Visualizzazione post con etichetta zampe. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta zampe. Mostra tutti i post

giovedì 5 maggio 2016

IL GATTO SACRO DI BIRMANIA



Il gatto sacro di Birmania è una razza di gatto elegante, dalla stazza massiccia e dagli occhi blu. Le origini sono incerte, potrebbe essere stato importato dalla Birmania, ma la razza è stata identificata la prima volta in Francia.

Il Sacro di Birmania è un gatto di medie dimensioni, il maschio è leggermente più grande della femmina, la testa ed il collo sono più massicci, l'aspetto generale è ben strutturato. Le femmine sono leggermente più minute e longilinee, più raffinate ed eleganti nelle movenze.
Le differenze più rilevanti si osservano soprattutto per il carattere dei gatti interi, ossia maschi non castrati e femmine non sterilizzate. Il Birmano è una razza molto passionale e "focosa" che esprime gli istinti tipici del felino.

La struttura ossea è robusta ed il corpo è leggermente allungato rispetto alle zampe che sono di ossatura grossa e non troppo lunghe, la coda è di lunghezza in proporzione col corpo la cui punta deve riuscire a toccare la spalla.

La morfologia del gatto birmano è unica e lo diversifica da tutte le altre razze. Il suo standard è molto dettagliato e preciso. La testa può essere circoscrivibile in un cuore.

La fronte è leggermente arrotondata, le guance sono piene, il naso è di media lunghezza senza stop, con profilo arrotondato detto "romano", il mento forte deve essere allineato verticalmente al tartufo.

Gli occhi sono leggermente ovali di colore blu intenso e distanti sul muso. Le orecchie sono posizionate ai lati del cranio e sempre rivolte in avanti, sono di media grandezza, di forma triangolare a base larga a partenza dalla superficie temporale del cranio, le punte sono appena arrotondate.

Il maschio segna il territorio con uno spruzzo poco visibile ma dall'odore molto intenso e fastidioso, soffre se non può avere delle gattine da corteggiare.
La femmina è molto calorosa e dal 10° mese può già iniziare a miagolare in modo continuo, sia di giorno che di notte, per chiamare il maschio fino a che non viene coperta. In questo periodo è sottoposta a stress fisico, l'appetito è minore e le difese immunitarie sono più basse.
Per i gatti destinati a fare compagnia ad una famiglia e che non rientrano in un programma di selezione di un allevamento è vivamente consigliato (per il loro bene e salute) di castrarli/sterilizzarli, questi gatti sono più sani socievoli e ottimi compagni affettuosi.
Dal punto di vista genetico il gatto Birmano ha tendenzialmente un temperamento equilibrato ed affettuoso.
Il birmano è un gatto a pelo semilungo. Il pelo ha consistenza setosa al tatto ed è privo di sottopelo perciò difficilmente si annoda; è più lungo sul corpo e più corto sul muso e sulle estremità. Intorno al collo porta una ricca gorgiera più lunga che incornicia il muso. La coda, folta e dotata di pelo lungo viene portata alta a pennacchio. Il pelo setoso ondeggia sotto l'andatura flessuosa del birmano che cammina in punta di piedi come portasse tacchi alti e contribuisce, unitamente alla corporatura allungata, a conferire al gatto una marcia molto sinuosa ed elegante. Nella parte che ricopre l'addome il pelo si fa più lanoso e molto spesso leggermente ondulato.

Il birmano nel suo insieme appare un gatto chiaro perché il colore è intenso solo sulle punte del corpo: i cosiddetti "points". Da cui il nome colourpoint (punte colorate).

I points sono le parti più fredde del corpo: muso, orecchie, zampe, coda, e nei maschi anche i genitali. Sul resto del corpo, dove la temperatura corporea è più calda, presenta la stessa colorazione ma in una versione più "scolorita", quasi bianca.

Il responsabile di questa distribuzione del colore è il gene himalaiano, un gene sensibile al calore, che agisce sul pelo in crescita: i peli che si trovano in una zona più irrorata del corpo durante la crescita non si pigmentano; i peli che si trovano in una zona fredda del corpo rivelano il loro colore.

Le estremità delle zampe, chiamate "guanti", sono le uniche parti del corpo che presentano peli di un bianco candido. I guanti sono una caratteristica distintiva del gatto birmano, è l'unico gatto di razza il cui standard ne prescrive l'esistenza. Essi non devono superare l'articolazione delle zampe e devono essere simmetrici tra loro. I guanti sono determinati da un gene apposito, una variante del gene "white spotting", fissato solo sulle estremità.

Le zampe posteriori hanno, sulla superficie plantare, una risalita di bianco a forma di V rovesciata chiamata garretto. La stessa risalita a V, molto più breve, è gradita anche sulla superficie plantare delle zampe anteriori.


Il gene himalaiano agisce sul pelo in crescita: il pelo che cresce ad una temperatura bassa si scurisce. Per tale motivo i cuccioli nascono bianchi, perché all'interno della pancia di mamma-gatta tutto il corpo si trova ad una temperatura costante ed al caldo. Il colore inizia ad essere visibile ad una settimana di età, per i colori più scuri (come ad esempio il seal-point), e a due settimane di età o più, per i colori più chiari (come ad esempio il lilac-point). La prima parte che si colora sono le punte delle orecchie, naso e coda. La colorazione completa e definitiva è visibile a due/tre anni di età del gatto birmano, e dopo aver superato almeno una stagione invernale.

I colori più tradizionali e conosciuti sono il seal-point e la sua rispettiva diluizione blue-point. Il seal-point è il colore più scuro e significa "focato" per indicare chiaramente come si presenta il colore nero in presenza del gene himalaiano. Il blue-point è un colore simile al grigio ardesia di un tono freddo ma più delicato. Il corpo è di colore beige dorato in tono coi points.

Altri colori leggermente più chiari sono il chocolate-point e la sua rispettiva diluizione lilac-point. Il chocolate-point è un colore simile a quello del cioccolato al latte, è più chiaro del seal-point e più caldo. Il lilac-point è molto chiaro di un tono rosa-crema: color magnolia.

