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giovedì 10 dicembre 2015

LA ROULETTE RUSSA

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L'origine del nome deriva dalla similitudine col gioco d'azzardo della roulette, in cui si fa girare una ruota, e si scommette su quello che sarà il risultato.

L'aggettivo "russa", probabilmente, è dovuto al fatto che la prima descrizione di una simile pratica è resa dallo scrittore russo Mikhail Lermontov, nel racconto Il fatalista, contenuto nel romanzo Un eroe del nostro tempo del 1840. Lermontov narra la storia del sottotenente Vulic, ufficiale di origini serbe dell'esercito zarista, che, per dimostrare la propria fiducia nell'immutabilità del destino, impugna una pistola presa in camerata e la punta alla propria testa. Poi lancia una carta da gioco in aria e, appena questa tocca il suolo, preme il grilletto.

Il gioco consiste nel far ruotare il tamburo del revolver, e la persona che se la punta alla tempia deve premere il grilletto. Se la camera di scoppio è vuota, il revolver continua il giro in senso orario (in cerchio) finché il colpo va in canna; quando il colpo è stato sparato si fa girare di nuovo la pistola; un'alternativa consiste nel far girare il tamburo ad ogni tentativo.

Il numero di proiettili nella rivoltella può variare, a patto che ci sia sempre almeno una camera vuota nel tamburo. Nel "gioco" vengono spesso usate pistole giocattolo per simulare questa pratica.



Una famosa scena di roulette russa è presente nel film Il cacciatore con Robert De Niro e diretto da Michael Cimino. Il gioco, inoltre, ha ispirato 13 Tzameti di Géla Babluani (2005), il suo remake 13 - Se Perdi... Muori e Live! (2007). Una scena con la roulette russa è presente nel film Per un pugno nell'occhio (1965) di Franco e Ciccio e in Intacto, film spagnolo del 2001, diretto da Juan Carlos Fresnadillo. Una divertente scena con una roulette russa appare anche nel film, anch'esso spagnolo, "Airbag" di Juanma Bajo Ulloa.

Ci sono innumerevoli leggende che fanno riferimento ad essa e la maggior parte in Russia, che si svolgono o che coinvolgono i soldati di questa nazionalità. Una delle storie più diffusa racconta le esperienze di prigionieri russi nel XIX secolo, costretti a diventare parte del gioco mentre i rapitori scommettevano sul risultato finale.



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martedì 4 agosto 2015

LA LUDOPATIA



Gian Marco Centinaio parla chiaro: il problema più grosso è la ludopatia e la pubblicità non fa altro che aumentarne il rischio. “Noi abbiamo presentato sul discorso dei giochi sia un’interrogazione parlamentare che una proposta di legge che mi auguro sia calendarizzata quanto prima per evitare il ripetersi di quanto sta accadendo da mesi, ovvero niente”, spiega al VELINO. “Il problema più grosso è quello relativo alla ludopatia sulla quale stiamo collaborando con tutte le associazioni che da tempo lavorano per contrastarla. L’obiettivo è quello di riuscire ad impedire la possibilità di fare pubblicità al gioco d’azzardo sulle televisioni a qualsiasi ora sia su quelle nazionali che locali, sia su quelle pubbliche che private”, insiste il senatore della Lega. “Poi bisognerà vedere se si riuscirà ad ottenere il risultato sperato perché dubito che lo Stato italiano, che guadagna fin troppo dal settore del gaming, darà il suo placet. La vedo dura, molto dura”.

Il gioco d'azzardo patologico non è infatti soltanto un fenomeno sociale, ma una vera e propria malattia che rende incapaci di resistere all'impulso di passare ore ed ore davanti alle slot machine o a fare scommesse.
Una sentenza del TAR Lombardia di pochi mesi fa ha riconosciuto agli enti locali la possibilità di contribuire al contrasto dei fenomeni di patologia sociale connessi al gioco compulsivo, "dal momento che – recita la sentenza – la moltiplicazione incontrollata delle possibilità di accesso al gioco a denaro costituisce di per sé un obiettivo accrescimento del rischio di diffusione dei fenomeni di dipendenza, con le ben note conseguenze pregiudizievole sia nella vita personale e familiare dei cittadini, anche di minore età) che a carico dei servizi sociali comunali (e quindi del bilancio comunale) chiamati a intervenire per fronteggiare situazioni di disagio connesse alle ludopatie".
Siamo quindi di fronte ad una emergenza sociale e sanitaria che colpisce anche la nostra zona. Alcuni dati forniti dal SerT (Servizio per le Tossicodipendenze) dell'Asl Milano 1 rilevano che sono risultate affette da ludopatia circa 150 persone negli ultimi tre anni.
La riduzione dell'orario di apertura delle sale gioco e di attivazione delle apparecchiature costituisce quindi uno strumento idoneo a limitarne la possibilità di utilizzo.

