Visualizzazione post con etichetta pompieri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pompieri. Mostra tutti i post

domenica 8 novembre 2015

LE FORZE DELL'ORDINE

.


L’approccio degli italiani alla questione sicurezza è cambiato: più che terroristi e mafiosi, fanno paura le minacce quotidiane, dalle rapine in casa ai piccoli furti. «Il cittadino si sente utente di un servizio che giustamente pretende efficiente e tempestivo», ha spiegato già nel 2007 l’allora capo della polizia Antonio Manganelli. Da allora però la situazione non è migliorata.

Così la grande riforma della pubblica amministrazione varata dal ministro Madia è diventata l’occasione per ridefinire il settore della sicurezza.
Prevede di mettere ordine nelle competenze, spazzando via una serie di doppioni che apparivano assurdi e concentrando il personale sui fronti più caldi. Non ci saranno più due nuclei che si occupano d’opere d’arte: scomparirà quello della Finanza per affidare la missione ai carabinieri. Che, dal canto loro, dismetteranno il reparto per la lotta alle banconote false lasciando il campo alle Fiamme Gialle. La sfida ai grandi crimini informatici – dove tutti hanno fatto capolino – sarà sostanzialmente appannaggio della polizia, che curerà la protezione delle reti strategiche dagli assalti degli hacker. Nel futuro prossimo, ognuno si potenzierà seguendo una vocazione precisa ed evitando di accavallarsi: le questure investiranno di più nelle metropoli; l’Arma nelle fasce periferiche e nelle province, irrobustendo la rete delle stazioni; le Fiamme Gialle si concentreranno sulla polizia economico-finanziaria.
Diminuirà progressivamente l’anacronistico schieramento di finanzieri per l’ordine pubblico durante i cortei e le partite di calcio: personale che resterà sulle strade, ma per combattere evasione fiscale e mercato dei falsi. Nel prossimo anno i presidi sul territorio verranno aggiornati, per «essere lì dove sono i problemi». E in tutta Italia sarà introdotto il centralino unico 112, per ora attivo solo in Lombardia, che riceve le richieste dei cittadini, smistandole a chi deve intervenire: vigili, pompieri, ambulanze o polizie.

È da questi provvedimenti che si vuole ottenere risparmi ed efficienza. Mentre la soppressione della Guardia Forestale, introdotta dal ddl Madia, pare più un’iniziativa dal valore simbolico, visto che sparirà solo il vertice del Corpo. I 7563 forestali, tranne i circa 600 uomini che si occupano di lotta agli incendi, sembrano destinati a confluire nei carabinieri. C’è una questione giuridica ancora non definita: il passaggio da un’amministrazione civile allo status militare, che però quasi tutti i parlamentari da destra a sinistra hanno appoggiato superando antiche diffidenze.

Quella dell’Arma d’altronde è l’unica struttura sul territorio che può assorbire le 1200 caserme, spesso minuscole, sparse su monti e parchi. Inoltre saranno i carabinieri ad avere competenza sul contrasto all’inquinamento e alle frodi alimentari, due temi fondamentali in cui la Forestale ha un ruolo importante mentre la Finanza farà un passo indietro, dedicandosi alla prevenzione ambientale marittima. L’ipotesi al vaglio è di far confluire i forestali in un “ruolo speciale” dei carabinieri, mantenendo quindi distinti compiti e carriere.



L’unico settore turbolento è stato il mare. Polizia e carabinieri si ritireranno, lasciando la missione solo alle Fiamme Gialle. Nel “tavolo Gutfeld” e in Parlamento però negli scorsi mesi si era discusso di sciogliere la Capitaneria, altro organismo ibrido a metà strada tra Difesa e Trasporti, che in vent’anni ha silenziosamente ampliato le competenze: in base ai codici, può persino occuparsi di polizia stradale, facendo venire alla mente un celebre spot in cui un agente in moto inseguiva una barca a vela. Dietro le quinte c’è stata una battaglia navale tra Marina e Finanza. Alla fine la Guardia costiera sopravvive, ma ridimensionata nei vertici – in futuro non ci sarà più un comandante generale, riducendo il numero degli alti gradi – e nei compiti, limitandosi al soccorso dei naufraghi, alle dirette dipendenze dell’ammiragliato militare.