I colori più recenti sono il red-point ed il cream-point, le femmine possono anche essere nella colorazione detta "a squama di tartaruga": tortie-point. I geni responsabili del rosso e del crema agiscono nascondendo in modo non uniforme il colore sottostante per cui il rosso ed il crema si presentano sempre striati. Le tortie sono una miscela casuale del rosso o crema con gli altri colori descritti sopra. Lo standard prevede che le tortie-point abbiano una fiamma rossa (o crema) sul naso che contrasta molto con gli occhi blu intenso. Il corpo ha dei riflessi color oro.

Tutte le colorazioni elencate si possono osservare anche nella variante tabby-point. Ossia il colore sui points è attravarsato da striature chiare che disegnano degli anelli su zampe e coda ed una M sulla fronte. Anche il corpo è attraversato da strisce più chiare ma non è visibile per l'effetto schiarente del gene himalaiano. Il tartufo è color mattone per i colori più scuri o rosa per quelli più chiari. L'interno delle orecchie ha i peli bianchi. L'associazione tra il colore tabby e il colore tortie viene definita "torbie".

Il gatto birmano non soffre di obesità ed è in grado di autoregolarsi. Una alimentazione sana è costituita da crocchette sempre a disposizione affiancate da una ciotola di acqua fresca e una porzione di cibo umido (carne e/o pesce) mattino e sera. Degli integratori multivitaminici per i cuccioli fino all'anno di età e nei periodi di muta (o di particolare stress) sono consigliati.

Non è dotato di sottopelo, per cui difficilmente si infeltrisce o si annoda. Per mantenerlo serico e brillante, oltre ad una alimentazione di qualità, sono sufficienti poche spazzolate alla settimana. Nei periodi di muta è meglio effettuare un bagno mensile per rinnovare il manto eliminando il pelo morto e favorendo la crescita di quello nuovo.

Gli occhi non soffrono di lacrimazione eccessiva per cui la pulizia si limita ad essere eseguita una volta a settimana con una garza imbevuta di infuso di camomilla.

Le orecchie possono essere pulite con una garza asciutta, sfregando delicatamente verso l'esterno.

Le unghie possono essere spuntate di qualche millimetro ogni qualvolta sia necessario per evitare incidenti durante il gioco tra gatto-gatto o gatto-uomo.

Il Sacro di Birmania, per il suo standard così preciso e per le caratteristiche genetiche che lo definiscono, è una razza di difficile selezione.

Geneticamente è molto complicato ed è molto difficile avere cuccioli in standard nella sua espressione ideale. Riproduttori da esposizione non danno necessariamente alla luce cuccioli dello stesso livello. Nelle linee più recenti, grazie al lavoro di selezione effettuato dagli allevatori, si sono eliminati quasi definitivamente difetti genetici come lo strabismo agli occhi o i nodi alla coda.

Il rapporto che ha il Sacro di Birmania col padrone è molto forte, esso lo segue ovunque in tutte le stanze ed in sua assenza ama stare accanto agli oggetti di sua proprietà per sentirselo vicino. E' un gatto molto espressivo e comunica principalmente mediante lo sguardo, i suoi occhi blu e l'intensità con cui ci osserva rende i sui occhi magnetici.
Il Sacro di Birmania non ama stare da solo, se sapete che la casa rimane vuota per parecchie ore al giorno prendetegli un altro compagno con cui stare.
Sebbene il Birmano abbia un forte rispetto e attaccamento ai componenti della famiglia, ha un carattere molto deciso, le sue idee sono ben precise e fa comprendere chiaramente i suoi intenti.
Il Birmano verso gli estranei, invece, può avere un rapporto di indifferenza.

Il Sacro di Birmania è adatto alla vita in appartamento, ma non disdegna un bel giardinetto (protetto) dove avventurarsi, arrampicarsi sugli alberi, giocare con le farfalle.
Anche un bel terrazzino ove prendere il sole o stare alla penombra dei vasi è ideale, ma anche esso deve essere messo in sicurezza.
In casa si consiglia di fornirgli una zona tutta sua dove potersi fare le unghie, giocare, nascondersi e appartarsi. A tal fine sono ideali i finti alberi appositamente studiati per gli appartamenti, ve ne sono di vari colori, forme, misure e sono esteticamente belli, oppure se avete la passione del fai da te potete sbizzarrirvi creandone uno voi. In questo modo avrete salvo il divano per il quale tutti temono quando adottano un cucciolo.
.

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



.

martedì 28 luglio 2015

IL SERPENTE



I serpenti sono i rettili squamati appartenenti al sottordine Serpentes Linnaeus, 1758 (od Ophidia). La filogenesi dei serpenti è collegata strettamente a quella delle lucertole (nome comune dei rettili appartenenti al sottordine Sauria), con i quali costituiscono l'ordine Squamata. I serpenti, inadatti a vivere in un clima freddo, nelle zone temperate quando arriva l'inverno si abbandonano a una sorta di coma letargico fino alla fine dell'inverno.

La scienza che studia i serpenti è chiamata ofiologia e i suoi studiosi ofiologi.

I serpenti sono animali carnivori, si nutrono quindi di piccoli animali, compresi altri rettili e serpenti, uccelli, uova o insetti. Alcune specie sono dotate di un morso velenoso con il quale uccidono la preda prima di nutrirsene oppure la paralizzano; altre invece uccidono le prede per costrizione. I serpenti ingoiano la preda senza masticarla poiché, disponendo di una mandibola e di altre numerose articolazioni del cranio estremamente flessibili possono aprire la bocca e ingoiarla interamente, anche se queste sono di grandi dimensioni.

I serpenti non si nutrono quasi mai dell'uomo, ma si sono comunque registrati rari casi di bambini mangiati dai grandi costrittori. Anche le specie più aggressive preferiscono, di norma, evitare il contatto.

