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domenica 16 luglio 2017

LA SAUNA

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La parola sauna è un'antica parola finlandese dall'etimologia non del tutto chiara, ma che, probabilmente, poteva essere originariamente legata al significato di dimora invernale.

Per avere una sensazione di maggiore calore veniva prodotto del vapore gettando acqua su pietre fatte riscaldare sul fuoco fino a diventare roventi. Tale accorgimento permetteva di far aumentare la temperatura tanto da consentire alle persone di levarsi gli abiti.

Nelle prime saune le pietre erano riscaldate con un fuoco a legna e il fumo (in finlandese savu) veniva fatto uscire dopo essersi diffuso nella stanza (la "savusauna" finlandese rievoca appunto questa usanza).

Costruzioni utilizzate sia come sauna sia come casa si trovavano ancora in Finlandia fino al XIX secolo anche se come eccezioni dovute principalmente alla povertà o all'utilizzo temporaneo di tali costruzioni, poiché sin dal XII secolo si possono rintracciare documenti che descrivono la separazione delle saune dalle case.

Il primo tipo di sauna fu quindi utilizzata principalmente come casa invernale e solo secondariamente per una pratica idroterapica.

Oggi, sauna può indicare l'ambiente relativo, la pratica idrotermoterapica che consiste nel suo utilizzo, o l'esercizio commerciale o il club che offra quanto necessario al pubblico o ai suoi membri, spesso insieme ad altri trattamenti estetici, idroterapici, o di benessere.

In relazione a tale ultima accezione la parola viene oggi in senso ampio a includere anche le pratiche e tradizioni profondamente diverse rappresentate dal hammam e dal bagno turco.

Secondo alcune leggende nella sauna vivrebbe un piccolo gnomo (Saunatonttu) che deve essere trattato con rispetto (tenendo acceso il fuoco sacro e lasciando del cibo fuori dalla sauna) per avere la sua protezione e non subire punizioni.

Secondo altri racconti e leggende la sauna era considerata un luogo sacro (come una vera e propria chiesa) dove si partoriva (tradizione protrattasi fino alla diffusione di adeguate strutture ospedaliere).

Nella rappresentazione sacra il fuoco era visto come un dono dal cielo, il focolare era l'altare e il vapore (löyly) ottenuto gettando l'acqua sulle pietre roventi rappresentava lo spirito o la vita (in molte lingue collegate al ceppo finnico - come ad esempio l'estone - ci sono parole corrispondenti a löyly con simili significati).

La sauna avrebbe svolto un ruolo importante addirittura durante la seconda guerra mondiale, durante gli scontri contro la Russia nel 1939 (quando d'inverno la temperatura scende sotto i -20 °C) consentendo ai finlandesi di resistere così lungamente davanti a un nemico decisamente superiore.

La sauna in Finlandia è ormai una parte integrante della cultura e dello stile di vita finlandese: si pensi che c'è in media quasi una sauna ogni due abitanti.

Per i finlandesi la sauna è un luogo dove rilassarsi fisicamente e mentalmente, non è un lusso ma una necessità: tanto che la sauna stessa è la prima costruzione tradizionalmente eretta da un contingente militare di pace finlandese.

Questa consuetudine deriva dalle origini stesse della popolazione finlandese: la sauna è sempre stata la prima costruzione realizzata da chi si spostava. D'altra parte nella sauna si può vivere, cucinare il cibo sulla stufa, prendersi cura della propria igiene e far partorire in un ambiente abbastanza sterile.
Dal punto di vista idroterapico la sauna finlandese si riallaccerebbe a un'antica tradizione di medicina naturale che in occidente è stata tramandata principalmente attraverso gli insegnamenti di Ippocrate di Coo e Galeno (e successivamente di Sebastian Kneipp e Vincent Priessnitz) e ha conosciuto la sua massima diffusione con il calidarium (laconicum), tepidarium e frigidarium delle terme romane e con il successivo hamam turco (dall'arabo "scaldare"), ma di cui si può trovare traccia anche in altre tradizioni dal mushiboro giapponese, al banja russo, alla capanna del sudore degli eschimesi o degli indiani d'America, al temazcal messicano.

Dal punto di vista del costume, invece, la sauna (come già nelle terme romane e nel hamam turco) è sempre più concepita come un momento di ritrovo socializzante e/o di relax e si sta diffondendo rapidamente nelle strutture adibite alle vacanze, nei centri benessere e perfino nelle palestre.



Questa è una delle ragioni per cui dalla tradizionale sauna di fumo, o comunque con stufa a legna, si è passati alla più pratica sauna con stufa elettrica e si sta diffondendo addirittura quella a raggi infrarossi, decisamente lontana dalla sauna finlandese originale.

