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mercoledì 16 settembre 2015

LA LAVANDA

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La lavanda è una pianta particolarmente apprezzata per il profumo dei suoi fiori, che vengono utilizzati a scopo decorativo, a livello erboristico e per alcune ricette di cucina. E' tipica del'area mediterranea e ama gli ambienti soleggiati e il clima piuttosto secco. La lavanda potrà sopportare condizioni climatiche diverse, ma preferisce la stagione calda.

La fioritura delle piante di lavanda avviene tra giugno e luglio. 

La Lavandula angustifolia della varietà Nana Alba è considerata particolarmente adatta per la coltivazione in vaso.

I responsabili del caratteristico profumo della lavanda sono gli oli essenziali di lavanda prodotti da ghiandole, localizzate in tutte le parti verdi della pianta (fiori, foglie e gambi) ma particolarmente concentrati nei fiori.

Questi componenti sono presenti in maniera variabile nelle diverse specie di Lavandula ma quello più profumato si ottiene dalle specie Lavandula angustifolia e Lavandula stoechas.

I fiori di lavanda si raccolgono in epoche diverse a seconda del loro utilizzo: per uso erboristico si raccolgono all'inizio della fioritura mentre per l'industria cosmetica e per la profumeria nel periodo di massima fioritura.

Dopo la raccolta che deve essere fatta raccogliendo l'infiorescenza con tutto il fusto, si fanno seccare in mazzi appesi a testa in giù, in luoghi ventilati ed ombrosi in quanto il sole scolorirebbe i fiori. Quando sono secchi si separa la spiga dal gambo e si conservano i fiori o in sacchetti di tela o in ciotole per profumare la casa.

I fiori della lavanda mantengono a lungo il loro profumo tanto che vengono normalmente conservati in sacchetti di mussola o tela per profumare la biancheria.

I fiori freschi vengono invece utilizzati per estrarre gli oli essenziali.

Normalmente la lavanda è poco usata per scopi alimentari. Viene però usata per aromatizzare il vino bianco e l'aceto, per preparare gelatine, per aromatizzare i dolci.

Molto particolare e profumato è il miele di lavanda molto adatto per curare le affezioni broncopolmonari.

La lavanda è stata ed è l'elemento base per la preparazione dei pot-pourri per profumare la casa fin dal lontano 1700.
Nell'antichità la lavanda era usata non solo per il suo profumo e per l'igiene personale ma anche come disinfettante: nel Medioevo e fino al 1700 si cospargevano e si strofinavano i pavimenti utilizzando la lavanda come disinfettante.

La spiga è considerata un amuleto contro le disgrazie ed i demoni e si dice che sia anche un talismano per portare prosperità e fecondità. La lavanda è l'essenza astrale del segno zodiacale dell'Ariete.

Nel linguaggio dei fiori la Lavanda può avere due significati distinti e contradditori tra loro.

Il primo significato si rifà ad un'antica tradizione che racconta che la lavanda venisse usata nell'antichità contro i morsi dei serpenti e raccomandavano di strofinarla sulle ferite dopo averla lasciata macerare in acqua. Era quindi considerata un antidoto ma si diceva anche che all'interno dei suoi cespugli i serpenti vi facessero il nido, soprattutto gli aspidi, quindi i popoli antichi si avvicinavano ad essi con grande cautela. Da questa credenza è derivato il suo significato nel linguaggio dei fiori vale a dire "diffidenza".

Il secondo significato della Lavanda è legato invece a sentimenti più miti e regalare della lavanda vorrebbe dire "il tuo ricordo è la mia unica felicità".

Il genere lavanda appartiene alla famiglia delle Labiateae e comprende una trentina di specie originarie dei Paesi del Mediterraneo. 

La lavanda è una pianta molto rustica  e la ritroviamo nei terreni aridi e sassosi a formare dei bellissimi cespugli. Sono piante perenni, sempreverdi di piccole dimensioni raggiungendo infatti al massimo un'altezza di un metro.

Le foglie sono lineri, lanceolate, strette, di un caratteristico colore verde-grigio. Le infiorescenze, portate da lunghi steli, sono delle spighe. Ciascuna spiga contiene un numero variabile di fiori molto profumati e con aroma variabiale a seconda della specie. Il frutto è un achenio che contiene al suo interno un solo seme.

