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venerdì 1 gennaio 2016

IL FANELLO

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Il fanello eurasiatico (Linaria cannabina (Linnaeus, 1758)) è un uccello passeriforme della famiglia Fringillidae, apprezzato per il canto.

Un individuo adulto, può raggiungere i 13 cm di lunghezza, per 21 grammi di peso. Il colore della livrea va dal bruno del dorso al rosso vivo di fronte e petto, più evidente nei maschi. Per il resto, il capo si presenta grigio, mentre le ali sono variamente striate di bianco, eccetto le remiganti, che si presentano nere.
Presente in tutta l’Eurasia e nel Mediterraneo, conta diverse sottospecie, di cui quella nonimale C. c. cannabina abita Europa e Siberia occidentale. Nel nostro Paese – e segnatamente in Italia meridionale e nelle due isole maggiori – è presente anche la sottospecie C. c. mediterranea, diffusa anche in Corsica, Baleari, Penisola iberica, Balcani. Altre sottospecie abitano le isole Canarie – C. c. meadewaldoi e C. c. harteti  – e il Nord Africa.
Come nidificante è presente praticamente in tutta Italia in diversi contesti e altitudini, dalle quote più basse fino ai 2.000 metri e oltre dell’area alpina. Evita dense foreste, prediligendo boschi radi con radure. Generalmente, preferisce vegetazione arbustiva e brughiere con buona esposizione, aree agricole con siepi o alberi sparsi, vigneti, frutteti, macchie, incolti, giovani piantagioni arboree, margini forestali.
Come tutti gli uccelli granivori, il Fanello si nutre principalmente di semi, ma anche di insetti.



Durante il volo i fanelli hanno un andatura ondeggiante caratteristica ed emettono versi caratteristici.

Le coppie si formano ad aprile,il nido formato da muschi ed erba viene costruito su siepi o su alberi ad un altezza di due tre metri dove vengono deposte quattro sei uova,la cova dura dieci dodici giorni e dopo una quindicina di giorni dalla schiusa,i piccoli lasciano il nido e formano branchetti,in zone particolarmente idonee per clima stagionale la coppia di fanelli riesce a portare a termine tre covate,comunque mai meno di due.

Il ciclo annuale e’ molto simile ad altre specie di fringillidi come i cardellini,e’ un uccello granivoro appetisce semi di piante erbacee.

A primavera predilige sostare in montagna o zone collinari,in autunno si sposta in pianura, frequentando zone aperte appena seminate o stoppie, praticamente le stesse frequentate da allodole,calandre,strillozzi. Ad inizio ottobre,i branchi infoltiti dai contingenti nord europei divengono particolarmente numerosi.



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LA PASSERA SARDA

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La passera sarda differisce dalle altre specie di passeri presenti in Italia prevalentemente per la colorazione del petto. Inoltre non presenta alcuna macchia guanciale come nella passera mattugia. Il maschio presenta una colorazione nera molto marcata ma a tratti del petto mentre la femmina è indistinguibile dalla femmina della passera europea. Inoltre il maschio presenta un sopracciglio bianco leggermente più marcato della passera d'Italia.

La si trova in Italia prevalentemente in Sardegna e in Sicilia e poi in piccole colonie anche sull'Adriatico. Si può trovare in Nord Africa durante tutto l'anno, e dalla Croazia alle sponde del Mar Caspio come areale riproduttivo abbandonato durante l'inverno. Nella parte meridionale della Spagna e nella parte costiera del Marocco, invece, si può osservare durante la migrazione.
Essendo onnivoro, mangia di tutto, semi, frutta, insetti.



La passera sarda nidifica spesso in grandi colonie situati in boschetti e zone con arbusti alti. Il nido è costruito prevalentemente con rami e erba. Inoltre, anche se più raramente la si può trovare in cavità di nidi di uccelli più grandi come le cicogne.

Le covate (2-3 all’anno) sono costituite di 4-6 uova che la femmina provvede a incubare per 11-13 giorni. L’involo avviene 10-15 giorni dopo la nascita.



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mercoledì 16 dicembre 2015

IL FRATICELLO



Il fraticello è un uccello appartenente all’ordine dei Caradriformi.

L’ordine dei caradriformi raccoglie una infinità di famiglie di uccelli di mare che hanno in comune la capacità costante nella loro esistenza, di rinvenire e recuperare cibo in ambienti marini, mare aperto, oppure baie, lagune o litorali sabbiosi o fangosi che siano..

Il fraticello (Sternula albifrons) è una specie appartenente al gruppo delle sterne, uccelli marini dal volo agile e veloce, che si nutrono di pesci che catturano facendo vere e proprie picchiate sull’acqua.
In Italia, nidifica prevalentemente nelle zone umide della Pianura Padana, con alcune colonie in Toscana, Sardegna, Sicilia e Puglia. In quest’ultima regione è più abbondante nelle saline di Margherita di Savoia, ma nel corso degli ultimi decenni la specie sta tentando di colonizzare nuovi siti come l’area protetta di Porto Cesareo, dove nidifica almeno dalla fine degli anni ’90, sebbene attualmente sia ancora confinato alle aree sabbiose dell’Isola dei Conigli, dove è minore il disturbo dei bagnanti.



Il Fraticello vive in tutto il mondo, in sette differenti sottospecie. La sottospecie nominale  abita l’Europa, il Nord Africa e l’Asia. Per costruire il nido, la specie predilige gli ambienti umidi, con piccole colonie sparse su coste sabbiose o ghiaiose, oppure i greti di grandi fiumi o laghi.
Difficile vederlo avventurarsi nell’entroterra, questa specie si differenzia dalle altre sterne per le dimensioni molto più contenute – in media 24 cm – mentre altre caratteristiche distintive sono determinate dal becco giallo con la punta nera, e dall’ampia fronte bianca, durante la stagione estiva in netto contrasto con la striscia nera che attraversa anche l’occhio. Durante la migrazione, il Fraticello può frequentare anche ambienti diversi e più lontani dall’acqua.

