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mercoledì 16 settembre 2015

LA LAVANDA

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La lavanda è una pianta particolarmente apprezzata per il profumo dei suoi fiori, che vengono utilizzati a scopo decorativo, a livello erboristico e per alcune ricette di cucina. E' tipica del'area mediterranea e ama gli ambienti soleggiati e il clima piuttosto secco. La lavanda potrà sopportare condizioni climatiche diverse, ma preferisce la stagione calda.

La fioritura delle piante di lavanda avviene tra giugno e luglio. 

La Lavandula angustifolia della varietà Nana Alba è considerata particolarmente adatta per la coltivazione in vaso.

I responsabili del caratteristico profumo della lavanda sono gli oli essenziali di lavanda prodotti da ghiandole, localizzate in tutte le parti verdi della pianta (fiori, foglie e gambi) ma particolarmente concentrati nei fiori.

Questi componenti sono presenti in maniera variabile nelle diverse specie di Lavandula ma quello più profumato si ottiene dalle specie Lavandula angustifolia e Lavandula stoechas.

I fiori di lavanda si raccolgono in epoche diverse a seconda del loro utilizzo: per uso erboristico si raccolgono all'inizio della fioritura mentre per l'industria cosmetica e per la profumeria nel periodo di massima fioritura.

Dopo la raccolta che deve essere fatta raccogliendo l'infiorescenza con tutto il fusto, si fanno seccare in mazzi appesi a testa in giù, in luoghi ventilati ed ombrosi in quanto il sole scolorirebbe i fiori. Quando sono secchi si separa la spiga dal gambo e si conservano i fiori o in sacchetti di tela o in ciotole per profumare la casa.

I fiori della lavanda mantengono a lungo il loro profumo tanto che vengono normalmente conservati in sacchetti di mussola o tela per profumare la biancheria.

I fiori freschi vengono invece utilizzati per estrarre gli oli essenziali.

Normalmente la lavanda è poco usata per scopi alimentari. Viene però usata per aromatizzare il vino bianco e l'aceto, per preparare gelatine, per aromatizzare i dolci.

Molto particolare e profumato è il miele di lavanda molto adatto per curare le affezioni broncopolmonari.

La lavanda è stata ed è l'elemento base per la preparazione dei pot-pourri per profumare la casa fin dal lontano 1700.
Nell'antichità la lavanda era usata non solo per il suo profumo e per l'igiene personale ma anche come disinfettante: nel Medioevo e fino al 1700 si cospargevano e si strofinavano i pavimenti utilizzando la lavanda come disinfettante.

La spiga è considerata un amuleto contro le disgrazie ed i demoni e si dice che sia anche un talismano per portare prosperità e fecondità. La lavanda è l'essenza astrale del segno zodiacale dell'Ariete.

Nel linguaggio dei fiori la Lavanda può avere due significati distinti e contradditori tra loro.

Il primo significato si rifà ad un'antica tradizione che racconta che la lavanda venisse usata nell'antichità contro i morsi dei serpenti e raccomandavano di strofinarla sulle ferite dopo averla lasciata macerare in acqua. Era quindi considerata un antidoto ma si diceva anche che all'interno dei suoi cespugli i serpenti vi facessero il nido, soprattutto gli aspidi, quindi i popoli antichi si avvicinavano ad essi con grande cautela. Da questa credenza è derivato il suo significato nel linguaggio dei fiori vale a dire "diffidenza".

Il secondo significato della Lavanda è legato invece a sentimenti più miti e regalare della lavanda vorrebbe dire "il tuo ricordo è la mia unica felicità".

Il genere lavanda appartiene alla famiglia delle Labiateae e comprende una trentina di specie originarie dei Paesi del Mediterraneo. 

La lavanda è una pianta molto rustica  e la ritroviamo nei terreni aridi e sassosi a formare dei bellissimi cespugli. Sono piante perenni, sempreverdi di piccole dimensioni raggiungendo infatti al massimo un'altezza di un metro.

Le foglie sono lineri, lanceolate, strette, di un caratteristico colore verde-grigio. Le infiorescenze, portate da lunghi steli, sono delle spighe. Ciascuna spiga contiene un numero variabile di fiori molto profumati e con aroma variabiale a seconda della specie. Il frutto è un achenio che contiene al suo interno un solo seme.

Gli oli essenziali sono presenti in maniera variabile nelle diverse specie di Lavandula e conferiscono quindi aromi differenti. L'olio essenziale più profumato è quello che si ottiene dalle specie Lavanda angustifolia, Lavandula Stoechas e Lavandula officinalis.



