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sabato 18 aprile 2015

IL CAVALIERE D' ITALIA

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Il Cavaliere d'Italia è un uccello limicolo, inconfondibile per l’abito bianco e nero e per le lunghissime zampe rosse; frequenta di solito le acque libere poco profonde di lagune, saline, paludi e laghetti artificiali; si tratta di un migratore che sverna nei paesi africani e in primavera torna a nidificare in molte zone umide d'Italia dove trova isolotti idonei alla costruzione dei nidi.

Di dimensioni medie e corporatura slanciata, ha becco di colore nero, diritto, lungo e appuntito all’apice, zampe particolarmente lunghe e sottili di colore rossastro. Il piumaggio in entrambi i sessi è nero nelle parti superiori e bianco in quelle
inferiori. Solo in periodo riproduttivo il maschio si caratterizza per la nuca e la parte superiore del collo che assumono una colorazione scura. Lunghezza cm 35-40, apertura alare cm 65-80, peso gr 150-290.
In volo è inconfondibile per le lunghe zampe che sporgono oltre la coda e per la punta nera delle ali molto evidente.
Piuttosto confidente, ha abitudini gregarie e si riunisce in piccole colonie per nidificare. È rumoroso e, se disturbato, agita il capo avanti e indietro. Per levarsi in volo compie una sorta di salto, quindi si porta in aria con rapidi battiti d’ala; in quota il volo è più
lento e in parte veleggiato. Sul terreno e nelle acque basse cammina con andatura aggraziata e per raccogliere il cibo flette le zampe.
La stagione riproduttiva è annunciata da danze e parate nuziali con esibizioni che consistono in saltelli e movimenti ritmici delle ali. Su piccoli rialzi del terreno asciutto o moderatamente umido tra la tipica vegetazione degli ambienti salmastri viene costruito il nido di forma più o meno elaborata. Nell’anno compie una sola covata e la deposizione ha luogo tra fine aprile e maggio-giugno. Le 3-4 uova deposte sono incubate sia dalla femmina che dal maschio per 25-26 giorni. I pulcini abbandonano il nido subito dopo la schiusa e sono accuditi da entrambi i genitori. All’età di circa un mese i giovani sono atti al volo.

Ghiotto di tutti i “prodotti” della palude quali insetti e piccoli invertebrati, ma anche alghe e resti di vegetazione acquatica, il pullo di Cavaliere d’Italia esce dal nido molto presto, poche ore dopo la schiusa. Un’abitudine molto pericolosa per gli individui più giovani, che vengono facilmente predati dal Falco di palude.

Voce: un acuto e ripetuto "cuip".

Migrazione in aprile-maggio e luglio-settembre.

La specie in Europa ha uno stato di conservazione favorevole.
Il Cavaliere d’Italia è specie:
- nei confronti della quale sono previste misure speciali di conservazione per quanto
riguarda l’habitat (Direttiva Uccelli 79/409/CEE, all. I);
- nei confronti della quale sono richiesti accordi internazionali per la sua conservazione e gestione (Convenzione di Bonn, all. II);
- rigorosamente protetta (Convenzione di Berna, all. II);
- particolarmente protetta in Italia (Legge 11 febbraio 1992, n. 157, art. 2).



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lunedì 30 marzo 2015

IL GABBIANO PONTICO

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Il gabbiano del Caspio (o gabbiano pontico) (Larus cachinnans Pallas, 1811) è un uccello caradriiforme appartenente alla famiglia Laridae, diffuso in Eurasia.

La specie ha una lunghezza di 56-68 cm e un' apertura alare 137-145 cm.
Il maschio e la femmina adulti in inverno hanno una livrea praticamente identica con addome, ventre e collo bianchi, testa bianca, dorso e ali grigio chiaro ed estremità delle ali nera con alcune macchie bianche. Il becco è giallo non molto alto e le zampe sono rosa. Nella parte bassa del becco, in prossimità della punta vi è una macchia rossa. L'occhio ha l'iride scura e un anello perioculare rosso appena accennato. I giovani hanno una colorazione di base bianca ma fittamente e pesantemente macchiata di marrone con zampe rosate e becco perlopiù marrone-nerastro; con il trascorrere del tempo (al quarto inverno) il piumaggio va ad assumere l’aspetto definitivo dell’adulto.

È un gabbiano sia predatore che saprofita. Durante la stagione riproduttiva si nutre spesso di piccoli roditori, come scoiattoli, e percorre anche lunghe distanze per spostarsi nelle zone steppose o boscose per trovarli.