Gli oli essenziali sono presenti in maniera variabile nelle diverse specie di Lavandula e conferiscono quindi aromi differenti. L'olio essenziale più profumato è quello che si ottiene dalle specie Lavanda angustifolia, Lavandula Stoechas e Lavandula officinalis.



La lavanda è conosciuta fin dalle epoche passate. Pare che il suo nome derivi dal suo utilizzo per detergere il corpo, che la vedeva in particolare impiegata per profumare l'acqua in cui gli antichi romani si immergevano per il bagno. I documenti dell'epoca testimoniano come la lavanda venisse impiegata per la realizzazione di un medicinale adatto a combattere nausea, singhiozzo e dolori intestinali.

L'olio essenziale di lavanda è da secoli altrettanto noto per le sue proprietà curative in caso di scottature ed infiammazioni della pelle. Poche gocce, ancora meglio se diluite in un olio vegetale di base, come del semplice olio extravergine d'oliva, possono essere impiegate per strofinarle sulla pelle in caso di prurito causato dalle punture di zanzara al fine di ottenere un immediato beneficio.

Esso è inoltre considerato come l'olio essenziale rilassante per eccellenza. Ecco perché viene ampiamente utilizzato per effettuare massaggi al fine di decontrarre i muscoli e come aggiunta ai sali da bagno da utilizzare per un pediluvio serale, affinché la sensazione di stanchezza e pesantezza avvertita agli arti inferiori possa essere alleviata il prima possibile. L'olio essenziale di lavanda è portentoso in caso di mal di testa provocato da stress e tensione. E' sufficiente strofinarne una o due gocce sulle tempie per ottenere i primi benefici.

L'olio essenziale di lavanda può essere inoltre utile per la cura del raffreddore. Esso può essere aggiunto al bicarbonato versato in acqua bollente per i classici suffumigi al fine di potenziare gli effetti di questo trattamento, che costituisce uno dei più utili rimedi della nonna contro le malattie da raffreddamento. Un altro olio essenziale particolarmente indicato in proposito viene estratto dall'eucalipto.

In aromaterapia la lavanda viene utilizzata per profumare e rinfrescare gli ambienti della casa, ma anche in caso di insonnia. E' possibile vaporizzare dell'acqua floreale alla lavanda nella propria stanza o sul cuscino, prima di andare a dormire. Può essere altrettanto utile spruzzarne un pochino su di un fazzoletto di stoffa da tenere vicino al cuscino o sul comodino durante le ore notturne.

L'acqua floreale di lavanda e l'olio essenziale di lavanda vengono spesso consigliati in caso di dolori reumatici. Essi devono essere utilizzati per effettuare delicati massaggi sulle aree maggiormente interessate dal fenomeno. L'efficacia degli estratti di lavanda sui dolori reumatici è legata alle sue proprietà antireumatiche e antinfiammatorie.

Per quanto riguarda i fiori di lavanda, essi possono essere raccolti e lasciati essiccare dopo averli riuniti in mazzetti. Saranno utilissimi per comporre dei sacchetti fai-da-te per profumare armadi e cassetti. Gli stessi rametti di lavanda essiccati possono essere impiegati per comporre dei piccoli fasci da abbellire con nastri colorati e da utilizzare per profumare la biancheria o semplicemente per decorare la casa.

I fiori di lavanda essiccati possono inoltre diventare uno degli ingredienti aggiuntivi per la preparazione di saponette naturali o di candele vegetali fatte in casa. Una volta raccolti ed essiccati, affinché mantengano il proprio aroma, i fiori di lavanda possono essere conservati in scatole di latta o di cartone ben chiuse e collocate preferibilmente all'ombra e lontano da fonti di calore.

I fiori essiccati possono essere utilizzati per la preparazione di oleoliti, lasciandoli macerare per alcune settimane in un olio vegetale di base. Dagli stessi fiori essiccati e possibile ottenere infusi e decotti curativi, che vengono impiegati per uso esterno per il lavaggio di ulcere e ferite, per i pediluvi o per la cura della leucorrea.

L'infuso di lavanda può essere inoltre assunto come bevanda dalle proprietà calmanti e rilassanti. In questo caso i fiori secchi di lavanda possono essere abbinati a melissa, tiglio e camomilla, per ottenere un infuso dal sapore gradevole. L'infuso preparato con sola lavanda presenta spiccate proprietà diuretiche. Per ottenere gli effetti desiderati, è necessario conteggiare un cucchiaino di fiori secchi di lavanda ogni tazza da 250 ml di acqua bollente, da consumare tre volte al giorno.









