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sabato 25 giugno 2016

I DEODORANTI

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Un deodorante è una preparazione cosmetica che ha lo scopo di evitare la formazione di sgradevoli odori corporei. Viene applicato normalmente all'ascella, ma ce ne sono alcuni applicabili anche ai piedi.

Il sudore umano è all'origine inodore, ma rappresenta un ottimo luogo per la propagazione di batteri, che si rendono responsabili del cosiddetto odore di sudore. Tale odore è considerato negativamente in molte culture, di conseguenza, comune è l'uso di deodoranti che, associati ad una regolare igiene corporea, e di altri metodi che hanno lo scopo di ridurre la formazione dell'odore, quale la depilazione, permettono di limitare l'impatto sociale del problema.

L'odore corporeo è influenzato da fattori genetici, dall'età, da quello che si mangia, da fattori ambientali, dallo stress e dall'azione della flora cutanea su lipidi cutanei e sul sudore. Alcuni acidi grassi volatili e maleodoranti sono prodotti dalla azione enzimatica dei batteri sugli acidi grassi a catena lunga naturalmente presenti tra i lipidi cutanei. I principali componenti rilevabili sono:

acido formico,
acido propionico, con un odore leggermente rancido e acetoso, sviluppato prevalentemente da Propionibacterium acnes è una delle componenti dominanti nell'odore di piedi,
acido butirrico, più precisamente nella sua forma ramificata , isobutirrico, è una delle componenti dominanti nell'odore di piedi,
acido valerico, più precisamente nella sua forma ramificata , isovalerico ( acido 3-methyl butanoico ), con un odore di formaggio, sviluppato prevalentemente dallo Staphylococcus epidermidis è una delle componenti dominanti nell'odore di piedi,
acido caproico,
acido caprilico,
acido E-3-methyl-2-hexenoico e acido 3-hydroxy-3-methyl-hexanoico componenti dominanti dell'odore ascellare, specialmente maschile, sviluppati prevalentemente da Corynebacterium
A questi si aggiungono con le note odorose di cipolla, urina di gatto, solfuri, componenti volatili ricavate da precursori ricchi di cisteina.

dimethylsulfone
sulfanyl alkanoli, tra cui 3-sulfanylhexan-1-ol, 2-methyl-3-sulfanylbutan-1-ol, 3-methyl-3-sulfanylhexan-1-ol
e derivati da steroidi come androstenoni o androsteroli.

I meccanismi di azione dei deodoranti sono vari.

Con profumi e agenti mascheranti che coprono o confondono gli odori prodotti dalle principali costituenti del cattivo odore. Le fragranze, anche a lento rilascio o incapsulate in ciclodestrine con rilascio controllato dalla sudorazione, possono mascherare anche per molte ore l'odore corporeo. Alcune sostanze volatili causa del cattivo odore sono a pH acido e possono anche essere neutralizzate con agenti tampone. Questo potrebbe essere uno dei meccanismi d'azione deodorante del bicarbonato di sodio.

Con ingredienti inibenti la crescita della flora batterica cutanea. L'azione antimicrobica si esplica sia a bassa concentrazione attraverso ingredienti classificati nella cosmesi come conservanti, sia attraverso agenti antimicrobici come l' alcol etilico, sali o ossidi metallici, composti chelanti. L'azione antimicrobica si può sviluppare anche con deodoranti con pH fuori dal campo entro cui può svilupparsi la normale flora cutanea.

Antitraspirante con ingredienti che diminuiscono la sudorazione, in particolare sali inorganici di alluminio come il cloridrato di alluminio, l'alluminio sesquicloridrato, l'allume di rocca o di potassio e sali di zirconio. L'azione antitraspirante, riducendo a monte una delle cause del cattivo odore, ha assunto un ruolo determinante al punto che nella cosmesi gli antitraspiranti possono essere considerati una categoria autonoma di prodotto rispetto ai deodoranti.

