Visualizzazione post con etichetta psiche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta psiche. Mostra tutti i post

domenica 21 giugno 2015

BEN ARRIVATA ESTATE

.

Estate
Il sole che ogni giorno ci scaldava
Che splendidi tramonti dipingeva
Adesso brucia solo con furor

Tornerà un altro inverno
Cadranno mille pètali di rose
La neve coprirà tutte le cose
E forse un po' di pace tornerà

Il termine "estate" deriva dalla parola in latino aestas, col significato di "calore bruciante", a sua volta mutuato da aestus (come il greco aìthos) "calore", con riferimento al caldo fastidioso.

L'estate astronomica ha inizio il giorno del solstizio d'estate, il 20 giugno o 21 giugno nell'emisfero boreale (nell'emisfero australe il 20 o 21 dicembre) e termina nel giorno dell'equinozio d'autunno (22 o 23 settembre e nell'emisfero australe il 20 o 21 marzo). Si tratta del periodo dell'anno in cui il sole, raggiunto il suo punto più alto sull'orizzonte, il 20 giugno, inizia a scendere, fino al 23 settembre, giorno dell'equinozio d'autunno, quando la durata del giorno è uguale a quella della notte. In media, durante l'estate astronomica, si raggiungono le temperature più alte nella seconda metà di luglio. La sua durata è di 93 giorni e 14 ore circa nell'emisfero nord e di 89 giorni e 1 ora circa nell'emisfero sud.

L'estate meteorologica è la stagione in cui le temperature sono più elevate e l'aria è più calda. Nell'estate astronomica la durata del dì progressivamente incomincia a diminuire e, conseguentemente, ad allungarsi quella della notte.

Tali effetti sono più pronunciati alle latitudini più elevate (cioè vicino ai poli), mentre in corrispondenza dell'equatore le variazioni stagionali sono molto meno marcate.

Il solstizio è il momento in cui il Sole raggiunge il punto di declinazione massima (estate) o minima (inverno) rispetto alla Terra. Ovviamente questo vale se parliamo dell’emisfero boreale, per quello australe è il contrario. Nelle località lungo il tropico del Cancro e del Capricorno il Sole è allo Zenit, perpendicolare al mezzogiorno locale. Sole a picco niente ombra in parole semplici. La parola viene dal latino solis statio, sole e fermarsi.

Se il solstizio d’inverno, non Santa Lucia, ha la notte più lunga, quello d’estate ha la più breve.

Il sole di mezzanotte accadde all’altezza dei circoli polari. Nelle giornate estive il sole resta costantemente sopra l’orizzonte e quindi c’è luce anche in ore in cui sarebbe notte.

I solstizi sono da sempre momenti ritenuti sacri in inverno, con la festa del Sol Invictus che rinasce dalle tenebre, e in estate. Ci sono culti solari dal Polo Nord alla Polinesia, passando per Africa, Indonesia e sud America. C’è il culto fra gli indiani d’America e nell’antico Egitto, fra i Maya e gli Inca. La festa pagana Litha è uno degli otto sabbat del solstizio d’estate.

La tendenza ad essere più sani e in forma d’estate potrebbe non essere solo un’impressione dovuta al caldo e alle vacanze. I processi infiammatori, che spesso si acutizzano durante l’inverno, sono meno evidenti nella bella stazione.

Ciò non sarebbe dovuto soltanto alle condizioni ambientali, ma al fatto che l’attività dei geni responsabili del controllo del nostro sistema immunitario seguono dei ritmi stagionali. Lo sostiene uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications condotto all’Università di Cambridge su campioni di sangue e di cellule adipose di circa 16mila persone, che ha mostrato come l’attività di quasi un quarto dei nostri geni (circa 5.136 sui 22.822 testati) muta a seconda del periodo dell’anno, con alcuni più attivi d’estate ed altri d’inverno. Una stagionalità che interessa il nostro sistema immunitario e la composizione del sangue e del tessuto adiposo.
 
L’analisi dei campioni di sangue e grasso dei soggetti provenienti da vari paesi nel mondo ha mostrato che l’espressione genica e la composizione del sangue cambiavano a seconda del momento del prelievo. E non solo a seconda delle ore del giorno (i cosiddetti ritmi circadiani) ma a seconda della stagione. Inoltre, queste variazioni erano presenti indipendentemente dalla regione di provenienza (Africa, Europa, Australia), mentre l’espressione genica seguiva un modello di attivazione stagionale invertita tra emisfero australe e boreale. In altre parole, i geni coinvolti nel nostro sistema immunitario erano più attivi da dicembre a febbraio in chi vive al di sopra dell’equatore e da giugno ad agosto nei residenti al di sotto di esso. Inoltre, lo studio suggerisce che il nostro sistema immunitario nelle aree equatoriali con poche stagioni si adatta ad avere delle variazioni stagionali diverse rispetto alle altre latitudini con differenze più pronunciate tra le stagioni.