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giovedì 7 maggio 2015

IL CAMEDRIO ALPINO

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Il camedrio alpino è una piccola pianta dell'ambiente montano, perenne, non molto alta, dai bianchi fiori, appartenente alla famiglia delle Rosaceae.

È la forma delle foglie che ha dato il nome al genere, queste infatti sono molto simili alla quercia che in greco si dice Drys ( = quercia). Linneo, che per primo usò tale nome per questa pianta, fece riferimento alle Driadi, antiche divinità mitologiche che vivevano nei boschi e che gli antichi greci credevano immortali ed eterne come le querce.
Il nome della specie deriva ovviamente dal numero dei petali della corolla del fiore: octo (= otto) e petalon (= petalo)
Altri botanici, sempre attirati dai contorni fogliari che ricordano la morfologia delle foglie della quercia, chiamarono diversamente queste piante: Chamaedrys.

Pianta perenne nana artico-alpina alta 8 – 12 cm a portamento strisciante; forma intricati tappeti in grado di colonizzare macereti e terreni instabili. Ha radici spesse e fibrose; le foglie sono basali e picciolate lunghe tra 1 e 2,5 cm, di forma oblunga e con 4 – 7 dentelli per lato. La pagina superiore è glabra, di colore verde scuro mentre quella inferiore è bianco tormentosa. I fiori sono solitari, molto decorativi, con diametro compreso tra 2 e 4 cm e con petali ellittici di colore bianco-candido. Il numero dei petali è pari in genere a 8, ma è talvolta possibile osservarne 7, 9 oppure 10. Al centro del fiore sono presenti numerosi stami gialli con lunghi stili al centro. Il calice presenta setole irte scure e glandulifere.

Rocce, pascoli sassosi, rupi, pendii, ghiaia fine e detriti consolidati su terreno calcareo da 1500 a 2600 metri di quota. Eccezionalmente raggiunge i 3000 metri sulle Dolomiti (Monte Pelmo) e scende fino ad appena 200 metri nel trevigiano. In Italia è piuttosto comune sull’intero arco alpino; è inoltre presente in Toscana sulle Alpi Apuane e sull’Appennino Pistoiese e nell’Italia Centrale (Marche, Umbria, Abruzzo, Molise e Lazio) interessando in particolare i Monti Sibillini e il Terminillo. In passato era segnalata sull’Appennino Romagnolo, ma non è più stata ritrovata e oggi pare essere assente in tutta l’Emilia Romagna.

Periodo di fioritura: Da giugno ad agosto

La particolare bellezza del fiore fa sì che la pianta sia molto usata nei giardini rocciosi di media altitudine in cui forma estesi tappeti sempreverdi.

Il camedrio è considerato un “relitto” glaciale: la dryas con le glaciazioni spinse il suo areale verso sud e con il ritirarsi della calotta glaciale sopravvisse, isolata, sulle Alpi Apuane e sull’Appennino in quelle zone in cui le condizioni climatiche erano rimaste più simili a quelle originarie.

Le foglie del camedrio alpino, raccolte in estate, erano usate e lo sono ancora, per fare un infuso per combattere le infiammazioni sia interne che esterne. Sono toniche, astringenti e favoriscono la digestione. Le foglie sono anche una componente del cosiddetto tè svizzero usato principalmente come rimedio contro le coliche.

È utile nella bronchite cronica, nei disturbi digestivi, nella diarrea, nelle malattie del fegato e della milza, nella clorosi e nelle affezioni febbrili.

Come si usa il Camedrio:

Infuso: mettere una manciata di pianta essiccata e sminuzzata in un litro d’acqua bollente. Lasciare a riposo per un quarto d’ora, filtrare e bere a bicchieri.

Tintura vinosa: mettere una manciata abbondante di pianta in un litro di vino bianco, lasciare a macero per lO giorni e bere dopo i pasti principali.

Polvere: ridurre in polvere finissima una manciata di pianta essiccata. Prenderne un cucchiaino tre volte al giorno, mescolata a miele o marmellata, oppure sciolta in altro liquido caldo.




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                             http://asiamicky.blogspot.it/2015/05/la-valle-del-freddo.html




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venerdì 27 marzo 2015

LA FILIPENDULA ULMARIA

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Pianta erbacea pelosa con rizoma e fusto eretto venato di rosso (circa 1m). Presenta foglie sessili, grandi. Fiori riuniti in infiorescenze ombrelliformi. La droga si ricava dalle sommità fiorite e dal rizoma.

