venerdì 23 settembre 2016

GLI ANIMALI PIU' PERICOLOSI



Difendere la natura e l’ambiente significa conoscerli e rispettarli senza trattarli come un giardino condominiale. E amare gli animali non vuol dire pensare che siano tutti docili peluche.

Sembra così docile e carino, soprattutto quando lo vediamo in peluche. Ma  l’orso polare è il più grande mangiatore di carne della terra. Si nutre principalmente di foche ma le sue zampe sono munite di artigli capaci di sezionare qualsiasi testa umana. Non hanno paura dell’uomo e talvolta, in caso di pericolo o di carestie, possono arrivare ad attaccare.

Il drago di Komodo è la più grande lucertola vivente. Vive in alcune isole indonesiane e riesce a mietere vittime con un solo morso: i suoi denti seghettati lacerano le carni così da mandare in circolo il veleno che provoca paralisi muscolare, shock e perdita di coscienza.

Il polpo ad anelli blu è velenosissimo, tra le specie marine più pericolose al mondo. Il piccolo animale è diffuso a largo delle coste dell’Africa e del Giappone. Il suo veleno è letale anche per l’uomo e la cosa peggiore è che non esiste un antidoto: la tossicità del suo veleno supera il cianuro di ben 10.000 volte.

Un altro “amico dei bambini” solo nella pubblicità. In realtà l’ippopotamo è il terzo mammifero più grande al mondo, dopo l’elefante e il rinoceronte. Sono molto diffusi in Africa e sono responsabili di aver causato più morti umane nel continente rispetto ad altri animali più temuti. Il “cavallo di fiume” è tra gli animali più aggressivi del mondo ed è annoverato tra i più pericolosi dell’Africa.

Ci hanno pensato anche i film a descrivere lo squalo bianco come il killer silenzioso della vita marina.

Il bufalo nero è un animale estremamente imprevedibile e uccide più di 200 persone all’anno.

Di varie specie, frequenta ambienti molto diversi  (fiume, mare, acque stagnanti,)i coccodrilli sono responsabili di oltre 2.000 morti all’anno. La loro dieta include una vasta gamma di carni, si nutre anche di carcasse morte.

Il Re Della Giungla detiene il titolo di predatore per eccellenza, I suoi denti aguzzi e gli artigli riescono a paralizzare e tagliare a brandelli qualsiasi vittima. Ci sono stati molti casi registrati di attacchi da parte di leoni verso aziende agricole, vetture di turisti durante safari in Africa… sono responsabili di numerosi decessi all’anno.

Il metodo scientifico per misurare la velenosità di un rettile è un indice tossicologico chiamato Letal Dose 50. In base a questo le specie più velenose si trovano in Africa, Nord America, Australia e Asia, come per esempio, il famoso Cobra asiatico che non è non è di certo quello più tossico ma causa più di 50.000 morti all’anno. Quello più velenoso è invece il Taipan dell’Interno con un singolo morso  e’ in grado di iniettare circa 110mg di veleno, sufficienti per uccidere un centinaio di esseri umani e oltre 200.000 topi. E’ originario dell’Australia  ed appartiene alla famiglia degli Elapidae, che conta anche il cobra, il mamba, ed il serpente corallo.



La zanzara porta malattie devastanti, come la malaria che uccide più di 600.000 persone ogni anno e provoca miliardi di dollari in perdita di produttività annuale. Oltre a febbre dengue, febbre gialla e encefalite.

L'uomo che uccide 475 000 persone l'anno tra omicidi e guerre, seguito dai serpenti e dai cani con la rabbia. La mosca tse tse responsabile della malattia del sonno, la cimice assassina portatrice della malattia di Chagas, le lumache killer che causano la schistosomiasi, e il verme solitario.

La "rana dorata" chiamata così per via del suo colore (Phyllobates terribilis), fa parte della famiglia Dendrobatidae e vive in Colombia (fonte Biochronicles).

