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venerdì 20 marzo 2015

LO SPARGANIO

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Il coltellaccio maggiore; sparganio è della famiglia delle Sparganiacee, è una pianta di 30-50 cm, con il fusto ramificato. Le foglie disposte su due file, sono a forma di spada, larghe 5-15 mm, a sezione triangolare nella parte inferiore. I fiori sono in capolini globosi unisessuali: gli inferiori femminili e grandi, i superiori maschili e piccoli. I capolini sono disposti in pannocchia.

Il nome generico (Sparganium) deriva dal greco sparganon (= fascia; “sparganio” in italiano antico), e indica una pianta con foglie a forma di nastro o fettuccia; mentre il nome specifico (“erectum” = eretto, dritto) indica ovviamente il tipo di portamento del fusto e delle foglie.
I tedeschi chiamano questa pianta: Aufrechter Ingelkolben ; i francesi la chiamano Rubanier dressé; mentre gli inglesi la chiamano Branched Bur-reed.

È una pianta alta da 40 a 80 cm (1,5 metri al massimo). La forma biologica è idrofita radicante (I rad), ossia sono piante acquatiche perenni le cui gemme si trovano sommerse o natanti ed hanno un apparato radicale che le ancora al fondale.
In questo tipo di piante si nota una evidente riduzione delle parti vessillifere (fiori vistosi con petali policromi). Questo potrebbe indicare una forma più evoluta rispetto ad altre specie appartenenti ad altre famiglie dello stesso ordine.

Radici secondarie da rizoma.

La parte ipogea consiste in un grosso rizoma arcuato, stolonifero e strisciante poggiato sul fondale fangoso, da cui si erge la parte aerea del fusto. Il rizoma ha un colore bruno-chiaro.
La parte emersa del fusto è cilindrica e fasciata da lunghe foglie dalla caratteristica forma a coltello; è eretto, robusto e ramoso.
Diametro del rizoma: 3 mm.

Le foglie sono semplici (a lamina intera), lineari (nastriformi) e senza stipole; sono carenate nella parte basale (quasi trigone); hanno una consistenza abbastanza rigida (sono coriacee) oppure sono morbide a seconda della sottospecie; il portamento è eretto oppure liberamente fluttuante nell'acqua.

Foglie basali sono quelle radicali sono lunghe a volte più della stessa infiorescenza e sono disposte a ventaglio.
Lungo il fusto sono disposte le foglie cauline in modo alternato (l'ordine di distribuzione è distico); sono inoltre più brevi, senza picciolo e guainanti il fusto.
Dimensione delle foglie: larghezza da 10 a 16 mm; lunghezza anche 1 m.

L'infiorescenza è composta da diverse pannocchie ramose zigzaganti, all'ascella di una brattea fogliacea, con almeno un capolino per ramo; questo è tipicamente globulare e verdastro (se femminile) oppure bruno-scuro (se maschile). In questa pianta infatti i fiori dei due sessi sono distinti: quelli maschili sono sopra; quelli femminili sono al di sotto; è quindi una pianta diclina. In particolare nei rami inferiori abbiamo solo capolini femminili (da 1 a 3); mentre in quelli superiori c'è un solo capolino femminile con molti maschili (da 6 a 9). Dimensione dei capolini: diametro di quelli femminili 12 - 20 mm; diametro di quelli maschili 4 - 12 mm.

I fiori sono unisessuali, monoici, attinomorfi, bi-ciclici (a due verticilli) e trimeri (ogni verticillo è composto almeno da tre elementi). I fiori sono inodori e sessili.

Gli stami sono 3 o più; esiste inoltre una forma rudimentale di perigonio formato da un verticillo di 3 o 6 squamette scagliose o brattee.
L'ovario è supero, uniloculare (formato da un carpello) e con un solo ovulo; l'ovario è sormontato da un semplice stilo; anche qui abbiamo un perigonio appena abbozzato di aspetto sepaloideo (da 3 a 6 tepali sepaloidi o brattee).
Fioritura: da giugno ad agosto.
Impollinazione: tramite anemogamia.

Il frutto assomiglia quasi ad un riccio marino dove ogni aculeo è un singolo frutto; si tratta quindi di un agglomerato di “drupeole acheniformi”. Ogni singolo frutto è una drupa (o noce) monosperma dove l'esocarpo (l'epidermide superiore) è spugnoso, mentre l'endocarpo (l'epidermide inferiore) è legnoso. Questo frutto è adattato al galleggiamento.


