Visualizzazione post con etichetta varese. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta varese. Mostra tutti i post

lunedì 4 maggio 2015

IL TENNIS

.


Il nome del tennis non è sempre stato quello che è adesso. In Italia era spesso confuso con la pallacorda, e nella stessa Francia era chiamato jeu de paume, come la pallacorda.

Il nome nacque dall'errore di pronuncia dei primi tennisti inglesi: nel XV secolo era obbligatorio, prima di lanciare la palla, gridare l'avvertimento tenez! (francese per tenete!). L'assonanza portò poi gli inglesi a chiamare il gioco "tennis".

Per uno strano gioco del caso, però, in Inghilterra è improprio chiamare il tennis... tennis. Questo nome è infatti ancora riservato alla pallacorda. Il nome corretto è lawn-tennis, anche se ovviamente tutti, inglesi compresi, per comodità hanno abbreviato a "tennis".

La storia del tennis risale al Medioevo,all'antico gioco greco dello sphairistike, ed è menzionato nella letteratura fin dal Medioevo. Gawain Gwalltafwyn, uno dei cavalieri della Tavola Rotonda, giocava a tennis con un gruppo di giganti nel racconto The Turke and Gowin.

La forma medievale del tennis è chiamata real tennis (dall'inglese royal, "regale", poi diventato "real" poiché molto praticato a corte). Il real tennis si evolse per tre secoli da jeu de paume: un antico gioco francese e italiano del XII secolo chiamato pallacorda in italiano. Aveva dei richiami alla palla basca e alla pallamano americana. Prima la palla era colpita con la mano nuda, poi con la stessa coperta da un guanto. Una teoria suggerisce che il gioco fosse inizialmente giocato dai monaci di clausura, viste le dimensioni e la forma dei primi campi. Intorno al 1520 il guanto era diventato una piccola racchetta. Un ritratto del re Carlo IX di Francia del 1552 ritrae il neonato sovrano con una racchetta in mano. Il real tennis aumentò la sua popolarità di volta in volta tra i nobili francesi e raggiunse il massimo picco nel XVI secolo.

Francesco I di Francia, che era appassionato del real tennis, costruì campi e divulgò il gioco sia tra i membri della corte sia tra il popolo. Il suo successore Enrico II era anch'egli un ottimo giocatore e continuò la tradizione; il prete italiano Antonio Scaino da Salo, descrisse tale gioco nel libro intitolato Trattato del Giuoco della Palla e scritto nel 1555. Ben due re francesi morirono in incidenti legati al gioco: Luigi X per ripetuti attacchi dopo una partita e Carlo VIII dopo essere stato colpito dalla palla.

Re Carlo IX stabilì la prima corporazione dei professionisti di pallacorda nel 1571, organizzando inoltre il primo torneo con racchette, diviso in tre categorie: apprendisti, amatori, professionisti. Il primo codice che stabiliva il regolamento ufficiale fu pubblicato nel 1599 da un professionista di nome Forbet.

Con Enrico V d'Inghilterra la pallacorda era divenuto popolare anche fra i reali inglesi, ma fu Enrico VIII a rendere lo sport famoso nel suo paese, giocando a Hampton Court Palace, in un campo che aveva fatto costruire nel 1530 e in altri dispersi nel palazzo reale. Si ritiene che Anna Bolena stesse assistendo a un incontro di real tennis quando venne fatta arrestare e che Enrico stava giocando quando gli giunse la notizia della sua esecuzione. Durante il regno di Giacomo I d'Inghilterra c'erano 14 campi nella sola Londra. William Shakespeare menziona le palle da real tennis (chiamandole tennis balles) nella sua opera Enrico V quando un cestino pieno di palle viene consegnato a Re Enrico come simbolo della sua giovinezza e spensieratezza.

Nel XVII secolo il gioco si diffuse completamente tra la nobiltà della Francia, della Spagna, dell'Italia e dell'Impero Austro-Ungarico, ma nel periodo di affermazione del puritanesimo subì una pesante perdita di popolarità. Ai tempi di Napoleone il real tennis era stato ormai largamente abbandonato dalle famiglie nobili. Nella Rivoluzione francese la pallacorda giocò un non piccolo ruolo con la firma del Giuramento della Sala della Pallacorda.

Durante il XVIII e all'inizio del XIX secolo il real tennis diminuì molto il suo séguito di praticanti e spettatori, sostituito da altri tre sport con palla e racchetta: il racquets, lo squash e il lawn-tennis, ovvero lo sport che oggi tutti conoscono semplicemente come tennis.

Nel 1874 il maggiore inglese Walter Clopton Wingfield brevettò alla Camera dei Mestieri di Londra l'invenzione di un nuovo gioco, consistente in un campo a forma di clessidra, diviso al centro da una rete sospesa. Il gioco era addirittura confezionato in una scatola contenente alcune palle, quattro racchette, la rete e le indicazioni per segnare il campo. Il gioco era fondato sulle regole del vecchio real tennis e, su suggerimento di Arthur Balfour, venne chiamato lawn-tennis. La "data di nascita" ufficiale del tennis risulterebbe dunque il 23 febbraio 1874.

Wingfield prese in prestito parole ed espressioni francesi per la nomenclatura del suo gioco:

deuce (usato per indicare il 40 pari), deriva da à deux le jeu, che significa "a entrambi il gioco".
love (usato nei punteggi per chiamare lo zero), deriva da l'oeuf, che significa "uovo" e che simboleggia la forma dello zero.
L'inusuale convenzione di segnare i punteggi con 15, 30 e 40 ha sempre suscitato la curiosità degli esperti. Una teoria annuncia che si tratti dei quarti d'ora segnati per prendere il tempo (il 40 deriva da un accorciamento); un'altra invece sostiene che la traduzione francese (quinze, trente et quarante) sia orecchiabile e che quindi il punteggio fosse una sorta di ritornello. Un'altra ancora avanza l'ipotesi che i punteggi si riferiscano ai soldi che venivano scommessi durante le vecchie partite di pallacorda (15 soldi equivalevano a un denaro d'oro).

Lo sport con le sue nuove regole si diffuse rapidamente in tutto il mondo. Negli Stati Uniti fu giocato la prima volta nel 1874 a Staten Island, nella casa della ricca Mary Ewing Outerbridge. Nel 1881 il desiderio di giocare a tennis competitivamente portò alla fondazione dei primi club. Contemporanea è anche l'istituzione dei quattro Grandi Slam, cioè i quattro tornei di tennis più prestigiosi del mondo. L'Australian Open, l'Open di Francia, il Torneo di Wimbledon e l'US Open restano a tutt'oggi i tornei più ambiti, e il conseguimento di una vittoria in ogni torneo nello stesso anno è chiamato Grande Slam.

Nel 1898 Dwight Filley Davis, che faceva parte della squadra di tennis dell'Università di Harvard, decise di formare un torneo con l'idea di sfidare la squadra britannica. Il primo incontro tra Stati Uniti e Gran Bretagna si giocò al Longwood Cricket Club di Boston in Massachusetts nel 900. La vittoria andò ai padroni di casa che s'imposero con il risultato di tre a zero. Nel 1904 la competizione si aprì a nuove nazionali come Belgio e Francia. Inizialmente il torneo era conosciuto come International Lawn Tennis Challenge. Nel 1946 fu ribattezzato Coppa Davis (in inglese Davis Cup) in onore del fondatore morto nel 1945. Questa competizione si è diffusa a livello mondiale inserendo nei propri tabelloni un numero sempre crescente di rappresentative nazionali di tennis maschile. Nell'anno del centenario, 1999, 130 nazionali hanno partecipato a questo torneo.

Dalle radici della Coppa Davis e dal bisogno di fondare una federazione internazionale del tennis, nel 1913 dodici federazioni nazionali si accordarono per formare l'International Tennis Federation, abbreviata in ITF. La federazione stabilì nel regole definitive del tennis nel 1924, e da allora quelle regole sono state cambiate pochissime volte. Uno dei cambiamenti maggiori fu l'introduzione del tie-break nel 1970.

Nel 1954 fu fondata anche una Tennis Hall of Fame, un museo non-profit a Newport, Rhode Island.
L'idea di organizzare un torneo simile alla Coppa Davis a livello di tennis femminile venne concepita per prima nel 1919 da Hazel Hotchkiss Wightman. Nel 1923 Hazel donò un trofeo, che sarebbe stato ribattezzato Wightman Cup, messo in palio in un torneo disputato annualmente tra le due più forti nazionali femminili di tennis dell'epoca: quella statunitense e quella britannica. Nel 1962 l'idea di Hazel Hotchkiss Wightman venne ripresa da Nell Hopman, la quale voleva organizzare un torneo a squadre femminili. Questa convinse l'ITF a organizzare il torneo così nel 1963 nacque la Federation Cup (oggi conosciuta come Fed Cup) in occasione del 50º anniversario della fondazione della ITF. In questa prima edizione parteciparono 16 nazionali in una competizione che si svolgeva nell'arco di una settimana. Negli anni novanta oltre 70 nazionali partecipano alla Fed Cup e così nel 1992 vennero introdotti i gironi di qualificazione regionali. Nel 1995 la struttura della Fed Cup si uniformò a quella della Coppa Davis diventando un torneo che si disputa nell'arco di un anno con incontri tra nazionali che si giocano in alcuni weekend particolari della stagione.

L'attività tennistica professionale risale al 1883 quando pochi professionisti iniziarono a sfidarsi in singole partite d'esibizione e brevi tornei. Nell'era pre-open i più forti giocatori professionisti era sotto il contratto di un promoter. Per esempio Suzanne Lenglen e Vincent Richards girarono il Nord America con un contratto promosso da Charles C. Pyle. I promoter controllavano i loro giocatori che non sempre, per questo motivo, potevano partecipare ai tornei che loro desideravano disputare a differenza dei dilettanti che non avevo ostacoli in questo senso, essendo però supervisionati dalle federazioni nazionali e internazionali. nel 1939 Norman Brookes, presidente della federazione australiana, decise di non mandare al torneo di Wimbledon gli atleti australiani perché si dovevano preparare per la Coppa Davis. Molti grandi giocatori australiani come: John Bromwich o Adrian Quist decisero di andare negli USA piuttosto che a Wimbledon.

