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lunedì 18 luglio 2016

LE LENTI A CONTATTO

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La nascita della lente a contatto si fa risalire a Leonardo da Vinci, che nel 1508 verificò che immergendo l'occhio in una sfera contenente acqua, esisteva un cambiamento ottico fra la superficie interna della sfera di vetro, e quella esterna della cornea.

Successivamente, nel 1636, Cartesio pubblica La diottrica, in cui perfeziona l'idea di Leonardo, spiegando che un tubo riempito d'acqua e appoggiato sulla cornea, avente una lente all'estremità che sia perfettamente sovrapponibile alla cornea stessa, annulla o riduce le anomalie refrattive dell'occhio.

Le lenti a contatto modernamente intese vanno fatte risalire alle scoperte di Adolf Gaston Eugen Fick, E. Kalt, A.E. Muller, rispettivamente in Svizzera, Francia e Germania. Queste lenti erano in materiale vetroso, ad appoggio sulla sclera, di grande diametro e mal sopportate fisiologicamente.

Le prime lenti in materiale plastico si devono all'ungherese Josef Dallos e all'americano William Feinbloom. I vantaggi rispetto al vetro sono immediati, diminuendo notevolmente il peso. Le prime lenti a contatto corneali rigide nascono nel 1950, aventi diametro inferiore a quello corneale, progettate da Norman Bier. Sono oggi note come semirigide e sono ancora utilizzate per la correzione di irregolarità corneali come l'astigmatismo ed il cheratocono.

Agli inizi degli anni '60 due ricercatori cecoslovacchi, Drahoslav Lim e Otto Wichterle, progettarono le prime lenti a contatto in idrogel, le morbide, che oggi sono disponibili sul mercato in una gran varietà di materiali con resistenza agli ammiccamenti e permeabilità diversi.

Alla fine degli anni '60 iniziarono ad essere utilizzate anche le prime lenti rigide ortocheratologiche, sviluppate in contemporanea ed indipendentemente sia in Italia che in America con lo scopo di modificare il profilo corneale fino a correggere il difetto refrattivo. Oggi le lenti per ortocheratologia utilizzano materiali super permeabili all'ossigeno e sono utilizzate per fini correttivi solo durante il sonno, ma inizialmente venivano applicate durante tutto il giorno. Le lenti per ortocheratologia nel 2002 hanno ricevuto l'approvazione della Food and Drug Administration per la correzione della miopia fino a -6.00 diottrie con astigmatismo miopico fino a -2.00 diottrie, limite che si sposta ogni giorno grazie alle innovazioni tecnologiche. Oggi si possono correggere anche leggere ipermetropie.

Dal 2013 sono in corso studi per ottenere lenti a contatto con zoom per lo più a scopi militari, dove per ottenere lo zoom è necessario utilizzare degli occhiali con lenti polarizzate.

Dal 2015 si cerca di realizzare un "sandwich" di lenti con incorporato un dispositivo per il controllo della glicemia attraverso la lacrima e un'antenna per trasmettere i dati direttamente ai computer degli ospedali.

Le principali proprietà dei materiali utilizzati da tenere presente per la costruzione delle lenti a contatto sono: permeabilità all'ossigeno, bagnabilità, durezza, resistenza ai depositi, conducibilità termica, peso specifico e spessore, biocompatibilità. permeabilità all'ossigeno – questa è una caratteristica fondamentale per una buona tollerabilità delle lenti a contatto, dato che la presenza di ossigeno è un fattore indispensabile per il metabolismo corneale. La capacità di trasmettere ossigeno viene indicata come “valore Dk”: “D” rappresenta il coefficiente di diffusione del gas attraverso il materiale, mentre “k” è una costante che indica la quantità di ossigeno presente nel materiale stesso; bagnabilità – si definisce così la capacità di un liquido di ricoprire una superficie solida ed ha particolare importanza in relazione al mantenimento del film lacrimale, il cui mantenimento è condizione necessaria per la compatibilità tra occhio e lente; biocompatibilità – si definisce in questo modo la mancanza assoluta di reazioni avverse da parte dell'organismo verso un materiale. La ricerca scientifica applicata alla contattologia ha portato alla realizzazione di numerosi materiali che posseggono questa particolare caratteristica.