Per l'uomo quindi il pericolo maggiore che deriva dai serpenti non è quello di essere mangiati ma di essere morsi, questo perché alcune specie sono velenose: la diversa composizione del veleno può comportare vari sintomi per ogni morso, il 15% circa dei serpenti possiede un veleno pericoloso per l'uomo.

Non si conosce con precisione il numero di morsi e di morti che i serpenti causano agli esseri umani, ciò è dovuto al fatto che molte persone (soprattutto in Africa e in Asia meridionale) non si rivolgono alle strutture ospedaliere, tuttavia si stima che ogni anno ci siano da 425.000 a 1.800.000 avvelenamenti da ofidi che causano 20.000-94.000 morti.

In Italia i serpenti velenosi appartengono alla famiglia dei viperidi il cui morso comporta un'intossicazione molto simile da specie a specie ed una sintomatologia comparabile: in primo luogo compare dolore nel punto colpito (punto nel quale si possono riscontrare i segni lasciati dai denti veleniferi) successivamente compare una tumefazione alla quale fanno seguito sintomi generali di shock, con dolori gastrici ed intestinali, vomito e diarrea; in alcuni casi (bambini, anziani, persone debilitate), in assenza di terapie adeguate, il morso può provocare la morte.

La terapia si basa, principalmente, sul rallentamento dell'assorbimento del veleno, fino alla somministrazione di un siero antiofidico, che deve essere fatta in ambiente ospedaliero per non rischiare gli effetti di un possibile shock anafilattico.

Il dualismo di fascino e timore che questi animali suscitano in noi ha contribuito al diffondersi dei serpenti come animali da compagnia. Per la stabulazione di gran parte di queste specie occorre un terrario con le pareti di vetro o legno, sebbene poche necessitino di un acquario o di un acquaterrario. Tra i più diffusi figurano i colubridi, i pitoni ed i boidi.

Le specie velenose (e non solo) vengono anche utilizzate nella ricerca medica.

La pelle è coperta di squame. La maggior parte dei serpenti utilizza le squame della pancia per muoversi. Le loro palpebre sono squame trasparenti che rimangono perennemente chiuse. I serpenti mutano periodicamente la loro pelle. Diversamente da altri rettili, questa mutazione è fatta in un solo passo, come tirarsi fuori un calzino. Lo scopo della muta è la crescita delle dimensioni del serpente, dunque indispensabile per il miglioramento del movimento.

I ritrovamenti fossili dei serpenti sono relativamente scarsi, a causa dei loro scheletri fragili che difficilmente si fossilizzano. I più antichi resti fossili attribuibili a serpenti datano a circa 167 milioni di anni fa (Eophis underwoodi ) e sono stati ritrovati in Inghilterra. Si suppone che questi antichi serpenti siano derivati da animali del gruppo delle lucertole, probabilmente da forme scavatrici e acquatiche. Si conosce una forma del Cretaceo superiore, Najash rionegrina, che era dotata di due zampe posteriori e di osso sacro; presumibilmente era un animale compiutamente terrestre e scavava tane nel terreno. Una forma attuale, forse analoga a questi antenati scavatori, è il lantanoto del Borneo (Lanthanotus borneensis), una "lucertola" varanoide dalle abitudini semiacquatiche e priva di orecchie esterne.

I serpenti preistorici erano predatori terrestri muniti di zampe: lo sostiene uno studio pubblicato su Science, dov'è descritto in dettaglio uno straordinario fossile di Tetrapodophis amplectus, una specie vissuta circa 110 milioni di anni fa: lungo l'impronta dello scheletro sono a un certo punto evidenti quattro minuscoli arti, che secondo i ricercatori non servivano già più per la locomozione.

Il capo della ricerca David Martill ha raccontato che il reperto (scoperto in Brasile) si trovava nel museo di Solnhofen, in Germania, dov'era «parte di un'ampia esposizione di fossili del periodo Cretaceo: ma nessuno aveva colto la sua importanza», ha spiegato il paleontologo. «Quando l'ho visto ho capito che si trattava di un esemplare incredibilmente importante.»

Lo scheletro sinuoso, che misura 19,5 centimetri, conta 272 vertebre e due paia di zampe lunghe meno di un centimetro. All'altezza dello stomaco si vedono i resti dell'ultimo pasto, un piccolo vertebrato che dimostra le abitudini carnivore del rettile.

Come ha evidenziato Nick Longrich, coautore dello studio, le appendici erano ormai inadatte a camminare, ma sarebbe sbagliato liquidarle come semplici organi vestigiali. Le dita affusolate farebbero infatti pensare a  strutture altamente specializzate, usate forse per afferrare e stringere le prede.
Nonostante di recente fossero già emerse prove che gli antenati dei serpenti moderni avessero almeno due zampe posteriori, è la prima volta che gli scienziati si trovano di fronte a un fossile con quattro arti. Questo rafforzerebbe l'ipotesi, molto dibattuta, secondo cui i rettili striscianti non arriverebbero dal mare, ma sarebbero un'evoluzione di un'ancestrale lucertola terrestre.

Non tutti sono però concordi nel classificare il T. amplectus come un possibile anello di congiunzione tra le due specie. Michael Caldwell, paleontologo presso Università di Alberta (Canada), ha ad esempio dichiarato che diverse caratteristiche della colonna vertebrale non giustificano l'inserimento dell'esemplare nell'albero evolutivo dei serpenti.  «Penso che il campione sia importante, ma non so ancora dire che cosa sia.»

L’organo di copulazione, in posizione retratto, è alloggiato fra l’apertura cloacale e la punta della coda. Per questo fatto quasi in tutti i maschi, in questo tratto e per una certa lunghezza, la coda mantiene più o meno la stessa larghezza.
Nelle femmine invece, la coda si restringe praticamente subito dietro la cloaca.

La femmina può conservare in vita a lungo lo sperma nel suo ventre per poi fecondarsi quando ritiene il momento più propizio. Sembra addirittura che si siano osservate nascita da femmina che erano state separate da più di un anno dal maschio. Il periodo di gestazione è molto vario e dipende soprattutto dalla temperatura ambientale.

