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sabato 2 aprile 2016

APRILE

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Aprile è il quarto mese dell'anno in base al calendario gregoriano, ed il secondo della primavera nell'emisfero boreale, dell'autunno nell'emisfero australe, conta 30 giorni e si colloca nella prima metà di un anno civile.

Secondo alcune interpretazioni, il nome deriva dall'etrusco Apro, a sua volta dal greco Afrodite, dea dell'amore, a cui era dedicato il mese di aprile. Secondo altre teorie, il nome deriva invece dal latino aperire (aprire) per indicare il mese in cui si "schiudono" piante e fiori.

La sua traduzione in lingua inglese, "April", è usata come nome proprio.

Nell’antico calendario romano, prima della riforma di Numa Pompilio, aprile era il secondo di dieci mesi e raccoglieva tre importanti festività: i Veneralia, legati al culto della dea dell’amore e della fertilità femminile; i Cerealia, in onore di Cerere,  dea della fertilità della terra e della coltivazione dei campi; i Floralia, dedicati a Flora, divinità italica delle piante utili all’alimentazione, identificata, in seguito, come “dea della primavera“.

Fin dall’antichità, dunque, aprile era visto come il mese della rinascita della natura dopo il lungo letargo invernale, durante il quale la terra presenta le prime preziose fioriture, mettendosi nelle condizioni migliori per essere arata e seminata. Non è  un caso, dunque, che secondo la leggenda  proprio in questo periodo Romolo tracciasse con l’aratro i confini della “città eterna”, Roma, la quale prenderà da lui il nome.

Il clima di aprile si presenta, di solito più mite, con giornate più lunghe ed esposte alla luce solare, ma con un’elevata pioviosità, tanto che un antico proverbio recita: “Quando tuona d’aprile buon segno per il barile”. Nella civiltà contadina un aprile abbastanza piovoso significava ottenere un abbondante raccolto.

I proverbi, frutto della saggezza popolare, soprattutto contadina, sono davvero numerosi e ruotano spesso sulle condizioni meteorologiche che tanto influenzano il lavoro nei campi e la vita in essi. Eccone alcuni: “la prim’acqua d’aprile vale un carro d’oro con tutto l’assile”, “la neve di gennaio diventa sale, e quella d’aprile farina”, “la nebbia di marzo non fa male, ma quella d’aprile toglie il pane e il vino”, “D’aprile piove per gli uomini e di maggio per le bestie”,”Aprile temperato non è mai ingrato”, “Marzo alido, aprile umido”, “April, apriletto, un dì freddo un dì caldetto”, “Aprile freddo gentile”.

Riguardo al famoso “pesce d’aprile” un simpatico proverbio recita:”Al primo aprile, una burla si può dire”, mentre altri due detti affermano: “D’aprile non ti scoprire” e “Aprile, non t’alleggerire”. Un proverbio molto famoso dice ”Aprile, dolce dormire” ed un altro, relativo al lavoro nei campi, consiglia: “Se vuoi cocomeri grossi come un barile,piantali il primo giovedì d’Aprile”. Proseguendo: “Aprile carciofaio, maggio ciliegiaio”, “San Marco (25 aprile) bagnato porta il fieno sul selciato” e “Per Santa Caterina (29 aprile) le vacche alla cascina”. Un detto molto diffuso che ha numerose rivisitazioni regionali, in italiano è: “Aprile ogni goccia un barile”, segnalando la forza vivificatrice della pioggia, abbondante nel corso del mese. Un proverbio brianzolo dice: “April piöva piöva ch’el vê gross la cöva”(aprile piova, piova, che si ingrossa il covone), un proverbio veneto “la piova di april, impianta el fenil” (la pioggia di aprile riempie il fienile), mentre,nella zona di Bordighera si recita: “Se nu ceuve in ru mese d’arvì, loche, è nasciuu u turna a meuiri” (Se non piove ad aprile, quello che è nato torna a morire”.

Per sottolineare che il mese d’aprile è rigoglioso al punto che potrebbe fiorire qualsiasi cosa, anche il manico del barile, si sostiene che “ I fiori vanno piantati ad aprile, perché fiorisce anche il manico del badile”. Di questa fioritura testimone è il proverbio veneto “Aprìl, aprileto, ogni dì un raméto”.

Quando arriva Aprile, la natura è in pieno fermento. Se state pensando di trapiantare alberi sempreverdi, arbusti e siepi, perché sono cresciuti e fanno ombra ad un’aiuola, oppure sono troppo vicini alla casa o alla strada, sarà bene farlo entro il mese, annaffiando bene la pianta dopo la messa a dimora.
In questo periodo è necessario effettuare regolari concimazioni per favorire lo sviluppo degli arbusti come il gelsomino, l’oleandro e la magnolia. Inoltre  bisogna provvedere ai primi trattamenti contro antiparassitari contro gli insetti ed i funghi, per evitare la loro proliferazione. Le rose iniziano a vegetare ed è bene potarle e concimarle con prodotti specifici.

