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domenica 24 luglio 2016

INCENDI ESTIVI

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Le cause naturali che possono scatenare un incendio boschivo sono estremamente rare. La presenza di una gran quantità di combustibile, la vegetazione, e di comburente, l’aria, non basta da sola a provocare il fuoco. Quello che manca, in un bosco, è il calore necessario per una reazione chimica a catena. I roghi, quando non dipendono da irresponsabilità o distrazione, sono quasi tutti dolosi, ossia appiccati con l’intenzione di radere al suolo la vegetazione. In parte si spiegano con la tradizione agropastorale che considera il fuoco un mezzo per procurarsi nuovo pascolo o, nel caso dei contadini, per rigenerare la fertilità del terreno. Nel resto dei casi, l’incendio doloso si lega quasi sempre a interessi speculativi legati all’edilizia, ma non solo: in alcune regioni il numero di incendi crea o conferma assunzioni di operai forestali precari. Non raramente è capitato che ad accendere un rogo siano stati proprio coloro che erano pagati per spegnerlo. Già nel 2001 il Sisde denunciava la responsabilità degli stagionali in Sicilia, la pattuglia più folta con oltre 30.000 addetti sui 68.000 del totale nazionale. Il 2007 è stato l’annus horribilis per i boschi italiani con oltre 10.000 incendi. Al fenomeno degli incendi dolosi l’Italia è storicamente vulnerabile ma negli ultimi anni ha aumentato le difese. Grazie a una campagna di sensibilizzazione e a una miglior organizzazione dell’apparato antincendio della Protezione civile e delle Regioni, gli interventi spesso evitano il peggio. Gli strumenti principali per frenare la devastazione delle aree protette restano però l’applicazione di leggi per evitare la speculazione sulle aree incendiate, il rafforzamento dei divieti e l’istituzione del catasto regionale delle aree attraversate dal fuoco.

Il primo dei grandi pericoli che ogni anno corre il nostro territorio è quello degli incendi. Bisogna ricordare che i 500 mila ettari di bosco bruciati nel nostro Paese negli ultimi quindici anni costituiscono un autentico disastro per l’equilibrio ecologico della penisola, oltre a un ingentissimo danno economico. L’azione di prevenzione e di spegnimento riesce a limitare solo parzialmente i danni di questi incendi, che ormai sono diventati il funesto rituale delle nostre estati. Il Corpo forestale dello Stato suddivide i danni in diretti e indiretti: i primi sono rappresentati dal valore della massa legnosa; i secondi, più difficilmente stimabili, sono quelli legati alla difesa idrogeologica, alla produzione di ossigeno, alla conservazione naturalistica, al richiamo turistico, alle possibilità occupazionali di numerose categorie di lavoratori. Il clima svolge un ruolo fondamentale nel creare le condizioni favorevoli allo sviluppo e alla propagazione degli incendi e, in caso di fulmini - eventi assai rari - anche nel provocarli direttamente. Un dato importante da tener presente, infatti, è il grado di umidità della vegetazione, in particolar modo di quella erbacea del sottobosco, che varia a seconda dell’andamento stagionale. Tuttavia, condizioni climatiche simili e pari coefficienti di umidità in zone diverse non producono un uguale numero di incendi. Ciò significa che sono altre le cause che favoriscono le combustioni. Tra queste possono essere annoverate l’afflusso turistico, l’abbandono delle campagne, l’attività di particolari pratiche agronomiche e della pastorizia, le vendette personali e le speculazioni. Una correlazione interessante è quella degli incendi boschivi con la circolazione delle autovetture: a un progressivo aumento degli autoveicoli circolanti e dello sviluppo viario, aumentano in modo esponenziale gli incendi boschivi e, dal rilevamento dei punti di innesco del fuoco, si evince come numerosi incendi abbiano inizio dal bordo di strade e autostrade. In base all’andamento meteorologico e climatico, ogni anno si registrano due periodi a grave rischio: l’uno, quello estivo, più marcato nelle regioni del centro-sud e in Liguria; l’altro, quello invernale, specialmente nelle zone dell’arco alpino. In genere, è l’uomo la vera causa dell’inizio di un incendio, mentre il fenomeno dell’autocombustione è assolutamente eccezionale. Negli ultimi anni, il servizio antincendi del Corpo forestale dello Stato ha iniziato alcuni studi che entrano nel merito delle cause effettive. Nello specifico, sono state indicate una serie di motivazioni ripartite in: cause dolose, o volontarie e cause colpose, o involontarie. Al primo gruppo sono da ascrivere gli incendi da cui gli autori sperano di trarne un profitto (distruzione di massa forestale per la creazione di terreni coltivabili e di pascolo a spese del bosco; bruciatura di residui agricoli quali stoppie e cespugli per la pulizia del terreno in vista della semina; incendio del bosco per trasformare un terreno rurale in area edificabile; incendio del bosco per determinare la creazione di posti di lavoro); gli incendi legati alle attività di ricostituzione e di spegnimento (impiego del fuoco per operazioni colturali nel bosco per risparmiare mano d’opera; incendio nel bosco per perseguire approvvigionamento di legna); incendi da cui gli autori non traggono un profitto concreto (risentimento contro azioni di esproprio o altre iniziative dei pubblici poteri; rancori tra privati; proteste contro restrizioni all’attività venatoria; proteste contro la creazione di aree protette e l’imposizioni di vincoli ambientali; atti vandalici). Le cause colpose o involontarie sono invece legate all’imprudenza, alla negligenza, alla disattenzione o all’ignoranza degli uomini che, involontariamente, provocano incendi o, molto più raramente, all’azione della natura. Diviene dunque buona cosa far sapere che gli incendi boschivi rappresentano un reato punibile con 10 anni di reclusione, che possono diventare addirittura 15 nel caso in cui un incendio riguardi una riserva naturale o un’area protetta.

In entrambi i periodi dell'anno, anche se con differente intensità e pur variando da zona a zona, si determinano le condizioni d'aridità, predisponenti il fenomeno.

Generalmente, la causa determinante l'incendio dei boschi è di origine antropica, eccezion fatta per i casi dovuti ai fulmini. L'autocombustione, sovente citata a sproposito, è da ritenersi una giustificazione quanto mai semplicistica ed erronea, in quanto, nei nostri climi, non si verifica che in casi del tutto eccezionali e al più limitata ai soli fienili o discariche.

Le condizioni che influenzano sia l'inizio che la prima propagazione dell'incendio, sono principalmente rappresentate:

- dalla quantità d'acqua che si trova nei tessuti delle piante, che può variare dal 2 al 200% nei tessuti morti, in dipendenza delle condizioni atmosferiche ed in particolar modo dell'umidità relativa dell'aria;

- dal vento, che oltre a favorire l'afflusso dell'ossigeno, quale comburente, determina l'avanzamento della linea del fuoco, provoca il preriscaldamento del materiale legnoso e quindi nuovi punti d'inizio e di continuazione del fuoco;



- dalla quantità, dimensioni, disposizioni dei materiali combustibili, i quali, se sottili e non pressati, offrono maggiore superficie esterna all'ossigeno comburente.

Le condizioni favorevoli per l'inizio dell'incendio nel bosco, si verificano, più frequentemente, in presenza di copertura morta disseccata, con soprassuoli giovani, specialmente di essenze lucivaghe di resinose.

