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venerdì 27 marzo 2015

LA POA PALUSTRIS



La fienarola palustre o fienarola delle paludi (Poa palustris) è una pianta della famiglia delle Poaceae.

Specie nativa dell'Asia, Europa e Nord America, usata spesso per il rimboschimento e il controllo dell'erosione.


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LA MOLINIA CAERULEA

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Molinia caerulea (viola palude-erba) è una specie di piante da fiore in erba famiglia Poaceae, originaria dell'Europa, Asia occidentale e Nord Africa. Cresce in luoghi dalle pianure fino a 2.300 m nelle Alpi. Come la maggior parte erbe, cresce meglio in terreni acidi , idealmente pH valori compresi tra 3,5 e 5, tuttavia, si può continuare a vivere in condizioni più estreme, a volte a partire da 2. E 'comune in umidi brughiera , paludi e brughiere tutto Gran Bretagna. Esistono popolazioni introdotte nel nord-est e nord-ovest dell'America del Nord.

L' epiteto specifico caerulea significa "profondo blu" e si riferisce alle spighette viola.

Molinia caerulea è una erbacea perenne Bunchgrass (-tussock formatura), che cresce fino a 90 cm  di altezza (più alto quando a ridosso di ginestre e di erica ), con molti strettamente imballato steli. Le foglie sono grossolani, verde, cono a un certo punto, lunga, piatta e talvolta leggermente peloso sopra.  A causa della fitta tussock è molto resistente alla brughiera incendi. La sua ligula è un anello di peli, come in brughiera erba ( Danthonia decumbens ). Le lunghe spighette strette viola sono una caratteristica di identificazione importante - la pannocchia è di 15 cm  di lunghezza.

Fiorisce tra luglio e settembre, al più tardi qualsiasi altra specie.


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LA LYSMACHIA VULGARIS

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La Lysimachia vulgaris è una pianta erbacea perenne,con fusto eretto e molto ramificato nella parte alta della pianta.

Piante perennante per mezzo di gemme poste a livello del terreno e con asse fiorale allungato, spesso privo di foglie.

Pianta perenne, erbacea, con rizoma sotterraneo strisciante, fusti eretti, pubescenti, scanalati e molto ramificati nella parte superiore. Altezza60÷120 cm.
Le foglie cauline possono essere opposte o verticillate a 3 o a 4, hanno lamina lanceolata lunga fino a 12 cm, con margine intero ondulato, le superiori sono talvolta alterne, glabre e lucide sopra, più chiare e pubescenti sui nervi sotto, nervature reticolate ben visibili; tutte sono brevemente picciolate.
I fiori sono raggruppati in folte pannocchie apicali, piramidali, alla base fogliose, in alto con brattee lineari; calice con lacinie acute bordate di rosso; corolla giallo oro.
I frutti sono capsule globose, di 4-6 mm, uniloculari molto appariscenti, deiscenti. Semi numerosi, rugosi.

Tipo corologico: Eurasiat. - Eurasiatiche in senso stretto, dall'Europa al Giappone.

Fiorisce da giugno ad agosto

Legata agli ambienti umidi, vive nelle paludi, ai margini dei canneti, nei prati umidi, lungo i fossi ed i corsi d'acqua, sulle rive dei laghi, nelle anse poco profonde; 0÷1.200 m s.l.m.

Il nome generico ricorda Lisimaco, medico greco dell'antichità, il nome specifico indica che è pianta comune.

Espettorante, astringente, lenitiva, febbrifuga.
Si impiegava nel passato per curare le febbri e gli ascessi.
Il fusto fornisce una tintura gialla, i fiori producono una tintura utilizzata per imbiondire i capelli, mentre i fumi sviluppati dalla sua combustione, sembra possano allontanare e distruggere le mosche.
Coltivata come ornamentale.

Veniva utilizzata dalla medicina popolare per trattare lo scorbuto,per problemi gastro intestinali,diarrea e dissenteria,per arrestare emorragie nasali, e pulire le ferite, ulcere alla bocca e infiammazioni gengivali.

È una pianta molto apprezzata per le sue proprietà tintorie .Dalla sua radice viene ricavato un colorante bruno,mentre dalle foglie e dal fusto viene ricavato un colorante giallo molto particolare.


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ELEOCHARIS PALUSTRIS

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E’ una caratteristica pianta palustre con lungo rizoma strisciante sotterraneo da cui partono fusti cilindrici eretti, alti fino a sessanta centimetri, spugnosi, privi di foglie e avvolti, alla base, in guaine brunastre.

Al vertice di ogni fusticino è situata un’unica spighetta bruno scura lunga da cinque a venti millimetri. La base della piccola spiga è avvolta per metà dalla brattea più bassa.

La giunchina comune fiorisce da maggio ad agosto. Essa cresce in acque basse che di norma ne sommergono la base, ma è in grado di sopportare anche notevoli variazioni di livello dell’acqua.

E’ diffusa nelle aree umide di tutta Italia, lungo le fosse e nei prati allagati, ma è ovunque abbastanza rara.

Forma distese fitte e consistenti ai margini dei chiari e nelle zone non ricoperte dal canneto e dalla Amorpha fruticosa, ma appare in costante, anche se lento, regresso.

Nella palude che circonda il Lago di Sibolla è presente Eleocharis uniglumis, una specie molto simile che differisce dalla giunchina comune per la forma della brattea che circonda completamente la base della spighetta.


