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venerdì 26 agosto 2016

IL CIBO DEGLI ANIMALI DOMESTICI

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Troviamo in vendita crocchette adatte ad ogni razza di cane e gatto e ad ogni momento della loro vita. Gli italiani spendono miliardi per acquistare crocchette e scatolette per cani e gatti. Le etichette sono poco trasparenti. Le tipologie del pesce, della carne e dei cereali il più delle volte non vengono definite.

Il marketing trasforma gli scarti dell’industria alimentare in menù stellati per cani e gatti, ad esempio a base di salmone o di vitello. Ma la percentuale di pesce o carne presente nei prodotti può essere davvero minima.

I veterinari consigliano di scegliere per i nostri animali una dieta casalinga basata su alimenti freschi, che sia ben bilanciata per gli animali. Una dieta casalinga corretta è benefica per la salute degli animali e fa risparmiare. Ma bisogna anche specificare che deve essere assolutamente seguita da un esperto. Il fai da te può essere pericoloso.

Gli scarti di macellazione spesso diventano crocchette per cani e gatti. Le campagne di marketing e i consigli dei veterinari, ci spingono a pagare a peso d’oro questi prodotti.

Senza contare la drammatica questione dei cani e gatti su cui vengono testati i prodotti alimentari. 

Tra le problematiche l'eventuale presenza delle aflatossine (una tipologia di micotossine) nei prodotti alimentari per animali può risultare molto rischiosa per la loro salute: casi di morte e malformazione nei gattini, vomito e diarrea, ad esempio, fino ai tumori.

La presenza di aflatossine nei prodotti alimentari per gli animali domestici non è regolamentata dalla legge e dalle aziende è considerata normale, oltre a non essere indicata in etichetta. Si tratta, infatti, di tossine invisibili. Il problema ha avuto inizio negli ultimi anni a partire dall'introduzione dei cereali nelle crocchette per gli animali. In precedenza i cereali non erano presenti. Alti livelli di micotossine sono stati ritrovati nei prodotti per cani e gatti di marche molto note. Senza contare che non è obbligatorio per le aziende indicare in etichetta la presenza di antiossidanti, additivi e conservanti. 

Alcuni veterinari non consigliano mai un'alimentazione casalinga, ma suggeriscono solo prodotti industriali, semplicemente perché si tratta di un'operazione di marketing supportata dalle aziende del cibo per animali e delle grandi catene di negozi per animali. 

D'altra parte, un'alimentazione casalinga o basata sugli avanzi della nostra dieta, se non seguita da un veterinario, può diventare pericolosa per gli animali.

Cani e gatti hanno fabbisogni ed esigenze nutrizionali molto diversi rispetto a quelli umani, che variano significativamente fra l'altro in funzione dell'età, della taglia, del tipo di attività fisica. Basti pensare, ad esempio, che mediamente l'uomo ha bisogno del 15% di calorie provenienti da proteine, mentre il cane del 35% e il gatto addirittura del 45%. Rispondere in modo corretto a fabbisogni così vari con preparazioni casalinghe è molto difficile, in quanto richiede una conoscenza approfondita della loro fisiologia e il rispetto di ben 42 diversi parametri legati al contenuto di nutrienti. Uno dei rischi maggiori di un'alimentazione preparata in casa è quindi quello di offrire una nutrizione non bilanciata, che può ripercuotersi sulla salute del pet sul medio-lungo periodo.

"La normativa europea relativa alla produzione di petfood", spiega il docente di Tecnica mangimistica e alimentazione degli animali da affezione, Università degli Studi di Torino, Diplomato ECVCN; membro del Comitato Scientifico per le Linee guida nutrizionali FEDIAF, "regolamenta in modo severo la qualità e la sicurezza delle materie prime e degli ingredienti utilizzati. Le materie prime di origine animale impiegate nella produzione industriale di petfood, ad esempio, oltre a essere sottoposte ad attenta verifica e certificazione, sono ottenute dalla macellazione di animali dichiarati idonei al consumo umano da parte del Servizio veterinario nazionale".

"Il termine additivi indica in realtà gli integratori: fra questi vi sono ad esempio vitamine, oligoelementi e antiossidanti utili per garantire la completezza dell'alimento e una sua migliore conservazione. Perciò quando si legge 'additivo' nella formulazione del petfood, non bisogna allarmarsi. L'utilizzo di droghe è poi da escludersi in quanto assolutamente vietato dalla severa normativa che regolamenta la produzione del cibo per animali".

Quella di non comprendere bene quanto riportato dall'etichetta è una delle maggiori preoccupazioni dei proprietari. Ma anche su questo il prof. Mussa rassicura: "La gamma di alimenti completi forniti dall'industria è ormai notevole e i proprietari richiedono spesso ai medici veterinari giudizi sui prodotti per i loro animali. Esiste una severa legislazione in materia di etichettatura del petfood - a livello europeo e nazionale - che ne garantisce la qualità e la sicurezza e che fissa delle linee guida precise in merito alle modalità con cui le indicazioni su materie prime e ingredienti utilizzati devono essere riportate. Le leggi attuali forniscono già gli strumenti che permettono una valutazione, se non esaustiva, comunque utile delle caratteristiche del prodotto: basti ricordare ad esempio che un mangime può essere definito 'completo' solo quando è in grado di coprire tutte le esigenze nutritive di un determinato animale. Naturalmente resta fondamentale il contributo del medico veterinario per valutare con maggior approfondimento l'adeguatezza della dieta per il proprio amico".



Secondo la prof. ssa Paola Dall'Ara, docente di microbiologia e immunologia veterinaria, Università degli Studi di Milano, l'alimentazione è fondamentale per l'aspettativa di vita degli animali: "È importante ricordare che 40 anni fa l'aspettativa di vita di un cane era di sei anni, mentre oggi è di 12 anni. Questo grazie ai progressi nella diagnostica e nella terapia medica e al miglioramento dell'alimentazione attraverso la diffusione del petfood nutrizionalmente bilanciato e adatto alle diverse esigenze degli animali da compagnia. Una corretta nutrizione ha, infatti, un ruolo fondamentale in termini di corretta crescita e sviluppo, prevenzione delle patologie, per la sua azione di supporto a livello immunitario, e non da ultimo come integrazione alla cura".

"Per valutare l'efficacia del petfood la vivisezione non serve a nulla", assicura il dr. Melosi. "Al contrario, sono sufficienti le consuete indagini veterinarie non cruente, come esami di feci e urine, che qualsiasi veterinario potrebbe trovare utile prescrivere ai propri pazienti".

