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martedì 21 aprile 2015

IL PESCE GATTO



Il Pesce Gatto o barbona, è un Pesce d'acqua dolce della famiglia delle Ictaluridae / Siluriformes con sembianze molto simili al siluro ma con dimensioni notevolmente ridotte (raramente supera i 30 cm per un peso di 260 g ma può arrivare fino a 2,5 kg per 60 cm di lunghezza).Ne esistono circa 2200 specie , raggruppate 31 famiglie, di pesci gatto che vivono nelle acque dolci in tutti i continenti. Le loro proporzioni variano da qualche decina di centimetro fino a enormi esemplari di anche 40 kg. Il tratto comune che ha dato loro il nome è la presenza di "baffi", detti barbigli, ai lati della bocca. Hanno una lunga pinna anale, una sola pinna adiposa tra la pinna caudale e dorsale, privi si scaglie e una testa piatta.

Ha una dieta molto varia: si ciba di invertebrati, pesci e loro uova, rane, girini e a volte vegetali. Ha un comportamento prevalentemente notturno ma è attivo pure nel primo mattino e nel tardo pomeriggio.

Il pesce gatto ha un corpo allungato a sezione tonda nella porzione anteriore, più compressa lateralmente invece nella parte posteriore; testa molto grossa ed appiattita con ampia bocca munita di denti conici e 4 paia di barbigli: un paio molto lungo a lato della bocca, 2 paia più ridotte nella zona mandibolare e un altro paio presso i fori nasali. Il primo raggio della pinna dorsale e delle due pettorali è acuminato; pelle priva di scaglie, colorazione grigio-nera-marrone sul dorso e bianco-gialla-avorio sul ventre.

Molti di questi pesci si nutrono dei rifiuti che trovano sul fondo del loro habitat, altri mangiano pesci di fondo o vegetali come muschio che raschiano dalle roccie con i denti. Alcune specie di grossa taglia sono voraci cacciatori in grado di inghiottire grosse prede in un colpo. Ne è un esempio il siluro europeo che raagginge e supera i 3m di lunghezza, questo oltre a mangiare pesci si nutre anche di uccelli acquatici.

Raggiunge la maturità sessuale ai 2 anni di vita, l'accoppiamento avviene nei mesi di Marzo Aprile fino a Giugno, il corteggiamento consiste in forti testate fra il maschio e la femmina, è quest'ultima a scavare la buca destinata alle uova ma è compito di entrambi custodirle fino alla schiusa che avviene dopo una decina di giorni. depone le uova nei mesi di Giugno-Luglio alla temperatura di 18-20° C.

Questi pesci hanno cura delle loro uova e dunque ne depongono meno di altre specie di pesci; avendo poi cura delle uova ne riducono notevolmete la mortalità. La maggior parte dei pesci gatto di mare usa la bocca come incubatrice. I pesci gatto di acqua dolce si limitano a controllare le uova, scavano fosse dove deporre e dopo essersi sfregati con i barbigli la femmina depone un mucchietta di uova appiccicose. A partire da quel momento almeno uno dei genitori si prenderà cura delle uova deposte. Quanto il pesciolino nasce è circa 6-7mm di colore giallo-trasparente.

Originario dell’America settentrionale, il pesce gatto è stato introdotto in Italia verso gli inizi del ‘900. Un tempo diffuso e comune in tutto il bacino del Fiume Po, ha subito successivamente un certo ridimensionamento negli anni 90, a causa di una malattia virale che ne ha decimato i contingenti, sia in ambiente naturale che in allevamento. Attualmente la specie sta recuperando terreno nelle acque regionali, soprattutto nei canali vegetati che mantengono un minimo battente idrico invernale, protettivo nei confronti della predazione da parte degli uccelli ittiofagi. Il pesce gatto è localmente assai apprezzato dai pescatori e la sua presenza concorre al contenimento di specie invasive e dannose come il crostaceo decapode Procambarus clarkii, di cui si nutre.



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venerdì 20 marzo 2015

IL SALMERINO ALPINO



Il salmerino alpino è un pesce appartenente alla famiglia Salmonidae.