La causa esatta della ludopatia al momento non è nota. Come per gran parte delle malattie psichiatriche, si ritiene che l'insorgenza della dipendenza dal gioco d'azzardo patologico sia legata all'interazione sfavorevole di fattori biologici, genetici e ambientali (in particolare, sul fronte relazionale, familiare, sociale, professionale).

Quel che, invece, appare certo è il ruolo promuovente di alcuni fattori di rischio.

La presenza di altre patologie o disturbi psichiatrici come ansia, depressione, disturbi di personalità (per esempio, disturbo borderline), alcolismo o abuso di sostanze, disturbo da deficit dell'attenzione e iperattività (ADHD) e comportamenti compulsivi.
La maggior parte dei GIOCATORI PROBLEMATICI O PATOLOGICI si colloca nella fascia d'età tra 20 e 50 anni.
Gli uomini sono più propensi delle donne a GIOCARE D'AZZARDO e a sviluppare dipendenza. Le donne tendono a essere meno attratte dal gioco e a sviluppare LUDOPATIA in età più avanzata, di solito in concomitanza con stati ansioso-depressivi, disturbo bipolare, insoddisfazione, solitudine e ritiro sociale. In genere, le donne sviluppano dipendenza più rapidamente degli uomini.
Familiarità per GIOCO D'AZZARDO PATOLOGICO o disturbi psichiatrici che aumentano la propensione ad assumere comportamenti impulsivi/compulsivi.
Assunzione di farmaci (dopamino-agonisti) per la cura della malattia di Parkinson e della sindrome delle gambe senza riposo, in presenza di una specifica predisposizione su base neurologica, non prevedibile a priori, a sviluppare questo effetto collaterale.
Spirito marcatamente competitivo, tendenza a lavorare molte ore al giorno senza averne realmente bisogno né essere obbligato a farlo (workholism), irrequietezza/iperattività, tendenza ad annoiarsi in fretta.
Scarsa consapevolezza della dinamica e delle basi matematiche dei GIOCHI D'AZZARDO, con conseguente sovrastima delle probabilità individuali di vittoria e/o convinzione di poterle aumentare con strategie specifiche.
Esposizione a un'elevata offerta di possibilità di gioco e scommesse di soggetti sensibili o predisposti alla LUDOPATIA, specie se associata a messaggi fuorvianti in merito alle effettive possibilità di vittoria o comunque, più o meno velatamente, istiganti a giocare in modo eccessivo.



Giocando on-line, scommettendo su sport, roulette, poker e quant’altro, ci si può imbattere in una malattia, la Ludopatia, causata dalla dipendenza da gioco d’azzardo. Questo infatti può minare o addirittura sconvolgere la vita di chi purtroppo si trova ad affrontarlo, andando ad intaccare i rapporti con i familiari o comunque con chi gli sta intorno, o ad interferire con il lavoro portando così alla catastrofe finanziaria. Può portare un uomo a fare cose che mai avrebbe pensato di fare come rubare soldi per poter continuare a giocare o per pagarsi i debiti accumulati. Nonostante le evidenti difficoltà e la gravità del problema, uscirne è possibile, e lo si può fare grazie soprattutto al giusto aiuto e a tanta fora di volontà, e tenendo sempre presente che il primo passo per riottenere la propria vita e liberarsi da questo male, e riconoscere di averlo.

Se si comincia ad essere preoccupati per il gioco d’azzardo, se si comincia a spendere sempre più tempo e denaro su scommesse o a rincorrere le perdite, è bene tenere sempre a mente che si può avere un problema anche se non è del tutto fuori controllo, e che quindi anche questo comportamento è di fatto un problema di gioco.

La dipendenza da gioco d’azzardo, a differenza di altre dipendenze come quella da droga o da alcool, non presenta particolari campanelli d’allarme come possono essere ad esempio segni evidenti o sintomi fisici e per questo motivo viene definita come “malattia nascosta”.

È comunque possibile tracciare delle linee guida che permettano un’autovalutazione e l’individuazione di particolari segnali d’allerta. Si può affermare ad esempio che si ha un problema di gioco se:

Si sente l’esigenza di nascondere agli altri il proprio volume di gioco per paura magari di un giudizio poco piacevole o perché li si vuole sorprendere con vincite importanti.