La sauna anche per la sua funzione di interazione familiare e sociale è stata concepita per essere praticata in totale nudità e in ambienti promiscui. Infatti nella sauna finlandese originale le temperature prossime ai 100 gradi impediscono l'uso di qualsiasi indumento o protezione che comporterebbe tra l'altro il rischio di collasso. Viene infatti così praticata nei paesi di lingua tedesca. Nei paesi del nord Europa, le saune pubbliche sono separate per genere, come ambienti o giorni. Negli altri paesi di solito, in contrasto con lo spirito più originale e profondo di questa pratica ed in conformità agli usi, al comune senso del pudore ed alle leggi, le saune sono miste e non è accettato l'accesso completamente nudi; le temperature sono più basse in modo da potersi coprire. Nelle saune gestite con maggiore attenzione è però vietato utilizzare i costumi da bagno per il rischio di emissioni di sostanze nocive, gassose o meno, dalle fibre sintetiche degli stessi e di reazioni epidermiche; si usano pertanto per coprirsi gli asciugamani o gli accappatoi di cotone.

La sauna filandese è la sauna originale, o propriamente detta, in cui la temperatura può raggiungere gli 80-100 °C, inducendo un'abbondante traspirazione della pelle, mentre l'umidità non supera il 10-20%, a parte quando si getta l'acqua sulle pietre. All'acqua vengono talora aggiunti oli essenziali a effetto balsamico come, ad esempio, essenze di pino o di eucalipto.

Le stufe utilizzate possono essere a legna o elettriche.

Tipicamente la pratica della sauna prevede di alternare a minuti nella sauna bagni in acqua fredda o docce fredde.

Il sanarium o Biosauna è una tipologia intermedia fra la sauna finlandese e il bagno turco. In questo tipo di sauna la temperatura può raggiungere i 50-60 °C, mentre l'umidità è normalmente del 50%.

La traspirazione, generalmente meno intensa che nella sauna finlandese, viene più che compensata da tempi di permanenza generalmente più lunghi (quindi alla fine si possono perdere più liquidi).

Talvolta in questo tipo di sauna viene diffuso vapore generato da erbe essiccate inumidite, cercando di riprodurre le condizioni del bagno di fieno.

L'ambiente in cui si svolge il bagno turco è saturo di vapore acqueo (umidità al 100%) formando una nebbia a temperatura stratificata (da 20/25 °C al livello dei piedi a 40/50 °C all'altezza della testa) che, depositandosi sulla pelle, invita alla traspirazione.

Non si tratta soltanto di un bagno di vapore, ma è normalmente concepito come un momento di ritrovo socializzante e di riposo, spesso associato a massaggi. Nella tradizione araba, l'hammam (dall'arabo "bagno"), similmente alle terme romane, è formato da tre sale: una sala è molto calda (harara), una tiepida e l'ultima fresca.

Il hammam, secondo la tradizione marocchina, prevede l'uso del sapone nero, l'olio di Argan e l'impiego del rassoul (talora trascritto rhassoul e, correttamente, ghassul): un'argilla estratta nelle montagne dell'Atlante marocchino. Il sapone nero è una pasta scura a base di olive e sali minerali che si applica su tutto il corpo nel tepidarium per le sue proprietà purificanti e esfolianti che rendono la pelle molto morbida. Inoltre, la frizione con il guanto di crine stimola la circolazione. L'olio di Argan si estrae dai semi della pianta omonima che cresce nelle zone desertiche. Il massaggio conclude il percorso del hammam. Infine, il ghassul, unito all'acqua diventa una pasta morbida che spalmata su mani e piedi assorbe le impurità che si eliminano con semplice risciacquo dopo una decina di minuti di posa.

Dalle spa alle beauty farm, oggi il hammam è uno dei trattamenti di bellezza più diffusi.

Diversamente dagli altri tipi di sauna quella a raggi infrarossi o Infrasauna non è necessario un preriscaldamento dell'ambiente in quanto le radiazioni infrarosse (innocue onde elettromagnetiche emesse anche dal nostro corpo e dal sole) vengono assorbite principalmente dal corpo stesso e in una piccola frazione riscaldano l'aria circostante, in genere non superando mai i 60° che si raggiungono gradatamente. La caratteristica principale di queste saune sono l'assenza di vapore (caldo secco) e una maggiore semplicità nell'installazione.
Le prime terme nacquero in luoghi dove era possibile sfruttare le sorgenti naturali di acque calde o dotate di particolari doti curative e poi si diffusero anche dentro le città e rappresentarono uno dei principali luoghi di ritrovo durante l'antica Roma unendo alle strutture propriamente "termali" anche piccoli teatri, biblioteche, sale di studio e addirittura negozi.

