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martedì 18 aprile 2017

TULIPANI

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Tulipa L., 1753 è un genere della famiglia Liliaceae originario della Turchia e suo simbolo nazionale floreale. Comprende specie bulbose alte 10–50 cm, tra cui alcune spontanee in Italia note col nome comune di tulipano.

Il genere ha avuto origine nei monti del Pamir e nelle montagne dell'Hindu Kush e del Tien Shan.

L'ambito di crescita del genere si estende verso est dalla penisola iberica, attraverso il Nordafrica la Grecia, i Balcani, la Turchia e attraverso il levante (Siria, Israele, Territori Palestinesi, Libano, Giordania) e Iran, verso nord fino all Ucraina, al sud della Siberia e Mongolia e ad est verso il nord-ovest della Cina.

Un certo numero di specie e molti cultivar ibridi crescono in giardini o come piante da vaso.

Il nome deriva dal turco «tullband», che significa copricapo, turbante, per la forma che il fiore sembra rappresentare. Questo fiore ebbe una grande popolarità in Turchia nel XVI secolo durante il regno di Solimano il Magnifico, che lo volle sviluppare in numerose varietà ed impiantare ovunque.

Tra le numerose varietà si ricordano il Tulipa oculus-solis St.-Am., il Tulipa australis e il Tulipa sylvestris L.; tra le specie utilizzate come piante ornamentali si ricordano il Tulipa fosteriana Hort., il Tulipa greigii Regel, il Tulipa lanata Regel e il Tulipa kaufmanniana Regel, tutte originarie della Turchia e Kazakistan.

Fu portato per la prima volta in Europa nel 1554 dal fiammingo Ogier Ghislain de Busbecq, ambasciatore di Ferdinando I alla corte di Solimano il Magnifico, che ne spedì alcuni bulbi al botanico Carolus Clusius, responsabile dei giardini reali olandesi. Clusius trovò un modo per sviluppare molte varietà di tulipani, nei più svariati colori e forme. La sua coltivazione nei Paesi Bassi iniziò all'incirca a partire dal 1593. I tulipani divennero rapidamente una merce di lusso e uno status symbol, non solo per il loro valore decorativo, ma anche per il valore economico, e crebbero rapidamente di prezzo. Si contrattavano in casa del mercante Jacob van der Buerse (da cui prese il nome la Borsa), generando tra il 1634-37 la prima bolla speculativa documentata della storia del capitalismo, la famosa bolla dei tulipani, che scoppiò il 5 febbraio 1637.

Sebbene molti siano convinti che il fiore che simboleggia l'amore sia la rosa questo non è del tutto vero: il vero simbolo dell'amore perfetto, quello onesto, eterno e disinteressato è il tulipano, almeno stando a ciò che la letteratura e le antiche leggende popolari ci tramandano.
Questo fiore, caratterizzato dalla sua particolare forma, è comunemente coltivato per la grande varietà di colori e i numerosi ibridi disponibili, che lo rendono perfetto per colorare parchi e giardini.



Secondo un'antica leggenda persiana, la più antica tra tutte quelle che vedono il tulipano come protagonista, questo nacque dalle gocce di sangue di un giovane ragazzo suicidatosi in seguito ad una terribile delusione amorosa.
Anche nella celebre raccolta di fiabe "Le mille e una notte" il tulipano viene associato all'amore: secondo i racconti infatti il sultano lasciava cadere un tulipano rosso ai piedi di una delle donne dell'harem per indicare loro quale fosse la prescelta,

A prescindere dall'origine fiabesca che ritrae questo splendido fiore come una conseguenza di una delusione d'amore attualmente si ritiene che esso sia un'allusione alle relazioni perfette, non tanto a quelle sfortunate e deleterie, sebbene esista un'altra interpretazione secondo cui il tulipano rappresenti proprio i sentimenti più scostanti: questo andrebbe contro le credenze più antiche, o, forse, è semplicemente un altro modo di vedere l'amore: bello, passionale, onesto, ma caratterizzato da continui capricci e contrasti tra due anime unite.
Ma la particolarità del tulipano sta nelle sue tonalità: così come l'amore, che a seconda della persona può essere vissuto in mille modi diversi ed evocare altrettante sensazioni diverse così anche lui con le sue sfumature descrive le tante facce di un sentimento complesso e meraviglioso allo stesso tempo, quasi fosse un dono per chi, meno abile di altri o semplicemente spaventato nell'ammettere alla persona amata ciò che prova nel cuore, voglia donare qualcosa che simboleggi una sensazione per lui difficile da esprimere.
Esistono più di cento specie di tulipani, e altrettante possono essere le sfumature. Queste sono le più classiche:
il tulipano rosso è il fiore perfetto per una dichiarazione d'amore in piena regola. Regalare un tulipano rosso è come dire "ti amo e ti amerò per sempre", una promessa e un impegno da non sottovalutare;
il tulipano violetto è il tulipano della modestia. Forse la dichiarazione di chi non ha la presunzione di promettere qualcosa di eccessivo? meno incisivo e passionale del tulipano rosso ma comunque nobile e dolce;
il tulipano giallo è un dono perfetto per un amore solare, spensierato, e caldo, reso tale da una persona disinibita e con gioia di vivere.
il tulipano screziato caratterizzato da sfumature di brillanti colori che rispecchiano la lucentezza degli occhi di chi riceve questo dono, dolce e aggraziato.
Le diverse specie presentano notevoli differenze anche per quanto riguarda il fiore, che può essere grande, piccolo, semplice, doppio, arricciato o liscio.
Le mille sfumature del fiore e del suo significato fanno sì che, a seconda della cultura, il tulipano sia uno dei fiori più utilizzati per composizioni e regali dai più svariati significati: oltre al classico significato nell'impero Ottomano era simbolo di ricchezza e potere, ma anche di intimità e tenerezza (non è insolito che il tulipano fiorisca nelle vicinanze di qualche residuo di neve ed è tra i primi a sbocciare ogni anno); spesso vengono utilizzati anche per augurare alle persone amate un felice Natale, o un felice matrimonio, soprattutto se in primavera.