I narcisi, i tulipani e gli iris stanno fiorendo ed anch’essi vanno concimati regolarmente. Quando la fioritura sarà terminata, togliete i fiori appassiti ma lasciate ingiallire le foglie, prima di togliere i bulbi: in questo modo permetterete ad essi di accumulare sostanze nutritive preziose. I bulbi a fioritura estiva vanno invece messi a dimora nelle aiuole: pianificate bene la loro suddivisione e disposizione, per avere una bella aiuola multicolore nella prossima stagione.

L'ariete, intrepido e fiero, la sua è una personalità attiva e dinamica. Spinge sempre a fondo l'acceleratore sia che si tratti della sua auto, di un progetto, della realizzazione di un'impresa o di qualsiasi altra cosa, l'importante per lui è arrivare primo. La sua natura irrequieta è portata ad ogni genere di attività, anche se talvolta dovrebbe evitare tutte quelle imprese eccessivamente rischiose o azzardate. Ma per uno come lui, coraggioso fino alla temerarietà, quest'ultimo consiglio cadrà spesso inesauribilmente nel vuoto. Le mezze misure sono sconosciute al suo temperamento, "o tutto o niente" è il suo motto, sa essere estremo, sia nell'entusiasmo che nell'indignazione.
Un incontro, un gesto talvolta perfino uno sguardo sono sufficienti a fargli andare il cuore in gola e allora proietterà nei sentimenti la parte migliore di sé. I suoi amori sono una serie di colpi di fulmine, di rotture e di riconciliazioni. I suoi sentimenti esplodono all'improvviso e incendiano tutto quello che incontrano. Seduce con passione e, se qualcuno gli oppone resistenza, è capace di qualsiasi prodezza per conquistarlo. È pur vero che un simile comportamento affettivo lo porta ad entusiasmarsi eccessivamente per la persona su cui ha posato gli occhi, e che spesso si espone a delusioni, ma anche che gli piace sentirsi consumato dall'amore, purché questo non diventi un'idea fissa! Bisogna però sottolineare che il fuoco della sua passione con la stessa facilità con cui divampa, si spegne, ed egli, avventuroso per natura, rivolge altrove il suo sguardo e i suoi interessi, senza rimpianti e senza guardarsi indietro. Come gli piace corteggiare? La sua prorompente passionalità non gli permette di perdere tempo, anche se lottare per ottenere ciò a cui aspira lo entusiasma enormemente. Gli piace comunque condurre il gioco e sentirsi dominante. E se è lui ad essere corteggiato? In questo caso bisogna agire d'astuzia: chiedere i suoi preziosi consigli, poi sfuggirgli quel tanto che basta, ma in ogni caso la sincerità è un obbligo. Continuerà ad adorare l'avventura romantica, il fascino della seduzione e l'eccitamento della conquista. Magari cambieranno gli scenari, ma l'atmosfera sarà sempre quella, cioè speciale: cene a lume di candela, musica soft, comodi divani, morbidi tessuti, il tutto avvolto dal magico mondo della sua inesauribile fantasia. E se subentra la gelosia? Come minimo ci si può aspettare una scenata memorabile, voleranno insulti e... suppellettili, lancerà accuse terribili, salvo poi pentirsene, senza tuttavia chiedere scusa.



Ad uno come lui a cui piace comandare, un lavoro da subalterno va decisamente stretto. L'Ariete è un capo e, come tale, è nato per dirigere, che sia poi un'azienda o un reggimento non fa grande differenza, l'importante è dare ordini, ed i suoi devono essere rispettati, altrimenti va su tutte le furie. Se non sarà capitano d'industria o generale d'armata, comunque, potrà scegliere di fare il libero professionista o qualsiasi altro lavoro in cui siano necessarie prontezza di spirito e intraprendenza. È inutile che tenti la strada dell'impiego fisso, le occupazioni noiose e programmate non fanno per lui, la sua abilità gli permette invece d'inventarsi i lavori dal nulla, perché è originale, ha grinta e coraggio da vendere. Se svolge un lavoro d'équipe, ha bisogno di collaboratori fidati sui quali poter contare in ogni momento, mentre se è alle dipendenze, non farà nulla per farsi benvolere dai colleghi, che non lo sopporteranno per i suoi modi sbrigativi e per la sua abilità nel mettersi in luce con i superiori. La molla, però, che lo spinge a voler primeggiare a tutti i costi non è quella del denaro, perché in realtà, i soldi non gli interessano più di tanto, anzi maneggiarli gli dà persino un po' fastidio. Un altro campo di stretta appartenenza a tale segno è quello dell'atletica e delle arti marziali, in cui potrà sfoggiare la sua inesauribile energia. Lo studente Ariete non è proprio uno scolaro modello, la sua incostanza infatti lo rende insofferente ai libri, meglio i campi da gioco, le palestre o l'organizzazione di feste e gruppetti musicali. Ciò non toglie che, quando si appassiona ad una materia o ad un singolo argomento di studio, riesce ad ottenere ottimi risultati. All'università gli saranno più congeniali le facoltà in cui si effettuano studi sperimentali specie in campo architettonico e in quello della chimica industriale.