La permeabilità è indicata col termine Dk, dove D è uguale alla diffusività di materia attraverso un materiale e K la solubilità della stessa. Questa caratteristica, ovvero la capacità di un materiale di trasmettere attraverso di sé il gas, è fissa per ogni polimero, ma può variare con la temperatura. Fattore di forte influenza nel passaggio dell'ossigeno è anche lo spessore della lente presa in esame. Una corretta valutazione della permeabilità prescinde necessariamente da esso. Per definire quindi l'esatto apporto di ossigeno proveniente alla cornea con l'applicazione di lenti a contatto, bisogna parlare di trasmissibilità all'ossigeno, ovvero del valore Dk posto in relazione con lo spessore t: Dk/t.

Le lenti a contatto morbide sono caratterizzate dalla presenza, nella loro struttura, di una percentuale di acqua che va dal 36% al 75% e dalla permeabilità dell'ossigeno (possibilità dell'ossigeno di passare attraverso la lente e raggiungere la cornea).

Normalmente, in condizione idratata, le dimensioni di una lente a contatto morbida sono comprese tra i 13 e i 15mm con uno spessore da 0,06 a 0,4mm. Spesso hanno una leggera colorazione (detta tinta di visibilità o più semplicemente v.t.).

L'elevata quantità d'acqua e il materiale in cui sono realizzate fanno sì che queste lenti a contatto possano sporcarsi facilmente e per questo necessitino di una accurata pulizia.

Le lenti a contatto morbide possono essere scelte, oltre all'esigenza correttiva, in base alla durata di utilizzo, alla quale è importante attenersi scrupolosamente. Il portatore di lenti a contatto può optare per:
lenti a contatto giornaliere da utilizzare per una sola giornata e poi gettate;
lenti a contatto disposable o “usa e getta” che possono avere una durata settimanale quindicinale o mensile;
lenti a contatto ad uso continuo per un porto ininterrotto giorno e notte fino a 30 giorni;
lenti a contatto a ricambio frequente la cui durata va da 3 a 6 mesi;
lenti a contatto morbide convenzionali o a sostituzione programmata che durano 12 mesi.

Le lenti a contatto rigide sono più piccole ed hanno una consistenza e una struttura più “sostenuta” rispetto a quelle morbide. Sono realizzate in pMMA (polimetilmetacrilato), sostanza che non si lascia attraversare dall'ossigeno, il quale raggiunge così l'occhio solo attraverso il ricambio lacrimale.

Chiamate anche, impropriamente, semirigide, le lenti a contatto rigide gas permeabili, a differenza delle rigide, si lasciano invece attraversare dall'ossigeno, assicurando così un maggior comfort grazie alla migliore ossigenazione corneale.

Sono disponibili due tipi di lenti a contatto colorate: opache e intensificanti. Le lenti opache coprono tutta l'iride e, pertanto, la superficie visibile non è altro che il colore della lente stessa; le lenti intensificanti non cambiano il colore degli occhi ma rendono più forte quello già presente. Esistono lenti a contatto colorate che oltre ad avere una funzione puramente cosmetica possono correggere i difetti visivi. le lenti a contatto cosmetiche sono sempre dispositivi medici e per questo soggette allo stesso tipo di manutenzione.



La manutenzione della lente a contatto ha lo scopo di mantenere integre nel tempo le caratteristiche chimico-fisiche del materiale.

L'azione di pulizia è essenziale per la rimozione dalla superficie della lente di muco e cosmetici, e precede l'azione disinfettante della stessa. La presenza di questi composti diminuisce l'effetto di disinfezione effettuato posteriormente, diminuisce la bagnabilità del materiale ed il comfort d'utilizzo. Gli agenti pulenti possono essere di natura anionica, non ionica o anfotera. I secondi sono i tensioattivi maggiormente utilizzati, per la loro caratteristica di emulsionare i lipidi, solubilizzando i depositi e rimuovendo i contaminanti presenti nella lacrima.