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AGROSTIS STOLONIIFERA

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È la specie più pregiata tra le graminacee per tappeti erbosi. Forma un tappeto molto compatto, resistente al calpestio, alle malattie e di lunga durata. Per queste caratteristiche è usata in purezza nella formazione dei «greens» dei campi da golf. Per esprimere appieno le sue caratteristiche necessita di terreni sciolti e ben livellati che permettano tagli bassissimi (meglio se con tosaerba muniti di lame elicoidali); ama concimazioni e irrigazioni frequenti, nonché arieggiature. Per la semina si consiglia di mescolare il finissimo seme a 10 parti di sabbia asciutta e poi spargere uniformemente facendo seguire una leggera rullatura.

Ben si adatta ad un clima freddo, di transizione ed arido. Si riproduce per mezzo di stoloni che si sviluppano sulla superficie e accestimenti che si sviluppano dalla corona.

Le agrostidi si caratterizzano per la spiccata tolleranza ai tagli molto bassi, a partire dai 2 mm e per la necessità di concimazioni ed irrigazioni regolari per evitare il manifestarsi di eventuali malattie e perdita di densità. Produce un manto erboso ad elevata densità e  resistente alla pressione delle malerbe infestanti.

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IL GALIUM PALUSTRE

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Il caglio di palude è una specie eurasiatica presente in tutte le regioni d'Italia; la sottospecie nominale è presente in Italia centro-settentrionale salvo che in Piemonte, Toscana e Lazio. Cresce in canneti palustri lungo rive, canali e stagni o nei prati umidi, su suoli da limoso-argillosi a torbosi a volte inondati, ricchi in basi e composti azotati, dal livello del mare alla fascia montana. Il nome generico deriva dal greco 'gala' (latte) cui allude anche quello italiano 'caglio': diverse specie venivano usate per far cagliare il latte nella lavorazione del formaggio; il nome specifico allude all'habitat. Forma biologica: emicriptofita scaposa. Periodo di fioritura: maggio-luglio.

Il galium palustre è un erbaceo perenne con dimensioni che vanno dai 15 cm ai 40 cm e radici secondarie da rizoma. Il fusto è prostato,ascendente,a volte eretto e le foglie sono sessili in verticilli di 4/6 stipole uguali alle foglie e la lamina lanceolato elittica (1/3 per 6/15)

I fiori sono tetrameri, attinomorfi, gamopetali con tubo sub-nullo; corolla bianca di 1,5-3,5 mm, con lobi acuti; stami 4 inseriti sul tubo corollino.

Il frutto è formato da due mericarpi (capsule) di ca. 2 mm, lisci o appena tubercolati.


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LA CALTHA PALUSTRIS

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La Calta palustre (Caltha palustris L., 1753) è una piccola pianta perenne, alta fino a 50 centimetri, glabra, dai fiori colorati di giallo intenso, appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae.

Il genere Caltha comprende poche specie (una decina o più circa, di cui una spontanea in Italia) tutte dell'emisfero boreale con qualche rara apparizione in quello australe.
In alcuni trattati di botanica il nome della famiglia è modificato in Ranuncolacee.
Calta palustre viene considerata una pianta molto antica, come per altre specie della famiglia delle Ranunculaceae, infatti anche per questo fiore si parla di poliandria primaria, ossia una struttura primitiva (dal punto di vista evolutivo) caratterizzata da numerosi stami in disposizione spiralata per favorire al massimo la fecondazione e quindi la propagazione della specie. È sopravvissuta inoltre alle varie glaciazioni fiorendo nell'Europa del Nord dopo l'ultima ritirata del ghiaccio.

Il nome del genere si fa derivare dalla corruzione di una parola greca (Kalathos o Kalazos = corbello, paniere, coppa, contenitore in genere) indicante la forma del fiore dato dai suoi ricurvi petali.
Il termine specifico è derivato dalle zone dove questo fiore si trova più facilmente (Palustris = dalle paludi).

La forma biologica della pianta è emicriptofita rosulata (H ros) si tratta di una pianta perennante per mezzo di gemme poste al suolo e con foglie disposte in rosetta basale.

La radice è di tipo rizomatoso con appendici ingrossate (diametro 2 - 4 millimetri); queste consistono in un fascio di radici carnose, semplici e sparse.

I fusti sono eretti, glabri, tubulosi o fistolosi, spugnosi e striati longitudinalmente; a volte sono rampicanti. Possono inoltre avere delle radici avventizie ai nodi inferiori.
Le foglie basali sono lungamente picciolate (dai 5 ai 20 centimetri) con lamina intera a forma di cuore molto allargato (cordato - reniforme); l'apice è ottuso, mentre il margine è lievemente dentato o crenato; la foglia è palminervia e di sostanza carnosa; il colore è verde scuro sebbene la superficie fogliare si presenti lucida quasi brillante. Dimensione media delle foglie: larghezza 6 – 8 centimetri e lunghezza 5 – 7 centimetri.
Le foglie cauline sono simili a quella basali ma più piccole procedendo verso la parte alta del fusto; sono inoltre sessili o subsessili. Tutte le foglie sono caduche.
I fiori sono ermafroditi; si trovano solitari all'estremità dello stelo e sono in numero di 2 – 7 per ogni pianta; sono grandi fino a 5 centimetri di colore giallo uovo e dalla superficie lucida come le foglie; i peduncoli dei fiori sono lunghi fino a 5 centimetri.

Il calice è assente (senza sepali).
La corolla ha da 5 a 8 petali (sono questi che colorano la pianta e vengono chiamati anche sepali - petaloidei); il retro del petalo è lievemente verdognolo. Dimensione dei petali: larghezza 8 – 13 millimetri e lunghezza 13 – 20 millimetri.
Gli stami sono in disposizione spiralata e sono gialli e copiosi, come in tutta la famiglia delle Ranunculaceae. Lunghezza degli stami: 7 millimetri.
I pistilli sono in numero di 5-10 come i carpelli dell'ovario; sono questi gli organi provvisti di nettari.
Il periodo di fioritura va da marzo a giugno; la fioritura in genere è molto breve.
Impollinazione tramite insetti (api, coleotteri e mosche).
I frutti sono dei follicoli (10 in tutto) che insieme formano una infruttescenza a stella in quanto sono compressi e piatti. La dimensione di ogni follicolo in lunghezza è di 10 millimetri mentre in larghezza è di 3 millimetri. Il dorso è lievemente arcuato. All'interno si trovano parecchi semi.