L'idea di prevenire odori corporei sgradevoli è antica. Nell'antico Egitto si usavano bagni di profumo, la depilazione e il massaggio con oli profumati e infine l'uso di allume come deodorante. L'uso dell'allume era diffuso anche nella Cina antica. Il metodo tuttavia più comune nell'antichità per combattere i cattivi odori corporei era l'uso di pesanti oli profumati.

Nel XVIII secolo si ebbero passi in avanti verso l'invenzione dei deodoranti: si scoprì che le ghiandole sudoripare producevano il sudore e si notò che batteri erano responsabili dell'odore associato. Sapendo che la crescita batterica necessitava di umidità e calore, si cercarono composti che diminuissero l'umidità o che agissero direttamente sui batteri, inibendone la crescita. Nel XIX secolo vennero utilizzate tinture di ammoniaca, che però causavano infiammazioni cutanee.



Il primo deodorante commerciale, Mum, a base di zinco, è stato introdotto alla fine del XIX secolo a Filadelfia negli Stati Uniti. Il nome dello scopritore del Mum è sconosciuto. Il marchio, che deriverebbe dal nomignolo della balia dell'inventore, nel 1932 è stato ceduto alla ditta Brisol Myers, per poi passare nel 2001 alla Procter & Gamble che l'ha concesso nel 2004 in licenza alla svizzera Doetsch Grether.

Il deodorante a sfera è stato invece inventato da Helen Barnett Diserens, alla fine degli anni 1940, ispirandosi alla penna a sfera. Nello stesso periodo si iniziò ad usare il cloruro di alluminio, che in forma chimicamente differente viene utilizzato tuttora. Nel 1965 vennero invece inventati i deodoranti spray, che spesso però contenevano composti innocui per l'uomo, ma con effetti negativi sull'ozonosfera, come i CFC; queste sostanze sono state bandite all'inizio del nuovo millennio.

Per tutti gli ingredienti antitraspiranti composti da sali inorganici di alluminio, come l'allume, il cloridrato di alluminio, ecc., è nota una tossicità sistemica ad alte dosi mentre di una potenziale azione cancerogena, specificatamente per alcune tipologie di cancro al seno esistono solo ipotesi. L'alluminio può essere tossico nei confronti del DNA; i sali di alluminio potrebbero inoltre interagire con i recettori degli estrogeni nelle cellule mammarie.

Diminuire la sudorazione è di per sé è un atto contro natura, che se non adeguatamente equilibrato può provocare dei seri danni al nostro organismo. Le sostanze utilizzate in questi deodoranti antitraspiranti sono principalmente i sali di alluminio. Il loro meccanismo d'azione non è del tutto chiaro, perciò vengono prese in considerazione due diverse ipotesi. La prima consiste in un'occlusione del dotto escretore della ghiandola sudoripara: tale occlusione avviene attraverso la precipitazione delle proteine cellulari, originando una sorta di tappo sul dotto escretore. Il secondo meccanismo d'azione ipotizzato consiste nell'induzione, da parte dei sali di alluminio, di uno stimolo irritativo a livello del dotto escretore, con formazione di un edema locale: questo accumulo di liquidi causa un rigonfiamento che occlude il dotto escretore, con conseguente riduzione della secrezione sudoripara.
Oltre ai sali di alluminio possono essere impiegati anche altre sostanze, come zirconio (che è un sale), cloroidrossilattato, citrato di alluminio e sostanze naturali che contengono tannini dotati di proprietà astringenti. Tra le numerose piante che contengono tannini ricordiamo l'amamelide virginiana, la ratania e l'arnica.

Negli Stati Uniti gli anti-traspiranti sono classificati farmaci da banco.

La scelta del deodorante dipende da esigenze e preferenze individuali. In commercio sono disponibili svariate formulazioni: spray classico, spray no-gas, stick, roll-on, latte, crema, con o senza profumazione, con azione anti-traspirante o meno.
La durata dell'efficacia può variare: per alcuni deodoranti è sufficiente una sola applicazione ogni 7-10 giorni.
In caso di pelle sensibile e facilmente irritabile è meglio orientarsi su un deodorante delicato, privo di propellenti, alcol, coloranti e profumazioni. Il tipo anti-traspirante è consigliato in caso di sudorazione eccessiva.
Tra i principi attivi naturali, la salvia possiede proprietà antisudorali.

