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domenica 10 aprile 2016

IL COCQUI'

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La rana coquì è considerata il simbolo non ufficiale del Porto Rico. E' un'animale invasivo e per questo incontrarlo non è difficile, e ancora meno lo è ascoltare il suono particolare e incredibilmente acuto del suo verso (il nome di questa piccola rana è la traduzione onomatopeica del suono che emette).
A Puerto Rico, loro habitat naturale, le rane sono considerate un patrimonio naturale. Alle Hawaii invece, dove le rane sono specie invasive, gli abitanti non abituati hanno dovuto sopportare molte notti insonni a causa dei"rumorosi" richiami, che in gruppo sono assimilabili al rumore di un tosaerbe in funzione tutta la notte, secondo il Dipartimento dell'Agricoltura delle Hawaii.

Solo i maschi di rana coquì cantano, ma i loro richiami - che hanno registrato un massimo di un centinaio di decibel ad appena un metro di distanza - fanno di loro gli anfibi più rumorosi finora conosciuti.

La rana notturna prende il nome proprio dal suo verso. Il suo richiamo "co-qui" è diviso in due parti: altri maschi rispondono al "co" che ha un significato territoriale, mentre le femmine sono attratte dal "qui",

Il coquí, la piccola rana arborea tipica di Porto Rico, pare che sia in serio pericolo d'estinzione a causa di un fungo che sta proliferando più velocemente del normale a causa del riscaldamento globale. È quanto ha affermato il professor Rafael Joglar, esperto in materia, durante il primo giorno della Conferenza internazionale su Gaia e i cambiamenti climatici, nell'Università di Río Piedras, a San Juan.

Il professor Joglar ha messo in evidenza il fatto che il fungo, conosciuto come Bd (Batrachochytrium dendrobatidis), attacca la pelle degli anfibi uccidendoli. L'estinzione di tre delle 17 specie di coquí, sempre secondo il professore, è da attribuirsi, in gran parte, a questo fungo, che, nonostante sia stato scoperto piuttosto recentemente, nel 1998, già nel 1976 aveva causato l'estinzione della specie del coquí palmato. Joglar ha infine rimproverato il fatto che la comunità scientifica internazionale non avesse dato tanta importanza a questo fungo fino a quando non è stato pubblicato, sulla rivista Science, che a livello mondiale già 200 specie si sono estinte a causa del Batrachochytrium dendrobatidis.


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venerdì 13 marzo 2015

RANA DALMATINA

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La Rana agile (Rana dalmatina Fitzinger in Bonaparte, 1839) è un anfibio anuro della famiglia dei Ranidi, diffuso in Europa.

È lunga fino a 9 cm. Il colore è variabile dal rossiccio al marrone scuro, con una striscia nera a V dalla gola ai timpani. Le zampe, molto lunghe con una muscolatura ben sviluppata, hanno striature nere orizzontali. Le femmine sono più grandi dei maschi, mentre quest'ultimi hanno dei tubercoli sulle zampe anteriori durante la primavera, chiamati "calli nuziali".

Si nutre di insetti e piccoli invertebrati.

Depone 600-1200 uova in primavera, i girini misurano all'incirca 6 cm e terminano la metamorfosi a giugno/luglio.

È distribuita nelle zone temperate dell'Europa, (tranne la Spagna) dalla Francia alla Grecia. In Italia si trova fino a 1300 metri d'altezza, solo nel Nord Italia è diffusa invece fino a circa 600 metri ed è una specie molto comune in Calabria, nelle aree boschive e umide. Colonizza vicino corsi d'acqua, ma non essendo un'ottima nuotatrice ha abitudini prevalentemente terrestri.

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lunedì 9 marzo 2015

LA RANA VERDE

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È una rana acquatica di 12 cm di lunghezza, dal muso appuntito e dalle dita ampiamente palmate.

Il dorso, è di colore verde smagliante o bruno oliva, talvolta cosparso di macchie nere, è ornato, ad ogni lato.

L'ibernazione ha luogo nella melma dello stagno in cui vive.

La specie è comune in gran parte dell'Europa occidentale, centrale e orientale. In Italia è presente con certezza solo nella pianura Padana.

La sua tassonomia è alquanto complessa e discussa essendo presenti in Italia diversi klepton, unità sistematiche formate cioè da un complesso costituito da una specie e dal suo ibrido ibridogenetico. In Europa sono presenti tre tipi diversi di rane verdi: la rana verde maggiore (Pelophylax ridibundus), la rana dei fossi (Pelophylax esculentus) e la rana verde minore o rana di Lessona(Pelophylax lessonae). Le loro interrelazioni sono tuttora oggetto di discussione. P. esculentus sarebbe un ibrido tra P. lessonae e P. ridibundus, il processo è detto ibridogenesi e gli ibridi non si accoppiano mai tra loro ma sempre con una delle due specie parentali, vengono così generate delle popolazioni miste. Uzzel e Holtz nel 1979 studiarono le popolazioni italiane di rane verdi e conclusero che a sud del Po vi sarebbero due diverse specie una non ancora classificata per cui è stato proposto il nome di Pelophylax kl hispanicus e Pelophylax bergeri.


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RANA DI LATASTE

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La rana di Lataste è  una specie di piccole dimensioni. Il colore di fondo della livrea è bruno rossiccio con due evidenti strisce scure che partono sottili dalla narice, arrivano all'occhio, proseguono e coprono il timpano.
La rana di Lataste si distingue con difficoltà da una specie simile: la Rana dalmatina. La differenza più evidente è data dalla gola, che nella rana di Lataste è scura e presenta una evidente striscia longitudinale più chiara, mentre nella Rana dalmatina la macchia bianca sulla gola è più estesa e meno definita.