Il tipo corologico è definito come circumboreale (Circumbor.) e quindi relativo alle zone fredde e temperate dell'emisfero boreale.
La specie è distribuita in Europa, Asia settentrionale e America settentrionale. In Italia si trova prevalentemente nel settentrione, nella Toscana e in Calabria.
Vegeta quasi sempre sponde e alvei dei ruscelli o zone acquitrinose (stagni), ma anche luoghi erbosi e molto umidi.
Diffusione altitudinale: dal piano a 2.000 m s.l.m.

I suoi principi attivi saponine, flavonoidi, colina conferiscono alla pianta proprietà antireumatiche, antispasmodiche, diaforetiche, espettoranti, rubefacenti, diuretiche, irritanti, calmanti il dolore, antiverruche. Viene utilizzata in tinture e cataplasmi per uso esterno e in medicina emeopatica per curare dermatiti ed eruzioni cutanee.
I Bottoni fiorali vengono usati come condimenti dopo esser stati essicati e messi sotto aceto con aromi, ma il suo contenuto di saponine tossiche ne sconsiglia l’uso domestico.
I suoi fiori essicati e trattati con opportuni reagenti fornisono una tinta gialla.Le foglie essicate possono servire per cataplasmi ad azione locale: proprietà antireumatiche.


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L' IRIS PSEUDACORUS

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Il giaggiolo acquatico (Iris pseudacorus L.) è una pianta appartenente alla famiglia delle Iridaceae.

È una pianta erbacea perenne, alta 1-1,5 m (o raramente 2 m), con foglie erette lunghe fino a 90 cm e larghe 3 cm. I fiori, raccolti in un'infiorescenza che termina con un fiore apicale, sono d'un giallo brillante, con la tipica forma da Iris ma con lacinie esterne non barbate. Il frutto è una capsula lunga 4-7 cm, contenente semi marrone chiaro.

Piante con un particolare fusto sotterraneo, detto rizoma, che ogni anno emette radici e fusti avventizi.

Pianta perenne, erbacea, che si diparte da un grosso rizoma ramificato; fusti rigidi, eretti, cilindrico-compressi, in genere sovrastano di poco le foglie, altezza 50-100 cm.
Le foglie di colore grigio-verdastro, sono spadiformi, erette, acuminate, parallelinervie, con nervatura mediana sporgente, sono ripiegate longitudinalmente lungo la nervatura mediana in modo che le due metà aderiscono fra di loro salvo nella parte inferiore dove, essendo distaccate, formano una sorta di guaina . Le foglie cauline sono simili ma abbreviate.
I fiori inodori, sono raccolti a gruppi di 3÷5 elementi, all'ascella di grandi brattee verdi (spate) sono portati da un peduncolo avvolto da una spata membranosa.
La morfologia è piuttosto complessa, essendo il fiore formato da due verticilli di 3 tepali ciascuno posti in posizione alternata. Il verticillo esterno è formato da grandi tepali che nella parte distale si ripiegano verso il basso e sono screziati di marrone. I 3 tepali interni sono più piccoli di forma allungata e rivolti verso l’alto. I tepali sono nella parte basale saldati a formare un breve tratto tubuloso. L’ovario è infero, triloculare e ha uno stilo diviso in 3 lobi di forma petaloide di colore giallo che, coprendo i tre stami, impediscono l’autofecondazione e contribuiscono all’aspetto vessillifero. L'lmpollinazione è tipicamente entomofila con una architettura complessiva del fiore che indirizza le api verso i nettari, strofinandosi sotto i grandi stami, tuttavia è una pianta completamente priva di profumo, viene impollinata dalle api, dai bombi e dal Sirfide Rhingia rostrata.
I frutti sono grandi capsule loculicide triloculari, di 4-7 cm, pendule e fusiformi, contenenti numerosi semi piatti, brunastri.

Risulta molto utile per ridurre il carico organico e la formazione di alghe.

Iris pseudacorus cresce meglio in ambienti molto bagnati, si trova spesso in zone umide, dove tollera immersioni, basso pH e suoli anossici. La pianta si diffonde velocemente, sia per rizoma sia disperdendo in acqua i semi. È in primo luogo una pianta acquatica, ma i suoi rizomi possono sopravvivere a lungo all'asciutto.

In Italia è comune in fossi, paludi, risaie, nella fascia planiziale.

Grandi esemplari di questa specie si trovano nella parte occidentale della Scozia, dove formano una alimentazione molto importante e un habitat fertile per il re di quaglie (Crex crex).

Esso è piantato nelle regioni temperate come pianta ornamentale, dove esistono diverse cultivar selezionate per essere piantate in giardini adatti. In alcune regioni si è affermato come una pianta acquatica invasiva che può creare dense distese, dannose per le altre piante dell’ecosistema acquatico. Dove è invasiva, è difficile da rimuovere su larga scala. Anche l'aratura dei rizomi è spesso inefficace. È stato vietato in alcune aree, ma è ancora ampiamente venduto in altre per l'uso nei giardini.