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LA MESTOLACCIA

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Elegante pianta di paludi e zone inondate, ha fusti eretti, alti fino ad un metro e più, privi di foglie e portanti i piccoli fiori in pannocchie ampie, molto ramificate, quasi trasparenti. I delicati fiorellini, grandi meno di 1 cm, sono inconfondibili perché formati da 3 petali rosa pallido. Le foglie sono tutte basali, con lamina ovale e lungo picciolo eretto, molto simili a grandi cucchiai che si ergono dal pelo dell’acqua.

Le foglie nascono dal rizoma, hanno un picciolo piuttosto lungo che si slarga a guaina e racchiude i piccioli delle foglie più interne. La lamina delle foglie è tondeggiante, la base è leggermente cuoriforme e l'apice è acuto.
I fiori normalmente sono otto, inseriti in un penduncolo sottile; il calice è formato da tre piccoli sepali verdi; la corolla ha tre petali di colore rosa o bianco, ovali o rotondi, lunghi il doppio dei sepali.
Fiorisce da maggio ad agosto.
Il frutto è composto da acheni, compressi disposti ad anello intorno al centro del fiore.
Si trova esclusivamente nei luoghi umidi e più spesso in quelli dove l'acqua stagna o ha una lieve corrente: bordi dei fossi e dei laghi fino ai 1300 m di quota.

Le foglie sono usate in medicina, come risolventi sulle contusioni. Le foglie hanno oltretutto scopo sudorifero, depurativo, e diuretico. Le foglie allo stato fresco hanno delle sostanze che potrebbero irritare la pelle della persona.

Poiché contiene un succo acre, in passato la pianta veniva usata per alleviare i dolori con applicazioni esterne, ma oggi non è più utilizzata per la facilità con cui causava serie vesciche. Anche gli usi popolari del rizoma, come astringente e diuretico, sono stati abbandonati. Questi impieghi dimenticati dimostrano la grande conoscenza che un tempo l’uomo aveva dei vegetali, quando doveva arrangiarsi con quello che aveva vicino.

Il nome plantago-aquatica si riferisce alla somiglianza delle sue foglie con quelle delle diverse piantaggini terrestri: si tratta solo di una somiglianza di forma che non richiama nessuna parentela tra queste specie molto distanti. E anche il nome comune di mestolaccia è chiaramente riferito alla forma di mestolo o di cucchiaio, delle foglie.


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L' ORCHIDEA MILITARE

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Orchis militaris L.è una pianta della famiglia delle Orchidacee e gli altri nomi comuni sono Giglio militare – Giglione crestato – Discordia – Pan del cuculo.                    

Il nome “militaris” deriva dalla forma del fiore che ricorda un uomo che porta un elmo in testa.

Robusta orchidea alta 20 – 60 cm con scapo diritto di colore violaceo lievemente angoloso nella parte superiore. Le foglie basali sono riunite in rosetta, di colore verde brillante e di forma ovato – lanceolata; le foglie del caule avvolgono a guaina il fusto. Sono presenti brattee membranacee più corte dell’ovario di colore rosa – violaceo. L’infiorescenza è formata da 10 – 40 fiori ed è dapprima densa, ovale o subconica, in seguito cilindrica e lassa.  Sepali e petali sono uniti in un casco di colore biancastro talvolta con deboli sfumature rosate sull’esterno e con strie violette all’interno. Il labello, lungo 10 – 15 mm è trilobato con lobi stretti ed allungati, i laterali rosa violacei mentre il lobo centrale appare  attraversato da una banda biancastra che termina a sua volta in due lobuli arrotondati e divergenti tra i quali è spesso presente una piccola appendice. Da notare le macchie di colore violaceo – porporino presenti sui lobi. Lo sperone è di forma cilindrica ed è rivolto verso il basso, lungo meno della metà dell’ovario.
 L’impollinazione avviene ad opera di Imenotteri dei generi Apis, Halictus e Andrena. Si incontrano tavolta individui apocromatici (forma Albiflora).
I fiori della maggior parte delle specie di Orchis non producono nettare (con alcune eccezioni, come p.es. Orchis coriophora), ma attraggono le api e i bombi grazie all'aspetto dei fiori, simile a quello di altre specie nettarifere.
Il suo habitat naturale sono i prati, pascoli, cespuglieti, boschi chiari, in prevalenza su fondo calcareo da 0 a 1800 metri. Presente in Italia con particolare frequenza su Alpi e Prealpi specie al nordest. Spostandosi verso il centro è progressivamente più rara interessando in prevalenza la fascia appenninica sino al Lazio e all’Abruzzo compresi che segnano il limite meridionale dell’areale.