Comune in Europa escluse le coste del Mediterraneo.

Pianta erbacea perenne con radice rizomatosa, strisciante, nodosa.
Le foglie basali sono composte di cinque paia di lobi fogliari ovali, simmetrici sulla nervatura centrale, con una fogliolina terminale trilobata. Lobi grandi si alternano a piccoli. Il margine delle foglioline è decisamente
seghettato con nervature marcate che a prima vista, ricordano molto le foglie dell'olmo. La lamina è coriacea, abrasiva, con superficie inferiore cinerea per tomento abbondante.
Fusti eretti alti fino ad un metro, ramificati, glabri, di colore bruno o rosso vinoso, recanti alla sommità una pannocchia irregolare e ramificata che, durante la fioritura, assume un aspetto piumoso.
E’ formata da molti fiori piccoli pentameri di colore bianco crema e molto profumati. Il frutto è formato da circa dieci acheni aggregati a spirale.
Fiorisce a luglio.

La spirea ha bisogno, per uno sviluppo ottimale, di abbondanza di acqua. La propagazione viene effettuata
per talea di rizoma prelevando frammenti radicati con gemme da piante madri scelte di campi a fine ciclo,
usualmente nell’autunno.
La coltura a filari consente un adeguato controllo delle infestanti che è necessario soprattutto durante il primo anno di vegetazione in cui la coltura è alquanto rada. Successivamente le piante accestiscono
coprendo il suolo e soffocando le infestanti annuali anche con uno spesso strato di lettiera che si forma per effetto dell’abbondante fogliame senescente che viene depositato ogni anno.
Sono necessarie irrigazioni estive frequenti.

La raccolta viene effettuata alla fioritura asportando solo le sommità fiorite.

La medicina popolare la utilizzava con l'Infuso come bevanda aromatica e depurativa,contro la diarrea, disturbi gastrici, iperacidità,per le distorsioni e contusioni.
In naturopatia ed erboriteria viene utilizzata la tintura madre ricavata dalle sommità fiorite raccolte in estate ed utilizzata nel trattamento dei reumatismi,della ritenzione idrica,la gotta,accumulo di acido urico nel sangue. Usata per insaporire vino, birra e diversi tipi di aceto.

La Filipendula ulmaria contiene delle sostanze chimiche che vengono utilizzate nell'aspirina. Questa sostanza fu scoperta da Karl Jacob Lowig,di Berlino,che riuscì ad isolare l'acido salicidico,che negli anni successivi fu sperimentato dando poi l'idea di creare la nota Aspirina.

Le parti aeree della pianta contengono un olio essenziale ricco di derivati dell’acido salicilico flavonoidi e vitamina C ,acido gallico, acido salicilico, acido tannico, aldeide salicilica, metil s.

La direttiva del Ministero della Salute (dicembre 2010), consente di inserire negli integratori alimentari le sostanze e gli estratti vegetali di questa pianta in particolare cita flos, folium, herba, radix,summitas.
Riferimento per gli effetti : flos, folium, herba, summitas,per il drenaggio dei liquidi corporei e funzionalità delle vie urinarie. Funzionalità articolare. Funzione digestiva. Funzionalità del sistema digerente. Regolarità del processo di sudorazione.

Ricerche scientifiche hanno dimostrato le proprietà di questa pianta che sono uricosurica, antinfiammatoria, diuretica, diaforetica.

Per il suo gradevole odore un tempo veniva sparsa sui pavimenti per profumare gli ambienti.



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lunedì 23 marzo 2015

L' ALLORO



L'alloro è una pianta aromatica appartenente alla famiglia Lauraceae, diffusa nelle zone di clima mediterraneo.

Si presenta, poiché spesso sottoposto a potatura, in forma arbustiva di varie dimensioni ma è un vero e proprio albero alto fino a 10 m, con rami sottili e glabri che formano una densa corona piramidale. È una pianta sempreverde, perenne.

