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venerdì 6 marzo 2015

MORETTA TABACCATA

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La Moretta tabaccata o Moretta tabacca (Aythya nyroca, Guldenstadt 1770) è un uccello anseriforme appartenente alla famiglia degli Anatidi.

Il maschio adulto presenta una colorazione castano carico con il dorso più scuro e l'occhio bianco. Il sottocoda bianco candido aiuta a distinguere questa specie dalla moretta eurasiatica. La femmina è simile al maschio ma ha colori più spenti e l'occhio è castano scuro.

Il loro habitat di nidificazione sono le paludi e i laghi con acque profonde un metro o più. Queste anatre nidificano in Europa meridionale e orientale e in Asia meridionale e occidentale. Sono abbastanza migratrici e svernano un po' più a sud nel Nordafrica.

Questi uccelli si nutrono soprattutto immergendosi o stando in superficie. Mangiano piante acquatiche, insieme ad alcuni molluschi, insetti acquatici e piccoli pesci. Spesso si nutrono di notte e lo fanno sia immergendosi sott'acqua per metà (facendo grandi schizzi) che immergendosi completamente.

Nidifica in primavera inoltrata.

Questi sono uccelli gregari, che in inverno formano grandi stormi, spesso misti ad altre anatre tuffatrici, come morette eurasiatiche e moriglioni.

LEGGI ANCHE : http://pulitiss.blogspot.it/p/e-dog-sitter-dalla-passeggiata.html

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LODOLAIO

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I lodolai sono dei piccoli uccelli rapaci del genere Falco. Hanno ali molto lunghe, strette, appuntite, che durante il volo vengono arcuate a forma di falce; la coda è piuttosto corta.

I territori preferiti dai lodolai sono quelli che presentano una notevole varietà di paesaggi, con boschi di alberi annosi che si alternano a radure aperte, possibilmente inframmezzati qua e là anche da stagni o laghetti: in un simile ambiente i lodolai trovano cibo in abbondanza e luoghi adatti alla nidificazione. Cacciano esclusivamente animali in volo, ad esempio piccoli uccelli, ma soprattutto insetti, che catturano dopo un veloce inseguimento. Rondini, allodole (da cui il nome di lodolai) e balestrucci costituiscono circa i due terzi della totalità degli uccelli uccisi; tra gli insetti cacciano in prevalenza libellule e coleotteri, che afferrano al volo e inghiottono, dopo averli privati all'istante delle ali e del rivestimento chitinoso. In estate avanzata è facile vedere una grande quantità di lodolai in prossimità di stagni circondati di boschi; verso sera essi danno la caccia in gruppo alle libellule, presenti in fitte schiere sulla superficie dell'acqua.

Il lodolaio eurasiatico è un tipico migratore, e fa ritorno in patria solo in aprile o in maggio; pertanto il periodo della riproduzione ha un inizio molto ritardato, e si verifica generalmente ai primi di giugno. Anche questo falco depone le uova all'interno dei vecchi nidi di altri uccelli. La durata dell'allevamento dei piccoli è condizionata alla disponibilità di insetti presenti nel territorio; non appena i figli sono in grado di volare, vengono addestrati alla caccia dai genitori, che applicano un metodo analogo a quello usato dai falchi pellegrini. Quando i piccoli hanno raggiunto la piena autosufficienza, la famiglia si pone in viaggio per raggiungere i quartieri di svernamento, situati nell'Africa sud-orientale e nell'Asia meridionale.

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GARZETTA

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La garzetta (Egretta garzetta, Linnaeus, 1766) è un uccello pelecaniforme della famiglia degli Ardeidi.

La garzetta è lunga circa 55–65 cm, il suo peso varia da 350 a 650 g ed ha un'apertura alare di 85–95 cm. Il piumaggio è interamente bianco, il lungo becco è nero, come le zampe, mentre i piedi sono giallastri. L'iride è gialla. In abito nuziale questo airone sviluppa alcune penne ornamentali molto lunghe sulla nuca, alla base del collo e sul mantello. Non esiste una caratteristica evidente che differenzia i due sessi.

La garzetta, come del resto quasi tutti gli aironi, è un uccello molto legato all'acqua. Infatti frequenta prevalentemente ambienti acquitrinosi, sponde di fiumi, laghi e stagni. Ed è un uccello migratore, svernante e nidificante. È presente in quasi tutto il bacino del Mediterraneo, Africa, Asia meridionale, Australia e Indonesia.
Le popolazioni italiane di garzetta sono in parte migratrici e in parte stanziali. Quelle migratrici nidificano nella pianura padana e svernano in Africa oppure sono popolazioni nidificanti in Europa centrale che vengono a svernare nel nostro Paese.