Le parti del corpo collegate al suo segno sono: l'area della masticazione (specie l'arco dentario superiore), il sistema visivo, olfattivo, uditivo, l'area cervicale e facciale. Le sue patologie riguardano pertanto queste zone, e non è raro, ad esempio, sentirlo lamentarsi di emicranie, nevralgie o sinusiti. I suoi frequenti mal di testa sono in gran parte dovuti ad un'eccessiva tensione nervosa, legata alla sua aggressività e al suo mirare continuamente verso nuovi obiettivi. La sua grande vitalità lo porta costantemente a sopravvalutare le sue forze e quindi, più di qualsiasi altro segno, abusa della sua salute. Il fosfato di potassio è il suo sale cellulare, che restituisce una parte di quel vigore intellettuale che l'Ariete spende con tanta prodigalità.

Il suo gusto innato per il benessere e per le cose "buone" della vita lo predispone a curare l'arte del vivere, a godere delle piccole gioie quotidiane, piuttosto che a lanciarsi in imprese al di sopra delle sue forze e dei suoi mezzi. Resistente, perseverante, riflessivo ed equilibrato, lavora con scrupolo e serietà rispettando i suoi impegni e raggiungendo, quasi sempre, una buona solidità finanziaria. Ama il denaro, non per accumularlo, ma per spenderlo in tutto ciò che gli procura piacere: una bella casa, quadri e mobili d'epoca, una fornita cantina, bei vestiti. Venere, il suo pianeta governatore, gli fa apprezzare, infatti, la purezza della forma e le cose belle, che ama toccare ed avere sempre davanti allo sguardo. Il senso della famiglia in lui è molto sviluppato; quest'ultima rappresenta il rifugio, l'ambiente naturale per eccellenza, nel quale piantare le radici, ritrovarsi e sentirsi rassicurato in ogni circostanza che la vita riserva.

Un impegno serio, una situazione stabile e chiara in cui profondere tutto il suo affetto, ecco il concetto che ha dell'amore il Toro. La stabilità e la durata dei suoi rapporti sentimentali, infatti, sono di fondamentale importanza per lui che non tollera il passeggero e l'incerto. All'avventura, invece, bisogna essere portati e non è il suo caso; certo, non si può escludere che circostanze particolari o una persona con eccezionale sensualità, possano spingerlo a quella che, il giorno seguente, probabilmente considererebbe una "stupidaggine", ma sicuramente non è ciò di cui va in cerca. Una volta trovata l'anima gemella, quindi, la scelta è definitiva, anche perché detesta i cambiamenti e ha paura delle novità. La famiglia è pertanto il fulcro della sua esistenza, poiché soddisfa il suo bisogno di sicurezza, e i figli sono coloro che conserveranno e accresceranno i beni da lui accumulati. Ma come corteggia il nostro Toro? È una miscela di sensualità e riservatezza, e non resiste alla tentazione di giocare la carta della seduzione. Abbandona allora il suo riserbo, cosicché diffidenze e timori svaniscono, specie quando è molto attratto fisicamente dall'altro. Ama il tono della voce del suo partner, gli odori del suo corpo, è, insomma, un amante molto raffinato e geloso della sua conquista. E come vuole essere corteggiato? Niente tattiche particolari, né modi raffinati per circuirlo! Predilige la persona "acqua e sapone", che lasci trasparire il suo interesse per lui con naturalezza, senza vergognarsi delle proprie emozioni. Continuerà ad essere un amante raffinato, nella cornice di una possessività, questa volta, blandamente gelosa e di una fedeltà a prova di bomba. E quando scopre che c'è un altro? Dapprima non vuole crederci, poi spierà ogni mossa del partner, ogni suo gesto, e si trasformerà in un vero e proprio detective, tanto da rendergli la vita quasi impossibile. Talvolta, però, spinto dal dispiacere e dalla delusione, potrebbe anche cercare altrove quello che la sua sensuale natura reclama.

Il Toro è un buon amministratore, sia che si occupi dei suoi affari, sia che lavori alle dipendenze altrui. Egli giunge al successo lentamente ma con sicurezza ed eccelle in professioni come quella di banchiere, consulente finanziario, impresario edile, commerciante, venditore e, grazie al suo amore per la terra, sarà anche un bravo agricoltore. Le sue qualità artistiche, inoltre, lo indirizzano verso il teatro, il cinema, la pittura e il bel canto, non è raro trovare negli appartenenti a questo segno, infatti, ottimi cantanti. Come collaboratore è insostituibile e, se lavora alle dipendenze, risulta essere un collaboratore veramente affidabile. Svolge qualsiasi professione con grande senso di responsabilità e chiarezza, e vuole sempre vedere dei risultati concreti nel suo operare. Se si facesse una statistica degli assenteisti, sicuramente fra i Toro non ce ne sarebbe neppure uno, a lui piace lavorare, anzi trae soddisfazione dall'impegno quotidiano e dal benessere che ne ricava. Negli studi il Toro è diligente, costante, razionale, forse un po' lento, ma quando impara una cosa, difficilmente la dimentica. Le facoltà universitarie più adatte al suo temperamento sono quelle di agraria, ingegneria, matematica, economia, e se, come spesso accade, ha spiccate tendenze artistiche, scuola d'arte e conservatorio gli permetteranno di realizzarsi pienamente.