La lavanda è conosciuta fin dalle epoche passate. Pare che il suo nome derivi dal suo utilizzo per detergere il corpo, che la vedeva in particolare impiegata per profumare l'acqua in cui gli antichi romani si immergevano per il bagno. I documenti dell'epoca testimoniano come la lavanda venisse impiegata per la realizzazione di un medicinale adatto a combattere nausea, singhiozzo e dolori intestinali.

L'olio essenziale di lavanda è da secoli altrettanto noto per le sue proprietà curative in caso di scottature ed infiammazioni della pelle. Poche gocce, ancora meglio se diluite in un olio vegetale di base, come del semplice olio extravergine d'oliva, possono essere impiegate per strofinarle sulla pelle in caso di prurito causato dalle punture di zanzara al fine di ottenere un immediato beneficio.

Esso è inoltre considerato come l'olio essenziale rilassante per eccellenza. Ecco perché viene ampiamente utilizzato per effettuare massaggi al fine di decontrarre i muscoli e come aggiunta ai sali da bagno da utilizzare per un pediluvio serale, affinché la sensazione di stanchezza e pesantezza avvertita agli arti inferiori possa essere alleviata il prima possibile. L'olio essenziale di lavanda è portentoso in caso di mal di testa provocato da stress e tensione. E' sufficiente strofinarne una o due gocce sulle tempie per ottenere i primi benefici.

L'olio essenziale di lavanda può essere inoltre utile per la cura del raffreddore. Esso può essere aggiunto al bicarbonato versato in acqua bollente per i classici suffumigi al fine di potenziare gli effetti di questo trattamento, che costituisce uno dei più utili rimedi della nonna contro le malattie da raffreddamento. Un altro olio essenziale particolarmente indicato in proposito viene estratto dall'eucalipto.

In aromaterapia la lavanda viene utilizzata per profumare e rinfrescare gli ambienti della casa, ma anche in caso di insonnia. E' possibile vaporizzare dell'acqua floreale alla lavanda nella propria stanza o sul cuscino, prima di andare a dormire. Può essere altrettanto utile spruzzarne un pochino su di un fazzoletto di stoffa da tenere vicino al cuscino o sul comodino durante le ore notturne.

L'acqua floreale di lavanda e l'olio essenziale di lavanda vengono spesso consigliati in caso di dolori reumatici. Essi devono essere utilizzati per effettuare delicati massaggi sulle aree maggiormente interessate dal fenomeno. L'efficacia degli estratti di lavanda sui dolori reumatici è legata alle sue proprietà antireumatiche e antinfiammatorie.

Per quanto riguarda i fiori di lavanda, essi possono essere raccolti e lasciati essiccare dopo averli riuniti in mazzetti. Saranno utilissimi per comporre dei sacchetti fai-da-te per profumare armadi e cassetti. Gli stessi rametti di lavanda essiccati possono essere impiegati per comporre dei piccoli fasci da abbellire con nastri colorati e da utilizzare per profumare la biancheria o semplicemente per decorare la casa.

I fiori di lavanda essiccati possono inoltre diventare uno degli ingredienti aggiuntivi per la preparazione di saponette naturali o di candele vegetali fatte in casa. Una volta raccolti ed essiccati, affinché mantengano il proprio aroma, i fiori di lavanda possono essere conservati in scatole di latta o di cartone ben chiuse e collocate preferibilmente all'ombra e lontano da fonti di calore.

I fiori essiccati possono essere utilizzati per la preparazione di oleoliti, lasciandoli macerare per alcune settimane in un olio vegetale di base. Dagli stessi fiori essiccati e possibile ottenere infusi e decotti curativi, che vengono impiegati per uso esterno per il lavaggio di ulcere e ferite, per i pediluvi o per la cura della leucorrea.

L'infuso di lavanda può essere inoltre assunto come bevanda dalle proprietà calmanti e rilassanti. In questo caso i fiori secchi di lavanda possono essere abbinati a melissa, tiglio e camomilla, per ottenere un infuso dal sapore gradevole. L'infuso preparato con sola lavanda presenta spiccate proprietà diuretiche. Per ottenere gli effetti desiderati, è necessario conteggiare un cucchiaino di fiori secchi di lavanda ogni tazza da 250 ml di acqua bollente, da consumare tre volte al giorno.









