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lunedì 30 marzo 2015

L' EDERA

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Al genere edera appartengono numerose specie di arbusti rampicanti, sempreverdi, diffusi nelle zone temperate dell'emisfero nord; H. helix è una specie molto diffusa in Europa e nelle zone settentrionali dell'Asia. Ha fusti sottili, semilegnosi, flessibili, che divengono legnosi con il passare degli anni; su tutta la lunghezza i fusti dell'edera sviluppano piccole radici, che si ancorano al supporto che sostiene la pianta, sia esso un albero o una parete. Le foglie hanno un lungo picciolo, sondi dimensione varia, a seconda della varietà, in genere lucide ed abbastanza rigide, portate da un lungo picciolo; i colori sono vari, dal verde scuro, al verde chiarissimo, con varietà dalle foglie variegate di giallo o di bianco; sono di forma trilobata o pentalobata, con lobi di forma varia, anche sulla medesima pianta. In genere i fusti fertili, ovvero quelli che producono fiori, presentano foglie scarsamente lobate, o anche ovali. In settembre-ottobre all'apice dei fusti produce infiorescenze sferiche, costituite da piccoli fiori verdi, seguiti da bacche scure. I frutti e le foglie di edera sono tossici se ingeriti, ma vengono utilizzati in erboristeria ed anche in farmacologia.

L'edera comune è molto apprezzata in cosmetica per le sue riconosciute proprietà tonificanti e drenanti. Molte donne usano prodotti a base di edera contro gli inestetismi della cellulite, la ritenzione idrica e i gonfiori; non da meno, la pianta è utilizzata anche in soluzioni per la cura dei capelli e di piccole irritazioni o scottature. Un rinomato e diffuso prodotto cosmetico è l'estratto di edera. La pianta di edera viene spesso utilizzata nel periodo natalizio, particolarmente nel Nord Europa, per decorare a festa l'intero appartamento o, secondo altre tradizioni, il camino di casa.

Ai preparati a base di edera si ascrivono proprietà principalmente antinfiammatorie, ma anche sedative della tosse ed antimicrobiche (dovute alla alfaederina).
Le proprietà secretolitiche ed espettoranti rendono l'edera utile in presenza di tossi convulsive, bronchiti e sindromi catarrali croniche su base infiammatoria.
In letteratura si trovano riferimenti anche a presunte attività antireumatiche, antalgiche, antibatteriche, antielmintiche, antiedemigene e revulsive su cute e mucose.
In cosmesi, gli estratti di edera trovano impiego all'interno di formulazioni detergenti dermopurificanti, ma anche nei prodotti anticellulite.

Pare, inoltre, che il decotto di foglie di edera fosse usato nelle zone rurali per lavare gli indumenti di lana.

L’edera è una delle più note e diffuse piante verdi presenti in balconi e giardini.

Essa, non temendo particolarmente il freddo, riesce a sopportare anche temperature molto rigide; di contro, teme il caldo pertanto non ama ricevere luce diretta.

Sarebbe quindi indicato porla a dimora in luogo ombreggiato o semi ombreggiato, al riparo dalla luce per gran parte della giornata.

Alcune varietà, con foglie piccole o a crescita lenta, possono essere utilizzate senza problemi anche come piante da appartamento.

Occorre annaffiare regolarmte l'edera, mantenendo il terreno leggermente umido, mai troppo pieno d'acqua anzi, proprio per evitare ristagni idrici, sarebbe indicato l’uso di terriccio ben drenato.

Di contro, essa riesce a sopportare anche lunghi periodi di siccità. In primavera ed estate ricordiamo di aggiungere del concime a base di azoto per renderla ancor più rigogliosa.


Da fine febbraio ad inizio marzo, le foglie bruciate dal freddo vanno necessariamente tagliate per evitare che la pianta rallenti la sua crescita;
per il resto, l’edera non necessita di frequenti potature se non per fare in modo che luce e pioggia riescano a passare attraverso il fogliame.

Pur essendo molto resistente, l’edera può essere attaccata dagli acari e dalla cocciniglia, soprattutto se la pianta si trova in un appartamento.

Un’altra causa di deperimento della pianta può essere l’eccessiva annaffiatura o la presenza di ristagni idrici nel terreno o nei vasi.