La stagione riproduttiva ha inizio ad Aprile quando costruisce il nido su terreni piani e aperti, in vicinanza dell'acqua. Depone due o tre uova che vengono covate per 27-31 giorni.

Si riproduce nella regione del Mar Nero e del Mar Caspio, ma il suo areale si estende a est nell'Asia centrale fino alle propaggini nord-occidentali della Cina. In Europa si è insediato in Polonia e nella Germania orientale, ma si sposta a nord fino alla Svezia, Norvegia e Danimarca ed è stato più volte avvistato nell'Inghilterra sud-orientale, nell'Anglia orientale e nelle Midlands.
Alcuni stormi migrano a sud fino a raggiungere le zone mediterranee e l'Italia e si spingono anche al Mar Rosso e al Golfo Persico.


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domenica 29 marzo 2015

LA ROVERELLA

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La roverella (Quercus pubescens Willd., 1805), è la specie di quercia più diffusa in Italia, tanto che in molte località è chiamata semplicemente quercia. Appartiene alla famiglia delle Fagaceae.

Il nome indica la minor taglia della pianta rispetto alla Rovere, con la quale a volte viene confusa. La Roverella è un albero di terza grandezza che può anche superare i 2 m di diametro e può arrivare fino a 20 - 25 metri di altezza. Possiede corteccia grigio - bruna e fessurata. Le foglie sono alterne, semplici, ovato allungate e picciolate, glabre sopra e di un bel colore verde. I fiori sono monoici. E' una specie termofila che colonizza le pendici più calde e siccitose, con preferenza alle calcaree. Alcune volte assume portamento cespuglioso che ben caratterizza quell'ambiente povero e degradato nel quale vive. Resistente all'aridità è facilmente riconoscibile d'inverno in quanto mantiene le foglie secche attaccate ai rami a differenza delle altre specie di quercie. Il principale carattere diagnostico per identificare la specie è quello di sentire al tatto le foglie o le gemme: sono ricoperte da una fine peluria che si può facilmente apprezzare.

Resistente all'aridità, e capace di adattarsi anche a climi relativamente freddi. È facilmente riconoscibile d'inverno in quanto mantiene le foglie secche attaccate ai rami a differenza delle altre specie di querce. Il principale carattere diagnostico per identificare la specie è quello di sentire al tatto le foglie o le gemme: sono ricoperte da una fine peluria che si può facilmente apprezzare. La rusticità e plasticità di questa pianta, grazie soprattutto all'enorme vitalità della ceppaia ha permesso alla Roverella, attraverso i secoli, di resistere agli interventi distruttivi dell'uomo.

La Roverella è distribuita nel bacino del Mediterraneo e in tutta Italia, con esclusione delle zone più interne e più elevate. Si trova principalmente nelle località più assolate, nei versanti esposti a sud ad un'altitudine compresa tra il livello del mare e i 1000 m s.l.m. Non ha preferenze per il terreno, potendo vegetare su suoli di diverso tipo, rifuggendo solo da quelli puramente argillosi. Forma boschi puri o misti, d'alto fusto o cedui.

È apprezzato ed utilizzato come legno d'ardere, fa parte della categoria delle legne dure, ovvero quei legni che hanno ottimo valore calorifico e lenta combustione. Il legno, anche se simile a quello della Rovere, presenta fibre meno dritte, per cui di più difficile lavorazione, inoltre tende ad imbarcarsi. Le travi che se ne ottengono vengono usate per fare travature, costruzioni navali e una volta traverse ferroviarie. Le ghiande sono dolci e venivano utilizzate non solo per l'alimentazione dei maiali, ma anche, nei periodi di carestia, per fare una specie di pane o piadina di ghianda.

 Alcuni esemplari possono raggiungere i 1000 anni ed è per questo motivo che  venivano lasciate delle piante di quercia lungo i confini di proprietà così che sarebbe stato possibile, in certi casi, ricostruire detti confini esaminando la presenza dei grossi esemplari della specie. Molte sono le specie fungine caratteristiche della Roverella, al lato quelle che potrebbero essere le più comuni.


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mercoledì 11 marzo 2015

LA LASCA

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La lasca (Chondrostoma genei Bonaparte, 1839) o striscia è una specie di pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia dei Cyprinidae.

