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sabato 6 febbraio 2016

GLI ASSORBENTI



L’argomento mestruazioni è sempre stato tabù.

Le donne però hanno sempre mestruato, anche se molto meno di adesso, considerando che venivano trascorsi periodi molto lunghi nelle numerose gravidanze e successivi allattamenti, necessarie per proseguire la specie, considerando l’altissima mortalità infantile (oltre alla mortalità materna al momento del parto).

Le donne egizie utilizzavano papiro ammorbidito per creare assorbenti interni. Nella Grecia antica, gli assorbenti interni venivano fatti in casa con garza avvolta attorno a piccoli pezzetti di legno. Presso gli antichi romani, assorbenti esterni o interni erano fatti di morbida lana. In altre parti del mondo carta, muschio, lana, pelli animali ed erba sono stati utilizzati per escogitare modi di assorbire il flusso mestruale.
La protezione mestruale più semplice era fatta con tamponi rudimentali fatti con spugne, foglie e fibre vegetali prima (per esempio le pioniere americane usavano i fiori di cotone per la loro assorbenza) e poi con stracci e, per le donne più ricche, appositi avanzi di tessuto. Gli storici discutono però di come facessero le contadine a mantenere al loro posto questi antenati degli assorbenti, perché la mutanda, come la conosciamo noi, è rimasto indumento ignoto alle donne contadine, anche italiane, fino alla fine dell'Ottocento: probabilmente venivano fermati e legati a cinture tenute intorno alla vita sotto le gonne.  Ancora le nostre nonne e bisnonne preparavano per i loro corredi delle “pezze” apposite, sagomate in cotone, lino o canapa, magari ricamate con le proprie cifre (se dovevano essere mandate a lavare fuori) con occhielli per fermarle ad apposite cinture.



Dal punto di vista antropologico è interessante notare come in tutte le religioni e le culture le donne mestruate venissero considerate “da tenere da parte”: i numerosi tabù delle civiltà contadine, presenti anche nelle nostre campagne fino a pochi decenni fa  (le donne mestruate fanno inacidire le conserve e danneggiano le piante), se non altro permettevano alle donne di essere esentate almeno per alcuni giorni al mese da particolari incombenze.

Naturalmente l’evoluzione degli assorbenti femminili è parallela a quella dei pannolini per bambini: il passaggio epocale ai prodotti commerciali usa e getta risale alla fine dell’Ottocento in Germania e poi negli Stati Uniti, nonostante l’impatto ambientale cui si è iniziato a pensare molto più tardi ha comunque semplificato e facilitato enormemente la vita delle donne. Sembra che siano state le infermiere americane durante la Grande Guerra a sperimentare l’uso delle bende di cellulosa e cotone e quindi ad aver davvero lanciato su grande scala l’invenzione degli assorbenti usa e getta, seguiti poi negli anni Trenta dai tamponi interni, pare inventati da un medico americano per la moglie ballerina. In Europa però arrivano solo a cavallo della Seconda Guerra Mondiale e in Italia decisamente dopo. I primi erano senza adesivo e da firmare con spille, fatti solo da cotone idrofilo pressato avvolto in una reticella, molto ingombranti e non certo pubblicizzati su giornali e sulla televisione. Anche oggi comunque, se ci fate caso, tutti i liquidi usati per le pubblicità di assorbenti sono azzurri, probabilmente perché il rosso del sangue è ancora un tabù e fa paura!

Nel 1950 avviene un importante sviluppo tecnico: la macchina annodatrice automatica introdotta a Falkenberg, in Svezia, rivoluziona il prodotto, che finalmente non dovrà più essere annodato a mano.
Nel 1960 l'assorbente diventa finalmente adesivo, abolendo l'esigenza di una cintura speciale e la superficie viene considerevolmente migliorata e resa super asciutta.
Nel 1980 viene introdotto l'involucro singolo, in modo tale che le donne potessero portare sempre con sè nella borsetta un assorbente.
Dagli anni 90 gli assorbenti migliorano di anno in anno. Vengono introdotte le "ali", lo spessore diminuisce sempre di più, l'evoluzione continua in modo tale che diventino sempre più adattabili al corpo e ai movimenti.