Parlando di crocchette, prima di prendere in considerazione le varie marche, è sempre bene ricordare che in ogni caso si tratta di cibo processato, che è stato cotto, macinato, lavorato. Anche se gli ingredienti di partenza fossero eccellenti, dopo tutto il processo di lavorazione, non sono paragonabili a quelli freschi. E’ inevitabile che il valore nutritivo degli ingredienti venga perso durante la lavorazione, ed è per questo che nel cibo industriale vengono sempre aggiunti vitamine e minerali alla fine, per rimpiazzare quello che si è perso.

Si tratta quindi di integratori e vitamine sintetici, la cui utilità per l’organismo è stata confutata dagli esperimenti condotti dalle dottoresse Key-Tee Khaw e Aisla Welch (Cambridge, 2000), le quali, al termine di una ricerca durata 20 anni, affermarono che l’unico modo per ottenere tutti i minerali e le vitamine di cui abbiamo bisogno, è prenderli da frutta e verdura freschi.

Se gli integratori artificiali non possono sostituire e rimpiazzare un’alimentazione di frutta e verdura vera per noi umani, la stessa cosa vale per i nostri cani, che con il mangime industriale non possono scongiurare carenze nutrizionali.

La legge dice che la dicitura “Carni e derivati” sta a indicare ‘le parti carnose di animali terrestri a sangue caldo macellati, fresche o conservate, (carni) e tutti i prodotti o sottoprodotti (derivati)…’’. In altre parole, per derivati si intendono gli scarti di macellazione, quali possono essere le interiora di bovini, suini, ovini, equini, polli, galline, anatre, tacchini, conigli, zampe e teste di pollo, polmoni, mammella, milza, fegato, reni, stomaco e tendini., ma anche becchi, unghie, piume. Con derivati della carne, individuiamo un mix di scarti di animali non meglio specificati, di cui appunto non possiamo conoscere il valore nutritivo.

In una crocchetta media, il 70% degli ingredienti sono i cereali e le farine di carne, il glutine di mais e di frumento, la polpa di barbabietola e vari grassi animali.

A volte negli ingredienti delle crocchette non è specificato di quale cereale si sta parlando. Spesso quello maggiormente usato nelle crocchette è il mais. Per il cane i cereali non sono indispensabili, essendo essenzialmente un carnivoro, quindi grandi quantità di cereali possono essere difficili da digerire. Nella maggior parte di crocchette le quantità di cereali sono maggiori rispetto a quelle della carne.

Farine di carne: indicano che la materia prima è ottenuta da un processo di riciclaggio, per l’esattezza la legge (Legge 15 febbraio 1963 n° 281 e smi) le definisce “Prodotto ottenuto dal riscaldamento, dall'essiccamento e dalla macinazione della totalità o di parti di carcasse di animali terrestri a sangue caldo”. In sostanza si riciclano carcasse di bestiame per estrarne olio dal grasso, tramite fusione. E’ evidente che il valore nutritivo dipende dalla qualità delle proteine: un petto di pollo sarà più nutriente e salutare rispetto a una farina ottenuta tramite riciclaggio di una carcassa.

Glutine di mais/frumento o farine di mais e frumento: sono una fonte economica di proteine vegetali, in alternativa a quelle che dovrebbero provenire dalla carne.

Polpa di barbabietola: è quello che resta dopo l’estrazione dello zucchero dalle barbabietole. E’ comunissima negli alimenti secchi per cani in quanto ha un potere indurente per le feci e previene la diarrea.

Grassi/proteine idrolizzati: per proteina idrolizzata o idrolisata, si intende una proteina che ha subito un processo di idrolisi, è stata cioè già digerita per reazione con enzimi. In sostanza sono proteine pre digerite e il loro uso è utile a non scatenare reazioni allergiche in soggetti allergici o ipersensibili verso le stesse.

Quindi la gran parte di una crocchetta media è composta da cereali, farine di mais e frumento, le sostanze minerali e vitamine aggiunte e le carni occupano solo il 20%-30% della composizione.


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martedì 16 agosto 2016

LE PULCI

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Le pulci possono costituire un problema per il cane o il gatto durante tutto l’anno, ma tipicamente la popolazione di questo insetto esplode 5-6 settimane circa dopo l’inizio della stagione tiepida.

Una pulce femmina depone circa 2000 uova nel corso della sua vita. In un giorno, una singola pulce femmina può deporre fino a 30-50 uova. Le uova non si attaccano all’animale e cadono rapidamente a terra in varie parti della casa. Entro 2-5 giorni, le uova schiudono.

Dopo la schiusa, le larve si dirigono verso le zone buie della casa e si nutrono delle feci delle pulci adulte, formate dal sangue parzialmente digerito del cane o gatto di cui gli insetti adulti si nutrono. Le larve crescono, mutano due volte e formano un bozzolo all’interno del quale si trasformano in pupe.

Le pulci immature trascorrono circa 8–9 giorni nel loro bozzolo. Durante questo periodo, continuano a crescere fino a diventare adulte, in attesa del segnale che è tempo di emergere.

Dall’interno del bozzolo (pupa), gli insetti adulti percepiscono il calore, le vibrazioni e il diossido di carbonio esalato che indicano che un ospite è nelle vicinanze. In questo caso le pulci adulte lasciano il bozzolo, salgono sull’ospite, effettuano il pasto di sangue e rapidamente si riproducono. In assenza di un ospite gli adulti possono rimanere nell’ambiente, all’interno del bozzolo, fino a un anno.

Le pulci sono difficili da vedere, ma è facile capire quando sono presenti. I segnali d’allarme sono:
 eventuali puntini neri presenti sul pettine possono essere le feci delle pulci. Se sul pettine si rinvengono direttamente le pulci, immergerle in una ciotola di acqua e sapone prima che possano allontanarsi o saltare nuovamente sull’animale.
Un cane o gatto infestato dalle pulci spesso diviene molto nervoso e si gratta eccessivamente.

Le pulci appartengono all’ordine dei sifonatteri, questo termine indica che si tratta di insetti dotati, allo stadio adulto, di apparato boccale pungente-succhiante (sifon) e privi di ali (atteri).

Pertanto insetti ematofagi privi di ali i cui adulti necessitano del sangue dell’ospite per attuare la riproduzione. Gli ospiti sono individuati tra gli animali a sangue caldo.