Per quel che riguarda i muri, occorre ricordarsi che essa riesce ad aggrapparsi sulle superfici umide con maggiore facilità.

Quanto agli alberi, bisogna fare attenzione a non scegliere alberi giovani, poiché ancora privi della forza necessaria a sorreggerne il peso, né piante morte, che rischierebbero di cadere a causa del pesante carico.

Una delle tante leggende racconta che l'edera comparve subito dopo la nascita del dio Dionisio per proteggerlo dal fuoco che bruciava il corpo della madre in seguito ad un fulmine lanciato da Zeus. Per questo motivo i tebani avevano consacrato questa pianta a Dioniso e la chiamavano "perikiosos = avvolgitore di colonne".

Al di là dei vari miti che si narrano su questa pianta, è interessante chiedersi come mai l'edera sia stata associata alla vite, l'altra pianta sacra al dio Dioniso. Una spiegazione la fornisce W. F. Otto (storico delle religioni e filologo) affermando che mentre la vite durante la stagione invernale giace come morta per rinascere con la primavera e l'estate dando il suo "succo infuocato", l'edera fiorisce in autunno dando i fiori in primavera. Inoltre mentre la vite ha bisogno di luce e calore, l'edera di ombra e di freddo per germogliare e fruttificare.

Tutto questo per rappresentare il dualismo di Dioniso: luce ed oscurità, freddo e calore, vita e morte.

Dioniso però era anche il dio dell'innocenza e della spensieratezza e all'edera, con la quale si cingeva il capo ed avvolgeva il suo bastone, veniva anche dato il significato di innocenza e innocuità. Da questo probabilmente è derivata l'usanza di appendere o rappresentare le osterie con un tralcio di edera a rappresentare l'innocenza e  la non dannosità del vino.

Dioniso era considerato anche il dio del trasporto amoroso oltre che mistico per cui l'edera bene lo rappresenta. Infatti nel vocabolario amoroso l'edera rappresenta la passione che spinge gli amati ad avvolgersi l'uno all'altra come fa l'edera sui tronchi degli alberi. In India infatti questa pianta è considerata il simbolo della concupiscenza.

Questa lettura si lega a quella che vuole l’edera come simbolo dell’innocenza: sempre nell’ottica di questa contrapposizione l’edera rappresenterebbe l’innocenza in opposizione al peccato della vite e del vino. Questo significato alternativo della pianta è comunque legato alla figura di Dionisio: la divinità, infatti, rappresentava nell’antichità anche l'innocenza e la spensieratezza e, cingendosi il capo di edera, conferiva alla pianta il significato di innocenza e innocuità.
Alcune tradizioni assegnano un ulteriore significato all'edera, significato comunque non in contrapposizione ai precedenti: per la sua caratteristica di aggrovigliarsi in modo deciso, quasi indissolubile, l’edera è considerata simbolo di fedeltà: per questo gli sposi, talvolta, ne portavano al collo ghirlande intrecciate.

Un'altra credenza legata all'edera, nei paesi dell'Europa centrale e meridionale, è quella di usarla nei periodi natalizi assieme all'agrifoglio per adornare l'uscio delle case ed i camini per tenere lontani i folletti che durante tale periodo amavano fare scherzi.



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martedì 24 marzo 2015

IL GERANIO

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Le piante preferite in Italia, ma anche nel resto d'Europa, per abbellire balconi e terrazzi durante la primavera e l'estate. La fioritura è ricchissima, la coltivazione semplice, le cure da prestare non sono eccessive.

Il geranio è stato introdotto in Italia da un nobile veneziano, che avendolo visto, era rimasto affascinato dai suoi colori importando la specie Pelargonium triste che ha la particolarità di profumare solo di notte.

Altre specie quali il Pelargonium zonale, il Pelargonium peltatum, il Pelargonium inquinas, furono introdotti dagli olandesi che al rientro dalle Indie, si fermavano con le loro navi a Capo di Buona Speranza per approvvigionarsi.