Le parti del corpo collegate al segno del Toro sono: l'area della gola, l'arco dentario inferiore, il sistema muscolare del collo, le prime vie respiratorie, le vertebre dell'area superiore, e l'area bronchiale superiore. Ne deriva che le patologie che accusa più di frequente comprendono tracheiti, faringiti, tonsilliti, disturbi alle corde vocali, artrosi cervicale, cattivo funzionamento della tiroide. Il suo sale cellulare è il solfato di sodio che regola la ritenzione d'acqua nell'organismo. Il Toro è un flemmatico e sa perfettamente che per star bene, ha bisogno di vivere evitando accuratamente qualunque tipo di eccessi, ecco perché arriva spesso fino a tarda età e senza troppi malanni.



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lunedì 22 giugno 2015

LA MARMOTTA

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La marmotta delle Alpi o Marmota marmota è un mammifero facilmente osservabile in ambiente alpino sopra i 1500 metri dove gli alberi si diradano. E' un roditore parente dello scoiattolo, ma al contrario di quest'ultimo vive sul terreno e forma colonie numerose. Scava lunghe tane nel terreno, molto profonde e con un'unica uscita quelle invernali, meno profonde e con diverse uscite quelle estive. Nel periodo invernale cade in letargo per un periodo lungo fino a sei mesi durante il quale le funzioni vitali diminuiscono moltissimo.

La marmotta alpina vive sulle Alpi centroccidentali e sugli Appennini settentrionali; ama i terreni aperti e le pendici soleggiate, dove scava le sue tane profonde e articolate. Ha tronco tarchiato e robusto, testa grossa, orecchie corte, occhi ben sviluppati e coda lunga 15-20 centimetri; è dotata di arti anteriori assai solidi e di unghie robuste, atte allo scavo. Il mantello, molto folto, è bruno-grigiastro. Di abitudini diurne, è agilissima a dispetto dell’andatura apparentemente goffa, e trascorre la giornata tra bagni di sole e ricerca del cibo, per accumulare grasso in preparazione del lungo inverno: i mesi di letargo possono essere addirittura 8 nelle regioni più settentrionali. Si nutre di erbe e radici, anche di piante che risultano velenose per gli altri mammiferi. Le marmotte vivono in gruppi familiari territoriali formati da 15-20 individui, e sono note per il loro carattere amichevole. In caso di pericolo incombente l’individuo che per primo lo avverte emette un acuto suono vocale modulato e protratto (il famoso “fischio” delle marmotte), che all’istante fa scomparire nelle rispettive tane tutti i consimili della zona. La riproduzione non avviene necessariamente tutti gli anni, e la gestazione dura poco più di un mese. I 2-4 piccoli nascono in giugno e luglio e sono molto giocherelloni.

Le marmotte sono animali territoriali. Esse sono dotate di ghiandole che si trovano nei cuscinetti plantari delle zampe posteriori , sul muso e nella zona anale con le quali sono in grado di "marcare" il territorio. Nonostante questo però le zuffe tra marmotte di gruppi differenti sono abbastanza comuni. Se però il pericolo è più serio allora la parola d'ordine è la fuga. Quando una "sentinella" percepisce la presenza di un pericolo si alza a candela sulle zampe posteriori ed emette un grido simile ad un fischio avvisando il resto della comunità di rientrare nelle tane.

Il più grande predatore è rappresentato dall'aquila seguito dai cani vaganti.

La marmotta alpina vive in tane scavate nel terreno. Esse hanno diverse tipologie in relazione all'uso che devono svolgere. Esistono tane di fuga, mentre le tane principali sono costituite da una o più aperture che conducono in gallerie profonde anche una decina di metri. All'interno vi sono numerose concamerazioni dove le marmotte passano la notte, partoriscono, trascorrono l'inverno. L'animale è diurno: esce dalla propria tana al mattino, per rientrarvi solo nelle ore più calde e al crepuscolo. Durante il giorno si dedica alla nutrizione, alla pulizia della pelliccia, a lunghe soste al sole e allo stare insieme agli altri, attività che svolge un'importante funzione nel rafforzare i rapporti sociali fra i vari componenti del gruppo. La marmotta infatti non vive isolata ma in famiglie; ogni gruppo è generalmente costituito dal maschio e dalla femmina adulti oltre che dalle altre femmine. I giovani maschi vengono precocemente allontanati dalla famiglia dopo il primo anno di vita.