Le differenti condizioni meteorologiche: regime pluviometrico, dominanza dei venti, unitamente alle diverse tipologie forestali, al loro governo e trattamento, influenzano la frequenza stagionale degli incendi.

Oggi non vi e’ paesaggio naturale e vegetale che non sia stato modellato piu’ o meno intensamente dal fuoco.

Vasti e frequenti incendi forestali degli ultimi anni, uniti alla irregolarita’ delle precipitazioni, possono aggravare i rischi di desertificazione.

Tale pericolo e’ presente in tutta la parte Sud dell'area mediterranea e incomincia a interessare anche la parte Nord ed a preoccupare seriamente gli organismi internazionali, poiché minaccia i programmi di riforestazione e di utilizzazione delle risorse forestali.

Di fronte a tale problema i paesi più colpiti stanno organizzando il potenziamento dei mezzi di lotta e formulando progetti pilota alla CEE per contribuire al mutuo soccorso tra Stati Membri in caso di incendi di particolare gravità.

La statistica delle cause è purtroppo molto meno completa di quella dei sinistri.

Per questi motivi, la questione delle cause non può essere chiarita con dati certi e documentati e richiede una analisi profonda e molto allargata delle possibili motivazioni degli incendiari, per conoscere l'origine del fenomeno.

Il clima e l'andamento stagionale giocano un ruolo fondamentale nel predisporre una situazione di favore allo scoppio dell'incendio, per cui, periodi di non pioggia e di alte temperature, determinano condizioni di estrema pericolosità. E quando in luglio ed agosto ad altitudini comprese sino ai 700 m.s.l.m. la vegetazione erbacea e secca, il potenziale combustibile aumenta considerevolmente; viceversa, in pieno rigoglio vegetativo, l'innesco del fuoco è difficile.

Non vi è dubbio che la causa prima degli incendi boschivi vada ricercata essenzialmente nell'alto grado di depauperamento e di forte spopolamento delle zone dell'alta collina e della montagna. Un simile evento ha determinato nel tempo I'abbandono di tutte quelle pratiche agronomiche e selvicolturali che di contro in passato venivano effettuate nelle campagne e nei boschi, con il risultato di rendere il bosco meno soggetto nei confronti del fuoco.

I diradamenti, le ripuliture, il pascolo disciplinato, eventuali colture ed in alcuni casi anche il fuoco controllato, facevano si che il sottobosco non fornisse esca e nel contempo, la presenza attiva dell'agricoltore e del pastore era garanzia e sicurezza per un rapido intervento anche qualora l'incendio scoppiava.

Così, anche quando gli agricoltori, involontariamente potevano essere causa dell'incendio, essi stessi provvedevano a spegnerlo direttamente; cio’ era possibile grazie alla cospicua presenza demografica nelle zone di campagna, oggi di contro, fortemente diminuita ed invecchiata.

La situazione è ora cambiata, tanto che le operazioni selvicolturali tradizionali sono molto trascurate; e pratiche agronomiche e pastorali, nelle quali si fa uso anche del fuoco, oggi assumono, per i boschi limitrofi ai campi ed ai pascoli, un pericolo costante, poiché l'esodo da tali zone, in particolare quello giovanile, è stato massiccio. Ma, se questa è la ragione prima di certi tipi d'incendio, non diverse sono le considerazioni da fare per quanto concerne l'incendio boschivo determinato dalla presenza di altri potenziali utenti.

Anche tali casi riguardano l'uso del territorio, così carente di strutture e di servizi atti ad assicurarne il mantenimento, dal punto di vista fisico ed economico, in funzione dell'uso e non dell'abuso più intenso.

Una correlazione interessante è quella degli incendi boschivi con la circolazione veicolare. Infatti si vede che ad un progressivo aumento degli autoveicoli circolanti e dello sviluppo viario, aumentano in progressione gli incendi boschivi. E dal rilevamento dei punti d'innesco del fuoco si evince come moltissimi incendi abbiano inizio dal bordo di strade ed autostrade.

Qualsiasi strategia di prevenzione e lotta al fuoco, per quanto valida nei suoi principi ispiratori, è destinata a fallire se non sostenuta dalla partecipazione della gente, sia in termini di convincimenti che di azioni materiali.

Di qui la necessità di indicare alcuni orientamenti volti ad integrare il piano organizzativo anticendio, soprattutto quando lo studio delle cause del fenomeno induce a ritenere che il comportamento dell'uomo, doloso o colposo che sia (83,5%), è all'origine del diffondersi degli incendi boschivi e della distruzione dei delicati equilibri ambientali.

Valgono, pertanto, le seguenti considerazioni:

- La salvaguardia e la tutela dei boschi sono oggi strettamente connesse al grado di civiltà degli uomini, alla loro cultura e sensibilità.
Si rilevano, infatti, insufficienti i divieti e le sanzioni, i sistemi di lotta tecnologicamente avanzati, o altre iniziative adottate, in presenza di una coscienza sociale poco attenta alle esigenze dell'ambiente.

- La difesa del bosco e degli alberi, è ormai quasi esclusivamente connessa alla qualità dei rapporti che l'uomo è in grado di stabilire con l'ambiente. Al riguardo, l'opera di sensibilizzazione delle popolazioni e di informazione dei cittadini, anche con il coinvolgimento dei mass media, non sarà mai pienamente efficace se non mira a realizzare una cultura della tutela del patrimonio forestale inteso come bene imprescindibile che appartiene alla stessa collettività.
É necessario, pertanto, dare opportuno impulso a tutte quelle azioni di carattere informativo e formativo che concorrono alla crescita di una cultura dell'ambiente e del bosco, promuovendo la consapevolezza che uomini e alberi appartengono al medesimo contesto naturale.

- La disattenzione verso tale ultimo interesse e valore (il bosco ha oggi un valore più pubblico che privato, più generale che locale, più culturale che materiale, più ecologico che economico) spesso addebitabile all'incuria, alla scarsa attenzione ed educazione, alla superficiale conoscenza del bosco e del suo significato ambientale, in non rari casi nasconde mire speculative che andrebbero, sempre e ovunque, contrastate, tenuto conto del divieto di cui all'art. 9 della legge 1 Marzo 1975, n. 47 e di analoghe disposizioni regionali in materia.
La predetta legge vieta l'insediamento di costruzioni di qualsiasi tipo nelle zone boscate distrutte o danneggiate dal fuoco, impedendo, altresì, che tali zone assumano una destinazione diversa da quella avuta prima dell'incendio.
La tutela giuridica è stata in seguito integrata dalla Legge Galasso, n. 431 dell' 8 Agosto 1985, che sottopone al vincolo paesaggistico i terreni boscati percorsi dalle fiamme.

- I materiali di risulta dall'agricoltura o della ripulitura dei boschi, le paglie, un tempo risorse da utilizzare negli allevamenti zootecnici, oggi sono considerati solo uno scarto da distruggere con l'incendio.
Da questi fuochi disseminati nelle campagne si origina un consistente numero di incendi, cosiddetti "involontari", riconducibili, alla stregua della bruciatura delle stoppie, soprattutto nell'Italia meridionale, alla medesima preoccupante tendenza al disinteresse e alla disattenzione per le risorse naturali.
Una più assidua vigilanza sull'osservanza delle norme, statali e regionali, che vietano tali operazioni nei periodi di massimo rischio per gli incendi, sicuramente circoscriverebbe la proporzione del fenomeno.

