sud dalla trota sarda o macrostigma. In seguito a ripopolamenti effettuati senza attenzione per queste differenze di areale, al giorno d'oggi la si può trovare dovunque. Abita in acque veloci e torrentizie, fredde, limpide e ben ossigenate dei torrenti di montagna o alta collina. Quando viene a trovarsi all'interno di laghi prende velocemente l'aspetto della trota di mare. Nei torrenti vive solitamente sotto le cascate ed i piccoli salti con il muso rivolto verso la corrente rigorosamente in caccia di prede, e questo avviene nei mesi invernali, mentre nei mesi estivi sta in fondo ai raschi dei corsi d'acqua a pelo d'acqua per cibarsi di insetti che galleggiano sulla superficie dell'acqua. Infatti nelle sere d'estate non è difficile, avvicinandosi su un fiume (magari su un ponte), vedere un fuggi fuggi generale di questo salmonide che, ovviamente accortosi della presenza di un uomo, alla velocità di ben 20 km all'ora si intana sotto salti e pietre, completamente terrorizzato. È stato pescato anche alla riva del mare nei pressi della foce di fiumiciattoli.

Il corpo della trota fario è allungato, compresso ai fianchi, provvisto di testa robusta, acuminata verso la mascella, dotata di forti denti. Le pinne sono robuste.
La livrea è estremamente variabile per mimetizzarsi con l'ambiente circostante: il dorso va dal bruno al grigio argenteo, i fianchi sono grigio-giallastri, il ventre tende al bianco-giallo chiaro. Tipiche sono le chiazze rotonde nere sul dorso e soprattutto quelle rosso vivo (o brune) sui fianchi, disposte ordinatamente in senso orizzontale. Le pinne pettorali e ventrali sono giallastre, le altre tendenti al grigio. La lunghezza media varia solitamente nei corsi d'acqua in cui vive. Nei piccoli rii montani non supera quasi mai i 30 cm di lunghezza e i 3 hg di peso, nei torrenti più grossi e nei fondovalle degli stessi e nei laghi, ove c'è più ricchezza di ittiofauna, alcuni esemplari possono raggiungere pesi ragguardevoli pari anche a 5-7 kg.

Le trote fario del nord Italia sono state classificate come Salmo cenerinus. Recenti indagini biogeografiche e molecolari sul DNA mitocondriale hanno mostrato come questo taxon non sia valido in quanto rientra nella variabilità della ancora non descritta trota mediterranea Salmo mediterraneus. Da notare come geneticamente questa specie sia identica alla trota sarda del centrosud, per cui si può supporre che la livrea sia un carattere fenotipico e non geneticamente determinato.

Viene catturata soprattutto da pescatori sportivi con la tecnica della pesca al tocco, della pesca a mosca e della pesca a spinning. Le carni sono assai apprezzate, fra le migliori tra quelle dei pesci d'acqua dolce italiani. È una preda apprezzata, inoltre, per la sua sospettosità e scaltrezza, che richiedono un'attenzione massima sia nell'azione di pesca che nell'avvicinamento al luogo dove la pesca verrà effettuata. Oltre alla pesca con gli artificiali (cucchiaino rotante e ondulante, pesciolino finto, ecc.) la trota fario si pesca con le esche naturali. La trota è un predatore, di conseguenza si cattura con le camole del miele, della farina, della tipula, con il verme di terra, il verme di acqua dolce e in particolar modo con il pesce morto o vivo di acqua dolce e anche di mare, che non deve superare i 5 cm di lunghezza in modo che possa essere innescato sull'amo più facilmente.

La trota fario è inserita nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani dalla regione Molise. La trota fario è un piatto prelibato in Alto Adige dove viene affumicata come il salmone con trattamenti molto particolari (Alto Adige e Austria).

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PSEUDORASBORA

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Pseudorasbora parva, conosciuto comunemente come Cebacek o Pseudorasbora, è un piccolo pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia Cyprinidae.