Aiutandosi con le lunghe zampe e sfruttando la rapidità e la precisione dei suoi colpi di becco, caccia le sue piccole prede in acque basse. Spesso la si può osservare in piccoli gruppi o insieme ad altri aironi. Durante il suo volo lento e regolare, la garzetta ripiega il collo verso il corpo formando una caratteristica "S".

Generalmente silenziosa, nel periodo degli amori la garzetta diventa molto loquace.

La garzetta si nutre di piccoli vertebrati come pesci, anfibi e rettili e invertebrati quali crostacei, molluschi e insetti che cattura con colpi secchi del becco da un posatoio emerso o inseguendoli con i lunghi trampoli in acque basse.

Nidifica in colonie (anche miste con altri ardeidi) in boschetti prevalentemente in ambienti acquitrinosi, costruendo grossi nidi fatti di rami secchi, su pioppi, salici, altri alberi ad alto fusto o anche grossi cespugli. Nel mese di aprile la femmina depone 3-5 uova di colore verde-bluastro che cova insieme al maschio per circa 3 settimane. Dopo 20-25 giorni dalla schiusa delle uova, i piccoli abbandonano il nido e un paio di settimane dopo sono atti al volo. In un anno viene deposta un'unica covata.

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FORAPAGLIE CASTAGNOLO

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Il forapaglie castagnolo (Acrocephalus melanopogon (Temminck, 1823)) è un uccello della famiglia Acrocephalidae.

Interventi non sempre attenti nella gestione delle zone umide riducono ai minimi termini la vegetazione idonea per la costruzione del nido. Questi e altri fenomeni deve fronteggiare il Forapaglie castagnolo, piccolo Passeriforme delle zone umide dell’Italia centro-settentrionale.
La specie, piuttosto frammentaria in tutto l’areale – in Europa nidifica soprattutto nelle regioni meridionali e orientali – è in Italia sia sedentaria che migratrice e svernante. Bruno sul dorso, il Forapaglie castagnolo è caratterizzato da alcuni tratti distintivi che rendono la specie inconfondibile: dal sopracciglio bianco alle tonalità rossastre di petto e fianchi.
Parte integrante della dieta di questo uccello sono i piccoli organismi facilmente cacciabili sugli steli verticali emergenti, dove peraltro costruisce spesso il nido. È il Lago di Massaciuccoli, in Toscana, una delle aree in cui la specie mostra le migliori “performance” in termini di successo riproduttivo. Poche uova, meno di 3 per nido, ma con una percentuale di schiusa elevatissima, di poco inferiore al 97%.
Sempre più ristretto, l’habitat naturale del Forapaglie castagnolo risulta altamente vulnerabile sia alle variazioni del clima sia a interventi umani quali il semplice sfalcio dei canneti. Prova ne è la totale estinzione della specie in molte aree di presenza storica, come l’intera zona delle Valli costiere emiliano-romagnole, dove dal 2003 non si ha più notizia di nidificazioni accertate.

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CAPPELLACCIA

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La cappellaccia (Galerida cristata (Linnaeus, 1758)) è un uccello della famiglia degli Alaudidi.

Leggermente più grande dell'allodola comune, si distingue da questa per il piumaggio più grigio e una cresta più grande che resta visibile anche quando è ripegata. Ha un becco appuntito e con la parte inferiore piatta. La parte inferiare delle ali e rossiccia. Lunghezza: 17 cm. Apertura alare: da 29 a 34 cm. Peso: da 35 a 45 g.

Il canto è melodioso ma monotono. Canta sia in volo che a terra con verso ripetitivo di 3 note con toni bassi e alti.

Si nutre di semi e insetti, mentre i primi prevalgono nella stagione estiva i secondi permettono alla specie di superare la stagione fredda.

Gregario resta normalmente nella stessa zona per tutto l'anno, nidifica tra aprile e giugno. Costruisce il nido in piena terra con 4 o 6 uova (22x17mm), di colore variabile tra il giallo e il bianco rossiccio, macchiettato di grigio e giallo-marrone. Nidifica due o tre volte all'anno. La cova fatta sia dalla femmina che dal maschio, dura 12 13 giorni. I pulcini sono coperti da una lunga peluria giallo paglia. Dopo 10 giorni abbandonano il nido e dopo 20 giorni volano.