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sabato 8 agosto 2015

GELOSIA

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Otello, nella famosa tragedia di Shakespeare, seduce Desdemona che per amor suo fugge di casa. Il padre di lei, lo accusa di avergli stregato la figlia con arti magiche e vuole vendicarsi. Così Otello un uomo innamorato spinto dal delirio di gelosia, complice la perfidia di Iago (attraverso il famoso fazzoletto), arriva ad uccidere la donna dolce, pura e bellissima che amava profondamente.

La gelosia è un’emozione e la provi ogni volta che rischi di perdere qualcosa, o qualcuno, che per te è importante.
Questo dipende da vari fattori: capacità di renderti felice, semplificarti la vita, fatica che ti è costata ottenerla.
La gelosia dipende da quello che pensi e non da quello che accade. La provi non per un pericolo oggettivo, ma solo se tu pensi che ci sia una minaccia.

L’ “amore geloso” si attiva quando predomina una tensione determinata da insoddisfazione, frustrazione: un “vuoto di sé” che il partner dovrebbe colmare. In questa modalità di relazione, si tende al possesso avido del partner. C’è un bisogno esasperato e passivo di essere amati, ammirati e scelti come unici destinatari dell’investimento amoroso e sessuale del partner. Da questi si esige una presenza e una disponibilità continua e totale, un amore incondizionato qualunque sia la condotta della persona gelosa. Il partner geloso, con la sua pretesa di possesso esclusivo dell’altro (idealizzato) da cui ricevere un amore incondizionato ed una soddisfazione totale, non riesce ad identificare il partner come “altro da sé”, ma come “specchio” di se stesso.

Per amare, invece, è necessario riconoscere il partner come “altro” da noi, con la sua personalità, il suo modo di essere.
Ogni movimento autonomo del partner, ogni pensiero, atteggiamento che non sia diretto al compagno/a, provoca nella persona gelosa, una rancorosa delusione. In questo caso non è necessario che ci sia effettivamente un rivale, si è gelosi comunque di tutto e di tutti. Il tradimento sta nella delusione per ogni attenzione mancata, per ogni complimento non ricevuto, per ogni esclusività negata. C’è il rischio di impostare la vita rispondendo al meccanismo del “tutto o niente” che racchiude il vuoto drammatico dell’incapacità di amare. E’ interessante fare una riflessione sul disagio provato da molte donne nel momento in cui il partner guarda la velina in tv o la vicina di ombrellone in costume da bagno. Le fantasie, la curiosità, l’osservare l’altro fanno parte della nostra natura istintuale, della nostra vitalità che ci accompagna dalla nascita. Cosa succederebbe se il bambino non fosse curioso, se non avesse la tentazione di scoprire, di guardare, di confrontarsi con il mondo intorno a sé? Cosa succederebbe al partner se gli fosse impedito l’accesso alla libertà di pensiero, alla libertà della vista, alla curiosità? Non si può imbrigliare un pensiero, nostro o altrui. Inibire la naturale curiosità del partner verso l’esterno (non solo verso le altre donne, ma anche nel lavoro, negli hobby etc.), può significare mettere una bomba ad orologeria nel rapporto: si può determinare una fortissima aggressività, tacita o espressa, che tenderà a logorare la coppia.

Ci  sono donne che non possono quasi più uscire di casa a causa della gelosia del partner. Non possono parlare con altri uomini, non possono uscire con le amiche.