Attualmente ci sono una varietà di prodotti da cui le donne possono scegliere: assorbenti esterni, rivestimenti, assorbenti interni, e coppette mestruali. Considerando che in alcune zone del mondo le donne devono ancora isolarsi durante le mestruazioni a causa di norme religiose e/o culturali, la gamma di prodotti per l’igiene femminile cui la maggior parte delle donne ha facile accesso oggi ha davvero avuto un effetto liberatorio.



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martedì 24 marzo 2015

LA FARFALLA PODALIRIO

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Il Podalirio è uno splendido Lepidottero diffuso in Europa ed Asia Centrale. E’ una farfalla legata ai climi miti, così raramente la si osserva a Nord della Germania. Può raggiungere un’apertura alare di 7 cm.

Ama gli spiazzi assolati, i prati, gli incolti, specie se fiancheggiati da siepi. Gli adulti infatti sono legati ad alcune essenze arbustive per quanto concerne la deposizione delle uova; in particolar modo, i grandi bruchi verdi striati di chiaro del Podalirio si sviluppano su vari arbusti del genere Prunus e Crataegus, specialmente Prugnolo (P. spinosa) e Biancospino (C. monogyna). Possono inoltre attaccare piante da frutto come Meli e Peri. Questa farfalla bellissima, dalle inconfondibili ali chiare terminanti a coda di rondine e ornate di strie nere, presenta due generazioni annue: gli adulti sfarfallano in maggio, ed i loro figli si involano in agosto. E’ possibile infatti vederle nutrirsi sulle ultime fioriture della Buddleia, in settembre inoltrato. Le pupe, attaccate alle foglie delle piante nutrici con sottili fili di seta, possono essere verdi o marroni.

A causa della scomparsa dell’habitat d’elezione per la deposizione delle uova, e cioè la siepe spontanea mista, questa farfalla è sempre più rara nelle nostre campagne, e soffre notevolmente l’influsso antropico, soprattutto l’attacco degli agenti inquinanti. In alcune nazioni europee è considerata specie protetta.

Ha una livrea giallo pallida, a fasce trasversali bruno-nerastre, a forma di V dirette verso l'angolo dell'ala anteriore. In alcune varietà il colore di fondo può essere bianco e le fasce essere di un nero marcato. Ha un'apertura alare di 6.5–8 cm. Le ali posteriori hanno delle macchie ocellate arancioni e azzurre e le code sono piuttosto allungate e scure.

Può avere 2-3 generazioni annue. Il bruco ha una forma che ricorda una piccola limaccia, ha il corpo verde con linee gialle ed è spesso macchiato di rosso. Si sviluppa a spese di specie arbustive e Rosaceae (come Prunus spinosa e Crataegus monogyna).

È una specie termofila con buona tendenza migratoria. Il volo avviene da marzo a settembre, nelle aree aperte e/o coltivate, ma provviste di copertura arboreo-arbustiva. La specie frequenta le foreste temperate e le pianure assolate fino a circa i 1700 m di quota, ma sta risentendo della rarefazione delle siepi in pianura. Diffusa in Europa, Africa settentrionale, Asia temperata e parte della Cina; in Italia è presente ovunque dalle zone di pianura a quelle montuose.



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martedì 17 marzo 2015

L' ANATRA MANDARINA

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L'anatra mandarina (Aix galericulata (Linnaeus, 1758)) appartiene alla  famiglia degli Anatidi ed è una delle più famose anatre esistenti. La sua fama è dovuta alla bellezza e alla ricercatezza del piumaggio dei maschi e all'eleganza e semplicità delle femmine.

La femmina presenta una livrea grigio bruna, con una linea bianca sotto la gola e in prossimità dell'occhio, i fianchi e il petto puntellati di bianco, le ali scure, il becco e le zampe sono grigio scuro.