La sua pelle è rivestita da una molecola chiamata batracotossina, che impedisce ai nervi di trasmettere impulsi ed è fortissima. Basta una dose piccolissima per provocare la morte (LD50 di 0,002mg/kg, ovvero la dose per uccidere il 50% dei soggetti), tanto che basta appena toccarla.
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mercoledì 21 settembre 2016

OLIO DI RICINO

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L’olio di ricino nasce dalla spremitura a freddo dei semi dalla pianta Ricinus communis, originaria della zona tropicale, ma molto comune in India che ne è il maggiore produttore. Il risultato finale è un olio molto denso, viscoso, dal colore giallo paglierino e il cui gusto è molto forte e non gradevole. Lubrificante è anche un lassativo naturale molto potente, ma contiene la ricina che è una sostanza tossica quindi l’assunzione è consigliata in piccole dosi. Il suo impiego abbraccia sia la medicina, che la cosmesi, ma anche il classico rimedio naturale della nonna a cui ricorrere in caso di bisogno.
La sua composizione chimica comprende un mix di trigliceridi, acidi grassi composti al 90% da acido ricinoleico. La sua viscosità non viene intaccata dagli agenti atmosferici, quindi l’olio di ricino conserva inalterata la sua purezza anche sotto zero. Questa caratteristica lo rende indispensabile nell’industria meccanica, dove viene spesso impiegato come lubrificante. Ma è come rimedio naturale che trova la sua massima applicazione, non solo come lassativo ma come trattamento contro malattie e disturbi.

L'olio di ricino ed i suoi derivati vengono utilizzati in:
manifattura, di saponi, lubrificanti, fluidi per freni, coloranti, rivestimenti, inchiostri, plastiche resistenti al freddo, cere sintetiche, nylon, biodiesel, prodotti farmaceutici e profumi.
Come lubrificante, per la particolare viscosità è stato l'olio lubrificante dei motori rotativi negli aerei della prima guerra mondiale ed è ancora utilizzato nei motori sportivi e ad elevato numero di giri come nelle gare di rally ed in motori per aeromodelli, ed anche nelle miscele per i carburanti in Formula 1 o anche nel modellismo su pista anche se oli di sintesi possono oggi eguagliarne o superarne le prestazioni.
Industria farmaceutica, circa l'1% della produzione globale di olio di ricino trova impiego per la cura della costipazione ed è un emetico (ovvero induce il vomito). Al giorno d'oggi non è praticamente più usato come lassativo per via dell'azione troppo drastica. È utilizzato, idrogenato, come eccipiente in alcuni farmaci.

Nell'Italia fascista, durante il governo di Benito Mussolini, l'olio di ricino è stato utilizzato dalle camicie nere per creare intensi dolori intestinali ai sovversivi politici. Le squadre fasciste obbligavano i dissidenti politici a ingoiare grandi quantità di olio di ricino. Sembrerebbe che l'idea dell'utilizzo dell'olio di ricino come strumento di persuasione sia stata di Gabriele D'Annunzio.



Trova impiego nella cura dei capelli sfibrati e secchi, in quanto esplica un’azione nutriente, rinforzante e lucidante; e per conferire volume e forza alle ciglia, come un vero balsamo di bellezza.

Le ciglia hanno un ruolo importante sia dal punto di vista estetico che funzionale: proteggono i nostri occhi dalla polvere e dalla sporcizia e contemporaneamente rendono lo sguardo intenso e definito. Per mantenere le ciglia sane occorre innanzitutto struccarle ogni sera, se si fa uso di mascara, perché se non rimosso perfettamente tende a indebolirle e seccarle. Se le ciglia sono già rade e deboli, allora possiamo intervenire con l’olio di ricino, un rimedio naturale molto efficace

L'olio di ricino è caratterizzato da un alto contenuto di acido ricinoleico (83-90%); si tratta di un acido grasso, insaturo, presente come trigliceride e non reperibile in altri substrati lipidici.

Questo nutriente conferisce all'olio di ricino proprietà peculiari, che lo rendono assai utilizzato nell'industria farmaceutica, per la produzione di medicinali, ed in quella chimica, per la preparazione di vernici e lubrificanti. Altri componenti sono  acido oleico (3-6%); acido linoleico (3-5%); acido palmitico (1-2%); acido stearico (1-2%); acido a-linolenico (0.5% max); e acido arachico (0.3% max).