Diversamente dall'antico significato, quello che descrive l'amore come qualcosa di puro ma anche di eterno e, quindi, se vogliamo, costante, è curioso notare come il significato occidentale attribuito al tulipano sia quello dell'incostanza: secondo alcune interpretazioni questo può comunque essere accomunato all'amore stesso, perché, sotto certi punti di vista, l'amore, con i suoi alti e i suoi bassi, è incostante.
Il tulipano è uno dei pochi fiori consigliati anche per un regalo ad un uomo, grazie ai suoi colori e alla corolla, entrambi molto decisi, che lo rendono più adatto ad un pensiero del genere rispetto a molti altri fiori che, seppur meno romantici, hanno un aspetto più aggraziato e femminile.



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venerdì 17 marzo 2017

LA CALLA

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Le calle sono il fiore simbolo dello stile liberty.

La Zantedeschia è un genere di piante appartenente alla famiglia Araceae, originario dell'Africa.

Le specie appartenenti al questo genere sono conosciute in italiano col nome di calle o gigli del Nilo.

Il genere Zantedeschia comprende sette specie a radice rizomatosa, alte fino ad oltre 1 m, delle quali la più conosciuta come pianta ornamentale è la Zantedeschia aethiopica (sin.: Richardia africana), originaria dell'Africa meridionale tra il Sudafrica e il Malawi. Chiamata comunemente Calla, è una pianta perenne a foglie sempreverdi o decidue, dotata di un rizoma oblungo, di grandi dimensioni, foglie basali largamente sagittate, con lunghi piccioli, infiorescenze primaverili, solitarie, di colore bianco, composte da una lunga spata a forma d'imbuto, e da uno spadice biancastro eretto, fiori monoici. Altre specie coltivate sono la Zantedeschia elliottiana originaria dell'Africa nord-orientale, con fiori colorati di giallo, poco rustica teme le basse temperature; la Zantedeschia nelsonii dai fiori giallo-zolfo con una macchia purpurea, la Zantedeschia rehmannii con i fiori colorati di bianco sfumati di rosa.

Il botanico tedesco Kurt Sprengel (1766 - 1833) dedicò questo genere a Giovanni Zantedeschi (1773-1846), medico e botanico Italiano di Molina (VR).

Essendo piante molto amate dai fioristi e, ultimamente, anche nei giardini, gli ibridatori si sono molto impegnati nella ricerca di nuove cultivar di colori, forme e dimensioni diverse.
Sono per lo più utilizzate come fiori da taglio o piante da vaso. Risultano infatti di non semplice coltivazione perché poco rustiche.

Le calle bianche sono di coltivazione molto semplice; si pongono a dimora, in autunno, in un buon terreno soffice e fresco, abbastanza ricco, in un angolino semiombreggiato del giardino; queste piante non temono il freddo, anche perchè nelle zone con clima invernale rigido le calle tendono a perdere l'intera parte aerea, entrando in riposo vegetativo per tutta la stagione fredda. Ricominceranno a svilupparsi all'arrivo dei primi tepori primaverili; non appena le calle ricominciano a sviluppare i primi germogli è bene riprendere le annaffiature, e mantenere il terreno leggermente umido, anche se possono sopportare brevi periodi di siccità.
Quindi le annaffiature verranno intensificate all'arrivo del caldo estivo, per evitare che la pianta deperisca rapidamente; in genere può risultare utile porre a dimora la nostra calla in un luogo vicino a un corso d'acqua o al laghetto presente in giardino. Ogni 10-12 giorni forniamo un buon concime per piante da fiore.
Il cespuglio di foglie costituito da una calla bianca in completo sviluppo può raggiungere tranquillamente i 90-100 cm di altezza, ed i 70-90 cm di larghezza; se lasciati costantemente a dimora questi rizomi tendono a produrre periodicamente nuovi rizomi, causando l'allargarsi del cespo di calle; volendo è possibile, in settembre-ottobre, dissotterrare i rizomi, e dividerli, in modo da ottenere più cespi di calle.
I fiori di calla possono venire utilizzati come fiori recisi, poiché si mantengono freschi per molti giorni.
La coltivazione della calla non è tra le più semplici, soprattutto nel caso non si disponga di un ambiente adatto.
Si deve tenere presente che sono vegetali originari delle paludi tropicali la cui caratteristica peculiare è di asciugarsi completamente di tanto in tanto. Bisognerebbe quindi, anche in coltivazione, cercare di replicare questi ritmi per ottenere fioriture rigogliose.
Generalmente possono essere suddivise in due categorie principali: quelle a fioritura precoce e quelle a fioritura tardiva.
Le prime sono più rustiche e più tolleranti in generale. Fanno parte di questa categoria le più diffuse e in particolare Zantedeschia aethiopica. Fioriscono tra febbraio e maggio.
Le seconde invece hanno dimensioni più contenute, producono le spate tra aprile ed ottobre e necessitano di un clima più caldo, intorno ai 20°C.



Le calle colorate tendono ad essere leggermente più delicate rispetto a quelle bianche; questo si traduce in cespi meno ampi, fiori di dimensioni più contenute, rizomi più piccoli, e spesso ogni singolo rizoma tende a produrre un solo fiore. Inoltre le calle colorate tendono a temere maggiormente il freddo, quindi vengono spesso coltivate in vaso, in modo da poter riporre il contenitore in luogo riparato durante la stagione invernale.
Anche queste calle prediligono posizioni semiombreggiate,e temono il sole diretto, soprattutto nelle giornate più calde; in genere tendono a svilupparsi un poco più tardi rispetto alle zantedeschie aethiopiche, cominciando a produrre il fogliame in primavera inoltrata, o già in estate.
Possiamo spesso trovare le calle colorate già in piena vegetazione anche in inverno, in vivaio, questo perchè si usa molto coltivare questa piante in appartamento, dove possono venire tranquillamente forzate a fiorire in qualsiasi periodo dell'anno.
Le calle colorate necessitano di annaffiature abbondanti e regolari, e prediligono un terreno fresco e profondo, ricco in materia organica.
Se coltivate in vaso attendiamo sempre che il substrato nel contenitore asciughi prima di annaffiare nuovamente.
Durante i mesi invernali, se viviamo in luoghi con temperature minime molto rigide, è opportuno coltivare queste piante in serra, oppure coprire il terreno occupato dai rizomi con uno spesso strato di materiale pacciamante, in modo che i rizomi non entrino in contatto con il gelo intenso.
In generale queste calle ibride sono di colore vario, dal rosa al giallo, dal fucsia al viola; in effetti esistono anche calle ibride bianche, non appartenenti alla specie aethiopica. Quando acquistiamo una calla quindi informiamoci dal vivaista sulla specie a cui appartiene, per non rischiare di perdere il rizoma all'arrivo dell'inverno.

