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lunedì 4 luglio 2016

L'ARSENICO

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L'arsenico è l'elemento chimico di numero atomico 33. Il suo simbolo è As. È un semimetallo che si presenta in tre forme allotropiche diverse: gialla, nera e grigia. I suoi composti hanno trovato impiego, in passato, come erbicidi ed insetticidi. È inoltre usato in alcune leghe.

Dal punto di vista chimico, l'arsenico è molto simile al suo omologo, il fosforo, al punto che lo sostituisce parzialmente in alcune reazioni biochimiche, da cui il suo effetto tossico. Scaldato in atmosfera ossidante, si ossida rapidamente ad ossido di arsenico(III), As2O3 o As4O6, di per sé inodore, ma sviluppante un tipico odore agliaceo in presenza di alcoli ed idrocarburi (reazione del "cacodile"). L'arsenico ed alcuni suoi composti sublimano, passando direttamente dalla fase solida a quella aeriforme.

L'arsenico elementare si trova in due diverse forme solide; gialla e grigia/metallica, le cui densità relative sono rispettivamente 1,97 e 5,73.

L'arseniato di piombo è stato usato fino a buona parte del XX secolo come insetticida sugli alberi da frutto, con gravi danni neurologici per i lavoratori che lo spargevano sulle colture e ci sono resoconti sull'uso di arseniato di rame nel XIX secolo come colorante per dolciumi.

L'applicazione di maggiore pericolo per l'essere umano è probabilmente quella del legno trattato con arsenocromato di rame ("CCA" o "Tanalith", e la maggior parte del vecchio legno "trattato a pressione"). Il legname CCA è ancora in circolazione e in uso in molti paesi, ed è stato usato in modo massiccio durante la prima metà del XX secolo per strutture portanti e rivestimenti esterni di edifici in legno, dove c'era il pericolo di marcescenza o di attacchi di insetti.

Anche se questo tipo di trattamento del legno è stato proibito nella maggior parte delle nazioni dopo la comparsa di studi che dimostravano il lento rilascio di arsenico nel terreno circostante da parte del legno CCA, il rischio più grave è la combustione di legno CCA, che concentra i composti di arsenico nelle ceneri: ci sono stati casi di avvelenamento da arsenico di animali e di esseri umani per ingestione di ceneri di legno CCA (la dose letale per un uomo è di 20 grammi di cenere, circa un cucchiaio).

Il legno CCA recuperato da costruzioni demolite continua tuttavia ad essere bruciato, per ignoranza, in fuochi domestici o commerciali; lo smaltimento sicuro di legno CCA continua ad essere poco praticato e ci sono preoccupazioni in alcune zone massicciamente edificate con legno trattato all'arsenico per la futura demolizione delle costruzioni.

L'arseniuro di gallio (GaAs) è un importante semiconduttore, usato nei circuiti integrati e nei pannelli fotovoltaici. I circuiti realizzati in arseniuro di gallio sono molto più veloci (ma molto più costosi) di quelli realizzati in silicio. A differenza del silicio, possono essere utilizzati nei diodi laser e nei LED per convertire direttamente l'elettricità in luce.
Il triossido di arsenico è stato impiegato per la cura della leucemia promielocitica acuta in pazienti resistenti alla terapia con l'acido trans-retinoico.
Il triossido di arsenico è impiegato in Australia come agente per la disinfestazione delle case dalle termiti.
È usato anche nella realizzazione di fuochi d'artificio.
In passato per vari insetticidi e fitofarmaci agricoli.

La parola arsenico è un prestito dal persiano Zarnik, che vuol dire "ornamento giallo"; Zarnik venne adottato nel greco antico nella forma arsenikon. L'arsenico era dunque conosciuto e utilizzato in Persia e in altri luoghi fin dai tempi antichi. Poiché i sintomi dell'avvelenamento da arsenico erano mal definiti, veniva usato spesso per omicidi, fino all'ideazione del test di Marsh, un test di laboratorio molto sensibile in grado di rivelarne la presenza nei tessuti.

Inizialmente come impurità presente nei minerali cupriferi ma poi scelto come allegante deliberatamente, l'arsenico già nel Calcolitico finale anatolico e poi durante l'Età del Bronzo, veniva spesso unito al rame a creare una lega con caratteristiche simili al bronzo. Si pensa che sia stato Alberto Magno il primo a isolare l'arsenico elementare, nel 1250. Nel 1649 Johann Schroeder pubblicò due diversi modi per preparare arsenico. Nell'età vittoriana, l'arsenico veniva usato come cosmetico, per migliorare la carnagione e l'aspetto del volto (il cosiddetto "pallore da arsenico"). Alcuni uomini sono morti per aver baciato donne con arsenico sulle labbra, spesso prostitute. Alcuni sostengono che questo particolare veleno venne anche usato per tentare di uccidere Rasputin, anche se questi ne prendeva tre gocce ogni mattina, proprio per scongiurare un attentato del genere.



C'è una massiccia epidemia di avvelenamento da arsenico in Bangladesh, dove si stima che circa 57 milioni di persone bevano acqua da pozzi con concentrazioni di arsenico al di sopra dei limiti massimi di 50 parti per miliardo stabiliti dall'organizzazione mondiale per la sanità; tale arsenico è di origine naturale, e viene rilasciato dai sedimenti nelle acque di falda a causa delle condizioni anossiche del sottosuolo. Queste acque sotterranee hanno cominciato ad essere utilizzate dopo l'avvio da parte di organizzazioni non governative occidentali di un grande programma di pozzi per ricavare acqua potabile, in modo da evitare l'uso di acque di superficie contaminate da batteri, ma i controlli sull'acqua di falda per l'arsenico non furono mai effettuati. Si pensa che molti altri paesi del sudest asiatico, come Vietnam, Cambogia e Tibet, abbiano ambienti geologici sotterranei tali da provocare la stessa alta concentrazione di arsenico nelle acque sotterranee. Seppure in percentuali molto inferiori anche in Europa le norme e le soluzioni per la riduzione di arsenico nell'acqua si rendono necessarie.

L'arsenopirite, nota anche come mispickel (FeSAs) è il più comune minerale di arsenico, da cui l'elemento si ricava per arrostimento: il calore fa sublimare l'arsenico, lasciando come residuo solido il solfuro ferroso. La società Rumianca, di Riccardo Gualino, nello stabilimento di Carrara Avenza fondò la sua fortuna commerciale nella lavorazione delle piriti arseniose, come precursori di prodotti da usare nell'industria bellica e negli antiparassitari.

I composti più importanti dell'arsenico sono l'arsenico bianco (il suo solfuro), il verde di Parigi (acetoarsenito di rame Cu2(AcO)(AsO3) e l'arsenato di piombo. Tutti sono stati usati in passato come agrofarmaci. L'arsenico può raramente trovarsi puro in natura, ma più spesso si trova associato a argento, cobalto, nichel, ferro, antimonio o zolfo.

Oltre alle forme inorganiche summenzionate, l'arsenico si può trovare in un certo numero di composti organici nell'ambiente: una volta entrato nella catena alimentare, l'arsenico viene progressivamente metabolizzato in forme meno tossiche con un processo di metilazione.