Il nome del genere è quello greco usato da Teofrasto (IV sec. a.C.) 'iris' = arcobaleno, per le varie e vivaci tonalità dei fiori nelle specie del genere. Il nome specifico si riferisce alla somiglianza con Acorus calamus (Araceae) con cui veniva confuso in passato, specie anch'essa acquatica e simile nell'habitus.

Pianta emmenagoga, astringente, odontalgica, emetica.
In passato pianta molto usata per le sue proprietà astringenti, come emostatico con il nome di “Acoro falso”. La polvere, ricavata dalle radici triturate veniva usata per le proprietà sternutatorie e come purgante.
Il rizoma fresco contiene irisina, un polisaccaride. È pianta velenosa: la linfa della pianta , dal gusto piccante, provoca vomito e diarrea accompagnata da coliche.
Il rizoma contiene una quantità considerevole di tannino, nel passato utilizzato per la concia delle pelli. Mescolato a sali di ferro dà una tintura nera.
I semi torrefatti, venivano usati come succedaneo del caffè.
Abbastanza recentemente è stata accertata la capacità di I. pseudacorus di assorbire ed accumulare nei propri rizomi i metalli pesanti presenti in acque inquinate.
Gli antichi Romani la ritenevano una pianta purificatrice e la chiamavano consecratix, la sua estrazione dal terreno doveva essere fatta seguendo uno specifico cerimoniale.


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LA CALYSTEGIA SEPIUM

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Il vilucchio bianco (Calystegia sepium (L.) R.Br.) è una pianta rampicante della famiglia delle Convolvulaceae.

La specie ha una distribuzione cosmopolita: è presente nelle zone temperate di Europa, Asia, Nordafrica, Nord America, Sud America e Australia.

È una pianta infestante delle colture erbacee, dei cereali, dei vigneti e degli incolti. Predilige suoli argillosi, umidi e ricchi di elementi nutritivi, da 0 a 1.400 m.

Piante perennanti per mezzo di gemme poste a livello del terreno e con portamento rampicante.
Pianta perenne, erbacea, destrosa, rizomatosa, con fusti volubili, glabri, lunghi sino a 3 m.
Le foglie picciolate, alterne, ovate o ovato-lanceolate, sagittate, con base cordata ed apice acuto, margine ondulato, lunghe sino a 10 cm .
I fiori solitari, su lunghi peduncoli, all'ascella delle foglie; calice con cinque lobi spesso screziato di rosso, racchiuso da 2 grandi brattee, ovali, fogliacee, piane e avvolgenti il calice non completamente. La corolla, campanulata con diametro di 4÷6 cm è leggermente lobata, bianca, raramente appena tendente al rosa.
I frutti sono capsule globose contenenti 2÷4 semi tondi e neri.


Il nome del genere deriva dal greco"kàlix" = "calice, coppa" e " stéghe " = "tetto", per la presenza delle grandi brattee che proteggono il calice. Il nome specifico indica la sua preferenza per le siepi.

Pianta colagoga, purgante, lenitiva, febbrifuga, diuretica.
L'infuso di foglie risulta utile per favorire le funzioni del fegato e nella cura della stitichezza.

I fiori si chiudono quando piove o il cielo è coperto, ma spesso restano aperti di notte, quando possono giovarsi della frequentazione di grandi falene ed altri insetti notturni. In particolare il fiore attrae una farfalla, la Sfinge del Convolvolo (Herse convolvuli) dalla lunga spirotromba, adatta a succhiare il nettare secreto alla base del fiore, che così viene impollinato.
La rapidità di crescita di questa pianta le consente di sfruttare anche i terreni soggetti ad allagamento stagionale, ove si insedia tardivamente e fiorisce fine settembre inizio ottobre.


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LA FILIPENDULA ULMARIA

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Pianta erbacea pelosa con rizoma e fusto eretto venato di rosso (circa 1m). Presenta foglie sessili, grandi. Fiori riuniti in infiorescenze ombrelliformi. La droga si ricava dalle sommità fiorite e dal rizoma.

Comune in Europa escluse le coste del Mediterraneo.

Pianta erbacea perenne con radice rizomatosa, strisciante, nodosa.
Le foglie basali sono composte di cinque paia di lobi fogliari ovali, simmetrici sulla nervatura centrale, con una fogliolina terminale trilobata. Lobi grandi si alternano a piccoli. Il margine delle foglioline è decisamente
seghettato con nervature marcate che a prima vista, ricordano molto le foglie dell'olmo. La lamina è coriacea, abrasiva, con superficie inferiore cinerea per tomento abbondante.
Fusti eretti alti fino ad un metro, ramificati, glabri, di colore bruno o rosso vinoso, recanti alla sommità una pannocchia irregolare e ramificata che, durante la fioritura, assume un aspetto piumoso.
E’ formata da molti fiori piccoli pentameri di colore bianco crema e molto profumati. Il frutto è formato da circa dieci acheni aggregati a spirale.
Fiorisce a luglio.

La spirea ha bisogno, per uno sviluppo ottimale, di abbondanza di acqua. La propagazione viene effettuata
per talea di rizoma prelevando frammenti radicati con gemme da piante madri scelte di campi a fine ciclo,
usualmente nell’autunno.
La coltura a filari consente un adeguato controllo delle infestanti che è necessario soprattutto durante il primo anno di vegetazione in cui la coltura è alquanto rada. Successivamente le piante accestiscono
coprendo il suolo e soffocando le infestanti annuali anche con uno spesso strato di lettiera che si forma per effetto dell’abbondante fogliame senescente che viene depositato ogni anno.
Sono necessarie irrigazioni estive frequenti.

La raccolta viene effettuata alla fioritura asportando solo le sommità fiorite.