Resta un tabù invece l’antimafia. Più di venti anni fa si era deciso di affidare il compito alla Dia, dipendente dal Viminale, ma i tre organi specializzati delle altre polizie – Ros, Gico, Sco – si sono sempre più rafforzati. E oggi la Dia appare come la cenerentola della guerra ai clan, con risultati opachi e mansioni che sembrano ridursi alle certificazioni e alla protezione dei pentiti, tanto che magistrati illustri come Nicola Gratteri sono arrivati provocatoriamente a ipotizzarne l’abolizione. Il tema però è troppo delicato, con il rischio di polemiche politiche, e il governo ha preferito non toccare l’organizzazione del contrasto a cosche e narcos.

I risparmi però verranno anche da altri fronti. La legge chiede due sforzi. Ridurre i dirigenti e trovare una gestione unitaria per quanto riguarda acquisti, addestramento e caserme. Oggi spesso stazioni e commissariati hanno sede in edifici affittati a caro prezzo, mentre ci sono basi militari dismesse e immobili confiscati alle mafie che non vengono usati: un lusso che non si può sostenere. Così come negli appalti, spesso con gare diverse per comprare lo stesso tipo di auto o di velivolo. E più il mezzo è sofisticato, più aumentano i prezzi per l’assistenza, che si tratti di computer o di barche. Oggi ci sono veri paradossi, con contratti di manutenzione differenti per ogni singolo elicottero, oltre 600mila euro l’anno nel caso della Capitaneria: spese che si vuole abbattere uniformando i modelli e unificando i centri tecnici. Quanto alla razionalizzazione delle gerarchie, i nodi irrisolti sono diversi. Un dato statistico offerto dal dossier della spending review del governo Monti segnala che nel compartimento “Roma Centro” contro i 414 poliziotti previsti ne risultino ben 7500.

Carabinieri e Finanza hanno il vantaggio della natura militare: una volta impartiti gli ordini, si obbedisce. La polizia invece ha un’organizzazione più lineare ma deve negoziare ogni cambiamento con la nutrita schiera di sigle sindacali. La stessa che ha di fatto bloccato la soppressione dei reparti navali, che l’Arma ha invece più che dimezzato nel giro di cinque anni seguendo una revisione autonoma dei costi.

In sei anni i carabinieri hanno realizzato una consistente spending review. Destinando più risorse e uomini al controllo del territorio.

Per tutti i dipendenti pubblici però il ddl Madia impone una rivoluzione delle carriere, obbligando a fare pesare di più “merito e professionalità” nelle promozioni, adesso troppo spesso dominate dagli automatismi delle anzianità di servizio e – per i gradi superiori delle forze dell’ordine – dai giochi delle cordate interne o persino dalle influenze politiche. Una grande novità, con criteri che vanno ancora definiti. Perché senza i decreti attuativi la riforma non potrà partire.

Quanto si risparmierà non è ancora chiaro. Le stime iniziali parlano di 42 milioni di euro dall’accorpamento delle attività sul mare, altri 40 milioni dagli affitti delle sedi e circa 26 milioni dalla centralizzazione degli acquisti. Ma a regime si può andare molto più a fondo. Sulla base della radiografia dei bilanci realizzata da Piero Giarda per il governo Monti alcune analisi sono arrivate a prospettare un beneficio di 360 milioni solo sulla logistica – immobili, auto, manutenzione – e altri 180 milioni dalla razionalizzazione dei reparti speciali. E c’è chi spera che entro il 2025 le forze dell’ordine riescano a mettere da parte almeno un miliardo l’anno. Utopia?