L'arsenico e molti dei suoi composti sono veleni particolarmente potenti. L'arsenico uccide danneggiando in modo gravissimo il sistema digestivo ed il sistema nervoso, portando l'intossicato alla morte per shock. Composti contenenti arsenico sono cancerogeni e, in particolare, sono implicati nella patogenesi del carcinoma della vescica, nel carcinoma mammario e di alcune neoplasie dell'apparato tegumentario. Un'estesa letteratura scientifica disponibile su prestigiose riviste internazionali ha ormai provato che l'esposizione cronica all'arsenico ha effetti multipli sulla salute:

riduce le difese antiossidanti dell'organismo, dato che l'arsenico ha un'elevata affinità per i gruppi sulfidrilici delle proteine e di metaboliti endogeni come il glutatione;
provoca stress ossidativo direttamente nell'ambiente intracellulare, inattivando diversi enzimi coinvolti nelle reazioni di ossidoriduzione (deidrogenasi, mono-ossigenasi, eccetera);
interferisce pesantemente con i meccanismi endocrini regolati dagli estrogeni (da cui il sospetto che possa causare tumori alla mammella);
può attaccare direttamente i filamenti di DNA e provocarne lesioni combinate di vario tipo.

L'arsenico inorganico viene ben assorbito dall'apparato gastrointestinale e a livello polmonare generalmente oltre il 50% della dose assunta.

I composti di arsenicali organici sono generalmente considerati poco assorbibili e il loro assorbimento è relativo alla loro idrosolubilità. Inoltre tali composti, una volta assorbiti, vengono facilmente eliminati con le feci e le urine; infatti sono soggetti a biometilazione epatica detossificante, pertanto gli arsenicali organici sono meno tossici e più facilmente escreti.

L'arsenico inorganico può passare la placenta e determinare un danno fetale, inoltre è considerato cancerogeno per: polmoni, cute, reni e fegato, soprattutto nell'intossicazione cronica.

I maggiori effetti tossicologici sono determinati dall'arsenico inorganico, in fattispecie:
l'arsenico pentavalente As(V): è un inibitore della fosforilazione ossidativa, cioè è capace di sostituirsi al fosfato inorganico (Pi+ADP = ATP) e pertanto il processo di formazione di ATP è bloccato (As+ADP = arseniato instabile che si decompone nuovamente in ADP+As).
l'arsenico trivalente (As(III)): reagisce con i radicali tiolici (R-SH) dei composti cellulari inattivando enzimi come la piruvato deidrogenasi.
L'esposizione all'arsenico è un fattore di rischio per il tumore della pelle.

Sintomi immediati: nausea, vomito, dolori addominali, irritazione cutanea, laringite, bronchite.

Dopo un'ora:
apparato circolatorio: vasodilatazione, aumento della permeabilità capillare, edema generalizzato, disidratazione, shock mortale
apparato gastroenterico: diarrea acquosa, diarrea sanguinolenta per distacco dell'epitelio enterico, conseguente all'edema e formazione di vescicole al di sotto della mucosa; tali vescicole tendono a rompersi e a ledere e distaccare il tessuto
reni: danno glomerulare e tubulare, proteinuria
cute: effetto vescicante
sistema nervoso periferico: neuropatia periferica sensitiva e motoria
sistema nervoso centrale: encefalopatia da danno organico, delirio, coma
midollo rosso: pancitopenia
fegato: steatosi, necrosi, cirrosi
Alito agliaceo, epatotossicità, ematotossicità, neurotossicità, debolezza muscolare, irritazione cutanea (sulla cute possono evidenziarsi segni di vasodilatazione e di pallore per anemia dando luogo all'aspetto caratteristico "latte e rose" della pelle), strie biancastre ungueali, ipercheratosi palmare e plantare.

L'intossicazione cronica (As organico)è rara. Si tratta di una neurotossina: danno organico per inibizione degli enzimi tiolici soprattutto a livello della sostanza bianca e grigia.

L'assorbimento da arsano (un tempo denominato arsina) avviene per via inalatoria. Gli effetti sono: crisi emolitiche; l'arsano si combina con l'emoglobina in un composto emolitico (anemia +++). Quindi segue una elevata emoglobinuria con urine scure, ittero, astenia e cefalea. In più si determina: danno tubulare progressivo, insufficienza renale acuta.

Terapia: exanguinotrasfusione ed emodialisi, poco efficienti i chelanti.

Induzione del vomito e lavanda gastrica per le intossicazioni immediate; ripristino idro-elettrolitico; terapia chelante con dimercaprolo, penicillamina.

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare “EFSA” riporta con maggiore incidenza casi di tumori della pelle, dei polmoni e della vescica.

Trattandosi di un elemento chimico, l’arsenico si trova naturalmente nella crosta terrestre ed è un costituente di oltre 200 specie minerali (Boyle and Jonasson, 1973). Il minerale più comune contenente As è l’arsenopirite, presente in Francia, Germania, Italia e Romania, così come in Siberia e Nord America. Le fonti antropiche di arsenico più importanti risultano essere le emissioni industriali, soprattutto quelle minerarie e per la produzione di energia a partire da combustibili fossili. La produzione mondiale di arsenico nel 2008 è stata stimata in 53.500 tonnellate, tale valore lascia facilmente presagire gli elevati rischi di esposizione. Molteplici sono gli usi dell’As, esso infatti viene impiegato nell’industria bellica come lega per le munizioni, come additivo anti-attrito, ancora usato nell’industria elettronica come semiconduttore, ma il suo maggiore utilizzo, nonché il più preoccupante risulta essere quello come erbicida, insetticida e preservante del legno. I composti dell’arsenico sono anche stati usati in campo medico come antibiotici. Ovviamente le suddette fonti rappresentano le principali cause di contaminazione del suolo, dell’aria e dell’acqua.

Molte pubblicazioni scientifiche riportano la presenza di As nei cibi, tuttavia, la maggior parte di tali lavori, determina il contenuto totale di As cioè la somma di tutte le specie. La quantità totale di As, può essere facilmente rilevata in un laboratorio analitico equipaggiato con strumenti per la determinazione di elementi in tracce. Analisi, che viceversa forniscono dati riguardo il tipo di arsenico (specie chimica), sono di più difficile esecuzione, e relativamente pochi laboratori sono in grado di effettuarle. Tuttavia, tali dati risultano essere di notevole importanza, in quanto diversi cibi possono contenere differenti specie di arsenico, con conseguente differente tossicità.
Tra le specie inorganiche dell’As maggiormente presenti in natura troviamo arseniti e arseniati, proprio per tale ragione sono le specie inorganiche maggiormente ricercate nei cibi. I prodotti dell’agricoltura generalmente contengono concentrazioni trascurabili di tali specie, il riso tuttavia sembra essere un’eccezione in quanto livelli di arsenico inorganico compresi tra 0.1 e 0.4 mg/Kg sulla massa secca sono stati rilevati (Sun et al., 2008; Meharg et al., 2009). I prodotti ittici presentano livelli molto più elevati di arsenico, Julshamn et al., 2004 riporta valori totali di arsenico compresi tra 2 e 60 mg/Kg su massa secca. Per quanto riguarda le falde acquifere, bassi livelli  di arsenico sono stati determinati, generalmente inferiori ai 10 ?g/L con alcune eccezioni dove concentrazioni fino a 5000 ?g/L sono state riportate (Smedley and Kinniburgh, 2002).

Leggermente più complicata risulta essere la contaminazione da parte di composti organici dell’arsenico. Dopo la determinazione di Arsenobetaina in aragoste nel 1977, più di 50 composti organici dell’As sono stati rilevati in organismi marini. Tra i casi più rilevanti menzioniamo la presenza di “arsenozuccheri” in alghe marine (2-50 mg arsenic/Kg su massa secca), mangimi per animali, cozze e ostriche (0.5-5 mg/Kg su massa secca Francesconi and Kuehnelt, 2002).