In linea generale l’annata si divide in due periodi: quello vegetativo e il periodo di riposo.
Durante il primo (che inizia con la fine dell’inverno e termina quando i fiori cominciano ad appassire) si deve irrigare abbondantemente. Inizialmente le dosi di acqua aumenteranno gradatamente per poi mantenersi costanti fino a quando la pianta non smetterà di emettere spate. A quel punto si tornerà a dilazionarle sempre di più.
Il loro habitat di provenienza sono gli stagni nelle aree tropicali e subtropicali. Necessitano quindi, per vivere bene, anche di una buona percentuale di umidità nell’aria. Se la nostra casa risultasse troppo secca possiamo vaporizzare le foglie utilizzando possibilmente acqua demineralizzata o piovana (per evitare che si macchino). Diversamente possiamo utilizzare dei sottovasi in cui abbiamo posto uno strato di argilla espansa e due dita di acqua.
Quando le foglie cominciano ad ingiallire gli interventi andranno quasi totalmente sospesi. Si interverrà solo nel caso il terreno diventi troppo secco.

Le zantedeschie possono essere moltiplicate principalmente tramite divisione (che consente di mantenere le caratteristiche della pianta madre) e tramite semina (dagli esiti imprevedibili).
Nel primo caso si dovrà procedere al termine del periodo vegetativo (cioè settembre-ottobre), contestualmente al rinvaso. Si dividerà il rizoma in più sezioni (ponendo attenzione che ognuna di esse sia dotata di almeno un occhio). Andrà poi messa a dimora separatamente. È sicuramente consigliabile spolverarle leggermente con dello zolfo in maniera da scoraggiare l’instaurarsi di patogeni. Ideale è lasciarle in una ambiente caldo e asciutto per circa 5 giorni prima di metterle a dimora in maniera che si disperda l’eventuale eccessiva umidità.
La profondità ideale nel vasetto è 10 cm. Si dovranno tenere ad una temperatura di circa 20 gradi fino a quando non produrranno le prime foglioline. A quel punto potremo spostarli in contenitori più grandi e tenerli fino alla primavera in un locale poco riscaldato.
Le calle si possono, come abbiamo detto, moltiplicare anche per seme. Quelli della aethiopica, la cui maturazione avviene in agosto, vanno collocati in terrine in un composto che andrà sempre mantenuto ben umido.
La zantedeschia elliottiana, invece, si semina a dicembre. In questo caso i rizomi andranno trapiantati a partire dal secondo anno, quando saranno diventati molto resistenti.

Perché queste erbacee possano vivere e fiorire a lungo, mantenendosi negli anni, è importante concedere loro dei periodi di riposo dopo che hanno prodotto le spate e le foglie. Sarà necessario ridurre drasticamente le annaffiature.
È altrettanto importante intervenire verso settembre dividendo i rizomi principali dai tubercoli laterali. Questi, infatti, ne riducono di molto la vitalità; di conseguenza nell’annata successiva avremmo una forte predominanza di produzione fogliare a tutto discapito della fioritura.

Può capitare che vengano attaccate da insetti (quali cocciniglie o afidi) oppure da acari. Nel primo caso si interverrà con insetticidi specifici. Se questo inconveniente si verificasse con una certa regolarità, per le piante in vaso, è possibile ricorrere anche a pastiglie di fitofarmaco da inserire direttamente nel terreno. Di solito durano circa tre mesi e hanno un’azione continua.
Per il ragnetto rosso, invece, soprattutto in caso di affezioni forti, si rende necessaria la distribuzione di acaricidi specifici. Per evitare l’insorgere di questa problematica si possono porre gli esemplari in una zona meno esposta e aumentare considerevolmente l’umidità ambientale.



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venerdì 4 settembre 2015

MELEAGRIDE MINORE

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La Fritillaria tenella Bieb. (= F. montana Hoppe), nota col nome comune di Meleagride minore, specie tipica dei pascoli e dei luoghi rocciosi, dei monti, è una pianta esile con un bulbo ricoperto da tuniche biancastre, da cui si erge un gracile scapo lungo 20–40 cm, che porta foglie lineari-lanceolate, opposte o riunite in verticilli di 3, o più raramente disposte in ordine sparso, e solcate profondamente da nervature parallele, i fiori sono reclinati, con un perigonio campanulato, di petali ovoidali-oblunghi di colore vinoso-porporino, più o meno variegati a scacchiera, con una fossetta nettarifera ovoidale-oblunga, ha 6 stami e un pistillo con ovario supero, frutto a capsula ovoidale lungo 15–20 mm.
La Meleagride vegeta nei prati aridi, pendii sassosi su substrati carbonatici od ofiolitici da 300 a 1800 metri. Specie da rara a rarissima con distribuzione estremamente frammentata nonostante sia presente in tutte le regioni ad eccezione di Veneto, Liguria, Puglia, Sicilia e Sardegna. In quasi tutti i casi la presenza è data da poche piante; solo eccezionalmente si trovano stazioni con oltre 50 esemplari.

Fiorisce tra aprile e maggio.

E’ una specie molto rara e come tale dev’essere rispettata per il forte rischio d’estinzione; non a caso è protetta in tutte le regioni. La localizzazione molto accessibile di alcune stazioni non ne favorisce la preservazione. A causa della distribuzione frammentata sono state descritte parecchie varietà e sottospecie i cui caratteri morfologici sono legati in prevalenza alle locali condizioni di crescita. Tutte le specie del genere Fritillaria sono molto tossiche. Non fa eccezione Fritillaria montana per via dell’elevata concentrazione di alcaloidi (fritillaria, imperialina), non deve pertanto essere utilizzata in erboristeria.


LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/09/lappennino-ligure.html




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lunedì 13 luglio 2015

IL CROCO

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Individuato per la prima volta in epoca romana, il Crocus fa parte della famiglia degli Iris ed è disponibile in più di 80 specie. Chiamato Crocus in riferimento agli stimmi lunghi e filamentosi; il suo nome deriva infatti dall'antica parola greca "Kroke" che significa filamenti. Lo zafferano si produce utilizzando dagli stimmi essiccati del Crocus sativus e viene usato in cucina come colorazione e come aroma. Le specie di Crocus sono originarie di tutto il mondo; dall'Europa centrale e meridionale, all’Estremo Oriente e all’Asia. La maggior parte delle cultivar a fioritura primaverile è ottenuta dalla varietà francese Crocus vernus. Il Crocus, considerato estremamente facile da coltivare, è disponibile in una vasta gamma di colori tra cui bianco, viola, arancio e giallo con fiori luminosi e appariscenti. Si tratta di uno dei primi fiori a comparire in primavera. Il Crocus è una pianta perenne molto resistente in grado di far fronte alle gelate primaverili o addirittura alle nevicate tardive, facendo la sua comparsa anche attraverso la neve.

Le altezze di queste piante sono variabili da pochi centimetri fino a 30 cm (almeno per le specie europee). La forma biologica prevalente in questo genere è geofita bulbosa, ossia sono piante perenni erbacee che portano le gemme in posizione sotterranea. Durante la stagione avversa non presentano organi aerei e le gemme si trovano in organi sotterranei chiamati bulbi (organo di riserva che annualmente produce nuovi fusti, foglie e fiori).

Le radici possono derivare sia dal bulbo che da un rizoma (raramente); e sono del tipo fascicolato. Se la pianta ha un bulbo si generano alla base dello stesso.

La parte sotterranea del fusto consiste in un bulbo ovale, interamente avvolto in tuniche cartacee; nella parte superiore le fibre sono più sottili e possono essere disposte in modo reticolato; la parte aerea è un breve (o pressoché nullo) scapo cilindrico portante direttamente il fiore.

Le uniche foglie presenti sono quelle basali (o radicali) originate direttamente dal bulbo sotterraneo; sono lunghe quanto il fiore e non sono molto numerose (massimo 10); hanno una forma lineare-laminata ma sottile con una linea longitudinale e centrale più chiara (è una scanalatura); la pagina superiore è colorata di verde scuro, quella inferiore è biancastra; il bordo è lievemente revoluto, mentre le parti terminali sono arcuate e rivolte verso il basso. Sono presenti anche delle foglie inferiori, ma generalmente sono ridotte a delle guaine biancastre. In genere le foglie si presentano insieme ai fiori ma in alcune specie possono apparire dopo l'antesi.

L'infiorescenza è formata da un unico fiore (raramente anche 2 o più); non sono odorosi e sono avvolti in due-tre spate membranose. La forma è quella di un tubo eretto e molto lungo che nella parte terminale si apre con 6 segmenti (tepali).

La struttura del fiore è quella tipica delle monocotiledoni: un perigonio con tre doppi tepali di tipo corollino (o petaloideo) e di colore bianco, viola o lillacino. Sono inoltre ermafroditi, attinomorfi, tetraciclici (con 4 verticilli: due verticilli del perigonio – androceo – gineceo) e trimeri (i verticilli sono composti da tre parti).

La fioritura è sia primaverile (anche molto precoce alla fine dell'inverno) che autunnale secondo la specie.

Il frutto è una capsula loculicida oblunga formata da tre valve (capsula triloculare). I semi contenuti nel frutto sono molto numerosi e di forma globulare. Data la posizione dell'ovario la capsula generalmente matura appena sopra il livello del terreno.

Il genere è originario dell'Europa (principalmente Spagna, Balcani e Mediterraneo orientale), dell'Africa nord-occidentale e dell'Asia minore e centrale fino alla Cina occidentale. Da questo esteso areale possiamo citare due specie: quella dell'estremo orientale, il Crocus alatavicus dei Monti Altai dell'Asia centrale e quella posta più a nord, il Crocus albiflorus delle altitudini montane delle Alpi.
Delle specie spontanee della nostra flora solo 6 vivono sull'arco alpino. La tabella seguente mette in evidenza alcuni dati relativi all'habitat, al substrato e alla diffusione delle specie alpine.

L'utilizzo di questi fiori è sia come piante ornamentali che piante officinali. La specie più importante e l'unica che abbia una certa rilevanza economica è il Crocus sativus. Oggi viene coltivato principalmente nella zona mediterranea, ma a oriente si arriva fino al Kashmir. Coltivazione molto antica se il poeta latino Sesto Aurelio Properzio (circa 50 a.C. – 15 a.C.) nel suo “3°Libro” parla di un certo unguento “crocino” senz'altro riconducibile allo Zafferano.

Gli stimmi sono usati nella medicina popolare per le loro proprietà quali quella tonica (rafforza l'organismo in generale), emmenagoga (regola il flusso mestruale), stimolante (rinvigorisce e attiva il sistema nervoso e vascolare) ed eupeptica (favorisce la digestione). Quest'ultimo uso è forse l'unico ancora praticato.

Attualmente lo zafferano viene usato solamente come spezia o colorante; infatti se usato oltre una certa misura è tossico (una dose di 20 g al giorno di zafferano può anche risultare mortale).

Un altro utilizzo che viene fatto di questi fiori è nel giardinaggio e questo fin dai tempi più antichi. Esiste una documentazione nell'isola di Creta (un affresco a Cnosso) che indica chiaramente che veniva praticata sia la raccolta che la coltivazione del “Croco”.