La medicina popolare la utilizzava con l'Infuso come bevanda aromatica e depurativa,contro la diarrea, disturbi gastrici, iperacidità,per le distorsioni e contusioni.
In naturopatia ed erboriteria viene utilizzata la tintura madre ricavata dalle sommità fiorite raccolte in estate ed utilizzata nel trattamento dei reumatismi,della ritenzione idrica,la gotta,accumulo di acido urico nel sangue. Usata per insaporire vino, birra e diversi tipi di aceto.

La Filipendula ulmaria contiene delle sostanze chimiche che vengono utilizzate nell'aspirina. Questa sostanza fu scoperta da Karl Jacob Lowig,di Berlino,che riuscì ad isolare l'acido salicidico,che negli anni successivi fu sperimentato dando poi l'idea di creare la nota Aspirina.

Le parti aeree della pianta contengono un olio essenziale ricco di derivati dell’acido salicilico flavonoidi e vitamina C ,acido gallico, acido salicilico, acido tannico, aldeide salicilica, metil s.

La direttiva del Ministero della Salute (dicembre 2010), consente di inserire negli integratori alimentari le sostanze e gli estratti vegetali di questa pianta in particolare cita flos, folium, herba, radix,summitas.
Riferimento per gli effetti : flos, folium, herba, summitas,per il drenaggio dei liquidi corporei e funzionalità delle vie urinarie. Funzionalità articolare. Funzione digestiva. Funzionalità del sistema digerente. Regolarità del processo di sudorazione.

Ricerche scientifiche hanno dimostrato le proprietà di questa pianta che sono uricosurica, antinfiammatoria, diuretica, diaforetica.

Per il suo gradevole odore un tempo veniva sparsa sui pavimenti per profumare gli ambienti.



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L' ELEODEA CANADENSIS

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L’Elodea canadensis è una pianta acquatica perenne appartenente alla famiglia delle Hydrocharitaceae. E’ conosciuta anche con il nome di Anacharis canadensis, è parte insieme ad altre circa 12 specie del genere Elodea.
La pianta è originaria del nord America ed è stata introdotta in Europa nei primi decenni del 1800, successivamente ha avuto una forte espansione in molti paesi.

La pianta di Elodea canadensis possiede delle foglie color verde lucido, di forma oblunga con una lunghezza variabile dai 6 ai 15 millimetri, in larghezza invece misurano dagli 1 ai 4 millimetri, sono disposte lungo il fusto a verticillo. La pianta solitamente vive completamente immersa in acqua, le uniche parti che fuoriescono al di fuori sono i fiori.
L’Elodea canadensis sviluppa le sue radici sul fondo di piccoli stagni, a contatto con il fango, altre radici sono presenti lungo il gambo e ciò permette a questa pianta di vivere anche non essendo ancorata direttamente al fondo. La singola pianta può raggiungere una lunghezza approssimativa di tre metri.

In alcune zone la sua diffusione rapida e incontrollata ha portato ad essere considerata una pianta infestante, tuttavia il ruolo che l’ Elodea canadensis gioca nell’ecosistema acquatico è molto importante, molte specie di invertebrati, piccoli pesci e anfibi trovano riparo tra le sue foglie è inoltre fonte di cibo per alcuni uccelli. Viene usata spesso negli acquari grazie al fatto di non aver bisogno di particolari accorgimenti colturali.

L'erbaccia acquatica è un anello fondamentale dell'ecosistema dei laghi; costituisce l'habitat per numerosi invertebrati e alcune specie di pesci vi trovano riparo in età giovanile. L'Elodea è spesso utilizzata come ornamento per fondali di acquari. Data l'elevata carnosità delle affusolate foglie, essa si presta all'utilizzo di laboratorio per osservare, al microscopio, le cellule vegetali, e, in particolare i cloroplasti. La tribù indiana degli Irochesi la utilizzava come drog

Distribuzione geografica in Italia:
Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania.



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IL POTAMOGETON

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Potamogeton L., 1753 è un genere di piante della famiglia delle Potamogetonaceae composto da piante prevalentemente acquatiche.

La maggior parte delle specie sono perenni e in molte di esse producono dai rizomi, dagli steli o dagli stoloni dei germogli invernali chiamati turioni.

Vivono sommerse nelle acque dolci di fiumi, laghi e paludi di tutte le parti del mondo. Hanno fusti ramosi, gracili, fluttuanti, con foglie semplici e fiori piccoli, ermafroditi, riuniti in spighe. I frutti sono acheni. Fra le specie più diffuse in Italia è Potamogeton lucens, detta comunemente brasca.
Le foglie inferiori sono lanceolate e marciscono, mentre quelle superiori sono larghe, coriacee e galleggianti. I fiori che appaiono in estate sono piccoli e verdastri, appaiono riuniti in fitte spighe che spuntano dalla superficie dell'acqua. Potamogeton lucens  nota con il nome erba tinca genera foglie ovali quasi trasparenti. Sono piante che nascono e vivono spontaneamente in molte zone del nostro paese e tollerano il gelo invernale; se coltivate in laghetti, e' necessario proteggere la vasca affinche' l'acqua non geli. Al momento dell'impianto e' necessario aggiungere al terreno del letame ben stagionato, successivamente e' consigliabile eliminate l'acqua dalla vasca e arricchire il terreno di letame. Il potamogeton richiede un'acqua tranquilla ma non stagnante. Questa pianta puo' essere moltiplicata per seme utilizzando semi maturi e inserendoli in contenitori sommersi dall'acqua. Quando le piantine sono abbastanza cresciute si piantano a dimora. Se l'acqua e' mantenuta sempre pulita, e' difficile che questa pianta sia colpita da qualche parassita.