L'azione di disinfezione ha come scopo principale il prevenire uno stato patologico iniziale proveniente da un agente eziologico presente sulla superficie della lente a contatto.

Le soluzioni utilizzate per la disinfezione sono composte da uno o più antisettici, quali il Benzalconio cloruro, il thimerosal e la clorexidina, e da un chelante, quale l'EDTA.

L'azione di risciacquo ha la funzione di eliminare gli scarti provenienti dall'azione di disinfezione, mantenere la bagnabilità della superficie e svolgere ruolo di tampone, ovvero di mantenere il livello del pH su valori neutri o lievemente basici (intervallo PH=7,0/7,4). Le soluzioni utilizzate sono prevalentemente saline. Vanno utilizzati solamente i liquidi appositi: le lenti a contatto non vanno mai risciacquate sotto l'acqua corrente, che può invece provocare gravi infezioni oculari (causate, ad esempio, da una patologia come la cheratite).

L'azione di lubrificazione è necessaria per mantenere l'idrofilia del materiale, essenzialmente idrofobo. L'azione di ricopertura del film lacrimale protegge inoltre la superficie della lente durante l'applicazione, prevenendo la trasmissione dalle dita di depositi sebacei.

I componenti maggiormente utilizzati come agenti umettanti sono l'alcool polivinilico, l'ossido di polietilene, l'idrossietilcellulosa e la metilcellulosa.

Pratiche e sicure, le lenti a contatto sono la soluzione preferita da decine di migliaia di italiani per correggere i difetti visivi. Hanno il vantaggio di poter essere indossate in tutte occasioni e consentono una visione nitida a 360 gradi, a differenza degli occhiali che permettono la perfetta visione solo quando lo sguardo è rivolto al centro della lente. Eppure solo una minoranza dei portatori di lenti presta le dovute attenzioni al loro corretto uso, alla manutenzione e alla scelta dei prodotti in base alle proprie caratteristiche visive. 
  
Le lenti a contatto sono i grado di correggere tutti i difetti visivi ma non tutti quelli che hanno un difetto visivo possono portare le lenti a contatto. Molto dipende dalle caratteristiche dell’occhio, come la sua lacrimazione e la morfologia della superficie oculare, che devono essere tali da permettere la sicura indossabilità delle lenti senza alcun rischio. 
   
Per chi soffre di allergie che causano fastidi e pruriti agli occhi, l’utilizzo delle lenti può essere un’ulteriore causa di irritazione. I colliri contro le allergie possono inoltre essere assorbiti dalla lente e danneggiarla.  
   
Le lenti a contatto possono essere tranquillamente indossate dalle donne che si truccano, a patto che queste assumano alcuni accorgimenti, come quello di indossare la lente prima di truccarsi e ricorrere anche in questo caso alle lenti giornaliere. Si dovrebbe inoltre cercare di scegliere trucchi ipoallergenici a base di acqua e soprattutto senza oli, i quali possono causare depositi lipidici sulla lente e danneggiarla. 
      
Potenziare le capacità percettive della visione, durante la pratica di un'attività sportiva, permette agli atleti professionisti ed amatoriali di migliorare sensibilmente le loro prestazioni. Basti infatti pensare che nell'uomo, se si raggruppassero tutte le informazioni sensoriali che dall'esterno giungono al cervello, ben due terzi sarebbero  di tipo visivo. E' quindi ovvio che l'atleta, per ottenere delle buone performance sportive, abbia la necessità di servirsi di tutte le potenzialità delle funzioni oculari; ad esempio l'acuità visiva, che è la capacità di individuare due punti vicini, misurata dall'angolo minimo sotto cui devono essere visti, di modo tale che l'occhio possa percepirli come due punti distinti. Ma questa caratteristica non è che una delle tante qualità che possiedono i nostri occhi. 
L'importanza della vista nel rendimento sportivo è sottolineato anche dall'esistenza, da ormai vent'anni, di una vera e propria Accademia Europea di Sport Vision, che si occupa di efficienza visiva e implicazione nelle attività sportive.
Oggi, chi fa attività fisica ed ha bisogno di una correzione della vista, perché affetto da miopia, astigmatismo o altri disturbi visivi, oltre ai comuni occhiali, può contare sull'uso delle lenti a contatto. Infatti, gli occhiali da vista per uso sportivo garantiscono l'acuità visiva, ma spesso sono scomodi da portare, o addirittura vietati nei casi di sport che prevedono frequenti e pericolosi contatti fisici. Attualmente vi sono diverse chiavi di successo dell'applicazione ed espansione del mercato della contattologia al mondo dello sport.  
Preferire le lenti a contatto agli occhiali presenta diversi vantaggi: garantiscono una maggiore sicurezza negli sport di contatto, sono indipendenti dagli sbalzi di temperatura e regalano all'atleta un campo visivo più ampio. 