La conoscenza di questi fiori va molto indietro nel tempo. Ciò è dimostrato dal fatto che persino la Bibbia nel Libro dei Cantici (4:14) vengono citati come piante aromatiche e odorose. Nell'antica Grecia si usavano per farne corone oppure si spargevano nei teatri o nei letti nuziali. Mentre nell'antica Roma si usava ornare le tombe con questo fiore come auspicio per una vita ultraterrena.
Varie sono le leggende attorno al fiore del “Croco”. In una di queste Croco era un giovane innamorato della pastorella Smilliace che venne trasformato in detto fiore ad opera di Venere o in un'altra versione venne trasformato in fiore dal dio Ermes geloso della pastorella. In un'altra si racconta che Croco morì giocando con Mercurio e che dal suo sangue nacque il fiore. In un'altra ancora si racconta che il fiore del croco germogliasse nel momento in cui Paride dava il suo giudizio sulla più bella fra le dee.
Probabilmente in tutti questi racconti si fa riferimento alla specie più conosciuta di questo genere: il Crocus sativus chiamato “Zafferano vero” o più semplicemente “Croco”. Descritto più o meno diffusamente da studiosi come Dioscoride Pedanio (Anazarbe in Cilicia, 40 circa - 90 circa), botanico e farmacista greco antico, oppure da Pietro Andrea Mattioli (Siena, 12 marzo 1501 – Trento, 1578) umanista e medico italiano (primo studioso italiano a tradurre dal greco le opere di Dioscoride). Si deve comunque al botanico francese Joseph Pitton de Tournefort (Aix-en-Provence, 5 giugno 1656 – Parigi, 28 dicembre 1708) la prima stesura “scientifica” di questo genere ripresa poi definitivamente da Carl von Linné.

Fiore di straordinaria bellezza, l’armonioso e delicato croco simboleggia la passione e l’amore sensuale, non è un caso quindi che appartenga a quelle specie in grado di prosperare nei giardini rocciosi. D’altra parte però il croco da questo punto di vista è un fiore particolarmente versatile e può essere coltivato tanto in aiuola quanto in vaso su balconi e terrazze cui non mancherà di dare un tocco di raffinatezza e di colore.



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                            http://asiamicky.blogspot.it/2015/07/la-valsassina.html






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domenica 12 luglio 2015

IL GIGLIO MARTAGNONE



Il Giglio martagone (Lilium martagon L.) è una pianta della famiglia delle Liliaceae, che cresce spontanea in Europa, Asia e Nord America.

È una pianta erbacea a fusto eretto e foglioso, alto dai 30 cm a 120 cm..

Le foglie sono oblunghe e spatolate o largamente lanceolate, sparse nella superiore e addensate a verticillo nella parte bassa del fusto.

I fiori sono di colore rosso intenso, rosa pallido o porpora, riuniti in una infiorescenza a racemo terminale in 3-5 fiori. Il peduncolo fiorale è incurvato in basso. I tepali sono sei, lanceolati, piegati verso l'esterno, con macchie porporine scure. Anche gli stami sono sei, prima convergenti poi incurvati anche essi verso l'esterno, molto sporgenti dai tepali, con piccoli filamenti rossi e lunghe antere di colore rosso minio. Il fiore ha quindi la stessa forma delle più comuni Liliaceae ed è solo il colore che lo caratterizza.
La fioritura avviene in un periodo compreso tra giugno e agosto.

I frutti sono capsule triloculari con tantissimi semi la cui maturazione avviene in genere nel mese di settembre e ottobre.
L'habitat ideale è costituito dalle brughiere di altitudine, dalle radure dei boschi, su substrato calcareo o su terreno fertile o umido.
È presente dai 300 a 1800 m s.l.m.
Ne è vietata la raccolta poiché è specie protetta. Le principali minacce sono la distruzione dei bulbi da parte dei cinghiali.

La pianta ha proprietà espettoranti, emmenagoghe, diuretiche e cardiotoniche per sostanze contenute essenzialmente nella radice bulbosa da cui si ricava un decotto. Per uso esterno il bulbo è utilizzato contro piaghe, eczemi, scottature e macchie della pelle. Anche i petali sono usati con proprietà simili a quelle del bulbo.


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martedì 7 luglio 2015

SOLDANELLA ALPINA



Il nome Soldanella deriva dalla forma rotondeggiante delle robuste foglie, simili a monete perdute in mezzo all’erba ancor secca dei prati al disgelo. Il nome inglese Alpine snowbell, campanella delle nevi, è appropriato alla forma e alla delicatezza del fiore azzurro sul bianco della neve al disgelo. Un tempo le radici avevano uso purgativo.
Pianta erbacea perenne dall’aspetto esile e gracile alta 5 – 15 cm con fusto bruno privo di foglie arrossato e incurvato in cima a sorreggere un solo fiore di colore azzurro violaceo. Il calice, con forma a campanula, presenta caratteristiche frange irregolari di 3 – 6 mm. Le foglie sono tutte alla base della pianta, tondeggianti (a forma di soldo, da cui il nome Soldanella), coriacee e glabre, di colore verde scuro.

In Italia è presente nell'arco alpino e raramente su quello appenninico, è assente nelle isole. Vive nei boschi radi di conifere, prati e pascoli piuttosto umidi o abusteti da 1000 a 2500 metri di altitudine.

Periodo di fioritura: Tra maggio a luglio.



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lunedì 6 luglio 2015

IL MAGGIOCIONDOLO

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Il maggiociondolo è un piccolo albero caducifoglio (alto dai 4 ai 6 metri), appartenente alla famiglia delle Fabaceae.

Ha portamento arbustivo, la corteccia è liscia, con rami espansi verdi scuri e ramoscelli penduli e pubescenti.
Le foglie (composte da tre foglioline) hanno un lungo picciolo, glabre superiormente e pelose inferiormente.
I fiori sono di colore giallo oro, molto profumati, sono raggruppati in lunghi racemi penduli (fino a 25 cm) e fioriscono tipicamente in maggio.
I frutti sono legumi dai numerosi semi neri contenenti citisina (un alcaloide), estremamente velenosi (per l'uomo, ma anche per capre e cavalli) specie se immaturi.
Alcuni animali selvatici tuttavia (come lepri, conigli e cervi) se ne possono cibare senza problemi, e per questo in alcune regioni è ritenuta una pianta magica.
Il legno è duro e pesante, di colore giallo/bruno, ottimo per pali, lavori al tornio e come combustibile. In passato - ma anche oggi nelle rievocazioni storiche - era utilizzato come ottimo legno per la costruzione degli archi.

L'albero è noto anche come falso ebano (o avorniello) in quanto il legno di esemplari molto vecchi poteva essere usato in sostituzione dell'ebano.