Ha un ampio areale che comprende Europa, Africa e Asia.

È un comune frequentatore degli spazi aperti e coltivati.


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BIGIA PADOVANA

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La bigia padovana (Sylvia nisoria Bechstein, 1792) è un uccello passeriforme.

La bigia padovana è la silvia più grande (15-17-cm). Ha l'iride giallo, e il maschio è grigio più scuro superiormente e nella parte inferiore presenta le caratteristiche barrature; la femmina è più sbiadita e marrone. In volo sono caratteristiche la lunga coda e le lunghe ali.

La bigia padovana, è distribuita in tutta l'Europa e l'Asia, e parte del continente africano, in Italia nidifica in primavera inoltrata in habitat abbastanza vari, boschi di latifoglie, ma anche nelle zone di transizione vicino ai boschi con molti cespugli, ma sempre nei pressi della Pianura Padana.

La bigia padovana è un uccello piuttosto elusivo, che ama nascondersi in fitti cespugli e siepi, dove cerca riparo e cibo.

Un tintinnio forte, secco e duro, trr-r-r-r-rt, mentre il canto è melodioso simile a beccafico (Sylvia borin).

Si ciba di bacche e insetti che trova nelle siepi e nei cespugli.

Unica covata in maggio-giugno; 4-5 uova in un nido essenziale in cespugli e rovi.

Migratrice autunnale che sverna in Africa.appartenente alla famiglia dei Silvidi.


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LA BECCACCIA

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La beccaccia (Scolopax rusticola, Linnaeus 1758) è un uccello dell'ordine dei Caradriformi, famiglia degli scolopacidi.

È caratterizzata da un becco a punta di 7–8 cm ed un peso di 250-350 g, ha una colorazione mimetica che ben si adatta all'ambiente che frequenta, quindi colore marrone variamente barrato di nero e bianco giallastro. La beccaccia non è caratterizzata da un dimorfismo sessuale certo ma in genere il maschio è meno massiccio e ha i colori lievemente più accesi della femmina.

L'areale della beccaccia euro-asiatica comprende l'Europa fino alle isole atlantiche (Azzorre, Canarie) e le isole britanniche, l'Asia fino alla Cina, Mongolia, e Tibet. In Italia si trova nel periodo dello svernamento, tra ottobre e marzo, nei boschi, meglio se misti a caducifoglie, con prevalenza di betulle, carpini, frassini, querce, robinie, castagni, ontani, larici e faggi, ma anche abeti, e pini, in primavera nidifica in un'ampia fascia di territorio che comprende il nord Europa e l'Asia centrale. Solo eccezionalmente nidifica sulle Alpi e ancor più raramente sugli Appennini.

Uccello insettivoro, si nutre essenzialmente di vermi e larve. Il cibo viene cercato con la sensibilità del becco direttamente nel sottosuolo del bosco.

Il nido della beccaccia è abbastanza semplice, viene fatto per terra in depressioni del terreno, ed imbottito di tutto ciò che trova, foglie secche, rametti, fili d'erba, deposita in media quattro uova, che schiudono dopo tre settimane di incubazione.

Nelle piume dell'ala della beccaccia esiste una particolare penna detta "pennino del pittore" che appunto serve ai pittori per le rifiniture di precisione sulle tele.

La beccaccia è stata soggetto di vari francobolli.

In Italia è specie cacciabile ed è considerata la regina dei boschi per la sua maestosità e per la difficoltà nella cattura. In passato ne era autorizzata la caccia anche all'alba ed al tramonto, la cosiddetta posta, durante gli spostamenti per i luoghi di pastura. Oggi tale pratica, detta la posta infame, è proibita poiché in quelle occasioni la beccaccia risulta essere particolarmente vulnerabile per il volo troppo regolare e quasi a farfalla a differenza di quando invece viene cercata e insidiata con il cane da ferma. È qui che essa usa tutta la sua abilità mettendo in atto varie tecniche per nascondersi all'olfatto del cane e, quando costretta ad involarsi, riesce a rendersi quasi imprendibile al cacciatore utilizzando le sue grandi doti di volo veloce e zigzagante.

A partire dal 1800 è stata selezionata una razza di cane, il Cocker Spaniel inglese, oggi apprezzata come cane da compagnia, ma un tempo specializzata nella caccia alla beccaccia (Woodcock in inglese), che ha dato appunto il nome alla razza.