I ricercatori ritengono possibile che il livello inferiore di infiammazione necessario a far scaturire una risposta immunitaria negli inverni europei ed australiano sia una diretta conseguenza della coevoluzione con gli agenti patogeni, che proliferano di meno in questa stagione.

Ancora non è del tutto chiaro il meccanismo che regola queste variazioni, tuttavia «ciò potrebbe avere delle profonde implicazioni sul trattamento di alcune patologie e anche sulla pianificazione degli studi clinici» ha commentato il genetista John Todd direttore del JDRF/Wellcome Trust Diabetes and Inflammation Laboratory del Cambridge Institute for Medical Research, che ha ricordato come nel Regno Unito i nuovi casi di diabete 1 aumentino proprio nei mesi invernali.

La diversa attivazione genica stagionale predisporrebbe quindi all’acutizzazione di molti disturbi infiammatori e ciò spiegherebbe perché gli accorgimenti per mantenere caldi muscoli e articolazioni non bastano, come ben sanno i pazienti.

Fin dall'età classica si riteneva che le alterazioni patologiche dell'umore fossero sensibili ai cambiamenti di stagione: Ippocrate riteneva che in autunno prevalesse la produzione di bile nera, responsabile della melanconia, ed in estate di bile gialla, causa della mania. Lo stesso disturbo bipolare è a sua volta una malattia ciclica, caratterizzata da fasi di umore patologicamente euforico - eccitato (episodio maniacale o ipomaniacale) e fasi di umore patologicamente depresso (episodio depressivo). Recenti studi epidemiologici hanno evidenziato che gli episodi depressivi presentano un chiaro incremento in primavera e in autunno, mentre gli episodi maniacali e ipomaniacali sono superiori in estate. In alcuni casi quasi inevitabilmente una sintomatologia depressiva durante l'inverno si alterna ad una forma di mania o ipomania estiva nello stesso paziente. Tali fenomeni in parte si fondano sulla fisiologica euforia che in base al ritmo biologico stagionale si manifesta all'inizio della stagione estiva.

Spesso chi si ammala di depressione, o comunque presenta oscillazioni dell'umore, riferisce di essere particolarmente sensibile al cambiamento di stagione. Alcuni presentano dei veri e propri disturbi depressivi soltanto nelle stagioni autunno-inverno con una ricorrenza stabile e precisa. Al contrario, questi stessi soggetti nelle stagioni primavera-estate godono di un completo benessere o, in qualche caso, presentano addirittura episodi di eccitamento di entità variabile. Altri pazienti, invece, si ammalano di depressione durante la primavera-estate, mentre in inverno si sentono attivi, euforici, pieni di iniziativa o, comunque, in piena normalità. Perché succede? Isolamento, solitudine e gran caldo sembrerebbero le ragioni più importanti. Non è un caso, infatti, che negli ultimi anni durante i mesi estivi sono triplicati i casi di malattie mentali segnalati nei Pronto soccorso italiani.
Si tratta di un fenomeno condizionato dai cicli di luce e buio, per cui è piuttosto comune sentire pazienti che con il sopraggiungere dell'autunno sostengono di aver avvertito più tristezza per colpa del tempo. Il picco dei suicidi, peraltro, ha una collocazione stagionale che sicuramente non è casuale ed è tra maggio e giugno, con un altro picco da metà ottobre. Si tratta di un andamento accertato ed è per questo che si va in montagna alla ricerca di luce. Ed esiste una terapia vera e propria, la fototerapia, che tratta il paziente con la luce. Il fenomeno in sé si chiama SAD ed è la cosiddetta depressione stagionale. Ci sono persone già agitate o ansiose che iniziano a primavera a manifestare in primavera una vera e propria fobia per la luce. Si rinchiudono per evitarla e nei casi più gravi la luce ha addirittura un effetto violento, per cui i pazienti si sentono torturati, come se gli venissero inferte delle ferite con degli aghi. Una condizione di depressione preesistente non può che essere peggiorata dall'isolamento o da un abbandono e quest'eventualità aumenta anche il rischio di suicidio. Non è un caso che la depressione abbia un andamento collegato a ricorrenze di lutti ma anche a festività come il Natale che aumentano il senso di isolamento che il paziente già vive. L'estate rientra in questo quadro.

