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martedì 7 aprile 2015

LE SPEZIE

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Le spezie sono conosciute e usate fin dalla più remota antichità, una profonda fiducia nelle loro proprietà ha spinto navigatori a trovare nuove rotte, Stati a combattere guerre, medici a scoprire nuovi farmaci e per secoli le spezie hanno mosso l’economia dell’Europa non solo per fini terapeutici e gastronomici ma anche per il piacere di profumare i cosmetici, l’aria e per onorare gli dei.

Magellano ha compiuto la prima circumnavigazione del globo alla ricerca delle leggendarie “isole delle spezie”, Vasco da Gama ha navigato nelle pericolose acque dell’Africa e dell’India; Colombo, alla ricerca di un via più breve per raggiungere l’India, ha trovato il peperoncino.

In epoca antica l'uso delle spezie era ampiamente diffuso tra gli Egizi, già intorno al 2600 a.C. venivano forniti agli operai impiegati nella costruzione della piramide di Cheope dei cibi speziati, lo scopo era quello di mantenere le maestranze in forze, si riteneva infatti che l'aggiunta di spezie proteggesse dalle epidemie. Nel papiro Ebers (redatto intorno al XVI secolo a.C.) sono descritti numerosi rimedi a base di erbe aromatiche e spezie e fra i ritrovamenti archeologici vi sono tracce di anice, fieno greco, cardamomo, cassia, cumino, aneto e zafferano. Già in quest'epoca la gran parte delle spezie proveniva dall'India.

Nel mondo antico e medievale erano tra i prodotti di maggior valore, che da soli giustificavano l'apertura di nuove rotte commerciali. Ad esempio, nella Genesi (Antico Testamento), Giuseppe viene venduto in schiavitù dai suoi fratelli a mercanti di spezie. Nel poema biblico Cantico dei cantici, il narratore compara la sua amata con diverse spezie. Questo è indicativo della grande importanza assunta da questi prodotti sin dai tempi più antichi.

Le spezie furono il motivo principale per cui il navigatore portoghese Vasco da Gama aprì la rotta per l'India, e furono anche uno dei motivi che spinsero Cristoforo Colombo a cercare una rotta rapida e sicura per le Indie. Colombo cercò finanziatori attratti dalla possibilità di avere nuove spezie da commerciare.

Col termine spezie si indicano genericamente sostanze aromatiche di origine vegetale (ad esempio, pepe, zenzero, chiodi di garofano, cannella, noce moscata), generalmente di provenienza esotica, che vengono usate per aromatizzare e insaporire cibi e bevande, e, specialmente in passato, usate anche in medicina e in farmacia.

Molte di queste sostanze hanno anche altri usi, ad esempio per la preservazione del cibo, in rituali religiosi, cosmesi o profumeria. Ad esempio, la curcuma è usata anche nell'ayurveda; la liquirizia ha proprietà officinali; l'aglio viene usato come vegetale nella cucina. Le spezie si distinguono dalle erbe aromatiche: queste ultime sono parti verdi o foglie fresche di piante usate per dare sapore, mentre le spezie non sono fresche ma sono in genere essiccate.

In ultimo le spezie vengono utilizzate, fin dall'antichità, per la pulizia degli ambienti domestici. Ad esempio l'olio essenziale di cannella unito all'acqua è ottimo per il lavaggio dei piatti e delle pentole o per i pavimenti. Per la salute invece è ottimo per combattere virus e batteri.

Le Spezie non sono solo un ottimo ingrediente per arricchire il sapore dei nostri piatti o per dare un nuovo gusto a piatti già conosciuti. Per stupire i vostri ospiti o per dare aromi sempre innovativi e particolari ai piatti tipici della cucina italiana le spezie sono quel tocco in più. Inoltre, molte hanno tante proprietà benefiche ed aggiungono al gusto il benessere e validi aiuti naturali alla digestione, all’equilibrio intestinale, alla produzione di flora batterica ed alla formazione di enzimi positivi..

A parte il pepe, la noce moscata e pochi altri “aromi” solo pochi conoscono le spezie nella loro complessità confondendo spesso profumi, aromi e spezie come fossero la stessa cosa.