Sono piante piuttosto semplici da coltivare nel nostro clima e questo (insieme alla loro capacità di produrre fiori con buona continuità) spiega la loro popolarità.
Si adattano bene al clima mediterraneo ( nelle regioni meridionali spesso non necessitano neanche di essere ritirati), ma anche al clima alpino.
Sono molto resistenti alla siccità e ideali nelle zone più torride del nostro paese. Bisogna però precisare che i più fioriti si possono vedere nelle zone di montagna. Questo perché il geranio per dare il meglio di sé necessità di molta umidità atmosferica che durante l’estate può essere presente soltanto sull’arco alpino.
Di solito viene coltivato in vasi perché risulta più semplice da ritirare durante l’inverno. E’ però possibile metterlo a dimora in piena terra nelle zone più meridionali e calde d’Italia. Anzi, se il clima lo consente è assolutamente consigliabile tenerli in piena terra perché ci daranno molte più soddisfazioni e meno problemi con parassiti e malattie.

Essendo tuttavia la coltivazione in vaso quella più diffusa è importante affrontare il problema del substrato da utilizzare. In commercio si trovano spesso terricci specifici per gerani. È bene precisare però che in realtà non sono del tutto adatti alla loro coltivazione in quanto di solito contengono troppa torba che, col tempo, tende a diventare “impermeabile”. In pratica perde la capacità di assorbire acqua che fuoriuscirà direttamente lasciando un substrato secco tendente a surriscaldarsi.
L’ideale invece è prepararsi autonomamente un terriccio usando anche delle argille (che trattengano l’acqua) e rendendolo più asciutto e drenante con pomice, perlite o argilla espansa.

I vasi, per dare il massimo comfort alle piante, devono essere sempre piuttosto grandi. Si consigliano almeno 20 cm di diametro (l’ideale però per far crescere e diventare imponenti le piante è di 28-30 cm).
Se vogliamo mettere i gerani nelle tipiche balconette è anche in questo caso meglio non accostarli troppo uno all’altro. La distanza minima lineare è 15-20 cm. Di solito appena acquistati sembrano piante piccole, tendono tuttavia ad allargarsi (specie le varietà ricadenti da balcone).

Un errore frequente che si riscontra con i gerani è la tendenza ad innaffiarli troppo.
Queste piante sono molto resistenti alla siccità e necessitano di essere innaffiate solo quando il substrato è completamente asciutto. In questa maniera si eviterà l’inconveniente più frequente: il marciume radicale. Un buon metodo per capire se il terriccio è asciutto è inserire un dito in profondità per almeno 3-4 cm. Perché le piante vivano al meglio è consigliabile diradare le innaffiature (e anche le concimazioni) in piena estate (nei climi caldi) per consentire alla pianta di andare in riposo e dare ancora belle fioriture in autunno.
È importante ricordare che bisogna evitare di bagnare le foglie per evitare marciumi e malattie crittogamiche.

L’esposizione ideale varia molto con il clima. Dove le estati sono calde è meglio che le piante siano in pieno sole soltanto al mattino. Nelle località montane, invece, possono tranquillamente essere esposte in pieno sole anche per tutto il giorno.

Si possono ottenere buoni risultati utilizzando concimi a lenta cessione (molti trovano ideali quelli per i pomodori, con un alto tenore in potassio) da somministrare ogni due o tre mesi.
L’ideale però è apportare concime regolarmente, anche ad ogni irrigazione, diluendo un concime liquido per piante fiorite (o idrosolubile) a dosi inferiori rispetto a quelle consigliate. In questo modo la pianta sarà stimolata in maniera costante, senza sbalzi di nutrimento ( un sistema simile a quello che si otterrebbe con la fertirrigazione). È consigliabile però fare una pausa durante i periodi più caldi per consentire alla pianta di risparmiare le forze.

Ci sono diversi tipi di potatura. In primo luogo c’è quella prima del periodo di riposo.
Al Nord si usa potare le piante prima dell’arrivo del freddo (di solito si ritirano verso la fine di ottobre, prima comunque che le minime vadano sotto zero). Si potano anche molto drasticamente e riponendole al riparo in un luogo buio (o poco illuminato). Si procederà poi di tanto in tanto ad una leggera irrigazione. Nelle regioni meridionali invece si usa all’inizio o alla fine della stagione fredda tagliare solo i rami più lignificati alla base, gli altri invece vengono lasciati più lunghi intervenendo all’altezza di un nodo. Un altro periodo in cui si può intervenire è prima del grande caldo. Si può procedere con una potatura piuttosto drastica riducendone la chioma per diminuire la superficie di scambio e quindi la perdita di liquidi. È importante inoltre durante tutto il periodo vegetativo cimare costantemente le piante. Questo le rende più folte ed equilibrate. Ci saranno più steli e fiori.
Sotto questo aspetto è importante procedere sempre ad una attenta pulizia dei fiori appassiti per stimolare la pianta a produrne altri.