Il Maggiociondolo è un albero originario dell'Europa meridionale, dal sudovest della Francia ai Balcani. In Italia è presente in tutte le regioni, escluse le isole. Simile è il Maggiociondolo alpino, che vive a un dislivello altitudinale superiore.

Le parti verdi della pianta e i semi contengono citisina, alcaloide tossico che provoca vomito, diarrea e paralisi respiratoria.

Pianta estremamente VELENOSA IN TUTTE LE SUE PARTI, in particolare i semi racchiusi nei baccelli: i principi tossici sono la cistina, la laburnina, la colina e l’acido malico. Le foglie sono velenose per capre e cavalli mentre non lo sono per i cervi. Conigli i lepri sono invece molto ghiotti della tenera corteccia. L’avvelenamento produce salivazione abbondante, sete, nausea, vomito, diarrea, diminuzione del polso, sonnolenza.
Il sinonimo di Falso ebano e' derivato dal fatto che il legno si ossida facilmente annerendo: questa preziosa caratteristica naturale viene sfruttata spesso dai mobilieri in sostituzione del vero ebano piu' raro e costoso. La tradizione popolare gli assegna il significato di albero scellerato, oltre che per la sua tossicita', anche perche' con i suoi rami molto flessibili si potevano costruire archi potenti e micidiali.

Il nome Maggiociondolo deriva dal periodo di fioritura della pianta (maggio) e dalla peculiare caratteristica dei suoi fiori che si presentano, raccolti in grappoli, di un colore giallo intenso che "ciondolano" dai suoi rami. Il Maggiociondolo, quindi, può assumere anche il significato di benvenuto.


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sabato 4 luglio 2015

LA FRAGOLA



Le fragole sono i frutti (in realtà si tratta di un frutto aggregato) delle piante del genere Fragaria a cui appartengono molte specie differenti.
Si intende la parte edule della pianta: anche se le fragole sono considerate dei frutti dal punto di vista nutrizionale, non lo sono dal punto di vista botanico: i frutti veri e propri sono i cosiddetti acheni ossia i semini gialli che si vedono sulla superficie della fragola. La fragola viene considerata come un frutto aggregato perché non è altro che il ricettacolo ingrossato di un'infiorescenza, posizionata di norma su un apposito stelo.

La pianta, al di fuori del sistema riproduttivo, ha sistemi di moltiplicazione non sessuale, come lo stolone, ramificazione laterale radicante per mezzo della quale può produrre nuovi cespi che sono di fatto cloni dello stesso individuo vegetale. Le fragole oggi comunemente coltivate sono ibridi derivanti dall'incrocio tra varietà europee e varietà americane.

La Specie di fragole più diffusa è la Fragaria per ananassa o fragola da orto/giardino, ottenuta dall'incrocio tra la Fragaria virginiana nord americana e la Fragaria chiloensis o cilena.
La domanda commerciale e le primissime colture di fragole si sono sviluppate a partire dal XVII secolo d.C. (anche se le prime citazioni letterarie di trapianti dal selvatico risalgono al XIV secolo). Inizialmente, gli scambi commerciali non interessavano la Fragaria ananassa (prodotta a partire dalla seconda metà del XVIII secolo), bensì la Fragaria vesca o fragola di bosco. Successivamente, tra la gran Bretagna e la Francia, l'ibrido ananassa rimpiazzò efficacemente tutte le colture di fragole di bosco aumentandone la resa, la resistenza e la produzione complessiva.
Le fragole sono frutti di dimensioni ridotte (circa 8-10 volte più piccole di una mela ma 3-4 volte più grandi di una mora); in piena maturazione si presentano di colore rosso vivo e pigmentato di giallognolo-verdino (colore conferito dai numerosissimi e piccoli acheni esterni, comunemente scambiati per semi). L'aroma e il gusto dolce delle fragole sono caratteristici e le rendono uno dei i frutti più graditi e commercializzati sull'intero pianeta.
Le fragole possono essere consumate fresche, surgelate, essiccate, in confettura, frullate, sciroppate e come succo di frutta o sciroppo liquido; inoltre, rappresentano un ingrediente molto utilizzato nella formulazione di gelati, torte e dessert.

Le varie sottospecie e varietà di fragole coltivate variano l'una dall'altra per: dimensioni del frutto, colore, sapore, forma, grado di fertilità, stagione di maturazione, resistenza alle malattie e costituzione della pianta. Nella maggior parte delle fragole i fiori appaiono ermafroditi, ma la loro funzione è solamente maschile o femminile, mai entrambe. Generalmente le fragole non vengono mai prodotte per semina (poco conveniente), bensì per trapianto dei "figli", ovvero spezzoni di rami che partono dalla pianta madre e sviluppano le radici. La procedura può essere di tipo plasticoltura annuale (con aratura al termine di ogni stagione) o perenne, con recisione e reimpiego dei "figli". E' anche presente una minor produzione in serra durante il periodo invernale.
L'utilizzo di fertilizzanti (azoto, fosforo e potassio) è sempre necessario, ed applicato in due momenti ben distinti: alla conclusione del ciclo produttivo e prima dell'inizio del seguente. I parassiti più pericolosi per le fragole sono: lumache, falene, mosche della frutta, coleotteri, acari e afidi; le malattie fungine più comuni delle foglie sono invece: oidio, ruggine, perenospora e muffe mucillaginose, mentre i frutti possono essere aggrediti dalla muffa grigia e le radici da verticillum e nematodes.

La fragola predilige le zone temperate dell’emisfero settentrionale, le Ande e alcune isole dell’emisfero australe. Il suo nome scientifico è Fragraria e deriva dal vocabolo latino fragrans (fragrante), proprio in virtù dell’aroma intenso sprigionato dai suoi frutti, soprattutto quelli che crescono spontanei nei boschi. La fioritura può avvenire in diverse stagioni, secondo le specie e le varietà.