La lente morbida, a differenza di quella rigida, non si perde con facilità anche durante gli scontri con l'avversario, oppure dopo aver colpito la palla di testa, per questo è la soluzione ideale dove è richiesta una particolare stabilità della lente anche quando viene sollecitata da ripetuti contatti fisici come boxe, basket, arti marziali, lotta.

Anche negli sport ad immersione sono da prediligere le lenti morbide: con le lenti semirigide, si potrebbe infatti presentare l'inconveniente formazione di bolle d'aria tra lente ed occhio.
Per chi pratica il nuoto, le lenti "usa e getta" abbassano il rischio di contaminazione batterica, se utilizzate con la dovuta cura e manutenzione. E' comunque doveroso ricordare che per tutti i soggetti allergici al cloro, potrebbero presentarsi delle irritazioni congiuntivali anche dopo aver rimosso le lenti; inoltre, indossando le lenti a contatto in piscina, si aumenta il rischio di infezioni oculari a causa dei microorganismi presenti nell'acqua.

Per gli sport invernali come lo sci e lo snowboard, a causa del vento e del freddo, è sempre consigliato l'uso di maschere ed occhiali protettivi. Molti sciatori professionisti usano lenti a contatto morbide, siccome in ambienti freddi, vengono sopportate più facilmente anche da quelle persone che di solito trovano difficoltà a tollerarle; in più, associate ad un occhiale leggero e dotato di lenti filtranti ai raggi solari, permettono di aumentare il confort e la sicurezza dell'atleta durante la discesa, caratteristiche che verrebbero meno se si usasse invece un modello di occhiale con lenti fortemente graduate.

Per il tennis esistono particolari lenti morbide siliconate, che raramente si staccano anche se sottoposte a bruschi movimenti e, contemporaneamente, evidenziano il colore giallo della pallina. 
Esistono inoltre delle particolari lenti colorate, ideali per il golf, che aumentano l'acuità visiva e permettono di visualizzare meglio la pallina in determinate condizioni di campo (pendenza, distanza, ecc) o atmosferiche.


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giovedì 16 aprile 2015

IL FALEGNAME



La lavorazione del legno è stata una delle prime arti dell'uomo: dalle clave e dalle lance agli albori della civiltà, alle canoe scavate nei tronchi d'albero, agli aratri usati nell'agricoltura, agli sgabelli a tre gambe fino alle complesse strutture dell'epoca moderna.
Fin dal Medioevo, in seguito al disboscamento delle foreste, il legno divenne un materiale sempre più costoso ed è per questo che le industrie di oggi fanno un uso sempre maggiore di materiali compositi come, per esempio, il compensato, il truciolato e il cartonfibra, prodotti che non si deformano con la stessa facilità del legno naturale e che non richiedano una lunga stagionatura.
Prima degli anni '50-'60 quasi in ogni famiglia vi era un falegname, o comunque qualcuno che sapesse lavorare il legno.
Il falegname vero e proprio si affermò in seguito al "boom" degli anni '60, periodo in cui cominciarono a proliferare botteghe/laboratori su questo mestiere che, però, fu costretto a modernizzarsi se voleva stare al passo con l'industria.
Dopo gli anni '60 infatti il falegname/artigiano si vedeva obbligato ad ampliare il suo spazio, inserendovi alcune macchine, necessarie per portare avanti la sua attività e per non correre il rischio di chiudere la bottega.
La maggior parte di essi oggi si è incamminata sulla strada della meccanizzazione moderna; pochi, invece, hanno fatto il grande salto nell'industria vera e propria.

