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venerdì 20 marzo 2015

IL SALMERINO ALPINO



Il salmerino alpino è un pesce appartenente alla famiglia Salmonidae.

Si hanno due gruppi di popolazioni: anadrome e stanziali. Le forme migratrici anadrome sono diffuse in tutto l'Oceano Atlantico settentrionale fino alla Norvegia, all'Islanda ed alla Groenlandia, mentre le forme dulcacquicole (considerate relitti dell'epoca glaciale) sono diffuse, tra l'altro, in Scozia, Irlanda, Scandinavia e nelle Alpi. È assai diffuso nell'arco alpino, in particolare in Trentino ed in Lombardia (Valtellina ed in Alta Valtrompia), nel Lago Maggiore ed in numerosi laghetti d'altura ad altitudini fino ai 2600 m. Si trova anche, più raramente, nei torrenti e nei fiumi di montagna.

È molto simile alla trota comune, ma ha alcuni inconfondibili segni di riconoscimento, soprattutto per quanto riguarda la livrea:
pinne ventrali, pettorali ed anale con bordo anteriore di color bianco vivo;
dorso verde oliva con macchie più chiare (nelle trote delle varie specie le macchie sono più scure);
durante il periodo riproduttivo il maschio ha tutte le pinne inferiori ed il ventre di color rosso sangue.

La riproduzione avviene in inverno tra novembre e gennaio, in profondi fondali con substrato sabbioso o ghiaioso. Le uova schiuderanno in maggio-giugno.

Il salmerino alpino è un grande predatore: si nutre di pesci (soprattutto sanguinerole), insetti e loro larve, crostacei e invertebrati.

La pesca è simile a quella della trota. Anche le carni sono simili, ma spesso maggiormente apprezzate (specie sui laghi)..


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giovedì 19 marzo 2015

IL SALMERINO DI FONTE

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Il salmerino di fonte è un pesce appartenente alla famiglia Salmonidae.
Questo salmonide è originario delle acque fredde e temperate del Nordamerica, principalmente lungo le coste Atlantiche canadesi, ma essendo anadromo, è diffuso anche nei Grandi Laghi, nonché nel bacino del Mississippi, fin oltre la sua foce.
Verso la fine del XIX secolo questo pesce è stato inserito nelle acque europee per la pesca, spesso con risultati dannosi per gli ecosistemi autoctoni.
In Italia è presente nelle acque alpine, fluviali e lacustri, di Val d'Aosta, Lombardia, Trentino e Alto Adige. Solo in alcuni laghi e torrenti si è ben acclimatato, tanto da costituirne la principale specie. Nei fiumi alpini dove ha trovato un habitat congeniale popola le acque dei torrenti posti nella fascia altimetrica più alta, in acque che mantengono una temperatura molto bassa durante tutto l'anno (fascia superiore della Zona dei Salmonidi), si adatta anche ai laghi alpini molto freddi. È resistentissimo alle basse temperature tanto da popolare perfino i laghetti formati dalle acque dei ghiacciai.
In Nord America alcune popolazioni vivono in mare ed hanno sviluppato abitudini anadrome.

Il Salmerino di fontana ha la forma tipica dei Salmonidi: corpo allungato ma muscoloso, adatto ad acque turbolente e a movimenti veloci. La testa è allungata, con mascelle forti e sviluppate in ampiezza. Il dorso appena incurvato, sulla cui cima si innesta la corta ma robusta dorsale. La pinna caudale è ampia e a delta.
La livrea è varia, ma definita: fondo verdastro, fittamente marezzato da macchie circolari gialle, che sul dorso sono unite tra loro. Linea laterale ben visibile; al di sotto di essa sono presenti anche numerose macchie rosso carminio. La pinna dorsale, così come l'adiposa e la caudale sono verdi macchiate di giallo; le pettorali, l'anale e le ventrali sono rossastre orlate di bianco e di nero.
Raggiunge dimensioni considerevoli, per un pesce di fiume europeo: 80 cm per 9-10 kg di peso.