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L' ARVICOLA TERRESTRE

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L’arvicola terrestre è diffusa nei boschi, nei prati e nei campi coltivati delle regioni eurasiatiche. Simile per aspetto e abitudini alla talpa, ha mantello marrone, più chiaro sul ventre, e coda nuda e lunga (in media una decina di centimetri). Di indole non particolarmente sociale, spesso ingaggia duelli e liti accompagnati da grida stridule. Servendosi degli incisivi scava ramificati sistemi di gallerie che non solo fungono da tana, ma permettono anche di raggiungere facilmente le radici degli alberi, suo cibo prediletto. Quando ve ne è l’occasione, non disdegna ortaggi e frutti caduti a terra. Si riproduce 3-4 volte all’anno. A partire da maggio le femmine, dopo una gestazione di 20 giorni, partoriscono da 2 a 8 piccoli, che terminano lo svezzamento nel giro di un mese.

Specie diffusa sia in buona parte dell’Europa (ad eccezione di Irlanda, gran
parte della Penisola Iberica, Francia sud-occidentale e Grecia) sia dell’Asia fino alla Siberia
orientale.
In Italia è presente pressoché in tutta la penisola, con esclusione delle zone maggiormente
elevate, mentre è assente in Sicilia, Sardegna e isole minori.

Si tratta di animali attivi durante tutto il giorno: pur essendo in grado di scavare lunghe e complesse gallerie sotterranee, generalmente essi si muovono lungo tunnel realizzati dal continuo passaggio nel folto dell'erba. Gli animali sono molto cauti e silenziosi, in quanto fonte importantissima di cibo per una grande quantità di predatori. Le popolazioni di arvicola terrestre nel loro insieme sembrano seguire un andamento costante, con picchi improvvisi del numero di individui ogni quattro anni circa.

Si nutre praticamente di ogni sostanza di origine vegetale che riesce a reperire, dai semi, alle granaglie, ai germogli: nelle aree in cui risulta particolarmente abbondante, questo animale può causare danni anche ingenti alle colture od alla copertura boschiva, in quanto danneggia sia le piantine, mangiando i germogli e le foglioline tenere, sia gli esemplari adulti, scortecciando l'area del tronco più vicina al terreno durante i periodi invernali di magra.


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L' ALBANELLA REALE

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L'albanella reale (Circus cyaneus, (Linnaeus, 1766)) è un rapace della famiglia Accipitridae.

Rapace di medie dimensioni circa 50 cm di lunghezza. Ha coda relativamente lunga e ali larghe in corrispondenza del "braccio" e più corte e arrotondate alla "mano" dove sono evidenti le 5 "dita". Da posato le ali non superano la lunghezza della coda ma i tarsi relativamente corti fanno sembrare sia le timoniere che le primarie più sporgenti che nelle altre albanelle. Il volo di caccia è tipico di circus radente al terreno con 5-6 battiti intervallato da planate con le ali leggermente rivolte all'insù. A differenza dei suoi congeneri effettua anche scivolate ad ali piatte o incurvate verso il basso e procede in volo battuto per lunghi tratti. Il maschio adulto è caratterizzato da una colorazione grigio-bluastra sulle parti superiori ad eccezione delle primarie più lunghe di colore nero. Capo e petto dello stesso colore e nettamente distinti dalle restanti parti bianche. Osservando in volo da sopra si notano il sopraccoda bianco e le ampie aree nere all'estremità delle ali. Da sotto risaltano oltre alle primarie nere il cappuccio grigio e il bordo nero lungo il margine posteriore dell'ala. L'iride è scura, il becco nero, cera e zampe gialle. La femmina adulta possiede le parti superiori brune omogenee con orli delle penne di colore più scuro ad eccezione delle copritrici del sopra ala che hanno orli color crema. Il sopracoda è bianco mentre le parti inferiori sono bianco-fulviccio con marcate striature più scure su petto e copritrici. Remiganti e primarie sono ampiamente barrate. Vista in volo si notano le tre barre sulle remiganti Il disegno facciale è solitamente privo di contrasto in quanto non è presente una mascherina ma soltanto una tenue macchia bianca attorno all'occhio e una sottile e non molto evidente linea chiara a forma semilunare lungo il margine posteriore delle auricolari. Vertice e retro-collo fortemente striati su sfondo rossiccio e quindi non è presente una evidente macchia nucale. Iride variabile con l'età poiché da giallo chiaro diventa con il tempo color ambra.

L’Albanella reale è diffusa come nidificante in Europa e Asia centro-settentrionale, mentre due diverse sottospecie abitano le Americhe. In Italia la distribuzione della specie è piuttosto disomogenea, concentrata in alcune aree umide localizzate lungo il corso del Po, nella Sardegna nord orientale, a nord del Gargano e lungo il litorale toscano.
Estremamente localizzata in estate, è più comune durante tutto il resto dell’anno, quando alla ridottissima popolazione autoctona si aggiungono gli individui svernanti provenienti dall’Europa settentrionale. Al di fuori della stagione riproduttiva, l’Albanella reale ama stare in gruppo. Non è raro osservare, infatti, più individui riuniti a dormire nello stesso luogo, per esempio una radura in mezzo alla fitta vegetazione palustre.

In riproduzione frequenta paludi, canneti e zone a marema; durante lo svernamento e la migrazione luoghi aperti, colline e rive del mare. Non si attestano più casi di riproduzione in Italia.

Volo basso; sul terreno salta e cammina.

Si ciba di vari animali di palude, ratti, lucertole, piccoli uccelli, nidiacei e uova.

Come molti altri accipitridi, è un uccello a rischio d'estinzione. È "specie particolarmente protetta" ai sensi della legge 157/92. Tra le minacce ci sono l'allargamento delle città, la distruzione di paludi, canneti e zone a maremma, il bracconaggio, la cattura dei nidiacei, la somministrazione di bocconi avvelenati e gli incendi.