L'uomo da sempre ha saputo utilizzare, con tecniche più o meno avanzate, il legno sia come fonte energetica sia come materiale di partenza per la realizzazione di beni.

L'uomo primitivo usava il legno per difendersi, per cacciare, per scaldarsi e per erigere le palafitte. Col passare del tempo si incominciò a sviluppare la navigazione fluviale ed è qui che gli Egizi e, più tardi, i Greci e i Romani, si servirono di questo materiale per costruire imbarcazioni.
Poi, fu l'arte medioevale e rinascimentale a rendere il legno un mezzo indispensabile per costruire mobili e per creare stupende sculture.
Ancora oggi, nonostante la disponibilità di altri materiali, il legno continua ad essere impiegato in grandi quantità nell'edilizia, per la costruzione di mobili e per ricavare prodotti utili all'uomo, quali la carta e tutti gli altri materiali cellulosici.

Anticamente, quando non esistevano le industrie, tutti coloro che producevano beni da porre in vendita erano artigiani.
Sino a cinque o più secoli or sono non c'erano macchine e tutto veniva costruito a mano o quasi nelle botteghe o nei laboratori.
Gli oggetti, inoltre, venivano sempre fabbricati con l'uso di tecniche tramandate di generazione in generazione e badando soprattutto al loro aspetto artistico.

Un falegname è un artigiano che lavora il legno per fabbricare o riparare mobili e infissi. L'attività di tale artigiano è detta carpenteria.

Bisogna distinguere tra le tecniche tradizionali, nelle quali si usano attrezzi manuali, e la falegnameria moderna, intesa come lavorazione del legno per la produzione industriale di manufatti, grazie alle macchine e a moderne attrezzature meccaniche. Oggi le tecniche della falegnameria tradizionale non vengono più utilizzate per la produzione di mobili e infissi di uso comune, essendo state largamente sostituite dalla produzione a macchina. Tuttavia le tecniche tradizionali vengono ancora usate, sopravvivendo in alcuni campi specialistici quali, ad esempio, l'ebanisteria, la produzione di strumenti musicali, il restauro.
La base della tecnica di lavorazione, si può ridurre all'assemblaggio di quattro pezzi di legno, alla realizzazione cioè di un telaio e al riempimento del suo interno con pannelli più o meno lavorati; questo è, pur con innumerevoli varianti, la base della costruzione di qualsiasi oggetto di falegnameria. Sono tutti telai pannellati infatti gli infissi esterni ed interni, come del resto lo sono i mobili almeno prima dell' avvento dei materiali semi-lavorati.
Il legno massello, nelle innumerevoli essenze che la natura offre, per secoli è stato il materiale principe della falegnameria. Da alcuni decenni però, con l'avvento di nuove tecnologie, è stato possibile sostituire il legno massello con semi-lavorati più pratici e più a buon mercato. Vengono prodotti e quindi usati pannelli di agglomerati di legno, come il multistrato, il truciolato, il listellare il lamellare l' MDF e altri. L'uso del legno massello rimane comunque, per il falegname artigiano il prodotto più considerato. Nella produzione di infissi e comunque prodotti esterni parlando di falegnameria, si parla necessariamente di legno massello o legno lamellare, sia che il prodotto sia artigianale che industriale. La produzione di mobili e di arredamento in genere invece si è ormai orientata verso l'uso dei semi-lavorati già descritti sviluppando così un artigianato parallelo alla classica falegnameria. Col tempo sono nate vere e proprie industrie del mobile, orientate prevalentemente all'arredamento moderno. Questa tipologia di produzione, costituita anche da piccoli imprenditori con pochi dipendenti, non fa uso dei classici attrezzi da falegname bensì di macchine automatiche computerizzate, dal costo molto elevato ma che permettono di realizzare con precisione e velocità il numero di pezzi voluto e poter così assemblare in breve tempo il mobile progettato.