Abilissimo volatore, il Fraticello mostra una tecnica straordinaria per l’individuazione e la cattura della preda. Non è raro osservarlo mentre se ne sta perfettamente immobile, in volo, scrutando l’acqua. Appena avvistata la preda – di solito piccoli pesciolini – si lancia in picchiata verso l’acqua, e si tuffa per catturarla. A permettergli questa postura sono ali relativamente più corte rispetto alle altre sterne e i battiti d’ala sensibilmente più frequenti.

LEGGI ANCHE : http://marzurro.blogspot.it/2015/11/il-delta-del-po.html





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giovedì 26 marzo 2015

IL TOPORAGNO



Il toporagno comune o toporagno eurasiatico (Sorex araneus Linnaeus, 1758) è la specie più comune di toporagno ed è inoltre uno dei mammiferi più numerosi, essendo diffuso in tutta l'Europa settentrionale, compresa la Gran Bretagna, ma esclusa l'Irlanda.

Misura in media 55–82 mm di lunghezza e pesa solitamente 5-12 grammi. Si riconosce facilmente per la sua pelliccia vellutata color marrone scuro e per il ventre pallido. I giovani presentano un mantello dai colori più chiari, prima che effettuino la loro prima muta, quando si sviluppa il più scuro pelo invernale. Il toporagno comune ha piccoli occhi, un naso mobile e appuntito e denti dalle punte rosse. Vive circa 23 mesi.

Il toporagno comune è diffuso nelle aree boschive, nelle zone erbose e nelle siepi di Gran Bretagna, Scandinavia ed Europa orientale. Ogni esemplare si stabilisce in un territorio di 370-630 metri quadrati, nel quale vivrà per tutta la vita. I maschi estendono i propri confini solamente durante la stagione riproduttiva, quando vanno in cerca di femmine. Ogni toporagno comune è estremamente territoriale e diventa molto aggressivo quando un altro esemplare oltrepassa i confini del proprio territorio.

Questo animale costruisce il proprio nido sottoterra o tra la fitta vegetazione.

La stagione riproduttiva del toporagno comune dura da aprile a settembre, ma il picco delle nascite si ha durante i mesi estivi. Dopo un periodo di gestazione di 24 o 25 giorni, ogni femmina dà alla luce, 2-4 volte all'anno, una nidiata di 5-7 piccoli. Questi diverranno indipendenti tra i 22 e 25 giorni di età.

Il periodo riproduttivo è l'unico momento della vita dei toporagni in cui questi animali preferiscono non essere solitari. I piccoli spesso formano una carovana dietro la madre, reggendo con la bocca la coda del fratello o sorella che hanno davanti.

Verso l'inizio della primavera si ha la stagione della riproduzione e i maschi marcano il territorio con secrezioni odorose, in modo da facilitare l'incontro con le femmine. La gravidanza dura circa tre settimane e i piccoli nascono tra maggio e agosto. Sono grandi come un cecio, ciechi e nudi e di numero varia da 5 a 10. La famiglia rimane unita per qualche tempo anche dopo lo svezzamento, quando la madre li porta fuori della tana, procedono caratteristicamente in fila indiana tenendo in bocca la coda di chi lo precede. Nel caso in cui il nutrimento scarseggi, sono allontanati perché possono arrivare ad attaccare e divorare la stessa madre. I giovani che superano l'inverno possono già accoppiarsi nell'estate successiva, dopodiché, verso l'inizio dell'autunno, muoiono.

I toporagni sono attivi sia di giorno che di notte, sebbene lo siano molto di più durante quest'ultima. Sono quasi sempre in movimento e si riposano solamente per pochi minuti tra un'attività e l'altra.

La dieta carnivora e insettivora del toporagno consiste soprattutto di insetti, lumache, ragni, vermi e carogne. Per sopravvivere, ogni esemplare necessita di consumare ogni giorno una quantità di cibo pari all'80-90% del proprio peso corporeo. Proprio per questo i toporagni devono mangiare ogni due o tre ore. Durante i mesi invernali queste creature non vanno in letargo, poiché i loro corpi sono troppo piccoli per immagazzinare sufficienti riserve di grasso.

I toporagni hanno una vista molto scarsa, ma per localizzare le prede fanno uso di un eccellente senso dell'olfatto e di un buon udito. Con questi sensi, un toporagno può individuare prede nel suolo fino a 12 cm di profondità. La preda, di qualsiasi dimensioni essa sia, viene trattenuta con le zampe anteriori, sbatacchiata e ridotta in pezzi coi denti aguzzi.

Il toporagno comune non è una specie minacciata, ma è protetto nell'ambito del Wildlife and Countryside Act del 1981. In Gran Bretagna uccidere un toporagno senza aver ottenuto un'adeguata licenza è reato.

Sempre nella stessa isola, nelle aree boschive, i toporagni si possono trovare con densità di quasi un esemplare ogni 200 metri quadrati. Questa popolazione è tenuta sotto controllo da gufi, donnole, ermellini e volpi, accaniti predatori del toporagno comune. Un liquido prodotto da alcune ghiandole situate sulla pelle rende i toporagni piuttosto sgradevoli al gusto ai gatti domestici.

Tuttavia, in anni recenti, il numero dei toporagni comuni è sceso notevolmente a causa dell'aumentato utilizzo degli erbicidi.


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martedì 24 marzo 2015

L' ALZAVOLA

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L’Alzavola appartiene al gruppo delle anatre di superficie, capaci di procurarsi il cibo senza immergersi completamente. Tra queste, con i suoi 35 centimetri di lunghezza, è la rappresentante più piccola.

L'Alzavola comune è una specie migratrice e localmente sedentaria diffusa in tre sottospecie in Eurasia e America settentrionale. In Europa è comune a Nord del 45° parallelo. Sverna a sud dell'areale fino al bacino del Mediterraneo e dell'Africa centrale. Scarsa nidificante in Italia, ma comune come svernante. Abita soprattutto in zone umide d'acqua dolce, densamente coperte da vegetazione. In alcune aree dell'Europa centrale la sua popolazione è fortemente in declino, forse a causa della bonifica di terreni palustri adatti alla sua sopravvivenza.