I serpenti si dividono in due gruppi:
OVIPARI: depongono uova con il guscio molle in luoghi caldi e molto umidi. Di questo gruppo fanno parte per esempio i colubridi e i pitoni.
OVOVIVIPARI: la femmina porta le “ uova” dentro di sé, nell’ovidotto fino al completo sviluppo della prole. I piccoli vengono alla luce avvolti uno per uno in una sacca trasparente e gelatinosa. In questo gruppo troviamo i boa, i viperini ed i crotalidi.

La durata dell’incubazione dipende dalla temperatura ambientale oltre che dalla specie. Una volta deposte nel luogo ideale, le uova vengono in genere abbandonate. Ma vi sono delle eccezioni:
alcune specie di pitoni sono in grado di “covare” le proprie uova. Durante tutta la cova il pitone non lascia mai le uova incustodite
la femmina del cobra difende la propria covata da chiunque voglia avvicinarsi
il cobra reale è l’unico serpente che costruisce un nido raccogliendo scarti vegetali con le sue spire.
I piccoli nascono completamente formati e del tutto indipendenti. Dopo la prima muta, che avviene di norma nei primi tre giorni dalla nascita, i neonati si cimentano con il primo pasto. Appena venuti alla luce, i serpenti velenosi sono in grado di iniettare il loro veleno.



LEGGI ANCHE : http://popovina.blogspot.it/2015/07/il-mito-del-serpente.html


.                                http://pulitiss.blogspot.it/p/e-dog-sitter-dalla-passeggiata.html






FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



.

martedì 24 marzo 2015

GLI EMITTERI GERRIDI

.


Gerridi Famiglia di Insetti Emitteri Eterotteri cosmopoliti.
La famiglia possiede peculiarità morfologiche ed etologiche che la rende facilmente distinguibile, anche se tali caratteristiche non sono esclusive. Il corpo è oblungo, di dimensioni piccole o medie, lungo da 2 a 15 mm, eccezionalmente oltre 2 cm; il tegumento è rivestito da peli idrofobi che conferiscono nel complesso un aspetto vellutato. La livrea ha in generale colori scuri e poco appariscenti, dal bruno al nero, con eventuali macchie più chiare; la peluria può conferire spesso una colorazione argentata alle parti ventrali.

Il capo è relativamente breve, acuto anteriormente, nettamente più breve del protorace e del mesotorace messi insieme, privo di ocelli e fornito di occhi composti ben sviluppati e prominenti. Le antenne sono ben visibili, più lunghe del capo, composte da 4 articoli. Il rostro è formato anch'esso da 4 segmenti, carattere che li contraddistingue dai Veliidi.

Il torace mostra un marcato sviluppo del pronoto, fino a ricoprire il mesonoto o a fondersi con esso. Il metatorace è provvisto di ghiandole odorifere. Le ali sono presenti, più o meno sviluppate, oppure assenti. Nelle forme alate le emielitre non mostrano la distinzione fra corio, clavo e zona membranosa, tipica della generalità degli Eterotteri.

Le zampe mostrano i caratteri morfologici di maggiore evidenza per questa famiglia. Le medie e le posteriori sono marcatamente sottili e allungate, disposte a X formando un piano d'appoggio quadrangolare centrato con il baricentro del corpo; quelle anteriori sono invece più brevi, più robuste e visibilmente protese in avanti. Fra le coxe anteriori e quelle medie c'è una distanza maggiore rispetto a quella compresa fra le medie e le posteriori. Questa morfologia è alla base della funzionalità delle zampe: quelle anteriori sono usate come zampe raptatorie, mentre per l'appoggio sono usate le zampe medie e posteriori. La propulsione è invece assicurata dalle zampe medie. I femori delle zampe posteriori sono marcatamente più lunghi dell'addome, a differenza dei Veliidi che hanno invece femori posteriori più brevi dell'addome. I tarsi sono composti da due segmenti. I pretarsi delle zampe anteriori hanno le unghie inserite in posizione prossimale.

La famiglia è cosmopolita ed è perciò rappresentata in tutti i continenti. Sono tra i più comuni insetti associati agli ambienti acquatici e per la loro singolare etologia sono facilmente riconoscibili, anche se i profani li possono confondere con altri Rincoti dalle abitudini simili.

I Gerridi sono insetti acquaioli o semiacquatici. In altri termini, sono organismi fondamentalmente terrestri ma strettamente associati ad ambienti acquatici, in quanto la loro vita si svolge in gran parte sulla superficie di specchi d'acqua (corsi d'acqua, laghi, stagni, paludi e anche mari), tuttavia nel loro ambiente necessitano della presenza di punti emersi, come sassi e vegetali.

In generale prediligono le acque calme o poco mosse, ma a differenza di altri Rincoti con abitudini simili, come le Idrometre, diverse specie possono adattarsi anche ad acque correnti. In questo caso procedono in senso contrario alla corrente, mantenendo la posizione e offrendo l'impressione che siano fermi. Il genere Halobates è l'unico comprendente specie marine, che vivono per lo più su acque costiere ma colonizzano anche il mare aperto.

I Gerridi sono predatori con regime dietetico strettamente zoofago e si nutrono principalmente di piccoli animali, vivi o morti, che trovano sulla superficie dell'acqua o subito sotto, contribuendo anche al contenimento delle popolazioni di larve di zanzare, perciò vanno considerati organismi utili a tutti gli effetti. Occasionalmente si nutrono anche degli umori di Vertebrati morti che trovano sulle acque, ma la loro azione predatoria si esercita esclusivamente sugli Invertebrati, per lo più Artropodi e Molluschi. Nella predazione utilizzano le zampe anteriori per afferrare e trattenere le vittime, che poi perforano con l'apparato boccale per paralizzarle e succhiarne i fluidi interni.