L’opinione dell’EFSA riguardante l’arsenico nei cibi del 1 febbraio 2010, pubblica risultati provenienti da 15 nazioni Europee, le quali hanno presentato più di 100,000 risultati riguardanti la contaminazione da As in vari prodotti alimentari. Due terzi ti tali campioni presentano livelli sotto il limite di determinazione. Mentre circa il 98% dei risultati è stato riportato come arsenico totale, solo in alcuni casi sono stati riportati livelli differenti per entrambe le specie. I più alti livelli di As totale sono stati rilevati in pesci, frutti di mare e prodotti a base di alghe, altri alimenti nei quali sono state determinate elevate concentrazioni di arsenico sono riso e prodotti a base di crusca e riso. Dall’elaborazione di tali valori, emerge un’esposizione media giornaliera all’Arsenico inorganico compresa tra 0,13-0,56 g/Kg di peso corporeo. I bambini sotto i tre anni di età risultano essere i più esposti all’arsenico inorganico. Due studi scientifici riportano un range di valori compresi tra 0,50-2,66 µg/Kg di peso corporeo. Dati di notevole importanza sono quelli derivanti dall’assorbimento dell’As in funzione della sua specie chimica. L’arsenico inorganico risulta essere infatti rapidamente e quasi totalmente assorbito dopo l’ingestione, mentre per quanto riguarda le forme organiche l’assorbimento è di circa il 70%.

A seguito dell’ultimo “CONTAM Panel” effettuato dal gruppo di esperti scientifici sui contaminanti della catena alimentare dell’Efsa, è emerso che, già a concentrazioni inferiori rispetto al provvisorio limite tollerabile settimanale (15 ?g per Kg di peso corporeo), stabilito dal comitato sugli additivi alimentari della FAO/WHO, l’arsenico inorganico presente nelle acque potabili presenta effetti tossici. Tali risultati possono considerarsi un campanello d’allarme per la salute pubblica, di conseguenza seri provvedimenti dovranno essere presi in campo legislativo da parte degli organi competenti quali la FAO/WHO. Sicuramente norme più stringenti dovranno essere introdotte in campo alimentare riducendo quindi l’esposizione all’As tramite la dieta. Ne consegue che metodiche analitiche più sensibile e robuste dovranno essere validate, per la determinazione delle varie specie di As in modo da evitare falsi positivi. In definitiva l’attenzione a tale tematica da parte degli organi deputati alla salute pubblica è costante e continua, non tarderanno ad arrivare norme comunitarie più stringenti onde evitare casi di avvelenamento di grave entità.


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giovedì 5 maggio 2016

IL TROPICO DEL CANCRO

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Il Tropico del Cancro deve il suo nome al fatto che in passato il Sole, nel solstizio d'estate, si trovava nella costellazione del Cancro; questo oggi non è più vero, a causa del fenomeno della precessione degli equinozi, ma il nome resta inalterato. Dal punto di vista astrologico, nello stesso giorno il Sole fa ingresso nel segno zodiacale del Cancro: per definizione, infatti, l'arco del quarto segno ha come punto d'inizio il punto in cui si trova il Sole nel solstizio d'estate.

Benché la posizione dei tropici si consideri spesso come fissata, la distanza dall'equatore varia leggermente nel tempo, a causa degli spostamenti dell'asse di rotazione terrestre. Nel 2014 il tropico del Cancro è situato a 23° 26' 14,675 a nord dell'equatore, in avvicinamento all'equatore di qualche frazione di secondo di latitudine ogni anno.



Nel 1917 la distanza dall'equatore era di 23° 27'. Ciò comporta una lievemente minore differenza stagionale alle alte latitudini.

La posizione del tropico del Cancro non è fissa, ma varia nel corso del tempo con uno spostamento annuo verso sud di circa mezzo secondo (0,47") di latitudine ogni anno. Partendo dal meridiano di Greenwich, il Tropico del Cancro attraversa: Algeria, Mali, Niger, Libia, Egitto, Mar Rosso, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Oman, Mar Arabico, India, Bangladesh, Birmania, Cina, Mar della Cina, Taiwan, Oceano Pacifico, Golfo di California, Messico, Golfo del Messico, Bahamas, Oceano Atlantico, Sahara occidentale, Mauritania.

Tra i punti più rilevanti toccati dal Tropico del Cancro che influiscono anche tantissimo sul clima, vale la pena citare paesi come la Cina, il Messico, l'India, il Nord Africa ed in particolare il Mar Rosso, oltre a quelli che si affacciano sull'Oceano Pacifico e Indiano.



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domenica 1 novembre 2015

L'AMIANTO

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La prima utilizzazione dell'amianto da parte dell'industria risale agli ultimi decenni dell'800.

La tendenza alla crescita si è interrotta decisamente soltanto a partire dalla seconda metà degli anni '70.
Grande clamore ebbe nel 1903, in seguito ad un incendio che aveva causato 83 morti, la sostituzione nella Metropolitana di Parigi di materiali infiammabili o che producevano scintille, con manufatti contenenti amianto, compresi i freni delle carrozze. Lo stesso avvenne nella metropolitana di Londra e poi nel 1932 per la coibentazione del translatlantico Queen Mary. Questi eventi furono molto reclamizzati tanto da indurre una eccessiva confidenza con l'amianto fino a favorirne una massiccia diffusione in scuole, ospedali, palestre, cinema oltre che in tutti i settori industriali.
In Italia, nella seconda metà degli anni '50, si coibentarono con l'amianto le carrozze ferroviarie, fino ad allora isolate con sughero.
Nel 1893 inizia in Austria la produzione del cemento-amianto.
Nel 1912 un ingegnere italiano costruisce per primo una macchina per la produzione di tubi in cemento-amianto. La produzione e l'uso di manufatti in cemento-amianto per l'edilizia sono aumentati fino ad alcuni anni fa.

L'amianto è un minerale naturale a struttura microcristallina e di aspetto fibroso appartenente alla classe chimica dei silicati e alle serie mineralogiche del serpentino e degli anfiboli. Si ottiene a seguito di un'attività estrattiva, e il suo nome deriva dalla parola Asbesto che tradotto significa "Che non si spegne mai". La sua composizione chimica è variabile ed è costituita appunto da fasci di fibre molto fini, tanto che in un centimetro lineare si possono allineare fianco a fianco 335.000 fibrille di amianto paragonato alla quantità di 250 capelli per il solito spazio di un centimetro, fa capire quanto siano sottili.
Per la normativa italiana sotto il nome di amianto sono compresi 6 composti distinti in due grandi gruppi: anfiboli e serpentino, l'amianto serpentino è composto principalmente da amianto cosiddetto bianco chiamato anche crisotilo, dall'aspetto sfrangiato. L'altro chiamato anfibolo è composto da crocidolite (amianto blu), amosite, e tremolite, l'amosite e pochi altri.