Se si hanno difficoltà nel controllare il proprio volume di gioco, ovvero se non si è in grado di gestire le proprie giocate smettendo quando si vuole ed arrivando a giocare fino all’ultimo centesimo nel tentativo di riguadagnare gli importi perduti.

Segnale d’allarme imminente indice di una dipendenza ormai evidente, si ha quando si tenta poi di recuperare gli importi scommessi non solo con i propri soldi ma anche con soldi che in effetti non si hanno, magari con carte di credito o con debiti veri e propri, o che magari erano destinati ad altre cose, decisamente più importanti, come ad esempio pagare bollette o per comprare cose ai propri figli. L’idea di cui bisogna sempre diffidare è che per riguadagnare i soldi persi sia necessario giocare ancora e magari importi ancora più alti, e di fatto, è proprio questa condizione che spinge il giocatore verso l’inventabile baratro.

Familiari ed amici sono preoccupati per te. Trovare aiuto nella famiglia e negli amici è un ottimo punto per iniziare a guarire da questo male, ascoltandoli ed evitando di rinchiudersi in guscio di indifferenza, ma soprattutto analizzando con occhio oggettivo e freddo gli effetti che il gioco comporta sulla propria vita.

Chiedere aiuto a qualcuno non è mai un segno di debolezza, semmai lo è di grande forza.

Uno degli aspetti più rilevanti che spinge un individuo verso il gioco d’azzardo patologico e compulsivo è la voglia di scappare da alcune sensazioni sgradevoli legate a fattori della vita quotidiana, come ad esempio litigi con il coniuge o con un collega, serate trascorse da soli o il normale stress accumulato durante le faticose giornate di lavoro. Quando infatti ci si sente afflitti da sensazioni del genere si è portati a pensare che con una serata al casinò ci si possa risollevare il morale e che si possano contrastare, senza considerare le conseguenze di un simile atteggiamento, quelle spiacevoli sensazioni. Esistono però modi decisamente meno pericolosi e molto più efficaci per combattere simili stati d’animo, come ad esempio coltivare nuovi hobby, la meditazione o trascorrere più tempo con i propri amici.



Uno dei metodi più efficaci infatti per smettere di giocare, consiste proprio nel trovare modi alternativi per gestire simili spiacevoli sensazioni, modi che tra l’altro accompagneranno l’individuo anche dopo aver superato il problema, quindi anche dopo aver smesso di giocare, è che gli permetteranno di affrontare con nuova forza e vigore i vari momenti difficili della vita, evitando di cadere in altre spiacevoli e pericolose trappole come quella del gioco d’azzardo. È quindi fondamentale spendere del tempo nella ricerca di queste nuove abitudini, in modo da fortificare se stessi e migliorare la qualità generale della propria vita.

Ogni giocatore comunque resta un caso unico e di fatto necessita di un programma di recupero personalizzato che gli consenta di utilizzare al massimo le proprie risorse e di superare quindi il difficile ostacolo. Il primo passo da compiere come detto più volte, resta sempre e comunque quello di ammettere di avere un problema e di cercare aiuto anche nelle persone vicine senza alcun timore e senza la paura di dover ritornare su decisioni prese o su rapporti che si credevano ormai definitivamente corrosi, e trovando la forza nel pensiero decisamente confortante che già altri prima hanno combattuto questo male e che già altri lo hanno sconfitto.

Superare una dipendenza da gioco non è mai una cosa semplice, tuttavia grazie all’aiuto di persone competenti o di un gruppo di sostegno ed al sostegno di amici e familiari, è possibile ed alla portata di tutti.

La terapia che permette di uscire dal tunnel del gioco d’azzardo si basa sul cambiamento di quei comportamenti di gioco poco “salutari” e sull’insegnamento di metodologie utili per affrontare e risolvere i problemi della vita quotidiana, eliminando in questo modo l’esigenza dell’individuo di utilizzare il gioco come unica via d’uscita.

La terapia si concentra sul ricalibrare il cervello, ormai abituato all’idea del gioco come soluzione universale, riportandolo ad una cognizione più vicina alla normalità.