Negli antichi insediamenti aztechi, le donne partorissero in una sorta di capanna "sudatoria", così da poter beneficiare del calore lenitivo e rilassante per alleggerire le doglie.
Ma, accanto alle proprietà terapeutiche, per molti popoli, tra cui gli indiani sioux, il bagno di sudore rappresentava anche una funzione di purificazione.
Le tradizioni della sauna si sono conservate e perfezionate soprattutto in Finlandia e in Russia: non è raro scorgere, sulle rive dei laghi e dei fiumi, casette di legno costruite a questo scopo.
Nell'immediato dopoguerra, la moda della sauna finlandese si è diffusa anche in Europa e negli Stati Uniti grazie al fatto che, tra l'altro, viene considerata un ottimo metodo per rilassarsi e favorire un sonno salutare.

Non esiste un momento adatto per fare un bagno di vapore; è comunque indispensabile, per godere dei benefici, avere tempo per farlo bene e con calma.
Per quanto riguarda il mangiare, è più che sufficiente uno spuntino leggero con yogurt e frutta. Una tisana calda - bevuta prima di iniziare la sauna - aiuta a sudare. Al termine del trattamento è opportuno calmare la sete con succhi, tisane ed acqua, evitando ovviamente le bevande alcoliche.
Prima di entrare nella sauna è opportuno farsi una doccia, insaponandosi bene con il sapone. Questo consente di preparare la pelle con i pori ben aperti e facilita il rilassamento di tutto il corpo.

Una volta usciti dalla sauna, si fa una doccia con acqua fredda (il getto deve essere dolce) che riporti a livelli normali la temperatura corporea. Viene, poi, il momento del riposo: avvolti in un accappatoio o con l'aiuto di coperte, ci si stende sul lettino. Questo tempo, non più di quindici minuti, può essere impiegato anche per schiacciare un sonnellino.
Si torna, infine, nella sauna per il secondo passaggio - circa altri dieci minuti - stando attenti a ripetere i medesimi accorgimenti. Al termine la pelle sarà più morbida ed elastica: un buon latte vegetale (una crema idratante a base di erbe) potrà concludere il trattamento.

Con il sudore, nella sauna si disperdono i liquidi corporei e i sali minerali. Diventa quindi fondamentale reintegrare quanto perso. Sono messe al bando le bevande zuccherate, stimolanti e, soprattutto, quelle alcoliche, non solo durante, ma anche prima e dopo la sauna. Tra le bibite indicate ci sono acqua non gasata, tisane di lampone, malva, ortica, tiglio, succhi di frutta o di verdura. Il momento più indicato per bere è, comunque, dopo la sauna.

È bene che le persone che soffrono di ipertensione, di affezioni polmonari o cardiache e di problemi circolatori evitino la sauna. Tuttavia, per i neofiti, è sempre opportuno chiedere consiglio al proprio medico di fiducia prima di iniziare il trattamento con i bagni di calore.

Non esiste una statistica che rileva i benefici psichici della sauna, tuttavia, pressoché univocamente si sostiene che dopo un bagno si provano rilassamento psico-fisico, diminuzione di ansia, e sensazione di energia.

L'abbondante sudorazione provocata dalla sauna, elimina circa un litro d'acqua e pulisce a fondo la pelle, rimuovendo impurità e sostanze tossiche. È evidente, però, che la perdita di liquidi va reintegrata al termine bevendo tisane e succhi di frutta. La sauna, dunque, non "fa" dimagrire, ma certamente contribuisce a migliorare ricambio e metabolismo.

La sauna disintossica in profondità e, quindi, rende la pelle luminosa e trasparente ed i tessuti maggiormente elastici. Il bagno di calore, inoltre, favorisce il rilassamento e aiuta il sonno notturno. Infine, vengono migliorate la circolazione sanguigna e linfatica e aumenta la attività della pelle, dei tessuti e delle ghiandole.
In pratica la sauna equivale ad una profonda pulizia di tutto il corpo e rende la pelle maggiormente resistente agli agenti atmosferici, dal freddo al caldo, dal vento allo smog.

Gli effetti benefici della sauna intervengono anche su cuore, sulla circolazione, sulla pelle e sulla respirazione e migliorano la resistenza alle infezioni, quali sinusiti, raffreddori ed influenze.
Tutto l'organismo risente dunque positivamente di questi effetti che lo rendono più energico e attivo. In Germania, ad esempio, si cominciò a considerare la sauna durante le olimpiadi di Berlino del 1936, quando si constatarono i risultati degli atleti finlandesi che avevano chiesto di avere a disposizione dei bagni di calore.



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venerdì 3 giugno 2016

LA GRANDINE

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La grandine è un tipo di precipitazione atmosferica formata da tanti pezzi di ghiaccio (chiamati comunemente "chicchi di grandine"), generalmente sferici o sferoidali, che cadono dalle nubi cumuliformi più imponenti, i cumulonembi.

La grandine è formata da chicchi di ghiaccio che possono avere forma e dimensione diversi. Normalmente la grandezza è quella di una  nocciolina ma non sono rari i casi in cui la grandezza raggiunge quella di una noce o addirittura quella di un'arancia.