In greco la parola Amianto significa immacolato e incorruttibile e Asbesto, che di fatto è equiparato ad amianto, significa perpetuo e inestinguibile.
L'amianto, chiamato perciò anche indifferentemente asbesto, è un minerale naturale a struttura microcristallina e di aspetto fibroso appartenente alla classe chimica dei silicati e alle serie mineralogiche del serpentino e degli anfiboli.
E' presente in natura in diverse parti del globo terrestre e si ottiene facilmente dalla roccia madre dopo macinazione e arricchimento, in genere in miniere a cielo aperto.
I più grandi produttori mondiali sono stati: Canada (Crocidolite), Africa del Sud (Crocidolite, Crisotilo ed Amosite), Russia (Crisotilo), Stati Uniti (Crisotilo), Finlandia (Antofillite) e l'Italia principalmente con la cava di Balangero (Crisotilo) in provincia di Torino. La Tremolite e l'Actinolite commercialmente erano meno importanti.
Le fibre di amianto sono molto addensate ed estremamente sottili. Infatti se in un centimetro lineare è possibile disporre affiancati 250 capelli, oppure 500 fibre di lana, oppure 1.300 fibre di nylon è anche possibile disporre ben 335.000 fibre di amianto.
La struttura fibrosa conferisce all'amianto sia una notevole resistenza meccanica sia un'alta flessibilità.
L'amianto resiste al fuoco e al calore, all'azione di agenti chimici e biologici, all'abrasione e all'usura (termica e meccanica).
E' facilmente filabile e può essere tessuto.
E' dotato inoltre di proprietà fonoassorbenti oltrechè termoisolanti.
Si lega facilmente con materiali da costruzione (calce, gesso, cemento) e con alcuni polimeri (gomma, PVC).
Perciò l'amianto è un minerale praticamente indistruttibile, non infiammabile, molto resistente all'attacco degli acidi, flessibile, resistente alla trazione, dotato di buone capacità assorbenti, facilmente friabile.
Le caratteristiche proprie del materiale e il costo contenuto ne hanno favorito un ampio utilizzo industriale. Generalmente è stato utilizzato insieme con altri materiali in diverse percentuali, al fine di sfruttare al meglio le sue caratteristiche.
Pertanto per anni è stato considerato un materiale estremamente versatile a basso costo, con estese e svariate applicazioni industriali, edilizie e in prodotti di consumo.
In tali prodotti, manufatti e applicazioni, le fibre possono essere libere o debolmente legate: si parla in questi casi di amianto in matrice friabile, oppure possono essere fortemente legate in una matrice stabile e solida (come il cemento-amianto o il vinil-amianto): si parla in questo caso di amianto in matrice compatta.



Se, come visto, la consistenza fibrosa dell'amianto è alla base delle sue ottime proprietà tecnologiche, essa conferisce al materiale anche, purtroppo, delle proprietà di rischio essendo essa stessa causa di gravi patologie a carico prevalentemente dell'apparato respiratorio.
La pericolosità consiste, infatti, nella capacità dei materiali di amianto di rilasciare fibre potenzialmente inalabili e inoltre nella estrema suddivisione cui tali fibre possono giungere.

Non sempre l'amianto, però, è pericoloso. Lo è certamente quando si trova nelle condizioni di disperdere le sue fibre nell'ambiente circostante per effetto di qualsiasi tipo di sollecitazione meccanica, eolica, da stress termico, dilavamento di acqua piovana.
Per questa ragione l'amianto in matrice friabile, il quale  può essere ridotto in polvere con la semplice azione manuale, è considerato più pericoloso dell'amianto in matrice compatta che per sua natura ha una scarsa o scarsissima tendenza a liberare fibre.

La prima nazione al mondo a usare cautele contro la natura cancerogena dell'amianto tramite condotti di ventilazione e canali di sfogo fu il Regno Unito nel 1930 a seguito di pionieristici studi medici che dimostrarono il rapporto diretto tra utilizzo di amianto e tumori. Nel 1943 la Germania fu la prima nazione a riconoscere il cancro al polmone e il mesotelioma come conseguenza dell'inalazione di asbesto e a prevedere un risarcimento per i lavoratori colpiti.

La produzione e lavorazione dell'amianto è fuori legge in Italia dal 1992, ma non la vendita. La legge n. 257 del 1992, oltre a stabilire termini e procedure per la dismissione delle attività inerenti all'estrazione e la lavorazione dell'asbesto, è stata la prima ad occuparsi anche dei lavoratori esposti all'amianto. All'art. 13 essa ha introdotto diversi benefici consistenti sostanzialmente in una rivalutazione contributiva del 50% ai fini pensionistici dei periodi lavorativi comportanti un'esposizione al minerale nocivo. In particolare, tale beneficio è stato previsto: per i lavoratori di cave e miniere di amianto, a prescindere dalla durata dell'esposizione (comma 6); per i lavoratori che abbiano contratto una malattia professionale asbesto-correlata in riferimento al periodo di comprovata esposizione (comma 7); per tutti i lavoratori che siano stati esposti per un periodo superiore ai 10 anni (comma 8).



In seguito alla normativa indicata, nel 1995 venne stabilita una procedura amministrativa che vedeva coinvolto l'INAIL per l'accertamento dei presupposti di legge per il riconoscimento dei predetti benefici previdenziali. In particolare, l'INAIL procedeva all'accertamento dei rischi presso lo stabilimento del datore di lavoro tramite professionisti interni inquadrati nella CONTARP (Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione); sulla base degli accertamenti di esposizione e dei curricula professionali dei lavoratori, venivano quindi rilasciati agli stessi gli attestati dell'eventuale periodo di avvenuta esposizione all'amianto. Tale procedura è stata sostanzialmente confermata con decreto interministeriale del 27 ottobre 2004, adottato ai sensi dell'art. 47 della legge n. 326 del 2003, che ha anche ridotto la rivalutazione contributiva al 25%, e stabilito che il beneficio è utile solo ai fini della misura della pensione e non più, quindi, anche per la maturazione del diritto. Prima degli anni ottanta, tuttavia, i curricula non erano archiviabili in formato digitale, e nel settore marittimo il cambio di bandiera di molte compagnie è stato causa di difficoltà nel recuperare gli attestati di servizio; inoltre, con la rottamazione delle navi finivano al macero anche gli archivi.

In assenza di un parere rilasciato dai professionisti INAIL, il singolo lavoratore può però incontrare serie difficoltà nel documentare in sede amministrativa la propria esposizione all'amianto, dovendo pertanto ricorrere spesso ad un accertamento giudiziale. Tuttavia, per effetto delle modifiche introdotte dalla citata legge n. 326 del 2003, la domanda all'INAIL per il rilascio dell'attestato è stata sottoposta ad un termine di decadenza di 180 giorni decorrenti dall'entrata in vigore del citato decreto interministeriale del 27 ottobre 2004, scaduto inutilmente il quale l'azione giudiziaria non è più proponibile.

Fondamentale per i lavoratori, ancora oggi esposti alle fibre di amianto, è l'osservanza delle norme in materia di utilizzo di dispositivi di protezione individuale. Per l'utilizzo di un DPI è prevista: l'informazione del personale sui rischi dai quali protegge il DPI, l'addestramento previsto per l'uso di DPI di terza categoria, la verifica sulle modalità di impiego dei DPI e sul loro stato e la manutenzione periodica per mantenere i dispositivi efficienti. I DPI per esposizioni all'amianto sono:

tuta di protezione
copriscarpe o stivali di gomma
guanti da lavoro
protettori delle vie respiratorie.
La tuta deve essere intera, possedere un cappuccio, essere priva di tasche, chiusa ai polsi e alle caviglie con elastici e data da un tessuto idoneo a non trattenere le fibre. Sono disponibili tute monouso in Tyvek oppure in tessuto lavabile in cotone trattato o in gore-tex. Le prime non devono essere lavate, si acquistano a prezzi contenuti, ma allo stesso tempo sono poco traspiranti e possiedono scarsa resistenza allo strappo. Le tute in tessuto lavabile, ovvero in cotone trattato, come vantaggi hanno il costo moderato, la possibilità di essere riutilizzati e la capacità di traspirare il sudore. Gli svantaggi sono dovuti al lavaggio del dispositivo di protezione, in quanto non può essere effettuato in ambienti domestici, ma deve essere trasportato in lavanderie autorizzate; un ulteriore problema è dovuto alla perdita del trattamento di protezione in seguito ai lavaggi. Le tute in gore-tex presentano le caratteristiche migliori, sono traspiranti e confortevoli, resistenti, lavabili e impermeabili, ma hanno costi particolarmente elevati e anche queste possono essere lavate solo da lavanderie autorizzate o da lavatrici poste in cantiere. Le calzature devono essere costituite da materiali lavabili e possedere un gambale sufficientemente alto da essere coperto dai pantaloni della tuta.

