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giovedì 9 marzo 2017

KROKODIL

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Il krokodil è una sostanza che fa parte del gruppo degli oppiacei. Normalmente viene ricavata dalla codeina (un analgesico di facile reperibilità) mixata con vari altri composti come benzina, olio, detersivi, iodio o e fosforo rosso (la polvere compatta che forma la “testa” dei fiammiferi). Viene chiamata così perché dà alla pelle un aspetto squamoso e nei punti di iniezione (tramite endovena) si possono creare ulcere e scarnificazioni molto gravi.

«È una droga potente e a basso costo con degli effetti collaterali davvero pesanti», spiega Riccardo C. Gatti, responsabile del Dipartimento Dipendenze dell’ATS (ex Asl) di Milano, e aggiunge: «È difficile pensare che chi consuma questa sostanza possa sopravvivere molti anni: il krokodil è molto dannoso anche per gli organi interni». Perché viene assunta se è così devastante? «Nel territorio della Russia, dove è nata la droga, la diffusione è davvero problematica. La gente la prende perché ha effetti potenti e costa poco. Certo è che le dipendenze che devastano alcuni tossicodipendenti sono così forti e alteranti la realtà psichica che il bisogno di droga supera ogni preoccupazione e considerazione. Andare a pagare per una cosa che ti distrugge significa che sei arrivato a una situazione dove hai perso alcuni parametri fondamentali che riguardano te stesso».

«Gli effetti collaterali gravemente tossici nel caso del krokodil, come altre droghe, sono collegati soprattutto alla preparazione - dice l’esperto -. Fin dalla prima assunzione ci sono conseguenze nocive a livello di fegato, cervello, sistema nervoso in generale». Oltre alla perdita dei freni inibitori si registra forte aggressività. I tessuti spesso si “dissolvono” ed è necessario amputare gli arti. «I danni sono rapidi: ulcere, infezioni, flebiti, difficoltà per il sangue di raggiungere le parti periferiche, da qui, la cancrena», conclude Gatti.

A livello chimico, il krokodil si definisce desomorfina. Una droga con effetti analgesici molto più potenti della morfina. C’è il rischio che un pezzo di umanità marginale stia scivolando ancora più a fondo. E che qualche gruppo di trafficanti stia provando a inquinare il mercato con quel nuovo prodotto.



La desomorfina (grazie ai mezzi di comunicazione di massa, nota anche come crocodile drug) è una sostanza oppiacea inventata nel 1932 negli Stati Uniti derivante dalla morfina, nella cui molecola è stato rimosso il gruppo 6-idrossido ed il doppio legame 7,8 è stato saturato. La desomorfina ha effetti analgesici, circa 8-10 volte più potente della morfina. Fu commercializzata in Svizzera con il nome di Permonid. La desomorfina ha un inizio ed una durata d'azione più breve rispetto ad una dose equivalente di morfina ma con minor incidenza di nausea e depressione respiratoria.

La sintesi di desomorfina avviene a partire dalla a-clorocodeina, a sua volta ottenibile tramite la reazione tra tionile cloruro e codeina. Tramite una riduzione catalitica la a-chlorocodeina dà la desocodeina, che porta alla desomorfina tramite una demetilazione.