In autunno e in inverno l’Alzavola frequenta anche aree umide più aperte: lagune, coste, saline, laghi artificiali, estuari, grandi fiumi. Presente alle latitudini medie della zona paleartica – che va dall’Europa all’Africa settentrionale, fino all’Asia a nord dell’Himalaya – l’areale della specie copre porzioni molto vaste e assortite di territorio: dalla tundra al margine della fascia desertica.
Prevalentemente erbivora, in libertà si nutre in genere di sementi, sorgo e riso, ma anche di larve di insetti acquatici e molluschi, che cattura immergendo il capo. Fondali fangosi, zone lacustri con abbondanza di sedimenti e acque poco profonde sono le zone in cui si procura il cibo e durante l’inverno, di notte, si spinge anche in aree lontane per trovare semi o insetti. Le tinte variano dal maschio alla femmina e anche in base all’età. È di sicuro il maschio adulto il più variopinto, anche se da giovane assomiglia molto alla femmina, così come nel periodo di muta, tra maggio e ottobre.
Uno degli elementi più caratteristici dell’Alzavola sono gli “specchi alari” verde smeraldo, sull’ala. Le ali, infatti, sono un vero arcobaleno, con strisce orizzontali bianche e nere, e trasversali, marrone, bianco e verde smeraldo, che diventano ben visibili in volo. La testa è marrone-rossiccia e la maggior parte del corpo presenta sfumature tra il grigio e il panna, picchiettate di puntini scuri sul petto. La coda è prevalentemente bruna, ma il maschio rivela una macchia gialla su sfondo nero nel sottocoda.

L'attività riproduttiva comincia, in modo ridotto, già nell'autunno, anche se il corteggiamento e le parate più significative iniziano solo in primavera. La femmina costruisce il nido sulla terra, su uno strato di densa vegetazione, e durante il periodo riproduttivo lo riempie gradualmente di piume. Depone di solito 8-11 uova, una volta all'anno (aprile-maggio).
 
Le uova (da 8 a 11), giallo crema o grigiastre, vengono covate per una ventina di giorni. Una volta nati, i pulcini lasciano subito il nido, ma la femmina li segue, attenta, per almeno un mese.


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venerdì 20 marzo 2015

IL PENDOLINO

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Il Pendolino è un passeriforme nidificante prevalentemente nelle regioni settentrionali dell’area eurasiatica, ricche di corsi d’acqua e di paludi, canneti, boschi di salici o di pioppi. Nel nostro paese sono presenti sia popolazioni stazionarie che popolazioni svernanti. Solitario, sempre in movimento, non è facile da osservare.
Lungo poco più di una decina di centimetri e dal peso che si aggira sui 10 grammi, la specie ha un’apertura alare che non supera i 18 centimetri e si riconosce per la testa grigia, su cui spicca (negli esemplari adulti) una mascherina scura, quasi nera, che si allarga ai lati del capo aiutandolo a mimetizzarsi. La schiena è rossiccia, la gola e il petto grigio chiaro, con sfumature che tendono al rosso, più variegate e scure nel maschio. Le piume delle ali e della coda sono screziate di nero. Il becco è grigio, le zampe molto scure.

Uccello insettivoro, si nutre di insetti e ragni, raramente integra con semi e bacche.

Nidificano tra aprile e luglio, il maschio trova il posto ideale per il nido, ci attira la femmina, ed insieme lo completano, il compito della cova, e dello svezzamento dei pulli è compito esclusivo della femmina, il maschio nel frattempo si cerca un'altra femmina, per iniziare una nuova riproduzione.

Nidifica prevalentemente nelle regioni a Nord dell'Eurasia, dove ci siano corsi d'acqua ed ambienti palustri come cannetti, boschi di salici e pioppeti. In Italia abbiamo degli esemplari stazionari, ed altri che vengono a svernare.
 
E’ impressionante l’abilità del maschio nella realizzazione del nido, una struttura a forma di pera capovolta - con l’ingresso in basso - in genere appesa a un salice, costruita  servendosi delle infiorescenze della tifa, il giunco che cresce nelle aree paludose o ricche di acqua.  Questo rifugio risulterà fondamentale per attirare la femmina di turno, che qui poi resterà per portare a termine la covata. Ma se la femmina non troverà il nido abbastanza accogliente, questo verrà abbandonato.

Il pendolino deve il suo nome alla caratteristica forma a pendolo del suo nido. Il nido viene sospeso ed è formato da fibre vegetali ed animali intrecciate da filamenti di erba, dalla peluria dei semi di salice e pioppo, da lana di pecora e da filamenti di canne. Presenta dimensioni di cm.18/20 in altezza e cm.13/14 di larghezza. Le pareti hanno uno spessore di cm.3. Il tutto con un peso di gr.75/110. Generalmente viene collocato sui rami verticali di salice, pioppo, ontano e betulla. Oppure appeso su ramoscelli o in canneti in ambiente umido, in genere sulle rive di fiumi o acque salmastre, rive boscose vicino a paludi. In meno di 18 giorni viene costruito dal maschio e rifinito dalla femmina, allo stesso modo dei tessitori del genere ploceidae. La costruzione ha inizio con l'intreccio di lunghi filamenti che determina la formazione di un anello di cm.23 di diametro, armatura fondamentale per la costruzione delle pareti. Costruita poi la base il pendolino rifinisce la forma del nido somigliante sempre più ad una pera. Alzando la parete anteriore rifinisce il lavoro rimpicciolendo l'entrata tubolare che sporgendo all'esterno presenta dimensioni di cm. 4 x 6. La femmina finisce il tutto con molta lanugine. La curiosità riscontrata dagli ornitologi è la maniera di costruire il nido che possiede il pendolino del lago Neusield in Austria ai confini con l'Ungheria oltre a quella descritta. Infatti in questa zona il nido è composto nella stesso modo solo che invece di essere appeso è ancorato orizzontalmente tra le canne. Costruzione che assomiglia al nido della cannaiola (Acrocephalus scirpaceus) o del cannareccione (Acrocephalus arondinaceus). Anche in Kazakistan gli esemplari occidentali nidificano in nidi appesi sui rami alti degli alberi, viceversa gli esemplari orientali nidificano in nidi posti tra la vegetazione palustre. Tutto come in Europa.