- Oggi si è promossa l'immagine del bosco come elemento del paesaggio e richiamo turistico, provocando l'effetto di un aumento della mobilita’ di massa e della presenza umana all'interno dei complessi boscati.
Una presenza, spesso, che si traduce in azioni devastatrici ed inquinanti, mediante comportamenti irresponsabili, come l'accendere fuochi ed abbandonare rifiuti nei boschi; una presenza, molte volte, poco consapevole del valore delle risorse naturali di cui beneficia e non in grado di capire il significato e l'importanza del ruolo che esse svolgono nell'ambito territoriale, ne’ il livello di produttivita’ che tali risorse raggiungono sia in termini di biomassa che di servizi forniti alla società.

- L'analisi dell'incidenza percentuale degli incendi sul tipo di proprietà e sul tipo di bosco bruciato evidenzia come le superfici colpite da maggiori aggressioni siano quelle in cui coesistono la proprietà privata e la presenza del ceduo, tipo di bosco più frequentemente destinato all'abbandono.
Se a queste informazioni si aggiunge la considerazione che quasi il 30% degli incendi si verifica nelle aree di collina interna e circa il 34% in quelle di montagna interna, e possibile argomentare che la ricorrente frequenza degli incendi va correlata anche al complesso dei problemi che ostacolano il corretto recupero delle stesse aree.
I fattori che rendono un bosco vulnerabile al fuoco non sono diversi da quelli che concorrono a determinare la marginalità economica e sociale del contesto territoriale del quale esso fa parte. II bosco, infatti, si configura sempre più come sito destinato ad essere toccato dalla stessa pericolosa fragilità ambientale del territorio che lo comprende.

- Lo studio analitico del fenomeno evidenzia che molti incendi si verificano lungo le ferrovie, strade ed autostrade, a partire dalle scarpate e dalle cunette spesso interessate da vegetazione facilmente infiammabile, oppure lungo le piste e i sentieri che si addentrano nei boschi.
Questi fuochi possono essere prevenuti sia con azioni tendenti a rendere più consapevole e responsabile il comportamento dell'uomo, che con interventi di vigilanza delle Amministrazioni preposte.

- Per la prevenzione degli incendi volontari, che spesso assumono la forma dell'atto vandalico o del ricatto alle istituzioni, e opportuno attuare tutte le misure tendenti a ridurre le tensioni sociali che potrebbero degenerare nell'uso del fuoco.

- Oggi gli interventi contro il fuoco sono affidati a personale altamente addestrato e all'impiego di mezzi terrestri ed aerei.
Da scoraggiare e’ la morbosa curiosità con la quale di solito la gente assiste passivamente all'incendio, quasi che l'incendio stesso costituisca uno spettacolo.
Seppure non si può nascondere che l'incendio susciti emozioni spettacolari, è pur vero che si tratta di un quadro desolante nel quale si consumano una parte della natura, della nostra storia, della nostra cultura e si distrugge un patrimonio naturale difficilmente ricostituibile nella sua originaria complessità ecologica.
E’ indispensabile dunque che nel corso di un incendio tutti si adoperino a collaborare con i forestali e con quanti sono preposti a compiti di spegnimento, astenendosi da ogni intralcio o disturbo.

- Chiunque scopra un incendio che ha attaccato o minaccia di attaccare un bosco è tenuto a dare l'allarme perchè possa essere immediatamente avviata l'opera di spegnimento.



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domenica 26 giugno 2016

I MOSCERINI

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Il moscerino è un piccolo insetto appartenente all'ordine dei Ditteri. Il termine fa in genere riferimento a ditteri di dimensioni dell'ordine di pochi mm e dalla livrea poco appariscente. La maggior parte dei ditteri comunemente chiamati moscerini fa capo al sottordine dei Nematoceri, ma il termine è comunemente usato anche per fare riferimento a brachiceri di piccole dimensioni e che, nell'aspetto, si distinguono dalle mosche.

Alcuni moscerini hanno apparato boccale di tipo pungente-succhiante e le femmine hanno regime dietetico parzialmente ematofago (es. Ceratopogonidi), altri invece sono incapaci di pungere e si nutrono di sostanze zuccherine (es. Chironomidi).

I moscerini sono gli insetti col più veloce battito delle ali. Un moscerino della famiglia dei Ceratopogonidi, genere Forcipomyia, batte le ali fino alla velocità di 1.000 battiti al secondo. Per confronto, la mosca ha una frequenza del battito alare di circa 200 battiti al secondo.

Tutti i moscerini sono insetti dell’ordine dei Ditteri, quindi depongono uova da cui nascono larve che, dopo varie mute, si trasformano in pupe e quindi in adulti. La specie più “nota” di moscerini è probabilmente la Drosophila melanogaster (moscerino della frutta). Gli adulti sono attratti dalla frutta marcia, dai vegetali e da tutte le sostanze in via di fermentazione. È qui che depongono le uova, così che le larve alla schiusa possano facilmente trovare di che nutrirsi. Hanno un ciclo vitale che dura circa due-tre settimane e si riproducono una sola volta nella vita. Questi moscerini vengono allevati in molti laboratori in cui si studia la genetica, perché se ne possono allevare centinaia insieme in un piccolo tubo di vetro, nutrendoli con un passato di frutta.



I moscerini sono degli insetti molto diffusi, soprattutto in estate, che solitamente invadono le case e i giardini, prediligendo soprattutto la cucina ed i barbecue, in quanto è li solitamente che è possibile trovare degli avanzi di cibo, oppure delle incrostazioni dovute ad alimenti che vi sono rimasti attaccati, soprattutto a causa di una cattiva o scorretta igiene. E’ opportuno pertanto che teniate una corretta igiene dei vostri ambienti in modo da rendere poco “confortevole” la vostra casa a questi fastidiosi insetti, che, se siamo fortunati, non entreranno affatto, tuttavia esistono degli stratagemmi aggiuntivi per ovviare a  questi fastidi.

Evitate per prima cosa di lasciare la cucina sporca, magari con piatti e stoviglie non puliti del giorno prima, lasciati nel lavello per pulirli l’ indomani, per quanto possibile, pulite tutto quanto prima ed evitate di spruzzare deodoranti dalle profumazioni floreali, in quanto attirerebbero i moscerini, inoltre smaltite sempre i rifiuti e non lasciate le pattumiere aperte. Un piccolo trucchetto, preso in prestito dalla tradizione araba ( molto utilizzata dei mercatini di generi alimentari), consiste nell’ appendere dei sacchetti di plastica trasparente ( anche quelli per congelare andranno benissimo) con dell’  acqua  all’ interno, i moscerini infatti, molto probabilmente scambieranno questi sacchetti per delle grosse ragnatele, vedendo il riflesso dell’  acqua che li confonde, ed istintivamente dovrebbero allontanarsi. Esiste anche un rimedio naturale molto efficace che consiste  nel lasciar bollire della menta in poca  acqua, filtrare ed utilizzare insieme ai prodotti per la detersione, questa pianta infatti rilascia un odore molto forte che disturba i moscerini i quali non entreranno (o entreranno in misura contenuta) nella vostra casa. Inoltre potreste utilizzare dei metodi barriera come le apposite piastrine da inserire nei fornellini per allontanare gli insetti (sconsigliabili se avete bambini), oppure posizionare sui davanzali di balconi e finestre delle piantine di menta e/o basilico.