Si hanno due gruppi di popolazioni: anadrome e stanziali. Le forme migratrici anadrome sono diffuse in tutto l'Oceano Atlantico settentrionale fino alla Norvegia, all'Islanda ed alla Groenlandia, mentre le forme dulcacquicole (considerate relitti dell'epoca glaciale) sono diffuse, tra l'altro, in Scozia, Irlanda, Scandinavia e nelle Alpi. È assai diffuso nell'arco alpino, in particolare in Trentino ed in Lombardia (Valtellina ed in Alta Valtrompia), nel Lago Maggiore ed in numerosi laghetti d'altura ad altitudini fino ai 2600 m. Si trova anche, più raramente, nei torrenti e nei fiumi di montagna.

È molto simile alla trota comune, ma ha alcuni inconfondibili segni di riconoscimento, soprattutto per quanto riguarda la livrea:
pinne ventrali, pettorali ed anale con bordo anteriore di color bianco vivo;
dorso verde oliva con macchie più chiare (nelle trote delle varie specie le macchie sono più scure);
durante il periodo riproduttivo il maschio ha tutte le pinne inferiori ed il ventre di color rosso sangue.

La riproduzione avviene in inverno tra novembre e gennaio, in profondi fondali con substrato sabbioso o ghiaioso. Le uova schiuderanno in maggio-giugno.

Il salmerino alpino è un grande predatore: si nutre di pesci (soprattutto sanguinerole), insetti e loro larve, crostacei e invertebrati.

La pesca è simile a quella della trota. Anche le carni sono simili, ma spesso maggiormente apprezzate (specie sui laghi)..


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giovedì 19 marzo 2015

IL SALMERINO DI FONTE

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Il salmerino di fonte è un pesce appartenente alla famiglia Salmonidae.
Questo salmonide è originario delle acque fredde e temperate del Nordamerica, principalmente lungo le coste Atlantiche canadesi, ma essendo anadromo, è diffuso anche nei Grandi Laghi, nonché nel bacino del Mississippi, fin oltre la sua foce.
Verso la fine del XIX secolo questo pesce è stato inserito nelle acque europee per la pesca, spesso con risultati dannosi per gli ecosistemi autoctoni.
In Italia è presente nelle acque alpine, fluviali e lacustri, di Val d'Aosta, Lombardia, Trentino e Alto Adige. Solo in alcuni laghi e torrenti si è ben acclimatato, tanto da costituirne la principale specie. Nei fiumi alpini dove ha trovato un habitat congeniale popola le acque dei torrenti posti nella fascia altimetrica più alta, in acque che mantengono una temperatura molto bassa durante tutto l'anno (fascia superiore della Zona dei Salmonidi), si adatta anche ai laghi alpini molto freddi. È resistentissimo alle basse temperature tanto da popolare perfino i laghetti formati dalle acque dei ghiacciai.
In Nord America alcune popolazioni vivono in mare ed hanno sviluppato abitudini anadrome.

Il Salmerino di fontana ha la forma tipica dei Salmonidi: corpo allungato ma muscoloso, adatto ad acque turbolente e a movimenti veloci. La testa è allungata, con mascelle forti e sviluppate in ampiezza. Il dorso appena incurvato, sulla cui cima si innesta la corta ma robusta dorsale. La pinna caudale è ampia e a delta.
La livrea è varia, ma definita: fondo verdastro, fittamente marezzato da macchie circolari gialle, che sul dorso sono unite tra loro. Linea laterale ben visibile; al di sotto di essa sono presenti anche numerose macchie rosso carminio. La pinna dorsale, così come l'adiposa e la caudale sono verdi macchiate di giallo; le pettorali, l'anale e le ventrali sono rossastre orlate di bianco e di nero.
Raggiunge dimensioni considerevoli, per un pesce di fiume europeo: 80 cm per 9-10 kg di peso.

È un vorace carnivoro, si nutre praticamente di ogni piccola creatura che gli capita a tiro: piccoli mammiferi, anfibi, pesci, crostacei, insetti e invertebrati.

Il Salmerino di fontana è una preda molto ambita dai pescatori, sia per la qualità della sua carne, sia per l'alto valore commerciale. La pesca sportiva avviene con le stesse modalità della pesca alla trota, le tecniche più praticate sono la pesca a mosca, lo spinning e la pesca al tocco.
Le carni sono assai apprezzate, al pari con quelle della trota.

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domenica 15 marzo 2015

L' USIGNOLO DI FIUME

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L'usignolo di fiume (Cettia cetti (Temminck, 1820)) è un uccello della famiglia Cettiidae.

