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venerdì 27 marzo 2015

L' ARVICOLA TERRESTRE

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L’arvicola terrestre è diffusa nei boschi, nei prati e nei campi coltivati delle regioni eurasiatiche. Simile per aspetto e abitudini alla talpa, ha mantello marrone, più chiaro sul ventre, e coda nuda e lunga (in media una decina di centimetri). Di indole non particolarmente sociale, spesso ingaggia duelli e liti accompagnati da grida stridule. Servendosi degli incisivi scava ramificati sistemi di gallerie che non solo fungono da tana, ma permettono anche di raggiungere facilmente le radici degli alberi, suo cibo prediletto. Quando ve ne è l’occasione, non disdegna ortaggi e frutti caduti a terra. Si riproduce 3-4 volte all’anno. A partire da maggio le femmine, dopo una gestazione di 20 giorni, partoriscono da 2 a 8 piccoli, che terminano lo svezzamento nel giro di un mese.

Specie diffusa sia in buona parte dell’Europa (ad eccezione di Irlanda, gran
parte della Penisola Iberica, Francia sud-occidentale e Grecia) sia dell’Asia fino alla Siberia
orientale.
In Italia è presente pressoché in tutta la penisola, con esclusione delle zone maggiormente
elevate, mentre è assente in Sicilia, Sardegna e isole minori.

Si tratta di animali attivi durante tutto il giorno: pur essendo in grado di scavare lunghe e complesse gallerie sotterranee, generalmente essi si muovono lungo tunnel realizzati dal continuo passaggio nel folto dell'erba. Gli animali sono molto cauti e silenziosi, in quanto fonte importantissima di cibo per una grande quantità di predatori. Le popolazioni di arvicola terrestre nel loro insieme sembrano seguire un andamento costante, con picchi improvvisi del numero di individui ogni quattro anni circa.

Si nutre praticamente di ogni sostanza di origine vegetale che riesce a reperire, dai semi, alle granaglie, ai germogli: nelle aree in cui risulta particolarmente abbondante, questo animale può causare danni anche ingenti alle colture od alla copertura boschiva, in quanto danneggia sia le piantine, mangiando i germogli e le foglioline tenere, sia gli esemplari adulti, scortecciando l'area del tronco più vicina al terreno durante i periodi invernali di magra.


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venerdì 13 marzo 2015

IL TOPO SELVATICO

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Il topo selvatico (Apodemus sylvaticus Linnaeus, 1758) è un mammifero roditore della famiglia dei Muridi. Specie molto comune ed ampiamente diffusa, vive in gran parte dell'Europa occidentale, spesso in vicinanza dell'uomo, ed è talvolta considerato nocivo.

Venne riconosciuto come specie a sé stante solamente nel 1894.

Questi animali si adattano a qualsiasi biotopo che comprenda una seppur rada copertura vegetale, e li si può perciò trovare in una grande varietà di ambienti, dal livello del mare al limite superiore della vegetazione boschiva: frequente è la loro presenza in zone rurali o nelle pinete, anche nelle immediate vicinanze delle abitazioni od addirittura all'interno di esse, mentre nelle aree collinari la specie cede solitamente il passo all'affine Apodemus flavicollis.

Il topo selvatico è lungo, testa e corpo, quasi 9 cm, cui si somma la coda, che è pressappoco della stessa lunghezza; pesa circa 18 g.

Il pelo è marrone-brunastro chiaro con parti ventrali e zampe bianche; a volte è presente sia sui fianchi che sul petto una macchia gialla. Gli occhi sono grandi e neri, le orecchie arrotondate, glabre e membranacee, le zampe posteriori nettamente più lunghe di quelle anteriori.

Si differenzia dalle assai affini Apodemus alpicola ed Apodemus flavicollis per la colorazione generalmente più omogenea e meno tendente al rossiccio e per le orecchie e la coda in proporzione leggermente più piccole, in particolare quest'ultima nel topo selvatico comune raramente supera in lunghezza le dimensioni del corpo. Se un topo selvatico viene catturato per la coda, è in grado di spezzarne rapidamente l'estremità, che però non ricrescerà mai più.