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giovedì 5 maggio 2016

IL TROPICO DEL CANCRO

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Il Tropico del Cancro deve il suo nome al fatto che in passato il Sole, nel solstizio d'estate, si trovava nella costellazione del Cancro; questo oggi non è più vero, a causa del fenomeno della precessione degli equinozi, ma il nome resta inalterato. Dal punto di vista astrologico, nello stesso giorno il Sole fa ingresso nel segno zodiacale del Cancro: per definizione, infatti, l'arco del quarto segno ha come punto d'inizio il punto in cui si trova il Sole nel solstizio d'estate.

Benché la posizione dei tropici si consideri spesso come fissata, la distanza dall'equatore varia leggermente nel tempo, a causa degli spostamenti dell'asse di rotazione terrestre. Nel 2014 il tropico del Cancro è situato a 23° 26' 14,675 a nord dell'equatore, in avvicinamento all'equatore di qualche frazione di secondo di latitudine ogni anno.



Nel 1917 la distanza dall'equatore era di 23° 27'. Ciò comporta una lievemente minore differenza stagionale alle alte latitudini.

La posizione del tropico del Cancro non è fissa, ma varia nel corso del tempo con uno spostamento annuo verso sud di circa mezzo secondo (0,47") di latitudine ogni anno. Partendo dal meridiano di Greenwich, il Tropico del Cancro attraversa: Algeria, Mali, Niger, Libia, Egitto, Mar Rosso, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Oman, Mar Arabico, India, Bangladesh, Birmania, Cina, Mar della Cina, Taiwan, Oceano Pacifico, Golfo di California, Messico, Golfo del Messico, Bahamas, Oceano Atlantico, Sahara occidentale, Mauritania.

Tra i punti più rilevanti toccati dal Tropico del Cancro che influiscono anche tantissimo sul clima, vale la pena citare paesi come la Cina, il Messico, l'India, il Nord Africa ed in particolare il Mar Rosso, oltre a quelli che si affacciano sull'Oceano Pacifico e Indiano.



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giovedì 2 luglio 2015

LUGLIO

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Luglio col bene che ti voglio vedrai non finirà....ahiai....ma spero finisca presto col caldo che farà....

Luglio è il settimo mese dell'anno secondo il calendario gregoriano ed il secondo mese dell'estate nell'emisfero boreale, dell'inverno nell'emisfero australe, consta di 31 giorni e si colloca nella seconda metà di un anno civile.

Il nome deriva da Giulio Cesare, nato attorno alla metà del mese (il 12 oppure il 13, a seconda delle fonti). In precedenza, nel calendario romano di Romolo aveva il nome di Quintile.

Il 32 luglio è un giorno immaginario, presente nel romanzo fantascientifico di Frederik Pohl, "Il tunnel sotto il mondo" (1955): in tale giorno, gli abitanti di una società totalmente asservita ad un potere temporale vivono in permanenza. Nel 1969 l'opera fu trasposta cinematograficamente da Luigi Cozzi.
38 luglio è un singolo del 1973 del gruppo Squallor.

Estremamente sensibile ed ansioso, il Cancro è anche molto permaloso perchè teme sempre che lo prendano in giro. Nutre sentimenti profondi, soprattutto nei confronti dei familiari. La famiglia, compresa quella d'origine, è il pensiero primario per i nati del Cancro e, ancor prima del partner, vengono i figli; questo è soprattutto vero per la donna Cancro che sarà prima madre e solo dopo compagna. Poco razionale, l'equilibrio affettivo del Cancro risente degli stati d'animo del momento e anche di banali influenze esterne: può amarti oggi, non sopportarti domani.
I nativi del segno sono molto intuitivi, dolci, tendenzialmente malinconici, con frequenti sbalzi di umore e di carattere; fortemente metereopatici. Dotato di straordinaria memoria, è facile che un Cancro arrivi ad accumulare un ottimo bagaglio culturale. Ottima predisposizione in campo artistico. Il Cancro seduce con facilità ma corre dietro a chi lo sfugge. Riesce a complicare la propria vita affettiva, mentre è bravo e generoso nello sbrogliare i problemi degli altri. Facilita i rapporti interpersonali, perchè sa comprendere e mettere gli altri a proprio agio.
Anche nel lavoro, questo segno manifesta il suo bisogno di "casa", preferendo le piccole aziende, dove non sentirsi un numero, dove può offrire a tutti le sue attenzioni e far sentire la sua presenza come qualcosa di utile e gradevole. Sempre in agguato, però, la sua permalosità che ha bisogno di imparare a controllare.
Genitore chioccia, decisamente soffocante; anche con figli adulti e sempre per troppo amore, il Cancro non finisce mai di dare il tormento con mille raccomandazioni.
Come figlio, sono proprio le coccole che va cercando, le continue carezze soprattutto della mamma, dalla quale non si staccherebbe mai.
I nati del segno amano le cose belle della vita e tutto il buono che può offrire una solida situazone economica; per raggiungere la meta, sono pronti a sfoderare tutta la loro abilità nei rapporti interpersonali utili a tale scopo. Per farsi avanti, non daranno mai gomitate ma chiederanno, con educazione e sorridendo, "E' permesso?"

Lui prima dei 30 anni è molto attratto dalla sensualità e non disdegna la donna molto provocante, in relazioni transitorie. Dopo, si trasforma ed eccolo alla ricerca di un rapporto duraturo, dove altri sono i valori da prendere in considerazione. Riprende il sopravvento il suo bisogno di famiglia. La compagna ideale sarà sempre per lui una seconda mamma.
La donna Cancro persegue subito un'unione duratura e, portata com'è a proteggere, può diventare soffocante. Ama le coccole e ne distribuisce con facilità. Non appena diventa mamma, tutta la sua iperprotezione e le sue dolcezze si riversano sui figli - che considererà sempre cuccioli anche in età adulta - privilegiando il ruolo di madre a quello di moglie.
Affinità di coppia:

1) SCORPIONE: Unione senz'altro possibile, per l'intesa sia fisica che caratteriale. La grande dolcezza e tenerezza del Cancro, aiuteranno lo Scorpione a moderare i propri impulsi.

2) CAPRICORNO: Rapporto che può risultare positivo. La razionalità del Capricorno è fortemente attratta dalla dedizione offerta dal Cancro. Sarà probabilmente quest'ultimo a lamentarsi e pretendere maggiore partecipazione dal partner.

3) PESCI: Buona l'intesa caratteriale e anche fisica, che consentono un'unione felice. Il partner Cancro, però, dovrà contenere le manifestazioni troppo accentuate e soffocanti del suo amore.