La duplice soluzione della costruzione del nido sembra risalire a mutamenti socio biologici che la specie ha assunto durante la sua esistenza in questi territori. Per gli studiosi tutto è ancora da verificare inoltre per molti ornitologi l'attuale classificazione del pendolino non è esatta. Si crede che le specie orientali siano a se stanti. Considerando le differenti abitudini sociali molti ornitologi pensano che quest'ultima ipotesi possa esser realistica.


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mercoledì 18 marzo 2015

LA CICOGNA BIANCA

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La cicogna bianca è inconfondibile: è un grande uccello bianco e nero, con zampe, collo e becco lunghi. Presenta un piumaggio prevalentemente bianco, con solo le remiganti (primarie, secondarie e terziarie) delle ali nere. Nell'adulto il becco e le zampe sono di colore rosso acceso, anche se queste ultime spesso sono sporche di escrementi e quindi biancastre. In base all'età il colore del becco cambia: nei primi mesi è grigio, ma con la crescita diventa rosso; i giovani (dalla fine della loro prima estate all'inizio della seconda) hanno solo l'estremità nera.
La cicogna bianca è un uccello di grandi dimensioni (il terzo più grande nel genere Ciconia, dopo la cicogna bianca orientale e la cicogna maguari): dalla punta del becco alla punta della coda può essere lunga anche 110 cm, mentre l'apertura alare sfiora i 220 cm. Quando è in piedi è alta fino a 125 cm. Il peso si aggira intorno ai 4 kg, con un massimo di 4,5 kg. Mediamente i maschi sono leggermente più grandi delle femmine.

La cicogna bianca ha ali lunghe e larghe, adatte per planare. Quando è in volo si nota ancora meglio la distinzione tra le remiganti nere e il resto dell'ala bianco. Come tutte le altre cicogne in volo tiene il collo disteso e le zampe allungate. Plana molto spesso; quando è in volo battuto i battiti sono lenti e regolari.

La cicogna bianca nidificava in Italia ai tempi dei romani anche nella stessa Roma, costruendo i nidi sui cornicioni dei templi (come testimoniano Virgilio, Ovidio, Plinio il Vecchio e molti altri). Cantata da Dante e specie nidificante nel Belpaese fino al '500, scomparve a partire dal XVII secolo. Il ritorno spontaneo della specie venne registrato in Piemonte verso la fine degli anni cinquanta del Novecento. In Italia negli ultimi anni si assiste a un lento ma costante incremento della popolazione nidificante. 

La colonia spontanea di cicogne più grande d'Italia si trova a Gela, in Sicilia. Nel 2011 la Lipu ha monitorato nella Piana di Gela 40 coppie, accertando la nascita di 70 nuovi esemplari.

A partire dal 1985 l'ornitologo racconigese Bruno Vaschetti, con la collaborazione della LIPU e sulla base di un progetto elaborato dal naturalista triestino Fabio Perco, inaugura un centro dedicato alla reintroduzione della cicogna bianca in Piemonte e cioè il "Centro Cicogne e Anatidi" di Racconigi (CN). Grazie alla collaborazione di Bruno Vaschetti con il centro svizzero di Altreu, allora gestito da Max Bloesch (da cui provenivano le prime dieci cicogne ospitate a Racconigi, nel corso degli anni la popolazione di cicogne è cresciuta costantemente, fino a ospitare, attualmente, una quarantina di coppie nidificanti ogni anno e quaranta animali stanziali. Nel medesimo anno ha preso il via anche il Centro Cicogne di Fagagna (Centro Faunistico Sperimentale), presso Udine mentre, successivamente, sono stati avviati altri centri come ad esempio a Ferrara, Treviso, Mantova ecc. Le prime esperienze in assoluto di allevamento di cicogne in Italia allo stato di semi-libertà sono state tuttavia effettuate a Faenza e risalgono agli anni 70', per iniziativa dell'industriale Roberto Bucci e grazie all'entusiasmo dell'allevatore Carlo Gulmanelli, scomparso nel 2011.

Nel 2003 la Lipu di Rende (CS) ha lanciato, con il supporto di Enel Calabria, il "Progetto Cicogna bianca": sono state installate 34 piattaforme sui tralicci dell'Enel, di cui 30 in provincia di Cosenza e 4 in provincia di Crotone dal 2003 al 2010. Tutti i tralicci sono stati isolati per prevenire la possibilità di folgorazione (elettrocuzione). Il progetto ha avuto molto successo: nel 2010 sono nati 30 pulcini di cicogna da 7 coppie (contro le 2 coppie del 2003), di cui sei in provincia di Cosenza e una in provincia di Crotone. In Calabria le coppie nidificanti di cicogna bianca sono salite a 9 nel 2011 e a 11 nel 2012, di cui 10 sulle piattaforme artificiali predisposte dal progetto della LIPU di Rende in collaborazione con Enel. Dopo 16 anni la specie è tornata nella Piana di Tarsia e per la prima volta ha nidificato nei comuni di Rende e di Bisignano.

Nel 2012, 70 coppie hanno nidificato in Sicilia tra la Piana di Gela, la Piana di Catania, le Province di Siracusa, Agrigento, Trapani e Palermo. La colonia della Piana di Gela si è confermata la più grande d'Italia, con 38 coppie nidificanti e 80 pulcini.

Durante il periodo della cova, può emettere fischi e "colpi di tosse"; durante la "parata nuziale" sono frequenti i colpi di becco ritmati. 

La cicogna non ha particolari esigenze alimentari, poiché si adatta a qualunque cibo, anche variando a seconda del luogo ma, in prevalenza, si nutre di cavallette o lombrichi, nonché pesci, invertebrati palustri e rane, aggiungendo a volte semi, bacche, lucertole e persino roditori. Quando raggiunge l'Africa migrando, ha una più grande varietà di prede tra cui scegliere e, a seconda dei casi, predilige le piccole prede reperibili nelle zone umide (come anfibi o pesci), ovvero, nella savana, le numerosissime cavallette e altri insetti.

In marzo-aprile, i genitori preparano su un albero, su un tetto o su un altro manufatto  un grosso nido largo più di 1 metro, in cui la femmina depone in media 3-4 uova, che vengono covate per 35 giorni da entrambi i genitori; dopo la schiusa, tanto il maschio quanto la femmina provvedono all'allevamento dei pulcini. I nidiacei imparano a volare all'età di 70 giorni.