L’Usignolo di fiume è un piccolo passeriforme, comune nelle aree umide di tutta Italia.Può raggiungere i 14-15 centimetri. Entrambi i sessi sono molto simili nell’aspetto, tuttavia il maschio si distingue per le dimensioni maggiori. Il piumaggio è di colore bruno uniforme sul dorso; il ventre è di colore grigio-bianco. Petto, fianchi e sottocoda sono fulvi, mentre il colore della coda vira su una decisa tonalità rossiccia. Sul capo è possibile notare un sopracciglio bianco, a volte poco marcato.
La specie è distribuita in Europa meridionale e occidentale, nella zona caucasica, in Africa nord-occidentale, dall’Asia minore orientale all’Afghanistan. Nidifica in Europa, nel nord-ovest dell’Africa e nel sud-ovest dell’Asia temperata, sino all’Afghanistan e al nord-ovest del Pakistan. È un recente colonizzatore di Inghilterra e Scozia meridionale: la prima nidificazione nei territori del Regno Unito risale al 1973. In Italia, la specie ha manifestato una sensibile tendenza all’espansione del proprio areale a partire dall’inizio degli anni ’70, colonizzando vari settori delle regioni settentrionali.
È una specie timida ed elusiva nei confronti dell’uomo e si muove furtivamente, quando non è protetto da una fitta vegetazione. Non è facile avvistarlo in volo, se non per brevissimi tratti: ama infatti nascondersi nel folto dei canneti e nella vegetazione presente lungo i corsi d’acqua e nelle paludi. Solo quando emette il canto potente e melodico è facile accorgersi della sua presenza. La coda rotonda e le piccole ali dimostrano che non è un buon volatore, almeno sulle medie e lunghe distanze.
Le coppie nidificano da aprile a giugno, nelle vicinanze di corsi d’acqua di modesta portata: fiumi, torrenti, canali, fossati; attorno alle casse di espansione e ai bacini di decantazione degli zuccherifici, ma anche nei pressi di laghi, risaie, paludi e maceri, soprattutto se provvisti di abbondante e folta vegetazione arbustiva e arborea igrofila (salici). Il maschio è poligamo, e costruisce, tra fitti cespugli, più nidi a forma di coppa, nei quali poi attirerà le future compagne. Una volta formata la coppia, la femmina depone dalle 4 alle 6 uova, che cova per circa due settimane. Dopo la nascita, i pulcini resteranno nel nido per un’altra decina di giorni, dove verranno accuditi scrupolosamente dai genitori.


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IL GAMBERO DELLA LOUISIANA

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Il gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii Girard, 1852) è una specie di gambero d'acqua dolce.

Il Procambarus clarkii, come l'affine Procambarus alleni è originario delle aree palustri e fluviali degli Stati Uniti centro-meridionali e del Messico nord-orientale.

A causa della prelibatezza delle sue carni (se allevato in acque pulite), delle discrete dimensioni che è in grado di raggiungere (supera spesso i 12,5 cm di lunghezza), della velocità di accrescimento e della sua prolificità è stato importato a scopo di allevamento nelle acquicolture di numerosissimi paesi ed è attualmente considerato il gambero di fiume più diffuso al mondo in quanto si conoscono sue popolazioni acclimatatesi praticamente in ogni continente ad eccezione di Australia e Antartide.

In Italia, fu importato in Toscana dalla Louisiana da un'azienda di Massarosa, vicino al Lago di Massaciuccoli, per un tentativo di commercializzazione. Si è poi diffuso, dopo esser sfuggito al controllo degli allevamenti di chi lo aveva importato, in quasi tutta l'Italia centrosettentrionale e in Sardegna.

Gli individui adulti assumono una caratteristica colorazione bruno-rossa (durante la loro fase sessualmente attiva) che li rende facilmente riconoscibili.

I giovani hanno invece una colorazione grigioverdastra che, ad una superficiale osservazione, li rende piuttosto simili al gambero di fiume italiano (Austropotamobius italicus e Austropotamobius pallipes).

Per distinguere i gamberi di fiume europei da quelli americani con certezza bisogna infatti osservare la base delle chele dove le specie americane presentano una piccola spina, a differenza delle specie nostrane che ne sono prive.

Grazie alla sua notevole capacità di adattarsi a svariati tipi di habitat acquatici diversi, spesso anche notevolmente inquinati, e alle sue caratteristiche ecologiche che gli consentono di colonizzare e proliferare in poco tempo negli ambienti nuovi dove si viene a trovare, il gambero rosso della Louisiana è sfuggito da molti allevamenti cominciando ad espandersi nelle aree circostanti. Nel corso degli anni inoltre è stato spesso oggetto di più o meno consapevoli introduzioni in natura che hanno contribuito notevolmente ad ampliarne l'areale.