Nei Paesi industrializzati si possono ancora trovare falegnami con una ben precisa nicchia di mercato nella costruzione del mobile su misura: arredamento domestico, arredamento di negozi e vetrine, arredamento teatrale o di scena; questi artigiani, detti anche "falegname su misura", usano sia utensili manuali sia piccoli utensili elettrici. È una fascia di mercato che si può definire lo "zoccolo duro" del mestiere di falegname moderno e che propone, a volte esclusivamente, di lavorare solo legno vero e massello, magari in versione più economica come l'impiallacciato o placcato (sempre legno di fibra e massello). Le colorazioni proposte da questi ultimi artigiani sono quasi sempre tinture realizzate a mano e in modo eccellente.

In un laboratorio di falegnameria è d'obbligo la presenza almeno di un banco da falegname in legno, munito delle apposite morse e diversi attrezzi manuali (martelli, seghe, tenaglie, pialletti, sponderuole, serie di scalpelli e di cacciaviti ecc...); questi oggetti però stanno perdendo la loro funzione primaria facendo posto a nuove attrezzature più consone al tipo di lavoro che oggi svolge un falegname. Nel laboratorio moderno di falegnameria, infatti, fanno da padrone le macchine utensili indispensabili in ogni lavorazione. Le macchine più usate sono: la troncatrice, la sega a nastro, la sega circolare, la pialla (a filo e a spessore), la toupie (fresatrice), nonché piccoli attrezzi per la levigatura, la rifinitura e l' assemblaggio (orbitali, trapani, avvitatori, morsetti di varia lunghezza, inchiodatrici ecc...); in piccoli laboratori o a livello hobbistico sega circolare, pialle e toupie possono essere sostituite con una particolare macchina utensile detta combinata perché da sola, permette di eseguire le tre lavorazioni: taglio, piallatura e fresatura. Per eseguire incastri a tenone e mortasa viene impiegata la toupie munita di un carrello o più semplicemente la sega circolare ma sono di grande aiuto comunque e sempre più diffuse: la bedanatrice e la cavatrice a catena mentre per la levigatura è sempre più presente la levigatrice a nastro.
Gli attrezzi e i materiali che usa il falegname sono:
falsa squadra
squadra
compasso
martello
mazzuolo
martellina
morsa
morsetto
pialla
raspa
scalpello
sgorbia
sega
saracco (strumento)
tenaglia
truschino
graffietto
punteruolo
cacciatoia
cacciavite o giravite di ogni tipo
rasiera
spatola
pecina
sponderuola
avvitatore
tassellatore
bedanatrice
bordatrice
squadratrice
levigatrice a contatto
levigatrice a nastro
toupie
combinata universale
mola
pialla
trapano
pressa
orbitale
rotorbitale
sega circolare
sega a nastro
compressore
controllo numerico
sega a tuffo
attrezzo multi
carta abrasiva
carta vetrata
punta da trapano
chiodi
colla
cavicchi
viti
incastro
silicone acetico ed acrilico
Il pregio di un mobile o di un infisso, oltre che dalla lavorazione, è determinato anche dal tipo di legno utilizzato. I legnami tradizionalmente più utilizzati in falegnameria sono ciliegio, faggio, castagno, noce, rovere, frassino, betulla, olmo ecc.. Oggigiorno sono sempre più diffusi legni di importazione come baia, toulipie, teak, noce tanganika, padouk, mogano iroko, meranti, wenge e molti altri.