Il fusto è eretto, la corteccia verde nerastra.
Le foglie, ovate, sono verde scuro, coriacee, lucide nella parte superiore e opache in quella inferiore e molto profumate.
L'alloro è una pianta dioica che porta cioè fiori maschili e fiori femminili su piante separate. L'unisessualità è dovuta a fenomeni evolutivi di aborto a partire da fiori inizialmente completi. Nei fiori femminili infatti sono presenti 2-4 staminoidi (cioè residui di stami) non funzionali, analogo fenomeno accade per i maschili, che presentano parti femminili atrofiche (non funzionali ed atrofizzate). I fiori, di colore giallo chiaro, riuniti a formare una infiorescenza ad ombrella, compaiono a primavera.
I frutti sono drupe nere e lucide (quando mature) con un solo seme. La impollinazione è prodotta dal vento.

Diffuso lungo le zone costiere settentrionali del Mar Mediterraneo, dalla Spagna alla Grecia e nell'Asia Minore. In Italia cresce spontaneamente nelle zone centro-meridionali e lungo le coste, mentre nelle regioni settentrionali è coltivato. La diffusione e l'uso ampio che se ne fa nella cucina siciliana hanno portato l'alloro ad essere inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Mipaaf) come prodotto tipico siciliano.

L'ampia diffusione spontanea in condizioni naturali ha fatto individuare uno specifico tipo di macchia: la macchia ad alloro o Lauretum. Si tratta della forma spontanea di associazione vegetale che si stabilisce nelle zone meno aride e più fresche dell'area occupata in generale dalla macchia.

L'alloro è una pianta rustica, cresce bene in tutti i terreni e può essere coltivato in qualsiasi tipo di orto.

La diffusione avviene molto facilmente per seme (i semi sono diffusi dagli uccelli che predano i frutti), la moltiplicazione avviene molto facilmente in natura per polloni, fatto che produce agevolmente dei piccoli boschi prodotti da un solo individuo, oppure artificialmente per talea.

Si utilizzano le foglie e se ne possono fare vari usi: in cucina, per aromatizzare carni e pesci, come rimedio casalingo per allontanare le tarme dagli armadi (ottimo e più profumato sostituto della canfora), per preparare decotti rinfrescanti e dalle qualità digestive o pediluvi, o trattato con alcool per ricavarne un profumato e aromatico liquore dalle proprietà digestive, stimolanti, antisettiche ed è utile contro tosse e bronchite. Veniva inoltre utilizzato per preservare libri e pergamene e per preparare le classiche coroncine d'alloro.

Le proprietà dell'alloro sono dovute al suo ricco contenuto di oli essenziali, presenti nelle bacche e nelle foglie. Le foglie di alloro possono essere raccolte e utilizzate tutto l'anno, ma risultano particolarmente ricche di principi benefici e di essenze aromatiche durante l'inverno e all'inizio della primavera. Gli impieghi più comuni dell'alloro riguardano la preparazione di pietanze regionali e di liquori.
Fin dall'antichità, l'alloro è simbolo di gloria, di pace e di protezione. La sua azione benefica nei confronti della cura delle malattie è conosciuta fin dai tempi di Greci e Romani. Tra i componenti presenti nelle foglie di alloro troviamo eugenolo e limonene, che sono accompagnati da altre sostanze volatili attive ritenute benefiche per via delle loro proprietà antisettiche, antiossidanti, digestive e anticancro.
Le foglie fresche d'alloro sono una fonte importante di vitamina C. 100 grammi di foglie d'alloro ne contengono infatti, 46,5 milligrammi, circa il 77% delle dosi giornaliere raccomandate. La vitamina C, o acido ascorbico, è uno dei più potenti antiossidanti naturali in grado di contrastare l'azione dei radicali liberi. La vitamina C, inoltre, ha effetti anti-virali, stimola il sistema immunitario e favorisce la guarigione delle ferite.
Inoltre, le foglie di alloro, quando sono fresche, sono una buona fonte di acido folico. Ne contengono circa 180 milligrammi ogni 100 grammi. L'acido folico è importante per la sintesi del DNA e nel corso della gravidanza previene la comparsa di difetti del bambino alla nascita. Le foglie di alloro contengono vitamina A, indispensabile per il mantenimento della salute della vista, della pelle e delle mucose.
Il consumo di alimenti ricchi di vitamina A protegge dal cancro ai polmoni. Nelle foglie di alloro sono presenti vitamine del gruppo B, come la niacina e la riboflavina. Le vitamine del gruppo B regolano il metabolismo, contribuiscono alla sintesi degli enzimi e al funzionamento del sistema nervoso.
Da non sottovalutare è il contenuto di sali minerali delle foglie di alloro. All'interno di esse troviamo infatti potassio, rame, calcio, manganese, ferro, selenio, zinco e magnesio. Il potassio è importante per mantenere sotto controllo la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca. Il ferro è necessario per la produzione dei globuli rossi.
In erboristeria e in medicina naturale vengono riconosciute all'alloro proprietà astringenti, diuretiche e stimolanti dell'appetito. L'infuso di alloro viene impiegato per alleviare i dolori di stomaco o causati dalle coliche. L'acido laurico contenuto nelle foglie di alloro possiede proprietà repellenti naturali contro insetti e parassiti. I componenti presenti nelle foglie di alloro vengono impiegati per la produzione di medicinali per il trattamento di artrite, dolori muscolari, bronchite e sintomi dell'influenza.
L'infuso di foglie di alloro favorisce la digestione e aiuta ad espellere i gas dall'apparato gastro-intestinale. Il vino medicato a base di foglie d'alloro è un tonico naturale per l'apparato digerente. In caso di dolori articolari, reumatismi e artrosi è possibile utilizzare del macerato oleoso a base di foglie d'alloro per effettuare dei massaggi benefici o degli impacchi.
Si tratta di un rimedio utile anche in caso di attacchi di sciatica. L'alloro è utile nell'eliminazione del catarro bronchiale ed è benefico negli stati di stanchezza di origine nervosa. Infine, l'impiego di estratti di foglie di alloro si è rivelato benefico nel trattamento del comune mal di testa e dell'emicrania, mentre, nel Medioevo, le foglie d'alloro erano considerate un rimedio naturale adatto a regolarizzare il ciclo mestruale.