                             
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lunedì 16 marzo 2015

LA MARZAIOLA

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La Marzaiola (Anas querquedula, Linnaeus 1758) è una specie del genere Anas. Nel suo nome scientifico la parola usata per indicare la specie: "querquedula" è un'onomatopea e si riferisce alle emissioni vocali caratteristiche di questa specie. Anche in altre lingue il suo nome richiama il suo verso, ( ad esempio in inglese viene chiamata garganey ) oppure in alcuni dialetti italiani.

La Marzaiola nel suo abito comune si può scambiare facilmente con altre specie dello stesso genere, soprattutto con l'alzavola (Anas crecca), poiché quest'ultima ha una corporatura molto simile. Le femmine si possono riconoscere dalle femmine delle anatre di altre specie dalla striatura del capo: nella parte superiore del capo si può riconoscere una cappa di colore marrone scuro, una striscia scura che passa sopra gli occhi mentre anche la guancia è di colore leggermente più scuro rispetto al resto del corpo. Il costume di corteggiamento del maschio è molto caratteristico. Una striscia bianca passa in forma arcuata dall'occhio fino al collo. Il resto del corpo è di colore marroncino. La schiena e il petto hanno una colorazione di fondo grigia e sono piene di macchioline marroni. I fianchi bianchi sono coperti da sottili strisce grigie. Sulla schiena cadono lunghe penne da spalla a forma di lancetta che hanno un colore bianco e nero. Durante il volo si può riconoscere la penna interna di colore grigiastro e lo specchio grigio-azzurro in entrambi i sessi.

La marzaiola è ampiamente diffusa nel paleoartico. Occupa quasi tutta l'Europa occidentale, sporadicamente anche l'Europa occidentale e l'Europa centrale. In Scandinavia la si può trovare sulle righe del Mar Baltico. Verso est il suo territorio di espansione si estende su una striscia ampia fino all'isola di Sachalin. Sverna in Africa, India e Asia sudorientale.

Le marzaiole depongono le uova vicino a paludi e stagni. In inverno si trattengono vicino ai laghi e nei territori fluviali alluvionali.

I maschi danno di sé un caratteristico klerrb stridulo e quasi sordo. Da lontano entrambi i sesso utilizzano un richiamo nasale del tipo jäg-jäg.

Il nido della marzaiola consiste di un cumulo che viene ovattato con erba e piume. Viene costruito nella vegetazione folta vicino all'acqua. La femmina depone 8 - 11 uova beige, che la femmina cova per 21 - 23 giorni. Dopo 35 - 42 giorni i piccoli sono atti al volo.

Il nutrimento delle marzaiole consiste di insetti, granchi, molluschi, semi e piante acquatiche. Preferiscono tuttavia un nutrimento carnivoro. Questo viene assunto o direttamente dalla superficie o appena da sotto, poiché questi animali nidificano solo raramente. Prendono il cibo nuotando intorno con il collo eretto in maniera simile al mestolone e nascondendo la testa in parte in acqua.

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domenica 15 marzo 2015

IL BALESTRUCCIO

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Il balestruccio è un uccello di appena 13 cm di lunghezza con un peso che va dai 15 ai 20 gr. La testa, il dorso, le ali e la coda sono neri bluastri. La parte inferiore con le zampe fanno un contrasto color bianco farina. La coda è meno biforcuta come quella delle rondini e il suo corpo è un po' più affusolato. Le gambe sono corte e i piedi sono coperti da un piumaggio bianco.

Il richiamo è un asciutto "prit" o, nei casi di pericolo, un acuto "siir", il canto è un cinguettio soffuso, simile a un chiacchiericcio o una nenia, non così mutevole come quello della rondine.

È un uccello insettivoro: si nutre di piccoli insetti che cattura in volo. Caccia a quote superiori rispetto alla rondine comune.

Gli uccelli costruiscono il loro nido sotto grondaie, tettoie, entrate delle porte, raramente anche sotto rupi, ponti in cemento armato o affini nell'ambito degli insediamenti umani. Consiste di palline di materiale colloso che vengono incollati con la saliva, ovattati all'interno con fieno e piume ed ha una forma di mezza sfera chiusa con un buco di accesso superiore. Questa costruzione viene utilizzata anche volentieri da altre specie di uccelli come luogo per annidarsi, per esempio dal passero domestico. Vengono solitamente deposte dalle tre alle cinque uova di colore bianco lucente, che entrambi i genitori covano per 12 o 15 giorni. Dopodiché nutrono i piccoli per ancora 25 o 26 giorni.

La specie vive nei territori coltivi densamente popolati, nel territorio aperto fin nelle città. Si riproduce in tutta Europa fino ad un'altezza di 2000 m. Inoltre ci sono esemplari in Asia, fin nella Siberia nord-occidentale, in Giappone e in Africa nord-occidentale. In questi territori gli uccelli migratori vi restano da Aprile fino a Settembre. I balestrucci europei svernano in Africa a sud del Sahara fin nella provincia del Capo.

Dal 2004 il balestruccio è tra le specie a rischio di estinzione nella Repubblica federale di Germania. In maniera negativa sulla popolazione influiscono soprattutto i cambiamenti nel campo dell'insediamento. I nidi infatti non si attaccano sulle facciate moderne e lisce, spesso vengono distrutti incautamente durante i lavori di ristrutturazione o a proposito per il senso di ordine. Sulle superfici sigillate i balestrucci non trovano più materiali per il loro nido.

In qualità di uccelli che nidificano negli edifici, i balestrucci, esattamente come le rondini e i passeri domestici, sono nella categoria degli uccelli meritevoli di protezione e per legge quindi i loro nidi non possono essere distrutti. Questo status protettivo oltretutto valevole anche per i pipistrelli, va considerato tra le cause esposte di rischio di estinzione della specie.