La legge Madia propone di lasciare alle polizie fino alla metà dei risparmi: la decisione spetta al ministero dell’Economia. E questa formulazione non rappresenta certo un incentivo ai sacrifici. Anche perché la richiesta è quella di spendere meno ma aumentare la sicurezza per i cittadini. Una missione quasi impossibile alla luce degli stanziamenti attuali e soprattutto dai buchi negli organici: negli ultimi quattro anni meno della metà dei pensionati è stata rimpiazzata. Entro il 2018 alla polizia mancheranno 21 mila uomini e alla Finanza 15 mila mentre i carabinieri sono già sotto di 13.500. Nonostante questo la stragrande maggioranza dei fondi serve per gli stipendi, lasciando le briciole per i mezzi e l’addestramento. E l’età media continua a salire: ormai si è già a 42 anni, troppi per un lavoro logorante come quello del poliziotto.



Di imitare il resto d’Europa e aumentare la presenza di impiegati civili – con mansioni burocratiche e paghe minori – per smaltire alcune pratiche, come i passaporti o i permessi per gli immigrati, non se ne parla: negli altri Paesi ormai formano un quinto dei ranghi, da noi sono circa il 5 per cento. Il governo dal prossimo anno ha promesso di eliminare il blocco del turnover e già a dicembre l’Arma spera di arruolare un contingente di giovani carabinieri, selezionati con un concorso ma mai assunti.

L’unica risposta però può venire solo dalla razionalizzazione. Rivedere la mappa dei presidi, dirottando agenti e carabinieri dove servono di più: mandare sulle strade, nelle stazioni e nei commissariati uomini e donne che verranno reperiti eliminando doppioni e comandi. Convincendoli che saranno i loro risultati a determinare la carriera. Questa sì sarebbe una vera rivoluzione.