I dispositivi di protezione delle vie aeree possono essere suddivisi in isolanti e non isolanti. I dispositivi isolanti permettono al lavoratore di utilizzare aria proveniente da una sorgente non inquinata. Si usano quando: c'è un elevato quantitativo di inquinamento ambientale, con concentrazione di ossigeno nell'aria molto bassa oppure se vi è la presenza di gas o vapori al di sopra dei limiti di sicurezza. I dispositivi non isolanti filtrano l'aria attraverso opportuni filtri, specifici per ogni tipo di sostanza, che sono in grado di trattenere gli inquinanti dispersi nell'aria.

I dispositivi per le vie aeree possono essere inoltre a semimaschera o a maschera facciale intera e il loro utilizzo dipende dalla concentrazione delle fibre di amianto in aria.

La bonifica dell'amianto può avvenire utilizzando tre metodiche:

rimozione, eliminare materialmente la fonte di rischio;
incapsulamento, impregnare il materiale con l'uso di prodotti penetranti e ricoprenti;
confinamento, installare delle barriere in modo da isolare l'inquinante dall'ambiente.
La rimozione è il procedimento maggiormente utilizzato, perché elimina ogni potenziale fonte di esposizione ed ogni bisogno di attuare cautele rispettive alle attività che vengono svolte nell'edificio. Gli svantaggi che porta questo tipo di bonifica sono: esposizione dei lavoratori a livelli elevati di rischio, produzione di contaminanti ambientali, produzione di alti quantitativi di rifiuti tossici e nocivi che devono essere smaltiti in determinati depositi, tempi di realizzazione lunghi e costi molto elevati.

L'incapsulamento è un trattamento con prodotti penetranti o ricoprenti, che permettono di inglobare le fibre di amianto e consente di costituire una pellicola di protezione sulla superficie esposta. I costi e i tempi di intervento appaiono più contenuti, non è necessario applicare un materiale sostitutivo e di conseguenza non vengono prodotti rifiuti tossici. Inoltre il rischio è minore per i lavoratori addetti e per l'ambiente. L'unica verifica di cui necessita questa modalità di bonifica è un programma di controllo e manutenzione, in quanto l'incapsulamento può alterarsi e venire danneggiato.

Il confinamento, infine, consiste nel posizionare una barriera a tenuta che possa dividere le aree che vengono utilizzate all'interno dell'edificio dai luoghi dove è collocato l'amianto. Per evitare che le fibre vengano rilasciate all'interno dell'area, il processo deve essere accompagnato da un trattamento incapsulante. Il vantaggio principale è quello di creare una barriera resistente agli urti. Il suo utilizzo è idoneo per materiali facilmente accessibili, soprattutto per quanto riguarda le aree circoscritte. I costi sono accessibili a meno che l'intervento non richieda lo spostamento di impianti, quali elettrico, termoidraulico e di ventilazione. È necessario stilare un programma di controllo e manutenzione.

Un ulteriore processo per l'inertizzazione e di compattazione delle polveri di amianto è la nodulizzazione.

La sorveglianza sanitaria è un’attività di prevenzione che si basa sul controllo sanitario dei lavoratori esposti a rischio con l’obiettivo di proteggere la loro salute, prevenire malattie professionali e le malattie correlate al lavoro. La sorveglianza sanitaria include:

visita medica preventiva per assodare l’assenza di problematiche relative al lavoro in quanto è fondamentale valutare l’idoneità alla mansione che andrà a svolgere il lavoratore;
visita medica periodica per accertare che i lavoratori siano idonei a svolgere la specifica mansione. La frequenza di tali controlli avviene una volta l’anno, nel caso in cui la all’interno della norma relativa non sia specificato. Il medico competente può definire, in base alla valutazione del rischio, ogni quanto un lavoratore deve sottoporsi alla visita. Allo stesso tempo, con provvedimento motivato, l’organo di vigilanza può imporre periodicità discorde rispetto a quello che ha indicato il medico competente;
visita medica su richiesta del lavoratore, ogni qual volta il medico competente reputi lo stato fisico del soggetto correlato ai rischi derivanti dal lavoro svolto, al fine di esprimere l’idoneità alla mansione specifica;
visita medica nel momento in cui si decida di cambiare mansione, permettendo di verificare se sussiste l’idoneità;
visita medica al termine del rapporto di lavoro solamente quando la norma lo prevede.
visita medica al momento della preassunzione;
visita medica prima che si riprenda il lavoro, in seguito ad un periodo di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi, per verificare se il soggetto è idoneo all’incarico lavorativo.
L’obbligo e l’onere economico di garantire la sorveglianza sanitaria spettano al datore di lavoro, mentre il medico competente ha il compito di emettere un giudizio di idoneità alla mansione. I lavoratori che devono provvedere alla manutenzione, rimozione dell’amianto o dei materiali contenenti amianto, oppure in caso di smaltimento e trattamento dei relativi rifiuti, ovvero alla bonifica delle aree interessate, prima di poter svolgere le determinate mansioni sono obbligatoriamente sottoposti, almeno una volta ogni tre anni, oppure nel caso in cui sia il medico a decidere, a sorveglianza sanitaria. La stessa ha come scopo anche quello di constatare se al soggetto è consentito utilizzare i dispositivi di protezione individuale. Per quanto riguarda i lavoratori che sono stati iscritti anche solamente una volta nel registro degli esposti devono essere sottoposti a visita medica al termine del rapporto di lavoro ed anche a successivi accertamenti.

Le zone con mortalità da amianto più elevata sono la provincia di Gorizia (Monfalcone) e Trieste nel nord est, gran parte della Liguria, Genova e soprattutto La Spezia e la provincia di Alessandria nel nord ovest, Carrara, Livorno, Massa e Pistoia al centro, Taranto a sud, in Sicilia a Siracusa con lo stabilimento Eternit. Sono quasi tutte zone costiere con cantieri navali e porti. Fra le province non costiere figurano Alessandria, dove è situato Casale Monferrato, sede per circa 80 anni della più grande fabbrica di cemento-amianto della Eternit, Pavia, dove è situato Broni, sede del cementificio Fibronit, e Pistoia, sede di Breda Costruzioni Ferroviarie.

Dal 1992 al giugno 2005, le domande presentate per andare in pensione usufruendo del beneficio di legge, sono state circa 71000 in Liguria (1 ogni 20 abitanti). I numeri sono sensibilmente più alti se confrontati con quelli del vicino Piemonte, la seconda regione più colpita in Italia, che ha circa 43000 domande (1 ogni 100 abitanti).