L'applicazione del deodorante può provocare irritazione e rossore sulla pelle, soprattutto se la zona è stata depilata di recente, e la presenza di profumi può scatenare allergie nei soggetti sensibili.
È utile alternare prodotti diversi per evitare l'assuefazione e quindi perdita di efficacia.
L'assorbimento cutaneo di sali di alluminio e parabeni, contenuti nei deodoranti anti-traspiranti, è stata accusata di favorire l'insorgenza di malattie degenerative del sistema nevoso centrale e tumore al seno. Allo stato attuale, tale ipotesi è priva di conferme scientifiche.

Se ci si espone al sole, meglio evitare i deodoranti profumati che possono macchiare la pelle.

L'ipotesi di un legame tra l'incidenza di tumori nel quadrante superiore del seno e l'applicazione di cosmetici antitraspiranti ha sollevato una notevole controversia, sia per alcune carenze metodologiche delle prime ricerche pubblicate, sia per l'allarmismo che si è diffuso partendo da ipotesi che necessitano di ulteriori studi. Inoltre per individuare l'eventuale nesso causale, dallo stesso gruppo di ricerca guidato da Philippa Darbre, sono state presentate altre ipotesi: la presenza di parabeni nei cosmetici, la procedura di rasatura dei peli prima dell'applicazione del cosmetico ecc..

Gli studi clinici effettuati non hanno evidenziato alcuna significativa correlazione tra uso di deodoranti o antitraspiranti e cancro della mammella.

Attualmente non c'è nessuna restrizione nell'utilizzo di sali inorganici di alluminio negli antitraspiranti europei.

Per un rischio specifico per chi soffre di malattie renali, la Food and Drug Administration americana ha imposto alcune avvertenze negli antitraspiranti OTC che contengono sali inorganici di alluminio.

A seguito di una proposta dell'agenzia francese per la sicurezza dei prodotti per la salute, AFSSAPS, nella UE è in discussione l'introduzione di un limite, restrizione, nelle concentrazioni massime di sali di alluminio inseribili nel cosmetico. Anche il Comitato scientifico norvegese per la sicurezza degli alimenti, WKM, nel 2013 e l'Istituto tedesco in carico ai prodotti cosmetici, BFR, nel 2014 hanno espresso preoccupazione per la potenziale esposizione all'alluminio a causa del suo non regolamentato utilizzo cosmetico.


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lunedì 9 marzo 2015

LA MANNA

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La manna è un prodotto ottenuto da alcune specie di piante del genere Fraxinus (frassini), in particolare Fraxinus ornus (orniello o frassino da manna).

È un prodotto tipico siciliano, come tale è riconosciuto e rientra nell'elenco dei prodotti agroalimetari tradizionali stilato dal ministero delle politiche agricole e forestali.

La coltivazione del frassino da manna risale presumibilmente alla dominazione islamica (IX-XI secolo d.C.); il più antico documento che menziona la manna risale al 1080 in un diploma del vescovo di Messina. La Sicilia divenne la maggiore produttrice nella seconda metà dell'Ottocento.

Oggigiorno la coltivazione è limitata a poche zone della Sicilia, precisamente solo al territorio di Pollina e Castelbuono, con una superficie coltivata stimata nel 2002 a circa 3200 ha. Qui l'ultima generazione di frassinicoltori mantiene in vita il prezioso patrimonio colturale e culturale legato al mondo dell'antico mestiere dello "Ntaccaluòru".

In alcuni centri fino agli anni '50 la manna costituiva la base dell'economia locale per i frassinicoltori locali. Il fenomeno che ha spinto le nuove generazioni a preferire il lavoro in città, anziché l'agricoltura, ha contribuito fortemente all'abbandono della coltura della manna. Oggi i frassineti aspettano di rigenerarsi per dare ricchezza.

La produzione della manna offre tuttavia un buon reddito rispetto al passato (ogni chilo ha un costo superiore a 20 euro, e il prezzo è sempre in crescita).

