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lunedì 14 settembre 2015

IL ROSPO SMERALDINO SICILIANO



Il rospo smeraldino siciliano è un anfibio endemico della Sicilia.

Il Rospo smeraldino siciliano è un anfibio di taglia medio-grande, le cui dimensioni sono mediamente superiori, di circa 2 cm, delle specie peninsulari del gruppo B. viridis. Presenta un modesto dimorfismo sessuale: le femmine possono raggiungere i 10 cm di lunghezza e un peso di 110 g, mentre i maschi non superano gli 8,6 cm e i 70 gr.
La livrea presenta colorazione variabile dal bianco grigiastro al marrone, con delle caratteristiche chiazze irregolari verde smeraldo.
Ha abitudini crepuscolari e notturne. È una specie terrestre, che utilizza gli ambienti acquatici solo per la riproduzione. Nei periodi post-riproduttivi i maschi tendono ad occupare le aree più vicine al sito riproduttivo mentre le femmine occupano aree più periferiche.
La dieta di B. siculus risulta costituita in massima parte da artropodi e molluschi terrestri.
Uno studio effettuato sulla popolazione del gorgo di Santa Rosalia (Riserva naturale di Monte Pellegrino), locus typicus della specie, ha mostrato un alto numero di taxa ingeriti, indice di una dieta abbastanza generalista.
Tra le prede censite in campioni di contenuto stomacale i più rappresentati sono risultati i crostacei isopodi e gli imenotteri (Formicidae spp.). Ma erano presenti in discrete quantità anche araneidi di grandi dimensioni (Lycosidae spp.), scolopendre, coleotteri (Curculionidae spp., Carabidae spp.), larve di lepidotteri e molluschi (Limacoidea spp.). In oltre il 50% dei campioni analizzati erano presenti inoltre resti vegetali.

La stagione riproduttiva del rospo smeraldino siciliano va da gennaio a giugno ma talora si può osservare, a differenza delle specie peninsulari, un secondo periodo di attività da settembre a novembre. Questa modalità rappresenta un carattere comune alla specie nordafricana B. boulengeri.
Nel periodo riproduttivo il maschio e la femmina di B. siculus migrano verso i siti di riproduzione, rappresentati da stagni e pozze d'acqua temporanee. Il maschio arrivato nelle vicinanze del sito emette un richiamo, una sorta di trillo sostenuto, che attira la femmina. Raggiunto dalla compagna si adagia sul suo dorso stringendola in una sorta d'abbraccio detto amplesso ascellare. Man mano che la femmina va deponendo le uova, disposte in cordoni gelatinosi nastriformi, il maschio le feconda con i propri spermatozoi. Dalle uova si sviluppano in meno di una settimana i girini che completano la metamorfosi in circa due mesi.
Specie endemica della Sicilia, è diffusa ampiamente in quasi tutta l'isola. Nella Sicilia nord-orientale condivide l'areale con Bufo balearicus. È presente anche nelle isole minori Ustica, Favignana e Pantelleria.
Popola differenti habitat in una fascia altitudinale che va da 0 a 1200 m s.l.m.
Predilige le aree costiere, planiziali e collinari, ma è stato rinvenuto sui Nebrodi sino a 1230 m. È presente anche in ambienti aridi come la costa sabbiosa di Capo Passero, che rappresenta il limite meridionale del suo areale.
Il rospo smeraldino siciliano, in precedenza attribuito alla specie Bufo viridis, è oggi riconosciuto come specie a sé stante (Bufo siculus). Recenti studi filogenetici sulle popolazioni mediterranee di Bufo spp. hanno infatti dimostrato che il taxon siciliano si differenzia, sotto il profilo dell'aplotipo mitocondriale, da quelli peninsulari ed è invece strettamente imparentato con la specie nordafricana Bufo boulengeri, da cui si sarebbe separata circa due milioni di anni fa, in un periodo compreso tra il Medio Pliocene (3,6 Ma) e il Pleistocene (0,16 Ma).
Alcuni autori attribuiscono questa specie, assieme alle altre del gruppo B. viridis, al genere Pseudepidalea (Pseudepidalea sicula) ma tale attribuzione è stata duramente contestata da più parti e la sua adozione considerata quantomeno prematura.
Nonostante l'ampia diffusione della specie in quasi tutta l'isola, le popolazioni appaiono frammentate e legate, per la loro sopravvivenza, alla protezione delle relative aree di riproduzione. Alcune sottopopolazioni, quali quella dell'Etna, sono state classificate come vulnerabili.

Gli Anfibi sono oggetto, negli ultimi anni, di un drastico declino a livello mondiale e, a questa sorte, non si sottrae il nostro Rospo smeraldino siciliano (Bufo siculus), Anfibio anuro dal corpo provvisto di splendide chiazze verde smeraldo.
Un tempo classificato come Bufo viridis,  recenti studi genetici hanno invece portato gli studiosi ad elevarlo al rango di specie endemica siciliana con il nome di Bufo siculus.