È un vorace carnivoro, si nutre praticamente di ogni piccola creatura che gli capita a tiro: piccoli mammiferi, anfibi, pesci, crostacei, insetti e invertebrati.

Il Salmerino di fontana è una preda molto ambita dai pescatori, sia per la qualità della sua carne, sia per l'alto valore commerciale. La pesca sportiva avviene con le stesse modalità della pesca alla trota, le tecniche più praticate sono la pesca a mosca, lo spinning e la pesca al tocco.
Le carni sono assai apprezzate, al pari con quelle della trota.

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giovedì 12 marzo 2015

TROTA IRIDEA

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Oncorhynchus mykiss Walbaum, 1792, comunemente conosciuta come trota iridea oppure trota arcobaleno è un pesce osseo d'acqua dolce e marina appartenente alla famiglia dei Salmonidae.

L'areale della specie comprende il versante pacifico dell'America settentrionale a sud fino al nord del Messico e le coste asiatiche del Pacifico tra la Kamčatka e il basso corso dell'Amur. La specie è stata introdotta in tutta Europa ma ha stabilito solo poche popolazioni in grado di riprodursi e dunque non dipendenti dall'apporto di individui di allevamento; alcune popolazioni naturalizzate sono presenti nei torrenti alpini di Slovenia, Svizzera e Austria e nel bacino del fiume Serchio in Toscana.

Vive in torrenti e laghi montani con acque fredde e ossigenate. È stata però introdotta in ambienti anche non ottimali e può essere trovata dappertutto tranne che in stagni poco ossigenati con temperatura dell'acqua che supera i 25° in estate. Alcune popolazioni (americane) di torrenti costieri o immissari di laghi sono anadrome, queste popolazioni sono dette in inglese steelhead.

La forma generale di questa trota assomiglia molto a quella della trota europea, da cui si distingue principalmente per i caratteri della livrea. Il corpo è affusolato e leggermente compresso lateralmente, con muso ottuso e bocca ampia. La pinna caudale ha un'intaccatura centrale a differenza che in Salmo trutta (trota fario) in cui è tronca. La colorazione di fondo è verdastra sul dorso e bianca sul ventre con un'ampia fascia longitudinale rosea o violacea più o meno visibile sui fianchi. Tutto il corpo e le pinne dorsale e caudale sono punteggiate di nero (la pinna caudale non ha mai punteggiature nelle trote europee). Negli individui anadromi viventi in mare il colore è uniformemente argenteo con punti neri.

La taglia massima è di 120 cm per 25,4 kg.
Può vivere fino a 11 anni.

Il periodo riproduttivo avviene in primavera: gli esemplari adulti delle popolazioni anadrome cominciano in inverno la migrazione dalle coste oceaniche verso le sorgenti dei fiumi mentre le varietà stanziali si limitano ad effettuare spostamenti all'interno dei bacini fluviali. La deposizione avviene sui letti ghiaiosi dei torrenti montani. Ogni femmina può deporre fino a 2000 uova per kg di peso. In Europa la riproduzione della specie è molto rara e le popolazioni selvatiche si possono mantenere solo grazie alla continua immissione di esemplari di allevamento.

Come tutte le trote è un predatore: in acqua dolce si ciba di invertebrati acquatici e terrestri e di pesci, in mare di pesci e cefalopodi.

La trota iridea è una preda apprezzata dai pescatori sportivi e viene largamente introdotta in appositi bacini per la pesca sportiva. Viene catturata sia con esche naturali che artificiali con tecniche in tutto simili a quelle impiegate per la trota fario.

Le carni sono eccellenti anche se reputate leggermente inferiori a quelle della trota europea.

In Italia la trota iridea è il pesce maggiormente impiegato in acquacoltura, adattandosi meglio di altre specie di trota ad acque più calde e meno ossigenate e avendo una buona capacità di accrescimento. La varietà "salmonata", caratterizzata da carni di color rosa salmone che spesso spuntano un prezzo più alto sui mercati, non è una vera e propria razza o varietà, il colore delle carni dipende essenzialmente dalla dieta a base di crostacei (in natura) o a base di farine di gambero o altri cibi ricchi di carotenoidi (in allevamento).