Questo tipo di rapporto, nei casi limite, esula dall’ambito del piacere condiviso, dall’ambito della cura dell’altro. Si assiste ad una tipologia di rapporto di potere, nel quale il godimento nasce non dal piacere del mutuo abbraccio, ma dal dominio e dalla consapevolezza di questo dominio sull’altro. Manipolazione crudele dove la relazione d’amore è inesistente e la solitudine è la protagonista della scena. In questo caso, la persona gelosa non lascia il partner libero di esistere e la realtà potrebbe essere alterata in maniera assai pericolosa. Non rare possono presentarsi crisi violente di gelosia attivate da motivazioni irreali e immaginate. Quando la moglie esce con le amiche, diviene facile immaginare incontri clandestini con uomini, con la copertura delle amiche, impuntarsi per un “odore sconosciuto” tra i capelli della propria compagna. La vita, per chi sta accanto alla persona gelosa, può diventare impossibile, frequenti possono essere le sensazioni di senso di colpa e pesantezza ogni qual volta si riesce a vivere un benessere lontano dal partner. Il desiderio di lasciarlo, di scappare a volte può farsi molto intenso. Molte donne confidano anche di avere timore a lasciare il proprio partner geloso. Nei casi più drammatici gli eventi possono precipitare (non va trascurato che le cronache dei giornali riportano frequentemente casi di omicidio o suicidio legati a motivi cosiddetti “passionali”), nella maggioranza dei casi, la crisi di gelosia ha una evoluzione ed una conclusione diverse da quella drammatica.
Il modo si sentire del geloso comporta che tutto l’amore, la bontà e la giustizia sono in lui, mentre tutto l’odio, la colpa e l’ingiustizia sono in chi non è degno di amarlo, nei suoi persecutori dai quali è naturale difendersi. Tutto il suo comportamento è volto a dimostrare e ad imporre agli altri quanto egli abbia moralmente ragione. Si tratta probabilmente di personalità in cui la capacità di tollerare la sofferenza mentale e la frustrazione è estremamente ridotta. Per esempio il geloso può rifarsi di tutti i torti che sente di aver subito, trionfando onnipotentemente sulla partner, attaccandola, svalutandola e disprezzandola. Così lei, da assolutamente importante quale era, diviene ora ai suoi occhi, un essere spregevole, con cui non vale neanche la pena prendersela e dalla quale è, anzi, vantaggioso allontanarsi. Un’altra possibilità è che il geloso assuma verso la partner un atteggiamento amoroso di tipo ablativo, rinunciando, con un atto di assoluto amore e di totale dedizione, ad ogni suo desiderio ed esigenza. Proprio quei desideri per i quali, fino a poco tempo prima, con tanta energia, rabbia ed accanimento si era battuto. Adesso annulla invece se stesso per privilegiare esclusivamente la felicità ed il benessere della partner. “Quello che voglio io non conta più niente: Io esco di scena. L’unica cosa veramente importante e che fa stare bene anche me, è che tu sia felice”. E’ naturalmente una posizione falsa che il geloso assume per liberarsi dalla morsa del proprio amore possessivo e venire fuori dalla crisi. Nei casi in cui la persona gelosa non arriva a prendere coscienza del proprio stato patologico, non ci può essere il riconoscimento dell’altro e inevitabilmente, dopo un periodo di tempo in cui si sarà ristabilita nella coppia, la precedente condizione di freddezza, distacco e monotonia, una nuova crisi si ripresenterà con le stesse caratteristiche e modalità della precedente. Il consiglio che posso dare alla lettrici che si trovano a vivere un rapporto di questa natura è riflettere sul fatto che il proprio partner così geloso non le vede nemmeno, non è veramente e profondamente interessato allo loro persona. E’ un amore a metà dove predomina l’illusoria convinzione di essere ricercate, amate, desiderate intensamente da un uomo che dice di non poter vivere senza il loro amore, ma che in realtà sta pensando solo a se stesso. Per resistere all’interno di una relazione di questo tipo, è necessario non desiderare la propria libertà, essere pronte a rinunciare alla propria vita, alle proprie amicizie, ai propri spazi per dedicarsi anima e corpo solo e soltanto a lui, perdonarlo quando ha delle crisi di gelosia per motivi irreali e immaginari e convincersi che lo fa perché ama troppo.

La persona gelosa cerca di assoggettare il partner e di opporsi alle sue necessità ed alle sue leggi (compreso lo spazio e il tempo) e contemporaneamente ha un bisogno assoluto di essere obbedito e assecondato. Nei confronti di tutti gli altri mantiene un atteggiamento di diffidenza e di pregiudizio. Non può governare da sé la sua vita, come è proprio di un adulto, né può lasciarsi governare, come è proprio di un bambino, invece desidera ardentemente dirigere la vita di un’altra persona sulla quale esercita un controllo esasperato, mai perfetto, al quale dedica tutte le risorse che altri utilizzano per modulare la loro vita. Il geloso furioso deve necessariamente accertare il tradimento, è come un investigatore che vuole chiarire tutte le circostanze del fatto. Vuole delle prove. Se è stato tradito, tutto torna, tutto ciò che è avvenuto dopo, la sua intera vita, sarebbe il derivato di quel tradimento. Nel geloso inoltre c’è la mancanza di autostima che porta a non sentirsi sicuro di sé e della capacità di generare e di mantenere vivo l’amore. Il geloso o la gelosa soffrono allo stesso modo.