Le spezie sono di norma le sostanze ricavate da alcune varietà di piante aromatiche, provenienti per  lo più da paesi tropicali. Di queste si utilizzano parti diverse secondo il tipo di spezia che si desidera ottenere; corteccia (per la cannella), radici (per lo zenzero), boccioli floreali (per i chiodi di garofano, e lo zafferano), semi (per il sesamo e la senape), bacche (per il pepe nero), frutti (per il pimento e la paprica);
gli aromi o erbe aromatiche (il basilico, il cerfoglio, il coriandolo, il dragoncello, il prezzemolo, il rosmarino, la salvia e il timo), sono erbe o verdure (foglie e steli) generalmente coltivate negli orti ma presenti anche allo stato selvatico, normalmente consumate fresche o più raramente essiccate.

Rispetto a otto spezie di uso comune (peperoncino, pepe nero, coriandolo, cumino, aglio, asafedita, zenzero e ajowan), si calcola che nell’India meridionale il consumo giornaliero pro capite sia pari a 9,54 g, in grado di coprire dall’1,2% al 7,9% il fabbisogno di diversi nutrienti (minerali, amminoacidi, vitamine, ecc.).

Nella nostra cultura, invece, sebbene presentino un discreto contenuto di vitamine (specialmente del gruppo B e vitamina C) e di sali minerali (calcio e ferro in particolare), esse sono utilizzate in quantità talmente esigua che di questo valore nutritivo non è possibile tenere conto.

Le spezie e le erbe aromatiche, proprio utilizzate come esaltatori di gusto, sono ottimi alleati per la salute umana giacché:
possono aiutare a ridurre l’aggiunta di grassi e di sale esaltando il sapore e l’appetibilità delle pietanze stimolando la produzione salivare e gastrica (Pepe nero, Aglio, Cipolla, Curry, Cumino, Aneto, Basilico, Zenzero, Coriandolo);
possono aiutare a ridurre l’aggiunta di zucchero (Pimento-pepe giamaicano, Anice, Cardamomo, Cannella.

Le qualità scaldanti, asciuganti, antispastiche, diaforetiche, espettoranti, depuranti delle spezie sono particolarmente utili nelle malattie gastrointestinali e in quelle respiratorie.

Regolano l’appetito (cardamomo), migliorano la digestione (curcuma, coriandolo, zenzero, pepe nero), evitano le fermentazioni intestinali e disperdono i gas (il cardamomo è utile contro i problemi di digestione e intestino irritabile), eliminano i parassiti (coriandolo), curano efficacemente le malattie delle alte e delle basse vie respiratorie (cardamomo, pepe nero, zenzero).

Alcune, come ad esempio lo zenzero e la curcuma, hanno una spiccata azione antinfiammatoria, cosi come dimostrato recentemente da numerosi studi. Lo zenzero, conosciuto da millenni in Oriente, ha inoltre un potere rinforzante e riscaldante per l’organismo.

E’ interessante notare come il maggior consumo di spezie si abbia in paesi con clima molto caldo, perché hanno la funzione di dilatare i vasi sanguigni e permettere quindi una maggiore dispersione del calore corporeo.

L’impiego delle spezie e delle erbe aromatiche nel lontano passato, era strettamente riservato alle tavole d’imperatori, re e, in seguito, dei più abbienti, quale segno di potenza e ricchezza; erano soprattutto utilizzate per preservare alimenti e prolungare la freschezza dei cibi con lo scopo d'impedire il proliferare della flora batterica (ad esempio il pepe nel salame e i chiodi di garofano o la cannella per non far irrancidire le mele) o di mascherare sapori e odori di cibi non freschi.

Oggi, invece, sono indispensabili per dare gusto e profumo ai piatti (grazie agli oli essenziali in essi contenuti che sono liberati quando queste sono spezzettate, macinate o tagliate), poiché esaltano i sapori di molti piatti e, in molti casi, permettono di ridurne i condimenti e l'apporto di sale: consumate crude, anche rispetto a quelle consumate in polveri (spesso chimiche), sono ovviamente molto più aromatiche.