Originario dell'estremo Oriente (Giappone, Cina orientale, Corea, Taiwan e bacino dell'Amur), è stato introdotto, nel XIX secolo, nell'Est europeo, in Grecia, nei Balcani, in Italia, Gran Bretagna e nel bacino del Danubio si è subito ambientato nelle nostre acque tanto da diventare infestante e dannoso in molte zone. Diffuso dapprima nei laghetti di pesca sportiva, è fuggito poi da questi tramite emissari e ha messo radici in molti fiumi del Nord e del Centro Italia. Accentuata la sua presenza nei bacini del fiume Po e del fiume Arno.

Presenta un corpo allungato, tipico dei ciprinidi, con dorso convesso. La livrea prevede dorso brunastro con una linea orizzontale scura sui fianchi argentei. Il ventre è bianco-argenteo. Le scaglie sono orlate di scuro. Le pinne sono rossastre.
Raggiunge una lunghezza massima di 11 cm.

La riproduzione in Europa avviene tra aprile e giugno, quando il maschio comincia a pulire una cavità nella roccia, dove la femmina corteggiata deporrà poi delle piccola uova adesive. Successivamente il maschio abbandona il nido prima della schiusa.

È predata soprattutto dal persico trota e dal luccio. Vive in branchi non inferiori alla decina di esemplari.

Si nutre di larve d'insetto, piccoli pesci e uova di pesce.

È una specie molto invasiva: forma popolazioni numerose che tendono a soppiantare le popolazioni autoctone di alborelle, triotti o rovelle.

Le sue carni sono mediocri e eccessivamente liscose. Può dare qualche soddisfazione ai pescatori alle prime armi, ma la sua importanza commerciale è pressoché nulla.

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IL PERSICO TROTA

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Il persico trota (Micropterus salmoides, Lacépède, 1802), chiamato anche boccalone o black bass (nello specifico largemouth bass) è un pesce osseo d'acqua dolce appartenente alla famiglia Centrarchidae.

Il persico trota è originario di un ampio areale in America settentrionale dai Grandi Laghi alla Florida e al Texas fino al nord del Messico, compreso l'intero bacino idrografico del Mississippi-Missouri. È stato introdotto in tutti i continenti tranne l'Antartide e si può considerare cosmopolita. In Europa è stato introdotto a partire dal 1883 in quasi tutti i paesi ma si è rapidamente estinto nel Regno Unito, in Germania, in Polonia e nei Paesi Bassi mentre è diffusissimo nelle zone meridionali e mediterranee come Italia, Spagna, Portogallo, sud della Francia e Balcani. È presente anche nel bacino del Danubio, negli affluenti sloveni. In Italia è stato introdotto ai primi del '900 nei laghi di Monate e di Comabbio (anticamente noto come "lago di Varano") in Brianza da dove si è diffuso in tutto il paese anche se nelle regioni meridionali e insulari la sua presenza è meno frequente che al centro-nord.

M. salmoides è una specie tipica delle acque ferme o a corrente debole, si incontra nei laghi, nei canali, negli stagni, nei bacini artificiali, nelle lanche e nel tratto basso dei fiumi (Zona dei ciprinidi fitofili) da cui può risalire più a monte ma sempre evitando le acque più correnti. Nei laghi le zone preferite sono le acque basse e ricche di vegetazione lungo le rive, i canneti e le aree ricche di ninfee. Popola soprattutto zone a fondo sabbioso o fangoso ricche di vegetazione. Sopporta una salinità fino al 13‰.

