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giovedì 19 marzo 2015

IL CEDRO DEL LIBANO

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È l'albero rappresentato nella bandiera del Libano.

Pianta arborea, distinguibile per alcuni rami che assumono un portamento a "candelabro" ossia formano un angolo di 90° e salgono verso l'alto. La cima col passare del tempo si appiattisce. Nelle zone d'origine arriva a 40m, eccezionalmente a 60m.

La corteccia è prima liscia, poi fessurata longitudinalmente di colore marrone scuro, ha una densa ramificazione.

Le foglie sono lunghe fino a 3 cm, di colore verde scuro portate sia singolarmente sui giovani rametti, sia in ciuffi di 20-30 su corti rametti laterali.

Il cedrus libani, come tutte le gimnosperme, non ha i fiori ma gli strobili: grigio-verdastri i maschili, lunghi fino a 5 cm e a maturità giallastri, verdastri i femminili, portati sulla stessa pianta (monoica).

Il Cedrus libani, come tutte le gimnosperme, non ha i frutti ma strobili femminili maturi che sono coni bruni di consistenza legnosa (pigne) che si sfaldano a maturità disperdendo i semi.
Il suo habitat è la fascia montana a clima fresco, sui versanti esposti a nord dai 1300 ai 3000 metri di altitudine.

Originario del Mediterraneo Orientale, cresce spontaneo nelle montagne del Libano, della Siria e in Turchia meridionale (monti Tauro), è coltivato in parchi e giardini di tutta Europa dalla fine del Settecento.

I cedri universalmente considerati più belli e spettacolari sono quelli che si trovano in Libano, precisamente nella Forest of the Cedars of God. Per la protezione di questa pianta il governo libanese ha istituito tre aree protette: la riserva dei cedri dello Shuf, la riserva di Horsh Eden e la riserva delle foreste di Tannourine.


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IL GINKGO

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La pianta è originaria della Cina. Il nome Ginkgo, deriva probabilmente da un'erronea trascrizione del botanico tedesco Engelbert Kaempfer del nome giapponese ginkyō (ぎんきょう) derivante a sua volta da quello cinese 銀杏 "yin-kuo" (銀 yin «argento» e 杏 xìng «albicocca»; 銀杏 yinxìng «albicocca d'argento»). Questo nome è stato attribuito alla specie dal famoso botanico Carlo Linneo nel 1771 all'atto della sua prima pubblicazione botanica ove mantenne quell'erronea trascrizione del nome originale. Il nome della specie (biloba) deriva invece dal latino bis e lobus con riferimento alla divisione in due lobi delle foglie, a forma di ventaglio.

Nell'antichità, il Ginkgo venne considerato nel primo importante erbario cinese una sostanza benefica per il cuore e i polmoni; i medici lo utilizzavano per curare l'asma, i geloni e le tumefazioni causate dal freddo; i monaci buddisti lo piantavano accanto al tè, gli antichi cinesi e giapponesi consumavano i semi tostati come rimedio digestivo; i guaritori indiani ayurvedici lo associavano alla longevità usandolo come ingrediente del "soma", l'elisir di lunga vita. L'albero è stato introdotto in Europa nel 1730.

È una pianta arborea che raggiunge un'altezza di 30–40 m, chioma larga fino a 9 m, piramidale nelle giovani piante e ovale negli esemplari più vecchi. Il tronco presenta rami sparsi da giovane, più fitti in età adulta, branche principali asimmetriche inclinate di 45°, legno di colore giallo. I rami principali (macroblasti) portano numerosi rametti più corti (brachiblasti), sui quali si inseriscono le foglie e le strutture fertili.

È liscia e di color argento nelle piante giovani, diventa di colore grigio-brunastro fino a marrone scuro e di tessitura fessurata negli esemplari maturi.

Ha foglie decidue, di 5–8 cm, lungamente picciolate a lamina di colore verde chiaro, che in autunno assumono una colorazione giallo vivo molto decorativa, dalla forma tipica a ventaglio (foglia labelliforme) leggermente bilobata e percorsa da un numero elevato di nervature dicotome. La morfologia fogliare varia a seconda della posizione e dell'età: le plantule hanno foglie profondamente incise, le foglie portate dai brachiblasti hanno margine interno e talvolta ondulato, le foglie portate dai macroblasti sono spesso bilobate.

La Ginkgo è una gimnosperma e per questo non presenta dei fiori come abitualmente li intendiamo. Le Gimnosperme non hanno fiori ma portano delle strutture definite coni o strobili o, come in questo caso squame modificate (i coni da un punto di vista funzionale si possono considerare simili a dei fiori per omologia). È una pianta dioica cioè che porta strutture fertili maschili e femminili separate su piante diverse. Negli strobili maschili i microsporangi sono portati a coppie su microsporofilli, disposti a spirale su un asse allungato. L'impollinazione è anemofila.

Negli strobili femminili gli ovuli, inizialmente due, si riducono ad uno solo nel corso dello sviluppo e sono portati su peduncoli isolati. Le piante femminili dunque, a differenza della maggior parte delle Gimnosperme (in particolare delle Pinophyta), non producono coni propriamente detti ma strutture analoghe a questi.