Le pulci con cui l’uomo viene più diffusamente in contatto sono la pulce del gatto (Ctenocephalides felis) e la pulce del cane (Ctenocephalides canis).
Meno frequenti la pulce dell’uomo (Pulex irritans) e la pulce del pollame (Echidenofaga gallinacea).

La "stagione delle pulci", in cui gli adulti sono attivi, è l'estate o l'inizio dell'autunno. Il numero di individui che sopravvivono all'inverno dipende dalla temperatura; il tasso di sopravvivenza è massimo negli inverni più miti. Nelle aree più calde, per esempio equatoriali e tropicali, gli adulti possono essere presenti durante tutto l'arco dell'anno.

Nella maggior parte dei casi la pulce dell'uomo (Pulex irritans Linnaeus) è più molesta a causa dei suoi movimenti sulla cute che per le sue punture; provoca al suo ospite solo fastidio (arrossamento cutaneo e prurito); tuttavia, alcune persone e alcuni animali possono soffrire di allergia alla saliva delle pulci, e riportare questi sintomi in forme particolarmente violente. In casi estremi, ripetuti morsi di pulce possono causare anemia nell'animale ospite. L'azione delle pulci penetranti è più impegnativa perché alle lesioni prodotte dal parassita possono aggiungersi complicazioni settiche e gangrenose, artriti, necrosi ossee e tendinee, fistole, caduta di falangi o di dita, ecc.

Le pulci possono anche essere vettori o ospiti intermedi, di virus zoopatogeni, di batteri (Enterobatteriacee del genere Salmonella Lign., come la S. enteritidis (Gärtn.) Castell. et Chalm e la S.typhimurium Loeff; Parvobatteriacee del genere Pasteurella Trev., come la P. pestis Lehm. et Neum. e la P.tularensis (McCoy et Chapin) Berg.; Rickettsiaceae del genere Rickettsia Rocha Lima, come la R. prowazekii Rocha Lima e la R. mooseri Monteiro; di Protozoi, Nematelminti, Platelminti, ecc.; fra le quali è particolarmente pericolosa la Xenopsylla cheopis Rothsch, forma subcosmopolita, ma più frequente nei paesi caldi, che trasmette la peste bubbonica, malattia primaria dei Rosicanti.

Per animali domestici come cani e gatti esistono prodotti veterinari di vario genere che contrastano l'infestazione da parte di pulci. Questi prodotti allontanano le pulci dagli animali, ma non difendono il proprietario o l'abitazione. Controllare tappeti e divani.

L'infestazione di una abitazione deve essere combattuta con strumenti che interrompono il ciclo di vita della pulce, impedendone la riproduzione. In genere, si utilizzano pesticidi analoghi a quelli usati per combattere le tarme. Esistono pesticidi nati specificamente per gli ambienti domestici, il problema dei prodotti antipulci sta nell'azione: alcuni riescono ad uccidere solo gli individui adulti ma non agiscono su uova e larve, altri sono specifici per le larve ma non intaccano gli adulti. Per questo motivo, l'utente è costretto a effettuare diversi cicli di trattamento o scegliere un prodotto ad ampio raggio da usare, in un'unica soluzione, per l’eliminazione di pulci e larve.



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venerdì 24 giugno 2016

DORMIRE CON IL CANE

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Quasi la metà di coloro che hanno un animale domestico usa dormirci insieme nello stesso letto.

Il riposo notturno del cane non è come quello umano: è pur vero che ci sono padroni dal sonno pesante, che non vengono minimamente disturbati dal ronfare canino o dai tanti versi che il proprio animale emette durante la notte: non sono solo gli umani, infatti, a 'parlare nel sonno'. C'è poi il problema - non da poco - delle allergie: il cane, infatti, è un grande portatore di fattori allergenici, dalla polvere ai pollini, i quali, mentre è fuori per una passeggiata, si insinuano nel suo pelo. Se poi ha l'abitudine di schiacciare anche solo un pisolino con il padrone, sarà molto facile trasmetterglieli tra le lenzuola.

Ci sono cani che hanno bisogno di tenersi occupati anche durante la notte e, al minimo rumore, potrebbero avvertire la necessità di svegliare il padrone per dare l'allarme. Ma questo significa dire addio a un riposo sereno e ininterrotto. E, soprattutto: se vi doveste pentire di aver fatto dormire il cane con voi, e voleste cambiare abitudine, potrebbe essere una dura impresa farlo tornare in una cesta, una cuccia o al nudo pavimento. Come biasimare, del resto, quel cane che ha provato la morbidezza di un soffice materasso o la freschezza di lenzuola pulite e profumate?

Tra i rischi che si corrono c'è quello di contrarre un'infezione da Stafilococco o anche la meningite.

Le infezioni da Stafilococco non vanno sottovalutate. Lo Stafilococco, infatti, una volta entrato nell'organismo lo invade, diffondendosi e aggredendo molte parti del corpo. Può partire dalla pelle, le unghie, per arrivare anche agli occhi. Il peggio è quando giunge alle membrane che rivestono gli organi interni come, per esempio, il cuore o i reni. I soggetti affetti da malattie croniche come il diabete; malattie epatiche o renali, tumori e cancro, devono prestare particolare attenzione in quanto più esposti alle infezioni gravi.

Tra le malattie che si possono contrarre dormendo con Fido c'è anche la tigna (una specie di fungo), infiammazioni intestinali causate dagli ascaridi (un'altra famiglia di vermi) o la malattia da graffiatura di gatto, un'infezione batterica molto pericolosa per i bambini.



Uno studio realizzato dal Center for Sleep Medicine della Mayo Clinic di Scottsdale, Arizona, ha analizzato come la presenza di animali possa influire, positivamente o negativamente, sulla qualità del sonno dei loro padroni. La dottoressa Lois Krahn, specialista in medicina del sonno e in psichiatria in detto Centro, sostiene che solitamente i medici non chiedono ai loro pazienti se il loro animale potrebbe avere un ruolo nei loro problemi di sonno.

Il lavoro dell’equipe della dottoressa Krahn ha dimostrato che più della metà dei pazienti della clinica del sonno che avevano animali domestici ha assicurato di dormire con loro nella propria camera da letto.

Per la ricerca, gli studiosi hanno intervistato 150 persone, precedentemente trattate presso il Centro di Medicina del sonno, e il 20% degli intervistati ha dichiarato di essere stato disturbato durante la notte dall’animale a causa dei suoi movimenti, del suo odore o respiro, ma il 41% ha confessato di dormire meravigliosamente bene con il proprio amico a quattro zampe sotto le lenzuola. Sinceramente dal mio punto di vista preferisco la compagnia di un cane .....che di un compagno rompino.....