L'impatto ecologico delle ripetute immissioni di questa specie è stato notevole, è infatti uno dei principali responsabili della rarefazione delle trote di ceppo autoctono in Italia ed in Europa. Gli avannotti della trota iridea riescono a competere efficacemente con quelli della trota europea accrescendosi più in fretta e consumando la maggior parte delle risorse alimentari. La IUCN ha inserito la trota iridea nell'elenco delle 100 tra le specie invasive più dannose al mondo.

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TROTA FARIO

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Diffusa in Italia e in molti corsi d'acqua di quasi tutta Europa, in Italia la trota fario rappresenta la trota autoctona della regione alpina ed appenninica settentrionale, mentre nella regione padana è sostituita dalla trota marmorata e nel centro-sud dalla trota sarda o macrostigma. In seguito a ripopolamenti effettuati senza attenzione per queste differenze di areale, al giorno d'oggi la si può trovare dovunque. Abita in acque veloci e torrentizie, fredde, limpide e ben ossigenate dei torrenti di montagna o alta collina. Quando viene a trovarsi all'interno di laghi prende velocemente l'aspetto della trota di mare. Nei torrenti vive solitamente sotto le cascate ed i piccoli salti con il muso rivolto verso la corrente rigorosamente in caccia di prede, e questo avviene nei mesi invernali, mentre nei mesi estivi sta in fondo ai raschi dei corsi d'acqua a pelo d'acqua per cibarsi di insetti che galleggiano sulla superficie dell'acqua. Infatti nelle sere d'estate non è difficile, avvicinandosi su un fiume (magari su un ponte), vedere un fuggi fuggi generale di questo salmonide che, ovviamente accortosi della presenza di un uomo, alla velocità di ben 20 km all'ora si intana sotto salti e pietre, completamente terrorizzato. È stato pescato anche alla riva del mare nei pressi della foce di fiumiciattoli.

Il corpo della trota fario è allungato, compresso ai fianchi, provvisto di testa robusta, acuminata verso la mascella, dotata di forti denti. Le pinne sono robuste.
La livrea è estremamente variabile per mimetizzarsi con l'ambiente circostante: il dorso va dal bruno al grigio argenteo, i fianchi sono grigio-giallastri, il ventre tende al bianco-giallo chiaro. Tipiche sono le chiazze rotonde nere sul dorso e soprattutto quelle rosso vivo (o brune) sui fianchi, disposte ordinatamente in senso orizzontale. Le pinne pettorali e ventrali sono giallastre, le altre tendenti al grigio. La lunghezza media varia solitamente nei corsi d'acqua in cui vive. Nei piccoli rii montani non supera quasi mai i 30 cm di lunghezza e i 3 hg di peso, nei torrenti più grossi e nei fondovalle degli stessi e nei laghi, ove c'è più ricchezza di ittiofauna, alcuni esemplari possono raggiungere pesi ragguardevoli pari anche a 5-7 kg.

Le trote fario del nord Italia sono state classificate come Salmo cenerinus. Recenti indagini biogeografiche e molecolari sul DNA mitocondriale hanno mostrato come questo taxon non sia valido in quanto rientra nella variabilità della ancora non descritta trota mediterranea Salmo mediterraneus. Da notare come geneticamente questa specie sia identica alla trota sarda del centrosud, per cui si può supporre che la livrea sia un carattere fenotipico e non geneticamente determinato.