L'olio di ricino è il più forte dei lassativi a base oleosa, dall'odore e dal sapore sgradevoli e dall’azione piuttosto drastica. Tale azione è legata alla presenza di acido ricinoleico, che dopo l'assunzione viene liberato dai trigliceridi, per opera degli enzimi gastrici e pancreatici, con il supporto della bile epatica. Nella forma libera, soltanto una piccola parte è assorbita dall'intestino.

L'olio di ricino viene generalmente ingerito a stomaco vuoto, mescolato con oli essenziali o succo di arancia per mitigarne il cattivo sapore e produce un marcato effetto lassativo nel giro di 2-6 ore. Nello stomaco, infatti, agisce come qualsiasi altro grasso, ritardando il tempo di svuotamento gastrico; da qui la raccomandazione di assumerlo lontano dai pasti. L’olio di ricino si utilizza per liberare l'intestino prima di interventi chirurgici, procedure radiologiche, anche se il suo campo di applicazione più noto è relativo all'evacuazione totale del colon prima del parto.


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domenica 11 settembre 2016

SERENOA REPENS

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Serenoa repens è una palma a ventaglio della tribù delle Livistoneae, con foglie aventi un semplice picciolo terminante in ventaglio arrotondato di circa 20 foglioline. Il picciolo è provvisto di spine delicate. Le foglie sono lunghe tra uno e due metri, mentre le foglioline variano tra i 50 e 100 cm di lunghezza, e sono simili alle foglie del genere Sabal.
I fiori sono di colore tra il giallognolo e il bianco, 5 mm di larghezza, e producono una densa infiorescenza lunga fino a 60 cm.
Il frutto è una drupa di colore nero-rossastro.

Il frutto rappresenta per gli animali selvatici un'importante fonte di cibo.

La pianta viene utilizzata come nutrimento dalle larve di alcune specie di lepidotteri tra cui il Batrachedra decoctor di cui la pianta è l'unico alimento.

È una pianta endemica nel sud-est degli Stati Uniti, soprattutto lungo le coste e lungo il litorale dell'oceano Atlantico e anche all'interno come nel sud dell'Arkansas.

Cresce in fitte boscaglie adiacenti alle coste o nei sottoboschi di pini e latifoglie.

Sono state eseguite diverse ricerche sugli estratti dei frutti e si è potuto dimostrare che la Serenoa repens è ricchissima di acidi grassi e fitosteroli.

I principi attivi della pianta sono in grado di stimolare a livello prostatico i recettori estrogenici e di inibire quelli progestinici, e sono in grado di produrre effetti antiestrogenici e antiandrogenici, che si manifestano con blocco causato dall'inibizione della 5-alfa-reduttasi di tipo I e II del legame da parte del diidrotestosterone a livello dei recettori androgenici.

I nativi americani utilizzano il frutto come cibo, ma anche per una grande varietà di problemi legati al sistema urinario e all'apparato riproduttivo. I coloni europei impararono presto a utilizzarla. Per almeno 200 anni venne usato l'estratto secco per diverse patologie: stanchezza, debolezza, problemi urogenitali e così via.

Risultati di una meta-analisi, pubblicate sul Journal of the American Medical Association, ha dimostrato l'efficacia nel trattamento dei sintomi della iperplasia prostatica benigna (ingrossamento della prostata), in doppio cieco con un placebo e tra due dei più comuni medicinali in commercio.

Vi sono anche trial clinici che mostrano l'efficacia della Serenoa repens nella cura della calvizie maschile.

Una ricerca ha dimostrato che la combinazione tra la Serenoa repens e la radice di ortica ha mostrato un effettivo miglioramento, nelle persone anziane, dei sintomi del tratto urinario, ma senza la riduzione delle dimensioni della prostata, così come è stato dimostrato nel febbraio 2006 in una ricerca condotta a doppio cieco, pubblicata sul New England Journal of Medicine. Entrambe le ricerche sono state oggetto di critiche: per la prima si sospetta un difetto nella metodologia, per la seconda si ipotizza un insufficiente dosaggio del principio attivo.