Hanno un moderato istinto gregario, perciò si rivengono in genere in gruppi più o meno numerosi. La densità di popolazione in rapporto alle risorse alimentari è fondamentale, perché in caso di scarsa disponibilità ricorrono facilmente al cannibalismo. Questo aspetto è importante per gli appassionati di allevamento, in quanto in un acquario difficilmente si riesce a mantenere molti esemplari senza che questi non si uccidano a vicenda.

L'equilibrio delle forze intermolecolari che agiscono sulle molecole d'acqua della superficie libera fa sì che siano soggette ad una risultante detta tensione superficiale, che si oppone alla loro reciproca separazione. In conseguenza di questo fenomeno fisico, nell'interfaccia semplice di separazione da un altro mezzo (es. l'aria), l'acqua forma una superficie libera orizzontale, mentre in prossimità di un'interfaccia complessa liquido-solido-aria, la superficie libera diventa ricurva, con concava secondo la natura del materiale solido:
in caso di un materiale idrofilo, l'acqua tende a bagnare l'oggetto avvolgendolo e formando una superficie libera concava; in questo caso l'oggetto non incontra alcuna resistenza a penetrare nell'acqua ma, anzi, ne è attirato;
in caso di un materiale solido idrorepellente, l'acqua tende a ritrarsi formando una superficie libera convessa; in questo caso l'oggetto incontra nella tensione superficiale una resistenza che ne impedisce l'immersione in assenza di sollecitazioni più intense.
Oggetti leggeri e in materiale idrofugo, come i metalli, la plastica e molte sostanze organiche, tendono a galleggiare sull'acqua indipendentemente dal loro peso specifico e solo una perturbazione o un elevato peso riescono a sbilanciare gli equilibri vincendo la tensione superficiale.

Tutte le fasi della riproduzione si svolgono sull'acqua nel mese di aprile, dall'accoppiamento alla deposizione delle uova. Queste sono deposte in genere su piante acquatiche poco sotto la superficie, ma molte specie depongono anche su vari materiali galleggianti; la letteratura cita anche casi curiosi di uova di Gerridi deposte su altri animali, come Seppie o Uccelli marini.

Nelle regioni temperate il ciclo si svolge con una o due generazioni l'anno. Lo stadio svernante è rappresentato dagli adulti, che in genere trovano protezione in ripari di varia natura, ma generalmente prossimi agli specchi d'acqua. Nelle regioni tropicali il ciclo si svolge in modo continuo con più generazioni nel corso dell'anno.

Lo sviluppo postembrionale si svolge attraverso cinque stadi preimmaginali, due di neanide e tre di ninfa.

La peculiarità dell'etologia dei Gerridi, anche se condivisa con altre famiglie di Eterotteri Gerromorfi, è quella di riuscire a sostenersi con le zampe sulla superficie dell'acqua senza affondare. Questa proprietà è dovuta ai fenomeni fisico-chimici che regolano gli equilibri statici delle forze intermolecolari nelle superfici di interfaccia. Nel caso specifico degli insetti che "camminano" sull'acqua, questi fenomeni si manifestano con il concorso di due distinti fenomeni:

Proprietà chimiche e morfologiche dei tarsi delle zampe, unici punti di contatto e appoggio del corpo dell'insetto con la superficie dell'acqua.
Tensione superficiale dell'acqua.
I tarsi sono rivestiti da una fitta peluria imbevuta di sostanze oleose idrorepellenti. Questo fa sì che l'acqua non "bagni" i tarsi, condizione necessaria ma non sufficiente affinché questi possano immergersi nell'acqua. Il peso relativamente leggero di questi insetti, unitamente alla natura idrorepellente dei tarsi, fa sì che i Gerridi e gli insetti con proprietà simili, poggino sulla superficie libera dell'acqua senza penetrarla.

La spinta è determinata principalmente dalle zampe medie, usate come remi; quelle posteriori sono usate, oltre che come punti di appoggio, anche come organi per frenare e come timoni per il cambio di direzione; quelle anteriori sono invece protese in avanti, pronte ad afferrare la preda.

A differenza di altri Gerromorfi, quali i Veliidae e gli Hydrometridae, i Gerridi sono dotati di un'eccezionale velocità, dando perciò l'impressione che "pattinino" sull'acqua; tale movimento procede a scatti, sotto l'effetto della spinta propulsiva delle zampe medie e lo scivolamento sull'acqua. Nel movimento sembra che le zampe di uno stesso paio si muovano simultaneamente. Questa velocità li rende anche capaci di sfuggire ad eventuali insidie e, in effetti, la cattura di un Gerride richiede una certa pazienza anche con l'uso di un retino: in una colonia di Gerridi, infatti, sembra apparentemente facile catturare uno o più esemplari in una pozza d'acqua ma, in realtà, al minimo cenno di pericolo, gli insetti sfuggono rapidamente scivolando sull'acqua con bruschi cambiamenti di direzione.

Sull'asciutto i Gerridi hanno invece movimenti alquanto goffi, procedendo con salti irregolari e scoordinati.


LEGGI ANCHE : http://pulitiss.blogspot.it/p/e-dog-sitter-dalla-passeggiata.html

                              asiamicky.blogspot.it/2015/03/l-oasi-naturale-del-pian-di-spagna.html





FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://mundimago.org/le_imago.html



.

domenica 15 marzo 2015

LA CAVALLETTA

.


I Celiferi (Caelifera Ander, 1936) sono un sottordine di insetti ortotteri noti con il termine generico di cavallette o locuste.

In realtà il termine cavalletta può indicare sia i membri delle famiglie Tetrigidae (cavallette nane) e Acrididae (cavallette migratorie, più propriamente dette locuste), correttamente appartenenti al presente sottordine celiferi, sia la comune cavalletta verde, Tettigonia viridissima (Tettigoniidae), appartenente al secondo e distinto sottordine degli ortotteri, gli Ensifera.
Spesso il termine cavalletta è usato per tutti gli ortotteri che sono in grado di volare o saltare.