Il persico trota deve il suo nome inglese black bass alla somiglianza con la spigola (sea bass) della forma del corpo, che però in M. salmoides è più tozzo. Il corpo ha forma ovale ed è piuttosto robusto, poco compresso lateralmente. la bocca è molto grande (l'osso mascellare supera largamente l'occhio), obliqua, armata di piccoli denti molto numerosi. La mascella inferiore è leggermente sporgente. La pinna dorsale è unica, con la parte anteriore a raggi spiniformi e la posteriore, più alta, a raggi molli. Tra la parte a raggi spinosi e quella a raggi molli c'è un'intaccatura che può dare l'impressione che le dorsali siano due. La pinna anale ha 3 raggi spinosi e il resto molli. La pinna caudale è ampia e ha una modesta incisione centrale, i due lobi sono arrotondati. Il colore di fondo del corpo è variabile secondo le caratteristiche dell'habitat, generalmente è di un verdastro piuttosto scuro sul dorso che schiarisce sui fianchi e vira sul biancastro o il giallo sul ventre. Tutto il corpo è cosparso di macchiette scure di numero, forma e dimensioni molto variabili. È sempre presente una fascia longitudinale scura, spesso poco vistosa nei grandi esemplari me molto definita nei giovani, in cui spesso si suddivide in una serie di macchie nere allineate. Negli adulti sono quasi sempre presenti tre sottili fasce scure radiali che partono dall'occhio e raggiungono il bordo dell'opercolo. Pinne verdastre senza ornamentazioni di sorta.

La misura massima nota è di 97 cm per oltre 10 kg, la misura comune degli adulti è attorno ai 40 cm.

Può vivere fino a 23 anni. Gli esemplari fino ai due anni di età tendono al gregarismo e formano piccoli banchi, gli adulti tendono ad isolarsi pur non essendo territoriali. In inverno tende a raggiungere profondità più elevate e a cadere in un periodo di ridotta attività, in estate è frequente nei pressi della superficie.

Si riproduce in primavera e all'inizio dell'estate. In questa stagione il maschio ripulisce un tratto di fondale di sabbia o ghiaia in acqua bassa ove la femmina deporrà le uova in numero da 1.000 a 10.000 in base alle dimensioni corporee. Le uova vengono deposte a più riprese durante la stagione riproduttiva. In seguito il maschio o entrambi i genitori sorvegliano il nido fino a che gli avannotti non lo avranno lasciato.

È un predatore molto vorace, gli adulti si nutrono soprattutto di pesci e, secondariamente, di gamberi e anfibi. Possono essere occasionalmente predati tutti gli animali di dimensioni idonee come insetti, bisce d'acqua e perfino, in casi rarissimi, piccoli mammiferi e pulcini di uccelli acquatici. I giovani si cibano di invertebrati acquatici e tendono a diventare sempre più piscivori con l'aumentare della taglia. Non si alimenta durante il periodo riproduttivo e quando la temperatura scende sotto i 5 °C o sale sopra i 37 °C.

L'introduzione di questa specie ha prodotto danni alle popolazioni ittiche autoctone in molti paesi. Ad esempio è responsabile della rarefazione e dell'estinzione locale di alcune specie di Cyprinidae endemiche della Spagna. È inserito nell'elenco delle 100 tra le specie invasive più dannose al mondo. Per quanto riguarda l'Italia Sommani riporta nel 1969 che non pare si siano verificati danni alle popolazioni ittiche per l'introduzione di questo pesce:

« Nei confronti dell'ittiofauna preesistente il Persico trota esercita un'azione quasi sempre di equilibrio, contribuendo a limitare i fenomeni di sovrappopolamento da parte delle specie eccessivamente prolifiche appartenenti alla famiglia dei Ciprinidi. »

È una specie ittica molto apprezzata dai pescatori sportivi, vista la sua combattività. Viene insidiato tecnica dello spinning e della pesca a mosca. Viene insidiato da un gran numero di appassionati con tecniche sviluppate appositamente per questa specie (bassfishing) utilizzando soprattutto esche artificiali. L'importanza della specie per la pesca commerciale è molto limitata e solo locale; nonostante le carni siano da ritenersi ottime si trova molto di rado in commercio. Viene allevato in impianti di piscicoltura per produrre materiale da ripopolamento.

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LUCIOPERCA

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Sander lucioperca, conosciuto comunemente come lucioperca, luccioperca o sandra, è un pesce d'acqua dolce della famiglia Percidae.