Per il loro gusto piuttosto intenso e molto penetrante, vanno, però utilizzate con parsimonia, per non coprire il sapore della vivanda stessa.  
Le spezie e gli aromi si possono trovare in commercio sotto forme diverse:
intere: le erbe sprigionano ovviamente il meglio quando sono fresche, mantenendo a lungo il loro aroma;
essiccate in polvere: sono le più diffuse, di facile reperimento e le più pratiche ma anche le più veloci a perdere l'aroma. Non ci si stupisce di vedere e assaporare lo zafferano nel risotto milanese, nel cus cus magrebino o nel dolce e delicato jalabi indiano, né di sentire il pungente aroma del chiodo di garofano nel vin brulee alpino e nel curry indiano. Quando si acquistano, è bene però controllare che non contengano grumi: è segno che sono vecchie;
in pasta: anche quest’ultime pratiche nell'utilizzo, mantengono a lungo il sapore ma sono piuttosto deperibili;
estratte: comode da dosare ma spesso riprodotte sinteticamente; in quest'ultimo caso il profumo risulta essere eccessivamente penetrante o con sentore vagamente metallico.

Gli antichi sostenevano che gli odori sono “quelle minute particelle che dalla terra ascendono al cielo”. Le spezie, infatti, sono state conosciute, usate, amate fin dall’antichità non solo per conferire sapore ai cibi ma anche per rendere efficaci e gradevoli i medicamenti.

Con il tempo ma soprattutto con l’avvento della medicina moderna, l’apprezzamento per queste droghe è scemato ma oggi, come una volta, le spezie, in modo semplice e privo di effetti collaterali, possono venire in aiuto all’uomo ed essere utilizzate con vantaggio in numerose malattie.
Il loro uso e molto diffuso in varie regioni dell’Oriente, del Medio Oriente e dell’Africa.

Per esempio, in India, nelle famiglie che vivono nelle zone rurali, le madri curano ancora, con fiducia e successo, i propri bambini con preparati a base di spezie.

La curcumina trovata nel cumino inibisce gli enzimi che aiutano le cellule tumorali a invadere i tessuti sani. Il cumino riduce anche lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni che aiutano l’evoluzione dei tumori.
Per prevenire la comparsa del cancro, è indicato mangiare un cucchiaino di cumino in polvere ogni giorno. Si può aggiungere nella verdura al vapore, come nelle patate dolci e nei cavolfiori, anche con un po’ di olio d’oliva.

Dei documenti medici cinesi che risalgono al secolo V a.C., mostrano che lo zenzero riduce la nausea. Ricerche moderne confermano questo fatto: lo zenzero contiene un principio attivo che inibisce la funzione dei nervi che innescano la sensazione del vomito.
La dose giornaliera di zenzero raccomandata è di mezzo cucchiaino. Puoi aggiungerlo nell’insalata, tonno o nei piatti asiatici.

Il basilico è ricco di antiossidanti che stimolano il sistema immunitario. Ha proprietà antimicrobiche, combattendo i batteri che causano i raffreddori e le influenze. La dose giornaliera consigliata di basilico è di 20 grammi. Il basilico può essere utilizzato nelle insalate, nella pasta, pizza e tanti altri piatt

Le persone che soffrono di diabete hanno difficoltà a produrre insulina, l’ormone che aiuta le cellule a rimuovere l’eccesso di zucchero nel sangue.
La cannella contiene una sostanza che stimola la risposta delle cellule all’insulina. Il risultato è la diminuzione dei livelli di zucchero nel sangue. La dose giornaliera raccomandata è di 5 grammi.

Il rosmarino contiene acido ursolico che aiuta a produrre un neurotrasmettitore essenziale per la memoria. La dose giornaliera raccomandata è di 10 grammi. Il rosmarino può essere utilizzato come infuso, ma anche per condire varie insalate e preparati cotti al forno.

L’aglio contiene alti livelli di antiossidanti che prevengono l’ossidazione del colesterolo nelle arterie. E’ l’ideale per la prevenzione di molte malattie cardiovascolari.
La dose giornaliera è di 3 – 5 spicchi d’aglio. Può essere utilizzato in diverse insalate, antipasti o salse.

La noce moscata è una spezia che genera calore e stimola la circolazione. Migliora la circolazione del sangue sulla superficie della pelle, abbassando la pressione sanguigna. Si consiglia di consumare non più di un cucchiaino di noce moscata al giorno.