Si tratta di animali perlopiù notturni, anche se non è raro vederli anche in pieno giorno. Si dice che vivano in colonie a base familiare: quando si va ad eliminare il sottobosco (ad esempio con operazioni di pota o falciatura), infatti, è frequente osservarne dei gruppi anche molto numerosi. Che viva o meno in colonia, comunque, esso tende a formare gruppi familiari, ciascuno dei quali delimita un proprio territorio che ha un'estensione media di 1000 m2 (anche se sono stati misurati territori con estensione che va da 0,650 a 1,3 km²).
Nell'ambito del proprio territorio, i topi selvatici realizzano dei tunnel al di sotto dello strato di foglie morte che copre il terreno (sono infatti soprattutto abitatori di ecosistemi ben maturi), oltre che complicati sistemi di gallerie sotterranee che sboccano all'esterno con aperture del diametro di circa 4 cm. Tali gallerie solitamente convergono in nidi sotterranei che vengono foderati con erbe finemente triturate: essi vengono utilizzati sia per dormire che come nursery. Oltre ai nidi sotterranei, questi animali possono utilizzare, sia per dormirvi che come dispensa, anche nidi abbandonati di uccelli, situati a volte anche a considerevoli altezze dal suolo.

A volte i topi selvatici pongono dei mucchietti di pietre alti fino a 5 cm e larghi altrettanto in prossimità od addirittura al di sopra dell'entrata della tana, senza che tuttavia questi ne impediscano l'accesso. Lo scopo di tali monticelli di sassi è ancora ignoto: dopo un certo tempo i topi li distruggono, disperdendo casualmente le pietre su di un'area di svariati metri quadrati, ma se essi vengono distrutti da agenti esterni (osservatori molesti od incauti, predatori od agenti atmosferici), i topi riprenderanno gli stessi identici sassi per ricostruire il tumulo sopra o a lato della stessa entrata.
Per muoversi velocemente, i topi selvatici saltano spesso alla maniera dei canguri anche se, a differenza di questi, lo fanno appoggiando tutte e quattro le zampe sul terreno ad ogni salto, che può superare facilmente il metro di lunghezza.

La dieta di questi topi è composta principalmente di semi, cereali, ghiande, noci, frutta, gemme, funghi, insetti e anche di lumache. Aprono le nocciole rosicchiandole fino ad ottenere un foro irregolare dalla parte non appuntita, mentre i gusci delle lumache vengono completamente macinati ed ingeriti. I maschi mangiano più insetti e meno cibo vegetale delle femmine, mentre gli individui giovani si nutrono in prevalenza di gemme e di funghi e soltanto in minima parte di insetti.
Caratteristica comune di questi topi è quella di fare incetta di cibo, di qualsiasi genere, non appena questo diventa disponibile, sia che si tratti di nocciole che di ghiande o di vari tipi di bacche. Quando si trovano delle provviste di noccioline si pensa generalmente che sono gli scoiattoli ad averle nascoste, ed in parte a ragione, poiché gli scoiattoli tendono anch'essi a nascondere sottoterra noci e anche ghiande: tuttavia lo scoiattolo sotterra il cibo singolarmente, mentre solo raramente sotterra dei mucchi di provviste. Al contrario, i topi sono soliti sotterrare il cibo in uno o più gruppetti, tanto è vero che se si sparpagliano le noci ritrovate in un nascondiglio su di un'area grande quanto il territorio di una famiglia di questi roditori, i topini si affanneranno a raccoglierle nuovamente e a riammucchiarle in poche ore, anche in pieno giorno.

La riproduzione ha inizio in marzo e prosegue fino ad ottobre, e anche durante l'inverno se questo è mite. Le punte massime però si hanno in luglio ed agosto. Dopo un periodo di gestazione di 25-26 giorni, la femmina partorisce fino a 6 piccoli, ciechi, che dopo 16 giorni sono già pronti per lasciare il nido e a 21 giorni sono svezzati. Succede così di vedere i piccoli, che hanno appena imparato a camminare, correre appresso alla madre, continuando a succhiarle il latte. È facile perciò vedere una femmina che cammina con due o tre piccoli appesi ai capezzoli, portandone anche uno in bocca, senza sembrare minimamente impacciata. Ogni femmina può avere cinque nidiate l'anno ed i piccoli cominciano a riprodursi quando hanno appena cinque mesi.

Vari sono i mammiferi e gli uccelli che si nutrono di questi topi, da varie specie di civette a donnole, ermellini, volpi ed altri carnivori di medie e piccole dimensioni; anche i corvi mangiatori di carogne non disdegnano la loro carne.

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