Poiché i balestrucci sono relativamente insensibili ai disturbi vicino al loro nido, anche in caso di programmi di risanamento si possono considerare facilmente le necessità degli uccelli, cercando di rimandare i lavori del tetto dalla parte utilizzata dalle rondini dopo il periodo di cova (inizio maggio - metà settembre). Basta che l'impalcatura venga rimossa prima dell'arrivo degli uccelli, in modo che al loro ritorno il nido sia di nuovo libero.

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sabato 14 marzo 2015

IL CODIBUGNOLO

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È un piccolo passeriforme con una lunghezza di appena 13 cm e 15 in lunghezza compresa la coda molto lunga che da sola raggiunge la lunghezza di 7–9 cm. Il codibugnolo è nero e marrone sopra e biancastro nella parte inferiore con fianchi rossicci. Ha una corona bianca. Le sottospecie del Nord Europa (A. c. caudatus) hanno teste e fianchi completamente bianchi. Nel codibugnolo europeo è più marcata la differenza tra il bianco e il nero, mentre nel codibugnolo italiano è meno marcata la differenza di colore che è un po' grigiastro. Esiste anche un incrocio tra codibugnolo europeo e codibugnolo nordico, il quale ha la testa completamente bianca, visibile anche in Italia, non va confuso con il codibugnolo nordico di cui è rarissima la presenza in Italia.

È una specie che durante il giorno tende a spostarsi costantemente in piccoli gruppi, alla ricerca degli insetti con cui si alimenta.

Il loro richiamo è un srih-srih-srih alto e trisillabico.

Sono uccelli essenzialmente insettivori. Nel periodo invernale si nutrono anche di piccoli semi e frutta (cachi)

Costruiscono tra i cespugli di sambuco, di nocciolo e di moro un nido ovale con erbe e muschio, coperto di licheni e intessuto di piccole piume. Depongono dalle sei alle dodici uova. Gli uccelli adulti si recheranno in un nido di parenti e aiuteranno i loro nipoti a nutrirsi, se il loro nido viene depredato.

È una specie stanziale. È strettamente imparentato con le cince e in inverno lo si può rinvenire spesso con gruppi di cince.

Il codibugnolo può essere osservato in buona parte dell'Europa centro-meridionale e in Asia.
Nidifica in quasi tutta l'Italia, tranne la Sardegna, in ambienti di montagna, ricchi di vegetazione.

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LA CAPINERA

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La capinera (Sylvia atricapilla (Linnaeus, 1758)) è un uccello passeriforme della famiglia Sylviidae.

È un silvide robusto, principalmente dal piumaggio grigio. Il maschio ha un capo nero mentre la femmina lo ha marrone chiaro.

Il canto è un chiacchiericcio piacevole con alcune note più sonore simili a quelle di un merlo; può essere confuso con quello del beccafico.

Si nutre di piccole bacche e di insetti.

Il nido viene costruito in arbusti bassi e vengono deposte dalle 3 alle 6 uova.

Questo piccolo passeriforme è un uccello stanziale e quelli della fascia settentrionale e centrale svernano in Europa meridionale e in Africa settentrionale dove sono presenti anche popolazioni locali. È più paffuto della maggior parte dei silvidi.
Tra le popolazioni locali europee, è degna di menzione la sottospecie Sylvia a. heineken che è diffusa nella Penisola iberica, Madeira, Canarie, Marocco, Algeria; differisce dall'italiana Sylvia a. atricapilla per le minori dimensioni, e per il piumaggio più scuro.

Uno sviluppo interessante negli anni recenti è l'abitudine di un certo numero di uccelli dell'Europa centrale di svernare nei giardini dell'Inghilterra meridionale e della Scandinavia. Probabilmente la disponibilità di cibo e l'evitare la migrazione attraverso le Alpi compensano il clima sub-ottimale.

Inoltre un articolo nella rivista Science riporta che gli uccelli che svernano in Inghilterra tendono ad accoppiarsi solo l'un l'altro. Gli autori suggeriscono che la divisione della popolazione in diverse rotte migratorie è stato il primo passo verso l'evoluzione di specie distinte.

È un uccello che predilige gli ambienti boschivi ombrosi con una copertura del terreno per l'annidamento.

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IL BIANCONE

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Il biancone (Circaetus gallicus, Gmelin 1788) appartiene alla sottofamiglia dei bianconi all'interno della famiglia degli accipitridi.

Il suo nome deriva dal greco ( "kirkos" = falco e "aëtos" = aquila ), mentre "gallicus" fa riferimento a quell'area della Francia detta appunto Gallia.

Con una lunghezza corporea di circa 70 cm e un'apertura alare di 170–190 cm è evidentemente più grande della poiana, più simile nella struttura a un'aquila. È chiaro nella parte inferiore e l'area del capo e del petto si distacca con evidenza dal resto del corpo. Ha una testa relativamente grande e occhi gialli lucenti. I piccoli atti al volo sono molto più chiari e hanno talvolta una testa quasi bianca.

Con circa 5.900 - 14.000 coppie in Europa i bianconi sono tra le specie più rare. Si trova anche in Europa meridionale e orientale, a macchia di leopardo tuttavia anche in Ungheria e Polonia.

Ama regioni calde, aperte ricoperte di arbusti come le steppe, le savane, i deserti sconfinati e le foreste. Importante per questo animale è la presenza di animali da preda.

In qualità di evidente uccello migratore si sposta tra agosto e ottobre con prestazioni giornaliere fino ai 100 km/h principalmente passando per Gibilterra nelle regioni a sud del Sahara e ritorno solo verso marzo.

Si nutre principalmente di rettili come serpenti e lucertole e perciò dipende anche dalla loro presenza. Gli uccelli circondano sbattendo le ali la loro vittima, così da non lasciare al serpente alcuna possibilità di mordere.

Costruisce il suo nido preferibilmente in alberi alti dislocati sui pendii. Depone le uova probabilmente solo all'età di tre o quattro anni e quindi poi solo un uovo per volta. Depone in Europa meridionale e in Marocco in aprile, in India al contrario già a gennaio/febbraio. La femmina cova a maggio e giugno per circa 35-40 giorni un uovo bianco lungo più di 7 cm. Il piccolo resta nel nido per 60-80 giorni.