Dal 2010 in Russia c'è stato un forte aumento nella sua produzione clandestina, probabilmente dovuta ad una sua relativa semplicità di sintesi a partire dalla codeina, utilizzando iodio e fosforo rosso in un processo simile alla produzione della metanfetamina a partire dalla pseudoefedrina, ma la desomorfina ottenuta con questa modalità è fortemente impura e contaminata da varie sostanze tossiche e corrosive. Il nome utilizzato in Russia per la "droga di strada" con desomorfina fatta in casa è "Krokodil" (coccodrillo), con riferimento all'effetto dato dalla sostanza e dalle impurità in essa contenute che rendono rapidamente la pelle squamosa, oppure all'assonanza col nome chimico del precursore a-clorocodeina. In Russia la desomorfina è utilizzata come alternativa più economica rispetto all'eroina: le compresse di codeina (che in Italia sono vendibili solo dietro presentazione di ricetta medica) sono disponibili come analgesico (in particolare per la cefalea) senza prescrizione medica. Poiché questo mix di sostanze dopo essere stato "cucinato" a domicilio viene normalmente iniettato endovena dai tossicomani, immediatamente e con poca o nessuna ulteriore purificazione, "Krokodil" è diventata famosa per produrre gravi danni ai tessuti, flebiti e cancrena. Sono documentati casi che hanno richiesto l'amputazione degli arti in tossicomani di lunga data. I danni ai tessuti provocati dalla desomorfina fatta in casa sono talmente gravi che la speranza di vita dei tossicodipendenti che ne fanno uso continuativo sembra essere al massimo di due o tre anni.

I primi casi di utilizzo ed abuso di desomorfina fatta in casa sono stati riportati nella Siberia orientale nel 2002, ma da allora il suo utilizzo si è diffuso in tutta la Russia e nelle vicine ex repubbliche sovietiche.

Le autorità russe sono da tempo a conoscenza del problema ma non sono state ancora adottate adeguate misure di sanità per risolverlo. Secondo alcuni una possibile soluzione consisterebbe nel vietare la vendita delle pillole di codeina, od in alternativa renderla possibile solo con ricetta medica. Ma la dura opposizione delle compagnie farmaceutiche a simili provvedimenti sarebbe stata una delle cause dell'inattività. Comunque, dal giugno 2012, la vendita di farmaci a base di codeina è consentita solo dietro prescrizione medica.

Nel mese di ottobre 2011, sono stati segnalati utilizzi sporadici del "Krokodil" in Germania, ed alcuni media riferiscono di consumatori morti.

A febbraio 2014 è stato sequestrato a Padova mezzo chilo di questa droga trovata in possesso da una insospettabile cameriera di un famoso hotel di lusso. Di fatto è il primo caso in Italia legato a questa micidiale droga e pare che il nordest italiano sia la principale porta di accesso per la sua diffusione nello stivale italico.

Nel settembre 2016 è avvenuto il primo decesso, in Italia, per utilizzo ed abuso di "Krokodil" .



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domenica 29 marzo 2015

IL PUNGITOPO

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Il Pungitopo o Ruscolo pungitopo (Ruscus aculeatus) è un piccolo arbusto sempreverde, dioico, alto sino a 80 cm, molto comune nell’area mediterranea.

Il nome “pungitopo” deriva dall’antico uso delle foglie acuminate di questa pianta che venivano poste attorno ai formaggi o ad altre derrate alimentari per difenderli dai roditori.

Il pungitopo, il cui nome scientifico è Ruscus aculeatus, appartiene alla famiglia delle Liliaceae ed è una pianta originaria del bacino del Mediterraneo ma la ritroviamo dall'Europa centrale, al nord Africa e al sud ovest dell'Asia fino ad un'altitudine di 1200 m.

E' una pianta sempreverde, caratterizzata da numerose spine e forma dei cespugli molto intricati.

Il Ruscus aculeatus è provvisto di un rizoma strisciante dal quale si sviluppano sia le radici avventizie legnose che i fusti (turioni) che assumo portamento eretto e rigido, alti anche 1m, di colore verde molto scuro.

Da questo fusto si formano dei fusti secondari che prendono il nome di cladodi disposti in modo alternato, appiattiti (in pratica sono quelli che normalmente confondiamo con le foglie). Questi cladodi sono molto importanti nella fisiologia della pianta in quanto sono preposti allo svolgimento della fotosintesi clorofilliana perchè le vere foglie  non sono visibili nella parte aerea della pianta in quanto sono delle piccole squame che avvolgono la parte sotterranea del fusto e sono di colore rossastro-bianco nella pagina inferiore.