I chiodi di garofano hanno alcune proprietà che riducono i dolori articolari causati dall’artrite. Contengono sostanze che inibiscono l’attività degli enzimi che causano i disturbi infiammatori. La dose giornaliera raccomandata è di 5 grammi.

La curcuma riduce le infiammazioni che causano il dolore nel corpo e inibisce gli enzimi che contribuiscono all’infiammazione. La dose giornaliera raccomandata è di 10 grammi.

Il timo ha proprietà antispasmodiche, combattendo la tosse. È molto efficace nel ridurre l’infiammazione della gola. La dose giornaliera raccomandata è di 10 – 15 grammi.


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domenica 15 marzo 2015

LA QUAGLIA

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La quaglia comune è bruna con striature trasversali e longitudinali giallo-ruggine sulle parti superiori, più scura sul capo e sul dorso, ed ha la gola bruno-ruggine, il gozzo giallo-ruggine, il centro dell'addome bianco-gialliccio, e i lati del petto e del ventre rosso-ruggine con strisce longitudinali giallo-chiare. Dalla mascella superiore sopra l'occhio, sul collo e intorno alla gola corre una linea bruno-giallo-chiara, le remiganti primarie mostrano sul fondo bruno-nericcio delle macchie trasversali giallo-ruggine, che nell'insieme costituiscono delle fasce, e le timoniere giallo-ruggine hanno i fusti bianchi e delle macchie nere a forma di nastro. Nelle femmine tutti i colori sono più sbiaditi e indistinti, e particolarmente meno vivace appare la macchia bruno-ruggine della gola; anch'esse hanno gli occhi rossiccio-bruni, il becco grigio-corno e il piede rossiccio o giallo-pallido. Le misure vanno dai diciotto centimetri della lunghezza complessiva agli oltre trenta dell'apertura alare, mentre le singole ali misurano dieci centimetri e la coda appena quattro.

Le regioni del vecchio mondo dalle quali la quaglia è completamente assente sono ben poche: in Europa si incontra dovunque, a parte le regioni più settentrionali; nell'Asia centrale è comune, e dalle une e dalle altre località migra ogni anno verso il sud, attraversando tutta l'Africa settentrionale fino all'Equatore e al Capo di Buona Speranza, come pure verso tutti i paesi meridionali del Continente asiatico.

Le migrazioni delle quaglie presentano parecchi aspetti notevoli: esse avvengono ogni anno, ma differiscono considerevolmente da quelle degli altri uccelli. Alcune si trovano già in Egitto alla fine di agosto, un numero maggiore vi giunge in settembre, e frattanto, in questo stesso mese, e non molto di rado, si incontrano ancora nel centro dell'Europa delle femmine covanti o dei piccoli coperti di piumino. La migrazione principale ha certamente luogo in settembre, ma si prolunga per tutto ottobre e in certi casi anche nel novembre. Prima del viaggio gli uccelli non hanno l'uso di raggrupparsi, e ciascuno si mette in cammino senza curarsi degli altri: solo per la traversata vera e propria si riuniscono a stormi, già numerosi quando i viaggiatori hanno raggiunto il meridione europeo, dove le coste del Mediterraneo formicolano, a cominciare da settembre, di migliaia e migliaia di quaglie. In Grecia, in Turchia, nel sud d'Italia, nella Spagna, intorno al Mar Nero e al Mar Caspio, come pure sulle coste dei mari della Cina e del Giappone, nei cespugli lungo i precipizi, lungo i fossi e i prati, nei pruneti e tra le zolle, dovunque i cacciatori si imbattano nelle quaglie, bastano poche ore per riempire i carnieri.