Originario dell'Europa centro-settentrionale e di quella orientale (Svezia, Finlandia, Germania, Polonia ed ex URSS) nonché dell'Asia occidentale, è stato introdotto in molti paesi europei agli inizi del XIX secolo, con notevoli conseguenze ambientali.

In Italia fu introdotto tra il 1902 e il 1908 nei laghi di Comabbio e Pusiano ed in seguito in tutto il nord Italia, ma oggi sembra sia diffuso solamente in alcuni laghi (Lugano, Como, Comabbio, Maggiore, Corbara, da cui si è poi diffuso nell'intero corso del Tevere fino alla città di Roma), e lungo il corso del fiume Chienti. Una grossa popolazione è presente anche nel fiume Po nonché in gran parte delle acque del piano della Pianura Padana. Vive nei tratti inferiori dei fiumi e nei laghi a grandi e medie dimensioni, con acque ben ossigenate.

Ha corpo snello ed affusolato, la pinna dorsale anteriore ha 13-15 raggi spinosi. La bocca è provvista di piccoli denti e qualcuno più grande sparso. Il maschio presenta una concavità nel dorso, fra la testa e la pinna dorsale anteriore; nella femmina questo punto è invece convesso.

La livrea presenta una colorazione bruno verdastra su testa, dorso e fianchi, più chiara sul ventre. Alcune strisce verticali nere scendono dal dorso fino ai fianchi. Le pinne sono verdastre chiazzate di nero.

I soggetti più longevi raggiungono l'età di 20 anni, 130 cm di lunghezza per un peso di 15 kg.

Come nel persico si conoscono casi di popolazioni nane, dovute alla scarsità di cibo e alla grandezza dello specchio d'acqua.

Questa specie ha tendenze prevalentemente notturne. Quando si tratta di piccole dimensioni vive in piccoli branchi, mentre quando diventa adulto diventa solitario.

La deposizione avviene a circa 12 °C tra aprile e giugno su fondali sassosi o coperti da radici di piante.

Le sue prede sono alborelle, scardole, persici sole e cobiti. L'alimentazione è ridotta durante l'inverno.

Considerato un pesce pregiato sia per la pesca sportiva sia per la squisitezza delle sue carni, il lucioperca viene pescato con esche artificiali (tecnica dello spinning), verme, piccoli pesci, ma soprattutto con la tecnica del morto manovrato.

L'introduzione di questo forte predatore alloctono nelle acque italiane sembra abbia causato non pochi problemi alle specie autoctone di pesci comprese estinzioni locali di specie endemiche.


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mercoledì 11 marzo 2015

LA TINCA

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La tinca ha un corpo tozzo, coperto da piccole scaglie, con grosse pinne carnose. La livrea è verdastra sul dorso, più chiara e tendete al giallo nella zona ventrale. Le pinne sono verde-brune. Gli occhi sono rossi.

Solitamente raggiunge i 30-50 cm di lunghezza per 4 kg di peso, anche se sono registrate (non in Italia) tinche lunghe fino a 84 cm.

Pesce onnivoro, si nutre di organismi bentonici e vegetali, soprattutto in orari notturni.

Il periodo di fregola avviene tra la primavera e l'estate, quando le tinche si spostano verso acque basse riccamente coperte di vegetazione acquatica.

L'accoppiamento avviene in più momenti (fino a 2 mesi), poiché la femmina produce centinaia di migliaia di uova (fino a 600.000 per kg di peso) che il maschio feconda esternamente.

La schiusa avviene dopo 5-6 giorni e le piccole larve sono provviste di un organo adesivo grazie al quale rimangono attaccate alle foglie delle piante acquatiche fino a quando il sacco vitellino si sarà riassorbito.

La maturità sessuale avviene ai quattro anni per i maschi e a due per le femmine.

È diffusa in tutte le acque dolci europee (arcipelago britannico compreso) a corso lento: laghi, fiumi, canali, stagni. A volte è segnalata nelle foci di alcuni fiumi sull'oceano artico, così come nel lago Bajkal.