Viene catturata soprattutto da pescatori sportivi con la tecnica della pesca al tocco, della pesca a mosca e della pesca a spinning. Le carni sono assai apprezzate, fra le migliori tra quelle dei pesci d'acqua dolce italiani. È una preda apprezzata, inoltre, per la sua sospettosità e scaltrezza, che richiedono un'attenzione massima sia nell'azione di pesca che nell'avvicinamento al luogo dove la pesca verrà effettuata. Oltre alla pesca con gli artificiali (cucchiaino rotante e ondulante, pesciolino finto, ecc.) la trota fario si pesca con le esche naturali. La trota è un predatore, di conseguenza si cattura con le camole del miele, della farina, della tipula, con il verme di terra, il verme di acqua dolce e in particolar modo con il pesce morto o vivo di acqua dolce e anche di mare, che non deve superare i 5 cm di lunghezza in modo che possa essere innescato sull'amo più facilmente.

La trota fario è inserita nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani dalla regione Molise. La trota fario è un piatto prelibato in Alto Adige dove viene affumicata come il salmone con trattamenti molto particolari (Alto Adige e Austria).

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IL PERSICO TROTA

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Il persico trota (Micropterus salmoides, Lacépède, 1802), chiamato anche boccalone o black bass (nello specifico largemouth bass) è un pesce osseo d'acqua dolce appartenente alla famiglia Centrarchidae.

Il persico trota è originario di un ampio areale in America settentrionale dai Grandi Laghi alla Florida e al Texas fino al nord del Messico, compreso l'intero bacino idrografico del Mississippi-Missouri. È stato introdotto in tutti i continenti tranne l'Antartide e si può considerare cosmopolita. In Europa è stato introdotto a partire dal 1883 in quasi tutti i paesi ma si è rapidamente estinto nel Regno Unito, in Germania, in Polonia e nei Paesi Bassi mentre è diffusissimo nelle zone meridionali e mediterranee come Italia, Spagna, Portogallo, sud della Francia e Balcani. È presente anche nel bacino del Danubio, negli affluenti sloveni. In Italia è stato introdotto ai primi del '900 nei laghi di Monate e di Comabbio (anticamente noto come "lago di Varano") in Brianza da dove si è diffuso in tutto il paese anche se nelle regioni meridionali e insulari la sua presenza è meno frequente che al centro-nord.

M. salmoides è una specie tipica delle acque ferme o a corrente debole, si incontra nei laghi, nei canali, negli stagni, nei bacini artificiali, nelle lanche e nel tratto basso dei fiumi (Zona dei ciprinidi fitofili) da cui può risalire più a monte ma sempre evitando le acque più correnti. Nei laghi le zone preferite sono le acque basse e ricche di vegetazione lungo le rive, i canneti e le aree ricche di ninfee. Popola soprattutto zone a fondo sabbioso o fangoso ricche di vegetazione. Sopporta una salinità fino al 13‰.

Il persico trota deve il suo nome inglese black bass alla somiglianza con la spigola (sea bass) della forma del corpo, che però in M. salmoides è più tozzo. Il corpo ha forma ovale ed è piuttosto robusto, poco compresso lateralmente. la bocca è molto grande (l'osso mascellare supera largamente l'occhio), obliqua, armata di piccoli denti molto numerosi. La mascella inferiore è leggermente sporgente. La pinna dorsale è unica, con la parte anteriore a raggi spiniformi e la posteriore, più alta, a raggi molli. Tra la parte a raggi spinosi e quella a raggi molli c'è un'intaccatura che può dare l'impressione che le dorsali siano due. La pinna anale ha 3 raggi spinosi e il resto molli. La pinna caudale è ampia e ha una modesta incisione centrale, i due lobi sono arrotondati. Il colore di fondo del corpo è variabile secondo le caratteristiche dell'habitat, generalmente è di un verdastro piuttosto scuro sul dorso che schiarisce sui fianchi e vira sul biancastro o il giallo sul ventre. Tutto il corpo è cosparso di macchiette scure di numero, forma e dimensioni molto variabili. È sempre presente una fascia longitudinale scura, spesso poco vistosa nei grandi esemplari me molto definita nei giovani, in cui spesso si suddivide in una serie di macchie nere allineate. Negli adulti sono quasi sempre presenti tre sottili fasce scure radiali che partono dall'occhio e raggiungono il bordo dell'opercolo. Pinne verdastre senza ornamentazioni di sorta.