Molti tennisti professionisti partecipavano a dei tornei detti pro tours che erano delle sfide uno contro uno. Nel 1926 il promoter C.C. Pyle organizzò un primo tour professionistico con un gruppo di tennisti provenienti dagli Stati Uniti e dalla Francia che particarono a dei match di esibizione sovvenzionati dai soldi pagati dagli spettatori che desideravano assistere a questi match. I primi 2 grandi giocatori professionisti della storia sono stati: lo statunitense Vinnie Richards e la francese Suzanne Lenglen. Dal momento in cui un tennista decideva di diventare professionista non poteva partecipare ai tornei del Grande Slam. nel 1920 in Francia si organizzò la Bristol Cup ossia il primo torneo con cadenza annuale al quale partecipavano tutti i migliori tennisti dell'epoca e negli anni seguenti numerosi altri tornei furono allestiti: poi annualmente si disputarono i campionati professionali di tennis. Negli anni dell'era pre-open i tennisti preferivano giocare i pro tours piuttosto che dei tornei convenzionali questo perché gli introiti di un match tra 2 "stelle" erano maggiori di un montepremi vinto in un torneo che si protraeva per diversi giorni. Per esempio Fred Perry guiadagnò 91 000 dollari americani in un tour in Nord America dove si confrontò con Ellsworth Vines, ma solo 450 dollari per la sua vittoria all'U.S. Pro Tennis Championships 1938. Vines non disputò nessun torneo nel 1937 e nel 1938. Vines giocò solo 70 match in due tour. Ancora negli anni cinquanta i professionisti preferirono i tour ai tornei. Durante i suoi primi 5 mesi da professionista (dal gennaio al maggio 1957) Ken Rosewall giocò 76 incontri in un tour contro Pancho Gonzales ma solo 9 incontri nei tornei convenzionali. Nel 1952 solo 7 tornei professionistici furono disputati dai migliori giocatori del mondo, mentre gli altri 2 (Wembley Championship e German Pro Championships) erano riservati ai giocatori del Paese organizzatore. Solo durante gli anni sessanta i tornei divennero più importanti dei tour.

In aggiunta alle esibizioni uno contro uno furono introdotti dei tornei annuali chiamati Championships. Il più prestigioso fu il Wembley Championship, disputato nella Wembley Arena in Inghilterra dal 1934 al 1990. Il più antico era lo U.S. Pro Tennis Championships, giocato dal 1927 al 1999. Tra il 1954 e il 1962 si giocò un torneo indoor a Cleveland che su chiamato World Professional Championships. Il terzo "Major" per i professionisti era il French Pro Championship, giocato dal 1930 al 1968. Il British e l'American Chammpionships continuarono ad essere disputati anche nell'era Open ma divennero dei tornei minori e furono retrocessi da tornei Major a tornei minori. Un altro torneo importante fu il Tournament of Champions disputato dal 1956 al 1959. Nel 1956 si giocò a Los Angeles, nel 1957, 1958 e 1959 a Forest Hills. Nell'agosto del 1967 si disputò il Wimbledon Pro il primo torneo professionistico della storia mai disputato a Wimbledon.

Nel 1968 pressioni commerciali distrussero la distinzione tra tornei per professionisti e tornei per amatori, inaugurando la cosiddetta era open, nella quale tutti i giocatori potevano cimentarsi in tutti i tornei e gli ex dilettanti più bravi potevano guadagnare giocando a tennis. Il primo dei tornei del Grande Slam ad "aprire" fu l'Open di Francia. La parola open in inglese significa aperto ossia la federazione tennistica internazionale nel 1968 aprì qualsiasi torneo ai professionisti dotando tutti i tornei di relativi montepremi in denaro.

Nel 1967 alcuni professionisti erano indipendenti, ma la maggioranza era sotto contratto.

La National Tennis League (NTL) di George McCall includeva Rod Laver, Roy Emerson, Ken Rosewall, Andres Gimeno, Pancho Gonzales e Fred Stolle.
Il World Championship Tennis (WCT) di Dave Dixon includeva John Newcombe, Tony Roche, Nikola Pilić, Roger Taylor, Pierre Barthes, Butch Buchholz, Cliff Drysdale e Dennis Raltson.
I professionisti sotto contratto erano pagati dai promotori e non avevano libertà di scegliere i tornei ai quali partecipare. Nel 1968 i giocatori del WCT non furono autorizzati a partecipare all'Open di Francia; nel 1970 i giocatori della NTL non parteciparono all'Australian Open; ancora nel 1970 nessuna delle due organizzazioni permise ai suoi tennisti di partecipare all'Open di Francia.

Nell'Era Open, i promotori dell'NTL e del WCT iniziarono a controllare tutto il gioco. Ad esempio, se Wimbledon non avesse voluto pagare il prezzo che i promotori gli proponevano, la squadra non avrebbe giocato. Per evitare che ciò succedesse, Jack Kramer, campione negli anni quaranta e cinquanta, in seguito divenuto promotore, istituì il Grand Prix di tennis, nel 1969. Il Prix si basava su un sistema a punteggio che incoraggiava anche i giocatori professionisti a partecipare regolarmente per ottenere le qualificazioni per il grande evento.

Nel 1970 solo pochi professionisti sotto contratto si presentarono agli Open di Francia. L'ITF (International Tennis Federation) (allora conosciuta come ILTF, International Lawn Tennis Federation), allarmata dal potere dei promotori, approvò la proprosta di Kramer. Il Grand Prix consisteva di 27 tornei (tra cui anche tre del Grande Slam), iniziò il 28 aprile e finì il 1º novembre a Stoccolma.

I primi tornei WCT furono disputati nel febbraio 1968 e i primi tornei NTL nel marzo dello stesso anno. Nella primavera del 1970, il WCT inglobò la NTL. L'Australian Open era un torneo WCT mentre Wimbledon, l'Open di Francia e l'US Open erano eventi del Grand Prix. Alla fine del 1970 un gruppo di giornalisti stilò la classifica dei migliori giocatori del mondo. Il WCT ne approfittò per invitare i 31 giocatori in cima alla classifica a partecipare ai tornei WCT. Infatti, nel 1971, la maggioranza dei migliori giocatori del mondo partecipò ai tornei WCT e non al Grand Prix.

Nel 1972 il conflitto fra ILTF, gestore del Grand Prix, e WCT, gestore dei tornei WCT, divenne così forte che i giocatori del WCT ricevettero il divieto di partecipare a ogni torneo del Grand Prix. Così, all'US Open dove si riunirono tutti i professionisti migliori del mondo, venne formato un sindacato che tutelava i diritti dei tennisti di professione e si proteggeva sia dalla ILTF che dal WCT. Nacque così, nel settembre 1972, la Association of Tennis Professionals, abbreviata in ATP.

L'ATP nel 1990 istituì poi l'ATP Tour, sostituto del Grand Prix.

L'era del tennis professionistico per le donne iniziò nel 1926 quando la numero uno mondiale Suzanne Lenglen accettò un compenso di 50 000 dollari per disputare una serie di match contro la tre volte campionessa degli U.S. National Championships Mary K. Browne. Questa serie terminò nel 1927 e le donne non giocarono più a livello professionistico fino al 1941 quando Alice Marble disputò un tour contro Mary Hardwick. La seconda guerra mondiale fece annullare la maggior parte dei tornei mondiali e molte giocatrici furono costrette ad accompagnare le truppe del proprio Paese. Nel 1947 il tennis professionistico femminile ritorna con una breve serie di match di esibizione tra Pauline Betz e Sarah Palfrey Cooke entrambe vincitrici degli U.S. National Championships. Nel 1950-1951 Bobby Riggs ingaggiò Betz e Gussie Moran per giocare un pro tour contro Jack Kramer e Pancho Segura. Althea Gibson nel 1958 diventò professionista e si unì a Karol Fageros ("the Golden Goddess") per aprire le esibizioni degli Harlem Globetrotters per una stagione. Nel 1967 il promoter George McCall ingaggiò Billie Jean King, Ann Jones, Françoise Dürr e Rosie Casals per accompagnare altri 8 tennisti nel suo tour per 2 anni. Nel 1970 il promoter del Pacific Southwest Championships di Los Angeles Jack Kramer offrì alle donne un montepremi di 7 500 dollati a fronte di un montepremi maschile di 50 000 dollari. Quando Kramer rifiutò di equiparare i 2 montepremi Billie Jean King e Rosie Casals boicottarono l'evento. Gladys Heldman, editorialista della rivista World Tennis organizzò un tour femminile con la sponsorizzazione dell'industria del tabacco della Virginia Slims. Nel 1971-192 il tour professionisti femminile offrì un montepremi pari quasi a 10 volte quello offerto dagli altri eventi. La formazione del tour evidenziò l'indifferenza dell'USLTA che inizialmente non sanzionò il tour. Successivamente la federazione americana avallò il tour della Virginia Slims e così si risolse il conflitto. Nel 1973 gli US Open ripartirono il montepremi in parti uguale tra gli uomini e le donne. Billie Jean King, la tennista che più di tutte si era battuta per la causa del tennis femminile tra il 1971 e 1972 guadagnò oltre 100 000 dollari. Nella famosa Battle of the Sexes, match di esibizione contro Bobby Riggs nel settembre del 1973, la King focalizzò l'attenzione mediatica sul tennis e sullo sport professionistico femminile in tutti i campi della vita. Nel 1973 venne fondata la Women's Tennis Association, la principale associazione delle tenniste professioniste. Questa organizza i WTA Tour, tour di tennis professionistici internazionali sponsorizzati da: Virginia Slims (1971–78), Avon (1979–82), Virginia Slims di nuovo (1983–94), J.P. Morgan Chase (1996–2000), Sanex (2001), Home Depot (2002), e Sony Ericsson (2006). Dal 1984 al 1998 la finale dei Masters si giocò al meglio dei 5 set, unico caso tra i tornei femminili. Nel 1999 le finali si giocarono al meglio dei 3 set.