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BASETTINO

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Il basettino (Panurus biarmicus (Linnaeus, 1758)), è un uccello passeriforme diffuso in Europa, Asia e Africa del nord. È l'unica specie nota del genere Panurus e della famiglia Panuridae.

È un uccello lungo meno di 8 cm e con una coda lunga altrettanto. Un aspetto singolare nel maschio (che spiega anche il nome comune in lingua italiana: basettino) sono due vistose basette nere, di forma triangolare, da ciascun lato alla base del becco, quest'ultimo di colore giallo.

Si riconosce per il canto simile ad un piccolo campanello ping-ping, che emette mentre si sposta con volo acrobatico tra i canneti.

Si nutre di insetti e semi di canne.

Nidifica in colonie tra le cannucce di palude. La coppia costruisce un nido a coppa profonda con foglie di cannuccia e di altre piante; viene guarnito di infiorescenze di cannuccia e con penne. Il nido viene posto tra gli steli, vicino all'acqua. La femmina depone 4-8 uova chiare, macchiettate che vengono covate anche dal maschio per 10-14 giorni. I pulli si involano 12-15 giorni dopo la schiusa durante i quali vengono nutriti da entrambi i genitori. Si possono avere fino a tre deposizioni all'anno.

È diffuso in Europa meridionale, Nord Africa e Asia centrale. Predilige le località paludose e ricche di alberi: nidifica nel folto dei rami, specie canneti, e si nutre in estate di insetti e in inverno di semi: il cambiamento dell'alimentazione è legato alla mutazione stagionale della mucosa gastrica. In Italia non è molto comune, diffuso soltanto nelle zone di canneto più conservate.

Considerati l'ampiezza del suo areale e la numerosità della popolazione P. biarmicus è classificato come specie a basso rischio di estinzione.



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ASSIOLO

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L'assiolo o assiuolo (Otus scops Linnaeus, 1758) è il più piccolo strigide europeo dopo la civetta nana; raggiunge appena le dimensioni del merlo.

Lunghezza: 18–21 cm; apertura alare 47–55 cm; ala 14,4-16,2 cm; coda 6,7-7,5 cm; tarso 30 mm; becco 17–19 mm; peso 56-102 g. L'aspetto è annoverato tra gli strigiformi meglio definibili. L'impressione delle proporzioni e delle dimensioni di questa specie dipende ampiamente dalla posizione dei cornetti: minuscole, fanno sembrare lo strigiforme piccolo, tarchiato e con la testa grande (in questo modo potrebbe essere confuso con la civetta). Con le orecchie pelose pienamente rialzate e non sempre evidenti, il gufide sembra invece magro, con la testa piccola e più grande di quello che veramente è. Rispetto alla Civetta è più allungato e ha il capo più piccolo e più appiattito. L'assiolo ha un piumaggio finemente vermicolato e macchiettato di bruno grigiastro, che va dal grigio al marrone castagna sotto le ali con diverse chiazze bianche evidenti sul dorso. Il suo portamento è molto elegante. Gli occhi hanno un'iride color arancione tendente al giallo. Nella parte inferiore del corpo si trovano strisce nere ben visibili.

Questo rapace vive di norma solitario, talora in piccoli gruppi. L'assiolo è un uccello attivo soprattutto di notte con un profilo di attività di due fasi. Il punto principale della sua attività raggiunge il culmine prima di mezzanotte. Tra le 0 e le 2 viene attivata perlopiù una fase di pausa. Al tramonto o poco dopo il gufo termina la sua fase di pausa, alle prime luci dell'alba si ritira nel suo rifugio sempre ben riparato e trascorre la giornata di solito senza particolare movimento. Frequenti pause di pulizia interrompono questo periodo di riposo; sono stati osservati, sia pure raramente, veri e propri bagni di sole o di sabbia.

Il volo di perlustrazione è diretto e quasi senza rumore. Si distingue in maniera evidente da quello della civetta nana, che si svolge invece a forma di onda. In situazioni di minaccia l'assiolo assume una posizione a grande altezza, mimetizzandosi.In tale posizione resta immobile per lungo tempo, lasciando che il nemico potenziale si avvicini. Solo quando è molto vicino spicca il volo, cambiando posto e riassumendo immediatamente la postura mimetica. In mancanza di possibilità di fuga, l'assiolo mostra una varietà di atteggiamenti aggressivi, come soffiare, far battere il becco o sgranare gli occhi in modo asincrono, che possono sfociare in attacchi diretti con artigli e becco.