La misura massima nota è di 97 cm per oltre 10 kg, la misura comune degli adulti è attorno ai 40 cm.

Può vivere fino a 23 anni. Gli esemplari fino ai due anni di età tendono al gregarismo e formano piccoli banchi, gli adulti tendono ad isolarsi pur non essendo territoriali. In inverno tende a raggiungere profondità più elevate e a cadere in un periodo di ridotta attività, in estate è frequente nei pressi della superficie.

Si riproduce in primavera e all'inizio dell'estate. In questa stagione il maschio ripulisce un tratto di fondale di sabbia o ghiaia in acqua bassa ove la femmina deporrà le uova in numero da 1.000 a 10.000 in base alle dimensioni corporee. Le uova vengono deposte a più riprese durante la stagione riproduttiva. In seguito il maschio o entrambi i genitori sorvegliano il nido fino a che gli avannotti non lo avranno lasciato.

È un predatore molto vorace, gli adulti si nutrono soprattutto di pesci e, secondariamente, di gamberi e anfibi. Possono essere occasionalmente predati tutti gli animali di dimensioni idonee come insetti, bisce d'acqua e perfino, in casi rarissimi, piccoli mammiferi e pulcini di uccelli acquatici. I giovani si cibano di invertebrati acquatici e tendono a diventare sempre più piscivori con l'aumentare della taglia. Non si alimenta durante il periodo riproduttivo e quando la temperatura scende sotto i 5 °C o sale sopra i 37 °C.

L'introduzione di questa specie ha prodotto danni alle popolazioni ittiche autoctone in molti paesi. Ad esempio è responsabile della rarefazione e dell'estinzione locale di alcune specie di Cyprinidae endemiche della Spagna. È inserito nell'elenco delle 100 tra le specie invasive più dannose al mondo. Per quanto riguarda l'Italia Sommani riporta nel 1969 che non pare si siano verificati danni alle popolazioni ittiche per l'introduzione di questo pesce:

« Nei confronti dell'ittiofauna preesistente il Persico trota esercita un'azione quasi sempre di equilibrio, contribuendo a limitare i fenomeni di sovrappopolamento da parte delle specie eccessivamente prolifiche appartenenti alla famiglia dei Ciprinidi. »

È una specie ittica molto apprezzata dai pescatori sportivi, vista la sua combattività. Viene insidiato tecnica dello spinning e della pesca a mosca. Viene insidiato da un gran numero di appassionati con tecniche sviluppate appositamente per questa specie (bassfishing) utilizzando soprattutto esche artificiali. L'importanza della specie per la pesca commerciale è molto limitata e solo locale; nonostante le carni siano da ritenersi ottime si trova molto di rado in commercio. Viene allevato in impianti di piscicoltura per produrre materiale da ripopolamento.

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mercoledì 11 marzo 2015

LA TROTA MARMORATA

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La trota marmorata è caratteristica ed esclusiva dei bacini fluviali adriatici subalpini italiani e sloveni. Il suo areale è infatti limitato ai corsi d'acqua e ai bacini lacustri di grandi dimensioni (grandi laghi subalpini) che sfociano nel mare Adriatico e drenano il versante meridionale delle Alpi.

Le caratteristiche più evidenti della trota marmorata riguardano la taglia e la livrea. La livrea della trota marmorata è caratterizzata da un'alternanza di macchie chiare e scure, irregolari e spesso fuse tra loro, che formano un disegno intricato definito "marmorizzatura", da cui deriva il nome comune dell'animale. Essa risulta comunque fortemente influenzata sia dall'ambiente in cui vivono gli animali presi in considerazione sia dal periodo dell'anno. Si osservano infatti esemplari con striature di un grigio chiarissimo quasi bianco e altri di un marrone scuro quasi nero. Ogni fiume pare conservare un ceppo con caratteristiche morfologiche e di livrea leggermente diverse, anche se non tassonomicamente significative. Questo pesce può raggiungere dimensioni ragguardevoli: l'esemplare più grande mai catturato in un corso d'acqua pesava poco meno di 25 kg. La forma migratrice, generalmente di sesso femminile, si sposta nei grandi laghi per la fase trofica dove può incontrare le condizioni ottimali per un rapido accrescimento (la cattura record è di un pesce di 33 kg nel Lago di Lugano). Le femmine migratrici si riproducono all'età di 4-5 anni ad una lunghezza media di 55-60cm. Possono riprodursi una sola volta nella vita oppure più volte.