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giovedì 5 maggio 2016

IL GATTO SACRO DI BIRMANIA



Il gatto sacro di Birmania è una razza di gatto elegante, dalla stazza massiccia e dagli occhi blu. Le origini sono incerte, potrebbe essere stato importato dalla Birmania, ma la razza è stata identificata la prima volta in Francia.

Il Sacro di Birmania è un gatto di medie dimensioni, il maschio è leggermente più grande della femmina, la testa ed il collo sono più massicci, l'aspetto generale è ben strutturato. Le femmine sono leggermente più minute e longilinee, più raffinate ed eleganti nelle movenze.
Le differenze più rilevanti si osservano soprattutto per il carattere dei gatti interi, ossia maschi non castrati e femmine non sterilizzate. Il Birmano è una razza molto passionale e "focosa" che esprime gli istinti tipici del felino.

La struttura ossea è robusta ed il corpo è leggermente allungato rispetto alle zampe che sono di ossatura grossa e non troppo lunghe, la coda è di lunghezza in proporzione col corpo la cui punta deve riuscire a toccare la spalla.

La morfologia del gatto birmano è unica e lo diversifica da tutte le altre razze. Il suo standard è molto dettagliato e preciso. La testa può essere circoscrivibile in un cuore.

La fronte è leggermente arrotondata, le guance sono piene, il naso è di media lunghezza senza stop, con profilo arrotondato detto "romano", il mento forte deve essere allineato verticalmente al tartufo.

Gli occhi sono leggermente ovali di colore blu intenso e distanti sul muso. Le orecchie sono posizionate ai lati del cranio e sempre rivolte in avanti, sono di media grandezza, di forma triangolare a base larga a partenza dalla superficie temporale del cranio, le punte sono appena arrotondate.

Il maschio segna il territorio con uno spruzzo poco visibile ma dall'odore molto intenso e fastidioso, soffre se non può avere delle gattine da corteggiare.
La femmina è molto calorosa e dal 10° mese può già iniziare a miagolare in modo continuo, sia di giorno che di notte, per chiamare il maschio fino a che non viene coperta. In questo periodo è sottoposta a stress fisico, l'appetito è minore e le difese immunitarie sono più basse.
Per i gatti destinati a fare compagnia ad una famiglia e che non rientrano in un programma di selezione di un allevamento è vivamente consigliato (per il loro bene e salute) di castrarli/sterilizzarli, questi gatti sono più sani socievoli e ottimi compagni affettuosi.
Dal punto di vista genetico il gatto Birmano ha tendenzialmente un temperamento equilibrato ed affettuoso.
Il birmano è un gatto a pelo semilungo. Il pelo ha consistenza setosa al tatto ed è privo di sottopelo perciò difficilmente si annoda; è più lungo sul corpo e più corto sul muso e sulle estremità. Intorno al collo porta una ricca gorgiera più lunga che incornicia il muso. La coda, folta e dotata di pelo lungo viene portata alta a pennacchio. Il pelo setoso ondeggia sotto l'andatura flessuosa del birmano che cammina in punta di piedi come portasse tacchi alti e contribuisce, unitamente alla corporatura allungata, a conferire al gatto una marcia molto sinuosa ed elegante. Nella parte che ricopre l'addome il pelo si fa più lanoso e molto spesso leggermente ondulato.

Il birmano nel suo insieme appare un gatto chiaro perché il colore è intenso solo sulle punte del corpo: i cosiddetti "points". Da cui il nome colourpoint (punte colorate).

I points sono le parti più fredde del corpo: muso, orecchie, zampe, coda, e nei maschi anche i genitali. Sul resto del corpo, dove la temperatura corporea è più calda, presenta la stessa colorazione ma in una versione più "scolorita", quasi bianca.

Il responsabile di questa distribuzione del colore è il gene himalaiano, un gene sensibile al calore, che agisce sul pelo in crescita: i peli che si trovano in una zona più irrorata del corpo durante la crescita non si pigmentano; i peli che si trovano in una zona fredda del corpo rivelano il loro colore.

Le estremità delle zampe, chiamate "guanti", sono le uniche parti del corpo che presentano peli di un bianco candido. I guanti sono una caratteristica distintiva del gatto birmano, è l'unico gatto di razza il cui standard ne prescrive l'esistenza. Essi non devono superare l'articolazione delle zampe e devono essere simmetrici tra loro. I guanti sono determinati da un gene apposito, una variante del gene "white spotting", fissato solo sulle estremità.

Le zampe posteriori hanno, sulla superficie plantare, una risalita di bianco a forma di V rovesciata chiamata garretto. La stessa risalita a V, molto più breve, è gradita anche sulla superficie plantare delle zampe anteriori.


Il gene himalaiano agisce sul pelo in crescita: il pelo che cresce ad una temperatura bassa si scurisce. Per tale motivo i cuccioli nascono bianchi, perché all'interno della pancia di mamma-gatta tutto il corpo si trova ad una temperatura costante ed al caldo. Il colore inizia ad essere visibile ad una settimana di età, per i colori più scuri (come ad esempio il seal-point), e a due settimane di età o più, per i colori più chiari (come ad esempio il lilac-point). La prima parte che si colora sono le punte delle orecchie, naso e coda. La colorazione completa e definitiva è visibile a due/tre anni di età del gatto birmano, e dopo aver superato almeno una stagione invernale.

I colori più tradizionali e conosciuti sono il seal-point e la sua rispettiva diluizione blue-point. Il seal-point è il colore più scuro e significa "focato" per indicare chiaramente come si presenta il colore nero in presenza del gene himalaiano. Il blue-point è un colore simile al grigio ardesia di un tono freddo ma più delicato. Il corpo è di colore beige dorato in tono coi points.

Altri colori leggermente più chiari sono il chocolate-point e la sua rispettiva diluizione lilac-point. Il chocolate-point è un colore simile a quello del cioccolato al latte, è più chiaro del seal-point e più caldo. Il lilac-point è molto chiaro di un tono rosa-crema: color magnolia.