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L' ASTORE

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Gli astori sono uccelli rapaci di medie dimensioni, la loro lunghezza corporea è di circa 46–63 cm, la loro apertura alare va dagli 89 ai 122 cm. Il peso è tra i 0,52 kg nei maschi più piccoli e i 2,2 kg nelle femmine più grandi. L'apertura ampia è da ricondursi al notevole aumento di dimensioni e di peso da sud-ovest a nord-est e al notevole dimorfismo sessuale in rapporto alla dimensione del corpo (regola di Bergmann).

La femmina è più o meno grande come una poiana, il maschio è evidentemente più piccolo.

Le ali sono relativamente corte, ampie e arrotondate nelle punte, la coda è relativamente lunga. Queste caratteristiche sono tipiche per i rappresentanti prevalentemente silvestri del genere Accipiter, non permettono loro una grande velocità in volo, ma una buona mobilità in uno spazio ristretto. Gli adulti degli astori sono marroni-grigiastri nella parte superiore, in quella inferiore sono bianchi con una bordatura laterale marrone scura.

I piccoli sono marroncini sulla parte superiore fino alla muta, nella parte inferiore gialli chiari, gialli, beige, arancioni o color salmone con un motivo a righe o a gocce. Il piumaggio maggiore mostra in tutti i vestiti un'evidente bordatura su uno sfondo dal bianco al marrone beige, negli uccelli giovani invece su uno sfondo giallastro. Le gambe sono gialle, come anche la pelle del becco. L'iride degli occhi negli uccelli giovani è gialla chiara, diventa sempre più rossa con l'età e negli uccelli anziani va dall'arancione fino al rosso ciliegia.

Il motivo del piumaggio è molto simile in entrambi i sessi, i maschi adulti sono leggermente più bluastri nella parte superiore e mostrano una coloritura del capo un po' più ricca di contrasto delle femmine.

Gli astori si scambiano gridi quasi esclusivamente nei pressi del loro nido. Il loro richiamo più frequente è un "gik, gik, gik" aspro, spesso regolare, che viene espresso comunemente in caso di eccitazione, disturbo e si sente particolarmente spesso durante l'accoppiamento da gennaio a marzo.

Questi richiami si possono sentire a centinaia di metri di distanza in condizioni atmosferiche buone. Il richiamo di contatto tra i due partner di covata è un "gjak" corto, non molto notevole che si rimbecca per esempio in caso di consegna di una preda o di allontanamento dalla covata. Durante l'atto sessuale i due partner urlano entrambi un "wirr, wirr, wirr" relativamente alto e regolare. Molto notevoli sono anche i richiami di richiesta dei giovani uccelli dopo l'uscita dal nido, che suonano "hiiiiääh" o "klijäh" e vengono ugualmente ripetuti molto spesso.

Gli astori cacciano le loro prede prevalentemente con un volo ravvicinato a terra o attaccando da una posizione nascosta o rincorrendo a terra le loro prede o cercandole direttamente nel loro ambiente terrestre. La preda viene attaccata con i piedi e uccisa: gli artigli del primo e secondo dito sono molto forti e vengono infilzati nella preda finché questa non smette di muoversi. Cattura soprattutto mammiferi di piccole e medie dimensioni e uccelli. Dopo la cattura si nutre a terra o sopra i rami più bassi degli alberi, con esclusione del periodo di riproduzione, quando tutte le prede vengono consumate direttamente nel nido o nei rami o posatoi circostanti più usuali.

Essendo l'astore un rapace che caccia e si riproduce prevalentemente in zone arboricole, la sua struttura alare si è evoluta in tal senso. Le sue ali sono corte e larghe per un battito potente ma poco ingombrante e la sua lunga coda è atta a timonare il volo nelle foreste più intricate.

Gli astori abitano in diverse sottospecie le foreste sempreverdi della taiga e delle montagne (le cosiddette zone boreali), le foreste delle zone temperate e la zona mediterranea del Paleartico. In Nordamerica la loro presenza è limitata alle foreste boreomontane. Nel paleoartico occidentale il confine di diffusione settentrionale coincide con il confine settentrionale della taiga di aghiformi in Scandinavia, Finlandia e Russia, a sud la diffusione giunge fino al Nordafrica, ad est fino alla Grecia, all'Asia minore e al nord dell'Iran.

I prerequisiti per un habitat favorevole agli astori in Europa è la presenza di alberi di età superiore ai 60 anni per la costruzione del loro nido e la presenza di specie di uccelli di medie dimensioni e di mammiferi. Gli astori amano qualsiasi tipo di foresta, quale che sia il tipo e la dimensione, e si possono trovare anche in terreni coltivi purché vi sia qualche macchia sparsa.

Per ragioni ancora poco chiare l'astore in Nordamerica è limitato alle foreste vicine al loro stato naturale. Si trova soltanto nelle foreste vergini e la sua presenza è paragonabile a quella dell'urogallo in Europa centrale. In Italia è presente sulle Alpi e sugli Appennini.


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lunedì 9 marzo 2015

LO SPARVIERO

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Lo sparviero eurasiatico (Accipiter nisus (Linnaeus, 1758)) è un rapace appartenente alla famiglia Accipitridae, diffuso nelle zone temperate di Eurasia e Africa.

Le ali corte e arrotondate e la lunga coda gli consentono un agile volo manovrato nel folto dei boschi e permettono di distinguerlo agevolmente dal gheppio (piccolo rapace con ali lunghe e appuntite). Corpo snello, testa piccola, becco elegante e adunco, tarsi alti e sottili come le dita munite di forti unghie, sono i caratteri propri dello sparviero eurasiatico dal punto di vista della struttura. In lunghezza supera i trenta centimetri, oltre dieci dei quali fanno parte della coda; ciascuna ala è di circa sedici centimetri, e la loro apertura supera i sessanta.