I gerani generalmente vengono riprodotti tramite talea. Il procedimento è davvero semplice e consente di ottenere anno dopo anno piante sempre nuove (addirittura alcuni manuali consigliano di riprodurre per tempo le piante per averle sempre giovani ogni anno e non conservare le piante vecchie). Si procede in primavera o autunno prelevando un rametto apicale di circa 6-10 cm tagliando in corrispondenza di un nodo. Lo si pulisce dalle foglie basali mantenendone solo una piccola in alto. Lo si mette a dimora in un vasetto con terriccio molto leggero. Si deve tenere costantemente umida la parte aerea (non il terriccio però). A questo scopo si può usare un sacchetto di plastica trasparente. Si ottiene una nuova piantina in circa due mesi. Ultimamente a livello casalingo si è diffusa anche la riproduzione tramite seme. Questo perché si è riusciti ad ottenere semi che mantengano costanti le caratteristiche varietali e con un’alta germinabilità. Questo consente di ottenere varietà poco diffuse a livello nazionale (come il richiestissimo geranio giallo).
Le malattie più diffuse sono causate da muffe varie che possono colpire il colletto e le foglie.
In questi casi è molto importante regolare le irrigazioni, rimuovere le foglie colpite e posizionare le piante in zone arieggiate. Eventualmente si può intervenire con degli anticrittogamici specifici.
Possono essere attaccati anche da insetti vari (mosca bianca) o acari. Il problema che si manifesta più di frequente negli ultimi anni è l’attacco della “farfallina del geranio” Cacyreus marshalli.
Questa deposita le uova all’interno della pianta causando il disseccamento dei rami.
Purtroppo per contrastarla efficacemente è necessario utilizzare insetticidi sistemici. Le formulazioni più comode sono quelle in granuli o in pastiglie da inserire periodicamente nel substrato.

Parlando molto in generale le varietà che si trovano in commercio più di frequente sono tre:
Pelargonium zonale: pianta cespugliosa a base legnosa con foglie cuoriformi o tonde. I fiori sono portati in corimbi globosi. Sono i più diffusi e conosciuti.
Pelargonium peltatum (“edera”): pianta a fusti sottili, lunghi e con numerosi nodi. Le foglie sono simili a quelle dell’edera. Vengono usati come ricadenti tipicamente su balconi o in vasi sospesi.
Pelargonium macranthum: hanno fusti legnosi e foglie trilobate. Le infiorescenze sono raccolte in ombrelle e i singoli fiori sono molto grandi.
Dietro la bellezza della pianta di geranio si celano notevoli proprietà curative e di bellezza. Dal distillato che si ricava spremendo le sue foglie e i suoi fiori se ne può ricavare infatti un olio essenziale preziosissimo che da secoli viene impiegato come medicina naturale: come cicatrizzante, antiemorragico e antisettico, utile per curare ferite e piaghe.
Uno degli impieghi più recenti di questo prezioso olio essenziale riguarda il campo della bellezza in particolare rimedi domestici: oltre ad essere presente in creme specifiche in commercio, è possibile applicarlo anche direttamente sull'epidermide per nutrirla e proteggerla. Molto efficace per attenuare smagliature, cicatrici, cellulite, acne e brufoli, ma anche per combattere gli insopportabili dolori mestruali: è sufficiente diluire poche gocce di olio di geranio con quello di mandorle e massaggiare la parte dolente (basso ventre) per qualche istante.
Il geranio non necessita di particolari condizioni di terreno, grazie alle sue caratteristiche naturali. Favorito dalla particolarità di avere radici molto forti e resistenti che gli consentono di crescere e svilupparsi bene nella maggior parte di ambienti e di terreni.
Un utile suggerimento per favorire comunque una buona crescita di questa pianta è quello di orientarsi su terreni di tipo leggeri e molto soffici che permettano all'acqua di drenare con facilità e naturalezza, evitando che questa possa ristagnare e creare pericolose condizioni per la vita della pianta. Miscelare nel terreno una buona quantità di torba può risultare vitale per il geranio che necessità comunque di essere annaffiato frequentemente, possibilmente quotidianamente soprattutto nei periodi più caldi: è importante mantenere il terreno sempre ben umido.Nonostante in molte zone sia coltivata come pianta annuale il geranio è una perenne che se l'inverno non è troppo rigido, sopravvive senza problemi a questa stagione e la primavera successiva può dare ancora dei fiori bellissimi. Durante l'inverno soprattutto nelle zone più fredde d'Italia è bene quindi curare le piante di geranio per fare in modo che non soffrano eccessivamente e non deperiscano o peggio ancora muoiano.
Nella stagione fredda bisogna quindi innanzitutto riparare le piante dal freddo, mettendole in una zona riparata e riscaldata dove sono presenti almeno 15°C. Bisogna inoltre assicurare alle piante una buona illuminazione perchè i gerani sono una specie che ha bisogno di molta luce. Mettiamo quindi la pianta in una zona luminosa e calda della casa, come per esempio una finestra o meglio ancora una serra riscaldata sul balcone.
Fatto questo è consigliabile procedere con la potatura della pianta, un intervento mirato principalmente alla pulizia del geranio, alla rimozione dei rami secchi e ad una generale potatura di forma. Un altro intervento che può essere importante in questo periodo dell'anno sono i trattamenti fungicidi. Un trattamento antifunghi può essere utile in questo periodo per eliminare e scongiurare la presenza di eventuali funghi sui gerani.