Questa specie trascorre la stagione invernale nello stato di letargo: tutti i componenti del gruppo si raccolgono nell'anfratto più ampio e profondo della tana, stretti gli uni agli altri per limitare la dispersione di calore. Durante questo periodo il metabolismo dell'animale subisce un notevole rallentamento: gli atti respiratori si abbassano a 2-3 al minuto, la temperatura da 38 gradi scende a soli 7-4 gradi e le pulsazioni cardiache passano a 4-5 al minuto. Prima del letargo, che dura generalmente da ottobre ad aprile, gli animali trasportano con la bocca l'erba secca per allestire un appropriato giaciglio per il lungo inverno. In primavera, all'uscita del letargo, la marmotta costituisce una facile preda perché ben visibile, mentre corre alla ricerca del cibo, sulle praterie ancora innevate.
Le ricerche più recenti hanno evidenziato che durante il letargo gli animali sono soggetti a periodici risvegli seguiti da breve attività. Questi temporanei risvegli hanno lo scopo di aumentare la temperatura corporea sia degli adulti sia dei piccoli, maggiormente esposti ad un'eventuale morte per ipotermia. Si tratta di un caso di cura parentale estesa anche agli altri adulti presenti. Se il numero di questi nella tana diminuisce o è ridotto alla singola unità, tale tecnica di termoregolazione sociale diventa insufficiente e la mortalità dei piccoli aumenta.
Il fischio è il tipico segnale di allarme della specie e serve inoltre a mantenere un collegamento fra i componenti del gruppo. In passato si riteneva erroneamente che fosse un vero e proprio fischio, ma in verità si tratta di un grido di origine laringea che viene emesso a bocca aperta. Inoltre esistono diversi tipi di segnale: ad esempio un fischio singolo indica una minaccia che proviene dall’alto, quale potrebbe essere un predatore alato (aquila) o un uomo che scende da un pendio; una serie di fischi segnalano un pericolo proveniente di lato, come una volpe, un cane o un uomo che giunge lateralmente. L'intensità del fischio fornisce indicazioni sulla distanza del probabile predatore. I segnali sono udibili fino a un chilometro in linea d'aria.

La sua alimentazione è vegetariana e costituita essenzialmente da erbe e radici e semi che le consentono di accumulare, nella buona stagione, il grasso che verrà consumato durante il letargo invernale. Non essendo un ruminante deve selezionare, in funzione della digeribilità, il tipo di alimento: questa è la ragione per cui sono privilegiate le parti vegetali più tenere ed in particolare i fiori. Il grasso della Marmotta, nella medicina popolare delle regioni alpine, veniva un tempo considerato come valido rimedio contro alcune malattie bronchiali, polmonari e reumatiche.

La marmotta non beve l'acqua che scorre nei ruscelli bensì trae i liquidi necessari al suo organismo unicamente dal consumo di erba e dalla rugiada mattutina.

Il periodo degli amori si colloca in primavera; dopo una gestazione di 40 giorni nascono generalmente da due a cinque piccoli. Essi vengono allattati dalla madre per 42 giorni e escono dalla tana, per la prima volta, solitamente agli inizi di luglio. La marmotta vive in nuclei familiari in cui il maschio tende ad accoppiarsi solo con la femmina adulta dominante.



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domenica 10 maggio 2015

MAGGIO



Maggio ortolano (cioè acquoso), molta paglia e poco grano.
Chi pota di maggio e zappa d'agosto, non raccoglie né pane né mosto.
Se maggio è rugginoso, l'uomo è uggioso.
Per Santa Rita (22 maggio) ogni rosa è fiorita.
Per sant' Urbano (25 maggio) il frumento è fatto grano (o ha granito).
Per Sant'Urbano (25 maggio) tristo quel contadino che ha l'agnello in mano.
Maggio fresco e casa calda, la massaia sta lieta e balda.
Se maggio va fresco va ben la fava e anco il formento.
D'aprile piove per gli uomini e di maggio per le bestie.
Acqua di maggio è come la parola di un saggio.
Maggio piovoso, anno ubertoso.
Aprile fa il fiore e maggio si ha il colore.
Val più un'acqua tra aprile e maggio, che i buoi con il carro.
Aprile carciofaio, maggio ciliegiaio.
Fango di maggio, spighe d'agosto.
Maggio asciutto e soleggiato, molto grano a buon mercato.
Nel mese di maggio fornisciti di legna e di formaggio.
Maggio asciutto ma non tutto, gran per tutto; maggio molle, lin per le donne.
Maggio giardinaio non empie il granaio.
Tra maggio e giugno fa il buon fungo.
Se piove i primi di maggio, noci e fichi faranno buon viaggio.
Se piove per San Giacomo e Filippo (3 maggio), il povero non ha bisogno del ricco.
Il giorno di S. Cataldo (10 maggio), sparisce il freddo e arriva il caldo.
Se piove per l’Ascensione, ogni cosa va in perdizione.
Per l’Ascensione, una spiga per cantone.
Fino all' Ascensione non lasciare il tuo giubbone.
Se piove a santa Petronilla (31 maggio), pioverà per quaranta giorni.
Signor di maggio dura poco.
Marzo tinge, april dipinge, maggio fa le belle donne, e giugno fa le brutte carogne.
Di maggio nascono i ladri.
Il lino per San Bernardino (20 maggio) vuol fiorire alto o piccino.
Se piove nel periodo di S. Bernardino (20 maggio), la pioggia rovinerà il raccolto del grano, delle olive e dell’uva.
La febbre di Maggio dà salute per tutto l'anno.
Né di Maggio né di maggione, non ti levare il pelliccione.
Maggio per quanto bello, salva un granello di ghiaccio; un po' per San Pancrazio, un po' per San Servazio e il resto per San Bonifazio.
San Pancrazio, San Servazio e San Bonifazio, il gelo di maggio.