La lasca è endemica dei fiumi dell'Italia settentrionale (fino alla Slovenia) e (forse) del versante adriatico degli Appennini. Introdotta in Toscana, Liguria, Umbria e Lazio (bacini dei fiumi Arno, Tevere ed Ombrone).
Vive in acque correnti, limpide, con fondo sabbioso e sassoso.

Questo ciprinide ha un corpo allungato, tipico delle specie adattatesi a vivere in acque turbolente; la bocca è dotata di 5 denti faringei per lato.
La bocca è ventrale e dotata di labbra cornee come in tutti i membri del genere Chondrostoma.
La livrea è grigio-verdastra con ventre color argento. Sui fianchi corre una fascia orizzontale più scura.
È molto simile alla savetta dalla quale si distingue per il corpo più slanciato e per la banda scura sui fianchi.
Raggiunge i 30 cm di lunghezza.

La lasca è soprattutto carnivora, si ciba principalmente di larve di insetti che trova sotto i sassi ma si può nutrire anche di alghe incrostanti che gratta dai sassi con la bocca cornea.

Il periodo dell'accoppiamento avviene tra maggio e giugno: la femmina depone circa 5000 uova del diametro di 1,5 mm, che si schiudono dopo circa 12 giorni di incubazione ad una temperatura non inferiore ai 15 °C.

È minacciata dall'introduzione di specie alloctone di pesci più aggressivi e dalla progressiva distruzione del suo habitat da parte dell'uomo, è infatti particolarmente sensibile alla costruzione di sbarramenti lungo i corsi d'acqua che limitano le migrazioni a scopo riproduttivo.

È preda tipica della tecnica della passata ma può abboccare anche alle lenze a fondo. Le esche favorite sono costituite da vermi e da larve di insetti. Le sue carni non sono cattive, ma scarsamente apprezzate per l'enorme quantità di spine.


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GHIOZZO PADANO

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Il ghiozzo padano è diffuso naturalmente nei fiumi dell'Italia settentrionale (e del Canton Ticino in Svizzera), dal bacino del Po all'Isonzo da cui sconfina in territorio sloveno. A sud scende fino alle Marche. Una popolazione autoctona è presente nel fiume Zermagna in Croazia. È presente anche nel Lago di Garda e in altri grandi laghi prealpini.
È stato introdotto (transfaunazione) con acclimatazione in diversi corsi d'acqua dell'Italia centrale e meridionale tra cui il fiume Ombrone in Toscana ed il Tevere, l'Amaseno ed il Mignone nel Lazio.
La specie è abbastanza tollerante in fatto di habitat, le sue principali esigenze riguardano la qualità dell'acqua, che deve essere ossigenata e limpida e la presenza di ciottoli di dimensioni abbastanza grandi, essenziali per la costruzione del nido. In generale abita la Zona dei Ciprinidi a deposizione litofila scegliendo zone con corrente non eccessivamente forte.

Appare assai simile al congenere ghiozzo di ruscello ma presenta squame più piccole che sono assenti nella regione della nuca e non presenta canali mucosi sul capo.
La livrea è brunastra chiara sul dorso con 4/5 fasce a sella marrone scuro e numerose macchie più scure sui fianchi mentre sul ventre è biancastra. Una macchia scura in genere ben visibile è presente all'attaccatura delle pinne pettorali mentre la prima pinna dorsale presenta una fascia grigio scuro a metà circa (il bordo della pinna è invece chiaro). Durante la riproduzione i maschi assumono un colore scuro, quasi nero.
Le dimensioni sono piccole, infatti la media è di 6-8 cm e un esemplare di 10 cm è quasi un record.

Ha abitudini essenzialmente notturne e sedentarie, non si sposta molto, in genere, dal suo territorio. Vive in piccoli branchi che si spostano assieme alla ricerca di cibo.

Il periodo riproduttivo va da maggio a tutto luglio, durante questo periodo in maschio diviene territoriale e difende un rifugio ricavato sotto un ciottolo in cui attira la femmina anche grazie all'emissione di suoni. Le uova vengono deposte sul soffitto del rifugio e vengono poi sorvegliate, difese ed ossigenate (mediante sbattimento delle pinne pettorali) dal maschio. Le larve hanno vita pelagica per alcuni giorni.

Si nutre di invertebrati bentonici, soprattutto di larve.

È danneggaiato dall'inquinamento e dall'abbassamento delle falde.
La sua introduzione in corsi d'acqua dell'Italia centrale costituisce la maggiore minaccia per la sopravvivenza del congenere ghiozzo etrusco.