In Italia un aumento della popolarità del tennis si verificò grazie a Nicola Pietrangeli poi negli anni settanta-anni ottanta, per i successi conseguiti da Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli che, evitando una propagandistica strumentalizzazione politica sull'opportunità che l'Italia disputasse la finale di Coppa Davis nel Cile governato dal generale Augusto Pinochet, conquistarono (1976) la prima Coppa Davis per l'Italia (impresa mai raggiunta, neppure negli anni sessanta da Pietrangeli, Orlando Sirola, Beppe Merlo e Fausto Gardini, sconfitti nella finale di Sydney del 1960 ed in quella di Melbourne del 1961 dall'Australia): la RAI trasmise solo una breve sintesi della partita decisiva, commentata da Roma dal telecronista Guido Oddo. La diffusione della pratica del tennis ebbe impulso anche grazie al successo di Adriano Panatta in tornei internazionali di grande importanza come gli Internazionali d'Italia che si svolgono a Roma e il Roland Garros di Parigi e alla popolarità di campioni come Jimmy Connors, Björn Borg, John McEnroe, Ivan Lendl, Mats Wilander, Stefan Edberg, Andre Agassi, Boris Becker, Chris Evert, Martina Navrátilová, Steffi Graf, Monica Seles. Inoltre in quegli anni RAI e Mediaset spesso trasmettevano tornei commentati prevalentemente da Giampiero Galeazzi e Rino Tommasi.

Un calo della sua popolarità in Italia è indissolubilmente legato anche alla sua cancellazione di fatto dai canali della tv generalista e risale a circa la metà degli anni novanta, quando entrarono in scena le cosiddette pay tv.

Negli anni duemila il tennis gode di un netto aumento di popolarità in Italia grazie anche all'esaltazione mediatica del dualismo tra lo svizzero Roger Federer, titolare del maggior numero di vittorie nei tornei "grandi slam", 17, per molto tempo numero uno al mondo e considerato uno dei più grandi tennisti di tutti i tempi, e lo spagnolo Rafael Nadal, vincitore di nove edizioni del Roland Garros. In questi anni, però, è soprattutto il tennis femminile a regalare all'Italia le maggiori soddisfazioni, grazie alla conquista della Fed Cup 2006 e alla vittoria di Francesca Schiavone al Roland Garros 2010, poi finalista nel 2011, che causa il ritorno in chiaro di una partita del torneo francese dopo tredici anni, e in generale di una partita di tennis in RAI dopo quattro anni dalla Coppa Davis e Fed Cup. La sopracitata finale ha avuto un ampio seguito, considerando che è stata acquistata e posta in programmazione su Rai 2 circa venti ore prima dell'evento: due milioni di telespettatori per l'intero match, con punta di tre milioni e mezzo per il tie-break decisivo (dati Auditel).

Lo scenario cambia leggermente dal 2009 a causa di due fattori: l'ingresso di SuperTennis nel panorama televisivo italiano e il ritorno d'interesse generato dalle due finali consecutive di Francesca Schiavone al Roland Garros nel 2010 e 2011.

Questo sport ha subìto comunque una completa rivoluzione con l'utilizzo delle racchette di grafite, inizialmente furono adottate quelle in leghe di metallo, ma davano molte vibrazioni dopo ogni colpo. Rispetto alle racchette di legno, che furono utilizzate fino agli anni ottanta, le nuove, per via della loro straordinaria leggerezza e del piatto corde molto più uniforme, sono risultate essere un discreto vantaggio per i tennisti meno dotati tecnicamente perché le nuove racchette perdonano più facilmente anche impatti con la palla non perfetti e soprattutto quelli dotati di più potenza a causa della leggerezza.

Dalla fine degli anni ottanta il fattore fisico iniziò a contare pesantemente e per questo tra i giocatori più vincenti degli ultimi vent'anni troviamo moltissimi difensori o attaccanti da fondo campo come Ivan Lendl, Mats Wilander, Jim Courier, Andre Agassi con le notevoli eccezioni rappresentate da quei campioni capaci di sommare una straordinaria tecnica a un'altrettanto straordinaria potenza come Pete Sampras e gli attuali Roger Federer ed Andy Murray.

Il tennis viene praticato da due giocatori contrapposti (o da due coppie di giocatori tra loro contrapposte) utilizzando una racchetta ciascuno ed una pallina su un campo di gioco rettangolare diviso a metà da una rete. Il campo può essere in terra battuta, erba, cemento o materiale sintetico, all'aperto o al coperto.

Lo scopo del gioco è di mandare la palla nel campo opposto, in zone delimitate da righe in base al tipo d'incontro ossia singolo o doppio, per far punto facendo toccare una volta a terra la palla nel campo avversario in modo che l'avversario non possa rispondere, il punto si assegna anche quando l'antagonista non riesce a far passare la palla sopra la rete e quando l'avversario non riesce a prendere la battuta; la palla viene generalmente colpita con la racchetta, mai staccata dalla mano, al volo o dopo solamente un rimbalzo.

Gli incontri si suddividono in partite (in inglese set); in base ai tipi di torneo gli incontri sono al meglio delle 3 o 5 partite; un set, o partita, è costituito da 6 o più giochi. Dal 1976 se i giocatori sono sul punteggio di 6-6, quando il regolamento del torneo lo prevede, si disputa un gioco decisivo, in Inglese tie-break, per conseguire la vittoria sul 7-6, eccetto in genere che nel quinto set. In particolare, sono solo cinque i tornei che utilizzano il sistema dei 3 set al meglio di 5 (e solo a livello maschile) ovvero i tornei del Grande Slam e la Coppa Davis e di questi solo lo U.S. Open prevede il tie-break al quinto set.

Al punto di un giocatore i punti vengono assegnati nella successione di "15", "30", "40", "vittoria" corrispondenti a una successione di quattro punti conquistati. Se i giocatori si trovano sul punteggio di 40 - 40, consegue la vittoria del game chi si aggiudica due punti consecutivamente. Nel tie-break, invece, vengono assegnati punti nella normale successione numerica (1, 2, 3, 4, ...): si aggiudica il gioco decisivo chi per primo realizza 7 punti, con uno scarto minimo di due punti (ad esempio 7-5, 8-6, ecc.).

Per vincere un gioco così come per vincere una partita un giocatore deve superare l'avversario sempre di almeno 2 punti; quindi il risultato di una partita può essere: 7-6 (tie-break), 7-5, 6-4, 6-3, 6-2, 6-1 o 6-0. Nel doppio questa regola è stata sostituita dal killer point (punto decisivo), il punto vincente sul pareggio: chi realizza il primo punto, in situazione di parità, vince il gioco.

L'origine del punteggio 15 - 30 - 40 non è certa, ma si pensa abbia radici medievali e francesi. Una possibile spiegazione è basata sulla presenza di un orologio sul campo. Un movimento di un quarto della lancetta (una per giocatore) veniva fatto dopo ogni punto e il risultato passava da 15 a 30 a 45 e un giro completo significava "gioco". Poi, per motivi di giocabilità, è stato introdotto il "vantaggio", perciò il terzo punto venne spostato in posizione "40", e non più "45", che venne assegnato, appunto, al vantaggio.

Il gioco inizia con il servizio, che consiste nel mandare la pallina nella metà campo avversaria e farle toccare terra entro le linee. Per effettuare il servizio, il giocatore ha a disposizione due tentativi consecutivi, prima di incorrere nel doppio fallo e dare il punto all'avversario. Il servizio si ripete quando la pallina non supera la rete o quando tocca la rete nel superarla. In questo caso l'arbitro chiama il "let" ed annulla la battuta. Al secondo tentativo sbagliato, il punto viene dato all'avversario. Se l'avversario non riesce a rispondere al servizio abbiamo un "ace", un colpo vincente. Se si pesta la linea di fondo durante il servizio, esso sarà conteggiato come errore. Durante le fasi di gioco si dovrà mandare la pallina nel campo avversario senza farla uscire dallo stesso e dalle linee che delimitano il campo avversario ai lati o in fondo al campo. Il campo cambia di dimensioni a seconda che si giochi in singolo o doppio: i lati sono delimitati da linee interne che creano i cosiddetti corridoi che valgono solo per il doppio.



LEGGI ANCHE : http://pulitiss.blogspot.it/p/aiuto-alle-persone.html


                              http://asiamicky.blogspot.it/2015/05/le-citta-del-lago-di-varese-gavirate.html







FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://mundimago.org/le_imago.html



.

IL RUGBY



Forme antiche di giochi con la palla sono sempre esistite in ogni angolo del pianeta: fra queste, le più note sono l'episkyros greco, l'harpastum romano, il calcio storico fiorentino e la soule francese. In origine il termine inglese football, contrariamente a quello che si pensa, non indicava necessariamente giochi in cui era previsto calciare il pallone, ma tutti quelli praticati dagli artigiani e dai contadini "a piedi" (to play at ball on foot, da cui il sostantivo moderno football), diversamente dai nobili che utilizzavano i cavalli per i propri passatempi. Nel corso dei secoli, i vari football furono introdotti in molte public schools inglesi, con regolamenti dunque differenti sia riguardo alla forma del pallone e al modo di maneggiarlo o calciarlo, sia al numero di giocatori in campo.

La leggenda attribuisce a William Webb Ellis, uno studente della città di Rugby, l'invenzione dell'omonimo gioco: nel 1823, in occasione di una partita di football giocato con regole ancora non standardizzate, William Webb Ellis raccolse la palla con le mani e iniziò a correre verso la linea di fondo campo avversaria per poi schiacciarla oltre la linea di fondo campo urlando: "META!". Questo gesto stupì ed incuriosì molte persone, che iniziarono a praticare questo "sport". In onore di William Webb Ellis è tuttora presente una statua di bronzo davanti alla scuola dove è stato "inventato" il grande sport del rugby.

La mancanza di uniformità di regole fra i vari modi di giocare a football causò una prima, grande, scissione: nel 1863 i rappresentanti di un gruppo di club inglesi decise di adottare le Regole di Cambridge, in parte modificate, e fondarono la Football Association, dando così vita a quello che sarà conosciuto come Association Football o soccer. I club che mantennero le Regole di Rugby fondarono, a loro volta, nel 1871, il proprio organismo ufficiale, la Rugby Football Union.

La seconda separazione avvenne all'interno della Rugby Football Union nel 1895 quando, per problemi di natura sociale ed economica, alcuni club del nord dell'Inghilterra formarono la Northern Rugby Football Union, divenuta in seguito la Rugby Football League, la quale ben presto iniziò ad apportare profondi cambiamenti alle regole, fino ad arrivare ad una versione del rugby football decisamente diversa da quella gestita dalla RFU.

Dal momento che le versioni ufficiali del rugby erano a quel punto due, si rese necessario distinguerli anche nel nome: il rugby union era quello gestito dalla RFU e il rugby league quello disciplinato dalla RFL.