Con l’unificazione delle forze di sicurezza, l’Italia potrebbe realizzare risparmi valutabili in circa 3,5-4 miliardi l’anno. Se n’era accorto Claudio Cottarelli, ex commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica nominato dall’ex presidente del Consiglio Letta; e se n’è accorto Renzi, che vorrebbe metterla nell’ordine del giorno del suo esecutivo. Ora, grazie a due emendamenti al disegno di legge sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche proposti dal vice presidente della Camera Roberto Giachetti (Pd), il premier potrebbe avere la possibilità di effettuare le razionalizzazioni che Marco Pannella perorò già nei primi anni "80. Il primo emendamento prevede la completa unificazione, nell’ambito del Ministero dell’Interno di Polizia di Stato e Carabinieri. Si avrebbe così, ha scritto Giachetti, “una efficace razionalizzazione delle risorse disponibili attraverso una completa eliminazione delle duplicazione di funzioni e strutture equivalenti”. Al momento, gli uomini in organico sono, complessivamente, superiori alle 200 mila unità e quindi si avrebbero esuberi stimati in circa 25-30 mila unità che potrebbero essere “smaltiti” con i pre pensionamenti. Una simile soluzione metterebbe fine anche al pasticciaccio prodotto dalla legge 78 del 2000, quando i militare dell'Arma diventarono un doppione della Polizia di Stato.
Il secondo emendamento chiede invece “una delega al Governo in materia di istituzione del Corpo di polizia tributaria, di nomina del suo direttore generale e il transito del personale della Gdf nel medesimo”. E contiene il seme per rimettere ordine nella Guardia di Finanza, nella Polizia di Stato, nella polizia municipale e nel Corpo della polizia penitenziaria. “L'Italia è sinora l'unico Paese dell'Ue che, oltre ad avere due forze di polizia ha anche un Corpo di verificatori fiscali inserito tra le Forze destinate all'addestramento alla guerra”, commenta Luca Marco Comellini, uno degli estensori, insieme all’ex deputato Radicale, Maurizio Turco degli emendamenti.Le resistenze maggiori potrebbero venire, trasversalmente, proprio dalla politica e dai “militari”. Le forze dell’ordine – infatti - bivaccano sotto tende diverse: la polizia risponde al ministero dell’Interno, i carabinieri, d’altro canto, prendono ordini dal ministero della Difesa, la Guardia di Finanza dal ministero dell’Economia, la polizia penitenziaria dal ministero della Giustizia, mentre la Forestale è alle dirette dipendenze del ministero dell’Agricoltura. A volte i settori di competenza combaciano: nel settore alimentare, per esempio, Nas di carabinieri, polizia e forestali agiscono senza un coordinamento centralizzato.“Nel 1980, i Radicali avrebbero voluto modificare con un referendum l’organizzazione della Gdf, ma la Corte Costituzionale lo dichiarò inammissibile”, spiega Turco. Successivamente, il partito di Pannella tentò di trasformare la GdF, senza risultati tangibili, in corpo di Polizia tributaria: “Ha ancora poco senso – spiega Turco - che i finanzieri siano utilizzati per garantire l’ordine pubblico. Stesso discorso per il Corpo Forestale”. Per quanto riguarda le forze di polizia, basta osservare quanto fanno gli altri paesi dell’Ue: da nessuna parte, anche perché è antieconomico, operano polizie comunali, provinciali (e se si continua con questo tran tran molto presto ci saranno anche quelle regionali).Una seria riforma permetterebbe, insomma, di produrre risparmi e di presidiare interi territori abbandonati a se stessi. E mettere fine al proliferare di generali nella GdF, dove vige un meccanismo di promozioni assurdo che ha portato ai vertici del comando un’infinità di generali non operativi, determinando un consolidamento delle figure apicali (con un congruo aumento degli stipendi) a discapito della base. “L’accorpamento dei carabinieri e le forze di polizia è inderogabile: al nostro Paese non sono necessarie più polizie scientifiche”, commenta ancora Turco: “C’è in gioco anche la credibilità delle nostre istituzioni nell’Ue”.Gianni Tonelli, il segretario del Sindacato Autonomo di Polizia, ha commentato positivamente la proposta di Giachetti: “Ha fatto sua una battaglia storica del Sap: crediamo che la prima cosa da fare sia l’unificazione degli apparati logistici e centrali, assorbono il sessanta per cento delle risorse umane e logistiche”. Secondo Tonelli, occorre fare presto, “perché così si potrebbe impedire la chiusura dei presidi di polizia che il Viminale ha ancora in animo di fare e portare avanti invece una riforma complessiva dell'apparato della sicurezza". Ben vengano gli emendamenti, dice ancora Tonelli, soprattutto “se riescono ad evitare quei tagli lineari che stanno indebolendo gli apparati di Polizia, se riducono l’apparato logistico e se evitano le sovrapposizioni per materie e per territorio”. Il segretario del Sap ha paura solo di una cosa: che “la riforma resti ancora una volta lettera morta”.


FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



.

sabato 27 giugno 2015

I POMPIERI



Augusto con due riforme, una del 26 e l'altra del 6 avanti Cristo che diede a Roma una vera e propria difesa contro il fuoco, con criteri organizzativi e funzionali di notevole interesse tecnico. Con queste due riforme Roma ebbe, infatti, un Corpo speciale di guardie notturne sotto il comando di un 'Prefectus Vigilum'. Tale Corpo, denominato Militia Vigilum Regime,  era organizzato in sette Coorti di 'Vigiles' e 49 Centurie (sette per ogni coorte) per un totale di circa 7.000 uomini; ogni coorte assicurava il servizio nel territorio di due regioni (Augusto aveva diviso Roma in 14 regioni) collocando una caserma (statio) in una di esse, ed un distaccamento (excubitorium) nell'altra. In Trastevere, nei pressi del ponte Garibaldi, esiste ancora oggi un'antichissima costruzione della fine del II secolo d.C., distinta da un'iscrizione corrosa dai secoli. L'iscrizione indica che quell'edificio, nell'epoca romana dell'Impero, era adibito ad excubitorium della VII coorte dei 'Vigiles', preposta al controllo della XIV regione Transtiberim.