Questo fatto, all'apparenza positivo, è in realtà estremamente deleterio per gli ambienti acquatici in quanto questa specie è onnivora e molto vorace: la sua diffusione in rogge, torrenti o stagni provoca quindi un notevole danno per l'equilibrio di questi habitat, mangiando uova di pesci, di anfibi (rane e salamandre su tutti) e di insetti acquatici, e poi, finiti questi, le specie vegetali presenti (alghe, piante acquatiche), rischiando di annullare la biodiversità. Addirittura è in grado di resistere e respirare fuori dall'acqua per alcune ore e raggiungere le eventuali coltivazioni poste attorno ai corsi d'acqua, provocando la distruzione di discrete quantità di raccolto. Scava anche profonde tane (fino a 1,5 m) rischiando di indebolire gli argini di fiumi e torrenti. Essendo poi originario di zone calde, sopporta elevate temperature, come 40-50 °C

In Italia ed in Europa rappresenta poi una gravissima minaccia per i sempre più rari gamberi nostrani in quanto, oltre a competere meglio dal punto di vista ecologico, è portatore sano di alcune gravi malattie, tra cui la famigerata “peste del gambero” (Aphanomyces astaci), che non lasciano scampo alle nostre specie. Queste caratteristiche gli hanno valso il nome di “gambero killer” con il quale è noto nelle regioni centro-settentrionali d'Italia dove la sua espansione è cominciata soprattutto a partire dagli anni '90, partendo da un allevamento in Toscana nel lago di Massaciuccoli, come documentato dalla studiosa fiorentina di questa specie aliena Francesca Gherardi.

Questa specie riveste anche un discreto interesse acquariofilo, le dimensioni contenute i colori forti e la sua grande adattabilità lo rendono un gambero di facile allevamento anche per il neofita a patto che sia ospitato in vasche a bassa densità demografica (1 gambero ogni 40 litri). Nei negozi è possibile trovare diverse varietà selezionate proprio per questo scopo dei più svariati colori :rosso, blu, arancione, bianca e ghost (colore bianco intervallato al colore dell'animale) Essendo onnivoro si può alimentare questo gambero con verdure, frutta, pesce, mangime per pesci da fondo, lombrichi, molluschi, etc (il tutto non deve mai essere condito per preservare la salute dell'animale). L'abbinamento coi pesci è sconsigliato, ma è possibile abbinarlo senza avere perdite a pesci piccoli, veloci e di superficie, ottimi gli ovovivipari come gli endler, i molly, i platy e i portaspada (non i guppy che sono impediti dalle lunghe code nel nuoto). La convivenza del gambero in acquario con le piante e spesso impossibile dato che spesso capita che le mangi o le sradichi. In acquario è possibile che avvenga con facilità la riproduzione, i piccoli possono essere cresciuti in vasche separate o assieme ai genitori alimentati con lo stesso tipo di cibo degli adulti ma in pezzi più piccoli. Il gambero se affamato o in vasche particolarmente sovrappopolate può capitare che manifesti comportamenti cannibali attaccando i propri simili, è bene dunque alimentare con cura e costanza questi animali. La vasca ideale richiede dei nascondigli che gli permettando di rintanarsi dopo il cambio pelle in modo che possa indurire la nuova corazza senza essere disturbato.



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IL GAMBERO ITALIANO

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Il gambero di fiume (Austropotamobius pallipes Lereboullet, 1858) è un piccolo crostaceo d'acqua dolce, della famiglia degli Astacidae.

In molti paesi europei viene soprannominato "Gambero dai piedi bianchi" per la caratteristica colorazione degli arti e del ventre in contrasto col resto del corpo che si presenta dal bruno rossiccio fino al verde scuro a volte con tinte più chiare vicine al giallastro. Particolarmente tozzo e dal carapace robusto, può raggiungere gli 11–12 cm di lunghezza e i 90 g di peso. I maschi sono più grandi delle femmine.

Vive nei torrenti e nei rii particolarmente ossigenati. Preferisce i letti ghiaiosi o sabbiosi ma dotati di rive in cui siano presenti anfratti e luoghi sicuri, rappresentati spesso da fronde di alberi caduti o foglie, per potersi nascondere e riposare. Essendo un organismo stenotermo freddo, predilige le acque fresche con un optimum vicino ai 15 °C e un range che si discosti di pochi gradi, sopportando al massimo la temperatura di 23 °C.