Hanno sul capo due corte antenne, ai lati due grandi occhi neri formati da tanti piccoli occhi (ciascuno vede una parte dell’oggetto osservato e insieme ricostruiscono l'immagine). Le antenne sono utili per orientarsi e per avvertire la presenza di predatori, inoltre vengono usate per annusare e per gustare. Non hanno le orecchie, hanno sei zampe. Hanno lunghe zampe posteriori che distendono consentendo loro di fare salti nell’aria. I Celiferi si distinguono per le seguenti caratteristiche:
ovopositore breve
antenne corte e robuste
apparato stridulante formato dalla tegmine e dai femori posteriori, può essere presente anche nelle femmine
organo uditivo posto nel primo segmento addominale.

Prediligono i terreni aridi e incolti, hanno un regime alimentare esclusivamente fitofago, depongono le uova soprattutto nel suolo e possono alternare fasi gregarie a fasi solitarie.

LEGGI ANCHE : http://pulitiss.blogspot.it/p/e-dog-sitter-dalla-passeggiata.html

                              asiamicky.blogspot.it/2015/03/parco-dei-mulini.html


http://www.mundimago.org/

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE
LA NOSTRA APP


http://mundimago.org/le_imago.html



.

venerdì 13 marzo 2015

ROSPO COMUNE

.


Il rospo comune (Bufo bufo (Linnaeus, 1758)) è un anfibio anuro della famiglia Bufonidae, diffuso in Eurasia e nel nord-ovest dell'Africa.

Il rospo comune è protetto dalla convenzione di Berna per la salvaguardia della fauna minore.

È l'anfibio più grande d'Europa, e raggiunge addirittura i 20 cm (zampe escluse). La sua colorazione è marrone, che può tendere al rossiccio, il ventre tende ad essere biancastro. La pelle presenta numerose verruche, che secernono sostanze urticanti solo se a contatto con le mucose.

Le pupille del rospo comune sono orizzontali; l'occhio è di color oro scuro o rame, e nel suo collo vi sono due ghiandole parotoidi ovali. Queste ghiandole contengono un liquido biancastro irritante per le mucose.

Gli animali della zona meridionale dell'areale tendono ad essere più grandi e con pelle più "spinosa" cioè con verruche più prominenti.

Prevalentemente notturno, di giorno tende a nascondersi in buche o anfratti, sotto le pietre o comunque in luoghi riparati dalla luce, se minacciato assume una caratteristica posa intimidatoria con la testa abbassata e le parti posteriori sollevate.

Rispetto a Bufotes viridis frequenta ambienti più asciutti e tende a tornare sempre nella stessa pozza d'acqua per riprodursi, a volte percorrendo anche diversi chilometri. Durante questi spostamenti molti individui riproduttori vengono uccisi dalle automobili. A causa di ciò, oltre che alla scomparsa dei siti riproduttivi, questo animale tende a scomparire dalle zone più antropizzate. A differenza di Bufotes viridis, se minacciato non emette spontaneamente il suo liquido difensivo, ma questo fuoriesce se le ghiandole sono stimolate.

Si nutre praticamente di qualsiasi cosa riesca ad entrare nella sua bocca: insetti in primis, lumache, lombrichi, piccoli vertebrati come ad esempio piccoli topi.

Dopo il letargo invernale, in concomitanza con la primavera inizia la stagione degli accoppiamenti: i rospi si recano vicino ai luoghi di riproduzione (solitamente vicino a corsi d'acqua, pozze o stagni) verso l'inizio di marzo e lì i maschi si aggrappano alle ascelle delle femmine, che sono visibilmente più grandi. Questo è il cosiddetto amplesso ascellare, a volte la femmina può essere approcciata da così tanti maschi da restare soffocata e morire.

La femmina depone in acqua circa 10 000 uova in un cordone gelatinoso, contemporaneamente le uova vengono fecondate dal maschio. Queste uova poi si schiuderanno, facendo uscire dei minuscoli esserini neri acquatici: i girini. Questi, nutrendosi soprattutto di alghe e altri minuscoli materiali organici, crescono. La temperatura dell'acqua nella zona dove si trovano deciderà la velocità della loro metamorfosi: più è calda l'acqua, più veloce sarà la metamorfosi. Questo perché l'alta temperatura dell'acqua è sintomo che la loro pozza si sta prosciugando.

Ai girini spuntano dapprima le zampe posteriori, e successivamente le zampe anteriori: da questo momento iniziano a digiunare, perché il loro apparato boccale (e digerente) si sta trasformando: infatti da onnivori diverranno insettivori. La metamorfosi dura uno o due giorni; il metamorfosando inizia ad assorbire la coda, e nel giro di appunto 24 - 48 ore scomparirà. il neometamorfosato è il più piccolo in assoluto fra gli anfibi: è lungo circa un cm. La sua pelle è ancora liscia per favorire la traspirazione. Digiunerà ancora per circa 4 giorni, dato che utilizzerà come fonte nutrizionale le energie della coda riassorbita.

Un gracidio piuttosto acuto, formato da 2 - 5 sillabe ripetute. Le vocalizzazioni non sono particolarmente intense rispetto alla taglia raggiunta da questa specie.

I suoi nemici naturali sono serpenti, ricci, da cui si può proteggere con le sue ghiandole velenose e, nel caso dei girini, anche alcuni pesci e larve di insetti come quelle di libellula.

LEGGI ANCHE : http://pulitiss.blogspot.it/p/e-dog-sitter-dalla-passeggiata.html

                               asiamicky.blogspot.it/2015/03/la-valle-olona.html


http://www.mundimago.org/

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE
LA NOSTRA APP


http://mundimago.org/le_imago.html



.

martedì 10 marzo 2015

IL CONIGLIO SELVATICO

.

Il Coniglio selvatico europeo (Oryctolagus cuniculus Linnaeus, 1758) è un mammifero lagomorfo della famiglia dei Leporidi, diffuso in Europa. Si tratta dell'unica specie vivente appartenente al genere Oryctolagus (Lilljeborg, 1873).