Dall'antichità fino all'epoca moderna, l'amianto è stato usato per scopi "magici" e "rituali". I Persiani e anche i Romani disponevano di manufatti in amianto per avvolgere i cadaveri da cremare, allo scopo di ottenere ceneri più pure e chiare. Una credenza popolare diceva che l'amianto fosse la "lana della salamandra", l'animale che per questo poteva sfidare il fuoco senza danno.
Marco Polo ne Il Milione sfata questa leggenda e racconta che nella provincia cinese di Chingitalas, filando questo minerale si otteneva un tessuto impiegato per confezionare tovaglie.
Risale al '600 la ricetta del medico naturalista Boezio che dimostra l'uso dell'amianto nelle medicine dell'epoca.
"Dall'asbesto si fa spesso un unguento miracoloso per il lattime e per le ulcerazioni delle gambe. Si prendono quattro once di asbesto, due once di piombo, due once di ruta e vengono bruciate, quindi ridotte in polvere vengono macerate in un recipiente di vetro con l'aceto ed ogni giorno, per una volta al giorno per un mese l'impasto viene agitato; dopo un mese si deve far bollire per un'ora e lo si lascia riposare finchè non diventi chiaro: poi si mescola una dose di codesto aceto bianco con una ugual dose di olio di rosa finchè l'unguento sia ben amalgamato: allora si unge tutto il capo del fanciullo per farlo rapidamente guarire: per la scabbia e le vene varicose le parti vengono unte al tramonto finchè non sopravvenga la guarigione. Se questo minerale viene sciolto con acqua e zucchero e se ne somministra una piccola dose al mattino tutti i giorni alla donna quando ha perdite bianche, guarisce subito".
L'amianto è rimasto presente nei farmaci sino ai recenti anni '60 per due tipi di preparati: una polvere contro la sudorazione dei piedi ed una pasta dentaria per le otturazioni.



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giovedì 2 luglio 2015

LUGLIO

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Luglio col bene che ti voglio vedrai non finirà....ahiai....ma spero finisca presto col caldo che farà....

Luglio è il settimo mese dell'anno secondo il calendario gregoriano ed il secondo mese dell'estate nell'emisfero boreale, dell'inverno nell'emisfero australe, consta di 31 giorni e si colloca nella seconda metà di un anno civile.

Il nome deriva da Giulio Cesare, nato attorno alla metà del mese (il 12 oppure il 13, a seconda delle fonti). In precedenza, nel calendario romano di Romolo aveva il nome di Quintile.

Il 32 luglio è un giorno immaginario, presente nel romanzo fantascientifico di Frederik Pohl, "Il tunnel sotto il mondo" (1955): in tale giorno, gli abitanti di una società totalmente asservita ad un potere temporale vivono in permanenza. Nel 1969 l'opera fu trasposta cinematograficamente da Luigi Cozzi.
38 luglio è un singolo del 1973 del gruppo Squallor.

Estremamente sensibile ed ansioso, il Cancro è anche molto permaloso perchè teme sempre che lo prendano in giro. Nutre sentimenti profondi, soprattutto nei confronti dei familiari. La famiglia, compresa quella d'origine, è il pensiero primario per i nati del Cancro e, ancor prima del partner, vengono i figli; questo è soprattutto vero per la donna Cancro che sarà prima madre e solo dopo compagna. Poco razionale, l'equilibrio affettivo del Cancro risente degli stati d'animo del momento e anche di banali influenze esterne: può amarti oggi, non sopportarti domani.
I nativi del segno sono molto intuitivi, dolci, tendenzialmente malinconici, con frequenti sbalzi di umore e di carattere; fortemente metereopatici. Dotato di straordinaria memoria, è facile che un Cancro arrivi ad accumulare un ottimo bagaglio culturale. Ottima predisposizione in campo artistico. Il Cancro seduce con facilità ma corre dietro a chi lo sfugge. Riesce a complicare la propria vita affettiva, mentre è bravo e generoso nello sbrogliare i problemi degli altri. Facilita i rapporti interpersonali, perchè sa comprendere e mettere gli altri a proprio agio.
Anche nel lavoro, questo segno manifesta il suo bisogno di "casa", preferendo le piccole aziende, dove non sentirsi un numero, dove può offrire a tutti le sue attenzioni e far sentire la sua presenza come qualcosa di utile e gradevole. Sempre in agguato, però, la sua permalosità che ha bisogno di imparare a controllare.
Genitore chioccia, decisamente soffocante; anche con figli adulti e sempre per troppo amore, il Cancro non finisce mai di dare il tormento con mille raccomandazioni.
Come figlio, sono proprio le coccole che va cercando, le continue carezze soprattutto della mamma, dalla quale non si staccherebbe mai.
I nati del segno amano le cose belle della vita e tutto il buono che può offrire una solida situazone economica; per raggiungere la meta, sono pronti a sfoderare tutta la loro abilità nei rapporti interpersonali utili a tale scopo. Per farsi avanti, non daranno mai gomitate ma chiederanno, con educazione e sorridendo, "E' permesso?"

Lui prima dei 30 anni è molto attratto dalla sensualità e non disdegna la donna molto provocante, in relazioni transitorie. Dopo, si trasforma ed eccolo alla ricerca di un rapporto duraturo, dove altri sono i valori da prendere in considerazione. Riprende il sopravvento il suo bisogno di famiglia. La compagna ideale sarà sempre per lui una seconda mamma.
La donna Cancro persegue subito un'unione duratura e, portata com'è a proteggere, può diventare soffocante. Ama le coccole e ne distribuisce con facilità. Non appena diventa mamma, tutta la sua iperprotezione e le sue dolcezze si riversano sui figli - che considererà sempre cuccioli anche in età adulta - privilegiando il ruolo di madre a quello di moglie.
Affinità di coppia:

1) SCORPIONE: Unione senz'altro possibile, per l'intesa sia fisica che caratteriale. La grande dolcezza e tenerezza del Cancro, aiuteranno lo Scorpione a moderare i propri impulsi.

2) CAPRICORNO: Rapporto che può risultare positivo. La razionalità del Capricorno è fortemente attratta dalla dedizione offerta dal Cancro. Sarà probabilmente quest'ultimo a lamentarsi e pretendere maggiore partecipazione dal partner.

3) PESCI: Buona l'intesa caratteriale e anche fisica, che consentono un'unione felice. Il partner Cancro, però, dovrà contenere le manifestazioni troppo accentuate e soffocanti del suo amore.

Il Leone ha una volontà nel senso più ampio del termine e sicurezza di sè sono le due principali caratteristiche di base dei nati sotto questo segno. Possono però manifestarsi in espressioni non solo positive ma anche negative. Manifestazioni positive della volontà sono la determinazione, il bisogno di lottare, eccellere, conquistare, organizzare e di guidare con autorità incitando al coraggio. Nella sua manifestazione negativa, il Leone può rivelare una vera sete di potere, diventare prevaricatore.
Se la sua voglia e predisposizione al comando non sono supportate da carisma personale e caratteristiche specifiche indispensabili a un vero leader - magnanimità compresa - rimane solo la presunzione, l'espansione del proprio ego che vuole sentirsi un re incoronato.
Il Leone è leale, generoso, evita di far pesare i difetti altrui, in questo dimostrando la sua "regalità": essendo un focoso, infatti, gli verrebbe d'istinto di reagire con stizza.
Ha grandi aspirazioni e le sue doti naturali possono farlo arrivare lontano. L'aspetto particolare del suo essere Leone, però, è che - qualsiasi attività lui sia destinato a svolgere, anche la più semplice - troverà sempre il modo di farsi notare, di spiccare nel mucchio: carisma personale, capacità, tenacia, buona comunicazione.
Nel lavoro, preferisce lasciare ad altri gli aspetti meno interessanti, magari dopo averne lui stesso organizzato le varie fasi. Sempre pronto, il Leone, ad affrontare un nuovo progetto, meglio se dall'incerto esito, per essere spronato a dare il meglio ed arrivare alla meta positiva con il senso della vera conquista.
Questo grande dello zodiaco ama e ama molto: non lesina parole, gesti, regali, tutto per far sentire il partner vezzeggiato, amato e tanto fortunato. La moneta di scambio è un'eterna incondizionata ammirazione nei suoi confronti. Capace di fedeltà; se tradito, il suo orgoglio esplode ma, se la sua magnanimità è particolarmente accentuata, da vero "grande" riesce anche a perdonare.
Ottimo genitore, affettuoso e presente e buon insegnante di vita. Se i figli avranno successo nella vita, gradirà molto che riconoscano anche il suo merito.