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lunedì 9 marzo 2015

LA RANA VERDE

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È una rana acquatica di 12 cm di lunghezza, dal muso appuntito e dalle dita ampiamente palmate.

Il dorso, è di colore verde smagliante o bruno oliva, talvolta cosparso di macchie nere, è ornato, ad ogni lato.

L'ibernazione ha luogo nella melma dello stagno in cui vive.

La specie è comune in gran parte dell'Europa occidentale, centrale e orientale. In Italia è presente con certezza solo nella pianura Padana.

La sua tassonomia è alquanto complessa e discussa essendo presenti in Italia diversi klepton, unità sistematiche formate cioè da un complesso costituito da una specie e dal suo ibrido ibridogenetico. In Europa sono presenti tre tipi diversi di rane verdi: la rana verde maggiore (Pelophylax ridibundus), la rana dei fossi (Pelophylax esculentus) e la rana verde minore o rana di Lessona(Pelophylax lessonae). Le loro interrelazioni sono tuttora oggetto di discussione. P. esculentus sarebbe un ibrido tra P. lessonae e P. ridibundus, il processo è detto ibridogenesi e gli ibridi non si accoppiano mai tra loro ma sempre con una delle due specie parentali, vengono così generate delle popolazioni miste. Uzzel e Holtz nel 1979 studiarono le popolazioni italiane di rane verdi e conclusero che a sud del Po vi sarebbero due diverse specie una non ancora classificata per cui è stato proposto il nome di Pelophylax kl hispanicus e Pelophylax bergeri.


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L' OLMO

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Ulmus laevis, l'olmo bianco o olmo ciliato, è un grande albero proprio delle pianure d'Europa ed è un albero alto fino a 30 metri, a foglia caduca.

Le foglie, lunghe al massimo 10 cm, sono asimmetriche alla base della lamina e sensibilmente dentate. Le nervature, a differenza di quelle di Ulmus minor, non sono ramificate. La pagina inferiore è vellutata ("laevis" in latino significa appunto "vellutato").

I fiori appaiono precocemente a primavera, prima delle foglie. Sono riuniti in infiorescenze, hanno piccioli lunghi circa 2 cm e sono privi di petali. L'impollinazione è anemofila.

Il frutto, una samara, si distingue da quello degli altri olmi per essere lungamente peduncolato e finemente ciliato sui bordi: questo fatto gli conferisce il nome di "olmo ciliato". Ogni samara contiene un unico seme rotondo, di circa 5 mm. Anche le samare appaiono precocemente sulla pianta, appena prima dell'apertura delle gemme o insieme alle prime foglioline, e prima di maturare sono di colore verde. Questo fa sì che a un esame superficiale possano essere scambiante per foglioline.

I rametti, molto fini e privi di peluria (a differenza di quelli di Ulmus glabra), hanno piccole gemme alterne.

L'olmo ciliato predilige i terreni fertili e freschi, ricchi di azoto e con pH neutro o sub-acido.

È una specie meso-igrofila, cioè trova le migliori condizioni di crescita in terreni umidi ma non paludosi. Sopporta però per breve tempo anche terreni molto ricchi di acqua o, all'opposto, moderatamente asciutti. La capacità di tollerare situazioni di terreno sensibilmente differenti da quella ottimale, è una caratteristica che accomuna molte specie di olmo.

Preferisce situazioni di mezz'ombra.

L'olmo bianco è una specie tipicamente europea. Il suo areale naturale si estende dalla Francia centro-settentrionale alla Russia (Urali, Crimea); a nord arriva fino alla Finlandia meridionale, a sud fino alla Grecia settentrionale. Popolazioni disgiunte si trovano in Spagna (dove potrebbe essere un relitto dell'era glaciale) e sul Caucaso.

Nel suo areale naturale, l'olmo ciliato supera raramente l'altitudine di 400 m.

In Italia è presente sporadicamente nel Centro-Nord, ma il suo indigenato è considerato dubbio da molti Autori: si tratterebbe, insomma, di una specie piantata in occasione di rimboschimenti e cure colturali ai boschi, anche per la sua minore sensibilità alla grafiosi.

L'olmo bianco è stato piantato in varie parti del mondo (in particolare in Inghilterra, in Nordamerica, in Cina e in Australia), ma in nessuna di queste è veramente comune.

