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giovedì 19 marzo 2015

IL PRATO INGLESE

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Il prato inglese è un tappeto erboso costituito da erbe che lo rendono molto uniforme, sia nel colore che nell’altezza. Questo prato viene considerato segno di perfezione architettonica. Per mantenere un prato inglese nelle condizioni ottimali, bisogna ricorrere ad attente e frequenti operazioni di manutenzione, come irrigazioni e tagli, perché questo prato, proprio come dice il nome, è adattissimo al clima freddo e umido delle campagne inglesi, mentre risente in negativo dei climi aridi e secchi tipici delle estati del Sud Italia.Il prato inglese si ottiene seminando alcune specifiche specie di graminacee, tra cui Agrostis tenuis, Agrostis stolonifera, Lolium italicum, Lolium perenne, Poa pratensis, Poa annua, Festuca rubra, Festuca ovina e Festuca arundinacea. In alternativa alla semina, il prato inglese si può realizzare tramite delle zolle precoltivate che consentono un notevole risparmio di tempo e costi nell’implementazione del prato stesso. In entrambi i casi, bisognerà procedere alla preparazione del terreno, che si rivolta con la vanga o la zappa, si diserba, per eliminare eventuali erbe infestanti, e si concima con fertilizzanti organici. Nella concimazione di fondo che precede la semina del prato si consiglia di usare del letame maturo. La preparazione del terreno va effettuata in anticipo rispetto alla semina, che deve avvenire in primavera o in autunno. Queste stagioni intermedie sono ideali per interrare i semi, in quanto il clima è temperato e con il giusto grado di umidità. Il prato a rotoli si può, invece, implementare durante qualsiasi stagione, avendo cura di preparare il terreno così come avviene per la semina.
Questa tipologia di prato richiede particolari accorgimenti sia nella fase di preparazione del terreno che nella semina e nella manutenzione.

La semina consiste nello spargere sul terreno i semi della miscela di graminacee usata per la creazione del prato inglese. Se la superficie è molto piccola, l’operazione può avvenire a mano, facendo attenzione a spargere i semi prima in una direzione e poi in quella opposta. Se la superficie è maggiore, i semi vanno sparsi con un macchinario chiamato proprio” spargisemi”. Nella semina a mano, per evitare di dispersioni, è consigliabile spargere i semi assieme a della sabbia.

Dopo la semina o l’aggiunta del prato a rotoli, si procede ad usare un diserbante contro le formiche e si compatta il terreno con un rullo o passandovi sopra con delle scarpe sotto cui saranno applicate delle tavolette. Alla rullatura seguirà l’irrigazione, che dovrà accompagnare tutta la crescita del prato inglese. Il prato inglese derivante da semina germinerà entro tre settimane, mentre quello a rotoli prenderà forma in pochi giorni. Quando le erbe del prato avranno raggiunto i dieci centimetri, si potrà procedere al primo taglio, partendo a un ‘altezza di cinque centimetri da terra.

Nella manutenzione del prato inglese rientrano le annaffiature, la concimazione ed i tagli. Soprattutto le annaffiature, devono essere regolari, abbondanti e profonde. In caso di irrigazione manuale bisogna procedere ogni giorno, ma nel caso il prato sia troppo esteso, l’operazione potrebbe rivelarsi troppo faticosa. Nelle grandi superfici si può implementare un impianto automatico di irrigazione a pioggia, che fornirà abbondante acqua al prato due volte la settimana. L’acqua, per il prato inglese, è molto importante, perché le erbe che lo compongono sono molto suscettibili all’azione del sole e alla siccità. Le irrigazioni devono far giungere l’acqua in profondità, per garantire lo sviluppo e il nutrimento delle radici. Se l’acqua, infatti, viene distribuita solo in superficie, si rischia di provocare lo sviluppo delle radici nella parte alta del terreno e di farle seccare in seguito all’azione dei raggi solari. Il prato inglese necessita di una buona concimazione annuale, usando concimi liquidi da aggiungere all’acqua. La prima concimazione va effettuata dopo il primo taglio, con un buon concime a base di azoto, sostanza che stimola lo sviluppo e la colorazione dell’erba verde.