La fioritura è primaverile. Tra impollinazione e fecondazione intercorrono alcuni mesi. La fecondazione avviene a terra all'inizio dell'autunno, quando gli ovuli sono già caduti dalla pianta madre e hanno quasi raggiunto le dimensioni definitive. I gameti sono ciliati e mobili, come avviene in molti gruppi meno evoluti (Cycadophyta, muschi, felci ed alghe).

I semi (di cui è commestibile l'embrione dopo la torrefazione) sono lunghi 1,5–2 cm e sono rivestiti da un involucro carnoso, pruinoso di colore giallo, con odore sgradevole a maturità (per la liberazione di acidi carbossilici, in particolare acido butirrico), che viene definito sarcotesta. All'interno di questo vi è una parte legnosa (sclerotesta) che contiene l'embrione. La germinazione del seme è epigea.

La pianta è originaria della Cina, nella quale sono stati rinvenuti fossili che risalgono all'era mesozoica. La pianta è stata ritenuta estinta per secoli ma, recentemente, ne sono state scoperte almeno due stazioni relitte nella provincia dello Zhejiang nella Cina orientale. Non tutti i botanici concordano però sul fatto che queste stazioni siano davvero spontanee, perché la Ginkgo è stata estesamente coltivata per millenni dai monaci cinesi.

È una specie eliofila che preferisce una posizione soleggiata e un clima fresco. Non è particolarmente esigente quanto a tipo di terreno ma vegeta meglio in terreni acidi e non asfittici. È una pianta che sopporta le basse temperature: è stato dimostrato che non subisce danni anche a -35 °C. La moltiplicazione avviene generalmente per margotta. È preferibile coltivare gli individui maschili per evitare lo sgradevole odore dei semi; tuttavia il sesso della specie è difficilmente riconoscibile in quanto non presenta caratteri sessuali secondari affidabili. Le piante mal sopportano la potatura: i rami accorciati seccano.

Il primo Ginkgo biloba importato in Italia, nel 1750, si trova nell'Orto Botanico di Padova (Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO). È un esemplare maschile maestoso su cui, verso la metà dell'Ottocento, fu innestato a scopo didattico un ramo femminile.

La pianta si riproduce per seme o per talee semilegnose prelevate durante l'estate.

Molto utilizzata come pianta ornamentale in parchi, viali e giardini grazie alla notevole resistenza agli agenti inquinanti (non solo delle metropoli più inquinate ma anche in cittadine più piccole, in viali o nei giardini in gruppi isolati) viene inoltre usata anche per creare cortine frangivento.
Diffuso il suo utilizzo per farne bonsai.
Viene coltivata industrialmente in Europa, Giappone, Corea e Stati Uniti per l'utilizzo medicinale delle sue foglie.
Il legno giallastro viene usato per la costruzione di mobili, lavori di tornio e intaglio; è però di bassa qualità data la sua fragilità.
La parte interna legnosa dei semi viene utilizzata come cibo prelibato in Asia e fa parte della tradizione culinaria cinese. Viene commercializzato sotto il nome di "White Nuts". In Giappone i semi di Ginkgo vengono aggiunti a molti piatti (ad esempio il chawanmushi) e utilizzati come contorno.

Le foglie di Ginkgo biloba contengono terpeni, polifenoli, flavonoidi (ginketolo, isiginketolo, bilabetolo, ginkolide).
La ipotesi che i suddetti principi attivi abbiano un'azione sulle funzioni cerebrovascolari e sui disturbi della memoria, tali da suggerirne l'uso nella malattia di Alzheimer non è suffragata da convincenti evidenze scientifiche.
Il ginkolide B è ritenuto un antagonista del PAF (platelet activating factor), mediatore intracellulare implicato nei processi di aggregazione piastrinica, formazione del trombo, reazioni infiammatorie (iperattività bronchiale).
Con le sue foglie è possibile cercare di migliorare la circolazione di sangue, sia a livello periferico sia cerebrale, apportando quindi un certo beneficio alla fragilità capillare e contrastando le varici.
Le foglie attuano un'azione di regolazione sulla circolazione e di opposizione ai radicali liberi rallentando i fenomeni di ossidazione, e proprio grazie a questa azione si contrastano gli effetti dello stress fisico e mentale.
In cosmetica viene utilizzato, applicato a livello topico, per ripristinare il giusto equilibrio lipidico nelle pelli secche e screpolate.