La grandine si forma, generalmente, durante i temporali. All'interno dei cumulonembi, le forti correnti ascendenti trasportano le gocce di acqua fino a quote in cui la temperatura è inferiore allo zero. Le goccioline di acqua passano prima allo stato sopraffuso (gocce di acqua allo stato liquido pur in ambiente sottozero) e successivamente si trasformano  in cristalli di ghiaccio. Fin tanto che la forza delle correnti ascendenti riesce a mantenere il cristallo di ghiaccio all'interno della nube, questo avrà la possibilità di aggregarsi con altri nuclei di acqua sopraffusa e di accrescere il suo volume. Quando il peso del chicco di grandine riesce a vincere la forza contraria della corrente ascendente, questo precipita al suolo. La sua grandezza e le sue caratteristiche, dipendono quindi dalle caratteristiche del temporale che lo ha generato. Quando il processo di congelamento interessa stadi molto freddi della nube in cui le goccioline d'acqua sono meno numerose, è normale che nel chicco di grandine finiscano inglobate anche piccole bolle di aria.

Lo spaccato di un chicco di grandine mostra, come un albero, la storia della sua evoluzione. Si possono facilmente distinguere le varie stratificazioni. Alcuni chicchi hanno mostrato fino a 20/25 stratificazioni di ghiaccio l'una sull'altra.

I chicchi di grandine che cadono ad alte temperature sono trasparenti perché privi di bolle d'aria; quelli che cadono a temperature più basse sono bianchi perché viceversa ne contengono molte.

Durante e dopo una grandinata la temperatura si abbassa rapidamente (anche di dieci gradi in mezz'ora) perché il ghiaccio solido per trasformarsi in acqua liquida sottrae calore all'ambiente, con la possibilità a volte di generare trombe d'aria.



I danni più o meno rilevanti non sono proporzionali solamente alla dimensione del chicco, ma dipendono da una somma d'altri fattori. Queste variabili sono cinque e sono costituite da: dimensione del chicco di grandine; velocità di caduta del chicco; durezza del chicco; forma del chicco; orientamento della traiettoria di caduta del chicco.

I chicchi di grandine possono avere le più disparate forme e dimensioni: a volte i chicchi sono sferici od ellissoidi, raramente possono avere forme irregolari ed essere stellati, un fenomeno molto curioso. Si tratta di una precipitazione costituita da chicchi di ghiaccio che possono raggiungere dimensioni tra le più svariate. In Italia le grandinate medie, hanno una dimensione che varia da 5 a 10 mm, con diversi casi ogni anno (sempre più crescenti nel tempo) di chicchi che possono essere maggiori e raggiungere le dimensioni tra la 4 e la 6 della scala TORRO (introdotta nel 1986), corrispondente ad un diametro massimo fino a 6 cm ed oltre. Spesso e volentieri seguendo le indicazioni della scala Torro, i chicchi di grandine vengono paragonati ad oggetti ed a frutti noti, come acini d'uva, noci, pesche.

Le tempeste di grandine possono provocare ingenti danni, fino a provocare il decesso di esseri viventi e il danneggiamento dell'agricoltura. Nel nord dell'India, nel 1888, chicchi di dimensioni superiori a 5 cm uccisero 246 persone e 1600 tra pecore e capre. Nel 1932, una tempesta nella provincia dello Hunan (nel sud-est della Cina) causò la morte di almeno 10 persone, così come una grandinata su Bogotà in Colombia avvenuta nel 2007.

Secondo lo Storm Prediction Center, agenzia meteorologica statunitense, fra il 1975 e il 1994 la grandine negli Stati Uniti ha ucciso 8 persone.

Più di recente in Italia, nel nord ovest della Lombardia con epicentro nel comune di Casorezzo si verificò il 18 agosto 1986 una grandinata di dimensioni eccezionali per quella zona. La grandine aveva dimensioni di circa 10 cm ed un peso medio stimato di 400 g. Le precipitazioni distrussero completamente i campi di mais della zona, compromettendo le colture per i due anni successivi. Circa il 95% degli edifici subì danni di varia entità. Furono presentate interpellanze parlamentari e la regione Lombardia erogò dei finanziamenti per far fronte allo stato di calamità naturale che si era venuto a creare.

Il 3 maggio 2013, a causa della formazione di una grossa tromba d'aria nella pianura tra Modena e Bologna, una grandinata di dimensioni eccezionali (chicchi di diametro superiori ai 12 cm), ha devastato numerose località e provocato sei feriti. I danni provocati dalla grandine dipendono principalmente dalla sua densità, ossia dal rapporto tra massa e volume del chicco.
La grandine ha anche i suoi risvolti positivi: dopo una giornata rovente di piena estate, una grandinata è capace di esaltare fortemente il ricambio d'aria e la sensazione di refrigerio, un attimo l'aria si raffredda, ancor più se l'episodio di grandine è abbondante e capace d'imbiancare il suolo. La grandine può trascinare con sé anche le microparticelle di inquinamento diffuse nella bassa atmosfera, purificando l'aria.