La caratteristica fondamentale dell’amore geloso è quella di essere portatore di un antico desiderio impossibile: realizzare stabilmente il possesso totale ed esclusivo, fisico e morale, dell’altro, per essere amato incondizionatamente. Fissato a questo tipo di relazione primitiva, il geloso soffre, spesso del tutto inconsapevolmente, di una menomazione nella capacità di amare. Poco capace di amare, quindi senza fiducia nella propria capacità di contenere l’aggressività e di tollerare la colpa, dà vita ad un rapporto di coppia in cui il partner esiste non tanto per amarlo riconoscendone le qualità reali, quanto perché idealizzandolo, ne può ricevere sicurezza per sé e il sentimento di essere amato. E’ evidente che in un rapporto di questo genere, in cui il partner esiste solo per rispondere alle necessità infantili secondo il modello di un’antica madre ideale, i problemi sorgeranno ogni volta che si renderà più acuto il divario tra l’enormità dei bisogni della persona gelosa e la risposta che può dare la realtà. Tutta la fedeltà e l’affetto del partner saranno sempre insufficienti rispetto al bisogno. Il geloso, per quanto faccia, non riuscirà mai a farsi amare quanto vorrebbe, la delusione sarà sempre presente. Tanto più si espone alla delusione tanto più sarà costretto a proiettare indifferenza e freddezza o addirittura intenzioni malevole vere e proprie. La posizione del partner è altrettanto precaria. Ogni volta che propone i propri bisogni e desideri, compie un tradimento: permette alla realtà di irrompere nella relazione. Quando ciò accade, il partner del soggetto geloso si espone alla terribile rabbia che ne seguirà.
“Ieri mi sentivo giù e mi sono avvicinato a mia moglie per fare l’amore, l’ho sentita fredda, non l’ho sopportato! So che anche lei può essere stanca…anche lei lavora fino a tardi…Secondo me, però, in quel momento stava pensando al suo nuovo collega di lavoro che lavora nel suo reparto. Allora ho preso una scusa per uscire di casa e ho organizzato una serata con una mia amica che è innamorata di me. Abbiamo fatto l’amore…lo so che ora starò male e forse peggio ma non posso stare dietro gli umori di mia moglie. E poi così impara!”

Per l’amore geloso infatti il problema dell’infedeltà del partner ha un senso particolare. Basta che abbia un altro pensiero, una non disponibilità immediata, una sessualità poco partecipativa e il tradimento è avvenuto. Che ci sia o meno l’infedeltà, la gelosia è già determinata dal conflitto instabile tra il bisogno e la realtà.

Tutti gli amori mettono in conto un pizzico di gelosia, ci si sente speciali se l’altro teme che ci possa piacere qualcun’ altro o se desidera un rapporto esclusivo. Fino a quando il desiderio di appartenenza ed esclusività rimangono tali, possono essere considerati il sale dell’amore.
Infatti l’amore e la gelosia sono entità separate l’una dall’altra. La gelosia è indipendente dall’amore, può esistere senza amore. La gelosia è un processo legato all’angoscia, all’ansia, alla solitudine. L’amore implica il bisogno di comunicazione preverbale e verbale, il desiderio di mostrarsi all’altro e il piacere di donarsi all’altro. La cura dell’altro, il non trascurare l’altro. L’amore non deve essere pensato in termini di assenza, di annientamento di qualcosa che c’era e adesso non c’è più ma piuttosto in termini di “presenza”, di qualcosa che c’è. L’amore è ricerca di compagnia, la parola chiave dell’amore è: “con”. L’amore è nel senso concreto del: “stammi vicino”, “stammi accanto”, “rimani con me”, “ho bisogno della tua presenza”.
La gelosia invece è strettamente legata alla possessività. Nella possessività si è convinti: “ Mio! Questo è mio! Solamente mio e totalmente mio!” Con esclusione di altri con cui condividere il possesso. Per la persona gelosa, il partner diviene solo un oggetto, (non è ancora un soggetto, una persona amata per quello che è veramente) per questo dove impera la gelosia non c’è amore vero. L’amore infatti presuppone che l’altro possa amare e odiare, ma con assoluta libertà. Il partner che si cerca di possedere non è sempre amato, ma spesso temuto o addirittura odiato, un nemico, un non-amato che bisogna “possedere” per imprigionarlo, controllarlo e renderlo innocuo. L’amore è amore in quanto tiene conto dell’altro.