Il terreno ideale per la coltivazione delle fragole deve essere soffice, piuttosto acido e misto a sabbia: questa pianta non è difficile da coltivare ma presuppone alcuni importanti accorgimenti: innanzitutto il terreno sul quale si coltiva deve essere esposto al sole e va continuamente “sarchiato” (processo tramite il quale l’acqua viene indirizzata sul terreno con lo scopo di tenerlo morbido) e ripulito da erbe infestanti. Inoltre la concimazione iniziale deve essere molto abbondante (viene eseguita con letame posto in profondi solchi, precedentemente tracciati). Infine la “pacciatura” che avviene stendendo sul terreno un telo plasticato e forato: a seguito di questo trattamento, le piantine possono usufruire di quel tepore a loro congeniale per offrire il massimo del gusto; la copertura in plastica inoltre, impedisce che il frutto, giunto a maturazione, venga a contatto con la terra. Generalmente le piantine vengono sistemate in cassette lunghe 40 cm circa e disposte in file parallele, distanti circa 30 cm tra loro. Devono “riposare” per tutto l’inverno (se non vengono coltivate in serra) e la raccolta avviene generalmente dalle prime ore della mattina al tramonto, quando le fragole si presentano asciutte. Un fragoleto produce in modo attivo per circa 3 anni e successivamente bisogna spostare la coltura, rinnovando le piante.

Quando ci si reca da un fruttivendolo per acquistare le fragole, occorre controllare innanzitutto che siano piuttosto dure, che il picciolo sia ben attaccato e che il colore rosso risulti uniforme e non troppo scuro: in quel caso la fragola è eccessivamente matura e va consumata al massimo entro 48 ore; diffidare, quindi, di quelle che presentano parti bianche o verdi, segno evidente, al contrario, che il frutto è ancora acerbo. Se invece si acquistano in vaschetta, fare attenzione agli esemplari ammaccati o ammuffiti. Le fragole sono facilmente deperibili ed è quindi opportuno conservarle in frigorifero, nello scomparto meno freddo, per 2-3 giorni al massimo, possibilmente su vassoi di cartone o lasciate nel cestino in cui sono state acquistare, in modo che circoli l’aria.

Le foglie giovani della Fragaria, sono utilizzate a scopo alimentare nella preparazione di minestre di riso, o per sostituire gli spinaci, dando alle pietanze caratteri rinfrescanti, mentre i cinesi le utilizzano per preparare un tè particolarmente aromatico e squisito, caratteristico nel colore.

Purtroppo, attualmente le fragole coltivate che il mercato ci offre sono certamente belle da vedere, ma mostrano chiare differenze organolettiche, in sapore e profumo con i frutti spontanei del sottobosco, che sono piccoli e meno polposi, ma certamente più gustosi, mentre le varietà che crescono negli orti e nei giardini producono fragole più succose, ma meno aromatiche.

Una curiosità: nel XVI secolo in Inghilterra, si attribuiva alle fragole il potere di aumentare la fecondità delle donne, probabilmente per il grande potere afrodisiaco, che non manca loro.

Dotate di un buon contenuto calorico a causa dell'elevato tenore zuccherino, le fragole rappresentano una eccellente fonte di vitamina C e di flavonoidi. Della famiglia dei flavonoidi fanno parte gli antociani, i quali sembrerebbero essere responsabili delle potenziali caratteristiche anti-infiammatorie delle fragole.

Dal punto di vista salino, le fragole contengono ottime quantità di potassio e manganese, mentre per quel che concerne le vitamine si evidenziano notevoli concentrazioni di acido folico ed acido ascorbico (vit C). Quest'ultima molecola è uno dei principali costituenti antiossidanti delle fragole, il cui potere viene ben supportato dai flavonoidi (polifenoli), in particolare dalla fisetina. Si tratta di un flavonolo pigmentoso ampiamente studiato dalla comunità scientifica in diversi contesti patologici; l'interazione tra la fisetina delle fragole e l'organismo umano è stata osservata in caso di: malattia di alzheimer, diabete mellito tipo 2, ipercolesterolemia ecc. I risultati sono ancora in via di chiarimento ma è verosimile che possa vantare proprietà: antiaging, anticancerose, antiossidanti, antinfiammatorie ed antivirali; tuttavia, non è da escludere che possa nascondere effetti collaterali come l'incremento del rischio di malattie nel feto (tipo leucemia, a causa dell'interazione con gli acidi nucleici).
Le fragole sono anche alimenti potenzialmente allergizzanti; questa forma di ipersensibilità (piuttosto diffusa) si manifesta ordinariamente con sintomi cutanei e della mucosa orale, più raramente con febbre da fieno, dermatite, orticaria e problemi respiratori. Il principio attivo "teoricamente" responsabile delle reazioni avverse è la Fragaria allergen 1, una proteina presente anche nella mela e nella betulla, piante verso le quali si evidenzia una concreta cross-reattività dei soggetti allergici alle fragole. A tal proposito, è stata differenziata una particolare coltivazione (Sofar) che produce fragole prive di  allergeni; questa pianta origina frutti maturi totalmente bianchi (poiché privi di flavonoidi) ed il suo aspetto peculiare si rende vantaggioso anche nella lotta contro infestatori aviari nelle coltivazioni in campo aperto.

Inoltre è particolarmente indicata per combattere il colesterolo: a tale proposito, l’Università di Davis in California sta cercando volontari per testare gli effetti benefici di una dieta regolare a base di questo goloso frutto sulle malattie cardiovascolari, infiammatorie e sul colesterolo e trigliceridi. L’acido salicilico in esse contenuto, oltre a risultare efficace contro la gotta, aiuta a mantenere sotto controllo la pressione e la fluidità del sangue. La fragola ha anche un alto contenuto di fosforo ed è utilizzata per le proprietà lassative, diuretiche e depurative. Le fragole sono anche buone fonti di acido ellagico, che è un efficace anticancro. Sono anche rinfrescanti, diuretiche, depurative e disintossicanti. Contengono infine lo xilitolo, una sostanza dolce che previene la formazione della placca dentale e uccide i germi responsabili di un alito cattivo.

