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venerdì 27 marzo 2015

LA FILIPENDULA ULMARIA

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Pianta erbacea pelosa con rizoma e fusto eretto venato di rosso (circa 1m). Presenta foglie sessili, grandi. Fiori riuniti in infiorescenze ombrelliformi. La droga si ricava dalle sommità fiorite e dal rizoma.

Comune in Europa escluse le coste del Mediterraneo.

Pianta erbacea perenne con radice rizomatosa, strisciante, nodosa.
Le foglie basali sono composte di cinque paia di lobi fogliari ovali, simmetrici sulla nervatura centrale, con una fogliolina terminale trilobata. Lobi grandi si alternano a piccoli. Il margine delle foglioline è decisamente
seghettato con nervature marcate che a prima vista, ricordano molto le foglie dell'olmo. La lamina è coriacea, abrasiva, con superficie inferiore cinerea per tomento abbondante.
Fusti eretti alti fino ad un metro, ramificati, glabri, di colore bruno o rosso vinoso, recanti alla sommità una pannocchia irregolare e ramificata che, durante la fioritura, assume un aspetto piumoso.
E’ formata da molti fiori piccoli pentameri di colore bianco crema e molto profumati. Il frutto è formato da circa dieci acheni aggregati a spirale.
Fiorisce a luglio.

La spirea ha bisogno, per uno sviluppo ottimale, di abbondanza di acqua. La propagazione viene effettuata
per talea di rizoma prelevando frammenti radicati con gemme da piante madri scelte di campi a fine ciclo,
usualmente nell’autunno.
La coltura a filari consente un adeguato controllo delle infestanti che è necessario soprattutto durante il primo anno di vegetazione in cui la coltura è alquanto rada. Successivamente le piante accestiscono
coprendo il suolo e soffocando le infestanti annuali anche con uno spesso strato di lettiera che si forma per effetto dell’abbondante fogliame senescente che viene depositato ogni anno.
Sono necessarie irrigazioni estive frequenti.

La raccolta viene effettuata alla fioritura asportando solo le sommità fiorite.

La medicina popolare la utilizzava con l'Infuso come bevanda aromatica e depurativa,contro la diarrea, disturbi gastrici, iperacidità,per le distorsioni e contusioni.
In naturopatia ed erboriteria viene utilizzata la tintura madre ricavata dalle sommità fiorite raccolte in estate ed utilizzata nel trattamento dei reumatismi,della ritenzione idrica,la gotta,accumulo di acido urico nel sangue. Usata per insaporire vino, birra e diversi tipi di aceto.

La Filipendula ulmaria contiene delle sostanze chimiche che vengono utilizzate nell'aspirina. Questa sostanza fu scoperta da Karl Jacob Lowig,di Berlino,che riuscì ad isolare l'acido salicidico,che negli anni successivi fu sperimentato dando poi l'idea di creare la nota Aspirina.

Le parti aeree della pianta contengono un olio essenziale ricco di derivati dell’acido salicilico flavonoidi e vitamina C ,acido gallico, acido salicilico, acido tannico, aldeide salicilica, metil s.

La direttiva del Ministero della Salute (dicembre 2010), consente di inserire negli integratori alimentari le sostanze e gli estratti vegetali di questa pianta in particolare cita flos, folium, herba, radix,summitas.
Riferimento per gli effetti : flos, folium, herba, summitas,per il drenaggio dei liquidi corporei e funzionalità delle vie urinarie. Funzionalità articolare. Funzione digestiva. Funzionalità del sistema digerente. Regolarità del processo di sudorazione.

Ricerche scientifiche hanno dimostrato le proprietà di questa pianta che sono uricosurica, antinfiammatoria, diuretica, diaforetica.

Per il suo gradevole odore un tempo veniva sparsa sui pavimenti per profumare gli ambienti.



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                              asiamicky.blogspot.it/2015/03/l-oasi-naturale-del-pian-di-spagna.html




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venerdì 20 marzo 2015

LA MADRESELVA PELOSA

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Della famiglia delle Caprifoliaceae, chiamato anche Caprifoglio peloso, questo arbusto a foglia caduca, originario dell'Europa, è diffuso in boschi e siepi.Questo arbusto, a portamento eretto, diversamente da altri caprifogli, ha foglie opposte ellittiche ed obovate, leggermente tomentose specialmente sulla pagina inferiore, fiori accoppiati ed ascellari, di colore bianco, tendente al giallo dopo l'impollinazione, e bacche rosse velenose, dette ciliegie di volpe, perché contenenti un glucoside amaro denominato xilosteina; il tronco ed i suoi rami forniscono un prodotto duro e compatto, il legno osso, traduzione letterale del termine xylosteum.

Il termine del genere (Lonicera) fu coniato da Linneo nel 1753 adattando al latino il cognome "Lonitzer", volendo ricordare il botanico Adam Lonitzer (1528-1586) - in italiano questo cognome si pronuncia Adamo Lonicer - medico condotto a Francoforte.
La parola latina xylosteum e l'adattamento italiano 'gisilostio', sono ripresi dal greco 'xylosteon' che, come già accennato, significa 'legno (duro come) osso'; 'caprifoglio peloso' per l'aspetto tomentoso delle foglie.