Recenti indagini biogeografiche e molecolari sul DNA mitocondriale hanno mostrato come questo taxon sia da considerare una sottospecie di una primigenia trota che aveva trovato rifugio nel mediterraneo orientale, da cui, attraverso il mar Adriatico ha potuto espandersi nelle regioni del bacino padano veneto ed in Slovenia.

In quanto strettamente affine, la marmorata è facile all'ibridazione con la più comune trota fario, semispecie con cui condivide l'habitat. Gli ibridi risultanti sono fertili.

La livrea dell'ibrido ad una prima analisi risulta del tutto simile a quella della marmorata, salvo una più o meno marcata puntinatura rosso/arancio di piccole dimensioni e una separazione delle striature (marmoreggiature) simile a una grossolana maculatura, sugli opercoli branchiali. Morfologicamente parlando il cranio si arrotonda, le dimensioni dell'occhio diminuiscono, così come le dimensioni delle pinne, e il corpo risulta nell'insieme meno affilato, tendendo ad assomigliare più alla fario.

L'ibridazione, una volta avvenuta, può mitigarsi con incroci con altre marmorate, evento non raro per la condivisione delle zone di frega, in generazioni successive. Ciò dà origine a esemplari con le caratteristiche di ibridazione molto poco marcate, difficilmente identificabili se non da occhio esperto. Ne è un bell'esempio l'esemplare riportato nell'immagine a lato, che pare essere ibrido di seconda generazione conservando solo aloni rossastri sul corpo e non puntini, ma marcata puntinatura sugli opercoli branchiali. Peculiare è la marcata colorazione giallognola delle pinne ventrali e pettorali, come nella fario, dato che questo elemento generalmente si perde nell'ibrido. Negli esemplari puri infatti le pinne sono generalmente del medesimo colore di fondo del manto. È da notare anche, all'opposto, come la morfologia generale dell'esemplare sia invece quella della marmorata, con cranio allungato e occhio prominente. Ciò testimonia l'estrema difficoltà dell'identificazione precisa di un esemplare ibrido, in particolare tenendo presenti le peculiarità morfologiche dei vari habitat, già segnalate in precedenza.

Come principio per la distinzione di massima degli esemplari, va considerata l'adesione totale alle peculiarità cromatiche e morfologiche della specie, prendendo come riferimento quanto osservabile in bacini ove l'ibridazione è stata naturalmente limitata dalla differenziazione degli habitat tra fario e marmorata. Pur condividendone l'habitat in termini generali, infatti, in ecosistemi fluviali in equilibrio naturale la marmorata tende a mantenere una prevalenza sulla fario nei bacini principali, mentre quest'ultima domina gli ambienti torrentizi ove il sostentamento e l'ambientazione della specie più grande risultano notevolmente più difficoltosi.

L'equilibrio dell'ibridazione naturale con la trota comune è attualmente fortemente sbilanciato da fattori diretti e indiretti presumibilmente dipendenti dall'uomo; in particolare dall'impoverimento idrico degli areali di diffusione originale e dal conseguente ampliamento dell'habitat della fario, nonché dall'introduzione artificiale nei bacini principali di esemplari adulti di fario, giungendo a mettere a repentaglio la conservazione di ceppi puri di questa splendida trota endemica.

La marmorata è allevata in cattività con successo solo da pochissimo tempo, con difficoltà e in pochissimi centri: ciò ne causa un limitato interesse economico. Attualmente la trota marmorata è oggetto di progetti di tutela.

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