Nella mitologia greco-romana l'alloro era una pianta sacra e simboleggiava la sapienza e la gloria: una corona di alloro cingeva la fronte dei vincitori nei Giochi pitici o Delfici e costituiva il massimo onore per un poeta che diveniva un poeta laureato. Da qui l'accezione figurativa di simbolo della vittoria, della fama, del trionfo e dell'onore. Inoltre questa pianta era sacra ad Apollo poiché Dafne, la ninfa di cui il dio si invaghì, chiese che fosse eliminata la causa dell'invaghimento di Apollo nei suoi confronti, e dunque le fu tolto l'aspetto umano venendo trasformata in Alloro. Apollo a quel punto mise la pianta di Alloro nel suo giardino e giurò di portarne sul suo capo in forma di corone per sempre, e disse che allo stesso modo facessero i Romani durante le sfilate in Campidoglio. Sarebbe stato proprio Apollo, infatti, a rendere questo albero sempreverde.

La corona trionfale (latino: corona triumphalis), detta anche corona d'alloro (latino: laurea insignis) era una corona utilizzata come onorificenza della Repubblica e dell'Impero attribuita ad un generale trionfante.

La corona era composta da un serto d'alloro, simbolo di gloria, posto sul capo del generale trionfante dall'esercito al momento dell'acclamazione a imperator. Al generale veniva poi donata anche un'analoga corona d'oro, sempre in foggia di corona d'alloro, da utilizzare nel corso del trionfo, sorretta sul suo capo da uno schiavo pubblico durante la sfilata. Il medesimo schiavo aveva allo stesso tempo il compito di recitare la frase rituale memento mori, cioè "ricordati che devi morire", per ricordare al generale che la gloria del trionfo era solo un passaggio momentaneo.

A queste due corone se ne aggiungeva spesso una terza, ancora d'oro, inviata dalle provincie al momento in cui il trionfo fosse decretato dal Senato. Nei tempi più antichi tale corona veniva offerta gratuitamente dalle provincie, ma in epoche successive tale atto d'omaggio venne esplicitamente richiesto con il nome di Aurum coronarium, spettante esclusivamente a coloro per i quali fosse stato decretato il trionfo. Tale usanza riprendeva una tradizione ellenistica già risalente all'epoca delle conquiste di Alessandro Magno.

In latino la corona di alloro era detta laurus o laurĕa, che indicava anche la pianta di lauro e, per estensione, la vittoria. Dalla parola laurĕa deriva il significato moderno di “laurea” (titolo di studio), e il “laureato” (in latino laurĕātus) è appunto colui che porta la corona di alloro, come i dotti e i poeti.

Utilizzata anche come premio nelle gare sportive (ma non nei giochi olimpici dell'antica Grecia, in cui si usava l'ulivo), la corona d'alloro divenne in età imperiale attributo proprio degli imperatori. La corona trionfale era anche un tipico attributo della dea Vittoria, spesso rappresentata nell'atto di reggere o porgere un serto d'alloro.