Per la realizzazione di infissi esterni, la scelta del legno è spesso dettata da ragioni tecniche; ci si orienta infatti su essenze che abbiano caratteristiche adatte alla funzione che avrà il prodotto, scegliendo per cui legni adatti alle intemperie e resistenti alla luce e al calore del sole; le essenze più usate sono: Il rovere, il castagno, il cedro o legni esotici come il meranti e l'iroko oppure legni meno pregiati come il pino il larice o l'abete, quest' ultimo viene preferibilmente verniciato; in anni passati si usava il douglas ma attualmente è scaduto di moda. Per la realizzazione di mobili e arredamenti in genere e tutto ciò che è interno, invece, la scelta del legno è quasi esclusivamente di natura estetica. Il castagno o il rovere vengono usati ad esempio per ottenere un arredamento rustico, come pure il pino e l' abete; legni più pregiati e dal aspetto più elegante sono invece la noce, il ciliegio o il pero (dal tipico colore rosato) simile al castagno nelle venature ma molto più chiaro come colore è il frassino e poi abbiamo il faggio, l' acero e tutti i legni esotici già menzionati. Per fabbricare scalate, di solito ci si orienta su legni particolarmente duri, (rovere, iroko ma anche castagno, frassino, mogano ecc.) soprattutto per il gradino, questo per impedire che si possa usurare velocemente. Per i prodotti laccati la scelta invece cade su essenze povere di venatura e con una fibra stabile e compatta. Molto usati, data l'abbondanza e conseguentemente il basso prezzo, sono le essenze di abete e pioppo, usate nelle parti nascoste dei mobili o nel riempimento di parti tamburate nonché in carpenteria. Nel campo della "ebanisteria" le essenze si moltiplicano, tutto ciò che è legno è lavorabile: ebano, legno serpente, radiche di ogni tipo, roso, mimoso, pesco, olivo, alloro, bosso, ecc.

Le fasi di lavorazione sono:
rilevamento topografico del luogo in cui si devono svolgere i lavori;
progettazione dell'arredamento su carta millimetrata;
scelta dei materiali da impiegare nella costruzione del mobile o della struttura richiesta;
acquisto dei materiali al miglior prezzo di mercato;
lavorazione dei materiali acquistati;
consegna del materiale ordinato;
pagamento.

È definito rilevamento topografico, l'accertamento della struttura della casa su cui si dovrà intervenire.
È facile durante questa fase, imbattersi in vecchie case che o per deficienze tecniche delle maestranze nella posa del pavimento o per terreni che hanno subito assestamenti o per usura del tempo, non presentano pareti lineari e a piombo, pavimenti a livello, o angoli di chiusura fra le pareti ed il pavimento che non corrispondono ai canonici 90°.
La bravura del falegname consiste nel sopperire a queste carenze strutturali con un'ottima tecnica lavorativa, facendo sembrare il mobile alla parete in linea retta.
Dopo il sopralluogo, avviene la parte più importante e più tecnica dei lavori di falegnameria: la progettazione.
Consiste nel riportare sul progetto lo sviluppo dei pezzi che costituiranno i mobili, tenendo conto delle misure rilevate, la difficoltà ambientale e la compatibilità dei materiali di utilizzo.

Il progetto, serve a non lasciare nulla al caso e mettere in condizione gli esecutori materiali di lavorare con la massima sicurezza al fine di poter ottimizzare i materiali ed ottenere un prodotto finito privo di rattoppi e malfunzionamenti.

La progettazione è particolarmente importante a livello industriale, dove sarà utilizzata su larga scala e potrebbe provocare sprechi di materiale, nel caso di sensi di venatura sbagliati, "malchiusura" di ante e cassetti e qualunque altro errore derivante da errori progettuali.

L'acquisto dei materiali, deve essere semplice e veloce in modo da non causare rallentamenti produttivi. Questo è possibile attraverso una ricca rete di fornitori.In oltre l'acquisto deve essere sempre mirato a ciò che si vuole utilizzare realmente evitando sprechi di tempo.

L'acquisto dei materiali deve essere mirato e proporzionale al tipo di manufatto che si andrà a produrre. Questo per non esorbitare nell'eccesso di materiali acquistati e né ridurre l'acquisto al minimo indispensabile.Se da un lato l'eccesso provoca giacenze di magazzino (con aumento dei costi, ingombro nel locale dove si lavora e deterioramento del materiale), il ridursi al minimo provoca l'interruzione da parte della manodopera nel proseguimento del lavoro.

L'acquisto deve essere sempre commisurato all'effettivo prezzo offerto dal cliente, a seconda del materiale, del tipo di lavorazione e del tempo impiegato, evitando sperequazioni eccessive tra il reale valore del pezzo ed il prezzo di vendita al pubblico.



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                              http://asiamicky.blogspot.it/2015/04/le-citta-del-lago-maggiore-porto.html



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