La depressione è una malattia fisica, pur con un importante componente psicologica, quindi alterazioni come quelle climatiche che alterano l'equilibrio omeostatico del paziente incidono. Tutti gli sbalzi climatici, così vengono avvertiti in misura maggiore dal paziente depresso. Nelle donne con disturbo bipolare la fase down, quella depressiva, dura di più. Un altro aspetto tipicamente estivo è quello della vita più disordinata. Interferisce sul tono dell'umore, in particolare dei più giovani. Del resto l'estate è, in particolare per i più giovani, un momento di euforia con iperstimolazione endocrina. Gli orari si fanno "sballati" e aumentano i caffè. Ma all'euforia segue una ricaduta.




FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



.

venerdì 5 giugno 2015

L' AFA IN PIANURA PADANA

.


L'afa, in meteorologia, è una condizione di maltempo, causata dalla contemporanea presenza di caldo eccessivo, alti tassi di umidità ed assenza di vento che fanno percepire temperature più elevate di quelle reali. Solitamente l'afa si presenta in estate ed è spesso accentuata in talune ondate di caldo. L'afa può rivelarsi una condizione pericolosa per la salute in quanto può causare stati di ipertermia, soprattutto nei soggetti a rischio come anziani, bambini o malati.

Ai confini tra Lombardia, Veneto ed Emilia, vi è una zona in cui talvolta in estate si vengono a creare condizioni climatiche di estremo disagio, per la commistione tra temperature ed umidità elevate e assenza di vento. E' qui che l'afa fa più paura.
Tra l'Emilia nord-orientale, il Veneto sud-occidentale e la Lombardia sud-orientale, in quel territorio racchiuso a nord dal corso dell'Adige, a sud da quello del Reno e attraversato longitudinalmente dal Po e trasversalmente dai suoi affluenti che giungono dalle Alpi (Oglio e Mincio) o dall'Appennino (Secchia e Panaro), si generano talvolta in estate condizioni di fortissimo disagio fisico, tra le maggiori che si riscontrano nell'intera nazione italiana, dovute alla commistione tra temperatura, umidità e scarsa ventilazione.

Proprio la presenza di così tanti corsi d'acqua naturali, ma anche creati dall'uomo in un tempo in cui le vie d'acqua erano le più sicure e veloci per il trasporto di merci e persone, l'essere al centro di una grande pianura con la conseguente distanza da qualsiasi rilievo in grado, grazie alle forzanti orografiche, di smuovere un po' l'aria, e ad est la presenza di un mare Adriatico incapace di far arrivare le sue brezze fino a questa zona, ma in grado invece di offrire un ulteriore contributo di umidità, concorrono a creare quelle condizioni di grande afa.

Nelle ultime estati le occasioni per queste condizioni di estremo disagio si sono moltiplicate. Le invasioni di aria africana si sono fatte più frequenti, spesso le temperature massime diurne varcano la soglia dei 35 gradi, ma non a scapito di un abbassamento dei tassi d'umidità, tutt'altro, insieme alle temperature si sono alzati anche i dew point (punto di rugiada, la temperatura alla quale l'aria si satura di umidità) ovverosia l'umidità assoluta.

Con l’inizio dei primi caldi, specie se accompagnati  da afa, umidità e/o inquinamento,  si correla  ad un significativo aumento dei sintomi  collegati  agli attacchi di panico ed in generale all’ansia quali:sudorazione, sensazione  di svenimento, debolezza, tachicardia, fame d’aria, difficoltà a respirare, capogiri, sensazione di testa vuota, sensazione di soffocamento, sbandamento etc. L’aumento di queste sensazioni fisiche minacciose, interpretate  come precursori degli attacchi di panico, innescano nelle persone già predisposte ai disturbi d’ansia (solo in Italia diversi milioni), specie se sono costrette a frequentare luoghi poco ventilati come metropolitane, uffici affollati, mezzi di trasporto  o  esposti  all’aperto, il timore di poter aver un attacco di panico e quindi vivono nel terrore di dover fronteggiare un esperienza che, secondo le loro “credenze”, può portarle a svenire, perdere il controllo, avere un infarto o, addirittura la morte.