Maggio è il quinto mese dell'anno secondo il calendario gregoriano ed il terzo ed ultimo mese della primavera nell'emisfero boreale, dell'autunno nell'emisfero australe, consta di 31 giorni e si colloca nella prima metà di un anno civile. Il nome potrebbe derivare dalla dea romana Maia. Nella cultura cristiana maggio è il mese dedicato alla Madonna. Ne fanno parte i segni zodiacali del toro (fino al 20), e poi gemelli.
Quinto mese del calendario gregoriano, maggio era il terzo mese dell'anno del calendario di Romolo, poi riformato da Numa Pompilio con l'aggiunta di gennaio e febbraio.

Con i suoi 31 giorni è il secondo mese della stagione primaverile che entra in questo periodo nella sua fase di massima espressione, riflesso della crescente esposizione della natura alla luce solare, destinata a toccare il culmine nel solstizio d'estate del 20-21 giugno. Di conseguenza le giornate si allungano e il clima è decisamente più mite.

Un aspetto che giustifica la consuetudine presso i popoli antichi di dedicare questo mese a divinità legate alla luce. Infatti i romani lo associavano ad Apollo mentre i Celti al "fuoco luminoso", metafora del risveglio della natura, celebrato con la festa di Beltane (o Beltaine), termine che in irlandese indica il mese stesso.

L'altro elemento centrale era la Terra, intesa come Madre Natura e identificata con la dea Maia, dalla cui radice latina, Maius, si pensa possa essere derivato il termine "maggio". Ad essa erano collegate numerose feste (come i Floralia romani) e riti legati alla fertilità della terra. Protagonisti assoluti di quelle manifestazioni erano i fiori, che antiche popolazioni italiche come gli Etruschi e i Liguri festeggiavano nel Calendimaggio (intorno al 1° del mese), ancor oggi in uso in diverse località del nord Italia.

A quelle tradizioni si richiamò la Chiesa dedicando il mese alla Madonna, e in generale alla figura della mamma, e sostituendo il biancospino, fiore simbolo della dea romana Maius, con la rosa associata alla figura della Vergine.

Sul piano astronomico, s'inizia a delineare il cielo tipico delle notti estive, con la costellazione di Boote in posizione dominante, grazie alla spiccata luminosità di Arturo, terza stella più brillante della volta celeste. Altissima sull'orizzonte, quasi allo zenit, è la costellazione dell'Orsa Maggiore o Grande Carro.

La primavera è ormai giunta nel proprio momento migliore. Se non avete ancora dato inizio al vostro orto, è il momento di procedere. Sia che abbiate a disposizione un orto vero e proprio, sia che abbiate deciso di trovare spazio per i vostri vasi sul davanzale o sul balcone, dedicatevi alle semine ed ai trapianti, magari rammentando di seguire i consigli del calendario lunare.

Maggio è un mese molto ricco per l'orto, sia per quanto riguarda le semine che per il raccolto. L'orto ci ripagherà del nostro impegno con i propri preziosi frutti.

Il mese di maggio è una vera e propria festa per la semina, da effettuare finalmente direttamente nell'orto o nei vasi disposti sul balcone, sul davanzale, in terrazzo o in giardino. E' possibile seminare numerosi ortaggi estivi, come le zucchine, le melanzane, i peperoni ed i pomodori, oppure effettuarne il trapianto. Per quanto riguarda i frutti, si seminano angurie e meloni e si trapiantano i mirtilli. Tra le erbe aromatiche è possibile seminare basilico e prezzemolo.

Questo è il mese della raccolta del miele. I melari disposti sugli alveari vanno controllati spesso. Se notiamo che le api riempiono il melario da 12 telaini su un solo lato, questo va ruotato di 180° gradi rispetto all'alveare sottostante a dodici telaini, mentre se lavoriamo su alveari a dieci telaini e vengono riempiti solo i telaini centrali dei melari, questi verranno spostati ai lati del melario per inserire i favi vuoti al centro.
Quando i melari sono riempiti per circa tre quarti è tempo di inserire il secondo melario  sotto al primo per evitare alle api l'attraversamento del primo melario già pieno.
Alla posa del secondo melario si approfitta per fare anche una visita nel nido e controllare la presenza di eventuali celle reali. La loro scoperta ci obbliga la distruzione o la formazione di sciami artificiali, in quanto una sciamatura  naturale sarebbe controproducente per la produzione di miele.
Per evitare che la regina salga nel melario per deporre, si inserisce tra il primo melario e il nido un escludi regina.
In questo mese inizia il nomadismo:  gli alveari vengono spostati dalla pianura alla montagna dove vi sono fioriture più tardive o si va alla ricerca di mieli più pregiati.
Per effettuare il nomadismo si devono avere arnie e famiglie robuste, e la distanza da percorrere non deve essere inferiore ai 6 Km per impedire un eventuale ritorno di bottinatrici nel luogo abituale di residenza, altrimenti la raccolta di miele non compenserà mai il lavoro svolto e le spese di trasporto.
In questo mese, si può continuare a fare l'allevamento delle regine, e a formare sciami artificiali e trattarli contro la varroa. Occorre, inoltre, controllare e combattere i parassiti e i predatori esterni all'alveare con le trappole.
Sul piano astronomico, s'inizia a delineare il cielo tipico delle notti estive, con la costellazione di Boote in posizione dominante, grazie alla spiccata luminosità di Arturo, terza stella più brillante della volta celeste. Altissima sull'orizzonte, quasi allo zenit, è la costellazione dell'Orsa Maggiore o Grande Carro.


