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lunedì 24 agosto 2015

IL CARRUBO




Il Carrubo è una pianta originaria del bacino meridionale del Mediterraneo. Diffuso nell'Italia meridionale, specie in Sicilia e Sardegna. Gli esemplari più a nord si trovano sul promontorio dell'Argentario (Toscana).
Albero robusto, alto 7-10 m, dal portamento espanso tabulare.
Tronco piu' o meno difforme, con corteccia liscia, bruno-rossa. Foglie alterne, persistenti, composte da 2-5 paia di segmenti ovali, rotonde o smarginate all'apice. I fiori, in prevalenza unisessuali, tendono a ripartirsi su piante separate in base al sesso, determinando nella specie un comportamento essenzialmente dioico. Molto piccoli e di colore verde-rossastro (privi di corolla, calice con 5 sepali presto caduchi), sono riuniti in grappoli cilindrici eretti, quelli maschili con 5 stami, quelli femminili con uno stimma sessile.

Il frutto (carruba) e' una camara allungata e appiattita, di circa 2x10-15 cm, nerastra a maturita', con epicarpo crostoso, mesocarpo carnoso, dolce e una fila di piccoli semi lenticolari, bruni, di consistenza lapidea.
La crescita del carrubo e' lenta, la sua longevita' molto alta, fino a 500 anni.

Nei tempi antichi le carrube erano uno dei mezzi di sostentamento per uomini ed animali mentre ora è stato quasi completamente dimenticato.

Attualmente le carrube vengono utilizzate in modo prevalente per l’alimentazione animale, soprattutto per i cavalli, mentre, in modo più sporadico, vengono impiegate anche per l’alimentazione umana.

La carruba contiene il 10% di acqua, l’8,1% di proteine, il 34% di zuccheri, il 31% di grassi, fibre e ceneri; i minerali presenti sono rappresentati da potassio, calcio, sodio, fosforo, magnesio, zinco, selenio e ferro.

I frutti del carrubo contengono le vitamine del gruppo B ( B1, B2, B3, B5, B6 e B12 ), vitamina C, vitamina E, K e J e folato alimentare.

Probabilmente non tutti sanno che le carrube sono un alimento privo di glutine e che quindi possono tranquillamente essere consumate da chi soffre di celiachia.



Mentre la farina di carrube, che ha la proprietà di assorbire acqua, rappresenta in certi casi un valido anti diarroico, al contrario la polpa di carruba fresca ha proprietà lassative.

Le carrube hanno un gusto che richiama quello del cacao con la differenza però di essere più ricche di proprietà nutrienti e meno caloriche; le carrube non contengono sostanze psicoattive e per questo motivo rappresentano un valido sostituto del cioccolato per quelle persone che hanno problemi di allergia o intolleranza verso quest’ultimo.

L’elevato contenuto di fibre alimentari fa della carruba un alimento con proprietà sazianti e per questo motivo la sua assunzione è consigliata nelle diete dimagranti.

Il frutto comincia a svilupparsi in primavera per arrivare a maturazione a fine estate; i fiori impiegano circa un anno per trasformarsi in frutti maturi. Le carrube vanno colte quando sono ancora fresche evitando di lasciarle seccare poiché sarebbero troppo dure per essere consumate. Se conservate all’interno di un recipiente ben chiuso ed asciutto si possono conservare per alcune settimane.

Oggigiorno non è molto facile trovare in commercio le carrube e quando le si trovano i prezzi sono molto alti.



Se mischiata a grassi od oli tropicali la farina di carruba si trasforma in un composto molto simile al cioccolato tradizionale.

La buccia delle carrube che contiene la polpa dolce è abbastanza dura mentre  i semi, a causa della loro durezza, non possono essere mangiati in quanto provocherebbero danni ai denti.

Grazie alle sue proprietà le carrube vengono utilizzate per la cura delle gastroenteriti, specie nei neonati.

Dai semi e dalla polpa delle carrube si ottiene una farina che è destinata ai più svariati usi, dai farmaceutici alla preparazione di dolci e gelati.

Dalla fermentazione della polpa delle carrube si ottiene un alcool molto utilizzato a livello industriale.

Il legno del carrubo, grazie alla sua durezza, viene spesso utilizzato in falegnameria.

Il carato, l’unità di misura di diamanti e metalli preziosi come l’oro, è stato ottenuto pesando i semi di carruba ed eseguendo una media aritmetica dei valori ottenuti.