I colori più recenti sono il red-point ed il cream-point, le femmine possono anche essere nella colorazione detta "a squama di tartaruga": tortie-point. I geni responsabili del rosso e del crema agiscono nascondendo in modo non uniforme il colore sottostante per cui il rosso ed il crema si presentano sempre striati. Le tortie sono una miscela casuale del rosso o crema con gli altri colori descritti sopra. Lo standard prevede che le tortie-point abbiano una fiamma rossa (o crema) sul naso che contrasta molto con gli occhi blu intenso. Il corpo ha dei riflessi color oro.

Tutte le colorazioni elencate si possono osservare anche nella variante tabby-point. Ossia il colore sui points è attravarsato da striature chiare che disegnano degli anelli su zampe e coda ed una M sulla fronte. Anche il corpo è attraversato da strisce più chiare ma non è visibile per l'effetto schiarente del gene himalaiano. Il tartufo è color mattone per i colori più scuri o rosa per quelli più chiari. L'interno delle orecchie ha i peli bianchi. L'associazione tra il colore tabby e il colore tortie viene definita "torbie".

Il gatto birmano non soffre di obesità ed è in grado di autoregolarsi. Una alimentazione sana è costituita da crocchette sempre a disposizione affiancate da una ciotola di acqua fresca e una porzione di cibo umido (carne e/o pesce) mattino e sera. Degli integratori multivitaminici per i cuccioli fino all'anno di età e nei periodi di muta (o di particolare stress) sono consigliati.

Non è dotato di sottopelo, per cui difficilmente si infeltrisce o si annoda. Per mantenerlo serico e brillante, oltre ad una alimentazione di qualità, sono sufficienti poche spazzolate alla settimana. Nei periodi di muta è meglio effettuare un bagno mensile per rinnovare il manto eliminando il pelo morto e favorendo la crescita di quello nuovo.

Gli occhi non soffrono di lacrimazione eccessiva per cui la pulizia si limita ad essere eseguita una volta a settimana con una garza imbevuta di infuso di camomilla.

Le orecchie possono essere pulite con una garza asciutta, sfregando delicatamente verso l'esterno.

Le unghie possono essere spuntate di qualche millimetro ogni qualvolta sia necessario per evitare incidenti durante il gioco tra gatto-gatto o gatto-uomo.

Il Sacro di Birmania, per il suo standard così preciso e per le caratteristiche genetiche che lo definiscono, è una razza di difficile selezione.

Geneticamente è molto complicato ed è molto difficile avere cuccioli in standard nella sua espressione ideale. Riproduttori da esposizione non danno necessariamente alla luce cuccioli dello stesso livello. Nelle linee più recenti, grazie al lavoro di selezione effettuato dagli allevatori, si sono eliminati quasi definitivamente difetti genetici come lo strabismo agli occhi o i nodi alla coda.

Il rapporto che ha il Sacro di Birmania col padrone è molto forte, esso lo segue ovunque in tutte le stanze ed in sua assenza ama stare accanto agli oggetti di sua proprietà per sentirselo vicino. E' un gatto molto espressivo e comunica principalmente mediante lo sguardo, i suoi occhi blu e l'intensità con cui ci osserva rende i sui occhi magnetici.
Il Sacro di Birmania non ama stare da solo, se sapete che la casa rimane vuota per parecchie ore al giorno prendetegli un altro compagno con cui stare.
Sebbene il Birmano abbia un forte rispetto e attaccamento ai componenti della famiglia, ha un carattere molto deciso, le sue idee sono ben precise e fa comprendere chiaramente i suoi intenti.
Il Birmano verso gli estranei, invece, può avere un rapporto di indifferenza.

Il Sacro di Birmania è adatto alla vita in appartamento, ma non disdegna un bel giardinetto (protetto) dove avventurarsi, arrampicarsi sugli alberi, giocare con le farfalle.
Anche un bel terrazzino ove prendere il sole o stare alla penombra dei vasi è ideale, ma anche esso deve essere messo in sicurezza.
In casa si consiglia di fornirgli una zona tutta sua dove potersi fare le unghie, giocare, nascondersi e appartarsi. A tal fine sono ideali i finti alberi appositamente studiati per gli appartamenti, ve ne sono di vari colori, forme, misure e sono esteticamente belli, oppure se avete la passione del fai da te potete sbizzarrirvi creandone uno voi. In questo modo avrete salvo il divano per il quale tutti temono quando adottano un cucciolo.
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lunedì 22 giugno 2015

IL SEMPITERNO DI MONTAGNA

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Pianta perenne cespitosa, erbacea, dioica, con rizoma strisciante e brevi stoloni epigei fogliosi, per mezzo dei quali colonizza rapidamente le zone circostanti; ha fusti eretti, scapiformi, angolosi e fogliosi, si ramificano solo nella metà superiore. Tutta la pianta è bianca o grigiastra, tomentosa e sericea. Altezza 10÷30 cm.
Le foglie che formano rosetta all'apice degli stoloni epigei, sono portare da un breve picciolo, spatolate 2÷4 cm e arrotondate o mucronate all'apice, le foglie cauline sono numerose e lesiniformi, le apicali sono lineari; tutte sono cosparse, soprattutto nella pagina inferiore, di peli tomentosi biancastri.
Le infiorescenze a 2÷10 capolini in densi corimbi apicali. Specie dioica con capolini ovoidi di fiori solo maschili o femminili, con squame ovali-acute, bianche nei capolini maschili e rosee in quelli femminili, sempre più lunghe dei fiori.
I fiori sono tubulosi, bianchi o bianco-rosati; può trovarsi in gruppi con tutti i fiori maschili oppure tutti femminili; ma si può trovare anche in colonie miste.
I frutti sono acheni con pappo piumoso di colore biancastro o rosato a seconda del sesso del fiori.

Fiorisce da giugno ad agosto.
Vegeti nei pascoli, prati secchi, ma anche sassosi e asciutti, boschi radi e secchi; predilige substrato lievemente acido o siliceo.