Il piumaggio del maschio in abito nuziale nel periodo riproduttivo, presenta un vivace colore arancione sia nelle piume scapolari che lungo il collo, formanti una grande gorgiera allargata sui lati. Il capo è sormontato da numerose piume rosse e verdi con una fascia bianca ad arco che prosegue lungo il collo; possiede un piccolo becco dal colore rosso vivo, le zampe sono arancioni.

Il petto è blu cangiante, i fianchi sono beige sfumati nel bianco; la coda è appuntita, verde e bianca. Sulle ali fanno bella mostra di sé le caratteristiche vele grandi piume color terra di Siena, a losanga. Il piumaggio eclissato del maschio proprio del periodo estivo-autunnale è molto simile a quello della femmina, le piume dalle vivaci colorazioni cadono, sostituite da un piumaggio molto meno appariscente, utile a mimetizzarsi quando per un breve periodo è impossibilitato a volare in attesa che le penne remiganti ricrescano.

Viene allevata ed è diffusa anche l'anatra mandarina dal piumaggio completamente bianco, si tratta della forma leucistica, esemplari dotati di un gene recessivo che li rende bianchi.

La mandarina era un tempo largamente diffusa in Cina, Giappone e Russia, ma negli ultimi due secoli è stata minacciata dall'esportazione su larga scala e alla distruzione delle foreste dove viveva.
La popolazione attuale cinese e russa raggiunge probabilmente 1000 coppie, quella giapponese 5000 coppie.

La presenza nei paesi europei è dovuta alla sua introduzione a scopo ornamentale verso il XVIII secolo, ma da allora, avendo trovato habitat favorevoli al suo sviluppo, l'anatra si è potuta inselvatichire in diverse regioni dell'Europa (Gran Bretagna, Belgio e Germania, Svizzera e Austria e sul Mar Nero) dove ancora oggi è introdotta nei parchi.

La popolazione extra asiatica più importante, circa 1000 coppie rinselvatichite e adattate al clima freddo e piovoso, risiede in Gran Bretagna dove, non essendo specie naturale, non è protetta.

La deposizione avviene in primavera, quando la femmina cova una decina di uova nel nido posto solitamente nella cavità di un albero per circa 28-30 giorni, al momento dell'abbandono del nido gli anatroccoli seguono la madre gettandosi dal covo, planando e atterrando di petto, la loro caduta è ammortizzata dal piumino oltre che da foglie e erba che si trovano al suolo.

L'alimentazione varia con la stagione e la località; include le ghiande, grano saraceno e riso (in autunno), lumache, insetti, piccoli pesci e vegetali (in primavera); uva, rose, rododendri, semi di piante acquatiche e piccoli invertebrati.

Le mandarine sono molto sociali, volano in grandi gruppi d'inverno, in cattività vivono tranquillamente assieme ad altre specie di anatre. La femmina prende l'iniziativa nella scelta del compagno esibendo un comportamento attraente, le coppie hanno dei legami molto forti fra loro ed una volta formatesi, l'anno successivo si ricostituiranno piuttosto che cambiare; per questo motivo tradizionalmente in Cina ed in Corea l'anatra mandarina è un simbolo di affetto coniugale e fedeltà in quanto maschio e femmina si accompagnano sempre.

La mandarina, a differenza di altre specie di anatre, possiede una buona agilità e velocità sulle zampe, che muove con rapidità sul terreno, se minacciata tende ad accovacciarsi e rimanere immobile fra la vegetazione, ma può anche correre velocemente per defilarsi e spiccare il volo all'improvviso; anche nel volo radente il suolo si muove con disinvoltura, predilige infatti dormire di notte o riposarsi di giorno appollaiata sui rami degli alberi, rocce o comunque strutture rialzate dal terreno, da cui può meglio vigilare sui pericoli.




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domenica 15 marzo 2015

CALOPTERYX

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La Calopteryx virgo Linnaeus, 1758, è un insetto della famiglia Calopterygidae (Odonata: Zygoptera).

Gli adulti presentano livree eleganti, con colorazioni metalliche differenti nei due sessi. Il maschio ha ali brune e corpo azzurro metallico, colorazione che si estende anche ad alcune nervature longitudinali. La femmina ha ali brune e corpo bruno-verdastro con riflessi iridescenti.