Il Leone ha una volontà nel senso più ampio del termine e sicurezza di sè sono le due principali caratteristiche di base dei nati sotto questo segno. Possono però manifestarsi in espressioni non solo positive ma anche negative. Manifestazioni positive della volontà sono la determinazione, il bisogno di lottare, eccellere, conquistare, organizzare e di guidare con autorità incitando al coraggio. Nella sua manifestazione negativa, il Leone può rivelare una vera sete di potere, diventare prevaricatore.
Se la sua voglia e predisposizione al comando non sono supportate da carisma personale e caratteristiche specifiche indispensabili a un vero leader - magnanimità compresa - rimane solo la presunzione, l'espansione del proprio ego che vuole sentirsi un re incoronato.
Il Leone è leale, generoso, evita di far pesare i difetti altrui, in questo dimostrando la sua "regalità": essendo un focoso, infatti, gli verrebbe d'istinto di reagire con stizza.
Ha grandi aspirazioni e le sue doti naturali possono farlo arrivare lontano. L'aspetto particolare del suo essere Leone, però, è che - qualsiasi attività lui sia destinato a svolgere, anche la più semplice - troverà sempre il modo di farsi notare, di spiccare nel mucchio: carisma personale, capacità, tenacia, buona comunicazione.
Nel lavoro, preferisce lasciare ad altri gli aspetti meno interessanti, magari dopo averne lui stesso organizzato le varie fasi. Sempre pronto, il Leone, ad affrontare un nuovo progetto, meglio se dall'incerto esito, per essere spronato a dare il meglio ed arrivare alla meta positiva con il senso della vera conquista.
Questo grande dello zodiaco ama e ama molto: non lesina parole, gesti, regali, tutto per far sentire il partner vezzeggiato, amato e tanto fortunato. La moneta di scambio è un'eterna incondizionata ammirazione nei suoi confronti. Capace di fedeltà; se tradito, il suo orgoglio esplode ma, se la sua magnanimità è particolarmente accentuata, da vero "grande" riesce anche a perdonare.
Ottimo genitore, affettuoso e presente e buon insegnante di vita. Se i figli avranno successo nella vita, gradirà molto che riconoscano anche il suo merito.

Lui è pronto a prendere le iniziative, in tutto, sempre voglioso di sentirsi le situazioni in pugno. Sicuro di sè, vuole fiducia e chiede fedeltà. Geloso, ma pronto a mostrare con soddisfazione le belle donne che gli stanno accanto perchè il Leone vuole ammirazione e far bella figura in tutto, con tutti. Nella sua partner, ama le parti più nascoste e misteriose sia fisiche che interiori. Alquanto convinto della superiorità maschile.
Lei se vuole sedurre, riesce a farlo con chiunque; sottilmente sensuale, con una vera forza di richiamo negli occhi. Abilissima nel provocare e catturare la preda, non ammette di essere tradita ma neanche vuol tradire. Molto generosa in amore, riesce a ottenere ciò che vuole. Si sente pari all'uomo e fatica a far capire al partner che "lui" non è superiore alla donna. Ha un ottimo rapporto con l'infanzia, può quindi essere una straordinaria mamma e una bravissima insegnante.
Le affinità di coppia :

1) SAGITTARIO: bellissima unione, Leone con Sagittario, per le affinità intellettive e fisiche. Importante è che il Sagittario impari presto (e si adegui) che il re è il Leone!

2) GEMELLI: certo, può funzionare bene, perchè tutti e due i segni sanno come gratificare il partner. Un suggerimento al Leone: ricorda di lasciare un po' di briglia sciolta al tuo partner Gemelli, per il quale almeno un po' di libero spazio è di importanza vitale.

3) BILANCIA: assolutamente positivo il rapporto, per la perfetta condivisione di sentimento e sesso. Un neo: entrambi sono pronti ad appoggiarsi troppo al partner, se ricco o famoso, per trarne il massimo della sicurezza.

L' elemento del Leone è il fuoco.
L'energia che brucia dentro senza mai estinguersi, scatena la passionalità e la creatività. E, come la fiamma che è sempre in movimento, è sempre in agitazione, instancabile, proiettato verso il futuro. Male sopporta i condizionamenti imposti dalla vita reale e va avanti per la sua strada, rivelando spesso profonde intuizioni che si rivelano esatte.
Il pianeta da cui è governato è il Sole che afferma la sua primaria importanza sugli altri pianeti, così come  sembra sempre di ruggire: "il Re sono IO!" Infatti il sole non è un pianeta ma una stella che brilla di luce propria, che illumina e riscalda anche quando non si vede perchè offuscato da qualche nuvola.




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domenica 21 giugno 2015

BEN ARRIVATA ESTATE

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Estate
Il sole che ogni giorno ci scaldava
Che splendidi tramonti dipingeva
Adesso brucia solo con furor

Tornerà un altro inverno
Cadranno mille pètali di rose
La neve coprirà tutte le cose
E forse un po' di pace tornerà

Il termine "estate" deriva dalla parola in latino aestas, col significato di "calore bruciante", a sua volta mutuato da aestus (come il greco aìthos) "calore", con riferimento al caldo fastidioso.

L'estate astronomica ha inizio il giorno del solstizio d'estate, il 20 giugno o 21 giugno nell'emisfero boreale (nell'emisfero australe il 20 o 21 dicembre) e termina nel giorno dell'equinozio d'autunno (22 o 23 settembre e nell'emisfero australe il 20 o 21 marzo). Si tratta del periodo dell'anno in cui il sole, raggiunto il suo punto più alto sull'orizzonte, il 20 giugno, inizia a scendere, fino al 23 settembre, giorno dell'equinozio d'autunno, quando la durata del giorno è uguale a quella della notte. In media, durante l'estate astronomica, si raggiungono le temperature più alte nella seconda metà di luglio. La sua durata è di 93 giorni e 14 ore circa nell'emisfero nord e di 89 giorni e 1 ora circa nell'emisfero sud.

L'estate meteorologica è la stagione in cui le temperature sono più elevate e l'aria è più calda. Nell'estate astronomica la durata del dì progressivamente incomincia a diminuire e, conseguentemente, ad allungarsi quella della notte.

Tali effetti sono più pronunciati alle latitudini più elevate (cioè vicino ai poli), mentre in corrispondenza dell'equatore le variazioni stagionali sono molto meno marcate.

Il solstizio è il momento in cui il Sole raggiunge il punto di declinazione massima (estate) o minima (inverno) rispetto alla Terra. Ovviamente questo vale se parliamo dell’emisfero boreale, per quello australe è il contrario. Nelle località lungo il tropico del Cancro e del Capricorno il Sole è allo Zenit, perpendicolare al mezzogiorno locale. Sole a picco niente ombra in parole semplici. La parola viene dal latino solis statio, sole e fermarsi.

Se il solstizio d’inverno, non Santa Lucia, ha la notte più lunga, quello d’estate ha la più breve.

Il sole di mezzanotte accadde all’altezza dei circoli polari. Nelle giornate estive il sole resta costantemente sopra l’orizzonte e quindi c’è luce anche in ore in cui sarebbe notte.

I solstizi sono da sempre momenti ritenuti sacri in inverno, con la festa del Sol Invictus che rinasce dalle tenebre, e in estate. Ci sono culti solari dal Polo Nord alla Polinesia, passando per Africa, Indonesia e sud America. C’è il culto fra gli indiani d’America e nell’antico Egitto, fra i Maya e gli Inca. La festa pagana Litha è uno degli otto sabbat del solstizio d’estate.

La tendenza ad essere più sani e in forma d’estate potrebbe non essere solo un’impressione dovuta al caldo e alle vacanze. I processi infiammatori, che spesso si acutizzano durante l’inverno, sono meno evidenti nella bella stazione.

Ciò non sarebbe dovuto soltanto alle condizioni ambientali, ma al fatto che l’attività dei geni responsabili del controllo del nostro sistema immunitario seguono dei ritmi stagionali. Lo sostiene uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications condotto all’Università di Cambridge su campioni di sangue e di cellule adipose di circa 16mila persone, che ha mostrato come l’attività di quasi un quarto dei nostri geni (circa 5.136 sui 22.822 testati) muta a seconda del periodo dell’anno, con alcuni più attivi d’estate ed altri d’inverno. Una stagionalità che interessa il nostro sistema immunitario e la composizione del sangue e del tessuto adiposo.
 