Fu nel 1699 che l'industriale Dumourrier-Duperrier propose ed ottenne di costituire, egli stesso, un servizio completo ed autonomo antincendio, valendosi dei suoi operai. Da questa organizzazione, ideata e realizzata da un industriale, nacque poi, oltre un secolo dopo, e precisamente il 18 settembre 1811, il Corpo dei Sapeurs-Pompiers che della struttura organizzativa del Dumourrier-Duperrier conservò le caratteristiche fondamentali. Il Reggimento dei Sapeurs-Pompiers di Parigi è ancora oggi in Francia è il fulcro tecnico ed organizzativo intorno al quale si svolge e dal quale prende vita tutta la difesa antincendio di quel Paese.
L'unità d'Italia trovò, in materia di servizio antincendio, una situazione quanto mai varia e certo non brillante: ai pochi Corpi pompieristici locali a carattere volontario e limitati alle circoscrizioni comunali, facevano riscontro vaste zone, addirittura intere regioni, completamente prive di qualsiasi difesa organizzata contro il fuoco. I pompieri comunali, là dove esistevano, erano ancora organizzati con concezioni ed ordinamenti quasi medioevali e tutto il complesso antincendio italiano appariva anacronistico, insufficiente, mal distribuito, alla mercè dei mezzi e delle tradizioni locali. Pochi, pochissimi Corpi, e solo quelli delle grandi città, ma neppure di tutte le grandi città potevano rispondere alle esigenze di un'efficace difesa antincendio.
Occorre arrivare al 1935 prima che questo problema così importante, sia riconosciuto in Italia a carattere nazionale.

Lo scopo della sua creazione fu quello di garantire un adeguato soccorso a tutta la popolazione italiana, dopo aver visto le difficoltà che si erano create nel terremoto calabro-siculo del 1908 in occasione del quale operarono insieme vari corpi di Civici Pompieri provenienti da numerose città italiane, ognuno con le proprie attrezzature, insieme ai primi soccorsi prestati dalla Regia Marina e dal Regio Esercito italiano. Durante il ventennio fascista venne affidato l'incarico di effettuare una riforma organica ad uno degli ex arditi della prima guerra mondiale, Alberto Giombini, viene chiamato dal Ministero dell'Interno, per coordinare la nascita di un unico corpo di vigili del fuoco in Italia. L'attività di Gombini fu fondamentale per la riorganizzazione del corpo, egli diventò inoltre il primo direttore della "Direzione generale servizi antincendi" (DGSA).

Allo scopo di uniformare la materia, che non aveva mai avuto una disciplina unitario a livello nazionale, venne emanato il regio decreto legge 10 ottobre 1935-XIV, n. 2472 istituì il Corpo Pompieri, e posto alla diretta dipendenza del Ministero dell'interno, con organizzazione su base provinciale e distaccamenti nei centri più importanti. Il successivo regio decreo legge 16 giugno 1938-XVI n. 1021 sostituì alla parola pompieri quelle di vigili del fuoco'. Il regio decreto-legge 27 febbraio 1939-XVII, convertito in legge 22 maggio 1939-XVII, n.960, abolì tutti i vari servizi pompieristici e le relative coordinazioni nazionali, nonché le varie organizzazioni provinciali.

Con l'istituzione del servizio antincendio comunale, ad opera della legge 27 dicembre 1941 n. 1570, il corpo subì un primo riordino, ed assunse la denominazione di corpo nazionale dei vigili del fuoco, e posto alle dirette dipendenza del Ministero dell'interno. Nel 1942 viene creato il Battaglione Santa Barbara e la creazione avviene in un momento particolare della guerra, quando cioè le sorti della guerra si ribaltano a favore degli anglo-americani, segnata da episodi quali la seconda battaglia difensiva del Don, e la seconda battaglia di El Alamein.