Prima di iniziare a giocare d’azzardo è ovvio che ci si abbaia pensato, e proprio in questo frangente che bisogna armarsi di forza di volontà e chiamare qualcuno di fidato che ci consigli e ci porti a rivalutare la nostra scelta, anche in funzione delle conseguenza che questa comporterebbe sulla nostra vita.
Senza non avrebbe senso parlare di gioco d’azzardo, e proprio per questo motivo si devono eliminare tutte le fonti di denaro utilizzabili, come le carte di credito, e affidare le proprie finanze ad una persona fidata.
Il tempo. Anche questo elemento è essenziale ai fini del gioco, ma può essere facilmente eliminato semplicemente riorganizzando le proprie giornate in funzione di nuove e più sane attività, magari anche in questo caso affiancati da una persona cara, o trascorrendo più tempo con amici e parenti.
Senza una qualunque attività su cui scommettere non vi sono possibilità di giocare, un concetto tanto ovvio quanto fondamentale per guarire. Bloccare siti di scommesse on-line o avvisare luoghi di scommesse che si frequentano dei propri problemi di gioco, è una valida soluzione per contrastare anche quest’ultimo fattore.

Riuscire quindi a mantenere il recupero ed i successi ottenuti fino a quel momento è di fatto la sfida più grande, e per riuscire ad affrontarla nel migliore dei modi, l’individuo deve sempre tenere bene a mente che i motivi che lo hanno portato al gioco d’azzardo restano anche dopo essere guarito, ma che esistono validissime e sane alternative in grado di facilitare la risoluzione degli stessi problemi e di rendere migliore il proprio stile di vita.




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lunedì 29 giugno 2015

LA ROULETTE



La roulette è un gioco d'azzardo di origine italiana (la girella) introdotto in Francia nel XVIII secolo.

Consiste in un disco, diviso in 37 (o 38, nella roulette americana) settori numerati da 0 a 36 e colorati alternativamente in rosso e nero, mentre lo zero (0), come il doppio zero (00) quando è presente, è normalmente colorato di verde o in bianco (in pochissimi casi); il disco viene fatto ruotare nella sua sede dal gestore del banco (il croupier) che successivamente vi lancia una pallina, originariamente in avorio, oggi in resina o teflon: la pallina viene fatta ruotare in senso opposto a quello della roulette, e si ferma cadendo in uno dei settori numerati, determinando il numero vincente.

La roulette e i casinò hanno contribuito a cambiare la storia, facendo la fortuna ed il più delle volte la sfortuna di personaggi famosi, causandone il fallimento o addirittura la morte.

I casinò hanno raccolto i soldi facendo fiorire e prosperare delle piccole città o finanziando gli stati, che con quei soldi hanno potuto fare del bene (togliendo le tasse ai cittadini) o fare del male (finanziando le campagne di guerra).

Il mondo cambia la roulette no, ed anche oggi con le nuove tecnologie e le sfide on-line il risultato è lo stesso di tre secoli fa, case da gioco che fanno soldi, governi che incassano le tasse e giocatori che provano l'emozione del gioco e contribuiscono a continuare a far girare la roulette.

La roulette nasce dall'unione di diversi giochi praticati nel passato e conosciuti nel XVII secolo.
C'è chi dice che le sue origini risalgono addirittura ia tempi dei romani quando i soldati scommettevano facendo girare uno scudo con degli appositi segni su una lancia. Stesso criterio usato nel medioevo con le ruote dei carri.

I  giochi che più hanno influenzato lo sviluppo della roulette sono l'hoca, il biribisso ed il gioco dell'EO (Even Odd)

L'hoca era formata da una ruota con sei raggi attaccati ad un perno centrale su sui veniva appogiata una pallina, la ruota veniva fatta girare e la pallina cadeva verso il bordo in una delle 42 caselle. Il banco aveva dalle 3 alle 6 caselle a lui riservate. Dato che si trattava di un gioco molto favorevole per il banco sembra che Luigi XIV avrebbe contribuito alla sua diffusione per aumentare le proprie ricchezze.

Il biribisso in voga in italia tra il 1600 ed il 1700 e si tratta di una specie di tombola formata da palline forate con dentro arrotolato un biglietto con il numero ed un tappeto su cui i giocatori mettevano le monete e venivano pagati all'uscita del numero vincente o delle chance rosso, nero, pari, dispari ed alto e basso. In Italia fu abolito alla fine del 1700 e prese piede in Francia con il nome di Biribì. Veniva giocato in due versioni, quella classica con 70 numeri (pagati 63 a 1) e quella "di strada" con solo 36 numeri e meno chance, disegnate su un telo per meglio nasconderlo in caso di arrivo della polizia.

Il gioco dell'EO era formato da un cilindro contenente 40 caselle con le lettere E (Pari) e O (Dispari) alternate, due di queste erano a favore del banco. I giocatori potevano puntare solo su pari e Dispari e venivano pagati alla pari.