La morfologia è quella tipica degli Zygoptera: il capo è dicoptico e le ali anteriori sono uguali, nella forma e nello sviluppo, a quelle posteriori. In posizione di riposo sono reciprocamente accostate e tenute verticali. Le larve sono provviste di tre lobi respiratori caudali.

Come in tutti gli Zygoptera, è un mediocre volatore e l'ovideposizione è endofitica.


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sabato 14 marzo 2015

CERVO VOLANTE

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Il Cervo volante (Lucanus cervus Linnaeus, 1758) è un coleottero della famiglia dei Lucanidi.

Con una lunghezza che varia dai 25 agli 80 millimetri, il cervo volante è sicuramente uno dei più grossi coleotteri esistenti in Europa. Diffuso anche in Asia Minore e Medio Oriente, in Italia lo si trova soprattutto nelle regioni settentrionali. Vive in cavità di tronchi d'albero e ceppi.

Il cervo volante possiede due paia di ali: le prime sono molto robuste e prive di nervatura; le seconde sono più leggere e vengono ripiegate sotto le prime. Deve il suo nome alla presenza di due strutture che ricordano le corna di un cervo, ma che altro non sono che mandibole molto sviluppate, più nel maschio che nella femmina. Queste "corna" vengono utilizzate per i combattimenti durante il periodo riproduttivo e fanno apparire il maschio più temibile di quanto effettivamente sia, infatti i muscoli non sono in grado di muovere con forza tali gigantesche mandibole che pertanto risultano alquanto inoffensive. Nella femmina, invece, essendo più piccole sono anche molto più efficaci e consentono alla portatrice di pizzicare con più forza e con maggiore danno. Le mandibole permettono di distinguere il maschio dalla femmina.

Lo sviluppo di un cervo volante può durare tra i 3 ed i 5 anni. Le uova vengono deposte alla base dei ceppi di alberi vecchi o morenti (preferibilmente: quercia, castagno, faggio, salice e pioppo) che vengono incisi dalle mandibole della femmina prima della deposizione.
Alla schiusa nascono delle larve chiare munite di potenti mandibole che utilizzano per incidere il legno e scavare lunghe gallerie. Al termine del loro sviluppo, quando misurano circa 10 centimetri di lunghezza ed 1 cm di diametro, queste larve scavano una celletta in cui avverrà la metamorfosi.
Le larve si sviluppano seguendo diverse fasi che in 4-6 anni le porteranno a diventare pupe. Gli adulti, presenti già fin dall'autunno, non escono all'aperto fino al giugno successivo. Il loro stadio immaginale è relativamente breve (pochi mesi): i maschi, in genere, muoiono tra luglio ed agosto, mentre le femmine possono sopravvivere più a lungo, restando attive fino a settembre avanzato. Gli adulti si nutrono di nettare e linfa degli alberi.

Un tempo molto comune, il cervo volante – come altri coleotteri che vivono nel legno – è oggi in declino. La specie si deve considerare potenzialmente minacciata per la riduzione o la distruzione del suo habitat, in particolare per le pratiche forestali che tendono a eliminare i vecchi tronchi. È inserita in norme di protezione dell'Unione Europea, e precisamente nell'Allegato II della Direttiva Habitat del 1992 (CEE/92/43) (specie la cui salvaguardia richiede la designazione di zone speciali di conservazione). La specie è inoltre inclusa nella Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa, anche nota come convenzione di Berna.

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venerdì 6 marzo 2015

ALBANELLA MINORE

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L'albanella minore (Circus pygargus, Linnaeus 1758) è un uccello della famiglia degli Accipitridae.

L'albanella minore è un uccello rapace, che occupa un areale abbastanza vasto, europeo, africano, asiatico. In Italia nidifica in primavera inoltrata in varie regioni del centro-nord, ma ne esistono delle colonie anche in Sardegna e nel Salento; i suoi habitat sono le zone collinari, ma con spazi aperti come terre coltivate o pascoli. Frequenta in riproduzione canneti, paludi, brughiere e campi alberati, zone steppose, savane e coltivi durante lo svernamento. Nel paleartico è specie nidificante e migratrice.