Inizialmente diffuso in tutta Europa, dopo l'ultima glaciazione l'areale del coniglio selvatico era limitato all'area mediterranea di Francia e Spagna ed ai Monti dell'Atlante (dove tuttavia era stato introdotto dai Fenici): gli antichi Romani provvidero ad introdurre questi animali in Europa centrale ed in numerose isole (Baleari, Creta, Cipro, Sardegna, Corsica, Azzorre, Madera etc.). Attualmente, con sei sottospecie il coniglio è diffuso allo stato selvatico praticamente in tutta Europa (dal Portogallo sino alla Polonia, comprendendo la Gran Bretagna ed alcuni territori di Norvegia, Svezia ed Ucraina) e nel Nordafrica. I conigli selvatici sono stati inoltre introdotti con successo in Australia, Nuova Zelanda, Cile ed in numerosissime isole.

In Italia, la sottospecie huxleyi è diffusa in tutte le isole (Sardegna, Sicilia, Corsica, Malta, Elba ed isole minori), oltre che con popolazioni frammentarie in tutto il territorio peninsulare: a più riprese è stata importata e liberata sul territorio nazionale anche la sottospecie nominale.

Predilige ambienti aperti, con clima secco e mite, ad altitudine non eccessivamente elevata: il suolo dev'essere soffice o sabbioso, in modo da permettere all'animale di scavarsi la tana. Un tempo i conigli selvatici si spostavano nelle aree rurali, dove il suolo appena arato era agevolmente colonizzabile, tuttavia con l'avvento delle moderne tecniche di aratura meccanica, molto più invasive, ciò non è più conveniente per l'animale.


Misura fino a 45 cm di lunghezza, per un peso che raggiunge i 2,5 kg: i maschi sono generalmente più grossi e robusti delle femmine.

Ha lunghe orecchie e grandi occhi neri situati sui lati della testa, che nelle femmine è più lunga e affusolata rispetto ai maschi. Le zampe posteriori sono robuste e più lunghe di quelle anteriori e mettono il coniglio in condizione di correre rapidamente. Invece di avere dei cuscinetti a protezione della pianta dei piedi, il coniglio ha una fitta copertura di peli che gli permette di non scivolare sia sulla roccia che sulla neve. Le zampe sono inoltre palmate per impedire alle dita di separarsi mentre l'animale salta o scarta di lato, provocando così cadute. La coda è molto corta e rivolta all'insù: essa è ricoperta sul lato inferiore di pelo bianco, che le dà un aspetto ovattato.

La pelle è piuttosto scura e lucida nella parte superiore del corpo, mentre è grigio-biancastra nelle parti più basse. La pelliccia ha tre strati:

un sottopelo, fitto, lanoso e soffice;
uno strato mediano di peli più lunghi e più duri che danno al mantello il suo colore;
un terzo strato (detto "di guardia") di peli ancora più lunghi ma meno fitti;
Il rivestimento si infittisce durante la stagione invernale. Il pelo è solitamente bruno uniforme nella zona dorsale, con sfumature grigie sul quarto posteriore e color ruggine sulle spalle, mentre il ventre, la gola, la coda e la parte interna delle zampe sono bianche. Tutta l'area dorsale è brizzolata di nero: non sono rari anche gli esemplari completamente neri.
Sotto il mento del coniglio vi sono delle ghiandole, più grandi nel maschio che nella femmina, le quali producono una secrezione che viene utilizzata per contrassegnare il territorio: i conigli hanno l'abitudine di fregarsi a vicenda il mento, specialmente tra coppie e con i neonati, e si presume che ciò permetta loro di riconoscersi.

Si tratta di animali principalmente notturni e fortemente gregari, che possono vivere in colonie di grandezza direttamente proporzionale alla disponibilità di cibo. Una colonia tipo è composta da una decina di individui, senza distinzione di sesso: in ogni caso all'interno di ciascuna colonia (in particolare fra i maschi) vige un rigido schema gerarchico, che si traduce nella facilità di accesso all'accoppiamento o al cibo. Ciascuna colonia vive in un territorio che solitamente si estende per circa quattro ettari e nei maschi ha dimensioni maggiori, in modo tale da sovrapporsi con quelli di più femmine.

Nonostante l'idea di animale placido che l'opinione pubblica ha dei conigli, questi animali possono rivelarsi particolarmente aggressivi fra loro: in particolare i maschi, pur mostrando rituali aggressivi come lo spruzzare la propria urina sui contendenti, generalmente rispondono ad eventuali sfide attaccando immediatamente e ferendosi anche gravemente con morsi, graffi e calci.

Si tratta di animali erbivori, che si nutrono di una vasta gamma di materiali di origine vegetale, dall'erba alle foglie alle radici.

Per ricavare il massimo quantitativo di nutrimento disponibile dal cibo, i conigli sono soliti reingerire parte delle proprie feci ( cosiddetti "ciecotrofi") per rielaborarne il contenuto (nel frattempo degradato dalla flora batterica) ed ottenere alcuni nutrienti essenziali.

I conigli sono universalmente famosi per la propria capacità riproduttiva: la femmina va infatti in estro ogni 21 giorni (anche se l'ovulazione è indotta dall'accoppiamento) e tende a riprodursi durante i primi mesi dell'anno, anche se in condizioni favorevoli può allevare i piccoli durante tutto l'anno al ritmo di una cucciolata al mese. Tuttavia, in condizioni di stress essa può abortire spontaneamente o riassorbire gli embrioni.

Le modalità di corteggiamento del coniglio selvatico sono tuttavia state ancora poco studiate: pare che i maschi di rango più alto abbiano degli harem (poliginia), mentre quelli di ranghi più bassi tendano a formare delle coppie stabili (monogamia).

La gestazione dura un mese, al termine del quale vengono dati alla luce dai 3 ai 14 cuccioli: prima di partorire la femmina tende a scavarsi un cunicolo a fondo cieco nella tana, che ricopre col proprio pelo e con erbe secche, oppure se è il suo primo parto scava un cunicolo nel terreno ex novo, che poi verrà ampliato negli anni successivi. I cuccioli nascono nudi e ciechi, e la femmina li visita per una manciata di minuti al giorno per allattarli: sono tuttavia estremamente precoci e già a tre settimane possono essere svezzati. L'indipendenza dalla madre viene raggiunta a un mese di vita, ma la maturità sessuale non sopravviene prima dell'ottavo mese di vita.