Lui è pronto a prendere le iniziative, in tutto, sempre voglioso di sentirsi le situazioni in pugno. Sicuro di sè, vuole fiducia e chiede fedeltà. Geloso, ma pronto a mostrare con soddisfazione le belle donne che gli stanno accanto perchè il Leone vuole ammirazione e far bella figura in tutto, con tutti. Nella sua partner, ama le parti più nascoste e misteriose sia fisiche che interiori. Alquanto convinto della superiorità maschile.
Lei se vuole sedurre, riesce a farlo con chiunque; sottilmente sensuale, con una vera forza di richiamo negli occhi. Abilissima nel provocare e catturare la preda, non ammette di essere tradita ma neanche vuol tradire. Molto generosa in amore, riesce a ottenere ciò che vuole. Si sente pari all'uomo e fatica a far capire al partner che "lui" non è superiore alla donna. Ha un ottimo rapporto con l'infanzia, può quindi essere una straordinaria mamma e una bravissima insegnante.
Le affinità di coppia :

1) SAGITTARIO: bellissima unione, Leone con Sagittario, per le affinità intellettive e fisiche. Importante è che il Sagittario impari presto (e si adegui) che il re è il Leone!

2) GEMELLI: certo, può funzionare bene, perchè tutti e due i segni sanno come gratificare il partner. Un suggerimento al Leone: ricorda di lasciare un po' di briglia sciolta al tuo partner Gemelli, per il quale almeno un po' di libero spazio è di importanza vitale.

3) BILANCIA: assolutamente positivo il rapporto, per la perfetta condivisione di sentimento e sesso. Un neo: entrambi sono pronti ad appoggiarsi troppo al partner, se ricco o famoso, per trarne il massimo della sicurezza.

L' elemento del Leone è il fuoco.
L'energia che brucia dentro senza mai estinguersi, scatena la passionalità e la creatività. E, come la fiamma che è sempre in movimento, è sempre in agitazione, instancabile, proiettato verso il futuro. Male sopporta i condizionamenti imposti dalla vita reale e va avanti per la sua strada, rivelando spesso profonde intuizioni che si rivelano esatte.
Il pianeta da cui è governato è il Sole che afferma la sua primaria importanza sugli altri pianeti, così come  sembra sempre di ruggire: "il Re sono IO!" Infatti il sole non è un pianeta ma una stella che brilla di luce propria, che illumina e riscalda anche quando non si vede perchè offuscato da qualche nuvola.




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lunedì 1 giugno 2015

CIAO GIUGNO

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Sera di Giugno 

La luna doveva già essere alta dietro il monte
Tutta la pianura, allo sbocco della valle, era illuminata da un chiarore d'alba. 
A poco a poco al dilagar di quel chiarore, anche nella costa cominciarono a spuntare i covoni raccolti in mucchi, come tanti sassi posti in fila.
Degli altri punti neri si muovevano per la china, e a seconda del vento giungeva il suono grave e lontano dei campanacci che portava il bestiame grosso, mentre scendeva passo passo verso il torrente. 
Di tratto in tratto soffiava pure qualche folata di venticello più fresco dalla parti di ponente e per tutta la lunghezza della valli udivasi lo stormire delle messi ancora in piedi.

Giovanni Verga


Giugno, denominato anche Mese del Sole o Mese della Libertà, è il 6º mese dell'anno secondo il calendario gregoriano, ed è il primo mese dell'estate nell'emisfero boreale e il primo dell'inverno nell'emisfero australe; conta 30 giorni e si colloca nella prima metà di un anno civile. Il nome deriva dalla dea Giunone, moglie di Giove.

La denominazione Mese del Sole deriva dal fatto che in corrispondenza del 21º giorno del mese, ovvero nel solstizio d'estate, l'asse terrestre presenta un'inclinazione tale da garantire la massima durata di luce nell'arco di un giorno. In contrasto con il solstizio d'estate, il solstizio d'inverno che cade il 22 dicembre, rappresenta il giorno dell'anno solare più corto, in quanto l'asse terrestre raggiunge un valore di declinazione negativa, rappresentando quindi l'inizio della stagione invernale nell'emisfero boreale. La traduzione inglese del nome, June, viene usata come nome proprio femminile.

Come suggerisce il proverbio contadino «Giugno la falce in pugno», per la natura segna un periodo di grande fioritura: dalla mietitura dei campi di grano al taglio dell'erba nei prati, alla frutta che in molte specie raggiunge la giusta maturazione ed è pronta per essere raccolta; senza dimenticare i tanti fiori che sbocciano e rendono i giardini più colorati in questa fase dell’anno. 

Sul piano astronomico, ad est dell'emisfero boreale domina la lunga scia della Via Lattea, che mostra il punto più luminoso tra le stelle Sadr e Albireo della Costellazione del Cigno. Di rilievo è anche il fenomeno dell'asterismo del Triangolo estivo, che appare dopo il tramonto ed è un punto di riferimento per osservare le principali costellazioni.

E' il mese del Solstizio (20 o 21 Giugno). "Solstizio" deriva dalle parole latine per "sol", cioè Sole, e "sistere" ossia "fermarsi": ovvero, il momento in cui il Sole si arresta nel suo punto più alto. Il Solstizio d'estate si verifica proprio quando l'asse della Terra è più inclinato verso il Sole di 23.4 gradi e i raggi colpiscono direttamente la linea di latitudine tropicale (per noi, il Tropico del Cancro). Nel mese di Giugno, l'inclinazione è verso il Sole nell'emisfero settentrionale, mentre nell'emisfero australe accade nel mese di dicembre, quando da noi è il Solstizio d'inverno.Il solstizio d'estate ha le ore più lunghe di luce per l'emisfero nord. Il Sole, che di solito si erge direttamente a est, svetta a nord -est e tramonta a nord-ovest. Questo significa che il sole è nel cielo per un periodo di tempo più lungo, producendo più luce del giorno.

La prima parte del mese di giugno è nel segno di Gemelli che lascia il posto al segno del Cancro.

I Gemelli sono il 3° segno dello Zodiaco. Sono un Segno d’aria, l’aria trasparente e mutevole di Giugno, lo zeffiro che scompiglia i capelli. 

I Gemelli sfiorano veloci la natura in fiore, gli alberi carichi di frutti, e come iridescenti farfalle si posano su tutto e non si fermano su niente. Arrestano il volo quel tanto che basta per vedere e capire, poi… via! Verso qualcosa di nuovo con evoluzioni ed esibizioni che sembrano compiute davanti a uno specchio. 