Milioni di persone partecipano nel mese di maggio a pellegrinaggi ai santuari mariani, recitano preghiere speciali in onore della Madonna e le fanno dei doni, sia spirituali che materiali.

Dedicare il mese di maggio – chiamato anche mese dei fiori – a Maria è una devozione popolare radicata da secoli.

La Chiesa l'ha incoraggiata, ad esempio concedendo indulgenze plenarie speciali e con riferimenti ad alcuni documenti del Magistero, come l'enciclica Mense Maio di papa Paolo VI del 1965.

“ Il mese di maggio ci incoraggia a pensare e a parlare in modo particolare di lei”, constatava papa San Giovanni Paolo II in un'udienza generale all'inizio del mese di maggio del 1979. “Infatti questo è il suo mese. Così, dunque, il periodo dell’anno liturgico e insieme il mese corrente chiamano e invitano i nostri cuori ad aprirsi in maniera singolare verso Maria”.

Il beato cardinale John Henry Newman offre varie ragioni di questo nel suo libro postumo Meditazioni e Devozioni.

“La prima ragione è perché è il tempo in cui la terra esplode in tenero fogliame e verdi pascoli, dopo le dure gelate e le nevi invernali e l'atmosfera rigida, il vento violento e le piogge primaverili”, scriveva da un Paese dell'emisfero nord.

“Perché i virgulti sbocciano sugli alberi e i fiori nei giardini. Perché le giornate si allungano, il sole sorge presto e tramonta tardi”, aggiungeva. “Perché una gioia simile e un tripudio esteriore della natura è il miglior accompagnamento della nostra devozione a Colei che è la Rosa Mistica e Casa di Dio”.

E se il mese di maggio è piovoso? “Anche così, nessuno può negare che sia almeno il mese della promessa e della speranza”, rispondeva l'ecclesiastico inglese. “Anche se il tempo è brutto, è il mese che costituisce il preludio dell'estate”.

“Maggio è il mese, se non della consumazione, almeno della promessa. Non è questo il senso in cui ricordiamo più propriamente la Santissima Vergine Maria, alla quale dedichiamo questo mese?”, chiedeva nella sua opera, pubblicata nel 1893.

Alcuni autori come Vittorio Messori vedono in questa manifestazione di religiosità popolare un'altra cristianizzazione di una celebrazione pagana: la dedicazione del mese di maggio alle dee della fecondità: in Grecia Artemisia, a Roma Flora. Maggio, del resto, deve il suo nome alla dea della primavera Maia.

In alcuni Paesi, inoltre, nel mese di maggio si celebra la Festa della Mamma, e il ricordo e gli ossequi si elevano spesso anche alla mamma del cielo.

Per molti, maggio è il mese più bello come Maria è la donna più bella. È il mese più fiorito, che porta il cuore a Lei, Parola diventata fiore.




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martedì 31 marzo 2015

IL PIU' BEL PESCE : PESCE D' APRILE

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Un topo furbo e anche un po' matto
questo scherzaccio fece a un gatto. 
Prese una lenza, un amo e un pesce 
e penzolare dal tetto lo fece.
Il gatto disse: « Miao! Che boccone!»
e come un lampo balzò sul balcone.
Addenta il pesce. Oh, mondo birbone!
il pesciolino è sol... di cartone!
« Ah, se t'acchiappo, topo birbante,
ti mangio intiero e in un istante! ».
Gli grida il topo tutto gentile:
« Non te la prendere: è il primo aprile! ».


Occhio alle spalle, il primo aprile, il giorno degli scherzi e delle notizie incredibili: i pesci d’aprile sono in agguato ovunque, a casa come in ufficio ma anche su internet, sui giornali ed in tv. Creduloni e non di tutto il mondo state attenti, siete avvisati. Ma come nasce questa strana "festa" che tanto abbiamo temuto soprattutto ai tempi della scuola? Il pesce d'aprile, "poisson d'avril" in Francia, "pescado de abril" in Spagna, conosciuto anche come "April Fool's day" (che in inglese significa "giorno dei buffoni di aprile") è una festa dedicata agli scherzi che si celebra, per così dire, oltre che in Italia, anche in Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Brasile fino ad arrivare in Giappone.
Ci sono molte storie sulla nascita di questa bizzarra ricorrenza, tuttavia l'ipotesi più convicente pare sia quella che l'idea di accostare gli scherzi a questa data abbia preso corda durante il regno di Carlo IX di Francia. Verso la metà del XVI secolo, in tutta la Francia le celebrazioni del nuovo anno cominciavano il 25 marzo e finivano una settimana dopo, il 1 aprile appunto. Nel 1564, attraverso il decreto di Roussillon, il re decretò l'adozione del calendario gregoriano facendo diventare così il primo giorno dell'anno il 1 gennaio. La leggenda vuole che molti francesi o contrari a questo cambiamento o che semplicemente se ne dimenticarano, continuarono a scambiarsi regali, festeggiando durante la settimana che terminava con il 1 aprile. Dei burloni però decisero di ridicolizzarli, consegnando regali assurdi, organizzando feste inesistenti, facendo nascere così la tradizione di fare scherzi il primo giorno di aprile.