L’analisi dei campioni di sangue e grasso dei soggetti provenienti da vari paesi nel mondo ha mostrato che l’espressione genica e la composizione del sangue cambiavano a seconda del momento del prelievo. E non solo a seconda delle ore del giorno (i cosiddetti ritmi circadiani) ma a seconda della stagione. Inoltre, queste variazioni erano presenti indipendentemente dalla regione di provenienza (Africa, Europa, Australia), mentre l’espressione genica seguiva un modello di attivazione stagionale invertita tra emisfero australe e boreale. In altre parole, i geni coinvolti nel nostro sistema immunitario erano più attivi da dicembre a febbraio in chi vive al di sopra dell’equatore e da giugno ad agosto nei residenti al di sotto di esso. Inoltre, lo studio suggerisce che il nostro sistema immunitario nelle aree equatoriali con poche stagioni si adatta ad avere delle variazioni stagionali diverse rispetto alle altre latitudini con differenze più pronunciate tra le stagioni.

I ricercatori ritengono possibile che il livello inferiore di infiammazione necessario a far scaturire una risposta immunitaria negli inverni europei ed australiano sia una diretta conseguenza della coevoluzione con gli agenti patogeni, che proliferano di meno in questa stagione.

Ancora non è del tutto chiaro il meccanismo che regola queste variazioni, tuttavia «ciò potrebbe avere delle profonde implicazioni sul trattamento di alcune patologie e anche sulla pianificazione degli studi clinici» ha commentato il genetista John Todd direttore del JDRF/Wellcome Trust Diabetes and Inflammation Laboratory del Cambridge Institute for Medical Research, che ha ricordato come nel Regno Unito i nuovi casi di diabete 1 aumentino proprio nei mesi invernali.

La diversa attivazione genica stagionale predisporrebbe quindi all’acutizzazione di molti disturbi infiammatori e ciò spiegherebbe perché gli accorgimenti per mantenere caldi muscoli e articolazioni non bastano, come ben sanno i pazienti.

Fin dall'età classica si riteneva che le alterazioni patologiche dell'umore fossero sensibili ai cambiamenti di stagione: Ippocrate riteneva che in autunno prevalesse la produzione di bile nera, responsabile della melanconia, ed in estate di bile gialla, causa della mania. Lo stesso disturbo bipolare è a sua volta una malattia ciclica, caratterizzata da fasi di umore patologicamente euforico - eccitato (episodio maniacale o ipomaniacale) e fasi di umore patologicamente depresso (episodio depressivo). Recenti studi epidemiologici hanno evidenziato che gli episodi depressivi presentano un chiaro incremento in primavera e in autunno, mentre gli episodi maniacali e ipomaniacali sono superiori in estate. In alcuni casi quasi inevitabilmente una sintomatologia depressiva durante l'inverno si alterna ad una forma di mania o ipomania estiva nello stesso paziente. Tali fenomeni in parte si fondano sulla fisiologica euforia che in base al ritmo biologico stagionale si manifesta all'inizio della stagione estiva.

Spesso chi si ammala di depressione, o comunque presenta oscillazioni dell'umore, riferisce di essere particolarmente sensibile al cambiamento di stagione. Alcuni presentano dei veri e propri disturbi depressivi soltanto nelle stagioni autunno-inverno con una ricorrenza stabile e precisa. Al contrario, questi stessi soggetti nelle stagioni primavera-estate godono di un completo benessere o, in qualche caso, presentano addirittura episodi di eccitamento di entità variabile. Altri pazienti, invece, si ammalano di depressione durante la primavera-estate, mentre in inverno si sentono attivi, euforici, pieni di iniziativa o, comunque, in piena normalità. Perché succede? Isolamento, solitudine e gran caldo sembrerebbero le ragioni più importanti. Non è un caso, infatti, che negli ultimi anni durante i mesi estivi sono triplicati i casi di malattie mentali segnalati nei Pronto soccorso italiani.
Si tratta di un fenomeno condizionato dai cicli di luce e buio, per cui è piuttosto comune sentire pazienti che con il sopraggiungere dell'autunno sostengono di aver avvertito più tristezza per colpa del tempo. Il picco dei suicidi, peraltro, ha una collocazione stagionale che sicuramente non è casuale ed è tra maggio e giugno, con un altro picco da metà ottobre. Si tratta di un andamento accertato ed è per questo che si va in montagna alla ricerca di luce. Ed esiste una terapia vera e propria, la fototerapia, che tratta il paziente con la luce. Il fenomeno in sé si chiama SAD ed è la cosiddetta depressione stagionale. Ci sono persone già agitate o ansiose che iniziano a primavera a manifestare in primavera una vera e propria fobia per la luce. Si rinchiudono per evitarla e nei casi più gravi la luce ha addirittura un effetto violento, per cui i pazienti si sentono torturati, come se gli venissero inferte delle ferite con degli aghi. Una condizione di depressione preesistente non può che essere peggiorata dall'isolamento o da un abbandono e quest'eventualità aumenta anche il rischio di suicidio. Non è un caso che la depressione abbia un andamento collegato a ricorrenze di lutti ma anche a festività come il Natale che aumentano il senso di isolamento che il paziente già vive. L'estate rientra in questo quadro.

La depressione è una malattia fisica, pur con un importante componente psicologica, quindi alterazioni come quelle climatiche che alterano l'equilibrio omeostatico del paziente incidono. Tutti gli sbalzi climatici, così vengono avvertiti in misura maggiore dal paziente depresso. Nelle donne con disturbo bipolare la fase down, quella depressiva, dura di più. Un altro aspetto tipicamente estivo è quello della vita più disordinata. Interferisce sul tono dell'umore, in particolare dei più giovani. Del resto l'estate è, in particolare per i più giovani, un momento di euforia con iperstimolazione endocrina. Gli orari si fanno "sballati" e aumentano i caffè. Ma all'euforia segue una ricaduta.




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giovedì 11 giugno 2015

IL MELONE

Il melone è una pianta rampicante della famiglia Cucurbitaceae.

Il termine melone indica sia il frutto che la pianta stessa, a seconda dei contesti in cui viene utilizzato.

È largamente coltivata per i suoi frutti commestibili, dolci e profumati.

Di possibili origini africane (secondo alcuni invece dall'Asia, nell'antica Persia), nel V secolo a.C. il popolo egizio iniziò ad esportarlo nel bacino del Mediterraneo e arrivò in Italia in età cristiana, come raccontato da Plinio (I secolo d.C.) nel suo libro Naturalis Historia che lo uniformò al cetriolo a forma di mela cotogna, melopepaes. Le attuali conoscenze sulla sua diffusione nel bacino del Mediterraneo però sono state messe in discussione dalle recenti scoperte archeologiche fatte in Sardegna dove semi di melone riferibili all'età del Bronzo (tra il 1310-1120 a.C., in piena epoca nuragica), quindi in epoca ben antecedente, sono stati rinvenuti nel sito archeologico di Sa Osa a Cabras, in provincia di Oristano, poco distante dal luogo nel quale sono state trovate le statue dei Giganti di Monte Prama.