Curiosa la denominazione “Piede di gatto” derivante dall’aspetto del capolino che ricorda i morbidi cuscinetti delle dita dei gatti. Il nome comune “Sempiterni di montagna” deriva invece dal fatto che si tratta di un sempreverde presente per lo più in alta montagna. Il nome scientifico di “Antennaria dioica” deriva dall’aspetto piumoso dei peli del pappo assomigliante alle antenne di alcune farfalle. Il termine “dioica” (cioè due case) deriva dal fatto che fiori maschili e femminili sono portati da piante differenti. Presenta proprietà farmaceutiche essendo utilizzata nei disturbi epatici e della cistifellea.
L'Antennaria dioica ha buone proprietà medicamentose contro i disturbi del fegato e della cistifellea; può essere valida anche per le epatiti e la diarrea. Nella medicina popolare viene usata anche come gargarismo nelle tonsilliti per le sue proprietà anti-infiammatorie ed emollienti. In genere si usano solamente i fiori femminili



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martedì 21 aprile 2015

IL PESCE GATTO



Il Pesce Gatto o barbona, è un Pesce d'acqua dolce della famiglia delle Ictaluridae / Siluriformes con sembianze molto simili al siluro ma con dimensioni notevolmente ridotte (raramente supera i 30 cm per un peso di 260 g ma può arrivare fino a 2,5 kg per 60 cm di lunghezza).Ne esistono circa 2200 specie , raggruppate 31 famiglie, di pesci gatto che vivono nelle acque dolci in tutti i continenti. Le loro proporzioni variano da qualche decina di centimetro fino a enormi esemplari di anche 40 kg. Il tratto comune che ha dato loro il nome è la presenza di "baffi", detti barbigli, ai lati della bocca. Hanno una lunga pinna anale, una sola pinna adiposa tra la pinna caudale e dorsale, privi si scaglie e una testa piatta.

Ha una dieta molto varia: si ciba di invertebrati, pesci e loro uova, rane, girini e a volte vegetali. Ha un comportamento prevalentemente notturno ma è attivo pure nel primo mattino e nel tardo pomeriggio.

Il pesce gatto ha un corpo allungato a sezione tonda nella porzione anteriore, più compressa lateralmente invece nella parte posteriore; testa molto grossa ed appiattita con ampia bocca munita di denti conici e 4 paia di barbigli: un paio molto lungo a lato della bocca, 2 paia più ridotte nella zona mandibolare e un altro paio presso i fori nasali. Il primo raggio della pinna dorsale e delle due pettorali è acuminato; pelle priva di scaglie, colorazione grigio-nera-marrone sul dorso e bianco-gialla-avorio sul ventre.

Molti di questi pesci si nutrono dei rifiuti che trovano sul fondo del loro habitat, altri mangiano pesci di fondo o vegetali come muschio che raschiano dalle roccie con i denti. Alcune specie di grossa taglia sono voraci cacciatori in grado di inghiottire grosse prede in un colpo. Ne è un esempio il siluro europeo che raagginge e supera i 3m di lunghezza, questo oltre a mangiare pesci si nutre anche di uccelli acquatici.

Raggiunge la maturità sessuale ai 2 anni di vita, l'accoppiamento avviene nei mesi di Marzo Aprile fino a Giugno, il corteggiamento consiste in forti testate fra il maschio e la femmina, è quest'ultima a scavare la buca destinata alle uova ma è compito di entrambi custodirle fino alla schiusa che avviene dopo una decina di giorni. depone le uova nei mesi di Giugno-Luglio alla temperatura di 18-20° C.

Questi pesci hanno cura delle loro uova e dunque ne depongono meno di altre specie di pesci; avendo poi cura delle uova ne riducono notevolmete la mortalità. La maggior parte dei pesci gatto di mare usa la bocca come incubatrice. I pesci gatto di acqua dolce si limitano a controllare le uova, scavano fosse dove deporre e dopo essersi sfregati con i barbigli la femmina depone un mucchietta di uova appiccicose. A partire da quel momento almeno uno dei genitori si prenderà cura delle uova deposte. Quanto il pesciolino nasce è circa 6-7mm di colore giallo-trasparente.

Originario dell’America settentrionale, il pesce gatto è stato introdotto in Italia verso gli inizi del ‘900. Un tempo diffuso e comune in tutto il bacino del Fiume Po, ha subito successivamente un certo ridimensionamento negli anni 90, a causa di una malattia virale che ne ha decimato i contingenti, sia in ambiente naturale che in allevamento. Attualmente la specie sta recuperando terreno nelle acque regionali, soprattutto nei canali vegetati che mantengono un minimo battente idrico invernale, protettivo nei confronti della predazione da parte degli uccelli ittiofagi. Il pesce gatto è localmente assai apprezzato dai pescatori e la sua presenza concorre al contenimento di specie invasive e dannose come il crostaceo decapode Procambarus clarkii, di cui si nutre.



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domenica 15 febbraio 2015

AMICO MICIO Il gatto europeo




Il gatto europeo, detto anche celtico dal pelo corto, è una razza di gatto la cui varietà più nota è quella con il mantello tigrato (la forma più comune presenta striature nere su fondo marrone o beige e una "M" sulla fronte).

È stata riconosciuta dalla Federazione Internazionale Felina nel 1982.
Secondo alcuni studi, si tratterebbe della razza che più direttamente discenda dall'antico gatto egizio (Felis silvestris lybica o Felis lybica), che nella Civiltà dei Faraoni era considerato una divinità.

Dall'Egitto sarebbe giunto, sempre secondo alcune ricostruzioni teoriche, dalle zone più interne dell'Africa settentrionale, dove altri tipi di felini si sarebbero, come noto, sviluppati con articolazione di varietà e poi spostati verso Sud. Dall'Egitto, invece, sarebbe giunto in Europa con le navi dei mercanti e dei soldati: soprattutto i mercanti (anche i Fenici) ne catturavano grandi quantità che esportavano clandestinamente (il gatto era considerato proprietà del Faraone), alimentando un mercato continentale per il quale si trattava di un animale sconosciuto, ma immediatamente apprezzato nella sua utilità di combattere i topi (e questo era il motivo per il quale era a bordo anche delle navi militari).

Proprio la funzione di caccia o guerra ai topi, in un'era in cui i roditori rappresentavano motivo di preoccupatissima attenzione per la distruzione degli alimenti dell'uomo e per la diffusione delle malattie, fece la fortuna del nascente gatto europeo e quindi fu subito adottato, ad esempio, da tutte le marinerie; la buona resa riproduttiva e la relativamente lunga età fertile, le caratteristiche caratteriali e la straordinaria capacità di adattamento, consentirono un radicamento ed una ottima diffusione del gatto ex-egizio su tutto il continente, a partire dai paesi meridionali. I Romani, nel corso della loro espansione, lo diffusero praticamente in tutto il continente europeo, fino all'attuale Inghilterra.