A livello di frequenza, è più facile imbattersi in una grandinata nel Kenya. Fra le aree dove invece si verificano i maggiori eventi devastanti figurano il Nord India (altopiano del Deccan) ed il Bangladesh. Il più grande chicco di grandine mai trovato pesava quasi 1,1 kg ed è caduto proprio in Bangladesh il 14 aprile 1986. Durante questa tempesta, con chicchi di grandine come zucche, morirono 92 persone. Il 30 aprile 1888, una grandinata nei distretti di Moradabad e Beheri aveva ucciso ben 246 persone, diventando così la tempesta più letale mai conosciuta per il territorio dell'India.

Esistono vari sistemi, usati prevalentemente in agricoltura, per ovviare ai danni da grandine, riducendone al minimo l'incidenza sulle colture. Per aree limitate (a causa dei costi di installazione) vengono usate reti antigrandine, in particolare per proteggere allevamenti e coltivazioni pregiate quali tendoni e spalliere per la viticoltura da esportazione e per la produzione di vini pregiati. Per aree vaste si usa invece un principio fisico, applicato spandendo tra le nubi dello ioduro d'argento. I chicchi di grandine si formano a partire da nuclei solidi molto piccoli; se si aumenta il numero di questi nuclei, si riduce in proporzione la dimensione media dei chicchi. Per ottenere tale effetto si usano tecniche diverse, come sparare dei razzi che esplodendo in quota liberano queste polveri, oppure spandendo le stesse con aerei appositamente attrezzati (tecnica cloud seeding). Un ulteriore sistema, la cui efficacia è ancora di opinione controversa, è l'uso del cannone antigrandine.

Altro metodo, indiretto, per limitare i danni economici da grandine è l'assicurazione (preventiva) dei raccolti: ad inizio stagione si assicura il prodotto per il valore che si ritiene di poter produrre sugli appezzamenti e, in caso di evento grandinigeno, vengono mandati periti che stimano il danno riportato dall'assicurato.



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venerdì 8 gennaio 2016

DOPO LA MORTE...

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La decomposizione (anche detta, impropriamente, putrefazione) è il processo di disfacimento dei corpi (o di parte di essi) di organismi precedentemente viventi, che si scompongono nelle forme più semplici della materia dopo la morte.

La scienza che studia la decomposizione è generalmente denominata tafonomia.

Il fenomeno ha rilevanza per l'uomo anche sotto l'aspetto sanitario e della nutrizione, poiché l'uomo si alimenta di carni di animali morti, anch'esse quindi soggette a decomposizione.

È comune opinione degli studiosi che la decomposizione cominci al momento della morte, immediatamente dopo di essa, anche se la visibilità esterna dei suoi effetti sia relativamente successiva.

Stanti motivazioni che fanno parte di un istinto generale ed innato dell'Uomo che comprende anche le riflessioni razionali ed irrazionali sulla morte, la decomposizione è vista dall'uomo come un fenomeno temuto e terribile. Uno degli istinti innati, comune anche ad altri mammiferi, è l'immediata repulsione alla vista ed all'olfatto di cadaveri decomposti (con accessi di somatizzazione che includono la nausea ed il vomito).

Una delle pratiche funebri più note, la cremazione, sottrae il cadavere alla decomposizione ordinaria più deterministicamente decomponendolo con l'azione della combustione, che ne scinde ugualmente le molecole, ma per effetto del fuoco e rapidamente.

Un altro dei modi scoperti dall'Uomo per contrastare il processo decompositivo, è l'imbalsamazione, che lo ritarda, ma non lo arresta indefinitamente. Gli imbalsamatori, del resto, tipicamente pongono la loro maggiore attenzione alle parti del corpo più in vista, come la faccia e le mani, talvolta non curandosi di altre parti, o addirittura rimuovendo le parti molli come l'intestino e gli altri visceri, (l'eviscerazione è anche una pratica seguita presso molti popoli con finalità e ritualità religiose).

I prodotti chimici usati nell'imbalsamazione respingono la maggior parte degli insetti e ritardano il processo di putrefazione batterica, ma non conservano un corpo indefinitamente.

In ambienti sufficientemente asciutti, un corpo imbalsamato può conservarsi in stato di mummia per tempi anche considerevoli.

Dalla scoperta che il congelamento del cadavere rallenta l'azione della maggior parte delle forme viventi capaci di aggredirlo si è sviluppata la tecnica dell'ibernazione, che per taluni sarebbe applicabile anche a corpi vivi senza causarne la morte.

Notoriamente le componenti ossee del corpo sono le ultime a decomporsi, dunque lo scheletro è quanto spesso si ritrova di una salma a seguito della riesumazione.