Stando in osservazione sulle coste settentrionali dell'Africa, si può sovente essere spettatori dell'arrivo delle quaglie. Si scorge una nuvola scura e bassa, aleggiante al di sopra delle onde, che rapidamente si avvicina e si abbassa per precipitare al suolo sul margine estremo delle onde, in una mortale stanchezza. Qui le povere creature giacciono dapprima alcuni minuti come sbalordite e quasi incapaci di muoversi, e passa parecchio tempo prima che si decidano a mettere nuovamente in esercizio gli spossati muscoli del petto: in genere, ciascuna cerca la sua salvezza correndo a cercarsi un rifugio, ed evita accuratamente di alzarsi in volo nei primi giorni dopo l'arrivo. Da quel momento in poi compiono la maggior parte dei loro spostamenti sul terreno, e, tenendosi sempre piuttosto isolate, scelgono per dimora le località che meglio si accordano ai loro gusti, vale a dire le stoppie, le zone coltivate e le steppe. Al cominciare della primavera si ripreparano a partire e si riuniscono sulle coste del mare, mai però in schiere così numerose come d'autunno: sembra che nel ritorno non scelgano sempre la stessa strada percorsa all'andata, ed è certo che, dopo aver superato il mare, si spostano molto lentamente, scomparendo a poco a poco dalle regioni più meridionali alle quali giungono, in genere, durante la primavera, nel mese di aprile.

La residenza preferita dalle quaglie nella stagione estiva è data dalle pianure fertili e ricche di cereali, mentre le regioni elevate e montuose, le paludi e i luoghi acquitrinosi vengono attentamente evitati. Subito dopo il ritorno si trattengono nei campi di frumento e di segala, ed anche se più tardi si mostrano meno esigenti, si può dire che, di regola, non si trovino bene se non laddove vi siano coltivazioni di frumento.

Nei caratteri, nei costumi e in generale nel modo di vivere, la quaglia si differenzia molto dalla pernice. Cammina rapidamente e dimenandosi, ma con brutti atteggiamenti perché ritira la testa, lascia pendere la coda, nicchia continuamente col capo e di rado prende un nobile contegno; il suo volo è celere, interrotto e mai troppo prolungato o elevato, a parte quello cui si affida durante le migrazioni; i suoi sensi, soprattutto la vista e l'udito, si possono dire ben sviluppati. Benché non veramente paurosa, è sempre timida e inquieta, ed assolutamente incapace di qualsiasi socievolezza.

Se si riesce a far loro superare senza danni il primo periodo di ambientazione, durante il quale il prepotente istinto alla libertà le spinge a scagliarsi violentemente contro le pareti che le racchiudono, perdono almeno in parte la loro timidezza, si abituano ben presto alla novità dello stato e non è difficile che si riproducano. Molte prolificano anche nelle gabbie comuni, ma in tali condizioni è difficile che possano allevare la loro prole: nelle vaste uccelliere dei giardini zoologici, invece, si propagano regolarmente e con buon successo.

La femmina incomincia a fabbricare il nido piuttosto tardi, mai prima dell'inizio dell'estate: pratica, per lo più nei campi di frumento o nei prati, una leggera escavazione, la riveste con qualche frammento di pianta secca e vi depone da otto a quattordici uova, macchiate di scuro o di bruno-nero sul fondo bruniccio-chiaro. L'incubazione dura per diciotto o venti giorni, e, dopo che i piccoli sono sgusciati, la madre li conduce con cura alla ricerca del cibo e li sorveglia amorevolmente. Si sviluppano molto rapidamente; nella seconda settimana sono già in grado di svolazzare e abbandonano senza complimenti la madre; nella quinta o nella sesta hanno già raggiunto l'intero sviluppo e sono in grado di intraprendere il viaggio autunnale.

Il nutrimento consiste in semi di vario genere, foglie e gemme, ma soprattutto in ogni specie di insetti; per agevolare la digestione l'uccello inghiotte dei piccoli ciottoli, ed ha naturalmente bisogno d'acqua per estinguere la sete, ma poiché gli bastano le poche gocce di rugiada che riesce a raccogliere sulle foglie, è molto raro che si diriga in luoghi determinati per dissetarsi.

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sabato 14 marzo 2015

LA CINCIALLEGRA

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La cinciallegra (Parus major Linnaeus, 1758) è un uccello passeriforme appartenente alla famiglia dei Paridi.

Di lunghezza circa 15 cm, con apertura alare di 22-25 cm presenta un piumaggio verdastro sul dorso, con coda e ali grigio bluastre. Il capo e la gola sono di colore nero lucido, con guance bianche. Il petto giallo è attraversato longitudinalmente da una linea nera dalla gola all'addome che, nei maschi, è leggermente più larga.