Il canto dell'assiolo è inconfondibile: è un "djü" o "chiù" (che gli ha valso lo stesso nome) non particolarmente forte, un po' nasale e quasi sempre monosillabico quasi come fosse una sonda, che spesso viene ripetuto per ore con un intervallo che va dai due ai 3,5 secondi. A volte alla nota principale viene preceduto un suono iniziale, tanto che il richiamo appare bisillabico. Il richiamo del rospo ostetrico al contrario sembra un "ü" senza modulazione e sembra più chiaro. Assomiglia vagamente allo scampanellare degli animali da gregge. Poiché l'assiolo muove il capo durante il canto, è difficile da localizzare in base ai suoi richiami. L'attività di canto comincia poco dopo il tramonto e finisce all'alba; dopo mezzanotte l'attività di richiamo diminuisce chiaramente per una o due ore. Le femmine e i maschi cantano spesso in duetto, la femmina chiama con un'intonazione un po' più alta e un po' meno regolarmente del maschio. In caso di disturbo soprattutto vicino alle caverne si può essere colpiti con il becco, in una maniera singolare tipica dei gufidi.

Gli assioli seguono un matrimonio stagionale monogamo. Anche in caso di precoce perdita di partner un nuovo accoppiamento avviene solo raramente. Gli uccelli sono già maturi sessualmente all'età di 10 mesi. Poiché nidificano nelle caverne, gli assioli covano soprattutto nei buchi degli alberi, occasionalmente utilizzano anche cavità di rupi ed edifici. Raramente sono state constatate anche nidiate in vecchi nidi di gru e di gazze.

Uovo 31,2x27 mm. La covata, che consiste più che altro di tre o cinque uova viene deposta solo dalla femmina. La femmina le cova per 25 giorni e dopo la schiusa i piccoli scivolano fuori dopo circa 21-22 giorni e vengono curati in genere da entrambi i genitori. Già a 40 giorni sono capaci di cacciare autonomamente delle prede, ma vengono curati dai genitori per altri 20 giorni. Dopodiché ne abbandonano il territorio.

I maschi e le femmine usano, anche durante la cura della prole, solo piuttosto raramente lo stesso albero per dormire e il contatto corporeo nella fase di calma non è stato osservato al di fuori della stagione degli accoppiamenti. Durante il periodo di cova e di nutrimento è compito soprattutto del maschio tenere d'occhio il luogo di covata. I pulcini riposano perlopiù stretti gli uni agli altri su di un ramo nei pressi immediati del tronco.

L'assiolo è soprattutto un cacciatore di insetti. Le cicale, le cavallette e i maggiolini sono fra le sue prede prevalenti. Inoltre si nutre anche di lombrichi. Tra le prede vi sono solo in misura minore uccelli e rospi e solo raramente caccia i topi ed altri piccoli mammiferi.

La preda viene adocchiata da una posizione bassa e sbattuta a terra. Solo raramente caccia durante il volo o da terra. Non è ancora noto con quale tecnica di caccia attacchi gli uccelli.

La tecnica di cattura dei piccoli uccelli si basa sul "magnetismo" (prevalentemente gli occhi) con il quale l'uccello stando fermo induce piccoli uccelli ad avvicinarsi. È l'identico fenomeno con il quale anche le civette od i gufi venivano usati per la caccia alle allodole. Il fenomeno è valido anche per i nidiacei appena usciti dal nido.

Nella maggior parte del suo territorio di espansione l'assiolo è un uccello migratore con territori di svernamento nelle savane boschive o arbustive a sud del Sahara. I giovani uccelli cominciano dalla metà di agosto con la migrazione e a fine settembre la migrazione di tutti gli uccelli è conclusa. Popolazioni meno consistenti in Spagna meridionale, Italia meridionale e Grecia meridionale svernano nel territorio di cova. La sottospecie cyprius sembra essere interamente un uccello stanziale. Dai territori di svernamento gli assioli tornano non prima della fine di marzo nei loro territori di cova, perlopiù tuttavia nella seconda metà di aprile. Anche le sottospecie extra-europee sono in maggioranza migratori a lungo raggio con territori di svernamento in Africa orientale. Il volo assomiglia in particolare a quello dei gufi.