Durante l'Impero Romano il melone si diffuse rapidamente (utilizzato però come verdura, servito in insalata) tanto che al tempo dell'imperatore Diocleziano, venne emesso un apposito editto per tassare quegli esemplari di melone che superassero il peso di 200 grammi.

Alexandre Dumas scrisse “per rendere il melone digeribile, bisogna mangiarlo con pepe e sale, e berci sopra un mezzo bicchiere di Madera, o meglio di Marsala”; egli apprezzava i meloni conosciuti in Francia come Cavaillon, per la zona di produzione, e fece richiesta alla biblioteca della città di uno scambio tra le sue opere (circa 400 volumi) ed una rendita vitalizia di 12 meloni l'anno, cosa che accadde fino alla sua morte nel 1870. Fu in suo onore che venne istituita la confraternita dei Cavalieri dei meloni di Cavaillon.

Il melone venne anticamente considerato simbolo di fecondità, forse in ragione dei numerosissimi semi, ed altresì associato al concetto di sciocco e goffo (uno stolto veniva chiamato mellone e una scemenza mellonaggine). Secondo Angelo De Gubernatis, la ragione di tale associazione è da ricercare nell'estrema fecondità di questi frutti, alla loro capacità generatrice, incontrollata, opposta alla ragione dell'intelligenza.

Altri medici del tempo li consideravano nocivi e imputarono al melone la morte di ben quattro imperatori e due pontefici. Anche il naturalista romano Castore Durante (1529-1590) nel suo Herbario nuovo del 1585 ammoniva di non abusarne perché «sminuiscono il seme genitale» e ne sconsigliava l'uso a diabetici, dispeptici e a tutti coloro che soffrono di disturbi dell'apparato digerente, promuovendo per tutti gli altri invece le virtù rinfrescanti, diuretiche e lassative.

Il melone ha una forma rotonda o leggermente ovale; la buccia esterna ha un colore giallognolo e la sua polpa, ricca di semi piccoli e piatti, si presenta dolce e succosa. Esistono tre varietà di meloni: quelli estivi (cosiddetti retati, caratterizzati da striature in rilievo) e i cantalupi che hanno la buccia liscia e sono più aromatizzati e profumati; molto apprezzato e consumato è anche il melone invernale che si presenta con la scorza gialla o verde e la polpa chiara, generalmente dolce e saporita. Il 60% della produzione mondiale proviene dall’Asia, mentre in Europa i maggiori produttori sono Spagna, Romania, Francia e Italia.

Il melone ha foglie alterne glauchescenti ed ha fiori sia maschili che femminili. La fecondazione incrociata avviene ad opera degli insetti, anche se per le colture in serra è più indicato ricorrere alla fecondazione artificiale. Per quanto riguarda il clima, questo frutto necessita di un clima temperato caldo e di un terreno esposto al sole. La terra in cui viene seminato deve essere profonda e ben drenata per evitare ristagni d’acqua. La semina avviene generalmente nei mesi di aprile-maggio e in questo modo: vengono create delle piccole buche in lunghe file distanti un metro l’una dall’altra e vi si lasciano cadere dentro quattro semi. Quando invece si vuole piantare i meloni anticipatamente, si procede nel mese di marzo creando un artificiale terreno piuttosto caldo che viene ricoperto da un tunnel di plastica trasparente. Per quanto riguarda la coltura, non esistono quindi cure particolari, tuttavia occorre non trascurare un’importante operazione: la cimatura. Quando le piantine hanno cinque e sei foglie, si cimano sopra le prime due e di conseguenza anche i rami che si sviluppano dopo questa operazione e dopo la formazione dei piccoli frutti, si cimeranno ancora i rami fruttiferi a due foglie sopra i frutti. Per quanto riguarda la raccolta, questa può essere eseguita tagliando il frutto quando il peduncolo manifesta le prime screpolature: contemporaneamente la scorza prende colore tipico della varietà e il frutto inizia ad emanare il “classico” profumo.

La polpa del melone è succosa e molto profumata nel momento in cui il frutto giunge a completa maturazione.

Il colore della polpa può variare dal bianco, al giallo, all'arancio, a seconda della varietà del frutto. La cavità centrale del melone appare fibrosa e ricca di semi.

Il melone viene solitamente consumato crudo come antipasto o come dessert, a colazione o a merenda. Non tutti sono a conoscenza del fatto che sia possibile cuocere il melone, così da ottenere delle composte e delle confetture. Può essere utilizzato nella preparazione di macedonie, frullati, gelati e sorbetti, ottimi da gustare durante la stagione estiva, oltre che di centrifugati di frutta. E' perfetto per la creazione di spiedini di frutta da servire come aperitivo. Per una ricetta alternativa, è possibile suddividerlo a cubetti e gustarlo mescolandolo a fettine di cetriolo.

Il melone è considerato un frutto molto gustoso, mediamente saziante e abbastanza dissetante, grazie all’alto contenuto di acqua. Per questo motivo aiuta anche a prevenire la disidratazione. In tavola viene servito abbinato al prosciutto crudo e rappresenta un ottimo e poco calorico antipasto. Un vasetto di yogurt magro abbinato ad una fetta di melone tagliato a pezzettini è un ottimo spuntino per chi sta osservando una dieta; leggermente lassativo, è rinfrescante ed è inoltre adatto a chi soffre d’anemia essendo ricco di ferro. È anche ricco di vitamine A e C ed è considerato un ottimo ricostituente per chi è carente di questi elementi. La vitamina A, nella forma di betacarotene, previene la formazione dei radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare e delle smagliature. Anche la vitamina B è presente in questo frutto e oltre a tonificare, ricarica dal punto di vista “umorale” e si è anche rivelata ottima nel contrastare la fame nervosa.  Inoltre questa vitamina migliora la capacità visiva e rinforza le ossa e i denti.
Il melone ha anche proprietà rinfrescanti, diuretiche, depurative e lassative ed è indicato in caso di stipsi e/o emorroidi e di dolori reumatici. La presenza di calcio, fosforo, magnesio e potassio rende il melone un ottimo integratore naturale contro il caldo: ne basta una fetta per migliorare e riattivare l’intestino pigro (quando “soffre” eccessivamente le alte temperature) ed ottenere un effetto anti gonfiore. Quindi le sue proprietà disinfiammanti, diuretiche e fluidificanti per il sangue sono molto efficaci per la rigenerazione delle cellule. Il suo apporto bilanciato di acqua e fibra rinfresca l’apparato digestivo e migliora la circolazione, eliminando il colesterolo e i trigliceridi in eccesso. Infine la sua polpa viene utilizzata, sotto forma di impasto, per curare ferite e ustioni.