Nella femmina, queste misure sono largamente superate: essa è infatti di almeno sei centimetri più lunga, e la sua apertura alare sopravanza quella del maschio di oltre dieci centimetri. L'abito degli individui adulti è cinerino scuro nelle parti superiori, bianco con linee ondulate e striature rosso-ruggine nelle inferiori; la coda è segnata da cinque o sei fasce nere ed ha l'estremità bianca. Il becco è azzurro; la cera, i piedi e gli occhi sono gialli. I giovani sono maggiormente grigi e bianchi in misura minore: sulla gola e sulla parte anteriore del collo presentano delle striature longitudinali, mentre il ventre e le cosce sono segnati da macchie trasversali. È uno dei più agili tra i rapaci, e vola con facilità e rapidità nonostante le sue ali siano corte; solo sul terreno i suoi movimenti saltellanti denunciano un certo impaccio.

Lo sparviero eurasiatico è diffuso in quasi tutta Europa, eccezion fatta per i paesi più meridionali, ed abita pure da stazionario la maggior parte dell'Asia centrale. Le migrazioni invernali lo portano in India e nell'Africa settentrionale. In tutti questi luoghi esso popola, di preferenza, i boschetti non molto folti, soprattutto quelli delle regioni montuose.

In primavera è possibile osservare le parate nuziali degli adulti, caratterizzate da vertiginose picchiate con successive brusche risalite ad ali spalancate; caratteristici sono inoltre i voli a significato territoriale con penne bianche del sottocoda messe in evidenza. La specie è stanziale alle nostre latitudini; in autunno giungono dal nord Europa un buon numero di soggetti migranti.

Grida acute emesse in rapida successione sono udibili in primavera nel settore di nidificazione.

Nemico formidabile degli uccelli grossi e piccoli, mette a profitto per cacciarli la prudenza e l'astuzia, due doti che possiede al massimo grado. Normalmente, si tiene nascosto nel folto degli alberi, uscendone solo per scagliarsi sulla vittima, che non ha avuto il tempo di accorgersi della sua presenza. In volo caccia tenendosi vicinissimo al suolo, rasentando siepi ed arbusti e cambiando repentinamente direzione per sorprendere la preda, sulla quale si lancia perpendicolarmente con la velocità della folgore. Né gli uccelli, né i piccoli mammiferi sono al sicuro dallo sparviero eurasiatico, che li sorprende in volo, posati, e persino rincorrendoli sul terreno. Quando ha afferrato e ucciso la sua vittima, la trasporta in qualche luogo ben nascosto e la divora dopo averne strappate le penne o il pelo, che poi rigetta insieme alle altre parti non digeribili.

Il nido dello sparviero eurasiatico si trova di solito fra le macchie, talvolta su alberi ad alto fusto, sempre ben nascosto: è formato di ramoscelli secchi, che diventano sempre più fini man mano che si procede verso l'interno, tappezzato con le piume della femmina. Ogni coppia costruisce più nidi che può riutilizzare.
Le uova sono in numero variabile da tre a cinque, di media grandezza, a guscio grosso, e normalmente sparse di punte e macchie sul fondo bianco, grigiastro o verdiccio. Alla cova (33-35 giorni) provvede la femmina da sola, mentre entrambe i genitori si preoccupano di nutrire i piccoli nati; ma a quanto pare solo la madre conosce il modo di rendere accettabile il cibo ai figli, poiché si è potuto notare che, quand'essa viene uccisa, i piccoli finiscono per morire di fame. Anche dopo che hanno imparato a volare, i genitori si preoccupano per lungo tempo di nutrirli. I giovani abbandonano il nido dopo circa un mese e restano a lungo con gli adulti. Possono riprodursi a partire dall'età di uno o due anni.

Da secoli lo sparviero viene utilizzato in falconeria per le sue grandi doti venatorie. Tenacia unica, potenza e velocità fanno di questo predatore un grandissimo cacciatore. Il suo carattere rimane sempre molto selvatico, ed è solo grazie all'esperienza del falconiere che si possono raggiungere ottimi risultati. Altrimenti, in mani inesperte, la fuga o la morte di questi rapaci è quasi sicura. Le prede più ambite dai falconieri, nel rispetto della legge 157/92, sono la gazza, ghiandaia, merlo, taccola e nocciolaia per la femmina. Il moschetto (chiamato così il maschio di sparviero), caccia prede della dimensione di un passero e, proprio per questo, viene meno utilizzato essendo la maggior parte di queste prede protette dalla legge.

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mercoledì 25 febbraio 2015

LA GAZZA LADRA

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La gazza o gazza ladra (Pica pica, Linnaeus 1758) è un uccello della famiglia dei corvidi.

Il suo piumaggio è bianco e nero e ha dei riflessi che possono variare, a seconda della luce, dal grigio al verde metallico. I sessi non si distinguono esteriormente. Le gazze raggiungono un peso che va dai 200 ai 250 g e sono generalmente lunghe circa 45 cm.

Nella mitologia germanica la gazza era la messaggera degli dei ed anche l’uccello della dea della morte Hel e per tale ragione venne creduta uccello del malaugurio. Nel medioevo, in Germania, veniva considerata uccello delle streghe ed anche uccello del patibolo.

Le gazze sono attratte dagli oggetti luccicanti, cosa che hanno in comune con molti uccelli rapaci. La loro fama, riscontrabile anche nella famosa opera di Gioachino Rossini, La gazza ladra (1817), è forse da attribuire al fatto che spesso sono state osservate mentre nascondevano oggetti metallici, oppure perché per natura depredano i nidi degli altri uccelli.

Le gazze si nutrono di carogne, frutti, ragni, insetti, ma anche di uova e nidiacei di altri uccelli.

Le gazze si prendono cura dei loro piccoli e delle loro uova in nidi costruiti sugli alberi, da dove sorvegliano la zona. Depongono dalle 4 alle 8 uova per volta. I genitori si prendono cura della prole per 22-24 giorni, dopodiché i piccoli imparano a volare e lasciano il nido.

Il nido è formato da due parti:

la coppa, costituita da un intreccio di ramoscelli tenuti insieme da fango e rivestita internamente con uno strato di sottili fili di erba;
la copertura, costituita solo da ramoscelli intrecciati.
I ramoscelli che circondano la coppa hanno lo scopo di ancorare la struttura ai rami della pianta che ospita il nido; essi vengono posati in stretta collaborazione tra il maschio e la femmina: uno tiene in posizione il ramoscello da sistemare e l'altro provvede ad intrecciarlo con gli altri ramoscelli del nido e con i rami dell'albero.


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