Per la sua indole non particolarmente aggressiva, non trova largo impiego in falconeria.


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IL FALCO CUCULO

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È un piccolo falco lungo circa 30 cm, con un'apertura alare di circa 70 cm.

Il maschio adulto è tutto grigio scuro, ad eccezione di becco, zampe, anello perioculare e ventre rosso corallo. La femmina ha la parte inferiore del corpo arancione e la parte superiore e le ali grigie con barre più chiare. Presenta dimorfismo sessuale molto marcato. Il maschio possiede un piumaggio grigio ardesia, contrastante con il rosso corallo delle zampe, della base del becco e dell'anello orbitale. La femmina si distingue per avere zampe grigie, dorso grigio striato di nero, ventre castano macchiettato, calotta e nuca giallastre. I giovani sono riconoscibili per i dorso brunastro, il ventre chiaro, striato di nero e le zampe gialle. Piumino bianco.

Il falco cuculo è una specie coloniale, nidifica in nidi abbandonati di corvide. Si nutre di insetti, che cattura in volo, e piccoli mammiferi. Attivo di giorno o spesso al crepuscolo.

Vola di solito alternando planate a volo attivo con rapidi battiti delle ali; spesso resta fermo in aria facendo lo spirito santo come il gheppio, anche se per periodi più brevi.

La voce è un debole "ghiv ghiv ghiv".
Nidifica sugli alberi in ampie pianure. Epoca di nidificazione: maggio-giugno. La covata è composta da 4-5 uova punteggiate di bruno che vengono incubate da entrambi i genitori per 22-23 giorni. I giovani lasciano il nido dopo 26-28 giorni.

L’inverno lo trascorre tra il Sudafrica e il Kenya. D’estate, parte della popolazione resta in Africa centrale, per nidificare. Altri esemplari prendono la “via del nord”, arrivando a lambire l’Europa meridionale e, soprattutto, centro-orientale.
La sua presenza in Italia come nidificante è notizia relativamente recente. È infatti solo dal 1995 che sono stati censiti i primi nidi, in provincia di Parma. È molto probabile che il Po abbia fatto da filo conduttore a quella che – pur con numeri ancora ridottissimi – appare come una vera e propria colonizzazione della Pianura Padana, con espansioni significative nel Mantovano, nel Ferrarese e Polesine, fino alla provincia di Treviso.
Per la verità, episodi di migrazioni “anomale” del Falco cuculo sono note da tempo – un esemplare è stato addirittura rinvenuto in Nord America – anche se la sua stretta dipendenza dagli ambienti aperti ne circoscrive gli areali di presenza alle sole aree (quali appunto la parte della Pianura Padana adiacente al corso del Po), ove sia praticata agricoltura estensiva, con grande abbondanza di prati alternati a rari alberi e, in ogni caso, con una buona disponibilità di acqua.


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LA CUTRETTOLA

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Piccolo uccello, di colore grigio superiormente, giallo e nero inferiormente, con coda lunga e mobilissima, a causa della quale è anche detto batticoda (ord. Passeriformi)Deriva dell’antico cutretta, che è dal latino tardo cāuda trepĭda ‘coda tremula’.

Piccolo Passeriforme lungo appena 17 centimetri, la Cutrettola è diffusa in zone molto vaste: dall’Europa occidentale alla Kamchatka, dallo Stretto di Bering all’Alaska; in pratica quasi tutta l’area del Paleartico vede la presenza, più o meno diffusa, della specie. Anche la maggior parte degli esemplari segnalati in Italia arriva da una pluralità di zone diverse, soprattutto da Paesi dell’Europa centro-orientale, dall’area baltica e scandinava.
L’Africa tropicale è invece luogo prediletto dalla popolazione per svernare: la Motacilla flava  trascorre l’inverno in gran parte dell’Africa sub-sahariana, scarsamente e localmente in zone più settentrionali, in Spagna meridionale e Asia sud-occidentale. Di tutti questi ambienti predilige quelli naturali e spesso inaccessibili come paludi, bacini lacustri, saline.
Motacilla flava cinereocapilla è  la sottospecie più diffusa in Italia come nidificante. Ciononostante, non è distribuita in modo uniforme, con l’eccezione della Pianura Padana: qui, gli ambienti umidi adatti alla nidificazione sono relativamente estesi. Sul resto del territorio, è localmente comune sull’Appennino centrale, scarsa sul versante tirrenico e in Sardegna, rara o irregolare sulle Alpi, nelle estreme regioni meridionali e in Sicilia.
Le parti superiori del piumaggio della Cutrettola spaziano tra un color verde oliva e un verde-marrone chiaro per i maschi della specie; la coda è corta e nera, con ali timoniere nere e bianche, mentre il dorso non presenta mai un marcato contrasto con il groppone. Di un colore giallo vivace su tutte le parti inferiori del corpo, dalla gola al sottocoda la testa appare in varie tonalità di grigio.
Femmine e individui giovani della specie hanno sopracciglio bianco-giallastro, sono verdastri-brunastri sulle parti superiori e presentano vari toni di giallo sul petto e sul ventre, oltre che sul sottocoda. Le femmine adulte hanno tutte le parti inferiori gialle, a parte la gola; mentre gli individui giovani presentano colori più tenui. Tratto comune della specie è il becco, molto fine, che utilizza per afferrare gli insetti e piccoli invertebrati, di cui è ghiotta.
La Cutrettola è una specie solitaria durante la stagione riproduttiva: nidifica in coppie sparse o isolate, su terreni provvisti di bassa vegetazione o zone umide d’acqua sia dolce sia salmastra, interne come costiere. La specie frequenta anche le zone coltivate asciutte, estensive o talvolta intensive, con preferenza per prati, campi di orzo e frumento. Ma anche coltivazioni di mais, aree golenali con presenza di graminacee, prati e pascoli con pochi cespugli e alberi sparsi, talvolta risaie. Il nido, ben riparato nel terreno, è costruito con fibre vegetali e rifinito di peli e lana. La femmina depone circa 5-6 uova, che cova per due settimane.