Le aree in cui il frassino da manna viene (o veniva) coltivato fanno parte dell'assai più ampio areale naturale della specie (descritto nella voce Fraxinus ornus). Si tratta di zone comprese nella fascia altimetrica fra 200 e 800 m, a clima mediterraneo-arido (non a caso il frassino è pianta xerofita - si adatta bene alla siccità), su suoli calcarei o argillosi.

Le produzioni migliori sono indicate per terreni calcari-arenacei esposti a sud-est.

La manna è riconosciuta come Presidio Slow Food ed è per questo motivo che assieme ai frassinicoltori è stato redatto un disciplinare di produzione che ne garantisce la qualità e la provenienza.

La manna è la linfa estratta dalla corteccia opportunamente incisa.

Si riduce sempre di più il numero dei coltivatori; ormai quasi solo gli anziani sanno come coltivare e praticare le incisioni sulla corteccia del tronco del frassino con un particolare coltello chiamato mannaruolo.

Dalle piccole incisioni trasversali create con gesti precisi, sgorga lentamente un succo inizialmente di colore ceruleo e di sapore amaro (lagrima), che a contatto con l'aria rapidamente si schiarisce e assume un sapore dolce. Condensandosi, forma cannoli e stalattiti di colore bianco e profumati.

L'operazione di raccolta si pratica ogni settimana con l'archetto, la paletta e la scatola (particolari arnesi per la raccolta della manna)

La composizione chimica della manna è molto complessa e dipende da diversi fattori tra cui: qualità, zona di provenienza, l'età del frassino e la sua esposizione, l'andamento stagionale e molti altri fattori.

La manna in media contiene il 40-60% di mannitolo o mannite (C6H14O6), 8-10% d'umidità, 3-5% glucosio e fruttosio, 12-16% manninotriosio, 6-12% manninotetrosio, 1-3% elementi minerali, 0,5%-0,1% resina e altre sostanze in quantità minori (vitamine, enzimi, mucillagini, pectine, tannini).

La manna è in primo luogo un lassativo leggero esente da controindicazioni, particolarmente adatto alla primissima infanzia, alle persone molto anziane debilitate e convalescenti (viene somministrata generalmente nel latte, o come decotto di manna, che è un blando purgante); è un regolatore e rinfrescante intestinale, in quanto purifica l'apparato digerente da tossine e appesantimenti dovuti a cattiva alimentazione. È anche un cosmetico naturale, e ha una benefica azione sull'apparato respiratorio, infatti si comporta da fluidificante, emolliente e sedativo della tosse; è inoltre un dolcificante naturale a basso contenuto di glucosio e fruttosio, utilizzabile come dolcificante per diabetici. La manna possiede numerose virtù terapeutiche ed è innocua e priva di azioni secondarie rilevanti, cosa che tra l'altro la rende particolarmente raccomandabile in pediatria: è indicata nei casi d'indigestione e ipertensione, ha proprietà bechiche e anticatarrali, è sedativo della tosse e calmante nelle bronchiti; pezzetti di manna sciolti in bocca lentamente hanno proprietà espettoranti. Infine, può essere usata come collirio nelle congestioni oculari.

Secondo alcuni aiuta l'autoimmunità, migliora la cicatrizzazione di alcune ferite e disintossica il fegato.


Manna (in ebraico: מן?) o al-Mann wa al-Salwa (in arabo: المَنّ و السلوى, curdo gezo, fārsì گزانگبین), a volte o arcaicamente scritto mana, è una sostanza commestibile che, secondo la dottrina abramitica, Dio somministrò agli Israeliti durante le loro peregrinazioni nel deserto, dopo l'uscita e la liberazione dalla schiavitù in Egitto; la manna iniziò a scendere dal cielo quando il popolo d'Israele stava avvicinandosi al Monte Sinai per ricevere la Torah.

Nella Qabbalah, la manna non era soggetta agli "accidenti" secondo il "principio della generazione e corruzione" per quanto riguarda la sua eccellenza.

