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sabato 15 ottobre 2016

IL MACHETE



Il primo impiego militare del machete viene fatto risalire a un istruttore di combattimento corpo a corpo della Legione straniera francese e si ritiene che la sua applicazione in quest'ambito sia stata ideata in base alle esperienze sul campo di battaglia delle forze speciali statunitensi. Dato che in molti paesi tropicali il machete è uno strumento comunissimo, spesso è anche l'arma scelta per le rivolte. La Los Macheteros, per esempio, è un'organizzazione armata clandestina popolare, il cui nome ufficiale è Ejército Popular Boricua (esercito popolare Boricua).

Il machete può essere classificato come una spada, giacché può essere utilizzato allo stesso modo.

Fu usato massicciamente in Ruanda dalle milizie hutu per sterminare i tutsi durante la guerra civile del 1994. È anche lo strumento distintivo/arma dei Tonton Macoute di Haiti.

Il machete si può usare per diverse cose come per esempio nei paesi tropicali che si usa per aprire un sentiero tra i boschi o la selva e anche per fini agricoli come il taglio della canna da zucchero. In America Latina in machete si usa nei lavori domestici come il taglio degli alimenti in pezzi grandi. È comune vedere anche la gente usando il machete per lavori occasionali, come aprire cocchi, per lavori nel prato, per il taglio di piante, caccia o altre attività relazionate a queste.

Dovuto alla sua similarità con la spada, molte volte è usato come arma nelle ribellioni. È molto utilizzato in paesi del terzo mondo per la difesa personale ed era anche l’arma principale della milizia in alcun paese africano.

A Cuba il machete è un’arma emblematica che si usò nella guerra d’indipendenza (1868-1898) e fu usato anche nella guerriglia diretta da Pepe Antonio per difendere la città de la Havana quando il Regno di Gran Bretagna tentò di invadere la città nel 1762. È possibile che dovuto a questi avvenimenti storici, il machete fece nascere una forma di disciplina marziale a Cuba che si conosce como “la scherma del machete”, che insegna i movimenti e le tecniche migliori per l’uso del machete come arma contro i nemici armati in maniera simile o addirittura con armi da fuoco.

Nelle Isole Vergini Britanniche, Granada, Giamaica, Saint Kitts e Nevis, Barbados e Trinidad eTobago, la parola “planass” significa colpire qualcuno con il palmo della lama di un machete o un coltello.

Al giorno d’oggi esistono vari tipi di machete, come per esempio la panga che è una variante del machete tradizionale che si utilizza nell’Est e Sud dell’Africa. La lama della panga è ampia nella parte posteriore e ha una lunghezza da 41 a 46 cm. La parte superiore inclinata della lama può essere affilata. Questo attrezzo fu utilizzato come arma nel Sud dell’Africa, specialmente dagli anni 1980 fino ai primi 1990 quando l’antica provincia di Natal fu scossa da un conflitto tra il Congresso Nazionale Africano e quello Zulu-Nazionalista Inkatha Freedom Party.

Nelle Filippine, il bolo è un attrezzo molto simile, però con la lama appena prima della punta del coltello per renderlo ancora più efficiente al taglio. Questo tipo di machete è più adeguato al combattimento, e fu anche utilizzato durante la rivoluzione filippina contro le autorità coloniali spagnole. I filippini continuano a usare il bolo per i lavori di ogni giorno come la pulizia dalla vegetazione o tagliare vari prodotti alimentari di grandi dimensioni.

Nelle diverse regioni dell’Ecuador, il machete si continua a utilizzare come un attrezzo di uso normale nelle faccende agricole, come la pulizia, e taglio di vegetazione. Nella costa del Pacifico il machete ha una lunga storia e si può trovare come parte del vestuario quotidiano degli abitanti maschi delle zone rurali, specialmente nelle province di Manabí, Los Ríos e Guayas. Il suo uso non si limita all’agricoltura, ma si utilizzava anche come arma per la legittima difesa e l’attacco.



Nello stato del Sud del Brasile di Rio Grande do Sul, il machete viene utilizzato dagli abitanti nativi. Si utilizzò per lottare contro l’Impero di Brasile nella “guerra del Farrapos” (guerra degli stracci). Li, il machete si chiama “Facão” o “Falcon” (letteralmente “grande coltello”). Al giorno d’oggi, esiste una danza chiamata” dança dos facões” (danza dei machete), che si balla in questa regione. In questa danza, interpretata solo da uomini, i ballerini si toccano coi machete simulando una battaglia.

Dai dieci agli ottanta euro, in acciaio, in plastica, manico di avorio, di pelle, decorato, scuro, metallizzato. Il “machete” in Italia si vende come fosse un coltellino su internet, ma anche in tutti i negozi specializzati in armi e munizioni. Negli ultimi anni c’è stato un boom di ferimenti col “machete”.