Altri studi in vitro hanno dimostrato che le proprietà della pianta si estendono anche alla riduzione delle cellule cancerogene nella prostata, ma mancano trial clinici al riguardo.

Gli effetti collaterali della Serenoa repens sono di gran lunga inferiori, rispetto a qualsiasi analogo medicinale di sintesi (finasteride), nel trattamento della iperplasia prostatica benigna, così come citato nella meta-analisi JAMA (nausea, riduzione della libido, disfunzioni erettili); spesso però può manifestarsi nausea, specialmente quando il farmaco venga preso a stomaco vuoto. Possibilità di episodi di dolori addominali e allo stomaco per circa una mezz'ora dopo l'assunzione. Inoltre non sono state individuate interazioni dannose con medicinali di sintesi. Si consiglia comunque di evitare la somministrazione del composto a donne in gravidanza e in allattamento o a bambini piccoli, in quanto si teorizza la possibilità di interferenze ormonali. Anche se la Serenoa repens viene considerata un'erba sicura, uno dei suoi composti principali, il beta-sitosterolo, è chimicamente simile al colesterolo. Alti livelli di questa sostanza nel sangue possono aumentare la probabilità di infarto in soggetti recidivi.

La serenoa è un rimedio valido ed efficace, tanto che il suo estratto lipido-sterolico costituisce il principio attivo di un farmaco utilizzato proprio per contrastare i disturbi funzionali legati all'IPB.
L'estratto lipofilo della pianta è in grado di esercitare la sua azione attraverso diversi meccanismi. Più nel dettaglio, quest'estratto è in grado di inibire il legame del diidrotestosterone ai recettori degli androgeni e, allo stesso tempo, è in grado di inibire anche l'attività dell'enzima 5-alfa-reduttasi (tipo 1 e tipo 2). Quest'ultimo è il responsabile della trasformazione del testosterone in diidrotestosterone, suo metabolita attivo responsabile dello stimolo sulla proliferazione cellulare tipica dell'ipertrofia prostatica.
Per i suoi effetti a livello ormonale, la serenoa repens è anche usata contro la caduta dei capelli (alopecia androgenetica), per uso orale e topico, proprio in relazione al blocco della 5-alfa-reduttasi.
Tuttavia, queste non sono le uniche proprietà attribuite alla serenoa. Infatti, è stato dimostrato da vari studi che la serenoa - in particolar modo il suo estratto lipidico - è in grado di esercitare anche un'azione antinfiammatoria attraverso l'inibizione degli enzimi ciclossigenasi e 5-lipossigenasi, con conseguente inibizione della sintesi di prostaglandine infiammatorie e di leucotrieni.
Inoltre, pare che l'estratto della pianta sia anche dotato di azione antispasmodica, esercitata attraverso la riduzione dell'influsso cellulare di calcio e l'attivazione di un meccanismo di scambio ionico sodio/calcio.

Nella medicina popolare, la serenoa repens viene utilizzata per il trattamento di disturbi flogistici di diversi organi e tessuti. Più nel dettaglio, la pianta viene impiegata per contrastare le infiammazioni a carico del tratto urinario, della vescica, dei testicoli e delle ghiandole mammarie.
Inoltre, la serenoa viene sfruttata dalla medicina tradizionale come rimedio contro l'enuresi notturna, la tosse, gli eczemi e perfino come rimedio per incrementare la libido.

In seguito all'uso sono possibili nausea, vomito e diarrea.

Evitare l'assunzione di serenoa repens in caso d'ipersensibilità accertata verso uno o più componenti.
Inoltre, l'utilizzo della serenoa è controindicato anche in gravidanza e durante l'allattamento.

La serenoa può instaurare interazioni farmacologiche con:
Terapie ormonali, a causa dell'attività anti-androgena esercitata dalla pianta.
Ferro. Poiché i tannini contenuti nella pianta potrebbero complessare il ferro eventualmente somministrato in concomitanza, con conseguente formazione e accumulo nel sangue di complessi non assorbibili e insolubili che possono esercitare effetti negativi sulle cellule ematiche.



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