Nell'Aromaterapia il Geranio viene utilizzato per la sua fondamentale proprietà riequilibratrice del sistema nervoso. Risulta quindi essere un buon antidepressivo, antinfiammatorio, lenitivo, astringente e antisettico. Tra le sue funzioni il Geranio stimola il sistema linfatico e, al contempo, risulta essere tonificante sia per i reni che per il fegato. Molto utile risulta anche per la cura di lievi ustioni, eczemi, nevralgie, acne, vesciche e mal di gola. Al Geranio si attribuisce normalmente il significato di stupidità e follia ma anche la preferenza per la persona a cui viene donato.

Storicamente il geranio non è stato apprezzato da subito, soltanto l’epoca vittoriana ha fatto si che le sue infinite varietà di colori siano state protagoniste dei giardini della Gran Bretagna e di tutta Europa, salvo essere svalutate intorno al 1800, quando il geranio stesso era definito “il fiore della strada”.

Il significato attribuito a questo fiore varia a seconda del colore e della varietà: il geranio rosso è il fiore che rappresenta il conforto. Il geranio con una tonalità rosso cupo è il simbolo della malinconia che cerca la consolazione. Il geranio rosa è il simbolo dell’affetto nascente. Il geranio con le foglie a edera simboleggia l’amicizia. Il geranio rampicante rappresenta, nel linguaggio dei fiori, la solidità e la stabilità.

Il geranio ha diversi significati nel linguaggio dei fiori e delle piante: il geranio rosso fiamma vuol dire "ti preferisco" il geranio rosso cupo significa malinconia; il geranio rosa esprime preferenza per una persona; il geranio edera sta a significare propensione per i rapporti stabili; il geranio di Boemia indica valore; il Pelargonium triste rappresenta la tristezza.

Il geranio è una pianta decorativa, i fiori sono di diversi colori, e svolge anche la funzione di pianta anti zanzara. Anche se a noi sembra non avere un odore così sgradevole, in realtà le zanzare percepiscono una profumazione così insopportabile per loro da esserne allontanate. Per ovviare al problema dell'uso di sostanze repellenti o ricorrere alla disinfestazione del proprio giardino, con delle semplici piante di geranio si impedisce alle zanzare di invadere quella zona. Inoltre, rispetto ai tradizionali metodi anti zanzara, le piante svolgono un'azione continua, per cui terranno sempre lontano l’insetto e la persona non dovrà ricordarsi di attivare dei congegni come invece accade per gli apparecchi elettrici con funzione anti zanzara.


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