Annoverato tra le specie di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa ai sensi dell’allegato IV della Direttiva Habitat (92/43 CEE), ), il Rospo smeraldino siciliano rientra anche tra le specie per le quali è vietata la cattura, la detenzione, l’uccisione e il deterioramento o la distruzione dei siti di riproduzione ai sensi dell’allegato II della Convenzione di Berna.
In passato questi Anfibi erano comuni in tutti i luoghi idonei della Sicilia e in alcune isole circumsiciliane mentre oggi risultano in forte declino.

Il Rospo smeraldino siciliano è, infatti, specie di grande sensibilità ecologica; respirando anche attraverso la pelle e cibandosi di Insetti, subisce direttamente i danni causati dall’inquinamento e dall'uso degli antiparassitari in agricoltura, diventando suo malgrado un indicatore ambientale dello stato di salute dell’intero ecosistema in cui vive.
La causa principale del decadimento delle popolazioni di Rospo smeraldino siciliano è, tuttavia, l’alterazione e la scomparsa degli ambienti naturali e, in particolare, dei siti riproduttivi costituiti da pozze temporanee e piccole risorgenze.

In un’Isola come la Sicilia, di grandi bellezze paesaggistiche e naturalistiche ma sempre più degradata e alterata, verranno presto a mancare per sempre e in modo irreversibile quegli ambienti idonei dove numerose specie animali e vegetali possono realizzare il loro ciclo naturale per continuare l’esistenza.







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venerdì 28 agosto 2015

IL DISCOGLOSSO DIPINTO

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E' un piccolo anfibio lungo mediamente 5-7 cm; alcuni esemplari arrivano anche a 10 cm. La caratteristica distintiva del genere è la presenza di una lingua rotondeggiante a margine posteriore libero. Il mantello, nel fenotipo più comune, è ricoperto da macchie bruno-verdastre su sfondo ocra-beige; ne esiste anche una varietà a strisce marrone-cioccolato alternate a strisce ocra-giallastro acceso. La taglia dei maschi è maggiore di quella delle femmine. I maschi sono provvisti di una palmatura che copre circa i 3/4 della superficie interdigitale degli arti posteriori, nelle femmine e negli immaturi la palmatura è ridotta a circa 1/4. I girini sono di colore bruno scuro, grigio o nero, con coda chiara.

La specie è comune dal livello del mare fino a circa 400 m di quota. Al di fuori del periodo degli amori, il suo habitat preferito è costituito da zone asciutte, anche se mai molto distanti da fonti di acqua perenni. frequenta anche luoghi moderatamente antropizzati, come giardini, camping, piantagioni e fattorie abbandonate. L'habitat acquatico preferito è costituito dalle zone poco profonde e ferme di stagni, canali, bacini artificiali e delle acque moderatamente correnti di fiumi, torrenti e ruscelli. Tollera bene alte concentrazioni saline ed è in grado di vivere anche in paludi salmastre e zone costiere sabbiose. Si ciba prevalentemente di invertebrati terrestri ed acquatici, come insetti, vermi, molluschi ed aracnidi. Le larve si cibano di alghe, fitoplancton e detrito organico.
Nel periodo post-riproduttivo lo si trova di rado e quasi mai in acqua.

È diffuso nel Maghreb (Marocco, Algeria, Tunisia), in Sicilia (assente nel resto d'Italia) e a Malta. Piccole popolazioni, probabilmente introdotte dall'uomo, sono state segnalate nel meridione di Francia e Spagna


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lunedì 16 marzo 2015

LA SALAMANDRA

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Salamandra Garsault, 1764 è un genere di anfibi urodeli della famiglia Salamandridae.

Hanno una lingua estroflessibile con cui catturano le prede più distanti. Hanno delle ghiandole sulla pelle che emanano una secrezione nociva e irritante. Come tutti gli anfibi, si nutrono di insetti e altri invertebrati.

Le specie del genere Salamandra sono distribuite in Europa, Nord Africa e Asia occidentale.

Vivono in zone umide e con un clima fresco tutto l'anno, in collina e montagna, dove frequentano il sottobosco.

Alla salamandra furono attribuite nell'antichità, ed in particolare nel medioevo, proprietà e relativi simboli.

La caratteristica principale è che si riteneva che la salamandra avesse la capacità di resistere al fuoco diretto. Tale caratteristica (presunta) ne fece quindi un animale con un'alta carica simbolica. Essa viene spesso rappresentata accanto od addirittura in mezzo alle fiamme ed è divenuta anche una figura araldica. Essa fu scelta come simbolo araldico anche da Francesco I, re di Francia, associandola al motto, in lingua latina, Nutrisco et extinguo, che riprende una delle caratteristiche leggendarie dell'animale, che era ritenuto capace di alimentare il "fuoco buono" e spegnere quello "cattivo".