In molti paesi di cultura anglosassone il rugby era storicamente considerato uno sport elitario e rigorosamente amatoriale, vale a dire praticato per lo più da membri delle classi agiate. Tuttora, per esempio, molti studenti di scuole private e scuole secondarie a indirizzo umanistico praticano come sport il rugby union, da questo modello si distaccò la Rugby League dando vita ad una disciplina di stampo semi-professionistico praticato dalle classi medie e lavoratrici. Un superamento di questi stereotipi ideologici si realizzò ben presto e in Inghilterra, lo sport, viene presto inserito nel sistema delle public school (cioè scuole indipendenti/private), mentre nei villaggi del Galles nascono i piccoli club che associano operai, minatori e piccola borghesia.

Dagli anni novanta in poi, con l'avvento del professionismo, molto è cambiato, tutto il sistema è finalizzato a creare giocatori professionisti di alto livello, i club si sono associati in franchigie, è arrivata l'attenzione mediatica e con essa esigenti sponsor, anche il regolamento si è adattato alle mutate esigenze favorendo sempre più la spettacolarità del gioco a discapito delle fasi statiche. Alcuni riti per addetti ai lavori sono venuti meno, ma lo spirito originario è rimasto immutato e accanto al professionismo permangono ancora molti club dilettantistici.

In Nuova Zelanda, Galles e in particolare a Llanelli nella contea di Carmarthenshire, Cornovaglia, Scozia, County Limerick in Irlanda, Languedoc nella Francia meridionale e le Isole Pacifiche il rugby union è popolare tra le classi lavoratrici. Tuttavia il rugby league viene considerato lo Sport delle classi lavoratrici nelle contee inglesi di Yorkshire, Lancashire e Cumbria, e negli stati australiani di Nuovo Galles del Sud e Queensland. Nel Regno Unito, il rugby union viene spesso chiamato dai fan "rugger". In alcune regioni il kick off viene chiamato "Rug Off".

A causa della natura dello sport (avvengono durante le partite molti contatti tra i giocatori), il mondo del rugby disapprova il comportamento antisportivo, poiché anche una lieve infrazione delle regole potrebbe provocare seri infortuni o addirittura la morte. Proprio per questo le federazioni rendono più rigide le regole.

I tifosi francesi di rugby spesso chiamano se stessi "treizistes"; questa parola deriva dal nome francese del rugby (jeu à treize). Questo epiteto si è ormai diffuso in tutta la Francia e anche nelle nazioni anglofone.


Il Rugby è un sport di squadra giocato prevalentemente con le mani. Lo scopo del gioco è portare la palla con le mani oltre la linea di meta avversaria e schiacciarla a terra (nel linguaggio specifico segnare una meta), oppure calciare la palla tra i pali sopra la traversa della porta avversaria. Vince la squadra che segna più punti nel tempo stabilito.
I giocatori in campo per ogni squadra sono 15 (esistono varianti a 13 e a 7 giocatori, con regole differenti), mentre in panchina vi sono 7 riserve. La partita comincia con un calcio di inizio: la squadra in possesso della palla è tutta posta dietro al proprio compagno che calcia la palla nella metà campo avversaria; gli avversari attendono oltre la linea dei 10 metri.
I giocatori procedono verso la linea di meta avversaria in tre modi:
- portando il pallone in corsa;
- effettuando una serie di passaggi tra loro;
- calciando la palla.

I passaggi di mano vanno effettuati solo all’indietro, ovvero a un giocatore che si trova dietro la linea della palla.
Il giocatore con la palla può essere fermato con un placcaggio, cioè con una presa effettuata sul bacino o sul tronco per farlo cadere.

I ruoli principali sono:

Gli avanti: sono 8 e hanno il compito di attaccare. Partecipano alle mischie e alle rimesse laterali. Tra gli avanti si distinguono il tallonatore e i piloni. Questi sono i giocatori più grossi e si occupano di sfondare la difesa avversaria. Quando la squadra è in difesa, rappresentano il primo ostacolo agli avversari.
I mediani: sono 2 e hanno il compito di collegare la difesa all’attacco.
Il mediano di apertura è uno dei ruoli più importanti poiché dirige la strategia da seguire e coordina i movimenti nella fase di attacco o di difesa.
I trequarti e l’estremo: i primi sono 4, e si posizionano dietro i mediani. Hanno un compito prevalentemente difensivo ma partecipano all’azione di attacco.
L’estremo è l’ultimo giocatore in difesa posto dietro i compagni.

Il rugby si gioca su un terreno rettangolare in cui si distinguono i seguenti elementi:

CAMPO DI GIOCO: area delimitata dalle linee di meta e di touche, le quali non fanno parte del campo di gioco.
AREA DI META: area delimitata dalla linea di meta, dalla linea di pallone morto e dalle linee di touche di meta. Essa include la linea di meta, ma non quelle di pallone morto e di touche di meta.
AREA DI GIOCO: area composta dal campo di gioco e dalle aree di meta. Le linee di touche, di touche di meta e di pallone morto non ne fanno parte.
AREA DEI 22: area delimitata dalla linea di meta e dalla linea dei 22 metri. Include quest'ultima ma non l'area di meta.
RECINTO DI GIOCO: comprende l'area di gioco e uno spazio intorno ad essa largo minimo 5 metri, laddove possibile, che viene identificato come area perimetrale.
Dimensioni:

LUNGHEZZA AREA DI GIOCO: minimo 119 - massimo 144 metri.
LUNGHEZZA CAMPO DI GIOCO (da linea di meta a linea di meta): massimo 100 metri.
LARGHEZZA: minimo 66 - massimo 70 metri.
Linee:

LINEE DI META: due, sul limite anteriore dell'area di meta. Su di esse sono poste le porte a H. Tali linee sono considerate interne all'area di meta.
LINEE DEI 22 METRI: due, a 22 metri di distanza dalla linea di meta. Sono considerate interne all'area dei 22 metri.
LINEE DEI 10 METRI: due, tratteggiate, a 10 metri di distanza dalla linea di metà campo.
LINEA DI META' CAMPO: una.
LINEE DEI 5 METRI: quattro, tratteggiate, due latitudinali e due longitudinali e servono a delimitare le zone di ripresa del gioco. Le prime sono poste di fronte alla linea di meta , le seconde di fronte alla linea di touch.
LINEE DEI 15 METRI: due, tratteggiate, longitudinali, poste di fronte alla linea di touche per delimitare la fine dell'alineamento della touche.
Le due porte a H sono poste al centro della linea di meta. La larghezza tra i due pali è 5,6 metri, l'altezza dal terreno alla traversa è 3 metri, i pali devono essere alti minimo 9,4 metri.

La palla deve avere forma ovale, composta di quattro pannelli e di cuoio o materiale sintetico simile al cuoio. Le dimensioni ottimali sono:

LUNGHEZZA: 28 cm
CIRCONFERENZA LUNGA: 74 cm
CIRCONFERENZA BREVE: 59 cm
PESO: 410-460 grammi

La durata di una partita è 80 minuti, divisi in due tempi da 40 minuti ciascuno. Il recupero dura fino al termine dell'azione corrente. La durata dell'intervallo non può superare i 10 minuti. Il tempo perduto deve essere recuperato nella frazione di gioco in cui è avvenuto.

Ogni squadra può schierare da un minimo di 11 a un massimo di 15 giocatori, in panchina possono sedersi fino a 7 riserve per altrettante sostituzioni consentite. La partita deve essere sospesa se una squadra rimane con meno di 6 giocatori. Si distingue tra:

RIMPIAZZO: giocatore che entra nell'area di gioco al posto di un infortunato.
SOSTITUTO: giocatore che entra nell'area di gioco al posto di un compagno per scelta tecnica.
Un giocatore espulso o rimpiazzato per infortunio non potrà più rientrare in gara. Se il rimpiazzo si infortuna, può a sua volta essere rimpiazzato. Se il rimpiazzo è espulso, il rimpiazzato può rientrare solo per sostituire un altro compagno. Un giocatore sostituito per scelta tecnica può rientrare in gara come rimpiazzo di compagno sanguinante o di prima linea infortunato o espulso.

Un giocatore sanguinante deve lasciare l'area di gioco per il tempo necessario alla medicazione (massimo 15 minuti effettivi), durante il quale può essere rimpiazzato da una riserva. Superato il tempo massimo, il rimpiazzo diventa definitivo.

La direzione della gara è affidata a un arbitro, che si occupa del tempo di gioco, del punteggio e dell'accesso e uscita dal terreno di gioco dei giocatori. E' munito di fischietto cui cui può fermare il gioco in ogni momento, indicando una segnatura, un'infrazione o un annullato. L'operato dell'arbitro è incontestabile. Può estrarre il cartellino giallo (ESPULSIONE TEMPORANEA) o rosso (ESPULSIONE DEFINITIVA).

L'arbitro effettua il sorteggio iniziale e il capitano vincente può scegliere se battere per primo il calcio d'invio oppure la metà campo in cui schierare la sua squadra.

L'arbitro è coadiuvato da due giudici di linea, le cui segnalazioni consentono all'arbitro di modificare le sue decisioni di touche e antigioco.

In caso di partite di un certo rilievo, può essere presente il TMO (Television Match Official) che ha il compito, su richiesta dell'arbitro, di verificare attraverso la moviola in campo se un'azione in area di meta ha portato o meno a una segnatura.

META: 5 punti - è valida solo se la palla viene schiacciata a terra nell'area di meta della squadra avversaria. Il giocatore deve esercitare una pressione sulla palla con le braccia o la parte anteriore del tronco dal collo alla cintola (questo è un TOCCATO a terra e vale una meta; se un difensore tocca a terra si dice ANNULLATO). Non vale farla cadere sul terreno.
TRASFORMAZIONE: 2 punti - si calcia subito dopo la meta, perpendicolarmente al punto in cui la palla è stata schiacciata a terra. La palla deve passare in mezzo ai pali, sopra la traversa.
META DI PUNIZIONE: 5 punti - viene assegnata, su decisione dell'arbitro, se la squadra che è in difesa commette un fallo senza il quale la meta sarebbe stata evidentemente segnata.
PUNIZIONE: 3 punti - calcio da fermo assegnato dopo un fallo grave. La palla deve passare in mezzo ai pali, sopra la traversa.
DROP: 3 punti - calcio di rimbalzo durante l'azione. Un giocatore, da qualsiasi posizione del campo, tira il pallone dopo averlo fatto rimbalzare, centrando i pali avversari.
PORTA TECNICA: 3 punti - può essere assegnata dall'arbitro se il difensore tocca fallosamente il pallone impedendo una probabile segnatura.