Il tempo necessario perché un corpo umano si riduca ad uno scheletro può variare notevolmente. Normalmente il corpo di un adulto sepolto in terreno ordinario senza una bara richiede dieci-dodici anni per decomporsi ad uno scheletro, in un clima temperato. Immergendo il corpo in acqua, la scheletrificazione accade circa quattro volte più velocemente; esponendo il cadavere all'aria aperta, otto volte più velocemente.

Lo scheletro, in sé, non è permanente poiché gli acidi a cui il cadavere è esposto possono disintegrarlo (questo è uno dei motivi della mancanza di resti umani nel relitto del Titanic anche in parti della nave inaccessibili ai pesci ed agli altri agenti degradanti).

I corpi esposti a terreno freddo e umido possono invece sviluppare una sostanza cerosa denominata "adipocera", a causa dell'azione (sulle proteine e sui grassi del corpo) di prodotti chimici presenti nel terreno. La formazione di adipocere ritarda la decomposizione inibendo l'azione dei batteri che causano la putrefazione.

Varie scienze, per finalità diverse, studiano la decomposizione dei corpi.

Queste scienze hanno spesso relazione con la medicina legale, perché il motivo più frequente per lo studio specifico sulla decomposizione dei corpi umani è determinare il periodo e la causa della morte di un dato individuo a fini legali.

La patologia legale, che studia gli indizi eventualmente utili a individuare la causa della morte come fenomeno medico:
L'entomologia legale, che studia gli insetti e gli altri parassiti trovati nel cadavere; la sequenza in cui compaiono, i generi di insetti e in quale momento del loro ciclo di vita sono trovati, sono indizi che possono far luce sulla data di morte, sulla durata di esposizione del corpo e chiarire se il corpo è stato spostato.
L'antropologia legale è il ramo dell'antropologia che studia gli scheletri ed i resti dell'essere umano, per cercare solitamente indizi quanto all'identità, alla razza ed al sesso del loro ex proprietario.



La velocità e la completezza con cui si degrada un corpo sono influenzate da quattro fattori, il più importante dei quali è la temperatura: la velocità delle reazioni chimiche in un cadavere raddoppia ogni volta che la temperatura aumenta di 10 gradi. Umidità e acqua dell'ambiente attenuano queste reazioni, rallentandone gli effetti. Estrema alcalinità o acidità accelerano la degradazione delle molecole biologiche da parte degli enzimi, sebbene anche in questo caso un'abbondanza di acqua attenui gli effetti. Ogni cosa, infine, che blocchi l'esposizione all'ossigeno, come il trovarsi sottoterra, sott'acqua o a grande altitudine, rallenta la decomposizione. A seconda della combinazione di questi quattro fattori, un corpo diventa scheletro in appena due settimane o anche più di due anni.
Gli scienziati forensi usano le conoscenze di biologia e chimica della decomposizione, e delle variabili che ne influenzano la velocità, per stimare il momento della morte di una persona e scoprire sepolture clandestine. Medici ed eticisti possono dissentire sulla definizione del momento della morte, ma gli stadi attraversati da un corpo in decomposizione sono noti in modo dettagliato. I tempi indicativi sono approssimativi, e si riferiscono a un corpo all'aria aperta. La sepoltura, in terra o in una bara, può estendere significativamente i vari intervalli.