L'areale di questa specie è ristretto alla pianura Padana, ad una piccola area del Canton Ticino e ad alcuni siti in Slovenia e Croazia.

È poco legata all'acqua dove si reca per riprodursi già dalla fine di gennaio se il clima è mite. Depone le uova in masse gelatinose costituite da diverse centinaia di uova. Dall'uscita del girino alla metamorfosi occorrono circa tre mesi. Lo stesso ciclo compiuto in acquario in luogo chiuso dura circa la metà. Al termine della metamorfosi la piccola rana misura circa un centimetro e mezzo. Frequentando di più il bosco umido rispetto alle rane verdi, può essere preda di uccelli carnivori quali la cornacchia e di mammiferi carnivori ed insettivori quali donnola, tasso, faina, puzzola, volpe, riccio.

La Lista rossa IUCN classifica questa specie come vulnerabile. Solo se il suo habitat verrà preservato le popolazioni potranno salvarsi dal rischio di estinzione.

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domenica 8 marzo 2015

RANA TEMPORARIA

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La rana alpina o rana montana (Rana temporaria Linnaeus, 1758), comunemente chiamata anche rana rossa, termine che spesso include altre congeneri di minore diffusione, è un anfibio anuro della famiglia Ranidae, molto comune in Europa.

L'adulto può raggiungere i 10 cm di lunghezza, anche se normalmente presenta dimensioni minori. Il colore è marrone, con tonalità variabili dal verde oliva al rossiccio; presenta spesso una V rovesciata di colore scuro tra le spalle; dietro l'occhio è presente una banda più scura che comprende anche il timpano. I fianchi sono spesso macchiettati. Le parti inferiori sono chiare, con aspetto marmorizzato e picchiettato. Sotto la gola può essere presente una striscia centrale più chiara. La pupilla è orizzontale. Rispetto alle altre rane rosse presenta le bande dorso laterali più ravvicinate e le zampe più corte. Rispetto alla Rana arvalis presenta il tubercolo metatarsale più piccolo.

Durante la stagione riproduttiva partecipa, percorrendo anche grandi distanze, a migrazioni di massa verso i luoghi di riproduzione.

Il suo territorio di distribuzione si estende in tutta Europa ad est fino agli Urali escluse le massime latitudini settentrionali, gran parte della Penisola Iberica, e il sud dei Balcani. In Italia è presente sui rilievi, Alpi e Appennini settentrionali sino alla provincia di Rieti; in Pianura Padana sono presenti specie simili: Rana latastei e Rana dalmatina; nell'Appennino è presente Rana italica.

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LA RAGANELLA

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La raganella (Hyla arborea Linnaeus, 1758) è un anfibio dell'ordine degli Anuri, diffuso in Europa e Asia.

Di aspetto simile alle rane, ma dotato di un solo sacco vocale bruno sotto la gola e di ventose sulle dita delle zampe. Questo permette all'animale di arrampicarsi su alberi, arbusti, foglie e muri.
Presenta una striatura nera o marrone chiara che parte dalla narice, prosegue dopo l'occhio e continua fino all'inserzione dell'arto inferiore. Questo carattere la differenzia dalla Hyla meridionalis, anch'essa presente in Europa, in cui la striatura nera si interrompe bruscamente dopo il timpano. La lunghezza del corpo varia in media dai 3 ai 5 cm, ma può toccare i 6,5.Ha il dorso verde e il ventre biancastro. La raganella, se eccitata o se il tempo cambia, varia la sua colorazione, passando addirittura ad una cromatura chiazzata.

Le raganelle sono insettivore, si nutrono di artropodi e altri invertebrati acquatici e terricoli. Sono prevalentemente arboricole, ma si trovano anche in mezzo alle erbe palustri, nei campi in prossimità di fossi e risaie.Raggiungono la maturità sessuale a 1 anno. All'inizio della stagione degli amori i maschi fanno i loro richiami e si riuniscono in coro entrando in competizione.Sono legate all'acqua per la riproduzione.Possono deporre dalle 200 alle 2000 uova. Dall'uovo dopo 3 settimane dalla deposizione esce il girino che compie il proprio ciclo vitale in tempi variabili tra 1,5 e 3 mesi. Alla fine della metamorfosi il girino avrà sviluppato zampe atte a saltare, polmoni per respirare fuori dall'acqua, avrà perso la coda e avrà cambiato regime alimentare passando da detritivoro a carnivoro.Le raganelle vanno in letargo d'inverno.Hanno un'aspettativa di vita di 3-5 anni.

La specie, nota anche come raganella europea, è ampiamente distribuita in tutta l'Europa centro-meridionale: dalla Spagna alla Francia, dalla Germania al Benelux, dai Balcani all'Ucraina. Presente anche a Creta oltre che in Italia. È invece assente nell'arcipelago britannico, in Scandinavia e in Danimarca.
In Asia, arriva fino al Mar Caspio.Vive in zone umide dalla campagna aperta.

La specie è diffusa, in Italia, solamente nel Friuli Venezia Giulia settentrionale, mentre è sostituita dalla Hyla intermedia,endemica della penisola,nel resto d'Italia.

Nonostante non sia in pericolo di estinzione, la raganella è una specie da preservare per tutto il patrimonio faunistico italiano ed europeo, essendo una delle poche eccezioni di specie viventi in zone con clima temperato di una famiglia prettamente tropicale. La rarefazione in alcune zone è dovuto alla degradazione degli habitat, anche se è ancora molto numerosa su tutto il suo areale.

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