Tutte quante le specie di questo genere sono rustiche, in special modo in Italia, dove altre invece non riescono ad acclimatarsi perché richiedono una temperatura estiva più fredda.

Quasi tutte le specie di Orchis sono impollinate da imenotteri della famiglia Apidae. Solo questi insetti sono in grado di perforare con la ligula lo sperone, avendo così accesso al nettare (nelle specie in cui esso è presente). Durante tale operazione le masse polliniche si attaccano alla testa dell'insetto e vengono trasportate al fiore successivo.

Le specie del genere Orchis richiedono terriccio fibroso e ben drenato composto di terra ben concimata, pietrisco e sabbia, mentre alcune di esse necessitano di una grande umidità. La posizione per le specie spontanee che crescono in Italia è anche di pieno sole, mentre la posizione dovrà essere ombreggiata per quelle che provengono dai climi più freddi, per cui andranno posizionate al riparo tra le radure degli alberi.

La moltiplicazione avviene per divisione delle piante durante il loro periodo di riposo; tuttavia la pianta risente di questa manovra per cui la ripresa sarà molto difficile. I coltivatori più esperti consigliano infatti la coltivazione in vaso per poi porre tutto il ceppo interrato a dimora in piena terra. Se invece si procederà ad una divisione prima che la pianta abbia il suo ciclo vegetativo si avrà una difficile fioritura, in special modo durante il primo anno.

Caratteristica peculiare è la simbiosi che stabiliscono i semi di queste ultime con funghi simbiontici dei generi Rhizoctomia e Armillaria. I semi infatti sono privi di sostanze di riserva, essendo di dimensioni ridottissime, pertanto con tali funghi formano delle endomicorrize, che suppliscono alle necessità nutritive del seme e che sono indispensabili per la germinazione. Una volta che la pianta ha germinato il rapporto simbiontico cessa.

Periodo di fioritura: Da aprile a giugno

Il nome Orchis deriva dal greco ὄρχις che significa testicolo. Fu Plinio il vecchio ad attribuirle questo nome, dopo aver notato che molte specie avevano per radici due tuberi somiglianti appunto ai testicoli. Questo, paradossalmente ha creato dei problemi alla diffusione della pianta perché, specialmente nel medioevo ci fu una caccia alla essiccazione dei tuberi secondo la teoria dei segni di Paracelso per cui alcune specie erano divinamente segnate per indicare all'uomo le proprietà medicinali. Quindi venivano ricercate per le potenti capacità afrodisiache.

Le diverse specie di orchidee vivono in differenti ambienti: alcune nelle zone umide e acquitrinose, altre nei boschi, nei pascoli o sulle rocce. Negli ultimi decenni, a causa delle attività umane, molti degli ambienti originari sono stati modificati anche in modo irreversibile, per tale motivo le specie spontanee sono divenute rare e talora sono scomparse. A questo si devono aggiungere le difficoltà di impollinazione, spesso affidata a specifici insetti, e di germinazione, legata alla presenza nel suolo di micorrize fungine. Per l’insieme di questi motivi tutte le specie appartenenti alla famiglia delle orchidee sono protette anche a livello internazionale dalla normativa CITES (relativa alle specie in pericolo di estinzione).






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LA GINESTRELLA

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E' una pianta arbustiva, molto ramosa, dimensioni tra 30 e 150 cm di altezza.

Il fusto è legnoso, di colore marrone o verde scuro, talvolta strisciante sul terreno. I rami giovani sono di colore verde.

Le foglie sono piccole, lineari e prive di picciolo, appressate al fusticino e delle dimensioni comprese tra i 15 ed i 35 millimetri di lunghezza, larghe al massimo 1-5 millimetri. Vengono prodotte durante l'inverno mentre, in estate, sono quasi totalmente assenti .Foglie sessili, lineari lanceolate o subspatolate, in inverno numerose erette ed appressate, rade in primavera e caduche in estate.
I fiori sono ermafroditi o unisessuali, piccoli, di colore giallo-verdicci, maschili numerosi portati da brevi pedicelli e riuniti in piccole cime formanti lunghi racemi, femminili sessili, solitari o in pochi e, in quest'ultimo caso, i fiori maschili e quelli femminili mostrano delle differenze legate al momento dell'impollinazione. Sono molto piccoli (1 o 2 millimetri) e con quattro tepali di colore giallo-verde. Gli stami sono 4. Lo stilo conduce ad un ovario tricarpellare infero. La fioritura avviene nel periodo compreso tra marzo e giugno.
Il frutto è a drupa sferica, 4-6 mm, prima verde poi rosso a maturità entro il quale si trovano i semi.
L'apparato radicale è di tipo austoriale, tipico delle piante emiparassite.
È diffusa in tutti i paesi del bacino del Mediterraneo e dell'Asia occidentale. Il suo habitat naturale è rappresentato dalla macchia mediterranea. Vegeta a quote comprese tra 0 e 1.100 metri. In climi particolarmente favorevoli si può spingere anche fino ai 1.800 metri.