L'albanella minore è un rapace di medie dimensioni (lunghezza di circa 43 cm), con caratteristiche tipiche del genere di appartenenza Circus. È però più snello con coda sporgente e ali lunghe, strette e appuntite (tanto che sono visibili 4 "dita") Il volo è leggero, aggraziato e assai agile spesso radente al suolo e caratterizzato da serie di 5-6 battiti alternati a planate. Si posa a terra e sui cespugli, mostra costumi gregari. Il maschio adulto presenta una colorazione grigio scura con la "mano" nera così come la linea trasversale che attraversa il "braccio". Il grigio più scuro del corpo e delle copritrici contrasta con il grigio più chiaro delle copritrici primarie e delle secondarie. Il grigio della gola e del petto sfuma nel bianco striato di rossiccio del ventre e dei fianchi. Il sottoala presenta un'estesa macchia nera sulla punta delle ali, due barre nere sulle secondarie e le copritrici bianche densamente macchiate di rossiccio. Si ciba di prede varie, tra cui rettili, anfibi, piccoli uccelli e micromammiferi e insetti.

È specie particolarmente protetta ai sensi della legge 157/92. A causa della scomparsa delle steppe naturali, la specie si è dovuta adattare a cacciare e a riprodursi quasi esclusivamente nei campi coltivati. Oggi, in quasi tutta Europa, la principale causa della diminuzione è la distruzione dei nidi, rigorosamente posati sul terreno, da parte dei mezzi meccanici impiegati nella mietitura; la progressiva restrizione degli areali di nidificazione e dei microambienti idonei espone sempre di più le coppie rimaste all'individuazione da parte di predoni e bracconieri. Altri fattori limitanti sono l'uso massiccio di pesticidi in agricoltura, che determina una scarsa disponibilità trofica, il bracconaggio, la predazione di uova e nidiacei (sia da parte di mammiferi sia di corvidi).

La specie non riveste e non ha mai rivestito alcun interesse nella falconeria.


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lunedì 2 marzo 2015

LA LIBELLULA

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Le libellule (Libellula Linnaeus, 1758) sono un genere di insetti appartenente all'ordine degli Odonati. Il nome Libellula deriva dal latino "libra", ovvero bilancia, così detta perché nel volo tiene le ali orizzontali.

Le libellule hanno un capo molto voluminoso, gli occhi composti da circa 50 mila ommatidi e antenne relativamente brevi; le due paia di ali, quasi uguali, sono allungate e membranose, e qualche volta a colori vivaci, e consentono un volo rapido e sicuro. L'addome è relativamente lungo e sottile, composto da undici segmenti. Le zampe sono inserite anteriormente sul corpo e vengono usate raramente per camminare.

Hanno un apparato boccale masticatore molto caratteristico: il labbro inferiore termina con delle piccole pinze con cui la libellula afferra la preda. Si nutrono di insetti che afferrano e divorano in volo; hanno quindi un volo silenzioso oltre che veloce, che fa di loro terribili predatori sia in aria che in acqua.

La riproduzione delle libellule avviene in ambiente acquatico. Esse sono ovipare e dopo avere deposto le uova dalla forma allungata le lasciano semplicemente cadere nell'acqua oppure le fissano ai fusti di piante acquatiche. Come tutti gli odonati, le libellule vanno incontro a metamorfosi incompleta. In tutte le specie, dalle uova escono le neanidi che maturano nell'acqua, nutrendosi di diverse forme di vita acquatica; quelle di alcune delle specie più grosse possono addirittura attaccare piccoli pesci. Le neanidi delle libellule hanno una mandibola speciale, estensibile e chiamata "maschera", con la quale colpiscono la preda. La lunghezza del periodo ninfale varia, a seconda della specie, da uno a tre o più anni, durante i quali l'animale va incontro alla muta almeno dieci volte. Quando le ninfe sono completamente mature lasciano l'ambiente acquatico e vanno incontro a metamorfosi, trasformandosi nella forma adulta.

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