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IL PRATO INGLESE

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Il prato inglese è un tappeto erboso costituito da erbe che lo rendono molto uniforme, sia nel colore che nell’altezza. Questo prato viene considerato segno di perfezione architettonica. Per mantenere un prato inglese nelle condizioni ottimali, bisogna ricorrere ad attente e frequenti operazioni di manutenzione, come irrigazioni e tagli, perché questo prato, proprio come dice il nome, è adattissimo al clima freddo e umido delle campagne inglesi, mentre risente in negativo dei climi aridi e secchi tipici delle estati del Sud Italia.Il prato inglese si ottiene seminando alcune specifiche specie di graminacee, tra cui Agrostis tenuis, Agrostis stolonifera, Lolium italicum, Lolium perenne, Poa pratensis, Poa annua, Festuca rubra, Festuca ovina e Festuca arundinacea. In alternativa alla semina, il prato inglese si può realizzare tramite delle zolle precoltivate che consentono un notevole risparmio di tempo e costi nell’implementazione del prato stesso. In entrambi i casi, bisognerà procedere alla preparazione del terreno, che si rivolta con la vanga o la zappa, si diserba, per eliminare eventuali erbe infestanti, e si concima con fertilizzanti organici. Nella concimazione di fondo che precede la semina del prato si consiglia di usare del letame maturo. La preparazione del terreno va effettuata in anticipo rispetto alla semina, che deve avvenire in primavera o in autunno. Queste stagioni intermedie sono ideali per interrare i semi, in quanto il clima è temperato e con il giusto grado di umidità. Il prato a rotoli si può, invece, implementare durante qualsiasi stagione, avendo cura di preparare il terreno così come avviene per la semina.
Questa tipologia di prato richiede particolari accorgimenti sia nella fase di preparazione del terreno che nella semina e nella manutenzione.

La semina consiste nello spargere sul terreno i semi della miscela di graminacee usata per la creazione del prato inglese. Se la superficie è molto piccola, l’operazione può avvenire a mano, facendo attenzione a spargere i semi prima in una direzione e poi in quella opposta. Se la superficie è maggiore, i semi vanno sparsi con un macchinario chiamato proprio” spargisemi”. Nella semina a mano, per evitare di dispersioni, è consigliabile spargere i semi assieme a della sabbia.

Dopo la semina o l’aggiunta del prato a rotoli, si procede ad usare un diserbante contro le formiche e si compatta il terreno con un rullo o passandovi sopra con delle scarpe sotto cui saranno applicate delle tavolette. Alla rullatura seguirà l’irrigazione, che dovrà accompagnare tutta la crescita del prato inglese. Il prato inglese derivante da semina germinerà entro tre settimane, mentre quello a rotoli prenderà forma in pochi giorni. Quando le erbe del prato avranno raggiunto i dieci centimetri, si potrà procedere al primo taglio, partendo a un ‘altezza di cinque centimetri da terra.

Nella manutenzione del prato inglese rientrano le annaffiature, la concimazione ed i tagli. Soprattutto le annaffiature, devono essere regolari, abbondanti e profonde. In caso di irrigazione manuale bisogna procedere ogni giorno, ma nel caso il prato sia troppo esteso, l’operazione potrebbe rivelarsi troppo faticosa. Nelle grandi superfici si può implementare un impianto automatico di irrigazione a pioggia, che fornirà abbondante acqua al prato due volte la settimana. L’acqua, per il prato inglese, è molto importante, perché le erbe che lo compongono sono molto suscettibili all’azione del sole e alla siccità. Le irrigazioni devono far giungere l’acqua in profondità, per garantire lo sviluppo e il nutrimento delle radici. Se l’acqua, infatti, viene distribuita solo in superficie, si rischia di provocare lo sviluppo delle radici nella parte alta del terreno e di farle seccare in seguito all’azione dei raggi solari. Il prato inglese necessita di una buona concimazione annuale, usando concimi liquidi da aggiungere all’acqua. La prima concimazione va effettuata dopo il primo taglio, con un buon concime a base di azoto, sostanza che stimola lo sviluppo e la colorazione dell’erba verde.

Il prato inglese è il tappeto erboso che meglio rappresenta il desiderio di perfezione dei giardinieri. Questo manto si apprezza per la sua uniformità, sia nelle forme che nei colori; ma questa “perfezione” , il più delle volte, è solo illusoria, perché le variazioni climatiche ed i venti causano la diffusione di altre piante infestanti. Alcune possono dare vita a fiorellini blu che spuntano dall’erba verde, altre possono modificare o alterare la compattezza e l’uniformità del tappeto erboso. In questo caso le cose da fare sono due: rassegnarsi o lavorarci sopra con frequenza ed intensità. Nelle condizioni di maggiore ventosità, il diserbo, cioè l’eliminazione delle erbe sgradite, va effettuato con maggiore frequenza, così come anche i tagli. Per mantenere uniforme l’altezza del prato bisogna tagliare almeno una volta a settimana, ma non in modo eccessivo: mantenere il prato più alto protegge le radici dalla siccità. Lo sviluppo del muschio va invece combattuto con appositi concimi chimici; mentre spesso bisogna provvedere ad aerare il terreno usando un attrezzo con lame o delle scarpe speciali dette “arieggianti”. Per far durare a lungo il prato inglese ,è preferibile usare delle erbe grossolane e più resistenti. In estate, inoltre, bisogna intensificare le cure e non abbandonare il prato per troppi giorni, perché l’aridità del clima finirebbe per trasformarlo in un tappeto “stepposo” piuttosto che “erboso”.


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