Le origini del pesce d'aprile non sono note, anche se sono state proposte diverse teorie. Si considera che sia collegato all'equinozio di primavera, che cade il 21 marzo. Prima dell'adozione del Calendario Gregoriano nel 1582, veniva osservato come Capodanno da diverse culture distanti, come l'antica Roma e l'India. Il Capodanno era in origine celebrato dal 25 marzo al 1º aprile, prima che la riforma di papa Gregorio XIII lo spostasse indietro al 1º gennaio. In seguito a ciò, secondo una prima versione sull'origine di questa usanza, si creò in Francia la tradizione di consegnare dei pacchi regalo vuoti in corrispondenza del 1º di aprile. Il nome che venne dato alla strana usanza fu poisson d'Avril, per l'appunto pesce d'aprile.
Ma dato che l'usanza è un po' comune a tutta l'Europa, alcuni studiosi sono andati più indietro nel tempo e hanno ipotizzato come origine del pesce d'aprile l'età classica, ed in particolare hanno intravisto sia nel mito di Proserpina che dopo essere stata rapita da Plutone, viene cercata invano dalla madre, ingannata da una ninfa, sia nella festa pagana di Venere Verticordia alcune possibili comunanze con l'usanza attuale.

Una possibile origine dello scherzo d'aprile potrebbe essere data dalla data della morte di Gesù che secondo il calendario Gregoriano avvenne il 1º aprile del 33. I nemici del cristianesimo potrebbero aver adottato questa data per burlarsi dei cristiani che credevano in Gesù. Il pesce potrebbe essere stato preso dall'usanza dei primi cristiani di farsi riconoscere con il segno del pesce, il cui nome in greco formava l'acrostico per "Gesù Cristo, Figlio di Dio Salvatore" (ICHTHYS).

In Italia l'usanza dell'1 aprile è recente: risale al 1860-1880. La prima città ad accogliere l'abitudine francese fu Genova, dove la passione per gli scherzi d'aprile sbarcò nel suo porto così vivace. La tradizione si radicò prima tra i ceti medio-alti, poi prese piede anche tra il resto della popolazione.

Ogni paese ha un suo modo di chiamare la festa dell'1 aprile. In Francia, come in Italia, si usa l’espressione Poisson d’Avril - Pesce d'aprile.

Nei paesi anglofoni, come Regno Unito e America, invece, si chiama "April fool’s day" ("Il giorno dello sciocco d’aprile"), dove il termine "fool" richiama alla mente il "Fool", il giullare delle corti medioevali, sottolineando così la connotazione scherzosa della festa. Infine, in Germania "Aprilscherz" è più semplicemente lo "Scherzo d’Aprile".
Nella Scozia delle Highlands invece, il pesce d'aprile dura due giorni, nel secondo, il "Taily Day", ci si diverte ad attaccare sulla schiena dei malcapitati (sciocchi o gawls) un cartello con la scritta "Kick me!" (Dammi un calcio).

In Portogallo, i giorni dedicati agli scherzi sono la domenica e il lunedì prima della Quaresima in cui interi pacchi di farina vengono gettati sugli amici!

Anche l'India ha il suo pesce d'aprile. Cade però un giorno prima, il 31 marzo. In quella data si celebra la festa Huli per celebrare la primavera e prendersi gioco di tutti.

Ovunque, in Europa e nel mondo, l'1 aprile si festeggia ancora un po' Carnevale!

Gli anglosassoni invece connotano questa giornata con l'espressione "april's fool day", letteralmente il giorno dello sciocco di aprile, utilizzando la parola fool che secondo qualcuno dovrebbe indicare un folletto di origini medievali. Nella Scozia delle highlands invece, il pesce d'aprile ha una curiosa appendice nel taily day, ovvero giorno delle natiche, durante il quale, ci si diverte ad attaccare sulla schiena dei malcapitati (sciocchi o gawls) un cartello con la scritta kick me (dammi un calcio). Insomma, un po' ovunque in Europa e nel mondo quella del "pesce d'aprile" è una leggera evasione, un modo per sdrammatizzare gli eventi e "prendere la vita" con più leggerezza…

Il nome "Pesce d'aprile", che si rivolge alla vittima degli scherzi, deriva dallo zodiaco: qualsiasi evento accaduto in quella data era relazionato con il fatto che il Sole lasciava la costellazione dei Pesci. Da qui l'usanza di "festeggiare in modo insolito" il primo aprile si è diffusa in tutto il mondo, assumendo connotazioni particolari nei vari paesi.I nostri cugini francesi utlizzano simbolicamente l'immagine del sole, nel suo passaggio dal segno dei Pesci a quello dell'Ariete.


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