La speranza di vita di questi animali è di circa 9 anni, anche se in generale il 90% degli esemplari muore prima di raggiungere l'anno d'età, a causa della forte pressione predatoria e venatoria alla quale l'animale è sottoposto.

I rapporti tra uomo e coniglio europeo risalgono ai tempi dei Fenici, prima del 1000 a.C., quando il popolo di navigatori definì la penisola iberica con il termine i-shephan-im (che letteralmente vuol dire "terra de gli iraci", infatti la parola shephan in fenicio vuol dire sia "coniglio" che "irace", anzi in alcune traduzioni in lingue moderne della Bibbia dall'ebraico - dove invece si allude all'irace - è stata mutata in "coniglio"), che i Romani successivamente convertirono nella forma latina Hispania (da qui il moderno Spagna). Il coniglio europeo è la sola specie di coniglio ad essere stata addomesticata, anche se i rapporti tra questa specie e l'uomo si sono evoluti in modi diversi: i conigli, infatti, sono un esempio di animali trattati come cibo, animali da compagnia o flagelli nella stessa cultura.

LEGGI ANCHE : http://pulitiss.blogspot.it/p/e-dog-sitter-dalla-passeggiata.html

                              asiamicky.blogspot.it/2015/03/parco-lombardo-della-valle-del-ticino.html

http://www.mundimago.org/

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE
LA NOSTRA APP


http://mundimago.org/le_imago.html



.

domenica 8 marzo 2015

L' ORBETTINO

.


L'orbettino (Anguis fragilis Linnaeus, 1758) è un sauro della famiglia Anguidae.

Da molti erroneamente considerato un serpente, per via del suo particolare modo di incedere, dovuto alla mancanza di arti; in realtà si tratta di una lucertola che, nel corso dell'evoluzione, ha perso le zampe; come molte lucertole, in caso di pericolo riesce a spezzare la coda, che rappresenta il 60% della lunghezza del corpo, lasciandola sul terreno per distrarre l'aggressore e riuscire a fuggire (il nome scientifico sottolinea questa sua capacità - infatti fragilis significa che si può spezzare). Altro aspetto che differenzia questa specie rispetto agli ofidi, è la presenza di palpebre che si chiudono, un minor numero di vertebre ed una pelle più robusta.

Recenti studi genetici hanno separato la linea evolutiva italiana classificando gli orbettini al di sotto delle Alpi e del Sud-est della Francia come Anguis veronensis.

È un animale di forma cilindrica; possiede una pelle liscia e lucida, sotto di essa sono presenti placche ossee chiamate osteodermi che lo rendono molto rigido nei movimenti, anche se gli facilitano l'escavazione.
La sua colorazione è molto varia: principalmente è grigio argenteo, ma può essere anche marrone o rossastro quasi come il rame, le femmine e i giovani presentano fianchi di colore scuro e a volte una striscia più scura nella parte dorsale lungo le vertebre; i maschi sono in genere di colore uniforme a volte con ocelli azzurri sui fianchi. Entrambi i sessi sono totalmente neri sul ventre.
Può raggiungere eccezionalmente una lunghezza di 50 cm, anche se in genere non supera i 35–40 cm. Il suo peso si aggira attorno ai 30 - 60 grammi. Questa specie tende a perdere la coda molto facilmente per autotomia come del resto indicato dal nome scientifico.

È una specie adattata a climi freschi e umidi, cosa che gli permette di occupare diverse latitudini; infatti vive in buona parte dell'Europa (ad esclusione dell'Italia e della Francia sud-orientale ove è vicariata da Anguis veronensis), in Nord Africa e in Asia minore.
È una specie molto adattabile ma è più frequente nelle zone aperte ed erbose con terreno sciolto, prediligendo in particolare le zone umide. Lo si rinviene quindi spesso nei pascoli, al margine dei boschi, nei frutteti e negli orti. Arriva a vivere fino ad una altitudine di 2000 metri.
Trascorre il periodo invernale in ambienti sotterranei, svernando da novembre fino ad inizio primavera.

È un animale eccezionalmente longevo. È stato osservato che può arrivare a vivere anche a 50 anni di età.

La cultura popolare ha sempre creduto che l’Orbettino fosse un serpente velenoso, tanto da dedicargli un proverbio che dice: “Se la vipera ci sentisse, se l’orbettino ci vedesse, poca gente al mondo ci sarebbe”. In realtà questo rettile possiede degli occhi piccoli, non è velenoso e perde la coda per difendersi.

È un animale che non presenta denti veleniferi, e non avendo mascelle snodabili come i serpenti si nutre principalmente di piccoli insetti, lumache, vermi e lombrichi. In genere, durante le ore calde del giorno, proprio per la sua esigua necessità di calore, resta riparato in una buca, sotto un sasso o in un tronco marcescente, ed esce solo nelle ore del crepuscolo o la mattina presto per andare a caccia.

L'orbettino è un animale ovoviviparo, i piccoli vengono partoriti dopo mesi dall'accoppiamento, che avviene soprattutto nel mese di maggio; i giovani, in numero di 6-12, sono lunghi 7-8 centimetri e già perfettamente formati, le uova si schiudono subito dopo la deposizione. Dopo tre anni diventano lunghi 25 cm e sono sessualmente maturi, ed è frequente che i maschi lottino per la conquista di una femmina.

LEGGI ANCHE : http://pulitiss.blogspot.it/p/e-dog-sitter-dalla-passeggiata .html 


asiamicky.blogspot.it/2015/03/parco-dell-adda.html

                             

http://www.mundimago.org/

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE
LA NOSTRA APP


http://mundimago.org/le_imago.html



.

questo

Post più popolari

Blog Amici