Predilige fondi melmosi o ricoperti di vegetazione. Sopravvive anche in ambienti poveri di ossigeno. In inverno non si nutre, muovendosi lo stretto indispensabile, seppellendosi parzialmente nella melma di fondali fangosi.

Negli ultimi anni si è notata in Italia una contrazione della specie, concomitante alla diffusione di specie alloctone, quali il carassio e il pesce gatto.

È un pesce dalle carni apprezzate, preda di pescatori sportivi e non, nonché oggetto di allevamento in acquacoltura. Per pescarla vengono impiegate canne bolognesi, fisse e da fondo, con montature medio-pesanti. Le esche sono simili a quelle in uso per la carpa, anche se sono maggiormente apprezzate quelle di origine animale quali il lombrico ed il bigattino.

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TEMOLO

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Thymallus thymallus (Linnaeus 1758), conosciuto comunemente come temolo, è un pesce d'acqua dolce della famiglia Salmonidae.

La specie è presente nell'Europa centro-settentrionale, in un'area d'origine che si estende dalla Scandinavia a nord fino all'Italia settentrionale a sud, dalla Francia a ovest fino alla Russia europea ad est. Nel passato più o meno recente è stato introdotto anche con successo in aree o Stati diversi da quelli di origine, come in Spagna nella regione del fiume Tago, in Scozia o in alcuni corsi d'acqua dell'Italia centrale.

Predilige fiumi e torrenti limpidi, con acque ben ossigenate, ma non troppo rapide con fondo sassoso e ghiaioso. Ha abitudini gregarie e vive in branchi formati anche da molti individui.

È un pesce dal corpo affusolato, con una piccola bocca munita di denti minuti. La caratteristica morfologica principale della specie è una pinna dorsale molto sviluppata, in particolare nei maschi, composta da raggi molli. Le squame sono grandi e circolari. La colorazione è argentea, con il dorso tendente al verde pallido. I fianchi possono presentare dei piccoli punti neri, più o meno fitti. Durante il periodo dell'accoppiamento il maschio presenta la pinna dorsale bordata di rosso.
Il temolo è un pesce di taglia media. Misura 30 cm circa a 3-4 anni con un peso di 200-300 g, raramente raggiunge e supera i 50 cm (1 kg) a circa 10-14 anni di età.

La riproduzione avviene in primavera: la coppia dopo il corteggiamento depone da 2000 a 8000 uova di 3 mm di diametro nei bassi fondali sabbiosi e fangosi dei corsi d'acqua e quindi coperte con un sottile velo di sabbia. Le uova si schiudono dopo un'incubazione di alcune settimane. Gli avannotti sono indipendenti non appena consumato il sacco vitellino.

Si nutre di insetti e di invertebrati.

È preda ambita dai pescatori. Le sue carni sono considerate pregiate.

La specie è molto sensibile agli inquinamenti delle acque, per questo il suo areale si è notevolmente contratto negli ultimi 50 anni, inoltre risente dei frequenti sbalzi di livello causati dalla presenza di dighe. In Italia è presente una varietà cromatica endemica chiamata temolo pinna blu, un tempo era presente in tutti gli affluenti di sinistra del Po, ma a causa dell'inquinamento delle acque, dell'introduzione di specie come il siluro (Silurus glanis) che predano adulti e uova, della pesca e degli sbarramenti lungo i corsi dei fiumi oggi è presente solo nei corsi d'acqua più integri.


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martedì 10 marzo 2015

LA CARPA

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Cyprinus carpio, conosciuto comunemente come carpa comune o semplicemente carpa, è un pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia dei Cyprinidae.

La forma selvatica della carpa comune si ritiene originaria delle regioni dell'Europa orientale ad est fino alla Persia, all'Asia Minore ed alla Cina (dove è molto famosa). In Italia la specie è stata introdotta molti secoli fa dagli antichi Romani per l'allevamento, anche grazie alla sua straordinaria capacità d'adattamento, infatti si può considerarla una specie ormai autoctona. Oggi, anche a seguito di ripopolamenti, è possibile trovarla in tutta Europa nella quasi totalità delle acque dolci temperate. La carpa comune è stato uno dei primi pesci ad essere introdotto in altri paesi oltre a quello di origine. Di solito vive nei fiumi a corso lento e nei laghi, ma si adatta molto bene in qualsiasi habitat, anche in quelli soggetti ad inquinamento organico. Non disdegna neanche le acque più sporche. È inserita nell'elenco delle 100 tra le specie invasive più dannose al mondo.