La cinciallegra è un vorace insettivoro, che predilige nutrirsi tra i rami bassi e nel terreno. Larve, api, ragni sono il suo cibo preferito ma a causa della sua voracità gradisce molto anche semi, frutta e bacche. Il cibo viene sminuzzato col becco, tenendolo fermo con le zampe. Accetta volentieri il cibo offerto in mangiatoie dall'uomo.

La cinciallegra nidifica nelle cavità protette degli alberi, dei muri e nelle cassette-nido, costruendo il nido con muschi, peli e piume.
Depone le uova (normalmente 8-15) tra Aprile e Maggio. Lisce, bianche con piccole macchie rosso scuro, sono covate dalla femmina per circa 15 giorni. I piccoli vengono accuditi da entrambi i genitori per circa 20-30 giorni dalla dischiusa.

Il suo canto vario e melodioso, udibile tra metà gennaio e giugno, si articola prevalentemente da 2-3 sillabe ripetute; non è raro che imiti gli altri uccelli nel loro canto.

È distribuita in Europa e Nord Africa prediligendo le basse altitudini, come le zone collinari e pianeggianti. Vive nei boschi di conifere, frequenta ambienti semi-alberati quali margini di boschi, frutteti, campi con filari d'alberi, giardini e parchi urbani. Si adatta molto bene alle trasformazioni operate dall'uomo sul territorio e proprio la presenza di aree agricole le consente di popolare la media montagna sino a 1500–1800 m di quota. È una delle poche specie di uccelli presenti regolarmente anche nei centri cittadini, dove frequenta giardini e viali alberati. In Italia è una specie nidificante, residente e stanziale molto diffusa. Svernante e migratrice, in Italia la si può trovare dappertutto in ogni mese dell'anno, in particolare in inverno.


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martedì 10 marzo 2015

LA GHIANDAIA

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La ghiandaia (Garrulus glandarius Linnaeus, 1758) è un uccello appartenente alla famiglia Corvidae.

La lunghezza corporea ammonta a 34 cm, la sua ampiezza alare a 53 cm e il suo peso a 170 g. Il piumaggio è marrone rosso, le penne remiganti e timoniere sono nere, le copritrici alari sono azzurre barrate di nero e il groppone e parte del ventre sono bianchi. Il suo dorso bianco diventa visibile particolarmente in volo. Vola solitario o in piccoli gruppi a grande distanza l'uno dall'altro, non in stormi ed è in grado di coprire grandi distanze in volo. Il suo richiamo frequente è uno stridio aspro. Il suo richiamo più comune è dchää, dchää, a volte si può anche udire un piüü. La ghiandaia è in grado di imitare le voci degli uccelli canori o altri rumori. Se gli uomini gli si avvicinano nella foresta, fa sentire alto il suo grido. Durante il volo di solito tace. Esistono due sottospecie: Garrulus g. cervicalis di Tunisia e Algeria, e Garrulus g. atricapillus presente in Crimea, Turchia e Tunisia.

La ghiandaia si trova in Europa, in Africa e in Asia, in particolare nella Repubblica popolare cinese fino in Giappone. Dal punto di vista biogeografico questo biotopo viene annoverato alla regione paleartica. La ghiandaia vive nelle foreste, prevalentemente in foreste cedue e miste, ma anche in foreste sempreverdi. Inoltre si può trovare in giardini e parchi vicini alle foreste. Il suo areale è grande circa 25 ettari. In particolare quando sono carenti di cibo le popolazioni dei territori rigidi climaticamente emigrano verso territori più miti. Ecco che qui le ghiandaie si trovano anche in grandi gruppi.

La sua dieta è composta da uova d'uccello, nidiacei, topi, grandi insetti e larve. Arricchisce la sua dieta anche con nutrimenti vegetali quali ghiande, noci, fagioli, piselli, patate, mele, fichi, bacche e cereali. In inverno raccoglie ghiande, fagioli, noci e castagne e nasconde le sue provviste nella corteccia degli alberi, nei ceppi o nel suolo del sottobosco. Grazie alla conservazione delle provviste in certi luoghi di raccolta è in grado per tutto l'anno di mangiare il suo cibo preferito, le ghiande.