Scopo del gioco è totalizzare più punti della squadra avversaria durante il tempo di gioco previsto e attraverso i tre sistemi leciti: meta (e relativo calcio di trasformazione), drop o calcio di punizione.

L'antigioco è qualsiasi azione, commessa da una persona all'interno del recinto di gioco, che è contraria alla lettera e allo spirito delle regole del gioco. Tutti i falli ricadenti nella casistica esposta di seguito sono puniti con un calcio di punizione al quale, però, in molte circostanze, si aggiunge anche il cartellino giallo o del cartellino rosso. L'antigioco comprende:

OSTRUZIONISMO: non è possibile intervenire su giocatori non in possesso del pallone; due giocatori avversari che corrono verso il pallone si possono spingere solo di spalla; un flanker non deve impedire al mediano di mischia avversario di muoversi intorno alla mischia.
GIOCO SLEALE: nessun giocatore deve volontariamente infrangere una regola, perdere tempo, allontanare il pallone.
FALLI RIPETUTI: se un giocatore commette infrazioni ripetute può essere ammonito o espulso temporaneamente. Se tale giocatore ripeterà nuovamente l'infrazione sarà espulso definitivamente.
GIOCO PERICOLOSO: non si può placcare al collo, placcare anticipatamente o in ritardo, caricare, trattenere o colpire un avversario senza pallone (eccetto in mischia, ruck o maul), dare pugni, gomitate o testate, pestare o calciare un avversario, saltare sopra un avversario, placare a braccio rigido, placcare un giocatore i cui piedi non sono a terra.

Un giocatore è in fuorigioco se si trova davanti al compagno portatore del pallone o che per ultimo ha giocato il pallone. Saranno puniti, salvo vantaggio, i giocatori che interferiscono nel gioco (sul pallone o sull'avversario), che avanzano verso l'avversario dopo che un compagno dietro a loro ha calciato il pallone o che si trovino e rimangano a meno di 10 metri da un avversario nel'attesa di ricevere il pallone, o dal punto di caduta del pallone. Qualora il giocatore in fuorigioco si trovi a meno di 10 metri da un avversario in attesa di ricevere il pallone da calcio o dal punto dove il pallone cadrà, nessuna azione dell'avversario o di un compagno può rimetterlo in gioco. Il giocatore deve rientrare fino ai 10 metri. Se mentre si sta portando il tale posizione è superato da un compagno, proveniente da posizione regolare, può tornare in gioco.

Tutti i fuorigioco sono puniti con un calcio di punizione e la squadra che ne usufruisce può convertirlo in mischia sul punto dove il pallone è stato calciato.

Fuorigioco involontario avviene quando il pallone o il portatore tocca casualmente un giocatore in fuorigioco. Se si realizzerà il vantaggio per la squadra del giocatore in fuorigioco, sarà ordinata una mischia.

Un compagno del giocatore che ha contrato, cioè che si è opposto a un calcio a seguire avversario in fase ascendente e senza cercare di afferrarlo, è in fuorigioco se si trova davanti a questo e tenta di giocare il pallone. Un avversario che si trova dietro al giocatore che ha contrato è rimesso in gioco.

Si verifica un "in avanti" quando il pallone lascia le mani di un giocatore che ne ha perduto il possesso o tocca le mani o il braccio di un giocatore per poi andare verso la linea di pallone morto avversaria senza poter essere ripreso prima di toccare terra o un altro giocatore. Un passaggio in avanti avviene quando il giocatore passa il pallone verso la linea di pallone morto avversaria.

Un "in avanti" è penalizzato con una mischia sul punto dell'infrazione, escluso il caso di "in avanti" in touche (mischia ai 15 metri) o in area di meta (mischia ai 5 metri). Se è volontario, verrà punito con un calcio di punizione.

Contrare il pallone non è da considerarsi un "in avanti".

Il calcio di invio viene battuto, il primo da una squadra e il secondo dall'altra in base a quanto stabilito dal sorteggio, all'inizio di ciascuno dei due tempi di gioco e consiste in un drop a metà della linea di metà campo.

Il calcio di ripresa del gioco (o di rinvio) si effettua per riprendere il gioco dopo che un attaccante ha portato o fatto arrivare il pallone nell'area di meta senza commettere infrazioni, e là il difensore ha annullato oppure il pallone è andato in touche di meta o su oppure oltre la linea di pallone morto. Consiste in un drop su o dietro la linea dei 22 metri, in qualunque punto lungo di essa.

Quando il pallone è libero sul terreno e un giocatore va a terra a raccoglierlo oppure quando un giocatore non placcato è a terra in possesso del pallone, egli deve rendere il pallone immediatamente disponibile per entrambe le squadre, in modo che il gioco possa continuare. Deve quindi:

alzarsi immediatamente con il pallone
passare il pallone
lasciare il pallone
Non è consentito cadere sul giocatore a terra con il pallone oppure sui giocatori che si trovano a terra vicino al pallone (a meno di 1 metro).

Si ha un placcaggio quando il giocatore portatore del pallone è messo a terra (cioè con almeno un ginocchio al suolo o seduto su altri giocatori a terra) e contemporaneamente tenuto a terra da un avversario.

Il placcatore deve immediatamente lasciare l'avversario, così da consentirgli di liberare o giocare il pallone, e rialzarsi. Egli può anche scegliere di allontanarsi dal pallone e dal placcato, rotolando via, senza ostacolare l'avversario, prima di rimettersi in piedi.

Il placcato, una volta terra, deve immediatamente passare, lasciare, posizionare o spingere sul terreno (non in avanti) il pallone, al fine di renderlo disponibile e far continuare il gioco. Una volta fatto ciò, il placcato si deve rialzare.

Nessun giocatore che è a terra dopo un placcaggio può placcare o contendere il pallone a un giocatore in piedi.

Un mark si realizza:

afferrando il pallone con sicurezza al volo
nei propri 22 metri o con almeno un piede sulla linea dei 22 metri
gridando nel contempo "MARK!"
Non è valido un mark su calcio d'invio, lo è dopo che il pallone ha rimbalzato sui pali, effettuato saltando o correndo, in area di meta.

Per un mark regolare l'arbitro assegnerà un calcio libero sul punto del mark, che deve essere calciato dal giocatore che lo ha chiamato. In alternativa, la sua squadra ha diritto a una mischia sullo steso punto. Nel caso di mark in area di meta, la conseguente mischia sarà effettuata a 5 metri dalla linea di meta, in campo di gioco, di fronte al punto del mark.

Dopo che il pallone è uscito dalla linea di touche, deve essere rimesso in gioco da un giocatore (LANCIATORE) che abbia i piedi fuori del campo di gioco. Egli non deve fare un passo nel campo di gioco quando lancia il pallone. Il pallone deve essere lanciato diritto in modo che percorra almeno 5 metri lungo la linea di rimessa in gioco prima di toccare il terreno, di toccare o di essere toccato da un giocatore.

I giocatori che si dispongono allineati nello spazio tra la linea dei 5 metri e quella dei 15 sono i RICEVITORI.

Ha diritto al lancio la squadra che non ha fatto uscire il pallone in touche.

Se il pallone è fatto uscire in touche usufruendo di un calcio di punizione, la squadra che lo ha battuto mantiene il diritto al lancio nella successiva touche.

La rimessa in gioco è sul punto di uscita del pallone, nell'eventualità di un calcio effettuato dalla propria area dei 22 metri o area di meta, o sulla perpendicolare del punto del calcio negli altri casi.

Se il pallone tocca terra prima di uscire in touche, il punto della rimessa in gioco sarà il punto di uscita del pallone.

La mischia è una fase di ripresa del gioco a seguito di un'interruzione, decretata dall'arbitro, per un'infrazione di lieve entità o per tutte quelle situazioni che richiedono l'interruzione del gioco e non sono regolate da nessuna norma. Consiste in un tentativo di conquista lecita del pallone da parte delle due squadre

Una mischia non si può svolgere in area di meta e termina:

quando il pallone esce dalla mischia in qualsiasi direzione tranne che dal tunnel
quando l'ultimo giocatore ha il pallone tra i suoi piedi, si slega e lo raccoglie
quando il pallone in una mischia è sopra oppure oltre la linea di meta.
Una mischia deve essere formata permanentemente da 8 giocatori, in posizione prefissata e invariabile, legati tra di loro, avendo cura che le loro spalle, in posizione flessa, non siano più basse del bacino. Il solo giocatore numero 8 può legarsi in due posizione, o tra le due seconde linee o tra una seconda linea e un flanker. I giocatori della prima linea devono incastrarsi con le loro teste con quelle dei giocatori di prima linea avversaria. La testa non deve essere a contatto con quella di un compagno.

Una volta che è avvenuto il contatto tra le prime linee - azione questa che va eseguita secondo precisi tempi scanditi dall'arbitro - il pallone dovrà essere introdotto senza ritardo nello spazio formatosi tra le due prime linee (TUNNEL) dal mediano di mischia, che deve tenere il pallone per le punte e parallelo al terreno. Con il rilascio del pallone dalle mani del mediano di mischia ha inizio la medesima e ogni giocatore del pacchetto di mischia può cominciare la sua azione di spinta.

Per "tallonare" e far uscire il pallone dietro la mischia si possono usare solo piedi e spinta. Nessun giocatore si può staccare dalla mischia finché il pallone non ne sia uscito, ad eccezione del numero 8.

Il mediano di mischia deve rimanere sul lato dell'introduzione, mantenendosi al di qua della sua linea di fuorigioco che passa per il pallone. Tale linea immaginaria è quindi variabile secondo la posizione del pallone all'interno della mischia. I giocatori non partecipanti alla mischia hanno, invece, la loro linea di fuorigioco che passa per i piedi dell'ultimo giocatore di mischia della propria squadra.

Quando una mischia ruota, con il suo asse mediano, più di 90°, l'arbitro ordina l'interruzione del gioco e una nuova mischia sarà formata sul punto dell'interruzione. Il possesso palla è invertito.

I calci di punizione e quelli liberi devono essere calciati sul punto assegnato dall'arbitro, o dietro ad esso, lungo una linea perpendicolare alla linea di meta, passante per il punto assegnato.

Se il fallo è stato commesso in area di meta, il punto del calcio è a 5 metri dalla linea di meta, in campo di gioco.

Una squadra può richiedere una mischia al posto del calcio, sempre però sul punto assegnato.