« E, evaporato lo strato di rugiada, apparì sulla superficie del deserto qualcosa di minuto, di granuloso, fine come brina gelata in terra. A tal vista i figli d'Israele si chiesero l'un l'altro: «Che cos'è questo?» perché non sapevano che cosa fosse. E Mosè disse loro: «Questo è il pane che il Signore vi ha dato per cibo. Ecco ciò che ha prescritto in proposito il Signore: ne raccolga ognuno secondo le proprie necessità, un omer a testa, altrettanto ciascuno secondo il numero delle persone coabitanti nella tenda stessa così ne prenderete». Così fecero i figli di Israele e ne raccolsero chi più chi meno. Misurarono poi il recipiente del contenuto di un 'òmer; ora colui che ne aveva molto non ne ebbe in superfluo e colui che ne aveva raccolto in quantità minima non ne ebbe in penuria; ciascuno insomma aveva raccolto in proporzione delle proprie necessità »   (Esodo 16.16-18)
I Rabbini del Talmud commentano così: ...ché non di "solo pane" "vive l'uomo".

Quando Dio si apprestava a far scendere la manna dal cielo essa illuminava l'atmosfera spirituale delle tappe affrontate dal popolo d'Israele nel deserto: l'origine celeste della manna favoriva questa manifestazione. Non potendo raccoglierla durante il Sabato (giorno che secondo la tradizione ebraica è destinato al riposo), Dio donava una doppia razione di manna ogni Venerdì affinché bastasse anche per il Sabato; in ricordo di ciò gli appartenenti alla religione ebraica devono preparare i pasti del Sabato con almeno due pagnotte chiamate Challot: esse vengono custodite all'interno di due panni di stoffa, uno al di sopra ed uno sotto, per ricordare anche lo strato di rugiada che ricopriva sotto e sopra questo cibo celeste. I Chakhamim insegnano che ogni Ebreo che assaggiava la manna poteva percepire e gustare un sapore diverso da quello degli altri Ebrei: si parla di gusti di altri cibi da loro desiderati ed assaporati mangiando la sola manna. Il residuo della manna che si scioglieva, si liquefaceva, si diffondeva poi nell'acqua in modo che il gusto della carne degli animali selvatici che si abbeveravano di quell'acqua rendesse noto agli altri popoli che la assaggiavano del cibo fornito da Dio agli Ebrei.

Il tosafista Rashbam ricorda che dopo molto tempo gli Ebrei si impegnarono a lavorare la manna e renderla differente proprio come avviene per le noci, in principio mature e dolci ma poi oleose se lavorate: ciò non piacque a Dio che avrebbe preferito se gli Ebrei ne avessero mantenute inalterate le qualità. Yisaschar Bnei ricorda che i malati del popolo ebraico, usciti dall'Egitto, vennero guariti appena cibatisi della manna. Un Midrash racconta che pietre preziose scendevano dal cielo assieme alla manna. Una porzione di manna venne inserita nell'Arca dell'alleanza da Aronne su ordine di Mosè. La tradizione vuole che la manna torni con l'era messianica.

La parola manna appare tre volte nel Qurʾān. Viene narrato nella hadith Sahih Muslim che il profeta Maometto pronunciò "I tartufi sono parte della 'manna' che Allah mandò al popolo di Israele mediante Mosè ed il succo è medicina per gli occhi."

La manna proviene dal cielo, secondo la Bibbia, ma le sue varie identificazioni sono naturalistiche. Nella Mishnah, la manna considerata una sostanza sovrannaturale, creata al crepuscolo del sesto giorno della Creazione, e assicurata di essere pura, prima del suo arrivo, dallo spazzare del terreno da un vento del nord e piogge successive. Secondo la letteratura rabbinica classica, la manna era stata macinata in un mulino celeste per l'utilizzo dei giusti, ma parte di essa fu assegnata anche agli empi e lasciata che se la macinassero da soli.

Alcuni passi della Bibbia narrano che, fintantoché non raggiunsero Canaan, gli Israeliti mangiarono solo manna durante il soggiorno nel deserto, nonostante la disponibilità di latte e carne dal bestiame col quale viaggiavano e vari riferimenti a provviste di farina e olio in sezioni della narrazione.