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LA MADRESELVA PELOSA

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Della famiglia delle Caprifoliaceae, chiamato anche Caprifoglio peloso, questo arbusto a foglia caduca, originario dell'Europa, è diffuso in boschi e siepi.Questo arbusto, a portamento eretto, diversamente da altri caprifogli, ha foglie opposte ellittiche ed obovate, leggermente tomentose specialmente sulla pagina inferiore, fiori accoppiati ed ascellari, di colore bianco, tendente al giallo dopo l'impollinazione, e bacche rosse velenose, dette ciliegie di volpe, perché contenenti un glucoside amaro denominato xilosteina; il tronco ed i suoi rami forniscono un prodotto duro e compatto, il legno osso, traduzione letterale del termine xylosteum.

Il termine del genere (Lonicera) fu coniato da Linneo nel 1753 adattando al latino il cognome "Lonitzer", volendo ricordare il botanico Adam Lonitzer (1528-1586) - in italiano questo cognome si pronuncia Adamo Lonicer - medico condotto a Francoforte.
La parola latina xylosteum e l'adattamento italiano 'gisilostio', sono ripresi dal greco 'xylosteon' che, come già accennato, significa 'legno (duro come) osso'; 'caprifoglio peloso' per l'aspetto tomentoso delle foglie.

L'altezza del fusto è molto variabile: da 20 cm fino a 7 m e in genere è molto ramoso. Questa ramosità quasi cespitosa è data dalla presenza di gemme multiple, soprannumerali e in serie sovrapposte nelle zone ascellari del fusto.
Un'altra particolarità del fusto è che questo è caratterizzato dalla formazione di un unico strato di fibre “liberiane” (fibre a membrana ispessita che entrano nella costituzione del “libro”, all'interno della corteccia), per ciascun ciclo vegetativo annuale, facilitando così la determinazione della sua età.

Le foglie possono essere persistenti, semi-persistenti o caduche; la lamina quasi sempre è semplice di forma più o meno ovata; la disposizione delle foglie lungo il fusto è opposta a 2 a 2; possono essere picciolate (specialmente nei rami sterili – senza fiori) o sessili. Spesso sono connate ossia sono appaiate e saldate alla base tra di loro e formano quindi una unica foglia amplessicaule attraversata nel centro dal fusto (lamina perfogliata). Le pagine fogliari possono essere glabre o vellutate. In alcuni casi sono presenti delle stipole. La dimensioni delle foglie va 1 cm a 10 cm.

L'infiorescenza può essere ascellare o terminale. I fiori sono variamente disposti ma sempre in numero relativamente piccolo per ogni infiorescenza. A volte possono essere brevemente pedicellati su 2 brattee e 4 bratteole. Altre volte si hanno capolini sessili o infiorescenze cimose (corte o allungate).

I fiori sono zigomorfi, ermafroditi, tetraciclici (calice– corolla – androceo – gineceo) e pentameri; sono inoltre profumati da sostanze di natura benzoloide (essenze nelle quali prevalgono i composti ad anello benzoico). Questa profumazione si rileva anche spezzando i fusti della pianta.

Il calice, gamosepalo con 5 sepali saldati, normalmente è breve con 5 piccoli denti.
La corolla, gamopetala a 5 petali più o meno saldati fra di loro, è monosimmetrica (o zigomorfa) a due labbra terminali; quello posteriore è formato da quattro petali concresciuti; entrambe le labbra sono riflesse (ripiegate all'indietro). La parte iniziale della corolla può essere tubolare, campanulata o a imbuto. Il tubo può essere breve o lungo o sottile ma anche gibboso.
Gli stami sono 5 con i filamenti staminali inseriti nel tubo corollino; spesso sporgono per un buon tratto dalla fauce della corolla.
L'ovario è infero con 2-3 o 5 loculi. Si riscontrano anche casi di fusione di ovarii fra due fiori.
Sono piante a fecondazione entomogama (insetti e farfalle). I fiori delle varie specie attraggono soprattutto le sfingidi e grossi imenotteri come i Bombi che con la loro lunga proboscide riescono a raccogliere il nettare contenuto, fino a metà altezza, nel lungo tubo corollino.
Il frutto è una bacca succosa di colore rosso - violaceo o nero spesso tossica per la presenza di xilosteina. Contiene da pochi a numerosi semi discoidi.