I punti principali dell'espansione dell'assiolo sono lungo il Mar Mediterraneo con concentrazioni in Spagna, Croazia e in Turchia. Diffusa a macchia di leopardo è anche la popolazione in Francia e Italia. Anche in Africa del Nord lo si può trovare a macchia di leopardo, in Libia ed Egitto manca completamente. In Europa centrale le sue popolazioni raggiungono il confine settentrionale, la popolazione è perciò rada nell'insediamento. In Svizzera la popolazione, un tempo piuttosto diffusa, è ora quasi completamente scomparsa dalla zona del Lago Lemano e dal Vallese centrale. Lo stesso dicasi della specie in Austria, dove popola soltanto alcuni ambienti di bacino nella Stiria meridionale e in Carinzia meridionale. In Germania ogni anno se ne osservano nei periodi di cova (soprattutto in Baviera), ma finora non è stata provata alcuna covata.

L'assiolo è una specie termofila che predilige ambienti aperti, talvolta anche aridi. Uliveti, foreste di pini, piccole radure di frassini, boschi, campagne alberate, parchi e giardini, in pianura ed in montagna sino al limite del castagno, anche presso le abitazioni umane, ma anche cimiteri e in parte parcheggi sono habitat adatti. Nel territorio di espansione settentrionale si trova soprattutto nei declivi meridionali esposti al caldo o in climi di coltivazione vinicola. Non occupa, al contrario, foreste chiuse. Nei sei mesi dell'inverno europeo si trattiene nelle savane africane. Di giorno si rifugia su grandi alberi.

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AIRONE CENERINO

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L'airone cenerino (Ardea cinerea Linnaeus, 1758) è un uccello appartenente alla famiglia Ardeidae. Originario delle regioni temperate del Vecchio Mondo, oltre che dell'Africa, è la specie di airone che si spinge più a nord, tanto che in estate è facile incontrarlo lungo le coste norvegesi, ben oltre il circolo polare artico.

Airone di notevoli dimensioni, raggiunge da adulto una statura di 90-98 centimetri e un peso compreso tra 1020 e 2073 grammi. L'apertura alare può facilmente raggiungere 1,70 metri. Il piumaggio è di colore grigio sulla parte superiore e bianco in quella inferiore. Le zampe e il becco sono gialli. L'adulto ha piume nere sul collo e un ciuffo nucale nero molto evidente che si diparte dalla sommità posteriore e superiore dell'occhio. Nei giovani predomina il colore grigio. Non vi sono segni particolari per distinguere le femmine dai maschi; solitamente i maschi sono un po' più grandi. Come tutti gli aironi, vola tenendo il collo ripiegato a S.

Non essendo migratore, inizia a costruire il nido già da febbraio. Le uova, deposte dalla metà di marzo, sono 4-5 per nido e vengono covate per circa 25 giorni. I giovani sono nutriti nel nido per circa 50 giorni. Si calcola che il 70% di essi non raggiunga i 6 mesi di vita; una volta superata l'età subadulta, però, possono raggiungere i 24 anni di vita. L'airone cenerino si nutre di pesci, rane, girini, bisce d'acqua, invertebrati e, in minor misura, anche di piccoli mammiferi e di piccoli di altri uccelli.

È diffuso nelle zone temperate del Vecchio Mondo, a eccezione delle zone artiche e dei deserti. Vive in Europa, Africa e Asia occidentale (A. c. cinerea), Asia orientale (A. c. firasa) e Madagascar (A. c. jouyi). Predilige le pianure, ma non è raro incontrarlo anche a quote che possono raggiungere i 2000 metri sul livello del mare. In Italia lo si trova in Pianura Padana, soprattutto lungo i fiumi e nelle zone della Lombardia e del Piemonte dove è dominante la risaia. È presente anche nel Veneto, in alcuni specchi d'acqua del bellunese durante il periodo primaverile - estivo (es. Lago del Corlo), nella zona del Delta del Po, da qualche anno (complice il divieto di caccia) nei corsi d'acqua all'interno del Parco Colli Euganei (Padova). In Toscana, lungo le sponde dell'Arno, del Serchio, e nell'alta valle del Velino; è abbondante anche lungo il Tevere e i suoi affluenti. La presenza dell'airone cenerino è accertata con alcune piccole garzaie anche nelle Marche, in particolare lungo il fiume Metauro (PU) ed il fiume Esino (AN). Gregario, nidifica in colonie denominate garzaie insieme ad altre specie di Ardeidi.

La IUCN Red List la classifica come specie a basso rischio (Least Concern).

In Italia è una specie protetta ai sensi della legge 157/92.

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