Come una sostanza commestibile naturale, la manna avrebbe dovuto produrre residui alimentari, ma nella letteratura rabbinica classica si afferma che, essendo una sostanza soprannaturale, la manna non producesse rifiuti corporei, con nessuna conseguente defecazione da parte degli Israeliti fino a qualche decennio successivo, quando la manna aveva cessato di cadere. La scienza medica moderna riporta che la mancanza di defecazione per un così lungo periodo di tempo avrebbe potuto causare gravi problemi intestinali, soprattutto quando altri alimenti vennero ad essere nuovamente consumati. Gli scrittori rabbinici classici sostengono che gli Israeliti si lamentassero per la mancanza di defecazione, essendo preoccupati per potenziali problemi intestinali.

Molti vegetariani cristiani asseriscono che Dio avesse originalmente voluto che l'essere umano non mangiasse carne ma solo piante, le quali non muovendosi non implicano "uccisione" e quindi peccato: la manna, sostanza non di carne, viene citata in supporto di tale teoria. Inoltre, quando il popolo si lamentò e vollero carne, Dio diede loro carne in forma di quaglie, ma a quanto pare alcuni si lamentarono ancora, mentre altri avidamente raccolsero le quaglie. "Avevano ancora la carne fra i denti e non l'avevano ancora masticata, quando lo sdegno del Signore si accese contro il popolo e il Signore percosse il popolo con una gravissima piaga."

Il cibo non era il solo uso della manna: una fonte rabbinica classica afferma che l'odore fragrante della manna fosse utilizzato in un profumo israelita.

Esodo afferma che ogni giorno un omer di manna veniva raccolto per ciascun membro di famiglia (circa 3,64 litri), e potrebbe implicare che ciò avvenisse indipendentemente da quanto sforzo era stato messo nella sua raccolta; un midrash attribuito a Rabbi Tanhuma narra che, sebbene molti fossero abbastanza diligenti da andare nei campi a raccogliere la manna, altri si sdraiavano pigramente per terra e prendevano la manna allungando le mani. Il Talmud asserisce che questo fattore venisse usato per risolvere le dispute sulla proprietà degli schiavi, poiché la quantità di omer di manna che ciascuna famiglia poteva raccogliere indicava quante persone facevano legittimamente parte di data famiglia; gli omer di manna per schiavi rubati potevano essere raccolti solo dai legittimi proprietari e quindi i legittimi proprietari si ritrovavano con quantità d'avanzo.

Secondo il Talmud, la manna veniva trovata nei pressi delle case di coloro con una forte fede in Dio e lontano dalle case di coloro con dubbi; in verità, un midrash classico narra che la manna era intangibile ai gentili, che inevitabilmente se la vedevano svanire tra le mani. Il Midrash Tanhuma sostiene che la manna si sciogliesse, formasse rigagnoli liquidi, venisse bevuta da animali, speziasse la carne delle bestie e fosse quindi mangiata indirettamente dai gentili, questo essendo quindi l'unico modo in cui i gentili potevano assaporare la manna. Nonostante questi accenni a distribuzioni irregolari, la letteratura rabbinica classica esprime l'opinione che la manna cadesse in grandi quantità ogni giorno. Si ritiene che la manna venisse distribuita su un'area di oltre 2000 cubiti quadrati, per un totale tra i 50 e i 60 cubiti in altezza, abbastanza per nutrire gli Israeliti per 2000 anni e che si potesse vedere dai palazzi di ogni re dell'Est e dell'Ovest, probabilmente un'affermazione metaforica.

Secondo certe interpretazioni rabbiniche, lo Shabbat fu istituito la prima settimana in cui apparve la manna. Afferma che il doppio della manna fosse disponibile alla mattina del sesto giorno della settimana e niente manna si potesse trovare il settimo giorno; sebbene la manna si imputridisse e si infestasse di vermi dopo una sola notte, la manna che veniva raccolta al sesto giorno rimaneva fresca fino alla seconda notte. Mosè dichiarò che la doppia porzione del Giorno di Preparazione dovesse essere consumata allo Shabbat; e che Dio lo aveva istruito anche affinché nessuno dovesse lasciare il proprio posto durante Shabbat, cosicché il popolo potesse riposarsi durante tale giorno.