L’amore va abbinato alla libertà dove libertà vuol dire: “Tu, che io amo, sei tuo, non mio!”. Chi ama, se abbandonato, soffre la solitudine in cui si trova, è lecito e legittimo il dolore per la perdita per il vuoto che lascia chi lascia. Il geloso, invece, tenta di opporsi con odio alla decisione del partner di separarsi, forte è il desiderio di impedire che il proprio partner stia bene senza lui. E’ vero, chi ama non può tollerare la presenza di una terza persona nella coppia però, solo il geloso fissa ossessivamente lo sguardo sul terzo incomodo non permettendo alla coppia di vivere serenamente il naturale corso della sua esistenza.
A volte il partner della persona gelosa si incastra così bene all’interno della gelosia dell’altro, che di fronte alla assenza di crisi di possessività e di gelosia del compagno si spaventa, si convince di non essere più amato e attua comportamenti che tendono a scatenare nuovamente il lato fragile e geloso dell’altro. E’ come se la gelosia potesse, in rapporti che non sono destinati a diventare costruttivi, fare da collante per due persone che altrimenti non conoscerebbero nessun altra modalità per stare insieme. In casi in cui la gelosia comincia a diventare un disagio insopportabile per l’altro, è importante che il geloso faccia un lavoro di autocritica, di ripensamento delle proprie crisi di gelosia e cerchi di comprendere la natura irreale dell’esperienza vissuta. Prendere coscienza del proprio lato fragile, potrebbe consentire al geloso di cambiare a poco a poco il proprio atteggiamento verso il mondo e verso se stesso. Egli così potrebbe cominciare a volersi bene e a prendersi cura di sé. Cercare di comprendere anche cosa la partner provi specialmente durante le sue crisi di gelosia, quali sono le sue sensazioni, le sue paure. Comprendere il significato della propria possessività e riuscire a concepire l’altro come una persona, con una esistenza indipendente ed una struttura propria e non come un semplice supporto su cui proiettare un personaggio ideale costruito in base ai propri bisogni e desideri, potrebbe rappresentare un traguardo fondamentale, indispensabile per tenere unita una coppia che, insieme, desidera affrontare il problema e crescere migliorandosi. Se la presa di coscienza del geloso pare insormontabile, indicato sarebbe un lavoro di psicoanalisi.

Uno dei tanti modi in uso per descrivere la gelosia è definirla ”il sale dell’amore”, ma proprio su questa frase poniamo attenzione: una pietanza senza sale, indubbiamente non è gustosa, è insipida, ma un alimento dove c’è una quantità enorme di sale diventa immangiabile.

In una coppia la gelosia sana è un sentimento naturale e fisiologico che fa sentire l’altro importante, che si è interessati a lui ed è quindi un ingrediente utile ad una buona relazione. Diversamente la gelosia patologica danneggia la relazione provocando molta sofferenza all’interno della coppia. Il geloso fa vivere sempre sotto pressione il partner con un’aggressività persecutoria e vive lui stesso malissimo per la presenza costante ed ossessiva nella sua mente del pensiero fisso e delirante che il proprio partner lo possa tradire o abbandonare. Il delirio che alimenta questo stato d’animo malato lo porta a ricercare in continuazione prove che non esistono, ad interpretare la realtà solo in un certo modo e questa distorsione del pensiero lo fa arrivare a conclusioni irrazionali ed inconcepibili. Una delle modalità che caratterizzano il geloso ossessivo è quella di sottoporre il partner a continue domande, con la speranza, che si contraddica per avere quindi conferma delle proprie idee e paure. Tutto questo lavorio mentale fa sorgere conseguenti emozioni e comportamenti negativi che nel geloso possono manifestarsi attraverso la rabbia, la vendetta, la negazione delle emozioni che vive, l’allontanarsi dal partner o ad un ripiegamento su se stesso. Questa gelosia ossessiva e negativa diventa una vera e propria malattia che può portare a comportamenti ed esiti tragici come ci ricordano i frequenti casi di cronaca (dalle denunce, al suicido e agli omicidi).

Le cause di una gelosia malata sono in gran parte riconducibili ad una poca autostima, ad una svalutazione di se stesso che vive la persona gelosa con la conseguente rappresentazione mentale del sentirsi non amabile, del sentirsi di non essere degno e meritevole di essere amato e quindi alla paura di perdere la persona che adesso c’è nella sua vita.

È importante per una persona gelosa che vive un sentimento di gelosia morboso ed ossessivo, cominciare a chiedersi: perché sono intrappolato in una dimensione mentale e continuo con un certo atteggiamento distruttivo, invece di eliminarlo? Qualche risposta utile la si può ottenere diventando più intimi con se stessi.




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