Nello stesso anno venne concepita l'idea dell'invasione di Malta, chiamata operazione C3; l'attacco avrebbe dovuto svolgersi a mezzo delle autoscale dei vigili del fuoco, montate su posamine che avrebbero dovuto raggiungere e circondare l'isola e poi, sviluppate le volate delle scale, far salire i soldati che avrebbero così invaso il territorio. Giombini, in gran segreto, chiese a tutti i corpi una lista di volontari per il suddetto battaglione e le richieste furono tanto numerose che si videro costretti ad effettuare una selezione rigidissima per il personale da arruolare: la richiesta minima parlava di personale con età anagrafica inferiore ai 42 anni. In ottobre i selezionati si ritrovarono a Roma, non alloggiati presso la Scuole Centrali Antincendi a Capannelle, bensì attendati accanto nel terreno adiacente, ed il comando venne affidato l'ing. Osvaldo Piermarini. L'operazione militare, fu però di colpo abbandonata nello stesso mese di ottobre, il battaglione venne sciolto, ed ai primi di novembre, causa l'aumento dei bombardamenti anglo-americani sulle città italiane, gli uomini furono suddivisi in 5 centurie ed inviati nelle città maggiormente colpite dai bombardamenti delle forze alleate (Torino, Genova, Roma, Napoli, Milano) in aiuto ai vigili del fuoco dei comandi interessati. Le scale smontate furono restituite ai comandi ed il personale che aveva fatto parte del battaglione fu autorizzato a portare sulla divisa lo stemma della "S. Barbara", ebbe un diploma di appartenenza e l'amministrazione statale si riservò la prerogativa, in caso di necessità, di ricostituire lo stesso.

Con la fine della seconda guerra mondiale il corpo venne ulteriormente riordinato e "smilitarizzato" con la legge 13 maggio 1961 n. 469, venendo nuovamente posto sotto le dirette dipendenze del Ministero dell'interno. A partire dal secondo dopoguerra è inoltre stato impegnato in diverse iniziative umanitarie, come ad esempio nel 1989, da quando cioè ha ricevuto la nomina di "ambasciatore di buona volontà" da parte del Comitato italiano per l'Unicef. Tra le iniziative cui il corpo ha partecipato, c'è Yes for Children, per un manifesto dei diritti dell'infanzia.

Nel 1992, con l'emanazione della legge 24 febbraio 1992 , n. 225 è l'istituzione del Dipartimento della protezione civile, il corpo è entrato a far parte istituzionalmente nel Servizio nazionale della protezione civile, il d. lgs. 30 luglio 1999, n. 300 prevedeva che questo dipendesse funzionalmente da una istituenda Agenzia della protezione civile e gerarchicamente dal Ministero dell'Interno, da cui dipende funzionalmente anche per le attività diverse dalla protezione civile tuttavia il decreto legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito in legge 9 novembre 2001, n. 401, eliminò tale previsione, riportando la dipendenza funzionale al dicastero. Infine nel 2005 è stato dotato di un proprio ordinamento, diverso dalle altre forze di polizia italiane.


L'organizzazione degli uffici centrali e dirigenziali è stata operata con il D.P.R. 7 settembre 2001, n. 398; al vertice del corpo vi è il Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, presso il Ministero dell'Interno. A capo del Dipartimento dei vigili del fuoco vi è invece un prefetto, nominato dal Ministro dell'Interno, che non appartiene ai ruoli del corpo (ma alla carriera prefettizia) mentre il capo del C.N.VV.F. è un dirigente generale proveniente dal corpo stesso. L'ordinamento del corpo è regolato dal d.lgs 8 marzo 2006 n. 139.

Il corpo è presente in tutte le regioni italiane in oltre cento comandi provinciali con alle dipendenze un numero variabile di distaccamenti, situati prevalentemente nei comuni più estesi e popolati della provincia, nonché in comuni distanti dal capoluogo di provincia. I comandi provinciali ed i distaccamenti sono organizzati secondo una serie di livelli che determinano il numero di personale ivi assegnato nonché la dotazione di attrezzature.