Il corpo della carpa è lungo, ovaloide, con dorso convesso poco sopra la testa. Quest'ultima si presenta di forma triangolare, con muso poco appuntito. La bocca è protrattile ed è munita di 4 barbigli corti e carnosi. La pinna dorsale è lunga con 18-24 raggi, quella anale è abbastanza grande; le pinne pettorali e ventrali hanno i lobi arrotondati. La coda è forcuta. La livrea è bruno-verdastra con riflessi bronzei su dorso e fianchi, giallastro sul ventre. Di lunghezza variabile tra i 30 e i 60 centimetri e peso solitamente compreso tra i 3 e i 35 chili. Eccezionalmente può raggiungere e superare i 40 chili di peso e i 130 centimetri di lunghezza. Si tratta di un pesce estremamente longevo e si stima possa arrivare a 20 anni di età.

Pacifica. Vive in gruppi che possono arrivare anche alla decina di esemplari.

Onnivora, si ciba sia di organismi animali come insetti o lombrichi che di sostanze vegetali che trova sul fondo, e di qualsiasi tipo di detrito organico. Ricerca il cibo sul fondo, grufolando, mettendo il muso nel fango e aiutandosi con i quattro barbigli per localizzare il nutrimento. Durante la ricerca del cibo smuove molto materiale intorbidendo l'acqua e facendo salire a galla bollicine di gas formatesi nel fondale.

Si riproduce in tarda primavera ed inizio estate deponendo circa 2-300.000 uova.

I banchi di carpe in questo periodo si spostano in acque basse presso le sponde, che sono più tiepide, vicino a canneti ed erbai dove possono nutrirsi facilmente e si riuniscono in superficie smuovendo l'acqua e producendo schizzi e spruzzi.

La carpa è uno dei pesci d'acqua dolce più insidiati dai pescatori sportivi a causa delle grandi dimensioni che può raggiungere e della strenua resistenza che oppone alla cattura.

Si pesca soprattutto con la tecnica della pesca a fondo che, quando viene impiegata per questo pesce, prende il nome di carpfishing, tecnica che prevede un assoluto rispetto del pesce; la pesca a fondo utilizza una varietà di esche, in genere vegetali, che vanno dal mais alla cosiddetta "polenta" alle più recenti e tecnologiche boiles, che sono utilizzate soprattutto nel carpfishing e che vengono innescate separatamente dall'amo, ad una distanza di qualche centimetro.

Importante è abituare il pesce alla nuova esca gettando nel luogo prescelto grosse quantità dell'esca che si impiegherà, qualche giorno prima dell'effettivo inizio della pesca. In Italia ed in Occidente, dato che la qualità delle carni in genere non è considerata eccelsa, gli esemplari catturati vengono spesso liberati con ogni cura adagiandoli su un materassino morbido per attutire gli urti dovuti allo sfregamento con il terreno e per non asportare il muco protettivo di cui sono rivestiti i pesci.

Mentre in Italia il consumo di carpa è limitato tranne in alcune realtà gastronomiche locali, in molte altre parti del mondo le sue carni sono apprezzate e l'utilizzo come alimento è tutt'oggi diffuso; ad esempio in Europa centrale ed orientale è regolarmente consumata, ma soprattutto in Estremo Oriente è largamente utilizzata per scopi alimentari, tanto da essere uno dei pesci maggiormente allevati nell'acquacoltura cinese.

Le uova di carpa (o a volte quelle di aringa) sono alla base della salată de icre, letteralmente insalata di uova di pesce. Si tratta di una specialità romena che viene solitamente consumata spalmandola sul pane.

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