Il pungitopo è una pianta dioica vale a dire che esistono piante che portano solo fiori femminili e piante che portano solo fiori maschili.

I fiori femminili sono solitari, privi di picciolo  e sono inserito al centro della pagina inferiore dei cladodi all'ascella di una piccola foglia verde o bianca e portano 6 tepali divisi a gruppi di tre (tre interni più corti e 3 esterni più lunghi). Di solito compaiono a partire dal mese di febbraio e fino a giugno ed in autunno.

I fiori maschili  sono provvisti di picciolo e formati da sei stami uniti a due a due.

Il frutto del pungitopo è una bacca di colore rosso vivo e contiene 1-2 semi.

I principi attivi del pungitopo (Ruscus aculeatus) sono:  oli essenziali quali canfora, acetato di linalile, acetato di bornile, linalolo, anetolo e resine. Contengono inoltre diversi sali minerali quali calcio e nitrato di potassio;  fitosteroli quali la ruscogenina, neuroscogenina, ruscina ed altri; diversi flavonoidi; zuccheri; acidi grassi ed acidi organici.

Le sue proprietà sono legate principalmente ai fitosteroli che conferiscono al pungitopo proprietà diuretiche con l'eliminazione dei cloruri, sedativo ed antinfiammatorio delle vie urinarie, ha effetti benefici nei confronti dei calcoli renali, cistiti, gotta, artrite e reumatismi non articolari.

Il pungitopo è utile anche nella terapia delle vene varicose con un'azione vasocostrittore esercitata soprattutto a livello dei capillari (è infatti il più potente vasocostrittore naturale che si conosca). Ha un'azione antinfiammatoria che agisce diminuendo la fragilità capillare, aumentando il tono della parete venosa favorendo quindi la circolazione del sangue che si traduce in diminuzione della pesantezza e del gonfiore delle gambe.

Esplica anche un effetto benefico nei confronti delle emorroidi e delle flebiti.

Il pungitopo dalla vecchia farmacopea è considerato un diaforetico entra infatti nella "composizione delle cinque radici"  assieme al finocchio, asparago, prezzemolo e sedano.

Del pungitopo si utilizza il rizoma che va raccolto in autunno o all'inzio della primavera, prima della comparsa dei turioni. Va ripulito dalla terra e quindi tagliato e fatto essicare al sole o in stufa e conservato in sacchetti di carta.

Possono essere usati anche i turioni del pungitopo in quanto contengono gli stessi principi attivi.

Il rizoma o i turioni essiccati possono essere utilizzati per uso interno come tintura da bere per le infezioni delle vie urinarie; come decotto contro le emorroidi, varici, flebiti e come diuretico.

Per uso esterno è usato per le gambe gonfie e per le emorroidi facendo dei lavaggi, bagni, pediluvi o impacchi con garze imbevute di decotto.

L'estratto secco viene usato per l'igiene intima e come anticellulite e per tutti i trattamenti contro le pelli sensibili ed infiammate. E' ottimo anche come dopobarba. Si possono anche usare le creme a base di pungitopo in caso di couperosa e rossori permanenti.

Gli antichi romani usavano il pungitopo (Ruscus aculeatus) come talismano perchè credevano che piantandolo intorno alla casa allontanasse i malefici.

Le proprietà del pungitopo erano note fin dall'antichità. Ne parlava Plinio dicendo che il decotto di radici con il vino veniva usato per le infezioni renali. Anche Dioscoride dava le stesse indicazioni solo che consigliava di far macerare foglie e bacche nel vino contro la flogosi renale.

Nel medioevo si usava la "Pozione delle cinque radici", usata tutt'ora assieme la prezzemolo, al finocchio, al sedano e all'asparago come diuretica.

Il Pungitopo è una potente pianta medicinale.