Identificata con il fuoco stesso, fu scelta dagli alchimisti come simbolo della operazione di calcinazione.

Anche Johann Wolfgang Goethe raccoglie questa nomea quando, nel Faust, fa pronunciare al protagonista dell'opera lo "scongiuro dei quattro".

Così la salamandra era diventata emblema della Verginità e della Castità, virtù che consentono agli esseri umani di attraversare un mondo di tentazioni senza cadere nel peccato. La deduzione di una sua capacità di distinguere il fuoco buono, quello che dà calore e vita, da quello cattivo, che tutto distrugge, alimentando il primo e spegnendo il secondo, ne ha fatto anche il simbolo dell'uomo giusto e in particolare della Giustizia distributiva del Cristo. Inoltre l'affermazione di Cristo: «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso!» e la sua "discesa agl'inferi", cioè nel fuoco eterno, uscendone vittorioso, come detto nell'antico Simbolo degli Apostoli, hanno fatto della salamandra addirittura un simbolo del Cristo stesso.

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venerdì 13 marzo 2015

RANA DALMATINA

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La Rana agile (Rana dalmatina Fitzinger in Bonaparte, 1839) è un anfibio anuro della famiglia dei Ranidi, diffuso in Europa.

È lunga fino a 9 cm. Il colore è variabile dal rossiccio al marrone scuro, con una striscia nera a V dalla gola ai timpani. Le zampe, molto lunghe con una muscolatura ben sviluppata, hanno striature nere orizzontali. Le femmine sono più grandi dei maschi, mentre quest'ultimi hanno dei tubercoli sulle zampe anteriori durante la primavera, chiamati "calli nuziali".

Si nutre di insetti e piccoli invertebrati.

Depone 600-1200 uova in primavera, i girini misurano all'incirca 6 cm e terminano la metamorfosi a giugno/luglio.

È distribuita nelle zone temperate dell'Europa, (tranne la Spagna) dalla Francia alla Grecia. In Italia si trova fino a 1300 metri d'altezza, solo nel Nord Italia è diffusa invece fino a circa 600 metri ed è una specie molto comune in Calabria, nelle aree boschive e umide. Colonizza vicino corsi d'acqua, ma non essendo un'ottima nuotatrice ha abitudini prevalentemente terrestri.

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ROSPO COMUNE

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Il rospo comune (Bufo bufo (Linnaeus, 1758)) è un anfibio anuro della famiglia Bufonidae, diffuso in Eurasia e nel nord-ovest dell'Africa.

Il rospo comune è protetto dalla convenzione di Berna per la salvaguardia della fauna minore.

È l'anfibio più grande d'Europa, e raggiunge addirittura i 20 cm (zampe escluse). La sua colorazione è marrone, che può tendere al rossiccio, il ventre tende ad essere biancastro. La pelle presenta numerose verruche, che secernono sostanze urticanti solo se a contatto con le mucose.

Le pupille del rospo comune sono orizzontali; l'occhio è di color oro scuro o rame, e nel suo collo vi sono due ghiandole parotoidi ovali. Queste ghiandole contengono un liquido biancastro irritante per le mucose.

Gli animali della zona meridionale dell'areale tendono ad essere più grandi e con pelle più "spinosa" cioè con verruche più prominenti.

Prevalentemente notturno, di giorno tende a nascondersi in buche o anfratti, sotto le pietre o comunque in luoghi riparati dalla luce, se minacciato assume una caratteristica posa intimidatoria con la testa abbassata e le parti posteriori sollevate.

Rispetto a Bufotes viridis frequenta ambienti più asciutti e tende a tornare sempre nella stessa pozza d'acqua per riprodursi, a volte percorrendo anche diversi chilometri. Durante questi spostamenti molti individui riproduttori vengono uccisi dalle automobili. A causa di ciò, oltre che alla scomparsa dei siti riproduttivi, questo animale tende a scomparire dalle zone più antropizzate. A differenza di Bufotes viridis, se minacciato non emette spontaneamente il suo liquido difensivo, ma questo fuoriesce se le ghiandole sono stimolate.

Si nutre praticamente di qualsiasi cosa riesca ad entrare nella sua bocca: insetti in primis, lumache, lombrichi, piccoli vertebrati come ad esempio piccoli topi.

Dopo il letargo invernale, in concomitanza con la primavera inizia la stagione degli accoppiamenti: i rospi si recano vicino ai luoghi di riproduzione (solitamente vicino a corsi d'acqua, pozze o stagni) verso l'inizio di marzo e lì i maschi si aggrappano alle ascelle delle femmine, che sono visibilmente più grandi. Questo è il cosiddetto amplesso ascellare, a volte la femmina può essere approcciata da così tanti maschi da restare soffocata e morire.