Come gli altri olmi, nel sud Europa è governato spesso a ceduo per la sua buona capacità pollonifera e per il fatto che il tronco è difficilmente dritto e cilindrico. Nel nord Europa presenta portamenti migliori. Difficile da fendere, è utilizzato spesso come legna da ardere o per realizzare parquet o, se governato a fustaia, in ebanisteria.

Forse il più grande esemplare conosciuto si trova a Gülitz, in Germania, e ha una circonferenza di 9,7 m e un'età stimata tra 400 e 700 anni.

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domenica 8 marzo 2015

IL DAINO

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Il daino (Dama dama Linnaeus, 1758), conosciuto anche con il termine arcaico di damma o dama, è un mammifero artiodattilo della famiglia dei Cervidi.

Lo status del genere è lungi dall'essere chiaramente definito: mentre alcuni studiosi ritengono il genere monospecifico (un'unica specie con due sottospecie, Dama dama dama e Dama dama mesopotamica), altri sono più propensi a considerare il daino mesopotamico come una specie a sé stante (Dama mesopotamica). Una terza corrente, supportata da evidenze di carattere morfologico piuttosto che genetico, sostiene invece l'accorpamento del genere a Cervus, col rango di sottogenere.

Dopo l'ultima era glaciale, la specie era del tutto estinta in Europa e la sua distribuzione comprendeva l'Asia Minore, la Persia, la Mesopotamia e l'Africa del nord; nel corso dei secoli, la specie è tuttavia stata a più riprese introdotta in tutto il Vecchio Continente, dando origine a popolazioni riproduttive un po' in tutta Europa, frutto sia di introduzioni deliberate a scopo venatorio che di fughe dalle tenute aristocratiche in cui questi animali venivano spesso e volentieri allevati. Di queste popolazioni più antiche sono degne di nota quella di Rodi (caratterizzata da nanismo insulare).
Al seguito dell'espansionismo europeo nei cinque continenti, vi è stata una nuova ondata di introduzione del daino un po' in tutto il mondo: numerose popolazioni alloctone perfettamente adattate si trovano attualmente in Siberia, Stati Uniti, Argentina, Australia, Nuova Zelanda, Figi, Hawaii, Sudafrica e Canada.

In Italia la specie si estinse alla fine dell'era glaciale, come testimoniato da pitture rupestri del Neolitico presenti un po' in tutta la Penisola. La sua presenza non è documentata durante il periodo romano, mentre i daini vivevano sicuramente in Italia durante il Medioevo. Le popolazioni più antiche presenti sul territorio nazionale sembrerebbero essere (in base al grado di polimorfismo genetico) quelle di San Rossore e di Castelporziano, oltre a quella, oramai estinta, della Sardegna, attualmente rimpiazzata da individui di recente introduzione. Popolazioni semiselvatiche di daino sono presenti nella maggior parte dei grossi parchi e riserve italiani, con l'eccezione delle regioni di Abruzzo e Molise.

Il daino non ha un proprio habitat definito, in quanto si adatta praticamente a qualsiasi ambiente nel quale viene introdotto: tende tuttavia a preferire le aree boschive a prevalenza di latifoglie nelle quali siano presenti radure o comunque spiazzi aperti, mentre evita le zone montane con copertura nevosa persistente ed abbondante.

Misura circa 140-160 cm di lunghezza, con un'altezza al garrese di 90–100 cm; la coda misura circa 20 cm. Il peso può sfiorare gli 80 kg, si mantiene tuttavia solitamente attorno ai 60 kg.

L'aspetto è quello tipico dei Cervidi, anche se nell'insieme il daino appare leggermente più basso e tozzo ed ha il collo in proporzione più corto rispetto al cervo nobile.
Il colore del mantello varia a seconda della stagione:
durante l'estate la parte dorsale è rossiccio-marrone maculata (pomellata) di bianco con una striscia nera che corre lungo la spina dorsale, grossomodo dalla nuca alla coda, dove si triforca andando a circoscrivere il posteriore, mentre la parte ventrale ed il posteriore sono bianchi;
durante l'inverno la parte dorsale diviene grigio-nerastra, mentre quella inferiore diventa di colore grigio-cenere.
Il grado di pomellatura dei fianchi è assai variabile da individuo ad individuo, anzi la pomellatura può addirittura essere assente. A testimonianza della totale artificialità delle attuali popolazioni europee, non è infrequente notare nei branchi di daini esemplari bianchi, albini, melanici o isabellini.