I principi attivi presenti nelle piante di Pungitopo sono: oli essenziali quali canfora, acetato di linalile, acetato di bornile, linalolo, anetolo e resine. Contengono inoltre diversi sali minerali quali calcio e nitrato di potassio;  fitosteroli quali la ruscogenina, neuroscogenina, ruscina ed altri; diversi flavonoidi; zuccheri; acidi grassi ed acidi organici.
Le sue proprietà sono legate principalmente ai fitosteroli che conferiscono al pungitopo proprietà diuretiche con l’eliminazione dei cloruri, sedativo ed antinfiammatorio delle vie urinarie, ha effetti benefici nei confronti dei calcoli renali, cistiti, gotta, artrite e reumatismi non articolari.

Il pungitopo è il più potente vasocostrittore naturale che si conosca, utile nella terapia delle vene varicose con un’azione vasocostrittore esercitata soprattutto a livello dei capillare. Esplica un’azione antinfiammatoria che agisce diminuendo la fragilità capillare, aumentando il tono della parete venosa favorendo quindi la circolazione del sangue che si traduce in diminuzione della pesantezza e del gonfiore delle gambe.
Esplica anche un effetto benefico nei confronti delle emorroidi e delle flebiti.

A Primavera, da marzo a maggio, spuntano i nuovi getti del pungitopo (i turioni), che nel dialetto dell’Alto Vastese, sono chiamati “Vriscare”, come detto sopra.

I giovani getti vengono assiduamente ricercati dagli intenditori per essere consumati, previa cottura, o conservati sott’olio o sott’aceto, come gli asparagi. Il sapore è simile a quello degli asparagi ma più amaro per tale ragione spesso vengono cotti in abbondante acqua e aceto per attenuare un pò l’amaro e poi preparato in conserve. Sono veramente squisiti come antipasto o per accompagnare carni, uova, in frittate, risotti e anche con i gamberetti.

La raccolta dei turioni di pungitopo va effettuata quando sono ancora tenerissimi. Taluni li raccolgono praticamente quando sono ancora sotto terra sono biancastri o violacei, quando appena spuntati. Passata questa fase, assumono una consistenza legnosa e diventano amarissimi.

Poichè in molte regioni è considerato simbolo di buon augurio, specialmente durante il periodo natalizio, la sua raccolta indiscriminata ha fatto si che sia diventata una specie protetta in molte regioni italiane. Pertanto prima di raccoglierlo, accertatevi di poterlo fare.

Il pungitopo fin dai tempi degli antichi romani era considerato un talismano e per questo motivo si portavano i suoi ramoscelli durante i saturnali, vale a dire nei giorni che precedevano il solstizio d'inverno. Affermavano che avere il pungitopo nelle vicinanze della propria casa, tenesse lontano i malefici.

Questo aspetto si pensa sia legato al fatto che il pungitopo con le sue foglie aguzze, coriacee e pungenti rappresentasse quasi una difesa. Il fatto poi del suo aspetto imponente con il suo colore verde intenso e lucido, i fusti diritti e rigidi, sempreverde, evocava la durata, la sopravvivenza, la prosperità.

I frutti rossi e globosi del pungitopo, presenti tutto l'inverno evocavano la rinascita del sole al solstizio ad augurare un anno nuovo.

Quindi il pungitopo ha un significato più che positivo.

Gli antichi popoli Germanici lo utilizzavano per onorare gli spiriti dei boschi e nelle loro case avevano sempre dei rami di pungitopo. Anche per i popoli Latini erano un importante simbolo di augurio ed infatti si scambiavano rami di pungitopo durante le celebrazioni come buon auspicio. Per i Cristiani erano un simbolo di fertilità ed abbondanza. Da queste antiche tradizioni deriva l’utilizzo del pungitopo nelle feste natalizie, proprio per augurare felicità nell’anno nuovo.

La pianta secca, legata ad una pertica, è usata in alcune regioni per ripulire i camini, come avviene con l’asparago pungente o come scopa rudimentale.


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