Nel Medioevo la corona d'alloro venne utilizzata anche come simbolo di trionfo nella poesia e utilizzato per incoronare i grandi poeti (comune è la raffigurazione di Dante Alighieri con il capo cinto d'alloro): si parla allora di alloro poetico.

Il serto d'alloro è stato utilizzato anche in araldica e in particolar modo nell'araldica civica italiana, dove esso compare in forma di mezzo serto o ramo d'alloro negli stemmi delle provincie.

Dormire sugli allori si dice quando si rimane fermi dopo aver conseguito successi e raggiunto obiettivi.


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venerdì 13 marzo 2015

LA PRIMULA

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Primula L. è un genere di piante della famiglia delle Primulacee, originario delle zone temperate di Europa, Asia e America.
Il nome deriva dal latino primus per indicare la precocità di fioritura che avviene subito dopo la scomparsa della neve, quando nei prati comincia a comparire l'erba.

Comprende circa 500 specie di piante erbacee annuali e perenni, alte da pochi centimetri fino a diversi decimetri, con foglie basali a rosetta sessili o picciolate, fiori coloratissimi riuniti in ombrelle, capolini, grappoli o verticilli sovrapposti, circondati da brattee, sorretti da lunghi gambi. I frutti sono generalmente a capsula.

Le più conosciute specie spontanee della flora italiana vi sono la P. veris, nota col nome comune di primula odorosa o primavera odorosa, spontanea sulle prode dei fossati, sulle Alpi e gli Appennini, dove fiorisce alla fine dell'inverno, la P. vulgaris, comune nei boschi, nota col nome comune di primaverina, e occhio di civetta, la P. farinosa, dai fiori colorati di rosa o rossi, comune sulle Alpi.

Le specie esotiche che mal sopportano il gelo vengono coltivate in vaso nelle serre o negli appartamenti. tra le specie rustiche, adatte alla decorazione di sottoboschi, prati e giardini umidi, segnaliamo la P. acaulis dai fiori giallo-chiari, la P. auricolacon foglie carnose e fiori gialli, la P. hirsuta dai fiori porporini e la P. elatior, con fiori di colore giallo o arancio riuniti in ombrelle, e numerose varietà con una vasta gamma di colori, dal giallo al rosso al blu
Vengono utilizzate per le proprietà medicinali la P. veris e con risultati minori la P. vulgaris.

L'infuso, il decotto e lo sciroppo dei rizomi di P. veris, dall'odore anisato, raccolti da settembre a novembre, ripuliti ed essiccati al sole, hanno proprietà diuretiche, espettoranti e bechiche, vantano anche un'azione antiemetica, tonica del sistema nervoso, antireumatica e antidiarroica.
Topicamente si utilizzano i rizomi freschi ridotti in poltiglia come impacchi sedativi
La polvere dei rizomi ha proprietà sternutatorie.
Il decotto per uso esterno di foglie raccolte da aprile a giugno avrebbe proprietà antireumetiche, antiartritiche e curative della gotta.
L'infuso e lo sciroppo dei fiori raccolti da aprile a giugno appena sbocciati e seccati all'ombra, vantano proprietà sudorifere, calmanti, anticonvulsive, bechiche e pettorali.
L'infuso per uso topico dei fiori serve per impacchi antinevralgici.
Le giovani foglie consumate fresche, crude o cotte, hanno un'azione depurativa.

Le primule coltivate in piena terra, desiderano esposizione semi-ombrosa e riparata, terreno acido e fresco, fertile e ben concimato con sostanze organiche; mentre le specie coltivate in vaso, richiedono locali freschi e umidi, luce solare filtrata, terriccio fertile, leggero e acido, concimate ogni 15 giorni con fertilizzante liquido, annaffiature abbondanti, le specie perenni vengono coltivate come annuali, scartandole dopo la fioritura.

La moltiplicazione avviene con la semina sotto vetro o in ambiente fresco e ombreggiato, in terriccio di bosco sabbioso, utilizzando seme freschissimo, da aprile in poi, con fioritura nell'inverno-primavera successiva.

Le cultivar vengono moltiplicate per via agamica, con la divisione autunnale dei cespi, o dei getti, anche se generalmente le primule, malsopportano i trapianti, presentando scarse fioriture.

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