Recenti studi si vanno allestendo circa le eventuali parentele, e le eventuali contiguità evolutive, fra il gatto europeo ed il poco conosciuto gatto selvatico sardo (Felis silvestris libyca, o Felis lybica sarda) che risiede nell'area incontaminata del Supramonte, nella Sardegna centrale; le differenze morfologiche hanno infatti lasciato congetturare che, viste le caratteristiche del gatto egizio ed osservando quelle di quello sardo, potrebbe essere esistita una razza continentale capace di modificare entrambe, anche se lievemente, attraverso gli incroci oppure che le due abbiano avuto interazioni.

Al riconoscimento della razza si giunse dopo un lungo lavoro, iniziato nel 1925 in Inghilterra ad opera del Governing Council of the Cat Fancy, organizzazione di appassionati che ebbe grande influenza nella determinazione degli standard di molte razze. Sebbene le mire iniziali degli allevatori fossero quelle di creare un registro per il gatto comune inglese (British shorthair), l'innascondibile discendenza di questo da quello continentale aprì comunque la strada allo Shorthair (il nome, che significa "di pelo corto", con cui è anche noto l'europeo), per il quale si campionarono esemplari dei più diversi, tutti di prelevamento domestico, ma - anche per le abitudini del tempo - tutti incrociati con la popolazione randagia.

Il gatto europeo è perciò una razza selezionata direttamente dal gatto comune domestico, o gatto soriano, ovvero dalla stragrande maggioranza dei gatti in circolazione in Italia ed in Europa. La circostanza ha fatto sì che la rappresentazione culturale (anche in termini di tradizioni popolari) del gatto, sia massimamente in qualche modo riconducibile all'europeo.

Si distinguono, all'interno della razza le seguenti varietà:

Gatto europeo bianco
Gatto europeo unicolore
Gatto europeo squama di tartaruga
Gatto europeo smoke
Gatto europeo tigrato o tabby
Gatto europeo silver
Gatto europeo con bianco (bicolore, van, arlecchino)
Gatto europeo rosso chiaro (arancione, il più comune
Corporatura: il gatto europeo ha un corpo robusto e muscoloso. Il petto è largo, il collo e le spalle sono pronunciate.
Testa: la testa è piuttosto larga, la faccia appare rotonda, ma è più lunga che larga. La fronte e il cranio sono leggermente arrotondati.
Naso: è diritto, di lunghezza media e di larghezza costante. La fronte è caratterizzata da una leggera depressione a livello degli occhi.
Orecchie: le orecchie sono dritte; arrotondate all'estremità e possono avere pelo sulle punte.
Occhi: gli occhi sono di forma rotonda, disposti leggermente in obliquo.
Zampe: le zampe sono forti e solide, di lunghezza media, si assottigliano regolarmente verso piedi forti, robusti e di forma arrotondata.
Coda: la coda è di lunghezza media, ma non sempre e in alcuni gatti è anche all'insù. Piuttosto spessa alla base, si affila gradualmente fino all'estremità arrotondata.
Mantello: il pelo è normalmente corto, e quando il gatto gode di una nutrizione adeguata ed appropriata, ha la pelliccia lucida.
Colori: i colori del pelo sono soprattutto scuri. I più frequenti sono: grigio, bianco o bianco sporco, marrone, arancio scuro, nero. Spesso le femmine hanno il mantello di 3 colori diversi, abbinati solitamente con bianco, marrone e arancio.
Caratteristica della specie è una sorta di maschera accanto agli occhi, per lo più di colore marrone-scuro.

Delle caratteristiche note del gatto, l'europeo presenta accentuate soprattutto l'intelligenza, la curiosità, la giocosità e l'istinto predatorio, disponendo molto del tempo di veglia ad attività che le mettano in pratica; dove impossibilitato, l'europeo esprime comunque anche l'istinto della caccia con comportamenti che secondo molti studiosi ravvivano di tanto in tanto istruzioni genetiche specifiche, come il salto, l'agguato, l'esplorazione. Durante lo svezzamento, il cucciolo di europeo riceve articolatissimi insegnamenti in questo senso dalla madre, e ciò anche se questa abbia vissuto separata da contesti naturalistici, ad esempio esclusivamente in appartamento, quasi che gli innatismi riescano a sopravvivere alle compressioni cui certe domesticazioni li sottopongono, anche in assenza di modi di pratica.

Moderatamente addestrabile dall'uomo, sebbene a prezzo di un notevole impegno e solo in presenza di un rapporto di confidenza molto profondo, l'europeo esprime episodici sprazzi di affettuosità (più marcati nelle femmine), superati da molto più frequenti tensioni ludiche. Dimostra invece con buona chiarezza gli stati d'animo, ed è capace di grande sensibilità.

Si sostiene da taluni etologi che vi sia una correlazione fra il colore del manto ed il grado di dominanza o di remissività degli esemplari dell'europeo, sia nei rapporti con i simili, sia nei rapporti con l'uomo; secondo questi studi, ai mantelli con tinte più chiare corrisponderebbe un carattere maggiormente dominante, mentre a quelli più scuri un'indole di maggiore remissività. La tesi ha fatto discutere, ma ha suscitato, almeno per ora, un'accoglienza solo tiepida. Secondo altri studiosi, l'europeo è comunque portato a sviluppare una certa personalità in assenza di personalità più forti (umane o dei simili) che possano comprimerla, nel qual caso invece si adatta alla posizione subalterna, sebbene non sempre di buon grado.

Circa la tigratura, va detto che di fatto, salvo casi rarissimi, essa è presente, anche se talvolta impercettibilmente, in pressoché tutti gli esemplari. Il rilievo delle tigrature, in simili esemplari, si presenta in particolari condizioni di luce, ad esempio con forte luce radente ed ovviamente ad osservazione ravvicinata.

Ciò vale anche per i pregiati esemplari grigio-argentei, mentre è più facile che sia assente negli esemplari prevalentemente bianchi, anche se si è da taluni sostenuto che ciò possa accadere per effetto di casuale incrocio di pigmenti bianchi nella combinazione del patrimonio genitoriale.

Del resto, le variazioni della tigratura sono state definite come assolutamente distintive di ciascun individuo, al pari delle impronte digitali umane: non si ha infatti nozione di due gatti con l'identico disegno.

I mantelli più diffusi sono quelli tabby, soprattutto nel disegno mackerel (tigré, caratterizzato da righe continue) e blotched (caratterizzato da un disegno marmorizzato).

I bicolori vengono classificati a seconda della disposizione della pezzatura bianca in bicolori, arlecchini.

Tra le varietà più rare vi sono i silver, sia nella versione silver tabby che smoke.