Il melone contiene una percentuale elevata d'acqua, pari a circa il 95%. Si tratta di un frutto ricco di vitamine e minerali benefici per la nostra salute. Per via del suo contenuto d'acqua, il melone regala una sensazione di freschezza e di sollievo dalla calura estiva. E' considerato utile per depurare i reni e contro il bruciore di stomaco.
Non contiene grassi saturi e assicura uno scarso apporto calorico, pari a circa 60 calorie per una porzione media. Per quanto riguarda i sali minerali, nel melone troviamo ferro, calcio e fosforo. Le vitamine presenti nel melone sono vitamina C, vitamina A e vitamina B. Il melone contiene inoltre un agente anticoagulante, che permette di prevenire la formazione di grumi nel sangue, che possono causare infarto o ictus.
I meloni appartengono alla stessa famiglia dei cetrioli e delle zucche gialle, con la differenza che essi vengono consumati come frutti, al massimo della maturazione, per via della loro dolcezza. Una particolare varietà di melone amaro è stata oggetto di recente di studi scientifici. Il succo di melone amaro si sarebbe rivelato utile nel trattamento del cancro al pancreas.
Benefici per la salute del melone:
1) Prevenzione del cancro. Il melone è ricco di carotenoidi, considerati utili per la prevenione del cancro e per ridurre il rischio di tumore ai polmoni.
2) Prevenzione di infarto e ictus. Grazie all'adenosina contenuta nel melone, il sangue si mantiene maggiormente fluido, riducendo il rischio di infarto e ictus.
3) Benefici per la digestione. Il melone stimola i movimenti intestinali, che possono essere compromessi da eventuali problemi digestivi. Il suo contenuto di minerali contribuisce a eliminare l'acidità eccessiva dell'organismo, favorendo la digestione.
4) Fonte di energia. E' una fonte naturale di energia, non soltanto per il suo contenuto di zuccheri naturali, ma anche per il suo apporto di vitamina B, necessaria per la produzione di energia da parte dell'organismo a partire dai carboidrati.
5) Benefici per i reni. Il melone, per via del suo elevato contenuto d'acqua, presenta un buon potere diuretico. Può contribuire a mantenere la salute dei reni. Se unito a del succo di limone, il melone può contribuire a contrastare la gotta. E' bene consumarlo con regolarità, al mattino, per una maggiore azione benefica.

Il melone si è rivelato anche un ottimo alleato di bellezza. In cosmesi viene utilizzato sotto forma di maschera che tonifica la pelle, rendendola morbida e vellutata. Ecco come preparare un’ottima crema per pelli secche: mescolare 1 dl di succo di melone ottenuto con la centrifuga, 1 dl di acqua oligominerale naturale e 1 dl di latte intero. Conservare il tutto in frigo (al massimo per una settimana) e agitare prima dell’uso. Molto utilizzata è anche la lozione rinfrescante “fai da te”, al melone e argilla: sbucciare un melone maturo, frullare la polpa e filtrarla attraverso un fitto colino. Raccogliere il succo in una terrina, aggiungere un cucchiaino di argilla verde e mescolare per un minuto. Lasciate riposare per 5 minuti. Dopo un’eccessiva esposizione al sole, se la pelle brucia particolarmente, immergere un batuffolo di cotone nel liquido e tamponare delicatamente le parti arrossate, ripetendo l’azione fino ad ottenere il sollievo desiderato. Lasciate agire per qualche minuto, quindi risciacquate con acqua tiepida. Il succo del melone ha un effetto rinfrescante ed astringente e attenua gli effetti negativi dell’eccessiva esposizione al sole. L’argilla dal canto suo, ha un effetto antiinfiammatorio, lenitivo e cicatrizzante.

Per riconoscere un melone maturo, resta sempre valido il trucco di bussare leggermente sulla sua superficie con la mano stretta a pugno. Se si ottiene un suono sordo, il melone è giunto a maturazione. Se invece il frutto trasmette un rimbombo vuoto, significa che non è ancora pronto per essere gustato. Fatte attenzione all'odore del melone. Se risulta profumato, probabilmente è già maturo. Osservate il picciolo del melone. Se è tenero e tende a staccarsi, il melone è pronto.

La temperatura di conservazione del melone non deve mai scendere sotto i 5 gradi. E' dunque bene riporre il melone ancora chiuso nella parte meno fredda del frigorifero. Una volta aperto, il melone può essere conservato facilmente dopo aver rimosso la buccia e dopo averlo affettato o suddiviso in cubetti. E' possibile riporre il melone all'interno di un contenitore per alimenti oppure in uno scolapasta inserito all'interno di una ciotola, da riporre in frigorifero. Se il melone ancora chiuso non risulta ben maturo, si consiglia di lasciarlo riposare a temperatura ambiente.




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lunedì 9 marzo 2015

TRITONE PUNTEGGIATO

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Il tritone punteggiato (Lissotriton vulgaris (Linnaeus, 1758)) è un anfibio urodelo della famiglia Salamandridae, comune in Europa.

Di medie dimensioni, con livrea nuziale del maschio di colore bruno con punteggiature scure e ventre giallo-arancione.

Vive nelle zone umide, nei boschi e campi coltivati per gran parte dell'anno. Si nutre di invertebrati, soprattutto insetti e anellidi ma anche molluschi e crostacei. Cattura le prede per mezzo di una corta lingua viscida.

Nel periodo primaverile gli adulti raggiungono stagni e pozze d'acqua anche temporanee dove non solo si riproducono, ma sfruttano l'abbondanza di prede per assumere peso. Le larve sono acquatiche, e si nutrono di piccoli insetti acquatici, anellidi e altri invertebrati che inghiotte mediante un risucchio dell'acqua.

Durante il periodo dell’accoppiamento il maschio assume un aspetto inconfondibile. Una cresta leggermente ondulata si estende lungo il dorso e la coda, che termina a punta. Anche la parte inferiore della coda è ornata da un bordo di colore arancio e azzurro perlato. Le zampe sono palmate. Una striscia scura e marcata corre lungo i due lati del capo, dalla narice attraverso l’occhio fino al collo. I lati del corpo sono punteggiati di scuro. Pure il ventre, la cui fascia centrale ha un colore brillante da giallo-arancione a rosso-arancione, è punteggiato di macchie scure che si estendono di regola fino alla gola. La taglia dei maschi è solitamente compresa tra i 7 e i 9 cm.
La femmina è un po’ più piccola (un’eccezione tra i tritoni), di colore marrone uniforme e senza macchie ai lati del corpo. Ventre e gola sono simili a quelli del maschio, la cloaca è spesso pigmentata di scuro. Al Nord delle Alpi le femmine di Tritone punteggiato sono facilmente confondibili con quelle di Tritone palmato (Lissotriton helveticus, Razoumowsky 1789), tanto che distinguerle è possibile solo mediante la verifica di una combinazione di più caratteri.

La cloaca, di colore nero, si gonfia vistosamente. Le zampe posteriori divengono marcatamente palmate. Anche la femmina subisce delle variazioni nel periodo riproduttivo. La parte inferiore della coda diventa più vivace ma complessivamente mantiene un aspetto mimetico e generalmente presenta una punteggiatura meno vistosa (i puntini dei maschi sono molto più grandi).
Lunghezza: circa 10 cm. I maschi sono un po' più lunghi delle femmine.

Il tritone punteggiato si nutre di invertebrati, soprattutto insetti e anellidi ma anche molluschi e crostacei. Cattura le prede per mezzo di una corta lingua viscida e si aiuta per inghiottirle con il substrato. Nella fase larvale si nutre di piccoli insetti acquatici (larve o adulti), anellidi e altri invertebrati che inghiotte mediante un repentino risucchio dell'acqua.
Vive nelle zone umide, nelle lettiere dei boschi e anche in campi coltivati per gran parte dell'anno. Nel periodo primaverile gli adulti raggiungono stagni e pozze d'acqua anche temporanee per sfruttare l'abbondanza di prede. Le larve invece sono acquatiche e metamorfosano durante la stagione primaverile o l'inizio dell'estate.


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