Nel primo stadio i tessuti molli cominciano a decomporsi, in una catena di eventi che inizia con l'autolisi, o autodigestione. Al cessare della respirazione e della circolazione, le cellule restano prive dell'abituale rifornimento di ossigeno. Possono sopravvivere, per un arco di tempo che va da qualche minuto a qualche giorno, ma non possono più scaricare i prodotti di scarto nel flusso sanguigno. L'anidride carbonica, uno dei prodotti di scarto del metabolismo, è acida, perciò il suo accumulo fa aumentare l'acidità all'interno della cellula, provocando la rottura delle membrane cellulari. Le singole membrane che circondano organelli chiamati lisosomi tendono a dissolversi per prime, e i loro sacculi contengono enzimi digestivi che normalmente la cellula usa per degradare macromolecole organiche come le proteine. Una volta usciti dai lisosomi, questi enzimi cominciano a digerire le cellule dall'interno, producendo vescicole all'interno e sulla superficie dei tessuti e degli organi interni, e sulla pelle. Il fluido delle vescicole, costituito da resti delle cellule digerite, è ricco di sostante nutritive.
Quando le vescicole si rompono, questi fluidi danno alla superficie del cadavere una lucentezza umida. Le cellule profonde dalla cute iniziano a staccarsi, con il risultato che la pelle scivola via, uno dei primi rivoltanti segni visivi che segnalano la decomposizione.
Nel giro di qualche ora dopo la morte iniziano anche altri fenomeni. I muscoli si irrigidiscono (rigor mortis), a cominciare dalle palpebre, mascella e collo, quando le cellule smettono di pompare via gli ioni di calcio; è proprio questo pompaggio a mantenere la flessibilità dei muscoli. Per un po' le cellule muscolari continuano a convertire le sostanze nutritive in energia, ma in assenza di ossigeno il processo produce acido lattico, che provoca la contrazione dei muscoli. All'irrigidimento contribuisce anche la gelificazione del contenuto cellulare, dovuto all'aumento dell'acidità. Il rigor mortis arriva al suo apice in 24 ore, ma poi subentra il rilassamento via via che le cellule soccombono all'autolisi.
Il corpo inoltre comincia a raffreddarsi (algor mortis) fino alla temperatura ambiente, generalmente a circa 0,8 gradi l'ora. Ovviamente l'algor mortis può essere influenzato dalle dimensioni e dal punto in cui si trova il corpo, dagli abiti e dalle condizioni climatiche.
Entro un'ora o due dalla morte l'azione della gravità fa depositare i globuli rossi e le cellule bianche del sangue (livor mortis), conferendo gradualmente alla pelle un colorito purpureo o bluastro, salvo che nelle zone che subiscono una compressione, come la pelle a contatto con il terreno. La coagulazione massima avviene fra 6 e 12 ore. La marmorizzazione avviene dopo diversi giorni, quando il sangue e le proteine cominciano a decomporsi liberando composti solforati che contribuiscono allo sgradevole odore del cadavere.

Dopo una settimana circa, il rilascio di fluidi ricchi di sostanze nutritive inizia ad alimentare un esercito di microbi che producono l'ulteriore liquefazione dei tessuti molli del corpo. Batteri, funghi e protozoi, provenienti sia dal cadavere sia dall'ambiente, attaccano i tessuti, producendo numerosi gas, fra cui anidride carbonica, metano, idrogeno solforato, ammoniaca e una varietà di cosiddetti composti organici volatili come il benzene. Il rigonfiamento, o distensione, più evidente avviene nel tratto intestinale, dove si trova la massima concentrazione di microrganismi del corpo umano. I gas intrappolati possono uscire dal retto, o addirittura lacerare la parete intestinale.

Nello stadio della putrefazione attiva, insetti (larve e coleotteri, principalmente) e a volte alcuni carnivori ai microrganismi per rimuovere le restanti tracce di tessuto. Gran parte dei muscoli e dei grassi del corpo è ormai ridotta a un mefitico liquido colloso. Se il tessuto era esposto all'aria (condizioni aerobiche) avrà un pH molto basico, superiore a 9,0 (7,0 corrisponde a pH neutro). Se il cadavere è stato sepolto, in modo che prevalgano condizioni anaerobiche (assenza di ossigeno), il pH sarà invece acido (inferiore a 7,0). La decomposizione è tanto più rapida quanto più estremo è il pH.
Se le condizioni sono basiche e anche tiepide e umide, i lipidi (in primo luogo i trigliceridi) subiranno la «saponificazione», una reazione che produce adipocera, nota anche come cera dei cimiteri. (La stessa reazione è alla base della fabbricazione del sapone in commercio, prodotto da grasso animale.) Il colore dall'adipocera può andare dal biancastro al giallo scuro, con qualche pezzo brunastro. Anche la sua consistenza è variabile: può andare da dura e friabile, se la decomposizione è avvenuta rapidamente, a molle e pastosa, se è stata più lenta. Se l'adipocera ricopre parte del tessuto in decomposizione si crea un ambiente anaerobico e protetto dall'ambiente circostante, che rallenta il processo e potenzialmente ritarda anche di anni la liquefazione di quella area.

Nello stadio secco, le ultime tracce di tessuto sono state ormai rimosse. Resta lo scheletro. Cattivi odori e aspetto sfigurato sono in larga parte spariti. Le ossa subiscono un processo di decomposizione specifico, chiamato diagenesi, che può durare da qualche anno a decine di anni. L'osso ha due componenti: una proteica (collagene) e una minerale, l'idrossiapatite. Le proteine si degradano per prime, rendendo suscettibile il rimanente materiale scheletrico a processi di fessurazione e di sfaldamento. Eliminate le proteine, il materiale scheletrico verrà ridotto in polvere da cicli di congelamento e disgelo, umidità e carnivori ed erosione. Ma se le ossa si trovano in terreno secco e composto da certi minerali, questi minerali possono riempire le fratture e vuoti, legandosi all'idrossiapatite e permettendo a quel che resta del corpo di fossilizzarsi e di resistere all'usura del tempo.