I tricolori sono quasi esclusivamente di sesso femminile, nella varietà calico (nero/arancio/bianco) e calico diluito (grigio/crema/bianco).

Le particolari leggi biologiche che governano le pigmentazioni ed i disegni dei mantelli, rendono alquanto ardua la selezione in allevamento: la lunga storia del gatto europeo è anche una ricchissima storia genetica nella quale di tanto in tanto affiorano sorprese e variazioni, e la ricerca estetica selettiva ne risulta fortemente penalizzata.


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lunedì 9 febbraio 2015

CANI E GATTI:LA CONVIVENZA E' POSSIBILE



Spesso indichiamo il cane e il gatto come due figure perennemente in conflitto ma non è così.
Molto spesso, quando qualcuno tenta di spiegare l’apparente inconciliabilità tra cane e gatto, si sente dire che il problema è nel loro reciproco linguaggio. L’esempio tipico che si fa è quello della coda: se il cane scodinzola vuol dire che è “felice” mentre il gatto lo fa, normalmente, quando è molto nervoso. Questo implica che un cane che incontri per la prima volta un micio accondogliendolo con entusiastiche sferzate di coda, molto probabilmente verrà interpretato dal felino come un essere “strano” e soprattutto molto, molto arrabbiato e, quindi, potenzialmente pericoloso. O, al contrario, un cane potrebbe interpretare per giocoso un qualunque gatto agiti nervosamente la coda e pronto ad aggredire.

In realtà, cane e gatto sono più simili di quanto si pensi: in entrambi uno stato emotivo di disagio o preoccupazione li porta a piegare le orecchie all’indietro, entrambi sfruttano l’evitamento (distolgono lo sguardo, assumono posture laterali o addirittura si allontanano) per evitare conflitti con conspecifici, entrambi espongono i denti come tecnica difensiva di “persuasione”, entrambi ringhiano sommessamente per esprimere lo stesso stato d’animo, entrambi tengono la coda attaccata al corpo nelle posture più difensive ed entrambi preferiscono la via di fuga allo scontro ad oltranza (fatte salve specifiche tendenze di razza e temperamento).
Del resto, se il fraintendimento fra cane e gatto fosse vincolato solo dall’interpretazione reciproca del movimento della coda, dovremmo pensare che qualunque coppia cane-gatto sarebbe destinata, prima o poi, a vivere in armonia: nel tempo, infatti, subentrerebbero meccanismi di apprendimento tali per cui i fraintendimenti iniziali dovrebbero chiarirsi (come vi dimostra chiaramente l'estrema attenzione con cui un qualunque cucciolino di cane osserva il movimento della coda di un micio). Invece, non sono rari i casi di gatti irrimediabilmente incapaci di intessere una qualunque relazione con un cane e viceversa. Paradossalmente, la socializzazione tra individui senza coda dovrebbe risultare facilitata senza questo segnale discriminatorio così fuorviante, mentre l’esperienza comune insegna che così non è.
Allora, imparare quali sono le differenze profonde tra queste due specie, è il primo passo che si deve compiere se si ha intenzione di farle convivere e si desidera intervenire attivamente sulla reciproca scoperta e comprensione.

Prima di proseguire con la lettura, se ancora non l'avete fatto, vi invitiamo a leggere l'articolo dedicato al comportamento del gatto, per avere una prima idea delle tematiche che affronteremo.

Confrontando la lista sintetica e affatto esaustiva delle caratteristiche di specie del gatto fornite nell'articolo sopra citato con l’approccio “usuale” di un cane equilibrato e ben socializzato, non faremo fatica a comprendere perché questi due animali fatichino tanto a capirsi, almeno inizialmente.
Il cane è un animale sociale e, come tale, vive la vicinanza con altri individui come una condizione naturale, persino indispensabile al suo equilibrio emotivo. Un cane che incontri un gatto con intenzioni giocose, gli si avvicina normalmente scondinzolando, magari annusandolo nell’area anogenitale appena ne ha l’opportunità ed, eventualmente, può decidere di invitarlo al gioco con balzi e movimenti concitati. Se il gatto, per tutta risposta, si sottrae e si allontana con un passo via via più veloce, è molto probabile che il cane ceda alla tentanzione di lanciarsi in un gioco predatorio.

Il gatto è un animale che modula le distanze per evitare i conflitti o, semplicemente, per limitare le interazioni indesiderate. Un cane che si avvicini scondinzolante ignorando - esattamente come un essere umano - i segnali di distanza o di evitamento del gatto, rompe il “patto” di non belligeranza, imponendo un’interazione ad un animale discreto e riservato che, per di più, tollera il contatto fisico solo di precisi, ben selezionati individui. A seconda del grado di confidenza tra i due, del temperamento e dell’umore, il gatto può decidere di assecondare il cane. Tuttavia, è molto più probabile, che il micio decida di allontanarsi indispettito o addirittura impaurito dall’esuberanza dell’altro (anche nell’invitare al gioco i gatti sono discreti e graduali, non "fisici" come certi cani). A questo punto, se all'approccio un po' invasivo si aggiunge l’ulteriore imposizione del contatto naso-anogenitale da parte del cane (il contatto più “profondo”, l’ultimo e più confidenziale stadio del rituale di approccio per il felino), questo attiva nel gatto una risposta di allontanamento veloce, per poi trasformarsi in autentica fuga, scatenando nel cane la sequenza predatoria. È evidente, dunque, che i problemi di (intolleranza fra cane e gatto vanno ben al di là di una semplice lettura del linguaggio posturale. Le differenze sono profonde e radicate nella natura sociale delle due specie, a partire dalla quale scaturiscono aspettative diverse riguardo l’interazione con il mondo esterno e, quindi, riguardo il modo di approcciare e di presentarsi.

Impostare una convivenza pacifica, tuttavia, non è impossibile, a patto che si abbia la pazienza di dar modo agli individui di conoscersi, di capirsi, e di modulare opportunamente la loro relazione sulla base delle rispettive caratteristiche di specie. Inoltre, tenete sempre presente che è molto più semplice far conoscere tra loro due cuccioli (di cane e gatto, rispettivamente), piuttosto che inserire un cucciolo di cane in una casa in cui viva un gatto adulto o viceversa. Nel primo caso, in particolare, a seconda del temperamento del cane e del bagaglio esperenziale del gatto, la convivenza può anche non riuscire a superare mai i limiti di una reciproca indifferenza. Il che è già una conquista per entrambi.

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