L'altezza del fusto è molto variabile: da 20 cm fino a 7 m e in genere è molto ramoso. Questa ramosità quasi cespitosa è data dalla presenza di gemme multiple, soprannumerali e in serie sovrapposte nelle zone ascellari del fusto.
Un'altra particolarità del fusto è che questo è caratterizzato dalla formazione di un unico strato di fibre “liberiane” (fibre a membrana ispessita che entrano nella costituzione del “libro”, all'interno della corteccia), per ciascun ciclo vegetativo annuale, facilitando così la determinazione della sua età.

Le foglie possono essere persistenti, semi-persistenti o caduche; la lamina quasi sempre è semplice di forma più o meno ovata; la disposizione delle foglie lungo il fusto è opposta a 2 a 2; possono essere picciolate (specialmente nei rami sterili – senza fiori) o sessili. Spesso sono connate ossia sono appaiate e saldate alla base tra di loro e formano quindi una unica foglia amplessicaule attraversata nel centro dal fusto (lamina perfogliata). Le pagine fogliari possono essere glabre o vellutate. In alcuni casi sono presenti delle stipole. La dimensioni delle foglie va 1 cm a 10 cm.

L'infiorescenza può essere ascellare o terminale. I fiori sono variamente disposti ma sempre in numero relativamente piccolo per ogni infiorescenza. A volte possono essere brevemente pedicellati su 2 brattee e 4 bratteole. Altre volte si hanno capolini sessili o infiorescenze cimose (corte o allungate).

I fiori sono zigomorfi, ermafroditi, tetraciclici (calice– corolla – androceo – gineceo) e pentameri; sono inoltre profumati da sostanze di natura benzoloide (essenze nelle quali prevalgono i composti ad anello benzoico). Questa profumazione si rileva anche spezzando i fusti della pianta.

Il calice, gamosepalo con 5 sepali saldati, normalmente è breve con 5 piccoli denti.
La corolla, gamopetala a 5 petali più o meno saldati fra di loro, è monosimmetrica (o zigomorfa) a due labbra terminali; quello posteriore è formato da quattro petali concresciuti; entrambe le labbra sono riflesse (ripiegate all'indietro). La parte iniziale della corolla può essere tubolare, campanulata o a imbuto. Il tubo può essere breve o lungo o sottile ma anche gibboso.
Gli stami sono 5 con i filamenti staminali inseriti nel tubo corollino; spesso sporgono per un buon tratto dalla fauce della corolla.
L'ovario è infero con 2-3 o 5 loculi. Si riscontrano anche casi di fusione di ovarii fra due fiori.
Sono piante a fecondazione entomogama (insetti e farfalle). I fiori delle varie specie attraggono soprattutto le sfingidi e grossi imenotteri come i Bombi che con la loro lunga proboscide riescono a raccogliere il nettare contenuto, fino a metà altezza, nel lungo tubo corollino.
Il frutto è una bacca succosa di colore rosso - violaceo o nero spesso tossica per la presenza di xilosteina. Contiene da pochi a numerosi semi discoidi.

Queste piante allo stato libero crescono su un vastissimo territorio che comprende oltre all'Europa, qualsiasi altra zona posta nell'Emisfero boreale come l'Asia, l'Africa e l'America, con particolare rilevanza per le regioni montuose dell'Asia centrale e orientale. Possiamo infatti considerare l'Himalaya, a una altitudine compresa tra i 3000 e 4000 m s.l.m., l'area di origine del genere Lonicera. comprese comunque anche le zone montuose della Cina occidentale.

In alcune zone dell'Himalaya si consumano le bacche zuccherine della L. angustifolia, mentre in Siberia sono ricercate quelle del L. coerulea (grande arbusto a grossi frutti). Altre specie commestibili sono due piante americane: L. involucrata e L. ciliata (questa informazione viene dal Ministero dell'Agricoltura di Washington).
Inoltre alcuni fiori delle Lonicere producono un dolce nettare commestibile che può essere utilizzato come sciroppo o sorbetto o in altri dolci.

L'impiego maggiore di queste piante si ha nel giardinaggio: sembra che almeno un terzo delle specie che si conoscono siano oggetto di coltivazione nei vari giardini d'Europa e degli altri paesi.
Sono considerati arbusti rustici o semi-rustici, a seconda del clima locale, i cui pregi di profumazione, dei fiori e di portamento assicurano a essi una larga diffusione commerciale. Le specie rampicanti sono utilizzate soprattutto per ricoprire muri o pergolati o creare galleria nel giardino. Quelle arbustive si prestano ottimamente per la formazione di macchie arbustive, per formare siepi o dividere zone diverse dei giardini.
Alcune specie fioriscono subito in Primavera (L. fragrantissima); ma la maggior parte delle specie di questo genere fiorisce nella stagione più calda (estate o anche fine dell'estate). Ci sono poi specie più delicate (L. sempervirens) alle quali vanno destinate zone più calde e protette. Altre sono striscianti (L. japonica-flexuosa) e allora saranno lasciate libere di vegetare come l'edera.
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Con il legno della pianta L. tartarica vengono costruiti dei giocattoli per i gatti in quanto contiene il nepetalactone, un terpene, che è ritenuto essere un surrogato dei feromoni sessuali felini (come ad esempio le sostanze contenute nell'erba gatta).
In alcune zone (come negli Stati Uniti o nella Nuova Zelanda) alcune specie di questo genere (L. japonica e L. maackii) sono considerate erbe infestanti invasive. Infatti il taglio della pianta o anche il fuoco non eliminano la possibilità di rigenerazione dai ceppi sotterranei che rimangono ancora attivi.





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