Al momento del calcio tutti i compagni di squadra, escluso l'eventuale piazzatore, devono trovarsi dietro al pallone. Il calciatore ha un minuto di tempo per calciare e una volta dichiarata o palesemente manifestata la sua intenzione di calciare in porta non può modificarla. Ogni infrazione degli attaccanti sarà punita con una mischia a favore dell'avversario, ogni infrazione dei difensori con l'avanzamento di 10 metri del punto di battuta del calcio di punizione.

Un calcio può essere giocato rapidamente, senza attendere che tutti i compagni siano dietro al pallone. Coloro che rimangono davanti, sono in fuorigioco, ma non saranno sanzionati se continueranno la loro corsa fino a rimettersi in gioco o fino a quando un compagno, partito da posizione regolare, non li abbia raggiunti e quindi rimessi in gioco. Nessuna azione dell'avversario li rimette in gioco.

Il calcio è ostacolabile dai difensori, che però devono partire da 10 metri di distanza.



LEGGI ANCHE : http://pulitiss.blogspot.it/p/aiuto-alle-persone.html


                              http://asiamicky.blogspot.it/2015/05/le-citta-del-lago-di-varese-gavirate.html


.

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://mundimago.org/le_imago.html



.

IL NUOTO

.


Le prime testimonianze di una disciplina antenata del nuoto risalgono al periodo preistorico. Nella caverna dei Nuotatori, sull'altopiano del Gilf Kebir, sono state rinvenute delle pitture rupestri rappresentanti uomini eseguire movimenti simili a quelli degli attuali stili del nuoto. Tra le ipotesi prese in considerazione, però, c'è anche quella che gli uomini rappresentati eseguano movimenti di un rituale estraneo all'attività natatoria.

Le notizie scritte risalgono fino al II millennio a.C., e comprendono il Gilgamesh, l'Iliade, l'Odissea, la Bibbia (Ezechiele 47:5, Atti 27:42, Isaia 25:11), Beowulf, e altre saghe. Nel 1538 Nicolas Wynman, un professore di lingue tedesco, scrisse il primo libro sul nuoto: "Colymbetes".
Il nuoto competitivo in Europa iniziò attorno al 1800, principalmente con il dorso. Il tedesco Guts Muths organizzò nel 1833 le prime gare di nuoto e tuffi. Il crawl venne introdotto nel 1873 da John Arthur Trudgen, che lo copiò dallo stile degli amerindi. Il nuoto era già nel programma delle prime olimpiadi moderne, quelle di Atene 1896. Nel 1902 il crawl venne migliorato da Richard Cavill.
Nel 1908, venne fondata la Fédération Internationale de Natation Amateur (FINA).
La farfalla era inizialmente una variante della rana, e venne accettata come stile distinto nel 1952.
La prima storica generazione italiana di campioni del nuoto moderno è rappresentata da Emilio Polli, il più carismatico e forte campione di nuoto in Italia fino al 1931. Il primo italiano a scendere sotto la barriera di 1' nei 100 m stile libero fu Carlo Pedersoli, meglio noto come Bud Spencer: più precisamente con il tempo 59.50 nel lontano 1950, a Salsomaggiore in vasca da 25 m. James Magnussen è attualmente (2011) il campione del mondo dei 100 m stile libero, la più rinomata specialità del nuoto.

Il nuoto è uno sport che si è sviluppato soprattutto a Roma, nell’età imperiale; era conosciuto anche dai greci che lo praticavano come fonte di allenamento per i guerrieri. Scomparve nel Medioevo, in quanto l’immersione in acqua era associata allo sviluppo delle epidemie. Fu merito del tedesco Guts Muths l’aver organizzato le prime gare di nuoto e tuffi.
Le prime Olimpiadi della storia del nuoto si svolsero ad Atene nel 1896.
La storia moderna delle competizioni di nuoto comincia in Inghilterra all’inizio dell’Ottocento; allora quasi tutti gli atleti nuotavano a rana. Nel 1884, in occasione di un’importante gara, vennero portati a Londra degli atleti indiani americani che vinsero nettamente.

Essi usavano uno stile simile all’attuale stile libero. Soltanto verso il 1900, in Australia, un nuotatore di nome Dick Cavill, aiutato dai suoi fratelli, inventò uno stile nuovo chiamato il CRAWL. A partire dal 1908 furono disputate gare di stile libero, dorso e rana. Ma nel 1956 furono nuovamente cambiate e divise nei 4 stili attuali: libero, dorso, rana e farfalla.

La prima certificazione di un'attività di nuoto in Italia si può far risalire al 1889 quando, dopo gli iniziali tentativi delle società di ginnastica che avevano anche sezioni di altri sport come podismo, appunto il nuoto, tiro, scherma, Romano Guerra fonda l'Associazione Romana di Nuoto: la prima esclusivamente natatoria. Due anni dopo, nel 1891, Achille Santoni darà vita alla Rari Nantes Roma e lancerà, in contatto con appassionati di altre città (nascono la Rari Nantes Genova e la Rari Nantes Milano di Giuseppe Cantù, il più popolare dei nuotatori meneghini), l'idea dei Cimenti Invernali che nel 1895 vedranno gettarsi nel Naviglio i primi sette storici pionieri di questa disciplina.

Le prime piscine di fine Secolo a Milano (il Bagno di Diana, le Terme di Foro Bonaparte e il Bagno Ticino) e a Roma (lo stabilimento delle Acque Albule a Tivoli) almeno in parte aiutano i primi appassionati che continuano, però, a cimentarsi anche nelle acque gelide. Si nuota d'inverno ma si comincia a pensare ad un campionato italiano estivo che Santoni, dopo aver girato l'Italia, organizza nel 1898 sulla distanza del miglio ad Anguillara Sabazia sul Lago di Bracciano.

Il 23 maggio 1900 si costituisce definitivamente la FIRN, Federazione Italiana Rari Nantes, che prenderà dimora nella sede della RN Roma e sempre in quell'anno, ai Giochi Olimpici di Parigi, il milanese Fabio Mainoni, futuro segretario federale, nella resistenza di 4000 metri che farà a rana e Paolo Bussetti sui 200 dorso, saranno i primi nuotatori italiani finalisti olimpici.

Nel 1902 due assessori comunali milanesi lanciano la prima di mille proposte che saranno poi avanzate fino ai giorni nostri per rendere obbligatorio il nuoto a scuola: "estendere - dicono - alle scuole pubbliche quanto già praticasi da molti anni (per non uscire da Milano) nel fiorente collegio Calchi-Taeggi. Sarebbe il primo Comune d'Italia che introduce nelle scuole municipali e su larga scala questo utile sport".

Crescono e si moltiplicano in tutta la Nazione le società Rari Nantes a Pisa, Genzano, Firenze (diventerà nel 1904 Florentia), Napoli, Spezia, Andrea Doria, Bracciano, Castelgandolfo, Pavia, Patavium, Ostia.

I campionati italiani dei primi anni del Novecento si svolgono sulle distanze dello stadio (185 metri) e del miglio con edizioni in mare, in lago e in fiume. Poi il programma si allargherà alla staffetta 3x200 per arrivare alle Olimpiadi di Londra 1908 quando la prima squadra azzurra della storia del nuoto gareggia nei 100, 400, 1500 di petto, nei 100 dorso, nei 200 rana ("braccetto" come si dice) e nella staffetta 4x200. Nel 1909 si comincia a parlare di campionati da far disputare nelle piscine (con la striscia sul fondo, si precisa) e nel 1919 a Como, alla ripresa dopo la Guerra, si tenta di chiudere sui quattro lati uno specchio di 100 metri, ma non è così perche i lati sono solo tre e non si possono fare le virate. Ma bisognerà attendere un solo anno perchè in Italia, a Millesimo nell'Alta Val Bormida, venga eretta, sia pure ospitata in un campo sportivo, una piscina di 50x20 con acqua abbastanza profonda per ospitare le prove di tuffi. Ma la prima vera piscina italiana, anche se all'aperto, sarè quella del Centro Educazione Fisica della Farnesina a Roma dove nel 1923 si svolgono i campionati italiani. A Torino (YMCA mt 20 x 6,50) nel 1925 sorge una piscina coperta che si aggiunge a quella di Milano (Terme di Foro Bonaparte). Dopo le Olimpiadi, la squadra azzurra fa il suo esordio agli Europei che si svolgono a Budapest nel 1926 ed ungherese, il primo di una lunga serie, è anche il tecnico federale: Ma le novità non si fermano qui perchè i campionati italiani vengono aperti alle donne e a questo scopo sul campo di gara di 100 metri a Sampierdarena viene allestito un pontone d'arrivo ai 50 metri. Nel 1927 arriva la prima medaglia europea con il secondo posto di Nino Perentin nei 1500 mt.

Dopo un lungo peregrinare (Roma - Genova - Milano - Firenze - Genova - Pavia - Genova - Milano - Roma) il 13 maggio 1930 la FIRN lascia il posto alla più moderna ed ancora attuale denominazione di Federazione Italiana Nuoto con Leandro Arpinati presidente.

Negli 80 anni dalla fondazione della FIN ad oggi la storia del nuoto italiano ha visto scorrere pagine di gloria accanto a momenti meno belli ma l'andamento è stato sempre in crescendo di pari passo allo svilupparsi e al diffondersi della cultura dell'acqua nel Paese.

Il nuoto è uno sport che si pratica in qualsiasi specchio d’acqua naturale (mare, fiumi e laghi oppure artificialmente nelle piscine). Il nuoto consente a chi lo pratica di sostenersi e spostarsi nell’acqua o sopra la sua superficie usando le braccia e le gambe. Inteso quale disciplina agonistica, il nuoto si pratica normalmente nelle piscine, grandi vasche rettangolari riempite d’acqua ferma, cioè priva di correnti. Le dimensioni delle piscine sono di due tipi: esiste la vasca grande, lunga 50 m e larga circa 21 m; e la vasca piccola, lunga 25 m e larga circa 10 m. Le piscine a loro volta sono divise in corsie, larghe 2,5 m, le quali separano lo spazio nel quale nuota l’atleta permettendogli di gareggiare senza rischiare di incrociare gli altri. La profondità delle vasche varia da 100 a 180 cm, con uno sfondo degradante al 2%. La temperatura dell’acqua non deve essere inferiore ai 24 °C ed è mantenuta costante grazie a un continuo ricambio. Sul bordo della vasca e su ogni corsia vi sono dei blocchi rialzati utilizzati dagli atleti per tuffarsi alla partenza delle gare.
Ogni gara di nuoto è controllata da un arbitro e la giuria è molto complessa:
1 giudice arbitro che organizza tutta la giuria e controlla lo svolgimento della gara; 1 giudice di partenza;
1 capo cronometrista per ogni corsia;
2 o più giudici di virata e 3 o più giudici di arrivo;
giudice di stile;
1 segretaria di giuria.