Seguendo l’approccio della psicoterapia cognitivo comportamentale, ed in particolare il modello elaborato da Clark, possiamo ipotizzare una spiegazione realistica ed attendibile  del perchè fattori come l’afa, il caldo, l’umidità, le temperature elevate che spesso, nelle grandi città, sono  associate all’inquinamento posso produrre l’aumento dei disturbi d’ansia e quindi degli attacchi di panico.  Fondamentalmente, il  modello di Clark spiega i fattori d’innesco, mantenimento e cronicizzazione degli attacchi di panico come il risultato dell’interpretazione catastrofica di sensazioni somatiche (normali ed innocue) provocate dall’ansia in persone già predisposte e la successiva messa in atto di comportamenti protettivi e/o di evitamento;  in sostanza, secondo questo modello, una sensazione come la tachicardia o un normale giramento di testa, può essere interpretato dalle  persone che abitualmente si allarmano rispetto alle  proprie sensazioni corporee come  una prova tangibile che qualcosa di terribile sta succedendo, ad esempio un infarto. Questa interpretazione catastrofica di una normale sensazione fisica, ad esempio l’ aumento del battito cardiaco dovuto ad un sforzo, innesca tutta una serie di reazioni d’allarme (risposta di attacco o fuga, iperventilazione etc.) che, paradossalmente, acuendo le sensazioni fisiche iniziali e producendone di nuove,  confermano a circolo vizioso l’imminenza e  la pericolosità di quello che si teme, nel nostro caso un infarto.

Questo modello ci aiuta quindi  a  comprendere in che modo  il caldo, l’afa, le temperature elevate, l’umidità ed altri fattori “estivi”  contribuiscono ad  aumentare gli attacchi di panico ed in generale le manifestazioni legate all’ansia:   il caldo e gli altri fenomeni meteorologici, come l’afa e l’umidità, hanno la capacità di aumentare ed accelerare le sensazioni considerate precursori degli attacchi di panico come, ad esempio ,la difficoltà a respirare, le sensazioni di sbandamento, debolezza capogiri o testa vuota che fanno preludere alla perdita di controllo, la sudorazione, l’affanno o la tachicardia che possono essere interpretate come problematiche cardiovascolari; le alte temperature, l’umidità, l’afa e l’inquinamento, specie nelle grandi città, possono favorire fenomeni di depersonalizzazione o de realizzazione dando vita a quella catena di interpretazioni  che innesca, seguendo il modello di Clark, il circolo vizioso dell’ansia fino a sfociare in veri e propri attacchi di panico. L’esperienza comune dell’asfalto surriscaldato che sembra quasi squagliarsi,  rappresenta un buon esempio di come questi fenomeni atmosferici possono causare tutta una serie di manifestazioni che possono essere interpretate come minaccie per la propria salute psico-fisica. Non dimentichiamo  che in estate, con il caldo,  l’afa e l’umidità aumentano i tassi di anidrite carbonica CO2 che, come è risaputo, ha un ruolo rilevante negli inneschi degli  attacchi di panico e nei disturbi d’ansia in generale.

Ovviamente, per le persone non predisposte ai disturbi d’ansia o agli attacchi di panico l’aumento di queste sensazioni “fastidiose” provocate dal caldo e da altri fenomeni meteorologici  rappresentano  solo fattori sgradevoli o di  disturbo,  ma difficilmente si attribuisce alle stesse  un significato catastrofico o di minaccia. Al contrario, persone predisposte che manifestano una intensa risposta di allarme in relazione alle sensazioni somatiche reagiranno con preoccupazione mettendo in atto tutta una serie di dinamiche che contribuiscono ad aggravare la problematica; innanzitutto, queste persone manifestano una marcata ansia anticipatoria rispetto al clima che li attenderà ( ad esempio, prestano particolare attenzione alle previsioni metrologiche) e alle possibili conseguenze minacciose che questo comporta. Persone con questa “vulnerabilità” hanno una spiccata tendenza ad essere assorbiti dai propri stati interni nel tentativo (infruttuoso) di controllare la eventuale presenza di sensazioni che possono far presagire un pericolo o una minaccia per la propria salute; questo continuo scannerizzare il proprio corpo  (body cheek) paradossalmente aumenta la probabilità di selezionare (attenzione selettiva)  sensazioni che, con ogni probabilità, verranno interpretate come segnale di uno stato di minaccia, innescando, a circolo vizioso le dinamiche descritte da Clark.




LEGGI ANCHE : http://pulitiss.blogspot.it/p/aiuto-alle-persone.html

                           http://asiamicky.blogspot.it/2015/05/la-pianura-padana-in-lombardia.html



FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://mundimago.org/le_imago.html



.

questo

Post più popolari

Blog Amici