All'inizio d'aprile costruisce tra i rami degli alberi della foresta il suo nido piatto, non molto alto rispetto al terreno, di solito ad un'altezza di 2 metri o più . Viene preparato con sterpi, rami e fili di fieno. All'interno costruisce perlopiù con radici sottili, muschio e materiale simile. La femmina depone dalle 5-7 uova grigiastre, dalle macchie marroni, il periodo di cova va dalla fine di aprile a giugno e dura 16 - 17 giorni. Le femmine e i maschi si danno il cambio durante la cova. Le ghiandaie sono molto caute durante la cova. Dopo l'uscita dei piccoli dall'uovo questi restano nel nido per 19-20 giorni. Covano solo una volta all'anno.

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GALLINELLA D' ACQUA

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La gallinella d'acqua si riconosce per il piumaggio nero nelle parti anteriori e marrone scuro sulla parte posteriore del corpo e sulle ali; il becco giallo è dotato alla base di una cera rossa. Le ali chiuse presentano una striscia di penne bianche, come pure è bianco il posteriore sotto la breve coda. La lunghezza supera i 30 cm. I piedi sono dotati di dita molto lunghe, le zampe sono di colore giallo verdastro.

La gallinella si nutre di insetti acquatici, piccoli pesci, crostacei, molluschi, germogli di piante acquatiche e, in alcuni casi di frutta. Costruisce il nido nel folto della vegetazione acquatica preferibilmente presso la riva ma anche su isolotti precari, oppure sulla riva del corso d'acqua. Le femmine vi depongono da cinque a dieci uova marroncine maculate con chiazze più scure che covano per oltre venti giorni. I piccoli sono nidifugi e seguono la madre dalla quale sono accuditi per alcune settimane. I piccoli possono essere predati dall'airone cenerino.

Sono abili nuotatrici; il movimento nell'acqua è caratteristico perché procede a scatti, mentre sulla terraferma si muovono goffamente. Hanno volo piuttosto pesante. Se spaventate emettono un caratteristico richiamo; questo comportamento permette il censimento degli animali anche quando sono nascosti alla vista.

La gallinella, con diverse sottospecie, è diffusa in Europa, Africa e Asia. Nidificante e stanziale in Europa centrale, in Europa meridionale e in Europa occidentale. Nidificante estiva in Europa orientale. Non è considerata una specie in pericolo.

Frequenta luoghi umidi: stagni, laghi, rogge e fossati e in generale terreni umidi e acque che scorrono lentamente con molte piante acquatiche.

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AIRONE ROSSO

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L'airone rosso (Ardea purpurea Linnaeus, 1766) è una specie di uccello della famiglia delle Ardeidae.

È piuttosto grande, con anche 1,50 m di apertura alare. Ha una taglia di 78–90 cm e può pesare anche 1400 g. È leggermente più piccolo dell'airone cenerino. Ha un lungo collo marrone a forma di S con una striscia nera; la sommità del capo è nera. Sulle ali presenta delle macchie color bruno. Durante il periodo del corteggiamento acquista un piumaggio molto più attraente, specialmente sul collo.

Diffuso in Eurasia, Africa ed Indonesia; diffuso anche in Italia soprattutto nella Pianura padana. Frequenta laghi di acqua dolce, costeggiati da canneti.

Si nutre di pesci, anfibi e insetti (larve e adulti). Di solito è attivo al tramonto e all'alba. Si può nutrire anche di crostacei o molluschi e occasionalmente mangia piccoli mammiferi, serpenti e lucertole. Può vivere anche più di 20 anni.

Nidifica in piccole gruppi, generalmente composte da due o tre coppie a volte insieme anche ad altre specie (come l'airone cenerino, la sgarza ciuffetto, l'airone bianco maggiore o la nitticora) verso la fine di aprile e l'inizio di maggio.
I nidi sono costruiti solitamente nei canneti o tra altre piante tipiche delle zone umide, generalmente a 0.5 – 1 m dall'acqua, ma possono essere anche sugli alberi a 25 m. da terra. Sono costruiti con canne o rametti di albero. Depone 4-5 uova azzurre - verdi macchiate di bianco. Dopo circa un mese si schiudono, e i piccoli impiegano 45 - 50 giorni prima di iniziare a volare. Entrambi i genitori si prendono cura dei piccoli almeno fino a quando non hanno imparato a volare.

È specie protetta ai sensi della legge 157/92. La minaccia principale è la distruzione dei canneti.


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