Raggruppando il meccanismo di gioco della ruota che gira, le combinazioni pagate alla pari ed i numeri dall'uno al 36 ed il tappeto del Biribì di strada viene creata la  roulette moderna (piccola ruota in francese).

La prima descrizione ufficiale del gioco fu fatta dallo scrittore francese Jaques Lablèe nel suo libro del 1802 "Roulette, ou histoire d'un joueur" (roulette o la storia di un giocatore) in cui si narrano le vicissitudini di un ragazzo che diventa un giocatore d'azzardo nella parigi del 1796.

Nel libro vengono descritte accuratamente sia la roulette che il tavolo da gioco, con la suddivisione dei numeri su tre colonne verticali di 12 numeri e sugli spazi per le puntate semplici su rosso, nero, manque, passe, pari o dispari; esattamente come la ritroviamo ai giorni nostri.

Il libro è scritto come una raccolta di lettere da parte del giocatore alla propria moglie, in cui descrive sia i luoghi e le persone che le proprie emozioni. E fa molto effetto leggere come più di duecento anni fa la mente del giocatore era attraversata dagli stessi dubbi, dagli stessi pensieri e dalle stesse considerazioni dei giocatori di oggi.

Secondo alcuni furono i Greci ad utilizzare una forma rudimentale del gioco, usando delle ruote da carro, secondo altri risale al gioco italiano della girella. Ma il prototipo della roulette moderna viene attribuito allo scienziato francese Blaise Pascal, studioso del calcolo della probabilità, che creò il gioco nella sua ricerca di un macchinario a moto perpetuo. Il nome "roulette", in francese, significa appunto "piccola ruota".

La leggenda vuole che il gioco fosse così diffuso in Europa nella metà del XVII secolo che anche un Cardinale, monsignor Mazzarino, fece aprire numerosi casinò in Francia per rimpinguare le casse del dissestato erario.

La leggenda vuole che Pascal stesse sperimentando la creazione di un dispositivo dal moto perpetuo. Trascorse molto tempo a provare diverse teorie e invenzioni, ma alla fine dovette arrendersi.

Tuttavia, una delle cose create durante queste ricerche fu la ruota della roulette. Se Pascal avesse allora capito il potenziale della sua invenzione non è dato a sapersi. Sappiamo, tuttavia, che ciò avvenne più o meno nel 1657 e, alla fine del 1700, la ruota della roulette era già diventata una presenza costante nelle sale da gioco di Parigi.

La ruota della roulette non fu dotata dei suoi particolari contrassegni alternati, rossi e neri, fino alla fine del diciottesimo secolo e fino al 1840 la roulette aveva tutti i numeri che ha ora, tranne la casella dello ’0′; casella fu inserita dopo il 1842.
Inizialmente la roulette era formata solo da 36 numeri, 18 rossi e 18 neri. Fu solo nel 1843 che i francesi Francois e Luis Blanc aprirono nella cittadina tedesca di Amburgo un casinò, introducendo una roulette con uno “0”.

Dopo alcuni anni, nel 1860, il gioco venne bandito in Germania ed i Blanc furono costretti a trasferirsi a Monte Carlo, che da allora divenne il tempio europeo del gioco.

La roulette si diffuse in seguito anche in America, dal Mississippi di New Orleans fino al vecchio West, durante il periodo della caccia all'oro. Proprio in questi anni, gli americani si appassionarono al gioco della roulette e ai casinò.

Negli USA si diffuse principalmente la versione del doppio zero (“00”) della roulette, che aumentava il vantaggio del banco rispetto ai giocatori. Da allora la versione con un singolo “0” prenderà il nome di roulette europea e quella a due zeri, di roulette americana.

Il successo fu tale che un gran numero di bari obbligò i casinò a fare diverse modifiche al gioco. Il disegn del tavolo fu semplificato e la roulette venne posizionata in alto, per evitare frodi e permettere in questo modo puntate più rapide, consentendo al croupier di effettuare i pagamenti con maggiore facilità.

Il gioco della roulette ha una storia che rimane tuttora avvolta nel mistero, continuando ad appassionare milioni di giocatori in tutto il mondo. A rafforzare questo alone di mistero è la credenza che la roulette sia un gioco "demoniaco". Sommando, infatti, tutti i numeri del gioco da 1 a 36 si ottiene la somma 666: il numero di Satana.


LEGGI ANCHE : http://pulitiss.blogspot.it/p/aiuto-alle-persone.html


                            http://asiamicky.blogspot.it/2015/06/la-villa-della-porta-bozzolo-casalzuigno.html



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