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martedì 24 marzo 2015

LA NOTONETTA

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La Notonetta comune è un Eterottero che misura circa quindici millimetri di lunghezza ed è grigio-giallo-nera.

Predatore robusto, la notonetta attacca ogni sorta di insetti, così come girini e persino anfibi adulti, con il suo rostro, con cui poi succhia le sue prede; il suo rostro può infliggere all'uomo punture dolorosissime.

Sono insetti di medie dimensioni, in media 1,5 cm, con il corpo oblungo e affusolato posteriormente, convesso dorsalmente e piatto ventralmente.

Il capo è largo, privo di ocelli e con occhi grandi e reniformi. Le antenne sono brevi, composte da quattro articoli e alloggiate in riposo in fossette del cranio situate sotto gli occhi. Il rostro è breve e robusto, composto da quattro segmenti.

Il torace ha il pronoto di forma trapezoidale e lo scutello triangolare e grande. Le ghiandole odorifere metatoraciche sono presenti solo nella sottofamiglia Notonectinae. Le emielitre sono differenziate nella zona prossimale sclerificata, suddivisa in corio e clavo, e nella zona distale membranosa ma coriacea, priva di nervature. Le zampe anteriori sono raptatorie, quelle medie sono funzionalmente adattate a coadiuvare le zampe anteriori; quelle posteriori sono invece natatorie, con segmenti appiattiti e percorsi da frange dense di peli. I tarsi sono composti in genere da due segmenti ma alcune specie di Anisops portano tarsi anteriori composti da un solo segmento.

L'addome mostra ventralmente una carena longitudinale mediana bordata da lunghi peli idrofughi; nel complesso questa struttura forma due camere d'aria, collegate agli stigmi, che l'insetto utilizza per respirare durante le immersioni.

Le Notonette sono insetti tipicamente acquatici, anche se per respirare sfruttano la riserva d'aria che avvolge il corpo, trattenuta dalla peluria idrofuga. Colonizzano le acque calme di stagni e laghi, ma alcune specie si ritrovano anche nei corsi d'acqua.

La caratteristica etologica più evidente delle notonette, condivisa però con le altre famiglie dei Notonectoidea, è quella di nuotare capovolte, con il ventre rivolto verso l'alto. Da questo singolare comportamento deriva il nome comune attribuito dagli anglosassoni alle Notonette, quello di backswimmers ("nuotatori sul retro", facendo riferimento al dorso). Nel nuoto usano le zampe posteriori alla stregua di remi, inferendo la spinta per la propulsione, caratterizzata da rapidi movimenti a scatti. Il loro peso specifico è più basso di quello dell'acqua, perciò necessitano di doversi ancorare a supporti per restare immerse quando non nuotano. In ogni modo si ritrovano generalmente in prossimità della superficie. Possono infine migrare da un sito acquatico ad un altro in volo, durante le ore notturne.

Sono voraci predatori e attaccano per lo più altri Artropodi, comprese le larve di Zanzare, e, talvolta, nonostante le modeste dimensioni, anche piccoli Vertebrati acquatici. Occasionalmente, se disturbate, possono pungere anche gli uomini, inferendo punture dolorose.

Le uova sono depositate sulla superficie di piante acquatiche, infisse nei tessuti o semplicemente incollate.

La specie Notonecta undulata è utilizzata nell'alimentazione umana in Birmania e Thailandia. In Thailandia sono catturate sfruttando l'attrazione esercitata dalla luce artificiale dei lampioni oppure direttamente nel loro habitat per mezzo di reti. Sono cucinate impiegandole come ingredienti in fritti misti oppure come condimento nel riso. In Birmania vengono pestate in mortaio e usate come succedanei dei gamberetti per condire zuppe e altri piatti.

In Messico è stata sfruttata, per secoli, come fonte di cibo la specie Notonecta unifasciata insieme a diverse specie di Corissidi, genericamente indicati con il nome Axayácatl. Questi Rincoti acquatici popolano con densità elevate alcuni laghi salati e le popolazioni locali usavano effettuare dei veri e propri allevamenti al fine di raccogliere le uova, usate per preparare l'ahuahutle o caviale messicano. Corissidi e Notonette erano e sono usati per l'alimentazione anche come stadi giovanili e adulti, tuttavia questo cibo è ritenuto meno prelibato.


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                             asiamicky.blogspot.it/2015/03/l-oasi-naturale-del-pian-di-spagna.html




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