È un animale tipicamente notturno. Si nutre di qualunque cosa: dalle alghe alle piante acquatiche, dai vermi ai molluschi, alle larve di insetti.
Si dimostra particolarmente aggressivo nella difesa del suo territorio e nelle lotte sessuali, come dimostrano le catture di esemplari con arti o chele parzialmente o totalmente mutilate.

L'accoppiamento avviene soprattutto in autunno. La femmina porta sull'addome per 5-6 mesi le uova fecondate (circa un centinaio), prendendosene cura, ventilandole e pulendole continuamente. In Primavera esse schiudono ma le piccole larve rimangono ancora per qualche tempo aggrappate al corpo materno.

I gamberi di fiume devono sfuggire continuamente a numerosi predatori che, come l'uomo, ne apprezzano le carni. In particolare le larve sono spesso oggetto di cattura da parte di altre larve grandi cacciatrici come quelle dei coleotteri idroadefaghi (che si nutrono in acqua) come i Ditiscidi, o delle Libellule, anch'esse particolarmente voraci allo stadio larvale, che possono predare persino i piccoli gamberetti. Tra i pesci vanno ricordati la trota, il persico sole, il persico trota, l'anguilla ed il cavedano. Anche i Corvi oltre a molti uccelli trampolieri si cibano di gamberi.

La specie è diffusa in Europa ( Portogallo, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Austria, Svizzera, Italia, Slovenia, Bosnia ed Erzegovina, Russia e Croazia).

La specie è considerata in pericolo in base ai criteri della IUCN red list.


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giovedì 12 marzo 2015

RODEO

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Il rodeo è un tipo di pesce di acqua dolce.
Questo pesce è diffuso nel continente europeo, nella zona compresa tra i Pirenei e le Alpi, Scandinavia e arcipelago britannico escluso. Originariamente assente dalle acque italiane vi è stato immesso negli anni '90 del secolo scorso ambientandosi perfettamente nel bacino del fiume Po. Abita le acque dolci lente o ferme, basse con fondi sabbiosi e abbondante vegetazione acquatica.

R. sericeus si nutre di piccoli crostacei, vermi, larve di insetti e piante acquatiche.

Il rodeo amaro è un piccolo pesce dal corpo corto, alto e decisamente compresso lateralmente, tutto rivestito da scaglie relativamente grandi. La bocca è piccola e terminale. Caratteristiche sono le dimensioni della pinna caudale e dorsale, che risultano molto sviluppate, in proporzione alla taglia dell’individuo. Il dorso è grigio-verde, i fianchi tendono all’argento ed il ventre è bianco-rosato. Lungo i fianchi corre una striscia di colore verde-blu, dai riflessi metallici, che parte dalla coda e si interrompe a metà del corpo. La livrea nuziale dei maschi è caratterizzata da colori molto vivaci: il ventre e i fianchi assumono una tonalità rosata, che si accende ad un rosso arancio nei pressi e sulle pinne pettorali, pelviche ed anale. La specie è di piccola taglia, compresa tra i 5 e gli 8 cm e generalmente non supera i 10 cm di lunghezza.

Il rodeo amaro è un pesce limnofilo, vive in corsi d’acqua a corrente moderata, a fondo fangoso e con ampia disponibilità di vegetazione acquatica. In estate preferisce stabilirsi in acque basse e con poca corrente, mentre con l’avvicinarsi della stagione fredda si sposta verso aree a corrente più sostenuta. Vive in gruppi numerosi e concentra le sue attività nelle ore centrali della giornata. La sua distribuzione dipende dalla presenza di molluschi bivalvi del genere Unio, che la femmina utilizza come sito di deposizione. Con l’avvicinarsi della stagione riproduttiva i maschi difendono il loro territorio attorno a un mollusco bivalve dove accoglieranno le femmine che con il loro lungo ovopositore depongono le uova all’interno della cavità palleale del mollusco attraverso il suo sifone esalante, in attesa che i maschi le fecondino prontamente. Le larve vengono custodite dal mollusco per circa venti giorni, e vengono quindi liberate attraverso il sifone esalante. Nei primi stadi di vita si ciba di zooplancton e larve di ditteri per passare ad una dieta quasi esclusivamente vegetariana con il raggiungimento di taglie superiori ai 15 mm.

In Italia la specie è comparsa già da anni in molte zone del bacino padano e si sta diffondendo con una certa velocità in altre zone di pianura.

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