Perché i Gemelli sono esibizionisti, narcisisti, protagonisti. Cercano di attirare l’attenzione e soffrono se nessuno li guarda, se passano inosservati. Anno intelligenza acuta e pronta, nervosa e scattante: capiscono e afferrano subito, ma passano anche subito ad altro e possono essere incapaci di proiettare le loro potenzialità verso le cattedrali del pensiero. 

I Gemelli si fermano prima di intraprendere i grandi voli, si applicano al mondo che trovano attorno a sé: in quel mondo sanno farsi conoscere, sanno brillare, sanno affascinare. Entrano in tutti i negozi, partecipano a tutte le feste, sono orgogliosi di essere dappertutto, di essere in testa alle liste degli invitati, di aggiungere un nome nell’agenda particolare e riservata. Tutto questo rassicura gli aerei Gemelli che non hanno e non vogliono punti fermi nella vita ma ne sentono la mancanza e ricercano allora molti punti fermi ma per breve tempo. 

I Gemelli sono adolescenti nell’anima, nel cuore, nella mente, nella parola. Sono innamorati adorabili e ardenti, sono studenti vivaci e intelligenti dei quali si dice che potrebbero fare molto di più, hanno la parola brillante che conquista. Vivono a scuola il loro periodo migliore perché sono ancora lontani dalle responsabilità, il dovere, i sacrifici della maturità che li sgomentano, li fanno fuggire.

Per stare con un Gemelli bisogna accollarsi molte responsabilità che sarebbero sue, accettare di non avere orari fissi e di inventare i giorni uno dopo l’altro. Il Gemelli porterà nella routine quotidiana novità, idee, progetti, entusiasmi e riuscirà a proiettare chi lo segue in una dimensione eternamente giovane. 

Non sono per i Gemelli i lavori e gli studi in solitudine e tutto quanto sappia di ripetitivo: se costretto a un’attività ripetitiva, saprà ricavarsi amplissimi spazi personali. Ama una casa che faccia colpo sugli ospiti, ama essere sempre aggiornato e informato e le notizie politiche lo colpiscono come fatti personali. Ama le compagnie divertenti e le vacanze di movimento: ma non molto lontano. 

Il suo pianeta è Mercurio; in Gemelli è esaltato Plutone.

Il suo colore è il giallo. Il suo giorno è il mercoledì. Il suo fiore è il mughetto. Il suo albero è il noce e fra gli arbusti il ginepro. Il suo metallo è il mercurio. La sua pietra è la corniola, ma anche l’agata. 
A tavola preferisce tanti piattini con tante pietanze come nella cucina cinese e Giapponese. Ama molto le albicocche e le melanzane.

Il Cancro è un Segno d’acqua, l’acqua dolce dei fiumi e dei laghi, l’acqua serena di luglio che invita a tuffarsi.

Il Cancro è il tempo pigro e lento dell’estate, un tempo immobile di lunghe ore sonnolente che invitano a riposare, a crogiolarsi. 

Il Cancro si crogiola molto, infatti, nei suoi dolori come nelle sue gioie, nei suoi progetti come nei suoi ricordi. Dell’animale che lo simboleggia ha la dura corazza che non è facile oltrepassare. Sembra morbido ma è duro, sembra malleabile ma non cambia idea, sembra “maneggiabile” ma lo è meno di chiunque altro. 

E’ diffidente e si difende: difende se stesso, la sua casa, le sue idee, la sua routine e le sue abitudini con l’arma a lui più congeniale: la resistenza passiva. E mentre in apparenza accetta consigli, idee, suggerimenti, dentro la sua corazza prosegue tenacemente verso le sue mete, i suoi obiettivi. Un Cancro va sempre fino in fondo, costi quel che costi. 

Che nessuno si lasci ingannare dall’apparente fragilità, dall’autocommiserazione: il Cancro non è fragile e indifeso. E’ invece emotivo e ansioso e ha bisogno di sicurezze. Vede nei cambiamenti una minaccia e nel passato le sicurezze più sicure, quelle che nessun cambiamento metterà in crisi. Alle sicurezze cristallizzate per sempre nella sua memoria il Cancro torna di frequente, sia per arricchire il presente, sia per rivivere nel sogno un perfetto tempo passato se il presente è in crisi. Nel ritorno al passato c’è un desiderio d’infanzia, il rimpianto di un periodo della vita in cui il Cancro adulto fu bambino. 

Il Cancro non batte i pugni sul tavolo e non alza la voce; preferisce tacere e soffrire in silenzio rimproverando acerbamente, con silenzi eloquentissimi chi non gli da quanto gli spetta. Ma il Cancro non è solo silenzi eloquenti, ricordo, resistenza, tenacia. Dentro la sua casa, in mezzo alle sue cose, il Cancro riversa su chi ama tesori inesauribili d’amore, dedizione, tenerezza e stare con un Cancro significa avere la certezza di un amore saldo come la roccia. 

Per il Cancro la casa è tutto, come la conchiglia per l’ostrica. La vuole bella, con tende e lampade del colore del latte, con tanti oggetti d’argento o di rame da lucidare con amore, con letti morbidi. 
Non sono per il Cancro le attività che richiedono grinta e decisione. Sono invece per lui gli studi e i lavori che richiedono tenacia, fantasia, affetto.

Il suo pianeta è la Luna; in Cancro è esaltata Venere.

Il suo colore è il bianco latte. Il suo giorno è il lunedì. Il suo fiore è la ninfea e tutte le piante acquatiche, ma anche l’orchidea. Il suo albero è il salice piangente. Il suo metallo è l’argento. La sua pietra è la perla. A tavola ama molto i derivati del latte e dello zucchero: formaggi, dolci, yogurt… Ama le macedonie e tra le verdure il cetriolo.


Proverbi:
Acqua di giugno rovina il mugnaio.
Quando imbrocca d'aprile, vacci col barile; quando imbrocca di maggio, vacci per assaggio; quando imbrocca di giugno, vacci col pugno.
Biondo ondeggia di giugno il grano pronto sta il contadino con falce in mano.
Giugno ventoso, porta presto il grano sull’aia.
In giugno, in bene o in male, c'è sempre un temporale.
Tra maggio e giugno fa il buon fungo.
Di giugno levati il cuticugno.
Giugno la falce in pugno.
Giugno ciliegie a pugno.
Per san Vittorino (8) ciliege a quattrino.
A San Barnabà (11) la falce al prà, o piglia la falce, e in Maremma va.
Per San Barnaba, l’uva viene e il fiore va.
Se piove a santa Desiderata (12) casca l’uva e resta la grata.
Sant’Antonio (13) dalla barba bianca, fammi trovar quel che mi manca.
Se fa freddo a san Luigino (21),farà caldo a san Paolino (22).
Per San Paolino c'è il grano e manca il vino.
La vigilia di San Giovanni (23),piove tutti gli anni.
A San Giovanni (24) il sorgo va in pan.
La notte di san Giovanni, entra il mosto nel chicco.
La notte di san Giovanni, ogni erba nasconde inganni.
Quando piove il giorno di San Vito (15) il prodotto dell'uva va sempre fallito.
A San Vito (15)il castagno è incardito.
Se marzo non marzeggia, giugno non festeggia (oppure april mal pensa).
Per san Vito il merlo becca moglie e marito.
Per San Pietro (29), o paglia o fieno.
Se piove ai santi Paolo e Pietro (29) piove per un anno intero.







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