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giovedì 26 marzo 2015

IL RIGOGOLO

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Il rigogolo è caratterizzato da un evidente dimorfismo sessuale: mentre il maschio presenta un colore giallo-nero, la femmina è distinguibile per le tonalità giallo-verdi più mimetiche, con striature grigie sul ventre. La taglia è di 22 cm di lunghezza, per un peso di 70 grammi.

Il Rigogolo maschio è inconfondibile, giallo brillante con ali e coda nere. La femmina e i giovani sono invece di colore verde-giallo pallido con ali e coda scure; le parti inferiori sono striate di grigio chiaro. I Rigogoli sono uccelli molto timidi, e anche il maschio è difficile da vedere perchè si nasconde nel fogliame dei grandi alberi, spesso sulla chioma. In volo è simile ad un Tordo, con volo forte e diretto e ondulazioni sulle distanze più lunghe e con una caratteristica “impennata” per raggiungere il fogliame. Lunghezza 24 cm; peso: 70 gr.; apertura alare: 43-48 cm.

Etimologia. Il termine “rigogolo” è stato utilizzato nel 18 ° secolo ed è un adattamento del nome scientifico latino che deriva da “Aureolus”, d’oro, per via del giallo dorato delle piume del maschio.  Alberto Magno utilizzò la forma latina oriolus nel 1250 ed erroneamente lo dichiarò come onomatopeico a causa del canto del rigogolo. Fino al XVIII secolo, infatti la specie era chiamata infatti Beccafico reale. In Inglese il Rigogolo è chiamato Eurasian Golden Oriole o semplicemente Golden Oriole.

Il rigogolo è diffuso in Europa, Asia, Africa; in Italia è presente in quasi tutto il territorio (tranne la Sardegna).

Il suo habitat è costituito da boschi di latifoglie al di sotto dei 1800 metri s.l.m., ma si trova anche nelle città.

Tra le specie migratrici che, all’arrivo della Primavera, scelgono il nostro Paese per nidificare, il Rigogolo (Oriolus oriolus) è certamente uno degli uccelli più belli. Si tratta di una specie che migra in estate in Europa e in Asia occidentale per la riproduzione e che trascorre l’inverno in Africa centrale e meridionale. E’ l’unico rappresentante della Famiglia Oriolidae che nidifica nelle regioni temperate dell’emisfero settentrionale. In genere migrano durante la notte, ma possono viaggiare durante il giorno nella migrazione primaverile. Durante la migrazione autunnale migrano attraverso il Mediterraneo orientale, dove si nutrono di frutta.
In Europa occidentale preferiscono boschi di latifoglie aperti e piantagioni, boschi cedui, foresta fluviale, frutteti, ampi giardini, in Europa orientale possono abitare la foresta  e i boschi misti o di conifere. In genere evitano habitat senza alberi. Nel loro habitat di svernamento frequentano numerosi ambienti, dalle zone semi-aride ai umidi boschi, alte foreste, foreste fluviali e savana. Rigogoli hanno un range estremamente ampio con grandi popolazioni apparentemente stabili.

Si nutrono di insetti e frutta.

Il rigogolo nidifica tra maggio e giugno. Il nido viene costruito sulla biforcazione di un ramo, ed è facilmente riconoscibile poiché è ancorato ad essa e la parte centrale è sospesa nel vuoto, come un'amaca.

Costruiscono nidi molto caratteristici, unici nel genere. Infatti, il nido è una sorta di cestino pendulo abilmente intrecciato alle biforcazione dei rami, spesso in aree con presenza di corsi d’acqua. Depongono da 3 a 6 uova. Hanno un verso di allarme simile a quello della ghiandaia, mentre il canto di richiamo è un bellissimo e flautato weela-wee-ooo oppure o-iii-ole, inconfondibile, una volta ascoltato. Se ci accorgiamo della sua presenza spesso non è per averlo avvistato, ma per il suo continuo canto melodico che ci spinge a guardare verso il fogliame di alberi. Il suo canto caratteristico e inconfondibile riempie le nostre estati fino a settembre soprattutto nelle ore serali quando si espone di più cercando le cime degli alberi da cui lancia i suoi richiami alla femmina che rimane nel folto degli alberi.

Il Rigogolo è una specie tutelata ai sensi della L. n.157 dell’11-2-1992 “Norme per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio” e specie strettamente protetta in base alla Direttiva di Berna del 19-9-1979 (Allegato II). Sebbene la specie nel suo areale complessivo non risulta particolarmente minacciata, in Italia sembra si stia verificando una diminuzione della presenza, probabilmente per via della modificazione degli habitat ideali alla nidificazione.

In Italia il Rigogolo viene catturato con difficoltà nelle aree di nidificazione, mentre più semplice risulta l’inanellamento di numeri anche elevati di soggetti in siti di transito, e in particolare sulle isole nel corso dei massicci movimenti primaverili. L’area geografica di inanellamento dei soggetti segnalati in Italia si colloca nell’Europa nord-occidentale, centro-orientale e balcanica. In termini numerici i Paesi più rappresentati sono Francia, Germania, Svizzera, Belgio e Olanda. I siti di inanellamento sono localizzati in contesti sia costieri sia continentali, e le distanze percorse superano anche i 1.000 chilometri.


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