Al fischio del giudice i concorrenti di stile libero, rana e farfalla salgono sui blocchi di partenza, mentre nelle gare di dorso entrano in acqua per appoggiarsi alla maniglia di partenza. Nei primi tre stili, al comando “a posto” si preparano a tuffarsi, mentre nel dorso a darsi lo slancio dal bordo vasca. Al segnale “via”, dato da un colpo di pistola, gli atleti si tuffano cercando di compiere il percorso nel minor tempo possibile. Vince chi per primo tocca il bordo della piscina con una mano nello stile libero e nel dorso, con due nella rana e nella farfalla.
Il nuoto agonistico comprende numerose specialità che sono suddivise in quattro grandi settori secondo lo stile di gara: stile libero, dorso, rana e delfino. Ogni stile prevede gare sulle distanze di 100 e 200 m; fa eccezione lo stile libero con varie differenze tra maschi e femmine. Infine, sono previste gare nelle quali l’atleta deve cimentarsi in tutti e quattro gli stili, come i 200 e i 400 m misti, e competizioni a staffetta. Un tipo particolare di nuoto è “Il nuoto sincronizzato”, uno sport solamente femminile in cui le concorrenti sono giudicate in base all’esecuzione di una serie di figure obbligatorie secondo un ordine prestabilito e di un programma libero, in cui la scelta della coreografia, della musica e dell’ordine di esecuzione degli elementi è libera.


LEGGI ANCHE : http://pulitiss.blogspot.it/p/aiuto-alle-persone.html


                              http://asiamicky.blogspot.it/2015/05/le-citta-del-lago-di-varese-gavirate.html



FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://mundimago.org/le_imago.html



.

lunedì 27 aprile 2015

L' UNIVERSITA' DEGLI STUDI INSUBRIA

.


La storia dell'Università inizia nel 1972 a Varese, quando vengono attivati i corsi della Facoltà di Medicina e Chirurgia gemmati dall'Università degli studi di Pavia.

Nel 1990 vengono quindi attivati due ulteriori corsi: Scienze biologiche gemmato dall'Università degli studi di Milano e Economia e Commercio, gemmato dall'Università degli studi di Pavia.

Parallelamente a Como nel 1987 viene avviato il primo corso a carattere universitario: il Diploma a fini speciali in Informatica Gestionale avviato dal Politecnico di Milano.

A Como nel XV sec. presso il Collegio dei Dottori Giureconsulti era sorta una Scuola Universitaria con tre cattedre: Teologia Morale (attiva sin dal 1473), Diritto Canonico Misto (fondata nel 1656 ad opera di Tommaso Verga) ed Istituzioni (fondata nel 1656 ad opera di Francesco Benzi). Tale Università restò attiva fino all'anno 1795.

Dal 1989 quindi Como è sede di regolari corsi di laurea in Ingegneria gemmati appunto dal Politecnico milanese oltre che in Scienze e dal 1994 in Giurisprudenza, gemmati dall'Università degli Studi di Milano.

Nel febbraio 1997 l'Osservatorio per la valutazione del sistema universitario valuta nel suo rapporto la possibilità di creare una università bipolare concedendo autonomia ai corsi di laurea e alle Facoltà di Como e Varese. Contemporaneamente il Politecnico di Milano si chiama fuori dall'operazione dichiarando di voler puntare sulla strategia del Politecnico a rete, valorizzando le sue 7 sedi.

Il 14 febbraio 1998 viene quindi emanato dal Ministero dell'Università il decreto per la Istituzione dell'Università dell'Insubria, con sedi in Como e Varese.

Nel 2003 nasce a Varese il primo corso di laurea in Ingegneria per la Sicurezza del Lavoro e dell'Ambiente.

Nell'a.a. 2006/2007 vengono attivati il corso di laurea in Giurisprudenza a Varese e il corso di laurea in Economia e Amministrazione delle Imprese a Como.

Il corso di laurea in Economia e Amministrazione delle Imprese a Como viene erogato per l'ultima volta nell'A.A. 2011/12, la decisione della sospensione delle attività didattiche, nella sede comasca, è da attribuirsi alle difficoltà della Facoltà di Economia nel reperire fondi e docenti disponibili all'insegnamento.

L’Università degli Studi dell’Insubria opera attraverso un originale modello organizzativo a rete: le sedi principali di Varese e Como e le sedi satellite di Saronno e Busto Arsizio sono riunite sotto un unico logo, quello dell’Insubria - dal nome dell’antico popolo che risiedeva in questa parte della Lombardia, gli Insubres - proprio per rimarcare lo stretto legame con il territorio. L’Ateneo dalla sua istituzione ha conosciuto una crescita esponenziale, passando da quattromila a diecimila iscritti, da 130 docenti a quasi 400, e ha contribuito alla promozione sociale e alla crescita culturale dei territori di riferimento, con i suoi quindicimila laureati e con una fitta rete di iniziative a carattere divulgativo aperte alla cittadinanza. Esponenti illustri del mondo della ricerca, della cultura, dell’economia sono sempre stati vicini all’Ateneo, che ha attribuito la laurea honoris causa a personaggi del calibro di Uto Ughi, Mario Monti, Walter Bonatti, Jaquìn Navarro-Valls, Alfredo Ambrosetti, solo per citarne alcuni.
La didattica erogata dai quaranta Corsi di laurea è pensata in funzione alle esigenze del mondo del lavoro e verte principalmente sulle aree disciplinari: medica; naturalistica-informatica-umanistica; economica; giuridico-sociale; biologica e delle scienze esatte. Nelle indagini a livello nazionale risulta molto alto l’indice di gradimento degli studenti rispetto agli studi prescelti e, di gran lunga superiore alla media italiana, è il tasso di occupazione dei laureati Insubria sia triennali che magistrali.
L’Ateneo da sempre presta particolare attenzione non soltanto riguardo alla didattica, ma anche alla ricerca, sia applicata che di base, che viene condotta nei laboratori all’avanguardia e nei centri di ricerca di ciascuna sede. In pochi anni l’Università dell’Insubria è riuscita ad attrarre su di sé l’attenzione internazionale, attirando un numero crescente di studenti e dottorandi stranieri e di visiting professors provenienti da ogni parte del mondo.




LEGGI ANCHE : http://pulitiss.blogspot.it/p/aiuto-alle-persone.html


                             asiamicky.blogspot.it/2015/04/le-citta-del-lago-maggiore-varese.html





FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://mundimago.org/le_imago.html



.

LA PALLACANESTRO

.


La pallacanestro nasce nel 1891 a Springfield (Massachusetts), da un’idea di John Naismith (Almonte, Canada 1861 – Lawrence, USA, 1939), medico ed insegnante di educazione fisica. Naismith lavorava come insegnante di educazione fisica presso la Young Men’s Christian Association (YMCA) International Training School (Scuola Internazionale di Allenamento dell’Associazione Giovanile Maschile Cristiana) di Springfield (Massachusetts).

Il capo del dipartimento di educazione fisica dell’istituto, Luther Halsey Gulick, chiese a Naismith di trovare qualcosa che potesse divertire gli studenti durante le lezioni invernali di ginnastica, poiché le temperature rigide li costringevano a fare lezione al coperto.

Gulick in particolare chiedeva un gioco in luoghi chiusi, facile da imparare, con poche occasioni di contatto, il cui costo non gravasse sulle spese della scuola.
Naismith trovò l’ispirazione da un gioco che aveva conosciuto nella sua infanzia in Canada, “Duck on a rock” (l’anatra su una roccia), in cui la regola principale era il tiro a parabola di un sasso. Attinse anche da giochi più antichi, come l’azteco Tlachtli, (in cui si passava una palla cercando di non farla mai cadere a terra, e vinceva chi riusciva a farla entrare in un anello sopraelevato), ed il maya Pok-Ta-Pok, oltre ad analizzare gli sport più praticati all’epoca, quali il football americano, il rugby, il lacrosse ed il calcio.

Dopo due settimane, Naismith formalizzò le prime cinque regole del nuovo gioco:

1) si doveva usare un pallone rotondo, che poteva essere toccato solo con le mani;

2) non si poteva camminare con il pallone fra le mani;

3) i giocatori potevano posizionarsi e spostarsi ovunque nel campo;

4) non era permesso il contatto fisico tra i giocatori;

5) l’obiettivo era posizionato orizzontalmente, in alto.

Il gioco della pallacanestro vede la luce il giorno 15 dicembre 1891: Naismith tradusse questi principi in tredici regole di base. Nello stesso giorno organizzò la prima partita sperimentale della storia disputata dal cosiddetto First Team (la prima squadra), un gruppo di diciotto giocatori (gli studenti della classe di Naismith), divisi in due squadre di nove ciascuno. La partita fu giocata con un cesto di vimini, usato per la raccolta delle pesche, che venne appeso alle estremità della palestra della scuola.

Le tredici regole vennero pubblicate dal giornale studentesco “The Triangle” (Il triangolo) il 15 gennaio 1892, data ufficiale della nascita del Basketball (palla del cesto). Il 20 gennaio si svolse la prima partita dalla pubblicazione delle regole, che terminò con il risultato finale di 1-0, grazie al canestro di un certo William “Willie” Chase.

La prima partita pubblica ufficiale fu fissata da Naismith l’11 marzo 1892 fra una squadra di docenti e una di studenti: vinsero i primi 5-0. Lo sport cominciò a diffondersi presto negli Stati Uniti, proprio perché esercitato negli YMCA. Inoltre, gli allievi di Naismith, al termine degli studi, divennero missionari, e mentre portavano il messaggio cristiano in tutto il mondo, insegnavano anche ai giovani il nuovo gioco.

Nel 1904 fu disputato un torneo non ufficiale di pallacanestro durante le Olimpiadi di St.Louis. Invece nel 1936 lo sport del basketball fu aggiunto al programma delle Olimpiadi di Berlino. In questa occasione Naismith ebbe l’onore di consegnare la medaglia d’oro agli Stati Uniti, che avevano sconfitto in finale il Canada, e fu nominato presidente onorario della Federazione Internazionale Pallacanestro (FIBA), sorta nel 1932.