Il prato inglese è il tappeto erboso che meglio rappresenta il desiderio di perfezione dei giardinieri. Questo manto si apprezza per la sua uniformità, sia nelle forme che nei colori; ma questa “perfezione” , il più delle volte, è solo illusoria, perché le variazioni climatiche ed i venti causano la diffusione di altre piante infestanti. Alcune possono dare vita a fiorellini blu che spuntano dall’erba verde, altre possono modificare o alterare la compattezza e l’uniformità del tappeto erboso. In questo caso le cose da fare sono due: rassegnarsi o lavorarci sopra con frequenza ed intensità. Nelle condizioni di maggiore ventosità, il diserbo, cioè l’eliminazione delle erbe sgradite, va effettuato con maggiore frequenza, così come anche i tagli. Per mantenere uniforme l’altezza del prato bisogna tagliare almeno una volta a settimana, ma non in modo eccessivo: mantenere il prato più alto protegge le radici dalla siccità. Lo sviluppo del muschio va invece combattuto con appositi concimi chimici; mentre spesso bisogna provvedere ad aerare il terreno usando un attrezzo con lame o delle scarpe speciali dette “arieggianti”. Per far durare a lungo il prato inglese ,è preferibile usare delle erbe grossolane e più resistenti. In estate, inoltre, bisogna intensificare le cure e non abbandonare il prato per troppi giorni, perché l’aridità del clima finirebbe per trasformarlo in un tappeto “stepposo” piuttosto che “erboso”.


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mercoledì 18 marzo 2015

LA MARCITA

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Il nome di marcita deriva dall'antica consuetudine di lasciare l'ultimo taglio invernale a "marcire" nel prato irriguo.

Non è noto chi abbia inventato la tecnica della marcita; tuttavia si attribuisce comunemente ai monaci provenienti dalla Francia, in particolare Cistercensi il merito di aver contribuito grandemente alla sua diffusione nelle campagne del nord Italia. L'utilizzo delle marcite permetteva ai contadini di alimentare il bestiame anche d'inverno con erbe fresche, ottenendo rese di latte e derivati del latte che primeggiavano in Europa.

Secondo la tradizione, il primo taglio del foraggio veniva effettuato a fine febbraio/inizio marzo; il secondo intorno a metà aprile; il terzo taglio di fine maggio, detto maggengo, consisteva nel 25% circa dell'intera produzione annuale. Seguivano il quarto taglio (detto agostano) a fine luglio, il quinto (detto terzuolo) a fine agosto, il sesto fra la fine di settembre e l'inizio di ottobre e l'ultimo fra la fine di novembre e la metà di dicembre.

Il funzionamento della coltivazione a marcite è estremamente semplice, ma allo stesso tempo arduo da realizzare, poiché richiede tecniche idrologiche avanzate e precise.

Sostanzialmente un prato può dirsi coltivato a marcite quando è percorso uniformemente da un velo d'acqua in costante movimento, che generalmente deborda da una roggia di alimentazione a fondo cieco adiacente alla coltivazione.

Per consentire la distribuzione ed il movimento uniforme dell'acqua, il terreno dev'essere caratterizzato da una pendenza leggera ed omogenea; dal lato opposto rispetto alla roggia di alimentazione dev'essere situata una roggia drenante, a mo' di grondaia.

L'acqua così raccolta può essere nuovamente impiegata per irrigare un campo posto più a valle; il meccanismo può ripetersi sino a che le acque non saranno divenute troppo scarse, o fredde, per consentirne un ulteriore sfruttamento a fini colturali.

Nel corso del XX secolo le colture a marcita sono state abbandonate a favore della coltura industriale del mais, più redditizia. Contemporaneamente nella pratica di allevamento il mangime si sta spostando dal foraggio agli insilati di mais. Questo progressivo mutamento ha decretato anche l'abbandono della maggior parte dei fontanili della pianura padana, mettendo peraltro a rischio numerose specie animali e vegetali che vi trovano il proprio habitat naturale.

Oggi le marcite son sempre più in rare, tuttavia in alcune zone è in atto una risistemazione di fontanili e rogge in modo da continuare la pratica delle marcite che vengono salvaguardate dagli organi competenti. Per esempio nel Parco Agricolo Sud Milano sono presenti 41 marcite salvaguardate dal Parco. Esse sono oggetto di tutela per preservare un patrimonio ed una pratica secolare.

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