I maschi, oltre a possedere le "corna" (il cui nome sarebbe, più esattamente, palchi), sono più grossi e robusti delle femmine: essi possiedono inoltre un pomo d'Adamo ben sviluppato.

I palchi, presenti solo nei maschi, spuntano a partire dal secondo anno di vita. Essi hanno forma a pala (anche se per i primi anni di vita hanno forma a fuso) e rivolti all'indietro, con punte divergenti. Negli individui più anziani non è infrequente che cominci a crescere una seconda pala rivolta in avanti.
I palchi cadono fra la fine di marzo e l'inizio di giugno, per essere rapidamente sostituiti da un nuovo paio più grosso e forte: inizialmente i nuovi palchi sono ricoperti dal cosiddetto velluto e riccamente vascolarizzati, ma col tempo il velluto si secca ed a partire dal mese di agosto l'animale comincia a strofinarli contro tronchi e rocce per liberarli da tale rivestimento ed essere così pronto per i combattimenti della stagione degli amori.

Rispetto al cervo rosso, il daino è molto meno "selvatico", nel senso che non è così diffidente ed in particolare le femmine (che vivono in gruppi anche piuttosto consistenti, assieme ai cuccioli) si possono facilmente osservare anche durante il giorno, risultando scarsamente timorose dell'uomo. I vecchi maschi, che conducono vita perlopiù solitaria ed abitano zone più impervie, sono invece assai prudenti e difficilmente avvicinabili dall'uomo e da altri animali.

Questa specie non ha in genere preferenze per quanto riguarda il posto dove vivere e pascolare; si accontenta infatti del cibo che trova ed apporta pochi danni al terreno e alla vegetazione. Il suo nutrimento consiste in erba, foglie, germogli e frutta e certi tipi di funghi. Il daino è un ruminante, cioè un animale che dopo aver ingoiato il cibo lo rigurgita per poi rimasticarlo più dettagliatamente in luoghi riparati e sicuri. L'alimentazione avviene durante tutta la giornata, anche se dei picchi di ingestione del cibo si hanno durante le prime ore del mattino e al tramonto.


Il periodo degli amori dura tra la metà di ottobre e l'inizio di novembre: in questo periodo, i maschi, solitamente solitari, si uniscono ai gruppi di femmine e cuccioli, scacciando i giovani maschi (che formano gruppetti monosessuali di 5-6 individui e rimangono ai margini dei territori dei maschi, nella speranza di accoppiarsi con qualche femmina all'insaputa del maschio dominante) e definendo un proprio territorio. I maschi difendono il proprio diritto ad accoppiarsi con le femmine da altri pretendenti, spesso smettono addirittura di alimentarsi per meglio controllare il proprio harem, per rivendicare il possesso del quale fanno risuonare frequentemente il proprio bramito. I combattimenti si svolgono sostanzialmente incrociando i palchi fino al cedimento dei uno dei contendenti e seguono un preciso rituale. Questo, oltre che la forma appiattita dei palchi degli adulti fa sì che soltanto raramente gli animali riportino gravi ferite al termine dello scontro.

La femmina può andare in estro varie volte durante la stagione degli amori, tuttavia essa tende ad accoppiarsi e portare avanti la gravidanza (che dura in media 28 settimane) solo al primo estro stagionale. In prossimità del parto, la femmina si isola dal branco e dà alla luce nel folto della macchia un solo cucciolo (ma non sono rari i parti gemellari), il quale è in grado di vedere e camminare già poche ore dopo la nascita.
La femmina porta il cucciolo al branco quando esso ha circa 10 giorni di vita: fino a quel momento, il cucciolo viene lasciato da solo ed allattato ogni 4 ore circa, mentre per evitare di essere individuato da eventuali predatori rimane perfettamente immobile e confida nel mantello mimetico e nella caratteristica di non emanare odore. Il piccolo comincia ad ingerire cibi solidi attorno al mese di vita, anche se non può dirsi completamente svezzato prima dei sette mesi. Il cucciolo diviene indipendente a circa un anno d'età, anche se occorrono almeno altri sei mesi prima che esso raggiunga la maturità sessuale: in ogni caso, è raro che le femmine si accoppino prima del secondo anno d'età, mentre i maschi devono aspettare di aver compiuto almeno quattro anni per poter avere dimensioni del corpo e dei palchi sufficienti da poter sfidare con successo qualche maschio dominante. La speranza di vita dei daini si aggira attorno ai 9-10 anni.

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