Nel 1946 nacque negli Stati Uniti la National Basketball Association (NBA, Associazione nazionale di pallacanestro), al fine di organizzare squadre professionistiche e rendere lo sport popolare.

Naismith comunque fu il primo allenatore della storia del basket. Guidò infatti i Kansas Jayhawks dal 1898 al 1907: in nove stagioni sedette in panchina 115 volte, vinse 55 incontri e ne perse 60. Ad oggi, il suo libro “Basketball: Its Origin and Development” (“La pallacanestro: origini e sviluppo”, uscito dopo la sua morte nel 1941) resta il caposaldo della bibliografia della pallacanestro. A lui sono stati intitolati in Canada e negli Stati Uniti riconoscimenti, Hall of Fame, statue e premi. Ogni anno il miglior giocatore della NCCA (National Collegiate Athletic Association, l’associazione atletica nazionale dei college) riceve il “Premio Naismith”.

Da allora le regole sono state perfezionate, e l’NBA mantiene delle differenze sostanziali rispetto alla FIBA, ai Campionati Mondiali e alle Olimpiadi. Questo perché negli USA si vuole rendere il gioco più spettacolare. In particolare, con la globalizzazione degli ultimi anni, sono entrati in gioco gli sponsor che creano un business pubblicitario molto elevato. Per questo la pallacanestro è diventata più fisica, a dispetto della prima regola impostata da Naismith, e dal puro divertimento si è passati al vero e proprio agonismo.

Il 15 dicembre 1891 Naismith pubblicò le tredici regole del nuovo sport, che da allora si evolsero fino a renderlo uno sport molto differente dall'originale.

Inizialmente, si giocava in un campo grande circa la metà di quello attuale, quindi circa 7 metri di larghezza per 14 di lunghezza. Alle estremità del campo erano poste due ceste di vimini per le pesche, appese al muro e chiuse di sotto. Ogni volta che si segnava un punto, la palla doveva essere recuperata con l'aiuto di una scala installata dietro il tabellone. Le squadre erano formate da nove giocatori. La prima palla era quella usata per il calcio.

Delle 13 regole originali di Naismith, alcune sono rimaste fino ad i giorni nostri: la regola uno è rimasta identica; la prima parte della regola cinque è molto simile; la realizzazione dei punti è rimasta identica, compresa l'impossibilità degli avversari di opporsi illegalmente alla realizzazione del canestro; chi rimette la palla all'interno del campo durante una rimessa laterale, ha ancora solo cinque secondi a disposizione; ovviamente, la vittoria è sempre ad appannaggio della squadra che segna il maggior numero dei punti.
Tra le novità apportate al gioco, nel 1893 fu introdotto un pallone simile a quello attuale ma di colore marrone, sostituito solo negli anni cinquanta dal pallone arancione di Tony Hinkle, che ebbe una diffusione mondiale. Nel 1894 fu introdotto l'uso del tabellone dietro al canestro, che inizialmente venne sostituito da un anello metallico al quale era attaccata una rete, anch'essa chiusa, e poi, nel 1912, ne venne tagliato il fondo.

Il numero dei giocatori andò progressivamente diminuendo, passando dai nove giocatori per squadra a sette e infine ai cinque attuali. Nel 1933 vennero introdotte le regole dei 3 e 10 secondi. Nel 1954 vennero introdotti i 24 secondi.

Nei primi anni si perse subito la qualifica di no-contact game che aveva caratterizzato il gioco nei pensieri di Naismith; infatti la sua idea era proporre qualcosa di diverso dal football, a cui tutti potessero partecipare non in base alla forza o alla stazza ma proprio in base all'abilità di infilare una palla in un cesto a 10 piedi del pavimento. Con il primo professionismo, il gioco divenne perfino violento: i giocatori indossavano paramenti per difendersi dai colpi.

La pallacanestro veniva chiamata the Cage Game ovvero il Gioco della Gabbia, perché le partite si disputavano all'interno di alte recinzioni. Lo scopo di tutto questo era proteggere gli sportivi dal lancio di oggetti da parte del pubblico, molto più vicino al campo rispetto ad altri sport: volavano bottiglie, monete, sedie. D'altra parte, si voleva anche difendere il pubblico dai giocatori, che erano già molto più grandi e grossi della media (chi giocava nel ruolo di centro raggiungeva i 195 cm circa, mentre al giorno d'oggi ci sono centri di 220 cm e oltre) e non avevano problemi a ricambiare i doni del pubblico.

Le 13 regole originali di James Naismith:
La palla può essere lanciata in qualsiasi direzione con una o entrambe le mani.
La palla può essere colpita in qualsiasi direzione con una o entrambe le mani, ma mai con un pugno.
Un giocatore non può correre con il pallone, deve lanciarlo dal punto in cui lo ha preso.
La palla deve essere tenuta in una mano o tra le mani; le braccia o il corpo non possono essere usate per tenerla.
Non è possibile colpire con le spalle, trattenere, spingere, colpire o scalciare in qualsiasi modo un avversario; la prima infrazione da parte di qualsiasi giocatore di questa regola è contata come un fallo, la seconda squalifica il giocatore fino alla realizzazione del punto seguente o, se è stata commessa con il chiaro intento di infortunare l'avversario, per l'intera partita; non sono ammesse sostituzioni.
Un fallo consiste nel colpire la palla con il pugno, nella violazione delle regole tre e quattro e nel caso descritto dalla regola 5.
Se una squadra commette tre falli consecutivi, conterà come un punto per gli avversari; consecutivi significa senza che gli avversari ne commettano uno tra di essi.
Un punto viene realizzato quando la palla è tirata o colpita dal campo nel canestro e rimane dentro, a meno che i difensori non tocchino o disturbino la palla; se la palla resta sul bordo e l'avversario muove il canestro, conta come un punto.
Quando la palla va fuori dalle linee del campo, deve essere rimessa in gioco dalla persona che per prima l'ha toccata; nei casi dubbi, l'umpire deve tirarla dentro il campo; chi rimette in campo la palla ha cinque secondi: se la tiene più a lungo, la palla viene consegnata agli avversari; se una squadra continua a perdere tempo, l'arbitro darà loro un fallo
L'umpire è il giudice dei giocatori e prende nota dei falli, comunicando all'arbitro quando ne sono commessi tre consecutivi; ha il potere di squalificare un giocatore secondo la regola 5.
L'arbitro è il giudice della palla e decide quando la palla è in gioco, all'interno del campo o fuori, a chi appartiene e tiene il tempo; decide quando un punto è segnato e tiene il conto dei punti con tutte le altre responsabilità solitamente appartenenti ad un arbitro.
La durata della gara è di due tempi da quindici minuti, con cinque minuti di riposo tra di essi.
La squadra che segna il maggior numero di punti nel tempo utile è dichiarata la vincitrice dell'incontro. Nel caso di pareggio, il gioco può continuare, se i capitani sono d'accordo, fin quando non viene segnato un altro punto.



LEGGI ANCHE : http://pulitiss.blogspot.it/p/aiuto-alle-persone.html

                              asiamicky.blogspot.it/2015/04/le-citta-del-lago-maggiore-varese.html




FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://mundimago.org/le_imago.html



.

HOCKEY IN LINE

.


L'hockey in-line è uno sport di squadra simile all'hockey su pista, praticato su superfici dure e non scivolose quali asfalto o resine sintetiche utilizzando dei pattini in linea. Il termine "in-line" è dato proprio dall'utilizzo dei pattini in linea a differenza dei tradizionali pattini a rotelle usati nell'hockey su pista.

Questo sport nasce in Europa verso la fine degli anni '80 in una zona geografica molto ristretta al sud della Svizzera e grazie al desiderio da parte dei giovani di emulare i campioni dell'hockey su ghiaccio. Inizialmente fu definito anche "l'hockey dei poveri" o "il cugino dell'hockey su ghiaccio", per il fatto che con pochi soldi ed un po' di organizzazione, nei piazzali, si potevano disputare incontri fra squadre di quartiere. Negli anni ha subito parecchi cambiamenti e si è evoluto arrivando ad assomigliare sempre più all'hockey su ghiaccio. Nato con le palline da tennis, oggi sono invece di plastica ed arancioni, con il peso variabile da 110-130 gr. A dipendenza della nazione e dal fondo si utilizzano anche dei dischetti (puck).

Differenze principali con l'hockey su ghiaccio:

il numero dei giocatori (4 + 1 portiere);
non esiste il "fuorigioco" (che nell'hockey su ghiaccio è il sorpasso della linea blu di attacco da parte del giocatore che attacca prima che l'abbia superata il disco);
non esiste la "liberazione vietata" (che nell'hockey su ghiaccio è il disco lanciato dalla propria metà pista e che supera la linea di porta degli avversari senza essere toccato da nessuno).
Vengono fischiate le punizioni (per palline o puck accompagnati con la mano, quando vengono scagliati fuori pista o quando il portiere ferma il gioco senza essere affrontato da un avversario);
vi sono 2 arbitri
le partite si svolgono in 2 tempi da 25 minuti
Nel campionato italiano c'è la serie A1, la serie A2 e la serie B tra quelle dilettantistiche. Tra gli amatori esistono altre 2 serie, la C e la D. Molti giocatori, non legati da particolari clausole con le squadre di hockey su ghiaccio, si cimentano volentieri nel periodo estivo all'inline hockey.

L'equipaggiamento utilizzato nell'inline hockey è quasi identico a quello utilizzato nell'hockey su ghiaccio, questo consiste in: pattini con rotelle inline, parastinchi (proteggono dalla caviglia fino al ginocchio), pantaloni (proteggono da sopra il ginocchio fino alla vita), conchiglia (viene messa sotto i pantaloni e serve a proteggere l'apparato genitale), pettorina (protegge dalla vita sino alle spalle - facoltativa), paragomiti, guanti, paracollo (facoltativo per i giocatori di movimento ed obbligatorio per i portieri), casco (con griglia di metallo o visiera in plexiglas, per i maggiorenni non è obbligatoria), bastone di legno o di carbonio.

Annualmente dal 1995 si disputano i Campionati mondiali di hockey in-line (IIHF InLine Hockey World Championship).










FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://mundimago.org/le_imago.html



.

questo

Post più popolari

Blog Amici