Le competenze, le funzioni e di compiti del corpo sono stabilite dal dal d.lgs 8 marzo 2006 n. 139; in particolare esso esercita attività di vigilanza sull'applicazione della normativa di prevenzione incendi in relazione alle attività, costruzioni, impianti, apparecchiature e prodotti assoggettati ad essa, soccorso pubblico e di difesa civile, oltre a tutte le attività assegnate al corpo da eventuali ed ulteriori leggi e e regolamenti; le competenze principali consistono nell'individuare le cause degli incendi e stabilire se si tratti di incendi dolosi, anche attraverso l'attività del nucleo investigativo antincendi (NIA), ed operando anche se necessario in collaboraizone con le altre forze di polizia italiane. In particolare, nel caso degli incendi, la competenza riguarda anche quelli di tipo boschivo che possano mettere in pericolo persone o cose, invece negli altri casi riguardanti tale tipi di incendio è competente il Corpo forestale dello Stato.

Tra i compiti rientrano quindi la salvaguardia di persone, animali e beni, il soccorso tecnico urgente; inoltre il corpo si adopera per garantire la sicurezza dello stato in casi di emergenza, anche da aggressioni esterne. Il Ministero della Difesa prevede la stesura di un piano nazionale che definisce le minacce, quali: chimiche, batteriologiche, radioattive e nucleari.

L'ordinamento dei ruoli del personale è regolato dal d.lgs 13 ottobre 2005 n. 217 del ("Ordinamento del personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco"), emanato ai sensi della legge delega 30 settembre 2004 n. 252. Il personale operativo del CNVVF riveste la qualifica di agente o ufficiale di polizia giudiziaria e la qualifica di agente di pubblica sicurezza, nonché di polizia amministrativa e di polizia giudiziaria. Il D.P.R. 21 marzo 2005, n. 85 ne ha disciplinato la consitenza organica, dando la facoltà al Ministero dlel'Interno di provvedere a nuove determinazioni in funzione di sopravvenute necessità. Il d.lgs 8 marzo 2006, n. 139 ha provvedutto ad un ulteriore riassetto delle funzioni e dei compiti del corpo il cui personale, nostante abbia un rapporto di lavoro disciplinato dal CCNL del comparto Vigili del fuoco e soccorso pubblico, istituito ai sensi della legge del 2004, è in linea generale oggetto di disciplina di diritto pubblico.

Il personale amministrativo, appartenente al servizio amministrativo, tecnico ed informatico (S.A.T.I.), è costituito da impiegati civili dello stato, non appartenente a ruoli operativi.

Dopo la sospensione delle chiamate al servizio militare di leva in Italia e dopo il nuovo ordinamento del corpo di cui al d.lgs 217/2005, il reclutamento del personale è aperto sia a civili che militari (con incompatibilità riguardo questi ultimi nel caso dei vigili volontari); il reclutamento avviene previo superamento di un concorso pubblico bandito dal Ministero dell'Interno. Le norme sul reclutamento, avanzamento di carriera ed impiego dei vigili sono stabilite dal d.lgs 13 ottobre 2005 n. 217.

Tra i requisiti richiesti vi sono limiti di età, previsti dal decreto del ministero dell'interno dell'8 ottobre 2012 n. 197: in particolare 30 anni per i vigili operativi semplici e 37 anni per i vigili del fuoco volontari. Ulteriori prescrizioni psico-fisiche sono previste dal decreto del Ministero dell'Interno 3 maggio 1993, n. 228 e dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 aprile 1993, n. 233. Le norme sul reclutamento, avanzamento ed impiego del personale volontario invece sono regolate del DPR del 6 febbraio 2004 n. 76. ("Regolamento recante norme sul reclutamento, avanzamento ed impiego del personale volontario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco."). Inoltre, alcune norme sono contenute nel d.lgs 15 marzo 2010 n. 66 ("Codice dell'ordinamento militare") che, oltre a prevedere disposizioni di carattere generale, contempla anche riserva in posti nei casi tassativamente indicati dalla legge.

Infine, le modalità di selezione del personale del ruolo SATI avviene tramite concorso pubblico, secondo le modalità stablite dal decreto del Ministero dell'Interno 24 luglio 2014, n. 131.




LEGGI ANCHE : http://popovina.blogspot.it/2015/06/i-pompieri-di-viggiu.html




.

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



.

questo

Post più popolari

Blog Amici