Anche il “machete” è considerata un’arma, un’arma bianca, detta anche “impropria” perché possederla diventa reato se non se ne può giustificare un uso per motivi pacifici. L’interpretazione, a fronte delle giustificazioni ovvie, è affidata al funzionario che la scopre addosso o nell’auto di un controllato. Coltelli, pugnali, coltelli a scatto, coltelli a doppio filo e baionette sono considerate tutte “armi improprie”, come il “machete”, la cui vendita e detenzione sono libere se si ha la maggiore età ed il porto è consentito solo per giustificato motivo (caccia, attività sportiva, outdoor, campeggio, coltivazione etc.). Ma se è vero che in ambiente urbano non sussiste quasi mai il giustificato motivo per avere con sé una lama, è pur vero che tenerla in casa, a quanto pare, spaventa in pochi.  A differenza delle armi “proprie”, ovviamente, che sono quelle che si possono acquistare e detenere dietro presentazione di Porto d’Armi o Permesso d’Acquisto rilasciato dalla propria Questura, il “machete” si può acquistare anche su Internet ma è chiaro che in Italia, dove non esistono foreste amazzoniche, davvero non ci capisce perché non vengano effettuati controlli preventivi su chi acquista. Anche perché  per giustificarne un trasporto basta la precauzione di tenere la lama assolutamente non pronta all’uso, magari impacchettata, in modo tale che sia evidente la volontà e l’intenzione di non volersene servire durante il trasporto.

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mercoledì 13 gennaio 2016

L'ASSENTEISMO DEI DIPENDENTI PUBBLICI

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Un dipendente pubblico che dice che va a lavorare e poi non ci va, deve essere licenziato". Il ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, è stata molto chiara.
“Non tutti i dipendenti pubblici però sono fannulloni- ci tiene a precisare Madia – e non bisogna cadere nelle trappola del "luogo comune"”.

In dodici mesi 1.274 dipendenti pubblici hanno guadagnato con il doppio lavoro, illegale e rigorosamente “in nero” una vera fortuna, anzi, un tesoretto da mini manovra finanziaria: 6 milioni di euro. Assicuratori, idraulici, consulenti, elettricisti e persino badanti che prestavano i loro servizi a pagamento sia durante l’orario di lavoro, dopo aver timbrato il cartellino, che a chiusura giornaliera degli uffici. Mansioni e lavoretti che hanno creato un danno allo Stato italiano di oltre 15 milioni di euro, a tanto infatti ammonta il valore delle sanzioni che la Guardia di Finanza gli ha contestato. Questo è accaduto nel 2013.

Ma dal monitoraggio della Funzione Pubblica, dati relativi proprio al 2013, emerge come su quasi 7 mila procedimenti, quelli conclusi con licenziamento, siano solo 220 e tra questi solamente un centinaio per assenteismo. Un dato vergognoso davanti a prove davvero schiaccianti come quelle che vengono fornite dalle telecamere piazzate nel corso delle indagini effettuate dalla Finanza.



E sulla questione assenteismo e fannulloni, interviene anche l'ex ministro della P.A, Renato Brunetta, che ricorda come la legge per mandare a casa e licenziare definitivamente i dipendenti pubblici che non lavorano esiste già ed è il decreto legislativo 150 del 27 ottobre 2009. Insomma, per l'attuale presidente dei deputati di Forza Italia "c'è già tutto, basta applicare le leggi". In effetti il licenziamento disciplinare è espressamente previsto per la "falsa attestazione della presenza in servizio" e si fa cenno proprio "all'alterazione dei sistemi di rilevamento" e ad "altre modalità fraudolente", così da coprire tutti i possibili casi assenteismo e truffa ai danni della Pubblica amministrazione.

Ma la riforma della P.A. del Governo Renzi, prevede proprio un restyling della legge Brunetta, o meglio dell'azione disciplinare che oggi segue un meccanismo con diversi passaggi e attori. Il decreto attuativo che porterà a un nuovo testo unico sul pubblico impiego non farà però parte del primo pacchetto di provvedimenti applicativi della riforma. Bisognerà infatti aspettare il 2016.

Il malcostume di assentarsi dal luogo di lavoro per dedicarsi a fatti propri o addirittura per svolgere una seconda attività lavorativa risulta più facile da essere smascherato grazie ai sistemi di telecamere e videosorveglianza. Sono una consuetudine positiva le denunce delle forze dell'ordine che mirano a difendere i contribuenti sia dal punto di vista economico sia da quello dell'efficienza del servizio pubblico. Ricordando che l'assenteismo è un reato indicato dal codice penale come truffa più o meno aggravata ai danni dello Stato punita con la reclusione fino a cinque anni.


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