Le fragole sono vere e proprie alleate della bellezza: essendo costituite per il 90% da acqua, sono povere di grassi e aiutano quindi a drenare i liquidi e ciò rende più bella la pelle proprio per la presenza di particolari enzimi che attivano il metabolismo dei grassi, favorendo il ricambio cellulare. Molto adatte anche per la prevenzione delle rughe quando vengono utilizzate come maschera per il viso (basta semplicemente togliere il picciolo e schiacciarle un po’) rendendo la pelle morbida e vellutata. Come ottenere una maschera nutriente? Mescolando la polpa della fragola con una “dose” di panna o miele fino ad ottenere una crema che va applicata sulla pelle per 20 minuti e poi risciacquata. Le fragole sono anche ottime contro la couperose utilizzando le foglie per impacchi rinfrescanti. Il suo succo invece, aiuta a prevenire le scottature solari e viene utilizzato come ingrediente per composti ad azione schiarente,

Il fiore della fragola è stato paragonato nell’Ottocento all'innocenza e alle virtù della purezza, perché appartiene ad una pianta che nonostante cresca nel sottobosco, tra erbe velenose e animali nocivi mantiene il bianco candore, che produrrà un delizioso e profumato frutto. Frutto che, invece, per il suo colore rosso acceso è il simbolo dell'amore, magari passionale e sospettoso, come quello memorabile che portò Otello a credere che la dolce Desdemona lo tradisse. Il povero Otello, infatti, fu tratto in inganno dal perfido Jago tramite un candido fazzoletto, che riportava un delicato ricamo di minuscole fragole di bosco. E in queste credenze non potevano mancare simbolismi più carnali attribuiti a questo dolce frutto, il Behling la paragona al "piacere sensuale", e Joseph de Siguença attribuiva alla fragola "vanità e piaceri che passano"..


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mercoledì 24 giugno 2015

L'ORMINO



Pianta perenne alta da 15 a 30 cm con fusto ascendente semplice reso ruvido da sottili peli glandolari. Le foglie basali sono ovali, di colore verde scuro opaco, piuttosto robuste e con dentatura smussata, munite di picciolo con superficie rugosa reticolata. L’infiorescenza è unilaterale con verticillastri di 2-6 fiori all’ascella di piccole brattee; il fiore, con calice viola scuro e corolla violetta, presenta il labbro superiore smarginato mentre quello inferiore è trilobato.


È una specie alpina, presente in Europa occidentale dai Pirenei alle Alpi. È comune sulle Alpi Orientali, mentre sulle Alpi Occidentali si trova solo sulle Alpi Marittime.

Vegeta nei prati magri, pascoli alpini e subalpini aridi soleggiati su fondo calcareo e
fiorisce da maggio a luglio.



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LA PENDICOLARE SPIRALATA



Piantina erbacea dal fusto alto fino a 25 centimetri col fusto eretto e peloso; alla sommità si trova un racemo con dei bei fiori di color porpora-violetto dal calice tuboloso e campanulato.

Fiorisce da giugno ad agosto e vive su prati e pascoli montani, su terreni detritici stabilizzati.

La pedicolare spiralata è una specie subendemica delle Alpi presente lungo tutto l’arco alpino. Cresce in pascoli aridi su substrati calcarei e dolomitici nelle fasce alpina e subalpina. È una pianta emiparassita, che contiene principi tossici, soprattutto nelle radici. Il nome generico deriva dal latino 'pediculus' (pidocchio), probabilmente per una presunta azione contro i pidocchi; il nome specifico si riferisce alla disposizione spiralata dei fiori.


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martedì 23 giugno 2015

IL MILLEFOGLIO DI CAVENA

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Pianta erbacea perenne alta 15 - 30 cm di colore grigio argentato e tormentosa per la presenza di una fitta pelosità. Il fusto è eretto ed ascendente, legnoso alla base e con rami fogliosi e indivisi nei 2/3 inferiori della pianta. Le foglie basali sono pennatopartite con rachide lungamente alata; sono lunghe 6 – 8 cm e presentano 3 – 5 coppie di segmenti lanceolati all’apice interi arrotondati o 2-3forcati. Le foglie cauline sono sessili ed alterne e abbracciano il fusto; rispetto alle foglie basali hanno misura progressivamente più ridotta con lunghezza nell’ordine dei 2 – 3 cm e larghezza di 1 – 2 cm. L’infiorescenza è raccolta in corimbo apicale formato da 4 – 15 capolini con diametro di 10 – 18 mm e con involucro cilindrico – ovoide villoso lungo 5 – 8 mm e largo 3 – 6 mm che presenta squame bordate di nero.  I fiori sono ligulati bianchi (più raramente bianco giallastri) con ligula ribattuta verso il basso, arrotondata in alto e con 2-3 denti ottusi.

La tradizione trasmessa a noi da Plinio vuole che Achille curò alcune ferite dei suoi compagni d'arme, nell'assedio di Troia, con tale pianta; da qui il nome del genere (Achillea). Sembra che sia stato Chirone (suo maestro) ad informarlo delle capacità cicatrizzanti della pianta. Il nome della specie (clavennae) è in onore del botanico bellunese N. Clavena (sec. XVII).
Il binomio scientifico attualmente accettato (Achillea clavennae) è stato proposto da Carl von Linné biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753.
È una specie endemica originaria delle Alpi Orientali: dal Veneto alla Lombardia. Probabilmente è un neo-endemismo post glaciale.
In Italia è comune ma solo nelle Alpi Orientali. Fuori dall'Italia (ma sempre nelle Alpi) si trova in Austria e in Slovenia e in parte nelle Alpi Dinariche.
L'habitat tipico di questa specie sono i pendii soleggiati aridi e sassosi; ma anche le praterie rase alpine e subalpine. Il substrato preferito è calcareo con pH basico, bassi valori nutrizionali del terreno che deve essere secco.
Sui rilievi queste piante si possono trovare da 1500 a 2600 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: subalpino e alpino. A certe condizioni questa specie può scendere a fondovalle fino a 600 m s.l.m.

E’ pianta officinale con proprietà toniche, astringenti, antispasmodiche, febbrifughe, espettoranti ed emostatiche. In Croazia e Slovenia, grazie alle sue caratteristiche aromatiche e digestive, viene utilizzata per la produzione di un liquore (pelinkovac) molto simile al nostro genepì.

Un tempo la pianta era usata per aromatizzare le grappe utilizzate poi come digestivo, proprietà derivante soprattutto dai principi amari. La specie è oggi protetta e ne è perciò vietata la raccolta.


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