Queste piante allo stato libero crescono su un vastissimo territorio che comprende oltre all'Europa, qualsiasi altra zona posta nell'Emisfero boreale come l'Asia, l'Africa e l'America, con particolare rilevanza per le regioni montuose dell'Asia centrale e orientale. Possiamo infatti considerare l'Himalaya, a una altitudine compresa tra i 3000 e 4000 m s.l.m., l'area di origine del genere Lonicera. comprese comunque anche le zone montuose della Cina occidentale.

In alcune zone dell'Himalaya si consumano le bacche zuccherine della L. angustifolia, mentre in Siberia sono ricercate quelle del L. coerulea (grande arbusto a grossi frutti). Altre specie commestibili sono due piante americane: L. involucrata e L. ciliata (questa informazione viene dal Ministero dell'Agricoltura di Washington).
Inoltre alcuni fiori delle Lonicere producono un dolce nettare commestibile che può essere utilizzato come sciroppo o sorbetto o in altri dolci.

L'impiego maggiore di queste piante si ha nel giardinaggio: sembra che almeno un terzo delle specie che si conoscono siano oggetto di coltivazione nei vari giardini d'Europa e degli altri paesi.
Sono considerati arbusti rustici o semi-rustici, a seconda del clima locale, i cui pregi di profumazione, dei fiori e di portamento assicurano a essi una larga diffusione commerciale. Le specie rampicanti sono utilizzate soprattutto per ricoprire muri o pergolati o creare galleria nel giardino. Quelle arbustive si prestano ottimamente per la formazione di macchie arbustive, per formare siepi o dividere zone diverse dei giardini.
Alcune specie fioriscono subito in Primavera (L. fragrantissima); ma la maggior parte delle specie di questo genere fiorisce nella stagione più calda (estate o anche fine dell'estate). Ci sono poi specie più delicate (L. sempervirens) alle quali vanno destinate zone più calde e protette. Altre sono striscianti (L. japonica-flexuosa) e allora saranno lasciate libere di vegetare come l'edera.
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Con il legno della pianta L. tartarica vengono costruiti dei giocattoli per i gatti in quanto contiene il nepetalactone, un terpene, che è ritenuto essere un surrogato dei feromoni sessuali felini (come ad esempio le sostanze contenute nell'erba gatta).
In alcune zone (come negli Stati Uniti o nella Nuova Zelanda) alcune specie di questo genere (L. japonica e L. maackii) sono considerate erbe infestanti invasive. Infatti il taglio della pianta o anche il fuoco non eliminano la possibilità di rigenerazione dai ceppi sotterranei che rimangono ancora attivi.





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IL CARICE

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Carex L., 1753 è un genere di piante della famiglia delle ciperacee. È il genere più ricco di specie dell'intera famiglia.

Si trovano in tutto il mondo ma principalmente nelle zone temperate.

Molte specie di carici (ma non tutte) si trovano in zone umide dove possono costituire la vegetazione dominante, in particolare nelle torbiere basse dette cariceti.

Ha l'aspetto di un folto ciuffo d'erba, con foglie lunghe 40-50 cm, arcuate, di colore verde brillante; con il tempo tende a divenire tappezzante, formando numerosi cuscini tondeggianti; in primavera produce lunghi fusti a sezione triangolare, eretti, che portano infiorescenze a spiga costituite da piccoli fiori scuri, che lasceranno il posto a numerosi semi fertili. Esistono cultivar variegate o con fusti di colore verde giallastro. C. grayi ha foglie simili al C. elata, e in estate produce numerose infiorescenze caratteristiche, a forma di stella.

Nel periodo primaverile tra le foglie spuntano dei lunghi fusti, che portano fiori scuri riuniti in spighe. Successivamente compariranno i frutti, ovvero dei semi anch’essi scuri, che permetteranno alla pianta di autoriprodursi. Il Carice si adatta perfettamente alla coltivazione in piena terra, arricchendo il giardino di un allegro disordine, ma si può allevare anche in vaso, ove assumerà dimensioni contenute. In ogni caso, è importante che il Carex non soffra mai per l’eccessiva siccità, essendo una pianta che può essere tranquillamente classificata tra le acquatiche.


Comune nelle paludi, stagni, sponde dei laghi e corsi d'acqua, ad un'altitudine che varia da 0 e fino a 1.500 mt. slm.



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