La femmina depone in acqua circa 10 000 uova in un cordone gelatinoso, contemporaneamente le uova vengono fecondate dal maschio. Queste uova poi si schiuderanno, facendo uscire dei minuscoli esserini neri acquatici: i girini. Questi, nutrendosi soprattutto di alghe e altri minuscoli materiali organici, crescono. La temperatura dell'acqua nella zona dove si trovano deciderà la velocità della loro metamorfosi: più è calda l'acqua, più veloce sarà la metamorfosi. Questo perché l'alta temperatura dell'acqua è sintomo che la loro pozza si sta prosciugando.

Ai girini spuntano dapprima le zampe posteriori, e successivamente le zampe anteriori: da questo momento iniziano a digiunare, perché il loro apparato boccale (e digerente) si sta trasformando: infatti da onnivori diverranno insettivori. La metamorfosi dura uno o due giorni; il metamorfosando inizia ad assorbire la coda, e nel giro di appunto 24 - 48 ore scomparirà. il neometamorfosato è il più piccolo in assoluto fra gli anfibi: è lungo circa un cm. La sua pelle è ancora liscia per favorire la traspirazione. Digiunerà ancora per circa 4 giorni, dato che utilizzerà come fonte nutrizionale le energie della coda riassorbita.

Un gracidio piuttosto acuto, formato da 2 - 5 sillabe ripetute. Le vocalizzazioni non sono particolarmente intense rispetto alla taglia raggiunta da questa specie.

I suoi nemici naturali sono serpenti, ricci, da cui si può proteggere con le sue ghiandole velenose e, nel caso dei girini, anche alcuni pesci e larve di insetti come quelle di libellula.

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domenica 8 marzo 2015

LA RAGANELLA

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La raganella (Hyla arborea Linnaeus, 1758) è un anfibio dell'ordine degli Anuri, diffuso in Europa e Asia.

Di aspetto simile alle rane, ma dotato di un solo sacco vocale bruno sotto la gola e di ventose sulle dita delle zampe. Questo permette all'animale di arrampicarsi su alberi, arbusti, foglie e muri.
Presenta una striatura nera o marrone chiara che parte dalla narice, prosegue dopo l'occhio e continua fino all'inserzione dell'arto inferiore. Questo carattere la differenzia dalla Hyla meridionalis, anch'essa presente in Europa, in cui la striatura nera si interrompe bruscamente dopo il timpano. La lunghezza del corpo varia in media dai 3 ai 5 cm, ma può toccare i 6,5.Ha il dorso verde e il ventre biancastro. La raganella, se eccitata o se il tempo cambia, varia la sua colorazione, passando addirittura ad una cromatura chiazzata.

Le raganelle sono insettivore, si nutrono di artropodi e altri invertebrati acquatici e terricoli. Sono prevalentemente arboricole, ma si trovano anche in mezzo alle erbe palustri, nei campi in prossimità di fossi e risaie.Raggiungono la maturità sessuale a 1 anno. All'inizio della stagione degli amori i maschi fanno i loro richiami e si riuniscono in coro entrando in competizione.Sono legate all'acqua per la riproduzione.Possono deporre dalle 200 alle 2000 uova. Dall'uovo dopo 3 settimane dalla deposizione esce il girino che compie il proprio ciclo vitale in tempi variabili tra 1,5 e 3 mesi. Alla fine della metamorfosi il girino avrà sviluppato zampe atte a saltare, polmoni per respirare fuori dall'acqua, avrà perso la coda e avrà cambiato regime alimentare passando da detritivoro a carnivoro.Le raganelle vanno in letargo d'inverno.Hanno un'aspettativa di vita di 3-5 anni.

La specie, nota anche come raganella europea, è ampiamente distribuita in tutta l'Europa centro-meridionale: dalla Spagna alla Francia, dalla Germania al Benelux, dai Balcani all'Ucraina. Presente anche a Creta oltre che in Italia. È invece assente nell'arcipelago britannico, in Scandinavia e in Danimarca.
In Asia, arriva fino al Mar Caspio.Vive in zone umide dalla campagna aperta.

La specie è diffusa, in Italia, solamente nel Friuli Venezia Giulia settentrionale, mentre è sostituita dalla Hyla intermedia,endemica della penisola,nel resto d'Italia.

Nonostante non sia in pericolo di estinzione, la raganella è una specie da preservare per tutto il patrimonio faunistico italiano ed europeo, essendo una delle poche eccezioni di specie viventi in zone con clima temperato di una famiglia prettamente tropicale. La rarefazione in alcune zone è dovuto alla degradazione degli habitat, anche se è ancora molto numerosa su tutto il suo areale.

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