I critici delle forme considerano che questa parte della narrazione della manna fosse stata estratta dalla tradizione Jahvista e Sacerdotale, con la tradizione Jahvista che enfatizza il riposo durante lo Shabbat, mentre la tradizione Sacerdotale assume semplicemente che lo Shabbat esiste, sottintendendo come il significato di "Shabbat" fosse già noto. Questi critici ritengono tale parte della narrazione della manna una storia eziologica supernatura concepita per spiegare l'origine dell'osservanza dello Shabbat, osservanza che in realtà era probabilmente pre-mosaica.

Esodo narra che gli Israeliti consumarono manna per 40 anni, iniziando dal quindicesimo giorno del secondo mese (15 di Iyar), ma che poi cessò di cadere quando ebbero raggiunto una terra abitata e si avvicinarono ai confini di Canaan (abitata dai cananei). I critici delle forme attribuiscono questa variante all'opinione che ciascuna interpretazione della cessazione della manna derivi da una tradizione diversa; la "terra abitata" viene attribuita alla tradizione Sacerdotale, e "i confini del paese di Canaan" alla tradizione Jahvista, o ad un'ipotetica redazione successiva che sincronizzi il resoconto con quello del Libro di Giosuè, che sostiene che la manna cessò di cadere il giorno dopo il festival annuale di Pesach (il 14 di Nisan), quando gli Israeliti ebbero raggiunto Galgala. La durata che va dal 15 Iyar al 14 Nisan, presa letteralmente, è di 40 anni meno un mese.

Esiste inoltre un disaccordo tra gli scrittori rabbinici classici su quando la manna cessò, soprattutto in luce del fatto che continuò dopo la morte di Mosè per ulteriori 40 giorni, 70 giorni, o 14 anni; in verità, secondo Joshua ben Levi, la manna cessò di apparire nel momento che Mosè spirò.

Nonostante l'eventuale cessazione dell'erogazione di manna, Esodo afferma che ne rimase una piccola quantità in un vaso o urna, che venne tenuta nel Tabernacolo "davanti alla Testimonianza" (forse adiacente all'Arca dell'Alleanza), il testo indica che il Signore incaricò Mosè di farlo e che ne venne delegato Aronne. La Lettera agli Ebrei afferma che l'urna fu riposta all'interno dell'Arca. Le fonti rabbiniche classiche ritengono che l'urna fosse d'oro; alcuni dicono che rimase lì soltanto fino alla generazione dopo Mosè, e altri che sopravvisse almeno fino al tempo di Geremia. Tuttavia, il Primo Libro dei Re afferma che non c'era già più prima di Geremia, durante il regno di Salomone nel X secolo p.e.v. I critici delle forme attribuiscono la citazione dell'urna alla tradizione Sacerdotale, concludendo che l'urna esisteva (ancora) agli inizi del VI secolo p.e.v.

Per estensione, il termine "manna" è usato per riferirsi a qualsiasi nutrimento divino o spirituale.

Da molti anni, i cattolici annualmente raccolgono un liquido trasparente dalla tomba di San Nicola di Bari; la leggenda asserisce che il profumo di questo liquido protegga dal male e viene venduto ai pellegrini quale "Manna di San Nicola". Il liquido fuoriesce dalla tomba del Santo nella cripta della Basilica di Bari, ma non è chiaro se venga emesso dal corpo nella tomba o dal marmo della tomba stessa; poiché la città di Bari è un porto e la tomba si trova sotto il livello del mare, esistono diverse spiegazioni del fluido di manna, tra cui il trasferimento di acqua marina nella tomba per azione capillare.

Nel XVII secolo, una donna mise in vendita come cosmetico un prodotto trasparente ed insapore, chiamandolo "la Manna di San Nicola di Bari". Dopo la morte di circa 600 uomini, le autorità italiane scoprirono che il presunto cosmetico era una preparazione di arsenico, usato dalle loro mogli.

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