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mercoledì 24 giugno 2015

IL TERMOMETRO

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Il primo termometro fu realizzato da Galileo Galilei nel 1607, seguì quello costruito da Daniel Gabriel Fahrenheit nel 1709 ad alcool a cui seguì quello a mercurio nel 1714. Nel 1732 anche René-Antoine Ferchault de Réaumur inventò un termometro, oggi in disuso. Nel 1742 Anders Celsius propose l'introduzione della scala centigrada attualmente in uso.
Strumento per misurare la temperatura di un corpo (o di un ambiente), costituito essenzialmente da una sostanza termometrica e da un sistema di lettura sulla base di una scala termometrica, di tipo diverso a seconda delle caratteristiche del corpo (o dell’ambiente) e del principio di funzionamento: termometri a dilatazione, basati sulla dilatazione o sul restringimento della sostanza termometrica, tra i quali particolarmente noto il termometro clinico, termometri a resistenza elettrica sono quelli basati sulla modificazione della resistenza elettrica della sostanza termometrica; termometri a variazione di pressione (o a pressione, a tensione di vapore, ecc.), in cui l’indicazione termometrica è costituita dalla pressione, variabile con la temperatura, di un aeriforme in un recipiente di volume costante; termometro digitale, con funzionamento a batterie e visualizzatore a cristalli liquidi. In relazione alla diversa sostanza termometrica si distinguono inoltre: termometro a liquido ( mercurio, ad alcol, a toluene), termometro a gas, termometri metallici (a bimetallo, a termocoppia, ecc.); in relazione alle caratteristiche di lettura e d’impiego si distinguono termometri a massima o a minima (sottint. temperatura), termometri a massima e a minima, termometri a rovesciamento.
Il termometro a mercurio è composto da un tubo di vetro chiuso contenente mercurio. La variazione di temperatura provoca una variazione di volume del mercurio, che viene visualizzata su una scala graduata posta sul tubo di vetro. Ormai il mercurio è fuori commercio.
Il termometro a gas misura la temperatura attraverso la variazione di volume o di pressione di un gas contenuto all'interno di un tubo di vetro. I termometri a gas sono molto precisi e vengono usati per la taratura di altri termometri.
Il termometro a lamina bimetallica è formato da una lamina a forma di U o di spirale, costituita da due metalli con diverso coefficiente di dilatazione (di solito ferro e rame) che vengono saldati tra di loro, uno nella parte esterna e l'altro nella parte interna della lamina. Una delle estremità della lamina è collegata ad un indice che si muove lungo una scala graduata. Quando la temperatura aumenta, la lamina si curva dalla parte del metallo meno dilatabile e la deformazione si trasmette all'indice.
Il termometro digitale usa un sensore costituito da un termistore alimentato da una corrente elettrica. Le variazioni di temperatura provocano nel sensore variazioni di resistenza elettrica, che attraverso un circuito elettronico vengono convertite in numeri e visualizzati su uno schermo di piccole dimensioni.
Il termometro a termocoppia usa un sensore costituito da due metalli saldati insieme che hanno la proprietà di sviluppare ognuno un diverso valore di tensione in conseguenza di una variazione di temperatura; la temperatura misurata è dunque proporzionale alla differenza di potenziale presente tra i due metalli.
Il termometro a resistenza misura la temperatura attraverso la resistenza di un elemento sensibile metallico, sfruttando la dipendenza della resistività di un metallo dalla temperatura.

La tossicità del mercurio spinse negli anni novanta del XX secolo alla progettazione di termometri elettronici e termometri che utilizzano liquidi diversi dal mercurio. Entrambi questi tipi possono essere usati per via orale, ascellare o rettale. Esistono anche altri tipi di termometro, come, ad esempio, quelli per la misura della temperatura del timpano, oppure quelli costituiti da una banda adesiva da applicare alla fronte del paziente.
A partire dal 3 aprile 2009 i termometri a mercurio (che è un metallo considerato dannoso per la salute) sono stati banditi dal mercato italiano, secondo quanto previsto da una direttiva dell'Unione europea, applicata attraverso l'entrata in vigore del decreto ministeriale formulato il 30 luglio 2008.Gli attuali termometri a liquido sono al galinstano.
Il timpanico o termometro infrarosso a distanza riceve ed elabora le radiazioni infrarosse emesse naturalmente dal corpo umano (e da tutti i corpi in generale), fornendo una misurazione precisa, igienica e ripetitiva della temperatura. Il primo termometro di questo tipo, brevettato e prodotto in Italia, utilizza un sistema ottico di puntamento brevettato che attraverso due fasci di luce LED permette di posizionare il termometro alla corretta distanza dalla fronte (la zona più adatta per misurare la temperatura, in quanto è attraversata dall'arteria temporale, attraverso la quale si ha un costante e abbondante afflusso sanguigno) o dalla superficie dell'oggetto (liquido o solido) di cui interessa la temperatura. La precisione della misurazione della temperatura nel caso del termometro infrarosso a distanza dipende infatti dalla corretta distanza di posizionamento del termometro stesso.



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